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venerdì 2 agosto 2013

Kedgeree per l'Abbecedario Culinario d'Europa

Nella foto riso con le spezie da una ricetta di J.Olivier


Per l'Abbecedario culinario d'Europa qui, nel blog di Alessandra, ancora una ricetta della vecchia Inghilterra, un superbo e speziatissimo riso, che ci ricorda quanto questo paese amasse le colonie, riso tipicamente indiano, buono con tanto curry, come piace a me, con senape, erbe odorose e un meraviglioso basmati , il tutto condito con un ottimo yogurt naturale, io l'ho apprezzato molto, amo questi cibi.
La ricetta è di Jamie Olivier e la potete trovare qui

lunedì 22 luglio 2013

Cucina Toscana: Il Gatto'



nella foto il gattò, salame di uova, farina, zucchero, farcito con crema pasticcera e cioccolato


Il gattò, così gli aretini chiamano il salame dolce, l'etimologia deriva dal francese "gateaux", quando c'erano i francesi, questi erano soliti finire così i loro pranzi e gli aretini hanno tradotto gattò. E anche oggi si continua a fare il gattò, a Grosseto si chiama salame dolce, ma essendo per parte di mamma aretina sapevo di questo modo, diciamo anche un po' buffo di chiamare questo dolce, che è buonissimo, si può farcire in tanti modi, tutte le marmellate che vogliamo, il cioccolato fatto con il cacao oppure la tanto agognata nutella, o il cioccolato da copertura, o la crema pasticcera un po' soda, e ancora la crema pasticcera e la frutta fresca, fragole, ciliegie...delizioso gattò.

lunedì 13 maggio 2013

TRUFFLE SEMIFREDDO AL RUM


Dopo i risultati delle elezioni politiche di ieri credo sia doveroso fare un bagno di cioccolato tanto per gratificarsi e rinfrancare lo spirito sono  molto delusa dal voto degli italiani, si sono dimenticati le mignotte, i balletti con le minorenni, i condoni, le grandi evasioni consigliate dallo stesso, insomma gli hanno perdonato tutto...bene questo ci serve proprio.
Da Sale&pepe di ottobre

Ingredienti per 10 persone (dicono loro) io dico 8 scarsi

uno stampo della capacità di 1 litro, da budino va bene, il mio è in alluminio di quelli di una volta

400 grammi di cioccolato fondente
3 decilitri di panna fresca 
1 baccello di vaniglia
2 cucchiai di rum
80 grammi di burro
4 tuorli
150 grammi di nocciole tostate
130 grammi di zucchero semolato

Mettete le nocciole in forno e fatele tostare al grill, non bruciatele, nel frattempo mettete i 130 grammi di zucchero in un padellino con 3 cucchiai di acqua e fate sciogliere le zucchero, aggiungete le nocciole e mescolate fino a che diventa bianco, tipo sabbia, continuate a cuocere lo zucchero fino a che caramella, spegnete e versate il tutto su carta forno. Fate freddare le nocciole e poi pestatele nel mortaio, o mettetele in mezzo a due fogli doppi di carta forno, sopra un canovaccio e battetetele con un mattarello senza polverizzarle troppo. Lasciatene 3/4 per il decoro finale.
Incidete il baccello di vaniglia, raschiate i semini e metteteli nella panna in fusione per 20 minuti, la ricetta  prevedeva di portare la panna quasi ad ebollizione, io l'ho fatto e dopo non si è montata e l'ho buttata, per cui non fatelo.
Tritate il cioccolato e mettetelo in una pirofila a sciogliere in bagnomaria e aggiungete il rum.
Montate il burro a crema e poi aggiungete i tuorli, quando il composto di cioccolato è sciolto e meno caldo aggiungetelo al composto di uova e burro.
Montate la panna alla vaniglia e aggiungetela al composto con il cioccolato con movimenti dal basso verso l'alto.
Con questo composto riempite il vostro stampo a strati, nocciole tritate e cioccolato fino ad esaurimento, lasciate un cucchiaio di nocciole tritate sempre per il decoro.
Adesso mettete il vostro truffle nel congelatore per almeno 8 ore. 
Toglietelo dal freezer e passatelo per pochi secondi in acqua molto calda, giratelo in un piatto di portata e basterà un colpetto per farlo scendere, decoratelo con le nocciole tritate e quelle intere, e godetevi questa delizia.
535 calorie a porzione

                                                    qui troverete tutte le informazioni


 Con questa ricetta dolce partecipo a Get an Aid in the Kitchen del blog Cucina di Barbara 








mercoledì 1 maggio 2013

SCHINKENFLECKEN - cucina giuliana


Questo mese partecipo al gioco "l'Italia nel piatto" guest del mese, con questa bella ricetta dal nome impronunciabile Schinenflecken. (copiata da Stefania del blog Nuvole di Farina) Si tratta di lasagne condite con prosciutto, uova, panna e burro, non è una ricetta light, però apprezzerete la bontà di questa pasta. si tratta di una ricetta della cucina giuliana, da non confondere con quella friulana, il Friuli Venezia Giulia è formato dal Friuli, che affonda le sue radici nel patriarcato di Aquileia e la Repubblica Serenissima, e dalla Venezia Giulia rimasta in territorio italiano dopo la seconda guerra mondiale, compresa tra le Alpi Giulie e il mare Adriatico, dal golfo di Trieste, all'estremità meridionale dell'Istria, i suoi abitanti sono detti giuliani. Questa parte di territorio della Venezia Giulia, rimasto all'Italia nel secondo dopoguerra, costituisce, insieme al Friuli, la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Interessante è leggere la ricetta in dialetto triestino, e potrete farlo andando nel blog di Stefania Nuvole di farina, dove ho copiato la ricetta.

per la pasta:

250 grammi di farina 0 più 50 grammi di semola rimacinata
2 uova bio
acqua, q.b.
sale
olio
io ho messo tutto nella macchina del pane, modalità impasto e ho preparato la sfoglia, fatta riposare, poi tirata e tagliata in rettangoli che ho fatto cuocere in acqua leggermente salata per pochi minuti poi messo ad asciugare nei canovacci.

per l'impasto:

250 grammi di prosciutto crudo
2 uova bio
100 grammi di panna da cucina
70 grammi di burro
Tritare il prosciutto, lavorare i tuorli con il burro morbido, montare a neve gli albumi,  unire al composto di tuorli e burro il prosciutto crudo, tagliato, e la panna, e per ultimi gli albumi, incorporandoli lentamente all'impasto.
Riprendiamo i nostri pezzi di pasta e cominciamo ad assemblare le nostre lasagne, un po' di farcia e la pasta, fino ad esaurimento, completare con il prosciutto, mettere in forno a 150° per 45 minuti. Ecco il nostro Schinkenflecken.


 con questa ricetta partecipo al gioco "L'Italia nel piatto"







venerdì 8 marzo 2013

CAPRESE AL CIOCCOLATO BIANCO

E' un periodo che amo fare i dolci, torte di ogni tipo, impasti morbidi,  torte con il cioccolato, poi le assaggio e basta, però mi piace farle, gli dedico un po' di tempo. E anche stasera vi offro una delizia della pasticceria italiana famosa nel mondo: la caprese al cioccolato bianco. Raffinata, superlativa, morbida, dolce, sublime, tutto si può dire di questa splendida creazione. Tutta la Costiera c'è dentro a questo dolce, i colori, i profumi che escono dal forno mentre la torta cuoce riempiono la casa, i profumi degli splendidi limoni di Sorrento, di Amalfi e di tanti altri luoghi meno conosciuti, il limoncello, altra delizia nata in questi bellissimi paesini arroccati sulla Costiera, così tanto degradati e deturpati, da scellerate costruzioni selvagge, senza nessuna regola, luoghi incantati distrutti dalla mano della camorra che purtroppo fa da padrona in questa regione che potrebbe vivere molto bene con le sue risorse se non ci fosse questo cancro che le impedisce qualunque tipo di crescita, anzi la costringe sempre a fare passi indietro, in ordine cronologico l'incendio alla Città della Scienza, un posto bellissimo pieno di arte e cultura andato in fumo nel giro di poche ore, è sì perché la cultura è quella cosa che le organizzazioni criminali non amano, sì sa che più la gente ha cultura più è difficile da manovrare, pensa con la propria testa e magari si ribella anche...bene andiamo alla nostra ricetta, presa pari pari da Sale&pepe di ottobre.

Ingredienti:

loro dicono che questa dose è per 12 persone, a me, da ieri sera, ne è rimasto 1 quarto...comunque è per una teglia da 26 cm, io ne ho usata una leggermente svasata, mi piace di più questa forma, rivestita di carta forno bagnata e strizzata, altrimenti l'impasto, abbastanza liquido, si attaccherebbe alla teglia anche se imburrata e infarinata.

200 grammi di mandorle spellate
200 grammi di cioccolato bianco
5 uova biologiche 
150 grammi di zucchero semolato
150 grammi di burro
4 limoni non trattati, i miei vengono da un giardino di Ostia, belli, grossi e profumati
1 bicchierino di limoncello, io 2 home made che trovate qui, anzi è rosolio al limone un po' diverso
zucchero a velo per spolverare
mandorle a lamelle - omesse -
foglioline di menta - omesse




Frullare le mandorle, devono diventare finissime, con il cioccolato e lo zucchero semolato, poi aggiungere il burro e frullare ancora. Versare l'impasto in una ciotola e aggiungere le uova, uno alla volta, il limoncello, la scorza dei 3 limoni e 3 cucchiai di succo di limone, mescolare fino ad amalgamare il tutto.  Foderare la tortiera (come sopra) e cuocere a 180°C  per un'ora. La torta andrebbe fatta riposare 12 ore e mangiata il giorno successivo, noi l'abbiamo mangiata dopo 6/7, era buona.
Quando è fredda sformatela, spolverizzatela con lo zucchero a velo e decoratela come preferite con fettine di limone o altro. Conservatela in frigorifero, se avanza.

Con questa ricetta partecipo al contest  di Donatella del blog Fior di Rosmarino per festeggiare i due anni del blog

























mercoledì 6 marzo 2013

Quanti modi di fare e rifare la Pastiera di maccheroni


Siamo al 6 marzo, un soffio ed è primavera, sto scrivendo da una Roma grigia e poco piacevole ma le giornate hanno un profumo diverso, e sono molto più lunghe, insomma fanno ben sperare che la primavera arrivi presto e carica di buone intenzioni.
Questo mese la nostra Cuochina, ci porta nel blog di Francesca a visitare la sua cucina e carpire i segreti della pastiera cara a suo nonno. Non è la pastiera a cui siamo abituati, è diversa ma molto buona, e poi risveglia in lei dei bellissimi ricordi e anche a noi piace far parte di questi ricordi.

Ingredienti


500 grammi di  capellini (spaghetti sottili) Io ho usato i tagliolini di grano duro
1 litro di  latte
1 chilo di  zucchero
12 uova
100 grammi di sugna, io burro
100 grammi di cedro candito a pezzettini
sale, una presa
acqua di fiori d'arancio, un paio di cucchiai
Cuocere i capellini come una normale pasta, nell'acqua appena salata, scolare l'acqua, lasciandone poca in fondo, un centimetro, e poi aggiungere tutto il resto: il latte, il burro, lo zucchero, le uova sbattute e per ultimi i canditi e l'acqua di fiori d'arancio Alla pasta si aggiunge il latte, la sugna, lo zucchero ed infine le uova sbattute, i canditi e l'acqua di fiori d'arancio.

Imburrate e infarinate una teglia, quella tipica da pastiera sarebbe l'ideale, in ferro o alluminio,bordi svasati, alti qualche centimetro, versare l'impasto nella tortiera e infornare a 200°C per un'ora, io l'ho tenuta un'ora e mezzo abbondante, ma dipende dai forni, regolatevi. Per questa dose ci vorrà una teglia molto grande, Francesca scrive di aver saputo che la teglia deve avere un diametro di 42 cm, io ho diviso la dose in 4 e ho usato una teglia di 22 cm ed è venuta alta 4 cm, regolatevi con queste misure.
Buona pastiera.
Il mese prossimo, il 6 aprile ci incontreremo nel blog Babà che bontà



domenica 24 febbraio 2013

RAVIOLI BROCCOLI, NOCI E GORGONZOLA


Non usate mai farine molto raffinate per fare la pasta e il pane, usate farine, integrali, farine di grani italiani, ce ne sono di molto buone, io vado spesso a comprarle al punto macrobiotico, e lì ho trovato farina di un grano coltivato in Sicilia, un grano tenero che vorrei farvi sentire, la pasta ha il sapore di quando la faceva mia nonna e la scadenza è breve pochi mesi, non anni come la farina che si compra nei supermercati, quella delle grandi aziende, no è un'altra cosa, e poi quella d'orzo l'hanno macinata davanti a me, sul banco, con un piccolo mulino a pietra, c'è voluto un po' di tempo e non è molto raffinata, piuttosto grossa, ma l'odore e il sapore sono unici e la pasta o il pane sono molto più buoni. Per questi ravioli ho usato invece una semola rimacinata perché avevo bisogno di una pasta che tenesse bene l'impasto abbastanza umido.

Partiamo dalla pasta: come dicevo, farina d'orzo macinata a pietra al momento, semola rimacinata di una buona marca, niente di particolare, uova bio, olio evo, sale, curcuma per le note proprietà.
Il ripieno: broccoli, non cime di rapa quelle con il fiore, proprio broccoli, solo foglie, piante piccole, dolci, tenere, qualche minuto in poca acqua bollente ed erano pronte, delle buone noci di Sorrento e del gorgonzola dolce, un risultato più che soddisfacente.

Ingredienti: 

Pasta:

150 grammi di semola rimacinata 
150 grammi di farina d'orzo macinata sul momento
2 uova bio
una presa di sale
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di curcuma per le sue note proprietà, 
200 grammi di parmigiano o grana

Unire le due farine, aggiungere le uova, il sale, la curcuma, l'olio e impastare, tenetevi dell'acqua tiepida e se è il caso aggiungetene un cucchiaio per volta. Impastate bene, io ho messo tutto nella macchina del pane, funzione impasto, poi fate riposare.

Ripieno:

300 grammi di broccoli già lessati, strizzati e tritati, 
200 grammi di gorgonzola fatto a tocchettini, 
20 noci, tritate grossolanamente, se lo avete, con il mortaio

Per condire:

In una larga padella far sciogliere del gorgonzola, aggiungere della crema di latte, del parmigiano grattugiato e far scaldare, quando sono cotti mettere i ravioli in questa padella e inondarli di parmigiano.

Per fare i cestini di parmigiano:

Mettere qualche cucchiaio di parmigiano in una padellina, farlo sciogliere da tutt'e due le parti e quando ha preso colore rovesciarlo su una tazzina rovesciata, un bichiere, una ciotola e dargli la forma che volete, fatelo indurire e poi usatelo, sono molto carini da mettere nei piatti.
Mettere i broccoli tritati, il gorgonzola a tocchetti, le noci frantumate in una terrina, amalgamarli e aggiustare di sale e pepe, lasciare da una parte e prendere la pasta, cominciare a tirare delle strisce non troppo sottili, e fare i ravioli, vedrete che saranno belli gialli, tendenti al verde, per la presenza della curcuma e delle verdure, Quando sono tutti pronti, fate bollire una pentola con acqua salata, calateli quando l'acqua bolle e fateli cuocere  qualche minuto, forse anche 4/5 perché la pasta fatta con farina di grano duro è più dura e necessità di una cottura ulteriore, metteteli nella padella e conditeli con la crema di gorgonzola.
Io ho fatto il cestino con il parmigiano per servirli.
Versate del parmigiano grattato in una padella piccola, ponetela sul fuoco  e appena il parmigiano si scioglie e comincia a fare una leggera crosticina sotto, giratela, fatela  dorare anche dall'altra parte e poi rovesciatela su uno stampo della misura che preferite, una tazzina, un bicchiere o altro, servite poi i ravioli dentro al cestino.                     


martedì 22 gennaio 2013

ACQUA COTTA




La Storia
L’Acqua Cotta della mia nonna, diversa dalle tante che si trovano in tutta la Toscana, molto più semplice. Senza funghi, senza salsiccia, senza pancetta, con le verdure "sull'uscio" come si diceva una volta, cioè appena apri la porta che dà sull'orto, le trovi.
Questa è la ricetta dell'Acqua Cotta, della mia nonna materna, la nonna che cucinava benissimo, qualunque cosa, i suoi pici erano la fine del mondo, quando lei "appiciava" era un piacere guardarla ed io la guardavo ed ho imparato a fare i pici, i suoi arrosti, unici, e quei gesti, che si ripetevano da decenni, e lei non era mai stanca, aveva un sorriso per tutti, un abbraccio, un bacio. Io le volevo molto bene, mia nonna era una donna dei primi del novecento, ma aveva idee molto moderne, amava il mondo, amava i giovani, era felice quando sapeva che andavamo fuori dall'Italia, o in vacanza o per lavoro, era felice perché sapeva che stavamo bene. Lei aveva cresciuto tutti i nipoti, tutti noi, la sua casa era al centro dell'isolato e tutti o al mattino per la colazione o per il pranzo o per la merenda ci capitavamo e lei sempre felice di vederci, ci sfamava con pane e pomodoro, pane vino e zucchero, che merende meravigliose, 
LAcqua Cotta era un mangiare molto povero che preparavano i mandriani durante le lunghe attese guardando le bestie che pascolavano, o quando le portavano d'estate e mangiare erba fresca nelle zone del Casentino, oppure i carbonai quando andavano nei boschi a fare le carbonaie e stavano fuori diversi giorni, tutti si portavano dietro olio sale un pezzo di pane che già non era morbidissimo, carne secca e un pezzo di baccalà ovviamente secco. Poi quando era ora di mangiare mettevano nell’acqua un mazzo di erbe trovate al momento nei campi, ci buttavano dentro il soffritto di pancetta e cipolla e poi il baccalà e le patate. Questo è quanto riporta Leo Codacci nel suo libro “Civiltà della tavola contadina” che parla di quel pezzo di Toscana, la Maremma appunto, oggi ricercatissima da un turismo molto esigente, ieri terra di malaria, terra aspra e dura, Maremmamara appunto. E poi c'erano le donne che restavano a casa e dovevano dar da mangiare ai figli, che erano sempre tanti, e così andavano nell'orto dietro casa e prendevano le poche erbe e le mettevano nell'acqua e ogni tanto, quando si salvavano dalle razzie quotidiane di padroni senza scrupoli, ci mettevano anche qualche uovo. Fin qui la storia, della mia nonna e della Maremma. 
Adesso vado a raccontarvi la mia ricetta, è certo che è solo mia, se ne trovate una uguale, vuol dire che è stata copiata. Fatela, e se volete pubblicarla, citate la fonte.

Ingredienti:

1 etto di sedano a testa, (se ci sono 10 persone sarà 1 chilo così per le altre cose)
1 cipolla grande bianca a testa, se è tempo usate quelle schiacciate grandi, altrimenti le 

   dorate
1 etto di coste a testa, per le coste prendete le bietole quelle grandi e usate solo la parte inferiore
carote, le carote si mettono solo per un effetto ottico, 1 se si è in pochi, 3-4 se in 10 o più
1 barattolo di pelati piccolo o grande a seconda della quantità di verdure o pomodori freschi, o una buona passata

sale e pepe
1 uovo a testa, io bio


Prendete un tegame dai bordi un po' alti, metteteci dell'olio extravergine di oliva, due spicchi di aglio schiacciati, fateli imbiondire e poi toglieteli. Dopo aver lavato accuratamente le verdure, cominciate a tagliarle a tocchetti e mettetele via via nel tegame, iniziate con le verdure più dure, il sedano, e continuate molto lentamente in modo che le stesse si appassiscano, vedrete infatti che all'inizio riempiranno il tegame e quando inizieranno a perdere acqua diventeranno poche poche. Una volta finito mettete un piccolo barattolo di pelati schiacciati con la forchetta o passati, in estate potete mettere pomodori freschi, ricoprire il tutto con acqua bollente, regolate il sale e mettete il coperchio. Un'ora di cottura a fuoco medio basso, le verdure devono essere cotte ma non spappolate...a fine cottura rompete un uovo a testa (deve rimanere intero) dentro l'acqua cotta. L'uovo si cuocerà subito e potete iniziare a fare i piatti. Se qualcuno vuole mettere del pane abbrustolito va bene, mettete un ramaiolo abbondante di verdure e sopra l'uovo. Una generosa macinata di pepe e un giro d'olio....una delizia.
Questa è la mia ricetta del cuore, l'Acqua cotta della mia nonna.



                        Con questa ricetta partecipo al contest di Pane, burro e Marmellata



giovedì 27 dicembre 2012

TORTELLINI


























A Natale si fanno i tortellini, perché a Natale si mangiano i tortellini, è tradizione e anche se vengo da una famiglia niente affatto tradizionalista, niente affatto cattolica, il 25 dicembre a tavola ci sono sempre stati i tortellini fatti rigorosamente a mano. Io per fare i miei tortellini mi affido da anni alla ricetta depositata nel 1974, presso la Camera di commercio di Bologna, dalla Confraternita del Tortellino e dall'Accademia italiana della cucina, e devo dire che i tortellini sono eccellenti. Ovviamente c'è una diatriba tra alcuni comuni per accreditarsi la paternità del ripieno dei tortellini, ma credo che sarà così per sempre, per ciò che mi riguarda trovo le ricette molto simili e tutte molto buone, fatte con ingredienti di prima qualità.

Ingredienti:

300 grammi di lombo di maiale
300 grammi di mortadella
300 grammi di prosciutto crudo - io Parma
450 grammi di parmigiano-reggiano invecchiato 24-30 mesi
3 uova- io bio
odore di noce moscata
con questa ricetta vengono quasi mille tortellini piccoli

Far riposare per due giorni il lombo di maiale sopra ad un battuto di sale, pepe, rosmarino e aglio e poi cuocerlo nel burro. Macinare tutto al tritacarne e amalgamare bene, fatelo il giorno prima e riponetelo in frigorifero. Passiamo alla pasta per i tortellini.

per la sfoglia:
250 grammi di farina di grano duro - io Molino Chiavazza
250 grammi di semola rimacinata Senatore Cappelli
5 uova biologiche
1 cucchiaio di olio evo - io Olio Dante

Passare le due farine al setaccio, fare la fontana e versare al centro le uova un po' sbattute, il sale e l'olio, impastare bene e lavorare a lungo per fare un impasto liscio ed omogeneo.
Una volta pronta anche la farina, fate i tortellini, metteteli ad asciugare su una spianatoia infarinata e potete lasciarli fuori fino al giorno dopo. I tortellini andrebbero cotti in un brodo fatto con cappone e carne di manzo.



mercoledì 5 dicembre 2012

BISCOTTI OCCHIO DI BUE

Vi piacciono i biscotti Occhio di bue? a noi tantissimo, ma quelli comprati sanno solamente di vanillina chimica, e di patate, questi sono venuti eccellenti, li ho fatti ieri, e sono finiti, praticamente sono piccole crostate, è un buon biscotto e fatti in casa si fanno mangiare, confetture eccellenti quelle del Colle della Croce, ciliegie e arance, con queste ho farcito i biscotti.
     

Ingredienti:

500 grammi di burro - io 125 grammi
1000 grammi di farina 00 - io 250 grammi di farina 0 Molino Chiavazza
8 tuorli - io 2 tuorli
confetture di vari gusti - io ciliegie e arance Colle della Croce
400 grammi di zucchero a velo - io 100 grammi, più quello da mettere sopra

La dose era per 22 biscotti, cioè 44 cerchi, io ne ho fatti, 11, anzi con gli avanzi sono riuscita a farne 12.

In una terrina impastare la farina, setacciata, con il burro a temperatura ambiente, verrà una cosa granulosa, come se fosse sabbia, unite i tuorli, un pizzico di sale, lo zucchero a velo e impastate, lavorate fino ad avere un impasto liscio, mettetelo a riposare in frigo nella pellicola, io l'ho fatto addirittura il giorno prima, poi stendetelo sulla spianatoia infarinata (io spianatoia Meeting) come una frolla, con il vostro attrezzo o un coppapasta di 10 cm di diametro fate i cerchi e con uno più piccolo di 4,5 cm  fate i buchi ai cerchi che vanno sopra, mettete in forno caldo a 170/180 per 15 minuti (non si devono colorare fate attenzione).

Prima di andare in forno, cercate di fare i buchi al centro, non come me...

Una volta pronti metteteli a freddare su una gratella e quando saranno freddi mettete al centro di ogni cerchio un cucchiaino di confettura, io ciliegie e arance Colle della Croce, coprite con il biscotto forato e spolverizzate con lo zucchero a velo. Se vi piacciono i biscotti Occhio di bue, questi vi piaceranno moltissimo.
Ricetta di Giallo Zafferano 

mercoledì 23 marzo 2011

Uova di quaglia con sale al tartufo




Capita di avere voglia di mangiare due uova? sì, ma non due uova normali grandi, due uova piccolissime di quaglia, che contengono pochissimo colesterolo e sopra una spruzzata di meraviglioso sale al tartufo. Il sale della Magnatum club, nota azienda umbra specializzata nella lavorazione dei migliori tartufi bianchi e neri italiani, non solo, la Magnatum lavora anche caviale, formaggi, bottarga, e ancora, fagioli borlotti, fagioli dall'occhio, mostarda di mele, e il famoso Strolghino di culatello, che io ho mangiato a Natale e ho comprato anche ieri dal mio salumiere, una delizia. Potete trovare qui  tutte le specialità della Magnatum club.