Aspettando l' estate che tarda ad arrivare io mi preparo un salmorejo ,
una zuppa tipica di Cordoba e ideale per combattere le torride giornate andaluse, dove è facile che l’estate le temperature superino i 40°C, e pur non avendo ancora queste giornate mi fa piacere illudermi che l' estate sia alle porte.
La ricetta viene dal Calendario del cibo dove vi consiglio di andare a leggere anche tutta la storia e l'evoluzione di questo piatto.
Salmorejo de Cordoba
Ingredienti
Per 5 persone
- 1 Kg di pomodori ramati ben maturi
- 200 g di mollica di pane raffermo
- 100 g di olio extravergine d’oliva dal gusto deciso
- 1 spicchio d’aglio rosso di Sulmona
- 10 g di sale fino
- Acqua e aceto, q.b.
- Uova sode, prosciutto crudo e crostini per accompagnare
Mettere a bagno il pane a pezzetti in poca acqua e aceto (volendo l’aceto si può eliminare o aggiungere alla fine per dare più gusto).
Lavare e sbucciare i pomodori (per un risultato più vellutato), tagliarli a cubetti e mettere in un frullatore insieme al pane strizzato, l’olio, il sale e l’aglio. Frullare per qualche minuto o fino ad ottenere una crema ben liscia.
Servire ben fresco in ciotole accompagnato da prosciutto, crostini e uovo sodo che ogni commensale potrà scegliere liberamente per guarnire il proprio salmorejo.
1 commento
Ma chi ha detto che le lenticchie vanno bene solo a San Silvestro?
Trovo che siano perfette per zuppe, primi piatti, polpette vegetariane, l' importante è non proporle sempre nella stessa maniera.
Ho scovato questa ricetta sul sito della Sunsweet ed ho subito capito che mi sarebbe piaciuto.
La dose é per tre / quattro porzioni, l'importante è non ritrovarvi commensali che hanno difficoltà a mangiare le prugne abbinate ad una zuppa o un' allergia alle prugne.
Comunque si conserva bene in frigo e, volendo, si può anche rendere a vellutata, noi l'abbiamo mangiata per due giorni di seguito, ma non è stato un sacrificio.
Ho adattato come sempre la ricetta alla mia dispensa.
Zuppa marocchina di lenticchie rosse e prugne
Per 3/4 porzioni
- 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
- 1 cipolla piccola
- ⅔ cucchiaino di cumino
- ½ cucchiaino di curcuma
- ¼ cucchiaino di cannella
- 2 spicchi di aglio rosso
- 3 carote medie
- 150 g lenticchie rosse
- 100 g prugne secche snocciolate
- 400 g pomodori pelati
- 600 g brodo
In una larga padella scaldare l'olio, unire la cipolla tagliata a cubetti, far ammorbidire per 7 minuti.
Unire le spezie, alzare la fiamma e cuocere per un minuto.
Unire le carote tagliate a cubetti e gli spicchi di aglio tritati finemente, mescolare e cuocere per 5' abbassando la fiamma, se occorre allungare con dell'acqua, trascorso questo tempo unire le lenticchie, le prugne tagliate a tocchetti e i pelati e portare ad ebollizione, unire il brodo e proseguire la cottura per 30'.
Controllare, le lenticchie dovranno risultare quasi disfatte , se é necessario prolungare la cottura e, nel caso, allungare con altro brodo.
Assaggiare e aggiustare di sale.
Trovo di una noia mortale sentire le persone lamentarsi del tempo, in qualunque periodo dell'anno.
E fa caldo, e fa freddo, e uffa la pioggia, e uffa la neve, insomma possibile che non si possa trovare un altro argomento di conversazione?
E poi, come scriveva il grande Eduardo De Filippo :" Il freddo non l'ho inventato io, l'ha creato il Padreterno", vale anche per il caldo e tutte le varianti meteorologiche.
Io semplicemente continuo a fare le stesse cose, ma non disprezzo una cucina veloce, fresca e soprattutto adatta a chi non ha il sangue freddo come me.
La ricetta di questo gazpacho é di Ferran Adrià e l'ho letta sulla pagina fb di L'ultima Fetta, anche io l'ho riadattata utilizzando ad esempio dell'aglio rosso di Sulmona.
Accompagnando questa zuppa con crostini, sarà una cena perfetta per chi il caldo di questi giorni lo avverte.
Gazpacho di Ferran AdriÃ
Dose per 2 / 3 persone
E fa caldo, e fa freddo, e uffa la pioggia, e uffa la neve, insomma possibile che non si possa trovare un altro argomento di conversazione?
E poi, come scriveva il grande Eduardo De Filippo :" Il freddo non l'ho inventato io, l'ha creato il Padreterno", vale anche per il caldo e tutte le varianti meteorologiche.
Io semplicemente continuo a fare le stesse cose, ma non disprezzo una cucina veloce, fresca e soprattutto adatta a chi non ha il sangue freddo come me.
La ricetta di questo gazpacho é di Ferran Adrià e l'ho letta sulla pagina fb di L'ultima Fetta, anche io l'ho riadattata utilizzando ad esempio dell'aglio rosso di Sulmona.
Accompagnando questa zuppa con crostini, sarà una cena perfetta per chi il caldo di questi giorni lo avverte.
Gazpacho di Ferran AdriÃ
Dose per 2 / 3 persone
- 2 spicchi di aglio rosso di Sulmona
- 500 g pomodori rossi tondi
- 1 cetriolo piccolo
- 2 cipollotti freschi
- 1 peperone rosso medio
- 70 g mollica di pane casereccio
- 60 g acqua
- 1 cucchiaio di maionese
- 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
- 1 cucchiaio di aceto ( per me di miele)
- sale
- pepe
In un pentolino con acqua fredda porre gli spicchi d'aglio sbucciati e privati dell'anima centrale. Portare a bollore, scolare e porre nuovamente nel pentolino con acqua fredda, riportando al bollore, scolare e ripetere un' altra volta.
Scolare definitivamente e aggiungere nel bicchiere del frullatore in cui verseremo i pomodori lavati, tagliati a spicchi, il cetriolo, il peperone, i cipollotti, l'acqua , frullare a lungo.
Passare attraverso un colino non troppo fine o un chinois e porre nuovamente nel frullatore.
Aggiungere olio, maionese, aceto, mollica, sale e pepe e frullare ancora.
Far raffreddare in frigo per un paio di ore.
Servire accompagnando con crostini di pane croccante.
Mi hanno regalato due mazzetti di Levitico, arrivato direttamente dalla Romania e io, dopo averlo assaggiato da crudo, e averlo trovato a metà strada tra il prezzemolo e il sedano, ho cercato subito notizie e come utilizzarlo in cucina.
Ho imparato che é una pianta presente in tutta l'area del Mediterraneo, in Europa e nel nord America, appartenente alla famiglia dell'aneto e dell' angelica, é detto anche prezzemolo dell' amore per le sue proprietà afrodisiache.
Utilizzato per insaporire zuppe, minestre, frutti di mare, baccalà , verdure saltate in padella.
Ha anche molte altre proprietà che vi suggerisco di andare a leggere su questo blog, da cui ho preso anche la ricetta.
Zuppa di levistico
Dose per 2 persone
Ho imparato che é una pianta presente in tutta l'area del Mediterraneo, in Europa e nel nord America, appartenente alla famiglia dell'aneto e dell' angelica, é detto anche prezzemolo dell' amore per le sue proprietà afrodisiache.
Utilizzato per insaporire zuppe, minestre, frutti di mare, baccalà , verdure saltate in padella.
Ha anche molte altre proprietà che vi suggerisco di andare a leggere su questo blog, da cui ho preso anche la ricetta.
Zuppa di levistico
Dose per 2 persone
- 150 g patate
- 75 g levistico
- 1 carota
- 1 scalogno
- 50 cl panna
- 500 ml brodo vegetale
- 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
- sale
- pepe
- pinoli
Sbucciare la patata e tagliarla a cubetti, pelare la carota e tagliarla a rondelle, lavare il levistico e asciugarlo.
Versare in una padella antiaderente un cucchiaio di olio,scaldare, affettare lo scalogno e inserire nella padella insieme alla patata, carota e levistico, far rosolare.
Aggiungere il brodo e far sobbollire per circa 30'.
Aggiustare di sale e pepe.
Se il brodo si dovesse asciugare troppo, aggiungerne altro.
Al termine versare in un boccale e mixare fino ad avere una purea, inserire la panna e porre nuovamente sul fuoco, mescolando ( io non l'ho fatto ed è stato ugualmente buono).
Scaldare un pentolino antiaderente e far tostare leggermente dei pinoli.
Versare la zuppa in due ciotole, cospargere con i pinoli e gustare.
Ho provato a convertirmi all'ebook, ci provo ad essere moderna e a passo con i tempi.
Tutto è iniziato la scorsa estate quando, per colpa della miademenza sbadataggine, ho dimenticato i libri da portare con me al mare.
Tragedia!
Subito mi risolleva la pargola numero uno prestandomi prontamente il suo aggeggio moderno.
La ragazza è anche una che si accontenta, l'aggeggio in questione è di quelli basici, semplici semplici, niente retroilluminazione, nè pagine a colori, pochissime funzioni, quasi da libro tascabile edizione economica.
Tutto a mio favore che con la tecnologia ho serissimi problemi ( prima o poi vi racconterò quello che mi accade ogni sera con il telecomando della tv), fatto sta che sono riuscita a leggere un intero libro sfogliando pagine virtuali e ne sono stata felice.
Terminate le vacanze ero oramai ingolosita dalla possibilità di scegliere tra centinaia di libri tenendo in mano un affarino leggerissimo e così ho continuato a leggere sfogliando pagine virtuali, ma umettandomi puntualmente l'indice.
Per pura celia ho iniziato il romanzo di Joanne Harris ( quella del più famoso Chocolat) Cinque quarti di arancia, bello, ben scritto, una storia in cui si incrocia la Storia con le piccole storie dei protagonist, per farla breve il romanzo mi prende e quando sto per arrivare alla conclusione...
Nulla!
Il vuoto!
Pagine bianche.
Ma come?- domando con voce isterica alla figliola- non ci sono i capitoli finali?
Non è possibile, è un ebook, deve esserci tutto il romanzo ( con voce sempre più acuta e sempre più isterica ) DEVE!
E invece non ci sono, bella tecnologia, in pratica una mega-sola e a me è rimasta la curiosità di conoscere come va a finire la storia.
Tutto questo però non è stato invano ( oggi mi sento filosofica).
Nelle pagine di questo romanzo si ritrovano descrizioni di piatti, di profumi e di ricette, buttate un pò lì, così come le darebbe una nonna o una vecchia zia: metti un po' di questo, un po' di quello, come ti piace, come preferisci.
Una delle ricette è una zuppa di miglio, detta anche pavè.
Ho provato a fare delle ricerche, ma non ho trovato da nessuna parte la descrizione di un piatto con le caratteristiche descritte che utilizzi questo nome.
La ricetta è ottima, strana negli abbinamenti, ma gustosissima nel risultato finale.
Ve la lascio nella versione provata da me.
Tutto è iniziato la scorsa estate quando, per colpa della mia
Tragedia!
Subito mi risolleva la pargola numero uno prestandomi prontamente il suo aggeggio moderno.
La ragazza è anche una che si accontenta, l'aggeggio in questione è di quelli basici, semplici semplici, niente retroilluminazione, nè pagine a colori, pochissime funzioni, quasi da libro tascabile edizione economica.
Tutto a mio favore che con la tecnologia ho serissimi problemi ( prima o poi vi racconterò quello che mi accade ogni sera con il telecomando della tv), fatto sta che sono riuscita a leggere un intero libro sfogliando pagine virtuali e ne sono stata felice.
Terminate le vacanze ero oramai ingolosita dalla possibilità di scegliere tra centinaia di libri tenendo in mano un affarino leggerissimo e così ho continuato a leggere sfogliando pagine virtuali, ma umettandomi puntualmente l'indice.
Per pura celia ho iniziato il romanzo di Joanne Harris ( quella del più famoso Chocolat) Cinque quarti di arancia, bello, ben scritto, una storia in cui si incrocia la Storia con le piccole storie dei protagonist, per farla breve il romanzo mi prende e quando sto per arrivare alla conclusione...
Nulla!
Il vuoto!
Pagine bianche.
Ma come?- domando con voce isterica alla figliola- non ci sono i capitoli finali?
Non è possibile, è un ebook, deve esserci tutto il romanzo ( con voce sempre più acuta e sempre più isterica ) DEVE!
E invece non ci sono, bella tecnologia, in pratica una mega-sola e a me è rimasta la curiosità di conoscere come va a finire la storia.
Tutto questo però non è stato invano ( oggi mi sento filosofica).
Nelle pagine di questo romanzo si ritrovano descrizioni di piatti, di profumi e di ricette, buttate un pò lì, così come le darebbe una nonna o una vecchia zia: metti un po' di questo, un po' di quello, come ti piace, come preferisci.
Una delle ricette è una zuppa di miglio, detta anche pavè.
Ho provato a fare delle ricerche, ma non ho trovato da nessuna parte la descrizione di un piatto con le caratteristiche descritte che utilizzi questo nome.
La ricetta è ottima, strana negli abbinamenti, ma gustosissima nel risultato finale.
Ve la lascio nella versione provata da me.
Naturalmente questa ricetta non può avere un dosaggio degli
ingredienti rigoroso, è di quelle ricette in cui si trova quello che ci
si mette.
Personalmente l'ho fatta già un paio di volte e ho
capito che per la buona riuscita è fondamentale l'utilizzo delle erbe
aromatiche specificate e di ingredienti di ottima qualità .
Nella mia interpretazione ho anche evitato il passaggio nel forno, preferendo una consistenza un poco più morbida, tipo zuppa.
ZUPPA DI MIGLIO O PAVÈ (tratta dal libro Cinque quarti di arancia di J.Harris e reinterpretata da me)
per 3 porzioni
- 1 cipolla
- 2 scalogni
- 1 porro
- funghi porcini essiccati 15 g
- pomodori secchi una manciata ( fatti rinvenire in acqua bollente)
- acciughe sott'olio 8 filetti
- avanzi di carne o di pesce ( arrosto, bollito, grasso di prosciutto o, nel mio caso, cotiche di maiale fresche)
- 4 patate bollite ( questa volta non le avevo e non le ho messe)
- miglio 125 g
- vino bianco 200 ml
- rosmarino fresco
- timo fresco
- basilico fresco
- olio extravergine di oliva
In una pentola alta versare un giro di olio in cui far dorare la cipolla e gli scalogni affettati, insieme al rosmarino fresco.
Mettere in ammollo i funghi secchi in acqua tiepida, sgocciolarli, conservare l'acqua, filtrarla e tenere da parte.
Aggiungere
nella pentola i funghi rinvenuti, il porro tagliato a rondelle, i
pomodori secchi tagliati a listarelle, il timo e il basilico.
Allungare con l'acqua dei funghi filtrata, unire i filetti di acciughe e cuocere tutto per 5 minuti.
Unire il vino bianco e le patate schiacciate grossolanamente con una forchetta ( se le aggiungete , io stavolta non le avevo).
Unire
gli avanzi di carne o pesce ( per me cotiche di maiale, stavolta) e un
paio di cucchiai di olio, cuocere coperto a fuoco bassissimo per 10
minuti, se occorre allungare con acqua .
Aggiungere il miglio
crudo, direttamente sul condimento e lasciar cuocere fino a quando non
risulterà morbido, se dovesse servire allungare con altra acqua calda.
La
ricetta prevede 10 minuti di cottura, ma a me nel tempo indicato il
miglio non cuoce per cui allungo i tempi aggiungendo altra acqua.
Un piatto , quello proposto dalla vincitrice dell'MTC di novembre, che mi ha fatto sentire immediatamente parte di una grande nazione.
Vedere e leggere come il pane, e il suo riciclo, sia un comune denominatore da nord a sud della nostra penisola , mi ha rallegrato.
Oggi, per rendere onore a Monica e alla sua ricetta ribattezzerò le "pallotte" canederli, ma ( e Monica mi comprenderà ) non sono riuscita ad allontanarmi dal mio territorio e così la contaminazione è totale, il formaggio è quello molisano: il caciocavallo di Agnone, mentre il brodo di accompagnamento è rigorosamente abruzzese , il risultato di quelli che sanno scaldare stomaco e cuore .
Grazie a Monica e grazie, ancora una volta all'MTC.
Per questa ricetta l'elemento fondamentale è il pane.
Come spiega benissimo Monica nel suo post, è necessario procurarsi del pane raffermo, possibilmente abbastanza chiuso nell'alveolatura e dalla crosta sottile.
Da fanatica della panificazione quale sono ( fanatica, ma non maestra e questo , per una volta, ha giocato a mio favore) mi ritrovo sempre quantità industriali di pane raffermo, questo perchè è troppo basso, questo perchè è poco alveolato e questo perchè sa troppo di lievito naturale...insomma pane da smaltire dalle mie parti non manca mai.
Questa sfida , quindi, è caduta a pennello tra la necessità di eliminare le scorte ( non sia mai che si debba buttare il pane!) e l'ennesimo desiderio della figliola /vegetariana a giorni alterni/a me non mi accontenti mai.
Detto fatto, pane pronto all'uopo, ma la ricetta ve la passo lo stesso, alla fine.
Per quanto riguarda la preparazione, nonostante il mio piatto preveda un brodo di accompagnamento, ho preferito cuocere i canederli in un brodo vegetale semplice e servirli poi con il brodo all'abruzzese.
Canederli al caciocavallo in brodo all'abruzzese
Per 4 per persone
Per il brodo all'abruzzese
Per i canederli al caciocavallo di Agnone
Brodo vegetale preparato con sedano, carota, cipolla , prezzemolo, sale e acqua, per cuocere i canederli.
Iniziamo preparando il brodo all'abruzzese
Laviamo bene la carne con acqua fredda.
Poniamola in una pentola capace e copriamo il tutto con abbondante acqua, uniamo la mezza cipolla sbucciata, il pomodoro intero, il sedano, la carota pelata , i gambi di prezzemolo e lasciamo cuocere per almeno 3/4 ore.
Salare a metà cottura.
Lavare e lessare la scarola, lasciandola leggermente croccante.
Scolarla e sminuzzarla con un coltello da cucina.
( La ricetta originale del brodo all'abruzzese prevede l'aggiunta di polpettine di vitello fritte, naturalmente in questo caso le ho omesse per lasciare ai canederli il ruolo di protagonista ).
Nel frattempo prepariamo i canederli seguendo le istruzioni di Monica:
In una ciotola poniamo i dadini di pane raffermo.
In un altro recipiente mescoliamo le uova al latte, a temperatura ambiente.
Versiamo sul pane e lasciamo riposare per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Proviamo la consistenza, se dovesse risultare troppo umido strizzarlo leggermente con le mani , eliminando i liquidi in eccesso, se invece dovesse apparire asciutto, non aggiungete nulla.
Uniamo il caciocavallo grattugiato grossolanamente, il sale, il pepe e lavoriamo tutto fino ad avere una consistenza non appiccicosa, uniamo il cucchiaio di farina e formiamo delle palline grandi poco più di una noce.
Ho scelto di non aggiungere ulteriori aromi a questi canederli, il formaggio utilizzato merita di essere apprezzato quasi in purezza, giusto un poco di pepe e basta.
Cuocere pochi alla volta in un brodo vegetale , fatto sobbollire, per circa 5 minuti.
Scolarli e tenere da parte.
Proseguire nella preparazione del brodo all'abruzzese.
Filtrare il brodo, riportare a bollore e unire la scarola.
In una ciotola mescolare le 2 uova con i formaggi , la consistenza dovrà essere piuttosto densa, se occorre unire altro fromaggio grattugiato.
Versare il miscuglio di uova nel brodo bollente e frustare energicamente per alcuni minuti.
In una ciotola versare una parte di brodo all'abruzzese e aggiungere 4/5 canederli a testa.
Pane con lievito naturale
Per la biga , da preparare la sera prima
Impasto del mattino
Impastare tutto, valutando se occorre altra acqua, dipende molto dalla farina, valutare, io ho aggiunto 20 g in più.
Porre in un contenitore unto e lasciar lievitare al caldo per un'ora, trascorso questo tempo dare delle pieghe ( per me di tipo 2) senza stringere troppo.
Ripetere per altre 2 volte.
Far lievitare fino al raddoppio coprendo con della pellicola e un canovaccio.
Preriscaldare il forno a 220°.
Inserire la placca e vaporizzare un pò di acqua alla base del forno, oppure porre un contenitore con un pò di acqua, per pochi minuti.
Dopo 20' abbassare la temperatura a 200°.
Cottura totale di 40'-45'.
Gli ultimi 10' aprire il forno a fessura.
Una volta cotto lasciar raffreddare in forno aperto, in posizione verticale.
Lasciate che diventi raffermo e utilizzatelo per questa ricetta ;)
Vedere e leggere come il pane, e il suo riciclo, sia un comune denominatore da nord a sud della nostra penisola , mi ha rallegrato.
Oggi, per rendere onore a Monica e alla sua ricetta ribattezzerò le "pallotte" canederli, ma ( e Monica mi comprenderà ) non sono riuscita ad allontanarmi dal mio territorio e così la contaminazione è totale, il formaggio è quello molisano: il caciocavallo di Agnone, mentre il brodo di accompagnamento è rigorosamente abruzzese , il risultato di quelli che sanno scaldare stomaco e cuore .
Grazie a Monica e grazie, ancora una volta all'MTC.
Per questa ricetta l'elemento fondamentale è il pane.
Come spiega benissimo Monica nel suo post, è necessario procurarsi del pane raffermo, possibilmente abbastanza chiuso nell'alveolatura e dalla crosta sottile.
Da fanatica della panificazione quale sono ( fanatica, ma non maestra e questo , per una volta, ha giocato a mio favore) mi ritrovo sempre quantità industriali di pane raffermo, questo perchè è troppo basso, questo perchè è poco alveolato e questo perchè sa troppo di lievito naturale...insomma pane da smaltire dalle mie parti non manca mai.
Questa sfida , quindi, è caduta a pennello tra la necessità di eliminare le scorte ( non sia mai che si debba buttare il pane!) e l'ennesimo desiderio della figliola /vegetariana a giorni alterni/a me non mi accontenti mai.
Detto fatto, pane pronto all'uopo, ma la ricetta ve la passo lo stesso, alla fine.
Per quanto riguarda la preparazione, nonostante il mio piatto preveda un brodo di accompagnamento, ho preferito cuocere i canederli in un brodo vegetale semplice e servirli poi con il brodo all'abruzzese.
Canederli al caciocavallo in brodo all'abruzzese
Per 4 per persone
Per il brodo all'abruzzese
- un pezzo di punta di petto di vitello
- mezza gallina
- un'ala di tacchino
- mezza cipolla
- 1 pomodoro maturo
- 1 costa di sedano
- 1 carota
- qualche gambo di prezzemolo
- sale
- 1 cespo di scarola riccia
- 2 uova
- 70 g parmigiano grattugiato
- 30 g pecorino grattugiato
Per i canederli al caciocavallo di Agnone
- 300 g di pane raffermo con lievito naturale tagliato a cubetti di 1 cm di lato
- 200 ml di latte
- 2 uova
- 200 g di caciocavallo di Agnone semistagionato grattugiato
- 40 g parmigiano grattugiato
- sale
- pepe macinato al momento
- un cucchiaio colmo di farina 00
Brodo vegetale preparato con sedano, carota, cipolla , prezzemolo, sale e acqua, per cuocere i canederli.
Iniziamo preparando il brodo all'abruzzese
Laviamo bene la carne con acqua fredda.
Poniamola in una pentola capace e copriamo il tutto con abbondante acqua, uniamo la mezza cipolla sbucciata, il pomodoro intero, il sedano, la carota pelata , i gambi di prezzemolo e lasciamo cuocere per almeno 3/4 ore.
Salare a metà cottura.
Lavare e lessare la scarola, lasciandola leggermente croccante.
Scolarla e sminuzzarla con un coltello da cucina.
( La ricetta originale del brodo all'abruzzese prevede l'aggiunta di polpettine di vitello fritte, naturalmente in questo caso le ho omesse per lasciare ai canederli il ruolo di protagonista ).
Nel frattempo prepariamo i canederli seguendo le istruzioni di Monica:
In una ciotola poniamo i dadini di pane raffermo.
In un altro recipiente mescoliamo le uova al latte, a temperatura ambiente.
Versiamo sul pane e lasciamo riposare per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Proviamo la consistenza, se dovesse risultare troppo umido strizzarlo leggermente con le mani , eliminando i liquidi in eccesso, se invece dovesse apparire asciutto, non aggiungete nulla.
Uniamo il caciocavallo grattugiato grossolanamente, il sale, il pepe e lavoriamo tutto fino ad avere una consistenza non appiccicosa, uniamo il cucchiaio di farina e formiamo delle palline grandi poco più di una noce.
Ho scelto di non aggiungere ulteriori aromi a questi canederli, il formaggio utilizzato merita di essere apprezzato quasi in purezza, giusto un poco di pepe e basta.
Cuocere pochi alla volta in un brodo vegetale , fatto sobbollire, per circa 5 minuti.
Scolarli e tenere da parte.
Proseguire nella preparazione del brodo all'abruzzese.
Filtrare il brodo, riportare a bollore e unire la scarola.
In una ciotola mescolare le 2 uova con i formaggi , la consistenza dovrà essere piuttosto densa, se occorre unire altro fromaggio grattugiato.
Versare il miscuglio di uova nel brodo bollente e frustare energicamente per alcuni minuti.
In una ciotola versare una parte di brodo all'abruzzese e aggiungere 4/5 canederli a testa.
Pane con lievito naturale
Per la biga , da preparare la sera prima
- 100 g lievito madre attivo
- 100 g manitoba
- 100 g acqua
Impasto del mattino
- biga
- 400 g manitoba
- 200 g semola rimacinata di grano duro
- 300 g acqua
- 10 g sale
- 1 cucchiaino di malto d'orzo
Impastare tutto, valutando se occorre altra acqua, dipende molto dalla farina, valutare, io ho aggiunto 20 g in più.
Porre in un contenitore unto e lasciar lievitare al caldo per un'ora, trascorso questo tempo dare delle pieghe ( per me di tipo 2) senza stringere troppo.
Ripetere per altre 2 volte.
Far lievitare fino al raddoppio coprendo con della pellicola e un canovaccio.
Preriscaldare il forno a 220°.
Inserire la placca e vaporizzare un pò di acqua alla base del forno, oppure porre un contenitore con un pò di acqua, per pochi minuti.
Dopo 20' abbassare la temperatura a 200°.
Cottura totale di 40'-45'.
Gli ultimi 10' aprire il forno a fessura.
Una volta cotto lasciar raffreddare in forno aperto, in posizione verticale.
Lasciate che diventi raffermo e utilizzatelo per questa ricetta ;)
Con questa ricetto partecipo all'MTC N.44
Una passeggiata nei boschi per questo nuovo appuntamento con le regioni d'Italia.
Vi invitiamo a seguirci in questa passeggiata virtuale, troverete il profumo dell'autunno, castagne, tartufi, funghi e tutto quello che i boschi sanno regalarci in questo periodo.
Come sempre vi invito a fare un giro nelle altre regioni:
Trentino-Alto Adige: Crostatine ai funghi mi sti di bosco
Friuli -Venezia Giulia: Strùcul di mont Lombardia: Foiade di castagne ai funghi porcini
Veneto: Budin con la farina de maròn
Valle d'Aosta: Risotto alle castagne
Liguria: tocco de funzi
Emilia Romagna: Tagliatelle di castagne con sugo di funghi
Lazio: Frittelle di castagne e mele
Toscana: Necci
Marche: Il tartufo e la 49° fiera nazionale del tartufo bianco di Acqualagna
Abruzzo:Funghi all'Abruzzese
Umbria: Costolette d'agnello con roveja e tartufo
Basilicata: Polpette al vino rosso con cardoncelli e lampascioni in agrodolce
Puglia: Recchjetèdde e cardengiedde
Calabria: Il castagnaccio dei monti Reventino, Tiriolo, Mancuso
e il Molise con una zuppa di lenticchie e castagne.
Capracotta è un paese, in provincia di Isernia, famoso soprattutto per la sagra della "pezzata", carne di pecora bollita in paioli con acqua e erbe aromatiche.
Piatto nato dall'esigenza da parte dei pastori di utilizzare qualche capo di bestiame azzoppatosi durante la transumanza dalle montagne dell'Alto Molise al Tavoliere delle Puglie e diventato una prelibatezza da buongustai.
Oggi invece vi racconto di un'altra eccellenza, meno famosa , ma sicuramente da scoprire: le miccole.
Le lenticchie di Capracotta vengono coltivate sui terreni pietrosi dei monti del capracottese, anche l'altezza /(dai 1400m ai 1600m s.l.m) contribuisce a dare alle miccole un gusto e delle proprietà organolettiche uniche.
Zuppa di lenticchie di Capracotta e castagne
dose per 4 persone
Lessare in abbondante acqua le castagne secche morbide per circa 35-40 minuti.
Verso la fine della cottura delle lenticchie completare con le castagne bollite precedentemente.
Condire con l'olio, versare nelle scodelle sulle fette di pane tostato.
Aggiungere un altro abbondante giro di olio.
E ricordatevi di fare un salto sul blog de L'Italia nel piatto.
Vi invitiamo a seguirci in questa passeggiata virtuale, troverete il profumo dell'autunno, castagne, tartufi, funghi e tutto quello che i boschi sanno regalarci in questo periodo.
Come sempre vi invito a fare un giro nelle altre regioni:
Trentino-Alto Adige: Crostatine ai funghi mi sti di bosco
Friuli -Venezia Giulia: Strùcul di mont Lombardia: Foiade di castagne ai funghi porcini
Veneto: Budin con la farina de maròn
Valle d'Aosta: Risotto alle castagne
Liguria: tocco de funzi
Emilia Romagna: Tagliatelle di castagne con sugo di funghi
Lazio: Frittelle di castagne e mele
Toscana: Necci
Marche: Il tartufo e la 49° fiera nazionale del tartufo bianco di Acqualagna
Abruzzo:Funghi all'Abruzzese
Umbria: Costolette d'agnello con roveja e tartufo
Basilicata: Polpette al vino rosso con cardoncelli e lampascioni in agrodolce
Puglia: Recchjetèdde e cardengiedde
Calabria: Il castagnaccio dei monti Reventino, Tiriolo, Mancuso
e il Molise con una zuppa di lenticchie e castagne.
Capracotta è un paese, in provincia di Isernia, famoso soprattutto per la sagra della "pezzata", carne di pecora bollita in paioli con acqua e erbe aromatiche.
Piatto nato dall'esigenza da parte dei pastori di utilizzare qualche capo di bestiame azzoppatosi durante la transumanza dalle montagne dell'Alto Molise al Tavoliere delle Puglie e diventato una prelibatezza da buongustai.
Oggi invece vi racconto di un'altra eccellenza, meno famosa , ma sicuramente da scoprire: le miccole.
Le lenticchie di Capracotta vengono coltivate sui terreni pietrosi dei monti del capracottese, anche l'altezza /(dai 1400m ai 1600m s.l.m) contribuisce a dare alle miccole un gusto e delle proprietà organolettiche uniche.
Le varietà endemiche coltivate sono due.La cultivar, di più antica memoria rispetto all'altra, presenta una marcata policromia che va dal nero-marrone scuro, arancio, fino al rosso mattone e una struttura tegumentale ben sviluppata e robusta.
Dopo la cottura ( che non supera mai i 20-30 minuti) questa lenticchia noon si spappola, ma rimane sempre soda e saporitissima.
Sia nella prima che nella seconda varietà di lenticchia di Capracotta, le dimensioni del seme sono molto ridotte ed il sapore è pressochè identico ed eccellente.
Notizie riportate dall'azienda Le Miccole -Capracotta (Is)
Zuppa di lenticchie di Capracotta e castagne
dose per 4 persone
- 300 g lenticchie di Capracotta
- 150 g castagne secche morbide ( vengono denominate proprio così dai venditori)
- 2 spicchi di aglio
- prezzemolo
- foglie di alloro
- pane abbrustolito
- olio di frantoio
- sale
Lessare in abbondante acqua le castagne secche morbide per circa 35-40 minuti.
Verso la fine della cottura delle lenticchie completare con le castagne bollite precedentemente.
Condire con l'olio, versare nelle scodelle sulle fette di pane tostato.
Aggiungere un altro abbondante giro di olio.
E ricordatevi di fare un salto sul blog de L'Italia nel piatto.
Ricetta corroborante che per secoli ha smorzato appetiti, calmato dolori, riscaldato corpi infreddoliti, assecondato sonni tranquilli (La cucina molisana -Lombardi-Mastropaolo).
Visto che il tema per questa uscita de L'Italia nel Piatto è il comfort food, ho pensato di proporre questo piatto, che sa scaldare anima e corpo.
Essendo una ricetta antica quasi non ci sono dosi, ma il risultato si ottiene ugualmente.
Qui dalle mie parti la neve ha fatto la comparsa sulle montagne e una cena a base di suscelle è stata semplicemente perfetta per questa stagione.
Qui trovate tutte le altre proposte delle regioni partecipanti
Trentino-Alto Adige: Pane di molche (El Pam de molche) con le noci
http://www.afiammadolce.it/ 2014/11/ pane-di-molche-pam-de-molche-co n-le-noci.html
Friuli-Venezia Giulia: Goulash di oca alla friulana con polenta e frico croccante
http:// ilpiccoloartusi.blogspot.com/ 2014/11/ goulash-doca-alla-friulana-con- polenta.html
Lombardia: Ravioli di zucca (Raviöi de ssüca)
http:// kucinadikiara.blogspot.com/ 2014/11/ ravioli-di-zucca-ravioi-de-ssuc a.html
Veneto: PearÃ
http://ely-tenerezze.blogspot.it/2014/11/peara.html
Valle d'Aosta: Budino di pane di segale http:// atuttopepe.blogspot.com/2014/ 11/ budino-di-pane-di-segalela-vall e-daosta.html
Piemonte: Non partecipa
Liguria: Ciuppin http:// arbanelladibasilico.blogspot.co m/2014/11/ litalia-nel-piatto-comfort-food .html
Emilia Romagna: Zuppa imperiale http:// zibaldoneculinario.blogspot.com /2014/11/ zuppa-imperiale-per-litalia-nel -piatto.html
Lazio: Minestra di ceci e castagne
http:// beufalamode.blogspot.com/2014/ 11/ minestra-di-ceci-e-castagne-per -litalia.html
Toscana: Pappa al pomodoro http:// acquacottaf.blogspot.com/2014/ 11/pappa-al-pomodoro.html
Marche: Olive all'ascolana http:// lacreativitaeisuoicolori.blogsp ot.com/2014/11/ olive-allascolana-ricetta-tipic a-delle.html
Abruzzo:Scrippelle 'mbusse http:// ilmondodibetty.blogspot.com/ 2014/11/ scrippelle-mbusse-per-litalia-n el-piatto.html
Umbria: Zuppa di cecere http:// amichecucina.blogspot.com/2014/ 11/ zuppa-di-cecere-per-litalia-nel -piatto.html
Basilicata: Lagane e ceci
http://blog.alice.tv/ profumodicannella/2014/10/31/ lagane-e-ceci-infallibile-comfo rt-food/
Campania: Pettole e fagioli sfritte -http:// www.isaporidelmediterraneo.it/ 2014/11/ pettole-e-fagioli-sfritte.html
Puglia: Cavatelli, cozze e fagioli - http:// breakfastdadonaflor.blogspot.co m/2014/11/ cucina-pugliese-cavatelli-cozze -e.html
Calabria:Marzallette -http:// ilmondodirina.blogspot.com/ 2014/11/marzallette.html
Sicilia: I taralli siciliani - http:// burro-e-vaniglia.blogspot.com/ 2014/11/ i-taralli-siciliani.html
Sardegna: NON PARTECIPA
e il Molise con U Suscelle
U Suscelle
Dose per 4 persone
Nel frattempo in una terrina battete le uova con il formaggio, unite la mollica di pane sbriciolata, un pizzico di sale e il prezzemolo tritato.
Amalgamate e versatelo a cucchiaiate nel brodo che bolle.
Mescolate con un cucchiaio di legno, fate cuocere per un altro paio di minuti fino a quando si sarà formato "u suscelle"; versatelo con il brodo nei piatti e mangiarlo cosparso di abbondante formaggio grattugiato.
Visto che il tema per questa uscita de L'Italia nel Piatto è il comfort food, ho pensato di proporre questo piatto, che sa scaldare anima e corpo.
Essendo una ricetta antica quasi non ci sono dosi, ma il risultato si ottiene ugualmente.
Qui dalle mie parti la neve ha fatto la comparsa sulle montagne e una cena a base di suscelle è stata semplicemente perfetta per questa stagione.
Qui trovate tutte le altre proposte delle regioni partecipanti
Trentino-Alto Adige: Pane di molche (El Pam de molche) con le noci
http://www.afiammadolce.it/
Friuli-Venezia Giulia: Goulash di oca alla friulana con polenta e frico croccante
http://
Lombardia: Ravioli di zucca (Raviöi de ssüca)
http://
Veneto: PearÃ
http://ely-tenerezze.blogspot.it/2014/11/peara.html
Valle d'Aosta: Budino di pane di segale http://
Piemonte: Non partecipa
Liguria: Ciuppin http://
Emilia Romagna: Zuppa imperiale http://
Lazio: Minestra di ceci e castagne
http://
Toscana: Pappa al pomodoro http://
Marche: Olive all'ascolana http://
Abruzzo:Scrippelle 'mbusse http://
Umbria: Zuppa di cecere http://
Basilicata: Lagane e ceci
http://blog.alice.tv/
Campania: Pettole e fagioli sfritte -http://
Puglia: Cavatelli, cozze e fagioli - http://
Calabria:Marzallette -http://
Sicilia: I taralli siciliani - http://
Sardegna: NON PARTECIPA
e il Molise con U Suscelle
U Suscelle
Dose per 4 persone
- 6 uova
- una manciata di pane raffermo ridotto a mollica
- una manciata di formaggio grattugiato misto ( parmigiano/ pecorino)
- un ciuffo di prezzemolo tritato finemente ( omesso perchè non l'avevo)
- sale
- un litro di acqua
- 1/2 bicchiere di olio extravergine di oliva
- una costa di sedano
- una cipolla
- un pomodoro
- sale q.b.
- formaggio grattugiato a piacere
Nel frattempo in una terrina battete le uova con il formaggio, unite la mollica di pane sbriciolata, un pizzico di sale e il prezzemolo tritato.
Amalgamate e versatelo a cucchiaiate nel brodo che bolle.
Mescolate con un cucchiaio di legno, fate cuocere per un altro paio di minuti fino a quando si sarà formato "u suscelle"; versatelo con il brodo nei piatti e mangiarlo cosparso di abbondante formaggio grattugiato.
Vi ricordo il blog de L'Italia nel Piatto
Ho mangiato la ribollita un secolo fa in un paesino toscano che mi è rimasto nel cuore.
Come succede sempre, una volta tornata a casa ho subito pensato di provare a fare la ricetta,
peccato aver impiegato circa tre anni a mettere in pratica il buono proposito.
Non so se a voi capita, ma ho sempre tantissime ricette da voler provare, altre che poi prepotentemente provo subito e altre che restano nella lista dei desideri.
Questa era una di quelle, anche perchè quando uno prova una ricetta tipica regionale sul posto, difficilmente resterà soddisfatto poi della propria.
Cercando in rete mi sono imbattuta nella versione de Le pellegrine dell'Artusi.
Di tutte quelle che ho letto è stata la più convincente.
Sono sicura che ogni famiglia toscana avrà la propria ricetta, ma questa a me e mio marito è sembrata molto vicina a quella mangiata tanti anni fa, o semplicemente la distanza temporale dal primo assaggio ci ha permesso di crederlo.
Riconosco che preparata il giorno prima e gustata quello successivo è tutta un'altra cosa, migliora il gusto, la consistenza , insomma ideale da preparare in anticipo!
Ho modificato la versione riportata da Le pellegrine, adattandola, come sempre, a quello che avevo in casa.
Ho avuto la fortuna di reperire il cavolo nero e da lì è partito il tutto.
I fagioli zolfini non li avevo e ho usato dei borlotti.
Per il pane ho usato un pane a lievitazione naturale di quelli che mi preparo in casa, per tutto il resto ...c'è Master XXXX!!
La ribollita
In una pentola versare l'olio, il guanciale, una carota, il sedano, la cipolla tritati e far soffriggere.
Aggiungere il cavolo nero ( ho lasciato le foglie intere, la prossima volta le taglierò a pezzetti) e la verza tagliata a listarelle, il porro e la seconda carota a rondelle.
Passare metà dei fagioli con un mixer e versarli nella zuppa insieme all'acqua di cottura e al concentrato di pomodoro.
Cuocere per 30 minuti, aggiungere il resto dei fagioli e cuocere per altri 40 minuti.
A fine cottura aggiungere un pizzichino di timo, risulta un sapore piuttosto forte il primo giorno, mentre il giorno successivo si fonde benissimo con il resto della zuppa.
Creare degli strati di pane e zuppa e lasciar riposare per un giorno.
Per gli amici GF , invece, lasciar riposare la zuppa un giorno e procedere come segue, naturalmente, se non si è utilizzato il pane, la "patina " non si formerà , ma la zuppa è ottima ugualmente.
Il giorno successivo far scaldare dell'olio in padella, unire la zuppa, mescolare con energia fino a quando non formerà una patina sul fondo, "ribollendo"!
E buon appetito.
Come succede sempre, una volta tornata a casa ho subito pensato di provare a fare la ricetta,
peccato aver impiegato circa tre anni a mettere in pratica il buono proposito.
Non so se a voi capita, ma ho sempre tantissime ricette da voler provare, altre che poi prepotentemente provo subito e altre che restano nella lista dei desideri.
Questa era una di quelle, anche perchè quando uno prova una ricetta tipica regionale sul posto, difficilmente resterà soddisfatto poi della propria.
Cercando in rete mi sono imbattuta nella versione de Le pellegrine dell'Artusi.
Di tutte quelle che ho letto è stata la più convincente.
Sono sicura che ogni famiglia toscana avrà la propria ricetta, ma questa a me e mio marito è sembrata molto vicina a quella mangiata tanti anni fa, o semplicemente la distanza temporale dal primo assaggio ci ha permesso di crederlo.
Riconosco che preparata il giorno prima e gustata quello successivo è tutta un'altra cosa, migliora il gusto, la consistenza , insomma ideale da preparare in anticipo!
Ho modificato la versione riportata da Le pellegrine, adattandola, come sempre, a quello che avevo in casa.
Ho avuto la fortuna di reperire il cavolo nero e da lì è partito il tutto.
I fagioli zolfini non li avevo e ho usato dei borlotti.
Per il pane ho usato un pane a lievitazione naturale di quelli che mi preparo in casa, per tutto il resto ...c'è Master XXXX!!
La ribollita
- pane raffermo toscano ( Per me pane con lievito madre) Omettere se si hanno amici celiaci a cena o utilizzare pane glutenfree
- 1/2 kg di fagioli borlotti ( fatti cuocere bolliti con un po’ di salvia e aglio) zolfini nella ricetta originale
- 2 dl di olio evo
- 1 mazzo di cavolo nero
- 1/2 verza
- 2 carote
- 1 cipolla
- 1 porro
- 1 costola di sedano
- 1 pizzico di timo
- 100 gr di guanciale ( pancetta rigatina nella ricetta originale)
- 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
- sale e pepe
In una pentola versare l'olio, il guanciale, una carota, il sedano, la cipolla tritati e far soffriggere.
Aggiungere il cavolo nero ( ho lasciato le foglie intere, la prossima volta le taglierò a pezzetti) e la verza tagliata a listarelle, il porro e la seconda carota a rondelle.
Passare metà dei fagioli con un mixer e versarli nella zuppa insieme all'acqua di cottura e al concentrato di pomodoro.
Cuocere per 30 minuti, aggiungere il resto dei fagioli e cuocere per altri 40 minuti.
A fine cottura aggiungere un pizzichino di timo, risulta un sapore piuttosto forte il primo giorno, mentre il giorno successivo si fonde benissimo con il resto della zuppa.
Creare degli strati di pane e zuppa e lasciar riposare per un giorno.
Per gli amici GF , invece, lasciar riposare la zuppa un giorno e procedere come segue, naturalmente, se non si è utilizzato il pane, la "patina " non si formerà , ma la zuppa è ottima ugualmente.
Il giorno successivo far scaldare dell'olio in padella, unire la zuppa, mescolare con energia fino a quando non formerà una patina sul fondo, "ribollendo"!
E buon appetito.
Bentornato a questo appuntamento, devo dire che mi è mancato non cucinare per L'Italia nel piatto.
È stato un mese abbastanza movimentato e, questa volta, mancherà più di una regione al nostro consueto tour, ma sono sicura che ci ritroveremo presto tutti insieme, intanto godetevi l'argomento di questo mese.
Cosa c'è di meglio di zuppe e minestre per superare il grigiore e il freddo di questo mese?
Lo abbiamo pensato anche noi e vi regaliamo piatti fumanti e gustosi, mi raccomando portate il cucchiaio che al resto pensiamo noi!!
Ecco allora le regioni che riscalderanno i vostri palati :
E il Molise con una: Zuppa di ceci alla molisana
per 4 porzioni
- 200 g ceci secchi
- 4 uova
- 2 scamorze appassite
- 8 fette di pane casareccio
- parmigiano grattugiato
- mezza cipolla
- olio extravergine di oliva un bicchiere
- sale
Il giorno successivo scolare , versare in una pentola di terracotta ( se possibile), coprire con acqua e far cuocere, a fine cottura aggiungere il sale.
In un tegame versare l'olio e la cipolla affettata, far soffriggere dolcemente, unire i ceci e un pò dell'acqua di cottura.
In una ciotola battere le due uova con un pizzico di sale.
Tostare le fette di pane e bagnarle nelle uova.
In una teglia fare uno strato con le fette di pane, cospargere con i ceci, fettine di scamorza e abbondante formaggio grattugiato, procedere con un altro strato allo stesso modo.
Terminare coprendo con l'acqua di cottura dei ceci.
Infornare in forno caldo a 180°C per 20'.
Servire caldo, fumante e filante ;)
Vi ricordo di fare un salto sulla pagina FB
E adesso come ve lo racconto che la ricetta di questo piatto me la sono persa?
In realtà è stato un piatto preparato lo scorso anno e l'ho messo lì, in attesa, aspettando queste feste, pensando : poi la scrivo...il poi è diventato mai e ora la ricetta me la sono dimenticata.
Diciamo che me la sono dimenticata a metà , perchè, in effetti, le lenticchie sono quelle che prepara sempre la mia mamma la sera del 31 dicembre e io le faccio , immancabilmente, altrimenti non è San Silvestro.
Per le stelline di brisèe salata proverò a giocare un pò di fantasia, in fondo una brisèe è sempre una brisèe, quello che ho aggiunto è stata la forma e il parmigiano e sale per decorare
Allora siete sicuri di voler provare?
Prima di inizare il conto alla rovescia mettete su una pentola e preparatevi queste lenticchie, pare portino bene!
Lenticchie al burro
In una padella far sciogliere il burro e versarvi le lenticchie sgocciolate dall'acqua di cottura.
Farle saltare e insaporire , aggiustare di sale se occorre.
Se dovessero risultare troppo asciutte unire poca acqua di cottura.
Stelle di brisèe salate
da una ricetta di E. Knam
Impastare con la punta delle dita unendo l'acqua e, appena gli ingredienti saranno incorporati in modo uniforme, formare una palla. Avvolgere nella pellicola e lasciar riposare in frigo per almeno 2 ore.
Trascorso questo tempo stendere la pasta allo spessore di 3-4 mm, ritagliare con delle formine per biscotti, spennellare con l'albume avanzato, leggermente battuto con la forchetta per far perdere la tensione.
Cospargere con sale rosso e poco pepe nero macinato al momento .
Cuocere in forno caldo a 160° fino a doratura.
Servire le lenticchie accompagnate dalle stelle di brisèe.
Mangiare rigorosamente con uno spillino per far arrivare la fortuna anche nel 2014.
In realtà è stato un piatto preparato lo scorso anno e l'ho messo lì, in attesa, aspettando queste feste, pensando : poi la scrivo...il poi è diventato mai e ora la ricetta me la sono dimenticata.
Diciamo che me la sono dimenticata a metà , perchè, in effetti, le lenticchie sono quelle che prepara sempre la mia mamma la sera del 31 dicembre e io le faccio , immancabilmente, altrimenti non è San Silvestro.
Per le stelline di brisèe salata proverò a giocare un pò di fantasia, in fondo una brisèe è sempre una brisèe, quello che ho aggiunto è stata la forma e il parmigiano e sale per decorare
Allora siete sicuri di voler provare?
Prima di inizare il conto alla rovescia mettete su una pentola e preparatevi queste lenticchie, pare portino bene!
Lenticchie al burro
- 250 g lenticchie secche per me quelle di Santo Stefano di Sessanio
- carota
- sedano
- cipolla
- 50 g burro
- sale
In una padella far sciogliere il burro e versarvi le lenticchie sgocciolate dall'acqua di cottura.
Farle saltare e insaporire , aggiustare di sale se occorre.
Se dovessero risultare troppo asciutte unire poca acqua di cottura.
Stelle di brisèe salate
da una ricetta di E. Knam
- 165 g di farina 0
- 70 g burro
- 50 g acqua
- 1 tuorlo
- 80 g parmigiano grattugiato
- 10 g sale
- 1 albume , pepe nero e sale rosso per la finitura
Impastare con la punta delle dita unendo l'acqua e, appena gli ingredienti saranno incorporati in modo uniforme, formare una palla. Avvolgere nella pellicola e lasciar riposare in frigo per almeno 2 ore.
Trascorso questo tempo stendere la pasta allo spessore di 3-4 mm, ritagliare con delle formine per biscotti, spennellare con l'albume avanzato, leggermente battuto con la forchetta per far perdere la tensione.
Cospargere con sale rosso e poco pepe nero macinato al momento .
Cuocere in forno caldo a 160° fino a doratura.
Servire le lenticchie accompagnate dalle stelle di brisèe.
Mangiare rigorosamente con uno spillino per far arrivare la fortuna anche nel 2014.
Felice 2014
Non sono una che và pazza per le castagne, tranne che per i marron glacè che potrei mangiare di seguito e all'infinito.
All'annuncio della sfida del mese di novembre dell'MTC sono rimasta abbastanza sorpresa: per la prima volta la ricetta non è una ricetta, bensì un ingrediente.
Panico totale, ho capito che funziono meglio con dei paletti, piuttosto che con il foglio bianco e mi sono ritrovata a non avere nessuna ricetta pronta per l'inizio della gara, eppure ho acquistato castagne fresche, secche, farina di castagne, ma niente, nessuna idea geniale, nessuna lampadina accesa.
Sono andata con la memoria alla mia infanzia, in effetti neanche a casa mia c'è mai stato un grande utilizzo di castagne, tranne che arrosto e bollite.
Quelle bollite mi divertivano molto, io e i miei fratelli facevamo un taglietto e poi le mangiavamo con il cucchiaino.
Questo è tutto, niente ricette di famiglia, niente di niente.
Per fortuna ho tra le mani un paio di libri di cucina tradizionale abruzzese e , guarda un pò, ho trovato proprio una minestra con le castagne.
Visto che a fantasia questo mese vado male, ho pensato di riproporre questo piatto che viene riportato come molto antico , caduto in disuso e tipico della Vigilia di Natale.
Questo il mio contributo per una sfida che, sono sicura, permetterà una raccolta di ricette di castagne a cui attingere per mille idee.
Grazie a Serena, la Signorina Pici e Castagne e alla sua passione per il territorio e la sua regione.
Ceci e castagne
Scolarli dall'acqua di ammollo e cuocerli in una pentola di terracotta, a fuoco lento, avendo cura di rifornire , di tanto in tanto, l'acqua che deve essere sempre bollente.
Io ho utilizzato una pentola a pressione, ho versato i ceci ( per me 250 gr) ho coperto con tre dita di acqua e fatto cuocere 15' dal fischio.
Arrostire le castagne, sbucciarle e tagliarle a pezzetti.
Quando i ceci saranno quasi cotti ( nel mio caso dopo 15' di pentola a pressione, aprire e continuare la cottura senza il coperchio), aggiungere le castagne preparate.
Proseguire per altri 5' o fino a quando i ceci non avrenno la consistenza desiderata.
In una pentola riscaldare l'olio con l'aglio tritato, farlo soffriggere dolcemente e unire i ceci e le castagne.
Far insaporire e servire.
Bibliografia: Le ricette della nonna - Nice Cortelli Lucrezi- Ed. Japadre Editore- L'Aquila
All'annuncio della sfida del mese di novembre dell'MTC sono rimasta abbastanza sorpresa: per la prima volta la ricetta non è una ricetta, bensì un ingrediente.
Panico totale, ho capito che funziono meglio con dei paletti, piuttosto che con il foglio bianco e mi sono ritrovata a non avere nessuna ricetta pronta per l'inizio della gara, eppure ho acquistato castagne fresche, secche, farina di castagne, ma niente, nessuna idea geniale, nessuna lampadina accesa.
Sono andata con la memoria alla mia infanzia, in effetti neanche a casa mia c'è mai stato un grande utilizzo di castagne, tranne che arrosto e bollite.
Quelle bollite mi divertivano molto, io e i miei fratelli facevamo un taglietto e poi le mangiavamo con il cucchiaino.
Questo è tutto, niente ricette di famiglia, niente di niente.
Per fortuna ho tra le mani un paio di libri di cucina tradizionale abruzzese e , guarda un pò, ho trovato proprio una minestra con le castagne.
Visto che a fantasia questo mese vado male, ho pensato di riproporre questo piatto che viene riportato come molto antico , caduto in disuso e tipico della Vigilia di Natale.
Questo il mio contributo per una sfida che, sono sicura, permetterà una raccolta di ricette di castagne a cui attingere per mille idee.
Grazie a Serena, la Signorina Pici e Castagne e alla sua passione per il territorio e la sua regione.
Ceci e castagne
- ceci secchi
- castagne
- olio extravergine di oliva
- aglio
- sale
Scolarli dall'acqua di ammollo e cuocerli in una pentola di terracotta, a fuoco lento, avendo cura di rifornire , di tanto in tanto, l'acqua che deve essere sempre bollente.
Io ho utilizzato una pentola a pressione, ho versato i ceci ( per me 250 gr) ho coperto con tre dita di acqua e fatto cuocere 15' dal fischio.
Arrostire le castagne, sbucciarle e tagliarle a pezzetti.
Quando i ceci saranno quasi cotti ( nel mio caso dopo 15' di pentola a pressione, aprire e continuare la cottura senza il coperchio), aggiungere le castagne preparate.
Proseguire per altri 5' o fino a quando i ceci non avrenno la consistenza desiderata.
In una pentola riscaldare l'olio con l'aglio tritato, farlo soffriggere dolcemente e unire i ceci e le castagne.
Far insaporire e servire.
Bibliografia: Le ricette della nonna - Nice Cortelli Lucrezi- Ed. Japadre Editore- L'Aquila
Avevo cominciato a parlare anche di libri, su queste pagine, poi ho smesso...di scriverne, ma non di leggere.
La lettura è uno di quei piaceri a cui difficilmente si rinuncia e, soprattutto, è un piacere da solitari , immergersi in un libro è come entrare in un'altra realtà , in cui le azioni, i pensieri si svolgono davanti ai nostri occhi e noi ne siamo spettatori e attori allo stesso tempo.
Ho scovato il contest di Rosso Lampone. Sapori tra le righe e ho immediatamente pensato alla ricetta da proporre: avevo appena terminato la lettura della trilogia della Pancol, scrittrice che non conoscevo , ma ho scoperto con molto piacere, passando da Gli occhi gialli dei coccodrilli a Il valzer lento delle tartarughe, per finire a Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì.
A parte i titoli piuttosto originali, la storia è quella di una famiglia moderna, nel corso di circa dieci anni,ambientata tra Parigi, Londra e New York, avvenimenti e personaggi si incrociano, scompaiono e poi si ripresentano nel libro successivo, trattenendo il lettore con il naso nelle pagine per scoprire come e cosa e chi.
La protagonista è Josephine , una donna quarantenne alle prese con un divorzio,con due figlie adolescenti, una vita da recuperare e una bugia: suo malgrado diventa famosa scrivendo un romanzo al posto della sorella.
Le cose si complicano: quando si scopre l'inganno, la sorella bellissima , ricchissima cade in depressione, finisce in una clinica, si allontana dal figlio e dal marito, bello anche lui , ricco, e che te lo dicoaffà , che ama circondarsi di opere costosissime e pregiate.
Si susseguono situazioni, personaggi, riflessioni sulla vita e sulla commedia umana , si viene presi dal vortice della lettura e non si vorrebbe mai smettere, affezionandosi ad ogni singolo personaggio, nel bene e nel male.
Non racconto altro della trama, anche perchè è talmente articolata che lascerebbe sicuramente qualcosa fuori, un solo consiglio, leggete questi libri.
Nelle oltre 1800 pagine si racconta senza esagerare, di cibo, se ne parla nella preparazione di un tacchino farcito per Natale, complice di un bacio rubato, ma quello che mi ha colpito maggiormente è la descrizione della preparazione di una vellutata di zucca nell'ultimo libro della serie.
Becca, una barbona, viene accolta in casa da Philippe (il marito ricchissimo di cui sopra) su insistenza del figlio Alexandre, che in lei aveva trovato l'unica amica e confidente.
Lei è una ex-étoile della danza , dimenticata da tutti, che ha scelto di vivere ai margini, trascinandosi su una sedia a rotelle e trasportando così i suoi pochi stracci.
L'incontro con Alexandre le cambia la vita e la cambia anche a Philippe, và a vivere con loro e piano piano ognuno ricompone il puzzle dei proprio sentimenti che la vita aveva sparpagliato...anche Becca.
Riesce finalmente a rifare pace con il suo amore, morto anni prima.
Come finisce la storia? Questo vi consiglio di scoprirlo da soli, intanto godiamoci la
Vellutata di zucca di Becca
per 4 persone
Unire la zucca a pezzetti, lasciarla rosolare brevemente e coprire tutto con il latte .
Far bollire bolcemente fino a quando la zucca non sarà disfatta, aggiustare di sale.
Per una consistenza più vellutata frullare tutto con un minipimer.
Servire con del formaggio cremoso lavorato con poca panna o latte, fino ad avere un composto soffice.
Versare una cucchiaiata sulla vellutata e cospargere con una macinata di pepe nero.
La lettura è uno di quei piaceri a cui difficilmente si rinuncia e, soprattutto, è un piacere da solitari , immergersi in un libro è come entrare in un'altra realtà , in cui le azioni, i pensieri si svolgono davanti ai nostri occhi e noi ne siamo spettatori e attori allo stesso tempo.
Ho scovato il contest di Rosso Lampone. Sapori tra le righe e ho immediatamente pensato alla ricetta da proporre: avevo appena terminato la lettura della trilogia della Pancol, scrittrice che non conoscevo , ma ho scoperto con molto piacere, passando da Gli occhi gialli dei coccodrilli a Il valzer lento delle tartarughe, per finire a Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì.
A parte i titoli piuttosto originali, la storia è quella di una famiglia moderna, nel corso di circa dieci anni,ambientata tra Parigi, Londra e New York, avvenimenti e personaggi si incrociano, scompaiono e poi si ripresentano nel libro successivo, trattenendo il lettore con il naso nelle pagine per scoprire come e cosa e chi.
La protagonista è Josephine , una donna quarantenne alle prese con un divorzio,con due figlie adolescenti, una vita da recuperare e una bugia: suo malgrado diventa famosa scrivendo un romanzo al posto della sorella.
Le cose si complicano: quando si scopre l'inganno, la sorella bellissima , ricchissima cade in depressione, finisce in una clinica, si allontana dal figlio e dal marito, bello anche lui , ricco, e che te lo dicoaffà , che ama circondarsi di opere costosissime e pregiate.
Si susseguono situazioni, personaggi, riflessioni sulla vita e sulla commedia umana , si viene presi dal vortice della lettura e non si vorrebbe mai smettere, affezionandosi ad ogni singolo personaggio, nel bene e nel male.
Non racconto altro della trama, anche perchè è talmente articolata che lascerebbe sicuramente qualcosa fuori, un solo consiglio, leggete questi libri.
Nelle oltre 1800 pagine si racconta senza esagerare, di cibo, se ne parla nella preparazione di un tacchino farcito per Natale, complice di un bacio rubato, ma quello che mi ha colpito maggiormente è la descrizione della preparazione di una vellutata di zucca nell'ultimo libro della serie.
Becca, una barbona, viene accolta in casa da Philippe (il marito ricchissimo di cui sopra) su insistenza del figlio Alexandre, che in lei aveva trovato l'unica amica e confidente.
Lei è una ex-étoile della danza , dimenticata da tutti, che ha scelto di vivere ai margini, trascinandosi su una sedia a rotelle e trasportando così i suoi pochi stracci.
L'incontro con Alexandre le cambia la vita e la cambia anche a Philippe, và a vivere con loro e piano piano ognuno ricompone il puzzle dei proprio sentimenti che la vita aveva sparpagliato...anche Becca.
Riesce finalmente a rifare pace con il suo amore, morto anni prima.
Lei era vecchia, ma il suo amore era rimasto vivo...Il suo amore che la faceva danzare, saltare , la sollevava sopra la testa. [...]Quando lui se n'era andato, lei aveva incassato il colpo a bruciapelo. Pam! Era morta. Nessuno se n'era accorto, ma lei sapeva che si stava dissanguando a poco a poco. Era una ferita invisibile, una ferita su cui non si poteva soffermare più di tanto perchè era qualcosa che succedeva a tutti.Percò non ne parlava.
Aveva continuato a perdere sangue.
Tenendosi dritta, pallida, esile.Si era ritrovata per la strada.Su una sedia con le rotelle.Vecchia, infelice. E così banale. Banale di fronte alle disgrazie del mondo intero. Inutile.Come se per servire a qualcosa, [...], si dovesse essere giovani[...].Tuttavia si è vivi anche quando si è vecchi e non si è più esuberanti.
Le sembrava di assomigliare alla zucca nell'acquaio.Si era ammorbidita e si lasciava sbucciare senza dire niente.[...]
La tagliò a tocchetti e fu subito più semplice pulirli uno a uno. "Lasciamo ammorbidire la zucca con un pò di latte, burro salato e scalogno." Aggiunse sale, pepe, mescolò con il cucchiaio, schiacciando la zucca che si disfava dolcemente, scoppiettando in bolle arancioni ai bordi della pentola.
"Vedrà è buonissima, un cucchiaio di crème fraiche e sarà una delizia".
Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì - Katherine Pancol
Come finisce la storia? Questo vi consiglio di scoprirlo da soli, intanto godiamoci la
Vellutata di zucca di Becca
per 4 persone
- 1 kg di zucca pulita a cubetti
- lt 1,5 di latte fresco
- scalogno 2
- burro salato 50 gr
- sale
- pepe
- crème fraiche e poco latte per la finitura del piatto
Unire la zucca a pezzetti, lasciarla rosolare brevemente e coprire tutto con il latte .
Far bollire bolcemente fino a quando la zucca non sarà disfatta, aggiustare di sale.
Per una consistenza più vellutata frullare tutto con un minipimer.
Servire con del formaggio cremoso lavorato con poca panna o latte, fino ad avere un composto soffice.
Versare una cucchiaiata sulla vellutata e cospargere con una macinata di pepe nero.
Con questa ricetta partecipo al contest di Rosso Lampone
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