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Visualizzazione post con etichetta Knam. Mostra tutti i post
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mercoledì 30 novembre 2011

"E dove vai?" "Esco" "E quando torni?" "Dopo"- La crostata al cioccolato di E. Knam

 crostata al cioccolato (E. Knam)

L'altra mattina, in ufficio, girava la brochure di un congresso sul rapporto fra genitori e figli adolescenti. Un' occhiata al titolo è bastata a scatenare in me una reazione di repulsione, quasi che non ne avessi abbastanza in casa, di adolescenza inquieta, e ho quindi dribblato con eleganza la montagna di volantini pubblicitari in cui mi imbattevo ad ogni passo. Ma quando, a fine mattinata, ne ho scovato uno incastrato fra due fascicoli, mi sono arresa alla volontà del fato e gli ho dato un'occhiata. 

martedì 12 luglio 2011

Chi di crumble alle albicocche ferisce...

crumble alle albicocche (knam)

Antefatto: chi riceve la nius sa che non tutte le ricette che mando sono state testate. Una volta, lo erano. Ma da quando c'è il blog non riesco a mantenere gli stessi standard anche nel "dietro le quinte" e siccome ormai si è bello che visto che la parte della nius che vi interessa non è certo quella gastronomica, ma sono gli sfoghi della sottoscritta, mi riservo questo spazio per condividere le ricette che vorrei poter provare, ma non posso. E quindi, passo il testimone agli amici più cari, selezionando piatti che ad occhio mi sembrano di sicura riuscita- e di altrettanto garantità bontà. 
Fino alla settimana scorsa, i riscontri di chi si cimentava con qualcuna delle ricette inviate erano costanti, ma perfettamente gestibili: due o tre alla settimana, intendo, tanto che la maggior parte delle volte riuscivo anche a mandare una mail di risposta. 
Da quindici giorni, invece, la mia posta privata è sommersa da messaggi che iniziano tutti con "il crumble di albicocche di knam" e terminano con tutte le variazioni che possono venirvi in mente, sul tema delle delizie. Non che avessi dei dubbi, per carità: non ho mai fatto mistero della passione che nutro nei confronti della genialità di quest'uomo, capace oltretutto di tradursi in un linguaggio alla nostra portata e quindi ero certa, anzi certissima del successo di questa ricetta. Quello che non mi aspettavo, semmai, era un riscontro così massiccio. Mail, pagine di FB, telefonate, sms, insomma: a parte i piccioni viaggiatori, avete usato ogni mezzo per informarmi che il crumble era stato preparato e spazzolato nel giro di pochissimo tempo. 
Come se non bastasse, me lo vedo pure da Virginia, in versione più salutista, con la farina di farro. 
E insomma, per farla breve, ho dovuto capitolare e, in barba ai 35 gradi di ieri pomeriggio, ho acceso il forno e ho proceduto, come da ricetta. 
...e a questo punto, ditemi che nella netiquette non vale battere sulla tastiera con la bocca piena...


CRUMBLE ALLE ALBICOCCHE
da E. Knam, Viva le Torte

crumble alle albicocche (knam)

Strettamente parlando, questo non è un crumble, ma piuttosto una torta soffice alle albicocche e ricotta, sormontata dalle briciole di farina-mandorle-burro-zucchero: quindi, non aspettatevi nulla di sciropposo, da gustare caldo e magari anche col cucchiaio. Rispetto al crumble classico variano anche i tempi di cottura, che fanno di questo dolce una preparazione più lunga e un tantino più elaborata. Ma il risultato vi ripaga di qualsiasi sforzo supplementare. In stagione, è perfetta per qualsiasi ora del giorno- e da porca figura nel brunch.
Le mie note in fondo

per 8 persone

per il crumble

50 g di burro morbido
50 g di farina 0 (letto bene: c'è scritto zero)
50 g di zucchero semolato
50 g di farina di mandrole

in una ciotola, unire tutti gli ingredienti e impastare velocemente con la punta delle dita, fino ad ottenere una consistenza granulosa. Mettere da parte

per la torta

240 g di farina 00
120 g di albicocche fresche
120 g di burro
120 g di ricotta di bufala
90 g di zucchero a velo
2 uova
la scorza grattugiata di un limone non trattato
1 baccello di vaniglia
9 g di lievito chimico in polvere
un pizzico di sale

lavare, asciugare denocciolare le albicocche e tagliarle a pezzetti.
setacciare la farina con il sale e il lievito
con lo sbattitore elettrico montare il burro ammorbidito con lo zucchero a velo, aggiungere le uova uno alla volta e i semi del baccello di vanigliam continuando a sbattere.
unire la ricotta e la farina, alternandole in due tempi.
amalgamare bene con una spatola
terminare con l'aggiunta della scorza di limone e delle albicocche, distribuendole bene nell'impasto

Versare l'impasto in uno stampo rettangolare di 20x 30 cm imburrato e infarinato, fino a tre quarti. Ricoprirlo con il crumble e infornare a 170 gradi per 50 minuti (prova stecchino)
perfetta con una pallina di gelato al pistacchio o al fiordilatte

 crumble alle albicocche (knam)

note mie

ingredienti
  • importantissimo! nella nius, ho scritto 200 g di farina e invece sono 240. Visti i risultati, non devono essere così influenti (l'avete fatta tutti con la dose sbagliata e ne siete rimasti entusiasti comunque), ma errata corrige, sempre e comunque- e grazie a Mario per avermelo fatto notare. 
  • potete aumentare la dose delle albicocche, anzi: direi di aumentarla, decisamente, perchè si perdono un po' nell'impasto. 
  • la ricotta di bufala non stazionava nel mio frigo, quando mi è venuta l'ispirazione: mi sono arrangiata con la ricotta di vacca e il risultato è stato ok. La prossima volta, comunque, tento con l'ingrediente originale, perchè sono convinta che il "quid" di questo dolce stia lì. Se volete una versione ugualmente soffice ma meno connotata, dal punto di vista del sapore, potete usare anche del mascarpone. (con l'argomento "grassi" ho chiuso da un po', quindi non sollevatelo, pena crisi di nervoso già di prima mattina)
  • il lievito è quello per dolci, in bustina. Meglio, a questo punto, usare lievito vanigliato, per accentuare il gusto di vaniglia
  • a questo proposito, al posto dei semini del baccello ho usato un cucchiaino raso da caffè di estratto di vaniglia e zucchero a velo vanigliato. (per la serie "la prossima volta che metto ordine nella dispensa mi scrivo dove metto le cose)
  • un liquorino ci potrebbe anche stare bene: sarà che in questo momento, siamo invasi dai noccioli delle albicocche, perchè mia suocera deve preparare il liquore e magari sono più suggestionabile del solito: ma una puntina di grappa o di altro liquore del genere, secondo me, ci starebbe anche bene...
procedimento
  • facile, facile, facile. Per cui, i consigli sono proprio poca cosa
  • il crumble va fatto riposare in frigo. Tendenzialmente, lo faccio sempre, ma col caldo vale ancora di più.
  • setacciate la farina, anche in presenza di lievito. "funziona meglio", se recupera ossigeno e le torte rimangono più soffici
  • montate a lungo. Anche questa è cosa che non smetterò mai di ripetere, ma uno dei trucchi per un dolce soffice è la quantità di aria che riesce ad inglobare nel corso della lavorazione. Ho usato la creatura :-), che a sua volta ha usato le fruste elettriche. 
  • incorporate prima un po' di farina, poi tutta la ricotta- lavorando sempre con le fruste, e poi tutta la farina assieme: a quel punto, lavorate con una spatola o un cucchiaio, incorporandola con il classico movimento dal basso verso l'alto
  • ho usato uno stampo quadrato di 22 cm ed è venuto un dolce piuttosto alto. Se avete stampi rotondi, azzardo un 24 cm di diametro, senza problemi, per ottenere la stessa altezza. altrimenti, verrà un pochino più basso.
  • ho rivestito lo stampo di carta da forno, dopo averlo imburrato, facendola aderire bene sul fondo e lasciandolo un po' sbordare ai lati: conviene, fidatevi: è un dolce molto morbido ed è meglio evitare di capovolgerlo su un piatto per sformarlo, a causa delle briciole del crumble. In questo modo, lo sollevate e lo disponete direttamente sul piatto da portata, sfilando la carta da sotto, con un po' di attenzione. 
  • cottura: nel mio forno, modalità statica, 175 gradi, dopo 40 minuti era pronto.  Lasciate raffreddare 15 minuti nello stampo, poi sformate e fate finire di raffreddare (sarebbe meglio sulla gratella da forno, ma anche il piatto di portata è ok)
ciao
ale


lunedì 4 luglio 2011

Torta siciliana con melanzane, pomodori, capperi e... (Knam)

torta mediterranea (knam)


Fra le molte cose che abbiamo in comune, la dani ed io - oltre ai traslochi, alle allergie e al meraviglioso carattere- c'è il fastidio che ci provoca il dover acquistare vestiti. Solo quelli, sia chiaro- ed anzi: sul resto eccediamo per l'altro verso, giusto per compensare gli squilibri e offrire anche ai nostri mariti la gioia di poter condividere qualcosa. Ma quando si tratta di vestit, ci piglia male, savasandir. Recentemente, la cosa sta assumendo proporzioni preoccupanti, perchè, a forza di non fare acquisti e ridurre il guardaroba ai "mai più senza", tanto per fare una citazione illustre ad hoc, corriamo il rischio di vestirci uguali. Anche perchè la stazza è più o meno quella e identici sono i complessi che ci portiamo dietro da tempi immemorabili: ragion per cui, cosa copre meglio di un paio di pantaloni e una camicia? Che diventano rispettivamente blu e bianchi, per un impegni di lavoro e total black (altra citazione, stamattina so' ispirata) per gli impegni mondani. Ovviamente, noi non ce ne eravamo accorte: l'attenzione per il nostro look è pari a quella che riserviamo alle vetrine, per cui figuriamoci se realizziamo che stiamo indossando le stesse cose. Ce lo hanno fatto notare le figlie, con scene di pubblico ludibrio ."uuuhhhh, le gemellone!!!! uhhhh, le gemellone all'ospizio" e amenità del genere che hanno fatto ridere solo loro, sia chiaro- e non v'azzardate a fare neppure un sorrisetto, perchè su queste cose teniamo antenne sensibili e non c'è virtuale che tenga. Da allora, comunque, abbiamo iniziato a farci caso: e se andiamo avanti così, vedrete che riusciremo a realizzare di avere indosso le stesse cose anche prima di salutarci per andare a dormire. 

Tutto 'sto preambolo per darvi l'idea delle lacrime e sangue che ho versato lo scorso fine settimana, con l'inaugurazione dei saldi. Ha iniziato la creatura, che aveva urgentissimo bisogno di un paio di scarpre per andare a una festa- e così mi ha fatto comprare
- un prendisole a fiorellini (perchè quegli altri là che abbiam comprato son tutti abbinati ad un costume per volta, questo invece va su tutto)
- una tshirt con su scritto che l'importante è avere classe ("e non stare in classe", commento immediato che l'ha fatta ridere come una scema- "uh-uh-come sono spiritosa")
- un camicione verde ("che però ora mi ci vuole la cintura")
- un rinnovo di biancheria che servirà pure ai di lei nipoti
- un set di valigie, comprensive di numero due beauty case ("uno in valigia e uno in borsa- e, ah, mamma, prendiamo anche la borsa, no?"), per consolarci del fatto che quest'estate niente viaggi. 
- la cintura di cui sopra
- e, udite udite, una sedia. Rosa. Della stessa sfumatura di camera sua. (e guai ad obiettare, perchè è andata bene così: se avessi seguito i suoi istinti, avremmo dovuto rifare del tutto l'arredamento di camera sua, a partire da un coordinato lampadario-comodino-pouff di mondrian)
Delle scarpe, nessuna traccia- ma intanto, mica finiscono oggi, i saldi... è solo il primo week end...

Il giorno dopo- ieri per chi legge- è toccato a me. E pure all'outlet di Serravalle. Prima che chiamiate un esorcista, ci tengo a dire che mai nella vita ci saremmo sognati di andare a Serravalle il 3 luglio, il primo giorno di saldi. Ma siccome la creatura andava dall'Alice che ha casa proprio lì, il marito ha messo su il disco "che ti devi comprare un po' di roba, non si può andare avanti così" e quindi ho capitolato. 
Sorvolo su tutto: sul caldo, sui km quadrati di parcheggio zeppi di auto, sui francesi scesi dal pullimino parcheggiato accanto alla mini che prima di permettere al marito di scendere si sono messi in tenuta da maratoneti dello shopping- e provate voi a restare 5 minuti intrappolati in una mini, alle dodici e mezza, con la portiera bloccata dal posteriore di una signora china ad allacciarsi le scarpe da tennis). Sorvolo pure sulle scene isteriche dei giapponesi davanti al negozio di Ferragamo ("non avranno digerito il Kaki age"- quando la creatura è in vacanza, l'ufficio battute idiote è gestito dal marito) e sulla depressione che mi prende ogni volta che m rendo conto che i tempi in cui compravo stando sulla soglia( "mi dia quello e quello e quello") senza dover misurare niente che intanto mi stava tutto a pennello sono ingloriosamente finiti sotto i colpi di mattarello di una insana passione per il cibo, cucinato e mangiato.
Insomma, a farla breve, sarei voluta scappar via. 
Invece, ho resistito ed ho comprato, fino a quando non mi son venuti i crampi nel negozio di scarpe (ovviamente, il più griffato di tutti: immaginatevi il parterre di fighetti, con la sottoscritta che camminava scalza, fra smorfie di dolore e moccoli della malora): ed ora tengo un bellissimo rinnovo di camicie (bianche e blu) di calzoni (jeans e blu) e scarpe (ballerine e mocassini) e un bellissimo termometro per lo zucchero, tutto tecnologggico e che a Genova non c'è,  a conferma di come i sacrifici vengono sempre ricompensati...

TORTA SICILIANA CON MELANZANE POMODORI CAPPERI E MOZZARELLA
da W le Torte di E. Knam

torta mediterranea (knam)

La mozzarella è solo nel titolo: perchè negli ingredienti e nel procedimento c'è la ricotta salata, il che rende più giustizia all'attributo "siciliana" del titolo. Sul resto (riuscita, bontà, eleganza) fa fede l'autore...

per 6- 8 persone
200 g di pasta brisée
200 g di crema Royale

500 g di pomodori ramati da sugo
60 g di olive taggiasche snocciolate
40 g di ricotta salata grattugiata o provolone o pecorino dolce
40 g di acciughe sott'olio
20 g di capperi sotto sale
3 melanzane violette
1 manciata di basilico
olio EVO
2 spicchi d'aglio 
sale e e pep

per la pasta brisèe (E. Knam)
165 g di farina 0
70 g di burro
50 g di acqua
1 tuorlo
5 g di sale
Setacciare la farina col sale, formando una fontana sulla spianatoia, mettere nel centro il tuorlo e il burro tagliato a pezzetti. Impastare con la punta delle dita unendo l'acqua e, appena gli ingredienti saranno incorporati in modo uniforme, formare una palla. Avvolgere con pellicola alimentare elasciar riposare in frigo per almeno due ore


per la cream Royal
mezzo litro di panna liquida
4 uova
sale e pepe

In un contenitore versate la panna liquida fredda di frigo e aggiungere, una per volta, le uova, sbattendo con una frusta fino ad ottenere una crema omogenea. Regolare di sale e pepe

per il ripieno

  • lavare le melanzane, asciugarle, mondarle alle estremmità e affettarle sottilmente. Sistemare le fette su una gratella da forno, cospargerle di sale e lasciar spurgare per un'ora o due, affinchè perdano la loro acqua amarognola. Asciugare tamponando con carta da cucina. 

  • Nel frattempo, scottare i pomodori in acqua bollente, poi pelarli e privarli dei semi. Versare in una padella qualche cucchiaio di olio EVO, unire due spicchi d'aglio schiacciati e mettere il recipiente sul fuoco. Togliere l'aglio appena sarà colorito, aggingere i pomodori tagliuzzati, i capperi dissalati e le acciughe, le olive tagliate a pezzettini e le foglie di basilico spezzettate con le mani. Salare, pepare e cuocere per 15 minuti. 

  • Friggere le fettine di melanzane, poche per volta in abbondante olio EVO; estrarle a mano a mano con la paletta forata, sistemarle in un piatto foderato con carta da cucina, salarle e peparle. Unire le fette di melanzane al sugo di pomodoro, aggiungere la ricotta salata grattugiata e mescolare bene, fino ad ottenere in composto abbastanza morbido e compatto. 

Preparare la Crema Royal

Assemblare la torta
Foderare uno stampo imburrato  da 22-24 cm di diaemtro con un disco di pasta brisè tirato a 2 mm di spessore. Riempire con il composto di melanzane, versare la creme royal e cuocere a 180 gradi per 35-40 minuti. 




torta mediterranea (knam)

Note mie

Eccomi, alle 12.27, con pausa pranzo sacrificata al blog... (palla galattica, mangio all'una, ma vuoi mettere, la porca figura che ci faccio con voi?)
in ogni caso, eccovi le solite note



Si tratta di una torta salata importante, nel senso che una fetta, da sola, basta per un pranzo completo- e anche per quello successivo: non sono nella testa del suo autore, ma credo di non sbagliare nell'individuare l'spirazione nella Pasta alla Norma, in versione ancora più ricca (olive e capperi, non ci sono). Tenetene conto, nello stendere il menu: intendo dire, è perfetta per un piatto unico, accompagnata da insalata verde e macedonia di frutta a seguire,  ma se la presentate come antipasto, c'è il rischio che nessuno prosegua con le altre portate.


la pasta brisèe

vi ho riportato la ricetta di knam perchè, se proprio vogliamo abbandonare la via vecchia delle nostre brisèe collaudatissime, tanto vale farlo a colpo sicuro- come ben sanno tutte le destinatarie della nius, che si sono lanciate nel suo crumble all'albicocca e che mi stanno ringraziando via mail e via FB: giro i complimenti al genio di Ernst e proseguo. 
In ogni caso, nulla vieta di sostituirla con altri impasti ad eccezione della sfoglia: il composto, infatti, è molto liquido ed ha bisogno di una struttura più compatta. Potete fare una sablè salata o una pasta al vino, per esempio- magari profumata al basilico...


la Crema Royal

E' la base di tutte le quiche: composto di panna e uova, insaporito con sale e pepe. Questo è propriamente ciò che distinuge una quiche da una torta salata, dove  il collante è il formaggio mollo (solitamente la ricotta) oppure un liquido addensato con un roux (di solito, latte). In questa ricetta, bastano 150 ml di panna e un uovo grosso, non di più. 

le Melanzane

Non le ho fritte. Chiedo scusa a tutti, ma ho optato per la versione light, grigliandole sulla bistecchiera. Il risultato è stato eccellente comunque. 

le olive

ho ricopiato fedelmente e quindi "taggiasche snocciolate". Con tutta che qui non abbiamo altro tipo di oliva nera (qui a casa mia, intendo: fanno eccezione le olive greche, ma solo quando preparo l'insalata con la feta e il cetriolo. altrimenti, solo Taggia), non è che mi siano sembrate così in sintonia col resto. Avrei preferito qualcosa di più dolce, che si sposasse meglio con ma lelanzana. per cui, usate un po' quelle che vi ispirano di più. Il secondo requisito ("snocciolate"), invece, è essenziale. 

la teglia

ho fatto un grosso errore: ho usato una teglia piccola e alta, e l'ho riempita fino al bordo. Morale, tagliarla è stato un bell'affare, specialmente da calda. Knam una una pirofila normale, con il bordo alto 2 o 3 cm e di sicuro non ci saranno problemi. 

il contorno
come dicevo prima, la torta riempie tanto, di suo: anzi, ad esser più precisi: è proprio una protagonista assoluta del pranzo. quindi, lasciate a versioni più anonime contorni elaborati: qui, finirebbero per appesantire gli stomaci e non esssere apprezzati a dovere. Un'insalata verde, magari resa più incisiva con una vinaigrette al balsamico o al'aceto di Xeres, è perfetta. 
ciao 
ale
ciao 
ale


venerdì 3 giugno 2011

Bicchierini biscotto, bavarese di yogurt e fragole (ovvero Bavarese allo yogurt di Knam rivisitata) per F.F.F

Di Daniela
Scroll down for English version 
Tempo di aria aperta, di luce, di colori squillanti.... primavera in una parola. Perciò, poca voglia stare in cucina,  di stare a lungo davanti ai fornelli all'ultimo minuto, prima di mettersi a tavola specialmente. Questa ricetta, una rielaborazione della deliziosa bavarese di yogurt di E. Knam,  è secondo me, molto gratificante: niente fuoco, niente forno e neppure la fatica di tagliare le fette ad una ad una. Tutto è raccolto in un bicchiere che potrete scegliere in sintonia con il resto della tavola, dal più elaborato al più semplice, perché, tanto, i colori di ciò che contiene fanno scenografia da se!

Bicchierini biscotto, bavarese di yogurt e fragole 
(ovvero Bavarese allo yogurt  di Knam rivisitata)

torta destrut

Per  10/12  bicchierini
per la crema di yogurt (E: Knam)
4 gr colla di pesce (2 fogli)
250 ml panna fresca da montare
500 ml yogurt cremoso già zuccherato (tipo Muller)
Per la decorazione
250 gr di fragole circa
60 gr di zucchero
1 cucchiaino di succo di limone
200 gr Biscotti secchi (Digestive )
90 gr Burro fuso
2 cucchiai Zucchero di canna
bicchierini
Intanto piccolo precisazione già fatta a suo tempo anche da Ale quando la presentò ai frutti della passione. Questa non è in realtà una bavarese vera e propria, ovviamente, come vedete dagli ingredienti: ma se il maestro la chiama così, chi siamo noi per contraddirlo? :-))))))
Detto questo, cominciamo.
Iniziate mettendo i biscotti secchi nella tazza di un robot da cucina e riducendoli in polvere con le sue lame. E' in fondo, la base per la cheese cake classica che abbiamo già preparato: solo li useremo diversamente questa volta. Versate le briciole di biscotti in una ciotola nella quale aggiungerete due cucchiai di zucchero di canna e il burro fuso; mescolate per bene con un mestolo di legno fino ad amalgamare il tutto, lasciandolo però “bricioloso”.
Nel frattempo iniziate a preparare la crema di yogurt : ponete 4 grammi di colla di pesce (2 fogli) ad ammollare in una ciotola con dell’acqua fredda . Trascorsi 10 minuti, versate 4 cucchiai di yogurt in un pentolino e scaldatelo senza farlo bollire. Non appena i fogli di colla di pesce saranno morbidi, strizzateli con le mani e uniteli allo yogurt caldo (il pentolino non dovrà più trovarsi sul fuoco), mescolando per farli sciogliere per bene. Versate, appena tiepido, il composto gelatina-yogurt a filo nel resto dello yogurt (NON freddo di frigo) in un’ampia ciotola. Montate a neve ferma la panna fresca, versatela unitela delicatamente allo yogurt, mescolando con una spatola dal basso verso l’alto per non smontare la panna.
DSCF4383
Prendete ora i bicchierini che avete scelto e versatevi la bavarese di yogurt . Ponete nel frigo a raffreddare. Preparate le fragole: lavatele, asciugatele e tagliatene come per una macedonia un po’ meno della metà, zuccheratele con un cucchiaio di zucchero e mettetele da parte. Intanto frullate l’altra metà con lo zucchero restante e 1 cucchiaino di succo di limone. Passate il frullato di fragole attraverso un colino per eliminare i semini . Prima di servire i vostri bicchierini, mettete su ognuno un dito di biscotti tritati, una bella cucchiaiata di fragole tagliate e un po’ di coulis (se vi va “corretta” con un cucchiaio di brandy, magari…).
Buon venerdì
Dani


Small  yogurt Bavarese cups , with cookies and strawberry  coulis.
( Knam's yoghurt Bavarese.e  revisited)

DSCF4373

for yogurt Bavarese ( E. Knam)
4 g gelatine (2 sheets)
200 ml fresh cream
500 ml creamy yogurt already sweetened (like Muller)
For topping
200 gr dry cookies (I use Digestive )
90 g melted butter
2 tablespoons brown sugar
250 g strawberries
60 g caster sugar
1 tsp lemon juice
torta destrut
Start by putting the cookies in the bowl of a food processor and crumble into dust with his blades. E ', the basis for the classic cheese cake that we have already prepared, only we use it differently this time. Pour the cookie crumbs in a bowl in which you will add two tablespoons of brown sugar and melted butter, mix thoroughly with a wooden spoon to mix everything up, leaving "crumbs".
In the meantime start to prepare the yogurt cream: put 4 grams of gelatine (2 sheets) to soak in a bowl with cold water. After 10 minutes, add 4 tablespoons of yogurt in a saucepan and heat without boiling. As soon as the gelatin sheets are soft, squeeze with your hands and add to yogurt hot (the pot will no longer be on fire), stirring dissolve it completely. Pour, when just warm, the gelatin-yogurt mixture, gradually on the remaining yogurt (at ROOM temperature, NOT cold)in large bowl, stirring whith a whisk. Whip the cream until stiff, carefully add it to yogurt, stirring with a spatula from the bottom up.
Now take the glasses you choose and pour in the Knam’s yogurt bavarese. Place in refrigerator to cool. Meanwhile, prepare the strawberries: cut like a fruit salad a little 'less than half of your strawberries, add a tablespoon of sugar and set aside. Now place the other strawberries in a food processor with sugar and lemon juice and whizz until the sauce is glossy and the sugar has dissolved.
Pour the sauce through a fine sieve, stirring with the back of a wooden spoon. Taste for sweetness, and adjust the sugar accordingly, or doctor it with a sweet berry liqueur or Brandy.
Before serving, put on each glass, a bit 'crunchy biscuit, one or two tablespoons strawberries and pour a little' strawberry coulis.
Have a nice day.
Dani

lunedì 11 ottobre 2010

(Porno)Fondente al cioccolato con salsa d'arancia

fondente di cioccolato con salsa caramellata di arancio

Il presente post viene scritto con un occhio aperto e uno chiuso e un fegato che, al confronto, quello di Vasco Rossi sembra quello di una morigerata fanciulla vittoriana, dopo una tre giorni di sfrentati bagordi- e solo perchè (momento di commozione uno) tengo senso del dovere e (momento di commozione due) vi voglio bene e (valle di lacrime) mi siete mancati moltissimo in questi giorni senza blog.
Quindi, rimandiamo tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuttti i resoconti del fine settimana, tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuutte le chiacchiere, tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuttto quello che sta fra la bassa portineria e l'alta filosofia a quando avrò aperto l'altro occhio.
Meglio se NON su questo dolce, perchè mi gira di nuovo la testa.....


P.S. chiediamo scusa al mondo :-) per i casini che abbiamo combinato stamattina: due post is meglio che uan, ma anche no.



FONDENTE AL CIOCCOLATO CON SALSA ALL'ARANCIA
(da Terrine d'Autore, Bibliotheca Culinaria)

fondente di cioccolato con salsa caramellata di arancio

Ernst Knam sta alla sottoscritta come Montersino sta all'Annalu, con la trascurabilissima differenza che a lei le imitazioni riescono meglio che a me. Dettagli a parte :-), l'adorazione è pressochè la stessa e, per quanto mi riguarda, è tutta dovuta alla genialità di questo pasticcere che riesce a spingersi al massimo dell'interpretazione di un piatto, fermandosi un attimo prima del suo stavolgimento. Il che, se non si è capito, è proprio il tipo di filosofia gastronomica che piace a me: come dire, uno sfogo alla genialità temperato da sano rispetto- del piatto e del gusto del cliente. Come dire, lezioni di umiltà, declinate alla voce genio. E scusate se è poco....

per 8 persone
250 g di cioccolato amaro
125 g di zucchero a velo
4 uova
225 g di burro*
poco burro per lo stampo **

per la salsa all'arancia: 500 g di spremuta d'arancia; 200 g di zucchero semolato; 5 g di farina di riso; 50 ml di Cointreau

* dedicato alla mia amica Licia
** sempre dedicato alla mia amica Licia

Due annotazioni sugli ingredienti
- il cioccolato fondente si intende al 70-72% di cacao. Avete licenza di smorzare con un 50%, ma solo in percentuali minime, tipo 50 g sul totale, ma non oltre, perchè sennò non è più fondente. Invece, se volete accentuare, potete sbizzarrirvi un po' di più, anche mescolando le varie percentuali (che so, 175 al 70%, 50 all'85% e 10 al 90%, per esempio): l'essenziale è che il cioccolato nettamente prevalente sia quello al 70% di cacao.

- succo di arancia spremuto fresco, vi prego. Se usate quelli confezionati, viene "mollo". Particolare superfluo, ricordatevi di filtrarlo sempre, anche se non vedete semi o altri residui.

-farina di riso: addenza e -ta dan...-lucida. Gli chef la usano sempre nelle salse, proprio per questo motivo. Ha lo stesso potere addensante della fecola, della maizena, della frumina, di tutte le farine in genere, con questa caratteristica in più.

fondente di cioccolato con salsa caramellata di arancio

Procedimento
Per il fondente: Sciogliere il cioccolato a pezzi bagnomaria. A parte far fondere il burro. Mescolare insieme cioccolato, burro, uova e zucchero a velo: è molto importante mescolare e non montare, per evitare di incorporare aria.
Imburrare uno stampo da terrina e foderarlo con pellicola facendola aderire bene ai bordi. Versarvi il composto preparato e cuocere a bagnomaria per circa tre ore a 140 gradi.
Lasciar raffreddare e mettere in frigorifero

Per la salsa all'arancia
far caramellare lo zucchero fino a quando sarà diventato di color bronzo, aggiungere la spremuta d'arancia e far ridurre della metà. Mescolare il Cointreau con la farina di riso e aggiungerlo alla salsa, mescolando. Far raffreddare.

Al momento di servire, sformare il fondente, tagliarlo a fette con un coltello liscio bagnato di acqua calsa e accompagnare con la salsa d'arancia

Note mie
- sulla faccenda del mescolare invece che del montare, sono d'accordo in teoria, perchè in effetti questo fondente deve rimanere compatto, senza nessuna bolla d'aria. All'atto pratico, mescolare tutti gli ingredienti col cucchiaio di legno è una roba frustrantissima, per cui al terzo giro ero già depressa. Se però prendete una frusta e la usate come un cucchiaio, siete a posto.

- cottura: io ho usato gli stampi che vedete in foto, da 250 ml, e ho cotto per un'ora e un quarto. Avevo dimezzato i tempi, ma mi ci è voluto meno. Puntate il timer sulle 2 ore e mezza e controllate, da lì in poi. E' cotto quando è ancora leggermente umido: in ogni caso, non deve seccare, in nessun modo.

- per il caramello, devo aver spiegato da qualche parte come lo preparo- e prometto che oggi cerco tutto e metto il link. In ogni caso, io verso lo zucchero in un casseruolino e lo lascio sul fornello più piccolo del forno, a fiamma media: senza acqua nè altro. Lo controllo perchè non bruci e quando vedo che inizia a cuocere da sotto, scuoto il casseruolino, in modo che la parte sotto non bruci e quella sopra si cuocia. Poi abbasso la fiamma al minimo, mescolo bene con un cucchiaio di legno e aspetto pochi secondi, quel tanto perchè diventi bruno. Non sarà un procedimento ortodosso, ma mai bruciato un caramello in vita mia (telefonate di amiche escluse).

- importantissimo: il liquido va aggiunto sempre sul fuoco all'inizio quasi goccia a goccia e mescolando ad ogni aggiunta per incorporarlo bene. Se il caramello subisce uno choc termico, si butta via tutto. Quindi, qrmatevi di cucchiaino e iniziate con poco succo d'arancio, Poi, potete procedere con più disinvoltura.

- una volta incorporato il succo, fate ridurre a fiamma media, sempre sul fornello piccolo

- aggiunto il Cointreau con la farina di riso, continuate a lavorare sul fuoco, mescolando sempre con una frusta, perchè la salsa si addenserà presto. Appena raggiunge la cosistenza desiderata, spegnete la fiamma.

Ah, dimenticavo: questa non è porca figura. Di più...





martedì 16 febbraio 2010

grissini alle olive di knam e sabato sera da me!

di Alessandra
English Version below

grissini alle olive


La Grande Giuria del Festival di Sanremo
Regolamento

La Grande Giuria del Festival di Sanremo si compone, come ogni anno di un numero di membri variabile fra i 12 e i 18, rigorosamente scelti fra quanti si siano segnalati nel corso degli anni per il possesso, in somma misura, dei seguenti requisiti:

1. aver dato prova di enorme resistenza fisica psichica e, buon ultima, uditiva: valgono, per esempio, matrimoni o convivenze di lunga durata, figli insonni o musicisti, vicini che ancora non vi salutano apostrofandovi come "signor Olindo" et similia

2. frequentare regolarmente un parrucchiere o uno studio medico fornito delle ultime copie dei Sacri Testi- Chi, Novella 2000 e Vanity Fair su tutti. Per contro, non verranno accettate come indicazioni bibliografiche nè i poster a grandezza naturale di Dita Von Teese come mamma l'ha fatta e neppure le lastre che hanno diagnosticato la pubalgia di Cassano

3. avere un animo incorrotto, incorruttibile e puro: se credete che Nino d'Angelo sia un biondo naturale che si fa la riga col lucido da scarpe o che Pupo sia il nome d'arte di Cicciobello quando va a Sanremo o ancora che il silicone serva solo all'idraulico o all'elettricista, la poltrona di giurato è quella che fa per voi

4. perseverare da anni nell'amicizia con la sottoscritta, nonostante l'infinita serie di figure di m... a cui siete sottoposti, da altrettanti anni

Ogni Giurato dovrà essere provvisto di una personale paletta, recante i numeri dallo 0 al 10. Detta paletta dovrà essere frutto della fantasia creatrice di ogni giurato e non potrà essere ceduta ad altri per tutta la durata della votazione. Ferma restando la libertà del genio inventivo del giurato, quest'anno non saranno più ammesse le seguenti palette
1. la paletta usata del cane- e non me ne frega niente se l'avete lavata col viakal o se "intanto, è tutta roba di Zorro". ho detto di no e basta
2. la paletta con il numero 6 seguito da vari epiteti, da "bona" in su, che, nonostante le sempre più accurate perquisizioni all'ingresso e i sempre più inverecondi spergiuri, spunta sempre fuori all'apparizione di un qualsiasi esemplare femminile, dalla 4a misura in su.
3. la paletta della rumenta. L'anno scorso, avevo scritto "a meno che non sia munita di regolare etichetta". Siccome qualche spiritoso ha presentato una paletta con regolare etichetta manifestamente già adibita ai normali usi, da quest'anno le squalifichiamo tutte- e pazienza se erano le più comode, le più economiche e le più variegate.
4. per quest'anno, gli striscioni sono ammessi. Ma solo perché non c'è Pippo Baudo- il che mette al riparo la Giuria da ignobili cartelli inneggianti al presentatore, chiamato per questo con l'accrescitivo del suo nome, o alla di lui moglie, sbrigativamente denominata col femminile del patroninico. Al proposito, GUAI al primo dei giurati che svelerà il vero nome ( e cognome) di Arisa.

Per ogni brano eseguito si votano, singolarmente, CANZONE, LOOK, INTERPRETAZIONE. Il conteggio dei voti verrà fatto dalle vallette, sempre scelte fra le amiche intime della scrivente, e sempre adeguatamente vestite. Intendo dire che le piume sulla testa o il boa o ve li mettete entro le 24 di stasera o altrimenti la lasciate a casa.

Non si accettano scommesse, nè contestazioni di alcun genere: a questo proposito, i giurati sono pregati di non approfittare del fatto che, causa trasloco, l'ameno notaio del piano di sopra non ci sia più, perché sennò finisce che lo invito.

Infine, come da tradizione, anche i nomi dei membri della Grande Giuria del Festival di Sanremo sono segreti: a non farli sapere prima, ci pensa l'Organizzazione. A non farli sapere dopo, invece, ci pensano gli stessi giurati- e non ho ancora capito perché...

GRISSINI DI FOCCACIA ALLE OLIVE
(E. Knam)

DSC_8919

600 gi di farina
30 g di lievito di birra
250 g di acqua tiepida
13 g di sale
60 g di olio
200 g di olive verdi snocciolate
(aggiunta mia: sale grosso)


Far sciogliere il lievito nell'acqua tiepida e lasciar riposare a recipiente coperto per un quarto d'ora circa. Unirlo alla farina e impastare bene fino ad ottenere un composto liscio che farete riposare fino al raddoppio. Reimpastare, far riposare ancora una mezz'ora e poi unire all'impasto le olive tritate, l'olio e il sale. Se l'impasto dovesse risultare troppo molliccio, aggiungete un po' di farina, per lavorarlo meglio. Dividere l'impasto in tante piccole porzioni, dare la forma di grissini (sottilissimi: i miei erano solo sottili e dopo la cottura, sono cresciuti troppo). Disporli su una teglia rivestita di carta da dorno, far lievitare ancora 20 minuti , spennellarli con un cucchiaio d'olio e cospargerli di sale grosso. In forno a 220 gradi per 20 minuti
Buon Appetito
Alessandra


English Version

FOCACCIA BREADSTICKS WITH OLIVES
(Ernst Knam)

DSC_8919


600 g flour
30 g of yeast
250 g of warm water
13 g of salt
60 g of EVO oil
200 g of pitted green olives
( I added some cooking salt)


Dissolve the yeast in warm water and let stand covered for a quarter of an hour. Add it to the flour and knead well until mixture is smooth: than rest it until doubled. Mixed up again, rest for half an hour and then add
to the dough chopped olives , oil and salt. If the dough should be too squidgy, add a little flour, to work better. Divide the dough into little pieces, give the form of breadsticks (thin: mine were just fine and after cooking, they grew too much). Arrange them on a baking pan lined with paper
Let them rise again for about 20 minutes , brush with a tablespoon of olive oil and sprinkle with cooking salt. Bake
in oven at 220 degrees for 20 minutes

Buon Appetito
Alessandra





domenica 15 novembre 2009

Torta di polenta nera con calamaretti (E. Knam)

di Alessandra

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torta di polenta nera con calamaretti


Dirvi che ho un po' di cose da fare non renderebbe l'idea del marasma lavorativo in cui mi trovo: come scrivevo poco fa su FB, ho da finire un lavoro per lunedì ( scorso) e ne devo consegnare un altro martedì (più domani che dopodomani, a quest'ora). Ovviamente, fra i due non c'è nessuna connessione, nemmeno una lontana parentela, per cui la possibilità di un discreto travaso dall'uno all'altro non esiste proprio. In più, tanto per non farci mancare niente, mi è anche venuto il colpo di genio, di mettere a posto la libreria delle pubblicazioni di cucina:, intanto che cuocevano le lasagne al forno (ci sono dei momenti in cui proporrei mia sorella per una causa di beatificazione - e iquesto è uno di quelli) : una parete intera, per capirci, traboccante di libri, riviste, enciclopedie, quaderni della nonna, sacri tomi e foglietti sparsi per ogni dove: e se sono riuscita a fare un minimo di pulizia, ho ancora tutte le riviste appilate nella stireria, in una specie di skyline gastronomico che mi mette male solo a guardarlo. Quindi, se avete in mente che mi dilunghi nelle solite scemate, stavolta, lasciate ogni speranza perché, come vedete, non ho tempo.
A parziale discolpa, vi lascio una ricetta d'autore, che è un capolavoro di eleganza, originalità, equilibrio di odori e sapori : non dico che vi farà fare la solita porca figura perché la firma è di Ernst Knam e quindi è bene usare le buone maniere: ma a buon intenditor...

TORTA DI POLENTA NERA CON CALAMARETTI
da E Knam- Viva le Torte
Bibliotheca Culinaria Ed

torta di polenta nera con calamaretti

per 6 persone
300 g di calamaretti
200 g di farina di mais a grana gorssa macinata a pietra
50 ml di nero di seppia
50 ml di olio EVO
1 litro d'acqua
10 g di sale grosso
sale e pepe nero di Sarawak

Preparare la polenta
Portare l'acqua ad ebollizione, aggiungere il sale e versare a pioggia la farina di mais. Cuocere, rimestando frequentemente, per 45 minuti. Verso fine cottura, aggiungere il nero di seppia e mescolare bene. Distribuire la polenta negli stampi monoporzione e far raffreddare in modo che si rapprenda.
Cuocere i calamaretti
Scaldare l'olio EVO in una padella aggiungere i calamaretti ben puliti e lavati, salare, pepare e cuocere per pochi minuti, per mantenerli teneri.
Capovolgere gli stampini di polenta sui piatti di servizio e versare sopra i calamaretti. Accompagnare con una piccola insalata verde.

E' chiaro che, lavoro o non lavoro, Knam o non Knam, io le mie modifiche le ho fatte, per cui:

1. ho usato la polenta bianca, ma solo perché pensavo con terrore al colore che avrebbe potuto prendere quella gialla, mischiata col nero di seppia. In più, trovo che la polenta bianca si sposi meglio con il pesce.

2. il nero di seppia, udite udite, stavolta era quello original, perché nell'altra padella, avevo le seppie (ricetta di mercoledì, trattenete il fiato fino ad allora): però, si può usare anche quello comprato.

3. invece che gli stampi monoporzione, ho usato un coppa pasta, così da avere i bordi lisci, senza dover penare troppo

4. a parte che la ricetta non dice quando mettere il pepe di Sarawak, così da soli i calamaretti sanno di poco. Serviteli con un giro d'olio e un po' di pepe macinato di fresco ( quello rosa va benissimo)

buon appetito
Alessandra

English Version

POLENTA CAKE WITH BLACK SQUID


torta di polenta nera con calamaretti

SERVING 6
300 g of squid
200 g of corn flour,
50 ml of sepia
50 ml of oil EVO
10 g of salt
salt and black pepper of Sarawak


Prepare polenta

Bring water to a boil, add salt and pour in the cornmeal. Cook, stirring frequently, for 45 minutes. Towards the end of cooking, add the squid ink and mix well. Distribuire la polenta negli stampi monoporzione e far raffreddare in modo che si rapprenda. Dish out the polenta in the molds and allow to cool so that it hardens.
Cook the squid
Heat the oil in a frying pan ,add the squid thoroughly clean and wash, sprinkle with salt and pepper and cook for few minutes, to keep them soft.
Flipping the molds of polenta on serving dishes and pour over the squid. Accompany with a small green salad.
Buon Appetito
Alessandra

venerdì 16 ottobre 2009

Sufflé di pera al cioccolato - E. Knam

Di Daniela

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SOUFFLè 022

Ci sono poche cose nella vita di cui puoi assolutamente essere certa: sono assiomi assoluti, dai quali non si può prescindere e che non necessitano, per la loro stessa natura, di nessuna dimostrazione, tanto evidente è la loro intrinseca veridicità. Nell'universo femminile ne esiste uno in particolare noto ovunque, tale è la forza del suo enunciato e la sua esattezza. Testualmente recita : "peggiore è il modo in cui, uscendo dalla porta di casa, tu sei conciata, maggiore è la probabilità di incontrare qualcuno che non vorresti vedere...". Non ci si può fare nulla: tu vuoi uscire, ti prepari, ti vesti con cura, ti pettini bene ecc ecc e poi... nulla, non succede assolutamente nulla; non incontri nessuno, nè amici nè conoscenti e neppure vicini di casa. Ma tu prova, tanto per curiosità, ad uscire un po' in disordine o non proprio curata, per la fretta o per una stupidissima ragione qualsiasi e sta certa che tutto il creato a te noto ti si paleserà davanti con la rapidità e la assoluta puntualità di un orologio svizzero!!! Da non crederci.... Devo dire poi che il mio palazzo, nel suo piccolo, è una sorta di miniaturizzazione del concetto: non appena io metto piede fuori della porta di casa, magari in tuta da ginnastica, con i capelli raccolti e le croc ai piedi per scendere in cantina o in garage a cercare qualcosa o anche semplicemente per aprire al postino o per ritirare un pacco, ecco che implacabile sento un "buongiorno " squillante e la mia coinquilina che abita 2 piani sopra, sta scendendo le scale, perfetta nei suoi abiti firmati, i capelli sempre in ordine "da parrucchiere" e il trucco sempre fresco. E' inevitabile... come il sorgere del sole o come la pioggia appena lavi l'auto o i vetri di casa!!! Beh, per essere proprio onesti non è sempre lei.... a volte è quella di sotto o il marito della prima insomma, c'è sempre qualcuno (e dire che siamo pochissime famiglie!) che sembra appena uscito da una boutique che è lì , pronto a guardarti, con un sorriso che a te suona come "bel completino, complimenti!" anche se magari non è questo lo scopo.... ma lo sembra... oh, se lo sembra!!! Questo tipo di fastidiosissimo inconveniente tecnico, qualche volta, lo confesso mi esaspera, per quanto non a sufficienza da farmi vestire come una star per aprire la porta, ma, al più, abbastanza da farmi fare ogni tanto le finte tipo: apro, richiudo e sbircio riapro e poi esco.... Allora per sollevarmi da tanta ignominia, pur consolata dalla ineluttabilità del fato e del mio non essere abbastanza vanesia da porre rimedio, mi tiro su il morale con qualcosa di particolarmente chic ed elegante, una ricetta molto trendy e sofisticata de quel geniaccio di Ernest Knam. E' un
SOUFFLE' DI PERA AL CIOCCOLATO

SOUFFLè 028


so easy and so chic!!
Innanzi tutto devo raccontarvi un paio di segreti che il maestro gentilmente ci svela per la preparazione di un buon sufflé: intanto il maestro avvisa che gli albumi non vanno montati fino a farli diventare eccessivamente sodi; meglio se li si lascia cremosi, per farli sviluppare di più durante la cottura, aumentando il volume della preparazione. Poi per cuocerli le forme devono essere introdotte in forno già caldo e se la cottura è al vapore anche la temperatura dell'acqua deve essere calda. Dice per ultimo che si può anche cambiare, preparandoli, il tipo di frutta da usare a seconda della propria fantasia, ma bisogna rispettare rigidamente le proporzioni. Ora partiamo con la realizzazione del soufflè
Per 4 persone:

  • 180 gr di cioccolato fondente
  • 20 gr di cacao in polvere
  • 30 gr di burro
  • 2 tuorli
  • 5 albumi
  • 50 gr di zucchero
  • burro e zucchero per gli stampi

Cottura della pera

  • 1 pera
  • 20 gr di burro
  • 50 gr di liquore Williams

Sciogliete a bagno maria il cioccolato e il burro, poi a fuoco spento incorporate i tuorli e il cacao in polvere.
Tagliate la pera a dadolini, saltatela in padella con il burro (non troppo, non deve disfarsi) e spruzzatela con 20 gr di Williams.
Unite la pera al composto e per ultimi incorporate gli albumi montati a neve con lo zucchero. Versate il composto negli stampi imburrati e zuccherati riempiendoli fino a 3/4 e cuoceteli in forno a bagnomaria per 20 minuti a 180°.
Quando sono pronti, mettete i soufflé al centro dei piatti, spruzzate con 30 gr di Williams (questo passaggio , se avete bimbi potete anche saltarlo.... e perfetto anche senza) e servite subito. Qui la ricetta suggeriva l'utilizzo di qualche fogliolina di menta per la decorazione.... io invece ho accompagnato il soufflè con una crema pasticcera leggera per "correggere" il gusto lievemente amaro del cioccolato fondente (quello che manda in visibilio i suoi estimatori) e rendere così più morbido il sapore... Giuro, è squisito comunque!

Buon appetito

SOUFFLè 016

Daniela
CHOCOLATE AND PEAR SOUFFLE' (E. KNAM)

so easy and so chic!
First of all let me tell you a couple of secrets that the teacher Knam kindly reveals for the preparation of a good Suffle:
1. whites should not be biten until they become too firm, better if you let them creamy, and they develop more during cooking, increasing the volume of the preparation.
2. The little baking dishes should be introduced in a preheated oven and if cooking is to bain marie also the water temperature must be warm.
3. You can also change the fruit to use, depending on your imagination.
Ingredients:
• 6 oz of dark chocolate
• 1.5 tbsp of cocoa powder
• 2 tbsp of unsalted butter
• 2 yolks
• 5 egg whites
• ¼ cup of granulated sugar
• butter and sugar for molds
for pear Cooking
• 1 pear
• 1.4 tbs of unsalted butter
• 1.5 fl. oz. of Williams liquor
Melt butter in a sauce pot over low heat , Stir in chocolate and stir constantly until it's melted. Remove from heat and add cocoa powder. One at a time, add the egg yolks while whisking constantly. Cut the pear into small cubes, cook it in a pan with butter and sprinkle it with 1.5 fl oz of Williams liquor.
Add the pear to the mixture and then incorporate the egg whites beaten into a snow (or neige) with sugar very gently. Pour the mixture into butter and sugar molds, filling up to ¾, and cook in the oven in bain marie for 20 minutes at 350 F°.
When you are ready, you put the soufflé in the center of the plates, sprinkle with 1.5 fl oz of Williams liquor(you can also "jump"this step if you have kids .... and the soufflé will be perfect even without) and serve immediately.
Here the recipe suggests using a few leaves of mint for decoration .... Well, I accompanied the soufflé with a light pastry cream to "correct" the slightly bitter taste of dark chocolate (the one who sends his fans into raptures) and make it more soft taste ... I swear, it's delicious nonetheless!
Bon appetit
Daniela

giovedì 17 settembre 2009

marmellata di ananas e pepe rosa-Knam featsRaravis' Suocera

Centra
di Alessandra

marmellata di ananas e pepe rosa

Onde evitare pericolosi equivoci dagli effetti destabilizzanti per i lettori di questo blog, chi fa le marmellate, qua dentro, è la Dani. La sottoscritta, invece, non ne prepara, nel modo più assoluto: ufficialmente perché è allergica alla frutta, in realtà perché non ha senso camallarsi cassette di roba e rischiarsi ustioni alla Muzio Scevola e/o gomiti del tennista, a furia di grattar pentole, quando a casa non c'è nessuno che le mangi. Per cui, anche se in cuor mio avrei desiderato colazioni romantiche, con barattolini colorati ed etichette goduriose, ho dovuto rapidamente rinunciare, sommersa come sono da marmellate d'annata che semmai si riuscisse a dimostrare che con gli anni migliorano anche loro, che vecchiaia che passerei...
In compenso, mia suocera imperversa. Ne produce a vagonate, di tutti i tipi, dolci, agrodolci, salate, con frutta a pezzi e con frutta passata, ed anche se ogni volta conclude l'operazione di invasamento giurando e spergiurando sui suoi vasetti ("che gli venga il botulino") che l'anno prossimo non ne farà più, potete star certi che allo spuntare dei primi frutti di stagione se ne salterà su con una nuova ricetta e con il solito " cosa ne dici? TI ispira??" che di norma prelude al rinnovo dell'operazione.
Con questa marmellata, è successo lo stesso: i giuramenti erano ancora caldi, quando le è capitato per le mani L'Arte del Dolce di Ernst Knam: e mentre io sbavavo sulla mousse ai frutti della passione e yogurt o sulle possibili unioni fra cioccolato e wasabi, lei se ne è andata dritta alla sezione marmellate e se ne è uscita con questo abbinamento spettacolare, che continua a stendere parenti e amici ogni volta che gliela si regala.
E siccome ormai è da un po' che la suocera ci ha preso gusto a contribuire a MT con le sue creazioni, ha sganciato pure questa- e , già che c'era, ce ne ha rifilato pure un altro barattolino, non si sa se per contribuire alle prossime cene a base di cosciotti di prosciutto al forno o, più subdolamente, per aver qualche spazio vuoto in dispensa, giusto per poter ricominciare a conservare qualcosa....

MARMELLATA DI ANANAS E PEPE ROSA

marmellata di ananas e pepe rosa

preparazione 10 minuti più 3 ore circa per far macerare la frutta e il tempo necessario per il raffreddamento
Cottura: 20-25 minuti circa
difficoltà: facile

ingredienti per circa 1700 g
1 ananas da circa 1 kg
750 g di zucchero semolato
50 g di pepe rosa

Preparate alcuni vasi di vetro ben puliti.Pelate l'ananas, tagliatelo in 4 parti, eliminate il cuore duro e tagliate la polpa a pezzetti. Raccoglieteli in una casseruola, unitevi e lo zucchero e lasciate riposare il tutto per circa tre ore. Quindi, aggiungete il pepe rosa in grani e mescolate. Mettete poi la casseruola sul fuoco vivo, fino a pportare la marmellata ad ebollizione.
Fate bollire per circa 10 minuti, togliete dal fuoco e sminuzzate i pezzetti d ananas rimasti interi con un frullatore ad immersione. Riportate la pentola sul fuoco e fate riprendere il bollore, poi spegnete. Mescolate il tutto per 5 minuti con un cucchiaio di legno, per facilitare l'azione della pectina e far addensare la marmellata più velocemente.
Infine, riempite i vasetti con la marmellata ancora bollente, chiudeteli subito e capovolgeteli per sigillarli ermeticamente e farli raffreddare più rapidamente.
buon appetito
Alessandra

lunedì 24 agosto 2009

Souffle Glacèe al Bourbon-vaniglia e pepe nero con salsa calda di mirtilli

soufflè glacée al bourbon e pepe nero



Questa è la classica ricetta da massimo risultato col minimo sforzo, fatte ovvimanete le debite proporzioni, nel senso che sempre di soufflè si tratta- e stavolta pure di Ernst Knamm Però, tanto per recuperare un po' di motivazioni, è un soufflè per modo di dire, perché non prevede la cottura- e quindi, neanche l'ammosciamento (ok, lo so che avrei dovuto metterci un sostantivo in mezzo, tipo "il rischio di", "l'eventualità del", ma alzi la mano quello a cui mai nella vita gli si è ammosciato un soufflè..); in più, essendoci di mezzo un genio come l'autore di cotanta meraviglia, il successo è praticamente assicurato. Detto da una che, a parte l'amore viscerale che nutre verso quel gran pezzo di figli..ops, quel grande artista della pasticceria che è appunto Knam, nella pasticceria si muove sempre con la stessa disinvoltura che su un plateau di uova. Il che, fuori metafora, significa una cosa sola: se è riuscito a me.....

Di seguito, la ricetta, in corsivo le mie modifiche
Soufflè glacè di whisky bourbon con composta calda di mirtilli ( da E. Knam, Soufflè, Idea Libri editore)

per 4 persone (a me, ne son venuti 8 - ho usato gli stampini della cucki, riempiti per tre quarti...)

4 tuorli
20 g di zucchero
100 g di whisky bourbon ( ecco: onestamente, è un po'tanto. A parte le amenità connesse ala prova palloncino, per cui vi ritirano la patente per tutta la vita, a voi e ance ai vostri familiari, buon peso, copre troppo tutto il resto: dmezzate le dosi e semmai assaggiate in corso d'opera: ad aggiungere, c'è sempre tempo)
100 g di panna montata ( 150 ml, poi montati)
3 albumi
40 g di zucchero
1/2 stecca di vaniglia
pepe nero

Composta di mirtilli
200 g di mirtilli
40 g di zucchero a velo
100 g di vino rosso
menta per decorare

Collage di soufflè glacè

Preparazione: montare i tuorli con lo zucchero, unire il whisky, il contenuto della mezza stecca di vaniglia e il pepe, poi la panna e gli albumi montati a neve con lo zucchero; amalgamare bene, mescolando delicatamente tutti gli ingredienti. Versare negli stampi riempiendoli fino a 3/4 e congelare per 4 ore.
Per la composta di mirtilli: lavare i mirtilli, metterli in una pentola con lo zucchero a velo e il vino rosso. Portare ad ebollizione e far bollire per 2 minuti, sempre mescolando
Presentazione: Versare la composta calda di mirtilli nei piatti e disporre sopra i soufflè, decorare con la menta e servire.

Lui la fa semplice, ma ve l'ho detto, è un genio. Ora vi dico come ho fatto io...
1. Le uova. sarò fissata, ma a freddo le pastorizzo sempre. Quindi, ho fatto una pate a bombe per i tuorli e una meringa svizzera per gli albumi. In soldoni: ho fatto sciogliere lo zucchero in pochissima acqua, ho messo sul fornello a fiamma bassa e ho preparato uno sciroppo denso. Poi ho montato i tuorli, versandolo a filo: vi ci vuole un po' di più e non scoraggiarevi se lì per lì non montano: l'importante è aggiungere uno sciroppo denso, non acqua e zucchero: quando il composto "scrive", ci siamo.
2. per gli albumi, ho mischiato albumi e zucchero in un caseruolino e l'ho messo sul fuoco, mescolando con una frusta, fino a far sciogliere bene lo zucchero. Bisognerebbe portarlo a 70 gradi, ma non avevo il termometro ( ero in campagna...): prova del dito, quando pizzica è pronto, senza scomodare per forza muzio scevola
3. Aggiungerei un altro albume, per rendere più arioso il composto, ma dipende dalla grandezza delle uova che avete.

Per il resto, tutto uguale. Una bontà.
buon appetito
alessandra



lunedì 11 maggio 2009

corso di cucina- quarta lezione


l' orto di primavera



Sformato di basilico con crema di burrata e sorbetto di pomodoro
Cappuccino di piselli con quenelle di ricotta al pepe rosa
Quiche fragole e asparagi con riduzione al balsamico
Bavarese allo yogurt al passion fruit ( senza zucchero)


La ricetta dell'antipasto è già stata pubblicata ( era quella dell'ammutinamento del marito) e appena imparo come si mettono i link sotto la parola "qui" prometto che provvedo. Per ora, vi armate di mouse e ve la andate a recuperare a sinistra del template ( ..si vede che ho studiato, vero????)

Invece, le altre sono qui di seguito
Cappuccino di piselli con quenelle di ricotta al pepe rosa


per 6 persone
1 kg di piselli freschi ( e se non li avete, cambiate ricetta: sono fondamentali)
250 ml di latte fresco intero
125 ml di yogurt
sale
per le quenelle
250 g di ricotta fresca
un cucchiaio di pepe rosa

Versione A
portate i piselli a cottura in acqua bollente salata, scolateli, passateli al mixer e allungateli con 250 ml di latte. Riscaldate il tutto e aggiungete lo yogurt. Aggiustate di sale e tenete in caldo

Versione B ( più gustosa)
Prendete una padella larga e profonda e metteteci dentro i piselli, coperti di latte. Salate, coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e portate a cottura, allungando, se il caso, con del brodo. Se i piselli sono freschi, non è il caso: dopo 6-7 minuti sono cotti. Frullateli insieme al loro liquido, fino ad ottenere una purea liscia e, se vi sembra troppo densa, allungatela con un po' di latte ancora. dopodiché, unite lo yogurt e aggiustate di sale

Per le quenelle
Armarvi di due cucchiaini e di tanta pazienza e iniziare a formare queste robe oblunghe che, se invece di chiamarsi quenelle, si chiamassero polpette, col cavolo che riscuoterebbero tanto successo... ma tant'è... l'importante, comunque, è partire da una ricotta saporita, alla quale cioè non sia necessario aggiungere sale, perché altrimenti il sapore prevarrebbe su quello della passata di piselli. Sbriciolare nella ricotta il pepe rosa, strofinandolo fra i palmi della mano, tenendone da parte un po' per la decorazione.

composizione del piatto
NON NELLA TAZZA DEL CAPPUCCINO, pliis...o in un piatto fondo o in una tazza da brodo o, se proprio vi piace il "famolo strano" in una coppa da martini: prima la passatina- tiepida- e poi le quenelle di rocotta, due per commensale, con un'ultima spruzzata di pepe sopra.

Quiche alle fragole e asparagi con riduzione all'aceto balsamico



Premessa: A dirla tutta, ma proprio tutta, questo abbinamento continua a non convincermi. però, essendo da sempre una sostenitrice della famosa massima per cui "de gustibus, non si discutibus", non capisco ma mi adeguo. E sempre a dirla tutta, ma proprio tutta, devo essere l'unica a pensarla così, perché queste mini quiches sono da qualche tempo la felicità dei miei ospiti, nonchè le responsabili della trasfigurazione della Dani, avvenuta alquanto prosaicamente nella mia cucina, dopo il primo assaggio....

per la pasta al vino
300 gr di farina 00 ( o 150 di manitoba e 150 di farina00)
100 g di olio EVO
90 g di vino bianco secco
sale

impastare bene tutti gli ingredienti , fare una palla, avvolgerla in un foglio di pellicola trasparente e metterla a riposare per mezz'ora in frigo

per il ripieno
250 ml di panna fresca
2 uova ( se versione tortiera grande, altrimeni ne basta 1)
1 mazzo di asparagi 8piccolo)
200 g di fragole
sale

Far lessare gli asparagi e tagliarli a tocchetti. Mondare le fragole e tagliarle a pezzettini. Mescolare velocemente con una forchetta la panna e le uova, aggiungere le fragole e gli asparagi e aggiustare di sale

Accendere il forno a 200 gradi

Foderare con carta da forno una tortiera di 26 cm di diametro, oppure ungere 10 stampini monoporzione.

Con il mattarello, stendere la pasta al vino in una sfoglia sottile e rivestire gli stampi. Riempirla con il composto e metter ein forno per 30 minuti ( 18 se mini quiches). La torta è pronta quando il ripieno di gonfia e i bordi sono dorati.

Mentre raffredda, preparate la
glassa al balsamico
Ci vogliono 250 ml di cancarone spacciato per aceto blasamico 8 per i non genovesi: la qualità peggiore di aceto balsamico che trovate in circolazione). Metteteli in un casseruolino dal fondo spesso e, a fiamma media, fatelo ridurre di 2/3. (Sbarrate le porte della cucina, aprite le finestre e munitevi di fazzoletti da naso, perché ne uccide più una sniffata che la spada...).

Servitelo a parte, raccomandando ai commensali di usarne qualche goccia- non di più.

questa ricetta partecipa alla raccolta "Quiche di frutta"
Bavarese di yogurt al passionfruit



Siccome la provenienza è illustre ( Ernst Knam, nientemeno) gli perdoniamo anche il nome non corretto, nel senso che di "bavarese" questo dolce non ha proprio nulla., se non forse la consistenza. Trattasi di yogurt magro miscelato con panna e tenuto insieme da poca colla di pesce, quel tanto che basta a sostenere il succo di passiflora. Una scemata, concettualmente parlando, che però permette di raggiungere ottimi risultati ( sublimi quelli del Maestro, che ce l'ha preparata in surplasse, fra un dolce e l'altro) con poca fatica e pochissime calorie, vista l'assenza di zucchero.


per 10 bicchierini
500 ml di yogurt bianco ( zuccherato con zucchero d'uva, se proprio volete sentire un po' di dolce)
250 ml di panna montata
10 passion fruits ( o succo di passiflora)
2 fogli di colla di pesce ( o uno grande)

mettete la colla di pesce a bagno in acqua fredda e, quando si sarà ammollata, fatela scioglier ein poco yogurt, scaldato in un casseruolino dal fondo spesso. Se è possibile, sarebbe meglio evitare che il liquido dove si scioglie la colla di pesce prendesse il bollore: comunque sia, appena è caldo, strizzate il foglio, mettetelo nel pentolino, toglietelo dal fuoco e con un cucchiaio di legno mescolate rapidamente, fino a che si è ben sciolto. sempre lavorando fuori dal fuco, aggiungete un cucchiaio di yogurt al composto caldo e amalgamate bene, poi aggiungete un altro e così via, fino a quando lo avrete esaurito del tutto. Questo procedimento serve a non far formare i grumi nelle preparazioni che contengono colla di pesce, come già detto e ridetto, ma si sa: repetita iuvant...
Mettete lo yogurt in una capiente terrina e incorporate la panna montata, mescolando dal basso verso l'alto per evitare che smonti.
riemite i bicchierini e passateli in frigo per almeno due ore.
Poi aggiungete un topping di frutta- il passion fruit, come qui, oppure la fragola, come in quest'altra versione




Superfluo dire che il marito, dopo aver provveduto ad assaggiare le tre versioni ( nature, passional and strawberry), andata e ritorno, ha setenziato compunto che "la morte sua è col lampone..."
vorrà dire che ci attrezzeremo, la prossima volta...

buona giornata
alessandra









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