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giovedì 19 luglio 2012
Operazione "svuota blog": Cake ai frutti di P. Hermè
martedì 13 dicembre 2011
Il Christmas Cake e.... Belin, che sbornia!
mercoledì 6 aprile 2011
Starbooks: Garden Party: Cake ai Tre Peperoni
4 uova,
2 cucchiai di olio di oliva
1 bicchiere di vino bianco secco
100 grammi di gruyère grattugiato
200 gr di farina setacciata
1 bustina di lievito per torta salate
100 gr di pancetta a cubetti
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 peperone verde
sale e pepe
Rosolate la pancetta in una padella.
Rompete le uova in una ciotola e aggiungete olio di oliva e vino bianco. Salate e pepate. Incorporate poco a poco il gruyère grattugiato, la farina setacciata e il lievito fino ad ottenere un composto omogeneo. Unite i peperoni e la pancetta. Versate la preparazione in uno stampo imburrato.
Nota: potete accompagnare questo cake con peperoncini verdi marinati e peperoncini di Espellette da sgranocchiare, serviti in un vasetto di ceramica con degli stecchini.
Buon appetito a tutti
Ale e Dani
4 eggs
2 tablespoons olive oil
1 glass dry white wine
100 grams of grated gruyere
200 grams of flour
1 tablespoon yeast for salted cake
100 g diced bacon
1 red pepper
1 yellow pepper
1 green pepper
salt and pepper
Preheat the oven to 210 ° C. Place peppers on grill and bake for 20 minutes, until the skin is swollen. Wrap them in damp paper towels. Let cool, remove skin and seeds, then cut into small pieces.
Fry the bacon in a frying pan.
Break the eggs into a bowl and add olive oil and white wine. Add salt and pepper. Stir gradually gruyere cheese, sifted flour and baking powder until blended. Add the peppers and bacon. Pour the preparation into a greased mold.
Bake in oven for 45 minutes. Check the cooking by inserting in the cake, the blade of a knife (or a stick), that has to leave out clean. Let it cool before you unmold, cut the cake when it is cold.
Note: You can serve this cake with green chili peppers and marinated Espellette chili peppers to nibble, served in a ceramic pot with toothpicks.
Bon appetit
Ale and Dani
venerdì 5 novembre 2010
Cake al cioccolato, nocciole e sciroppo di malvasia- senza grassi!!!

No burro, no olio, no margarina, no strutto.
Solo il grasso che può fuoriuscire da 50 g di nocciole frullate.
Poi, vabbè, c'è la farina, c'è il cioccolato, c'è lo zucchero e c'è pure lo sciroppo di Malvasia... ma se non ci fossero, non ci sarebbe questa meraviglia di dolce, no?
Tornando seri: è un gran dolce. L'esatto contrario della porca figura, perchè a vederlo sembra un normalissimo cake al cioccolato, con una glassa riuscita male. Ma all'assaggio, stende tutti, specialmente i palati più fini, quelli che non amano i dessert pannosi, burrosi o che esauriscono nelle scenografie le loro sorprese. In più, davvero, è senza latticini, quindi è perfetto per gli intolleranti a questi alimenti, e a dispetto della mancanza di grassi, resta morbidissimo, anche dopo qualche giorno. Posto che ci arrivi, ovviamente....

per 4 persone
4 uova
150 g di zucchero di canna
150 g di farina integrale
50 g di farina 00
50 g di cioccolato fondente (70%) oppure 50 g di gocce di cioccolato
20 g di biscotti sbriciolati
sale
burro per lo stampo
(io ho aggiunto un cucchaino di lievito per dolci)
per lo sciroppo
2 dl di Malvasia
80 g di zucchero semolato
per la glassa
100 g di zucchero a velo
2 cucchiai di Malvasia
Procedimento
In forno statico a 190 gradi per 20 minuti; poi incidete con un coltello la superficie del dolce nel senso della lunghezza, così da permettergli di aprirsi e proseguite la cottura per altri 15 minuti. Sfornate e lasciate intiepidire su una gratella.
Preparate lo sciroppo
Portare ad ebollizione il vino con lo zucchero, quindi spennellare tutto il dolce con lo sciroppo ottenuto. Lasciar raffreddare completamente il dolce
Per la glassa
Amalgamare lo zucchero a velo con il vino e stendere la glassa sul dolce. Lasciar raffreddare per alcune ore

- i biscotti sbriciolati: ho usato le gocciole che mangiamo a colazione. Ma anche una galletta potrebbe andar bene o, meglio ancora, i pezzettini dei frollini che rimangono sul fondo della biscottiera: così, ricicliamo anche gli avanzi e ci mettiamo la coscienza in pace
- il Malvasia: questa è una ricetta di territorio (Langhe) e quindi il Malvasia è quello di Casorzo. Stavolta, ci sono andata vicino, perchè la cantina della famiglia del marito è più o meno in zona e quindi il loro Malvasia parla comunque piemontese, e pure langarolo: ma se avete altri passiti, vanno bene ugualmente
procedimento
- il nome: a battesimo, è "torta" ed in effetti non è propriamente un "cake". Se l'ho ribattezzato così è solo per la forma, che è anche quella dell'originale, ma del cake non ha nè gli ingredienti (manca il burro) nè la lavorazione.
- gli ingredienti originali non prevedono il lievito, il che è proprio di certi cake: io, però, un cucchiaino lo metto sempre e così ho fatto anche questa volta: lievito per dolci, setacciato insieme al cacao e ale farine
- anche se dalla ricetta sembrerebbe il contrario, non montate troppo gli albumi: è un consiglio dato da Santin, tempo fa, a cui mi sono sempre scrupolosamente attenuta (ogni tanto, dò retta a qualcuno) constatando ogni volta che il Maestro aveva ragione. Più monti, prima, più devi smontare dopo, per cercare di amalgamare l'albume al composto- e addio sofficità. Fate così: appena gli albumi non scivolano lungo i bordi del contenitore usato per montarli, aggiungete lo zucchero, a cucchiaiate, sempre montando. Appena lo zucchero è bene amalgamato, unite due cucchiai di albume al vostro composto, mescolando bene, per ammorbidire il tutto: e poi, un cucchiaio per volta, aggiungetelo al resto, incorporandolo dal basso verso l'alto, perchè non smonti.
- cottura: a 190 gradi, forno statico, un cake impiega 40 minuti a cuocere, nel mio forno. A volte, è necessario che copra la superficie con un foglio di alluminio, per evitare che scurisca. Non condivido - e difatti, ho saltato il passaggio- il taglio longitudinale del cake, per due motivi: in primis, perchè di solito il cake si "spacca" da solo. Di sicuro c'è una spiegazione, che ha a che fare con il rapporto fra la forza della spinta e quella della massa etc etc, ma come sapete, la scienza in cucina e cosa buona e giusta- e se sta fuori dalla mia, ancora di più. Ma soprattutto mi è stato insegnato che quando si cuociono dei lievitati guai ad aprire il forno, specie nella prima fase di cottura. Secondo me, 20 minuti son troppo pochi per un simile azzardo- e così ho lasciato perdere. Anche perchè non ho ancora capito l'utilità del procedimento...
- sciroppo: la ricetta non lo dice, ma voi dovere fare uno sciroppo: quindi, non basta portare il vino ad ebollizione, ma bisogna anche farlo bollire per un po, fino a quando si addensa e prende un colore traslucido: casseruolino dal fondo normale (non spesso, che sennò non la finite più), fornello più piccolo, fiamma media, occhi puntato sullo sciroppo e qualche minuto di cottura, dal bollore. Appena vedete che si è ridotto di volume e si è addensato, è pronto
- glassa: non l'ho messa. Quello che vedete nella foto è l'effetto dello sciroppo, e a me piaceva così. Anche perchè le dosi indicate dalla ricetta sono per una glassa "lenta", se mi passate il termine, non bella densa come quelle solite- e alora mi sembrava di fare un doppione. Se siete particolarmente amanti dello zucchero, nulla vi vieta il doppio strato.
Personalmente, questo è il classico dolce da dopocena, dopo teatro, dopo cinema, dopo tutto, insomma: d'obbligo è un bicchiere di vino liquoroso o di Porto, visto che il cioccolato c'è e si sente e un po' di freddo fuori, perchè un propriamente estivo non è. Però, fidatevi, è uno spettacolo...
A stasera, per la ricetta dell'MTChallenge
ciao
ale
lunedì 30 agosto 2010
Nigella's Gingerbread.... ad agosto????
Mai successo?
A me sì, un sacco di volte. E l'ultima, proprio sul finire della vacanza, mentre eravamo a Bath.
Prima, però, un passo indietro.
E' da quando eravamo piccole che ad ogni viaggio mia mamma ci portava nei supermercati del posto in cui ci si trovava. Non che trascurasse il resto, tutt'altro: è che il supermercato costituiva un passaggio obbligato del nostro ruolino di marcia: museo-cattedrale- centro storico- super, con l'ordine che poteva variare ma i fattori che rimanevano sempre quelli. Dopodichè, iniziava la perlustrazione di tutti gli scaffali, con la stessa attenzione con cui, fino ad allora, avevamo perlustrato i corridoi delle pinacoteche o le navate delle chiese e poi si finiva inevitabilmente alle casse con carrelli pieni di prodotti allora da noi introvabili come la polenta bianca, le farine con vari semi, zuccheri dagli strani colori e spezie di ogni tipo, a rimpinguare lo scomparto del "famolo strano" della nostra dispensa.
Negli anni, le cose sono rimaste uguali: anche se, via via, ampliavamo il raggio dei nostri viaggi, il giro al supermercato rimaneva lo stesso- così come la stessa era l'incavolatura di mio padre, quando ci vedeva uscire cariche di borsine - "e cos'è che avete comprato, questa volta, possibile che a Genova non ce le abbiamo, 'ste cose, mi spieghi dove le metto???" e via dicendo.
E così, quando ho cominciato a viaggiare da sola, in un modo ovviamente differente da quello dei miei genitori, questa abitudine l'ho mantenuta : in qualsiasi posto vada, la prima cosa che controllo sono gli orari del super più vicino e su questi mi regolo per tutto il resto. Non solo: nei posti che conosco meglio vi so anche dire "dove" comprare "cosa" e se siete particolarmente fortunati, oltre che il nome della catena, vi dò anche l'indirizzo. Volete farvi una scorta di Twinings? Andate alla Tesco, in Gran Bretagna: ve lo tirano dietro. E così per le spezie per i Lebcucken o le senapi aromatizzate e la creme fraiche: non vi dico che son pure aggiornata sui tre per due, ma non è detto che col tempo ci arrivi.
Insomma, per farla breve, non eravamo ancora arrivati a Bath che già mi ero fiondata in un WHSmith, che svendeva l'opera omnia della Nigella, facendo perdere un quarto d'ora ad una scaletta già risicata e suscitando il sarcasmo del marito ("Carola, la mamma mi ha fatto risparmiare anche stavolta, come siamo fortunati"); e quindi stavamo correndo come dei forsennati verso le terme quando, all'improvviso, mi viene in mente che, proprio dietro al punto in cui ci trovavamo in quel momento, vent'anni fa c'era un mega supermercato.
Sebbene normalmente abbia il senso di orientamento di un piccione viaggiatore morto (altro battutone del marito, su, su, ridete), i negozi li becco tutti alla prima. E così è stato anche stavolta, con un Waterstone modello centro commerciale, con una food hall da far paura.
"Il Waterstone è quello delle conserve", ho replicato alle obiezioni del marito, con la stessa fermezza con cui i martiri prendevano la via del supplizio, e tempo un quarto d'ora avevo scorte di salse alla menta, composte di mirtilli rossi, paste di zenzero, crema di horseradish and so on tanto che, mentre ero in coda alle casse, notavo con soddisfazione di essere stata nei tempi.
Se non che, per ingannare l'attesa, ho aperto a caso un libro a caso della Nigella, alla pagina del Gingerbread, uno dei dolci più amati da mia figlia, che io ho sempre fatto con quello che il mercato genovese mette a disposizione. Mentre ora avevo l'occasione di rifornirmi di tutto, nientemeno che con la stessa Nigella a farmi da guida... ma quando mi capitava più?
e così, son tornata indietro, ho recuperato tutto quello che serviva e, una volta a casa, ho acceso il forno, per produrre the Real Homemade Gingerbread. In casa, c'era un profumo di attesa, con lo zenzero a ricordare il Natale e mia figlia che si torceva le mani - dai mamma, solo una fettina- mentre il dolce raffreddava sulla gratella, veniva ricoperto di glassa e poi messo sul tavolo "che fino a quando non è pronto, non si taglia". Mi sembrava di essere tornata indietro di dieci anni, quando lei era piccola e la cucina era il posto tutto per noi, dove ci prendevamo cura l'una dell'altra, io preparandole le cose che più le piacevano, lei ricompensandomi con sorrisi sdentati e baci appiccicosi- e quando ho affondato il coltello nella torta, per offrirle la prima fetta, ero intenerita e commossa.
"Ecco, amore, tutta per te"
"bleahhhh, che schifo.... ma questo non è il pan di zenzero che fai tu! Questo fa vomitare!!"
Lo assaggio: non fa vomitare, tutt'altro. Ha un gusto pregnante, deciso, pungente, come tutti i gingerbread che si preparano in casa da una certa latitudine in su, quando con il sapore forte dello zucchero muscovado ci si cresce, sin da bambini. Per i nostri palati, da poco avvezzi al solo zucchero di canna, l'impatto è brusco, ma hai voglia a spiegarle che è solo questione di farci l'abitudine: "a me piace quello che fai tu"
E per una volta che "mamma 1- resto del mondo 0", non insisto. Per cui, tornerò alla mia vecchia, collaudata e amatissima ricetta. Ma per quella, aspettiamo Natale...
da How to be a Domestic Goddness

mezza tazza più due cucchiai di zucchero muscovado scuro-circa 130 g
3/4 di tazza di melassa- 180 g.
2 cucchiaini di zeznero fresco, grattugiato fine
1 cucchiaino di cannella
1 tazza più due cucchiai di latte (250 ml)
2 uova grandi, leggermente sbattute
1 cucchiaino di lievito in polvere, fatto sciogliere in due cucchiai di acqua tiepida
2 cup di farina - 250 g
per la glassa
1 cucchiaio di succo di limone
100 g di zucchero a velo setacciato
1 cucchiaio di acqua tiepida
(apro e chiudo: con queste dosi, viene una glassa troppo liquida: se la volete compatta, come nella foto, partite da un cucchiaino d'acqua e uno di limone: se è il caso, avete tempo ad aggiungere quello che manca)
Sciogliere il burro con lo zucchero, il corn syrup, la melassa, la cannella e lo zenzero, in una pentola capace e , fuori dal fuoco, aggiungere le uova, il lievito con la sua acqua e il latte. Mescolare bene e aggiungere la farina, incorporandola perfettamente al composto: dovrete avere un impasto molto liquido. Riempite uno stampo da plum cake da un litro, rivestito di carta da forno e infornate a 180 gradi per 45 minuti o anche qualcosa di più: eventualmente, coprite la superficie con un foglio di alluminio. Fate la prova stecchino: se esce umido, ma non bagnato, è cotto
Lasciar raffreddare cinque minuti nello stampo, poi trasferire il cake su una gratella e lasciarlo raffreddare completamente.
Preparare la glassa
Setacciate bene lo zucchero a velo in una terrina.
Consiglio sempre di tenerne un po' a portata di mano, perchè è facile che se ne debba aggiungere ancora, in corso d'opera. Aggiungete qualche goccia di succo di limone e un cucchiaino d'acqua e iniziate a mescolare rapidamente: dovrebbe formarsi una glassa molto densa. A questo punto, sta a voi decidere come procedere, aggiungendo un po' di liquido per diluirla o no. Se propendete pe la prima ipotesi, aggiungete acqua goccia a goccia- e mescolate dopo ogni goccia. Sono un po' noiosa, su questo punto, ma bastano pochi ml in più per trasformare la glassa da densa a liquida. Se dovesse succedervi, niente paura: basta aggiungere zucchero.
Glassate il dolce, lasciate asciugare e servire.
Perfetto per l'ora del te
A stasera, per la Scozia
ciao
Ale
venerdì 19 febbraio 2010
Cake al miele, limone e timo limone
Nelle scorse vacanze, quando finalmente avevo un po' più di tempo da dedicare al blog, ho curiosato per un po' di siti e mi sono annotata una serie di ricette che mi piacevano e che mi sembravano alla mia portata. Ai primi posti della to do list c'era questo cake, che avevo trovato su questo sito e che, nella versione originale, fondeva insieme timo, limone e miele
Siccome, però, è dai tempi della rillette allo sgombro che sono diventata una timo-limone addicted, senza neanche pensarci due volte ho fatto questa sostituzione, certa che l'impasto ne avrebbe guadagnato, come in effetti è successo.
L'altro ieri, dovevo preparare un centinaio di sablè salati e avevo bisogno di una ricetta collaudata, con una base sufficientemente neutra da permettermi di variare a mio piacere, per poter offrire tre tipi di biscotti, a partire dallo stesso impasto. Non trovando nulla fra i sacri testi e gli ancor più sacri quadernetti, ho chiesto a mia figlia, che tanto per cambiare era su FB, di fare una ricerca in internet. Anzi, già che c'ero, ho pensato di restringere il campo all'idea che mi era venuta, suggerendole di cercare "biscotti al limone e al timo".
Sono uscite fuori schermate intere di ricette, che mia figlia mi leggeva in stile litania da dietro lo schermo del pc, mentre io pesavo il burro e la farina e scartavo via via tutti i siti di riferimento. Se non che, ad un certo punto, la creatura si illumina e mi dice che lì in mezzo c'è un blog che finalmente "ha un bel nome da giovane, mai che a te possa venire un'idea del genere". Sbircio alle sue spalle e vedo che la causa dell'entusiasmo di mia figlia (blando e fugace, sia chiaro: i blog di cucina sono per lei fonte di assoluto disinteresse- se non di pura vergogna quando si tratta di quello di sua madre), dicevo, vedo che la causa di cotale entusiasmo è Lo Spilucchino di Virginia. Che - apriti cielo- ha pubblicato un cake al miele, al limone e, udite udite, al timo limone, praticamente uguale al mio.
Va da sè che, dopo un attimo di sorpresa, abbia risolto la faccenda pensando di linkare entrambi i blog come per altro è d'uso, fra i food blogger. E però, a bocce ferme, infornati i sablè mi son sorpresa a pensare a che cosa sarebbe potuto succedere se non avessi avuto bisogno della ricetta dei biscotti. Al di là del contesto specifico della vicenda (con Virginia siamo amiche e più che una risata non ci saremo fatte), mi son chiesta quante volte può essere capitato- e potrà capitare- che, in assoluta buona fede, si replichi una ricetta di un altro blog o di un altro sito, ovviamente senza citarne l'autore. La riflessione si è interrotta qui, perché, sinceramente, oltre non poteva andare. Però, mi ha comunque aperto uno scenario a cui, fino ad oggi, non avevo mai pensato e che, per certi aspetti mi mette anche un po' a disagio, visto che questo spazio nasce dal puro divertimento e lì finisce e vogliamo che finisca.
Per cui, per farla breve: visto che fino alle prossime vacanze di Pasqua non avrò tempo di farmi un giro su altri blog e pertanto vado avanti con quello che ho nell'agenda, se mai dovessi riprodurre ricette già apparse altrove, fatemi il favore di dirmelo, che così vi linko, vi ringrazio e non ci penso più- almeno fino al prossimo doppione
CAKE AL MIELE LIMONE E TIMO LIMONE
3 uova
50 g di zucchero
120 g di miele
250 g di farina
1/2 sacchetto di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato ( non l'ho messo: una bustina di lievito intera, e via)
60 g di burro fuso
2 limoni ( uno dei quali verde)
2 cucchiaini di semi di papavero ( ne ho messi 2 cucchiai, a noi piacciono da matti)
1 pizzico di timo fresco (nel mio caso, timo limone)
Versare il composto in uno stampo da plum cake unto di burro e mettere in forno a 180° per 50 minuti, se usate uno stamo grosso, per 20- 25' per 6 stampi piccoli
Lasciar raffreddare bene prima di sformare. Ovviamente perfetto per ogni ora del giorno e della notte, sublime per l'ora del tè
Alessandra
sabato 13 febbraio 2010
CAKE DI PATATE AL CIOCCOLATO SPEZIATO
2. Archie Goodwin ( tutto Nero Wolfe)
3. Darcy ( Orgoglio e Pregiudizio)
si è drasticamente arrivati a questo "poi"
2. Darcy ( Orgoglio e Pregiudizio)
3. Archie Goodwin a parimerito con Massimo ( Fanali Gialli)
E visto che all'orizzonte non vedo proci degni di questo nome, mi sa che la lasciamo così ancora per un bel po'. A meno che non abbiate dei suggerimenti....
Questa versione risente del contributo del numero di febbraio 2009 di CI, dove una delle ospiti in redazione la riproponeva pari pari, ma con la glassa al cioccolato e una nota speziata.
Di mio, c'ho messo lo stampo da mini cake, che, come ben sapete, è quello che fa la differenza
* lungi da voi il sospetto di una nota polemica, da parte mia: c'è- e basta, senza bisogno di far tante elucubrazioni....
Per la torta ( versione della nonna)
200 g di zucchero
1 patata grossa (150 g circa)
1 tavoletta di cioccolato fondente
50 g di burro
un uovo
150 g di farina
1/2 bustina di lievito
farina e burro per lo stampo
Versione speziata
200 g di zucchero
150 g di patate
70 g di cioccolato fondente al 72%
60 g di burro salato
150 g di farina
un'arancia biologica
8 g. lievito in polvere per dolci
farina e burro per lo stampo
Versione mia
200 g di zucchero
1 patata
100 g di cioccolato fondente ( 50 g al 50%; 50 g al 70%)
scorza grattugiata di un'arancia
mezzo bicchierino di cointreau
60 g di burro salato
120 g di farina
30 g di fecola
1/2 bustina di lievito
Procedimento (vi metto solo il mio, che facciam prima)
Far lessarela patata con la buccia, in acqua non salata. Aggiungere il sale pochi minuti prima della fine della cottura.
Nel frattempo, sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro
Mettere la patata in acqua fredda, meglio se con del ghiaccio, sbucciarla e schiacciarla bene. Amalgamarla al cioccolato e al burro fuso, fino a formare un composto morbidissimo. A quel punto, aggiungere l'uovo, la scorza grattugiata dell'arancio e le farine setacciate insieme al lievito. Mescolare bene e, in ultimo, aggiungere il Cointreau.
Stampo da 22 cm imburrato e infarinato, a 170 gradi per una ventina di minuti. Fate la prova stecchino, considerando che comunque l'interno è molto morbido
Nella versione della nonna, c'era solo lo zucchero a velo. Nella ricetta di CI c'è una glassa speziata che ho seguito abbastanza alla lettera
100 g di zucchero a velo
50 g di cioccolato fondente tritato al 75% (io al 70%)
12 g di rum ( ah ah: mi ci vedete, a pesare 12 ml??? mezzo tappo)
cannella in stecca (in polvere, la punta di un cucchiaino)
pepe in grani (no: meno della punta di un cucchiaino di pepe BIANCO: col cioccolato fondente, è la morte sua)
chiodi di garofano (NO: in così poche spezie, sovrastano)
gelatina di albicocche (NO: in teoria, si sarebbe dovuta spennellare la torta con la gelatina calda, prima di versar sopra la glassa. Trattandosi di trovata troppo innovativa per i miei gusti ;-) ho lasciato perdere)
invece, ho aggiunto un pizzico di cardamomo
Ho fatto sciogliere il cioccolato a bagno maria, ho aggiunto lo zucchero a velo e il rum, goccia a goccia. Dopodichè, ho diluito con due cucchiai di acqua bollente. Non preoccupatevi se vi si raggruma: a parte che se l'acqua è bollente non dovrebbe capitare, basta aggiungere ancora un cucchiaio d'acqua per avere una glassa morbida. Alla fine, unire le spezie, mescolare e versare sulla torta.
English Version
2. Archie Goodwin (Nero Wolfe, all the novels)
3. Darcy (Pride and Prejudice)
2. Darcy (Pride and Prejudice)
3. Archie Goodwin tied up with Massimo (Yellow Tail)
For the cake (Grandma's version)
200 g sugar
1 large potato (150 g approximately)
1 bar of dark chocolate
50 g butter
egg
150 g flour
1 / 2 packet of yeast
flour and butter for the mold
Spicy version
200 g sugar
150 g potatoes
70 g dark chocolate 72%
60 g salted butter
150 g flour
Organic orange
8 g. baking powder for cakes
flour and butter for the mold
My version
200 g sugar
1 potato
100 g dark chocolate (50 g to 50%, 50 g 70%)
grated rind of one orange
half glass of Cointreau
60 g salted butter
120 g flour
30 g starch
1 / 2 packet of yeast
Boil potatoes with their skins in unsalted water. Few minutes before potatoes are completely cooked, add salt.
Meanwhile, melt the chocolate in a water bath with butter
Put the potatoes in cold water, preferably with ice, peel and mash well. Stir chocolate and butter melt, to form a soft compound. At that point, add the egg, the grated rind of orange and flour sifted with the baking powder. Mix well and, finally, add the Cointreau.
- Mold 22 cm buttered and floured at 170 degrees for twenty minutes. Do the toothpick test, whereas the interior is still very soft
In Gramma' version, there was only the icing sugar. In C.I, 's recipe there is this spicy chocolate glaze, with my changes
100 g icing sugar
50 g chopped dark chocolate 75% (I used 70%)
12 g of rum (ah ah: could you see me weighing 12 ml?? Half cap)
cinnamon stick (in powder form, the tip of a teaspoon)
peppercorns (NO, only white pepper, and no more than the tip of a tsp:white pepper is faboluous, with chocolate)
clove (NO: in just a few spices, it'll overlook)
apricot jelly (NO: in theory, you would have to brush the cake with the jelly warm before pouring over the icing. dealing with a bright idea, too much original and innovative for me;-) I forgot it)
Instead, I added a pinch of cardamom
I melted the chocolate in a bain-marie, I added the icing sugar and rum, drop by drop. After that, I diluted with two tablespoons of boiling water. Do not worry if it curdles: just add one more tablespoon of water to have a soft glaze. Finally, add the spices, stir and pour on the cake
Buon Appetito
Alessandra
venerdì 30 ottobre 2009
Plum Cake al Mandarino
Ovviamente, quando arrivò quel benedetto giorno, il plum cake al madarino era stato bello che dimenticato, surclassato dalle mode che imponevano a questo tipo di dolce di profumare di spezie esotiche, di assumere un colorito verdognolo e un retrogusto di refrescume ( è finita, l'epoca del tè matcha, o dura ancora????) e, soprattutto, di variare un dosaggio antico e confortante,nella sua semplicità, con proporzioni e ingredienti che, della tradizione, se ne facevano un baffo. Io ho provato tutto, giuro- e alla fine, non so come, sono tornata ai vecchi ricettari, dove il plum cake era quello con "tanta farina quanto burro e quanto zucchero", con l'uvetta, i canditi e il tè per goderselo meglio. Certo, le variazioni sul tema me le concedo, eccome: ma lo spartito resta quello e gli intrusi devono avere le carte in regola per partecipare: armonizzarsi con il resto, valorizzarne il sapore, essere freschi e di stagione. E visto che sui banchi di Cartier, l'altro giorno, sono spuntati i mandarini, non ho resistito: ho chiuso gli occhi davanti al cartellino del prezzo e ho fatto un profumato tuffo nel passato....

Ingredienti per uno stampo da un litro
250 g di farina 00
250 g di burro morbido
250 g di zucchero semolato
4 uova
4 mandarini
un bicchierino di mandarinetto ( o Cointreau)
1 bustina di lievito vanigliato
Per la glassa
250 g di zucchero a velo
qualche goccia di succo di mandarino
Imburrate bene una teglia antiaderente da plum cake e riempitela con metà del composto. Disponetevi sopra gli spicchi dei mandarini, pelati a vivo, e ricoprite con il restante impasto.
Infornate a 190 gradi per almeno 45 minuti ( ma anche un'ora, in certi casi) Se dovesse scurire troppo, coprite la superficie con un foglio di alluminio.
Aspettate che si sia raffreddato, prima di sformarlo.
Quando è completamente freddo, glassatelo, dopo aver mescolato lo zucchero con pochissime gocce di succo di mandarino.
E' perfetto per la colazione del mattino o per l'ora del tè
- Contrariamente a quanto si crede, la vera origine del Plum Cake è tedesca: si trattava di un dolce di prugne (e qui si spiega l' altrimenti incomprensibile "plum") piuttosto basso, più simile ad una crostata che a questo dolce alto e soffice. Furono gli Inglesi, però, a rielaborarlo successivamente, sostituendo, oltre all'impasto, anche la frutta: non più le prugne, ma uvetta e canditi, fissandolo nelle forme in cui è arrivato sino ad oggi
- Per quante ricette girino sui siti e sui testi, la ricetta originale è una specie di 4/4: stesse dosi di burro, zucchero, farina e uova. Per chi non ha voglia di pesare le uova, grosso modo 4 uova corrsipondono a 250 g/ 3 a 175 e così via. Esistono viarianti con uova e tuorli ( in questo caso, 2 uova e 2 tuorli), approvate e concesse
- Il vero segreto per la buona riuscita di un plum cale è montare bene il burro: non si dovrebbero sentire più i granelli dello zucchero, si diceva una volta: anche se nessuno è più così fiscale, usate le fruste elettriche per almeno 7-8 minuti, prima di aggiungere gli altri ingredienti
- La cottura è un'altra nota dolente, per via della forma alta e stretta dello stampo : forno statico, 190 gradi, dai 45 minuti all'ora. Deve uscire umido all'interno, ma non crudo (prova stecchino). Come già detto, coprite la superficie con un foglio di alluminio, nell'ultimo quarto d'ora, se vi sembra che scurisca troppo.
Buon Appetito
Alessandra
English Version
Serves 8 to 10
250 g of flour 00
250 g of soft butter
250 g of sugar
4 eggs
4 tangerines
a little glass of tangerine liquor (or Cointreau)
2 tsp of baking powder
For frosting
250 g of icing sugar
few drops of mandarin juice
Using an electric mixer, beat butter and sugars until light and fluffy. With mixer on low, beat in eggs, one at a time, until incorporated; beat in the glass of liquor, two tangerines zest and, at last, the flour sifted with baking powder. Grease well a non-stick pan from plum cake and half fill with the compound. Put over segments of the mandarins, peeled raw, and cover with the remaining dough. Bake at 190 degrees for about 45 minutes (but an hour, in some cases), until cake is golden ; loosely tent with aluminium foil and bake until cake pulls away from side of pan and a cake tester inserted in center comes out clean. Let cake cool completely in pan. Run knife around cake edge and remove cake from pan. Dust with icing before serving.
This cake is perfect for morning breakfast or for tea time
Buon Appetito
Alessandra
domenica 21 giugno 2009
Coconut bread ( il plum cake della cecilia)
di Alessandra
Quello che segue è un post datato, che risale al 7 gennaio di quest'anno, quando Genova si è svegliata coperta dalla classica coltre di neve. Il che potrebbe far sollevare il sopracciglio anche al più ben disposto di voi, perché va bene che non c'è più la mezza stagione, va bene che facciamo prima ad aspettare Godot che tre giorni di fila di bel tempo, va bene che anche il bucato di ieri sera è andato a farsi benedire, sotto l'ultimo dei temporali, ma inaugurare l'inizio dell'estate con un memoir della nevicata del 2009 , forse, è un po' troppo.
In verità, però, la neve non c'entra : o meglio, all'epoca era stata la fonte di una serie di ispirazioni culinaria fra cui il mitico plum cake del sottotitolo, ma oggi non ha più nessun senso, anzi: anch'io, come tutti, ho voglia di sole, di vacanze, di aria aperta.
Tuttavia, non posso fare a meno di inserirlo qui ed ora, per il semplice fatto che è da qualche tempo che mi accorgo che a questo blog manca un pezzo e che questo pezzo si chiama Cecilia. Che, nel tourbillon di amicizie della mia vita, è quella che resiste impavida da oltre vent'anni, secondo me perché è l'unica dotata di un seppur minimo bagaglio di doti intellettuali tali da poter riuscire ad apprezzare le mie altissime virtù, secondo lei perché è l'unica che ancora riesca a sopportarmi.
Quindi, siccome questo blog è un diario quotidiano della mia vita, e siccome una bella fetta di quest'ultima la condivido con lei, mi tocca presentarvela, attraverso uno dei ritratti più sublimi che mai siano usciti da questa penna, e non capsico perché, dopo averlo letto, mia figlia mi abbia tenuto i musi per una settimana ( la Cecilia è da anni sulla vetta dell'Olimpo personale della creatura e non accenna a schiodarsi da lì) e sia stata inversata come un guanto da mio marito, perché pare che non sia così che si trattano le amiche. A conferma di quello che dicevo sopra, la protagonista, per contro, ci ha riso alle lacrime, al punto che ancor oggi, a distanza di mesi, quando le ho preannunciato che sarebbe uscita dall'anonimato delle persone reali per diventare un personaggio di questo blog, ha convenuto che migliore presentazione di questa non ci potrebbe essere. Anzi, ha anche aggiunto di metterci il sonoro....
Quasi.
70 di burro
150 di farina di cocco
300 di zuchero
2 uova
2 cucchiaini di cannella
200 ml di latte
una stecca di vaniglia
Far bollire il latte e mettere in infusione i semi di vaniglia.
Far fondere il burro e lasciar raffreddare.
Quando latte e burro sono a temperatura ambiente, versare tutti gli ingredienti nel robot da cucina e mescolare bene il composto: dovrà rimanere piuttosto liquido e un po' grumoso, a causa della farina di cocco.
Imburrare e infarnare uno stampo da plum cake da un litro e mettere inn forno caldo a 180 gradi, modallità statica, per 50 minuti. Se dovesse scurire troppo in superficie, cuocete gli ultimi dieci minuti coprendo lo stampo con carta stagnola.
Rispetto ai plum cake tradizionali, che partono da una base di 4/4, questo è molto più leggero: solo 70 g di burro e 2 uova, per un totale di almeno quindici fette di dolce...
Perfetto così, ma anche con banane fresche ( io le odio e non lo farò mai, ma la morte sua mi sa che sia quella) oppure con altra frutta a picere. Se preferite che si senta di più il cocco, dimezzate la cannella o toglietela del tutto.
Va da sè che il plum cake del post fosse quello very british, ma stavolta mi son messa a vento: la stiamo aspettando da un momento all'altro ( la Cecilia, si intende) e non sia mai che mi accusi di averle rovinato la prova costume...
buon appetito
alessandra
martedì 9 giugno 2009
ligurian lemon cake- pierre hermè
Ad essere onesti, se la psicologia fosse una scienza esatta, io dovrei odiare questa incombenza più di tutte le altre: da piccola, era una specie di maledizione. Mi ci mandava sempre mia nonna, che doveva avere una specie di stramaledetto sesto senso (sta a vedere che era un sensore...) per cui sul più bello di ogni gioco mi chiamava per andare a comprare. Mai che mi abbia cercato quando mi annoiavo, nei pomeriggi in cui mi toccava giocare a mamme, o quando ciondolavo davanti ai libri di scuola facendo finta di studiare. Nossignori: o stavo per tagliare il traguardo al gioco del fazzoletto, o ero lì lì per far liberi tutti o era la volta che forse mi riusciva l'impennata con la bici, che quella, implacabile come la morte, piombava sul campo da gioco brandendo a mo' di vessillo la lista della roba da comprare fra i mugugni collettivi e gli sguardi di aperta antipatia dei miei amici.
Le cose sono mutate col passare degli anni, tanto che fare la spesa è diventato, da un dovere, un piacere sempre più incontrollabile: laddove le mie amiche fanno salti mortali per concentrare la spesa al sabato, io la dilaziono in tutti i giorni della settimana; appena ho un minuto di tempo mi fiondo fra i banchi del mercato orientale e non c'è marca di genere commestibile che non abbia conosciuto le mensole della mia dispensa . Naturalmente, più mi allontano da casa, più mi scateno e con la scusa che "questo a genova non si trovo" riesco a caricarmi di qualsiasi cosa, dal prodotto dop alla schifezza doc: e vi lascio solo immaginare i vertici della mia felicità quando ho imparato a fare la spesa in internet, facendo scorte di vaniglia dal madagascar, di spezie per lebkuchen dalla Baviera e di sale dalle Hawaii, che intanto quello non scade, prendiamone un po' di più che c'è l'offerta.
L'unico negozio che ancora non sono riuscita a scovare e che non so cosa darei per riuscirci è il supermercato dei foodografi. Che sarebbero i fotografi di cibo, attualmente i principali responsabili dei miei deliqui di fronte al pc o alle pagine delle riviste specializzate. Osservo le loro foto con tale e tanta attenzione che mi sono convinta che, oltre ad avere talenti e apparecchiature speciali, debbano anche servirsi di cibo altrettanto speciale. Di cioccolato fuso che, anziché spantegarsi sul tavolo in gocce dal colore poco invitante, ricopre le torte disponendosi in morbide e voluttuose curve, senza sbavatura alcuna; di verdure che, anziché perdere brillantezza e contorni dopo due ore e passa di cottura, spiccano nitide e lucenti, come appena colte; di pesci dall'occhio vispo e cigliato, di carni dal colore roseo e uniforme, di frutta che non annerisce e di gelati che non si sciolgono- e anche di granite al basilico che restano verdi, mentre la nostra è diventata giallina....
Ecco, se mai trovassi 'sto benedetto negozio, io ordinerei una vagonata di lamponi che in cottura non finiscono sul fondo. Così, almeno, riuscirei a fare la ligurian lemon cake di pierre hermè uguale uguale a quella che ho visto su un sacco di riviste, con i lamponi belli al centro e non spiaccicati sul fondo come vengono a me. E dire che le ho provate tutte- dal cambio dello stampo alla quantità della frutta, dall'infarinatura previa alle preghiere davanti al forno: niente. Quelli che compro io, devono avere una vocazione da kamikaze, perché si sfracellano al suolo.
Lo hanno fatto anche stavolta, nonostante la grande pensata della forma a muffins: che, oltre a non aver dato soddisfazione alcuna sotto questo aspetto, ha anche prodotto una serie di dolcetti disuguali, con cupolette più o meno sbilenche e dorature più o meno unformi.
Che però non hanno minimamente influito sul sapore: perché questo è Pierre Hermè, signori, e qui si gioca sul serio: con ingredienti, profumi, sapori e tecniche d'eccezione. Il risultato è un capolavoro di leggerezza, di raffinatezza e di gusto che basta un morso a riconciliarti con il mondo intero. Lamponi sul fondo compresi

(versione senza burro)
la scorza di due limoni non trattati
190 g zucchero semolato
45 ml di latte freddo
4 uova intere
2 cucchiai di succo di limone filtrato
130 ml di olio EVO ligure ( leggero)
(1oo g di burro fuso e fatto raffreddare- io non l'ho messo)
175 g di farina
mezzo cucchiaino di lievito
150 g di lamponi
Frullare lo zucchero con la scorza di limone, fino ad ottenere una specie di zucchero a velo giallo. Aggiungere le uova e montare con le fruste elettriche, aumentando via via la velocita, fino ad ottenere un composto spumoso. Abbassare la velocità ed agginger eil latte, il succo di limone e l'olio. In ultimo, la farina setacciata con il lievito.
Imburrare uno stampo rotondo o uno da plum cake, versarvi 3/4 di composto, cospargere di lamponi e coprire con il resto.
Infornare a 180 gradi per 40 minuti circa.
Se usate la forma da plum cake, i tempi nel mio forno, modalità non ventilata, arrivano anche a 50 minuti, con gli ultimi dieci a superficie delle torta coperta con un foglio di alluminio
Nello stampo da torta, quindi più basso, 35. 40 minuti dovrebbero essere più che sufficienti
In versione mini muffins, un quarto d'ora in modalità ventilata, ventidue minuti in modalità statica.
La ricetta originale prevede anche 100 g di burro fuso e poi raffreddato che io ho omesso, con risultati comunque eccellenti.
Buon appetito
alessandra
giovedì 23 aprile 2009
pane alle fragole
150 g zucchero
3 uova grandi
280 g farina 00
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
estratto di vaniglia
50 gr di nocciole o noci spezzettate e tostate
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaio di cannella
200 ml di yogurt intero o di panna liquida
250 g di fragole
Da una parte, si monta il burro con lo zucchero e la vaniglia e si aggiungono le uova ad uno ad uno; dall'altra, si mescolano la farina con il lievito ed il bicarbonato, il sale e la cannella; dopodichè, si aggiunge in tre tempi questo miscuglio secco, alternandolo allo yogurt o alla panna, in due tempi
Tanto per capirci: farina, mescolare, yogurt o panna, mescolare, farina, mescolare, yogurt o panna, mescolare, farina.
Infine, si aggiungono delicatamente le nocciole o le noci e le fragole
Stampo da plum cake da litro, imburrato e infarinato
Forno statico 180 gradi per 50 minuti
ricetta inglese, a cui ho apportato alcune modifiche
1. ho usato la farina autolievitante
2. ho aggiunto un po' più di cannella
3. nocciole al posto delle noci
in forno, dopo 35 minuti, ho coperto la superficie con un foglio di alluminio, per evitare che scurisse troppo.
Nel mio forno, 50 minuti sono stati sufficienti.
Grande figata: le fragole, a differenza delle uvette, non hanno vocazioni suicide e non precipitano sul fondo. al massimo, si dissolvono nell'impasto, il che non fa che giovare alla morbidezza del dolce.
quella inquietante roba rosa che vedete lì, nn sono i resti organici dell'ultima vittima della Fred Vargas ( un luogo incerto, lo sto leggendo in questi giorni), ma un godurioso burro alla fragola, ottenuto frullando tre o quattro fragoloni maturi e incorporandoli a 150 g di burro morbido. quando si dice che non ci facciamo proprio mancare niente....
baci doloranti
ale

















