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giovedì 10 marzo 2011

Too many blogs- e l'ennesimo buonconsiglio che andrà a farsi...

orate alla ligure

...benedire.
....Forse...
....Chissà....
Sia chiaro: io sono contenta che ci siano così tanti blog di cucina. Contentissima. E' una specie di sogno che non avrei mai osato fare, qualche anno fa- quello di avere così tante ricette a disposizione, in tutte le lingue, in tutte le solfe. Ed è un segno di una libertà di espressione vera, che non solo non conosce censure, ma neppure prevede l'adeguamento a parametri imposti da altri: non c'è un editore che screma, non c'è uno sponsor che vaglia, meno che mai c'è una (sempre odiosa) commissione di esperti che decide chi sì e chi no. Qui, ognuno ha la possibilità di realizzare un proprio desiderio, in modi e tempi che gli sono propri-e il resto, mancia: alla gratuità di un accesso e di un "kit da bravo food blogger" che valgono per tutti corrispondono la specificità di un sapere e la peculiarità di una comunicazione che sono solo dell'autore e che vengono messi a disposizione di chiunque abbia la cortesia di passare da noi. 
Il che, per una come me, il cui sogno è di fare il tuffo nella piscina di Paperon de Paperoni- piena di libri, piena di biglietti aerei, piena di foglietti con su scritte tante ricette- ha il sapore dell'euforia: prova ne è il mio archivio di ricette scaricate dalla rete, che è quanto di più parossistico e forsennato abbia mai prodotto il neurone solitario: datemi un blog roll e vi archivierò il mondo. 
Epperò.... epperò, c'è l'altra faccia della medaglia: vale a dire, i rischi della troppa informazione. Il più evidente dei quali è la perdita delle notizie davvero importanti, a causa di un continuo bombardamento di notize che, alla lunga, smorzano il tuo interesse. Ne avevo sentito parlare pe rla prima volta ai tempi della maturità, quando ogni occasione è buona per il toto tema: la mia "cadeva" nel 1984 e Orwell era uno degli autori a rischio estrazione. Le pagine della culutra dei giornali pullulavano di editoriali sull'argomento, tutti volti a rilevare le analogie e le differenze fra il 1984 descritto nel romanzo e quello reale e molti si occupavano dell'informazione: lo facevano tutti col sollievo di chi scampa un pericolo o di chi "lo aveva detto" e la tendenza era quella di comparare la sempre più vertiginosa crescita delle pubblicazioni e delle televisioni alla falsità delle notizie targate Grande Fratello, e finivano tutti allo stesso modo: noi, no. 
Uno solo aveva detto "noi, sì- fra poco": azzardo un Ernesto Galli della Loggia, da L'Espresso o Panorama, in un articolo che mi aveva letteralmente inchiodata alla fermata dell'autobus: lui sosteneva che la strada della non informazione l'avevamo imboccata da un pezzo, anche se da un altro accesso, più subdolo e insidioso. I giornali erano pieni zeppi di notizie, i telegiornali erano sempre più numerosi, di attualità si occupava anche Topolino e il risultato era che la gran parte di questo materiale scivolava via dal nostro cervello come acqua fresca.
La stessa cosa che- mutatis mutandis- capita con tutti questi blog di cucina: alla lettura attenta  dei blog pionieri ha fatto seguito una scorsa veloce ai blog rolls dei blog preferiti, col risultato che, in mezzo a tante cose buone, le migliori finiscono per essere tralasciate o trascurate, a maggior ragione se si tratta di portate tradizionalmente meno invitanti come ad esempio i secondi piatti. 
Ed è un peccato perchè, oltre alle considerazioni generali di cui sopra, secondo me son più preziose le "dritte" di una cucina di tutti i giorni e i suggerimenti sulla tecnica, che non la ricetta dell'ultima torta a strati o dell'ennesima cupcake animata: ma tant'è, il mondo va così e quello virtuale non fa eccezione. 
Quindi, pur sapendo che 
1. questo post no se lo filerà nessuno
2. nessuno sbaverà su queste foto
3. nessuno metterà in pratica questo consiglio
il risultato del nostro ultimo esperimento è stato così esaltante che chissenefrega dei punti 1.2.3: io ve lo racconto lo stesso...

COTTURA DEL PESCE AL FORNO AL POMPELMO ROSA

orate al pompelmo rosa

Non so se è capitato anche a voi, ma in questi ultimi anni, dopo un'indigestione di ingredienti esotici e di cucina fusion, noi ci stiamo orientando sempre di più verso l'essenziale. Tendiamo a sottrarre, anzichè ad aumentare, preferendo cibi "in purezza" piuttosto che preparazioni elaborate che, ultimamente, hanno per noi il sapor dell'intruglio. Questo ha significato una progressiva attenzione verso cose che prima ci interessavano meno- e cioè una maniacale verifica della qualità della materia prima da un lato e un rinnovato interesse verso le tecniche di cottura. Il discorso vale un po' per tutto - carni, uova, verdure- e diventa una sorta di imperativo categorico sul pesce che, anche al tempo della cucina svuota frigo rappresentava l'eccezione: sarà che son cresciuta a pesce pescato all'amo e mangiato appena fuori dall'acqua, ma non ho mai tollerato robe paciugate, su questo fronte. Preso, eviscerato e mangiato, per intenderci. 
Nello stesso tempo, una cottura sbagliata uccide il miglior pesce del mondo: e così, sono anni che sperimentiamo tecniche varie. In principio era l'olio, poi il cartoccio, poi il sale- e poi la grande stagione della meringa salata, che dura ancor oggi e che mi è valsa la gratitudine di parenti, amici e pescivendolo dell'angolo. Recentemente, però, mio marito ha avuto la trovata di provare a cuocere due orate dopo averle coperte di fettine di pompelmo rosa, lasciandole in forno a 180 gradi per una ventina di minuti. Il risultato è stato strepitoso: la carne del pesce è rimasta umida, tenerissima e con in più il retrogusto agrodolce del pompelmo rosa, che si è per così dire "infiltrato" nella carne in cottura, conferendo una straordinaria omogeneità al piatto. In sè, una scemata, ma con un risultato da paura...

ORATE ALLA (PIU' O MENO) LIGURE

orate alla ligure

La tradizione dice "patate, pinoli e olive di Taggia"- ma qualche variazione è ammessa, come quella che vedete nella foto: orate, pomodorini pachino tagliati a metà, olive taggiasche, una manciata di pinoli, un po' di prezzemolo, sale grosso, un giro d'olio extravergine e in forno a 180 gradi, per una ventina di minuti, per una "non ricetta" che ha il sapore di festa. 

Se riusciamo, oggi pomeriggio parte lo Starbooks
Buona giornata
Ale


giovedì 17 dicembre 2009

congelare il soufflè? ..si può, si può..

di Alessandra
English Version Below

soufflè funghi


giochino.
Siete una food blogger della categoria "more or less" e dovete sorbettarvi un'ora di coda al chek in.
A cosa pensate?
1. alle ultime disposizioni testamentarie, in caso di incidente aereo (aria preoccupata)
2. alle ultime disposizioni testamentarie del marito, in caso di incidente aereo (aria preoccupatissima, dopo quello che gli avete fatto spendere- v. niusletter)
3. alla pila di roba da stirare che vi aspetta a casa (l'incidente aereo è l'ultima speranza)
4. ai punti 1-2-3 più a quello che ti hanno detto la Mapi, la Alma, la Sandra, la Stefania & Co sulle inalterate proprietà di montaggio degli albumi congelati.

Avete indovinato?
E allora, beccatevi il premio...

soufflè funghi


In pratica, ho congelato un soufflè. Da crudo, naturalmente, ma con gli albumi già montati dentro. Prima che s'alzino su illustri chimici-fisici-guru del soufflè- e tutto quanto fa "lo famo serio", a dire che così non va, vi dico subito che di sicuro ho violato tutto ciò che di scientifico è stato detto in materia, da Archimede in poi.
Però, stasera ci siamo mangiati il soufflè, a fronte dei miei soliti venti minuti per preparare la cena. E alla fine le uniche cose che c'erano da lavare erano le posate e i ramequin.
Il che mi ha insegnato due cose:
1. la scienza in cucina è cosa buona e giusta- e se sta fuori dalla mia, lo è ancora di più.
2. la prossima volta, lo faccio nei cuki.

SOUFFLE' DI FUNGHI

soufflè ai funghi


Due o tre regole base:
1. la bechamelle deve essere densissima: anni fa, partivo dalla classica "50-50-50" (in grammi burro e farina, in dl il latte) e mescolavo a fiamma bassissima fin quando non si era indurita per bene. Ora, sono molto più drastica e ho ridotto il latte a 350 ml.
2. i tuorli vanno incorporati uno per volta, aggiungendo il successivo dopo che si è bene amalgamato al precedente.
3. non so se esista una regola per quando aggiungere gli altri ingredienti: io di solito metto prima le uova e poi tutto il resto
4. gli albumi vanno montati a neve fermissima e aggiunti senza mescolarli all'impasto: io "giro" la terrina e, se fate anche voi come me, avete capito quello che intendo. Comunque sia, "dal basso verso l'alto" va bene.
5. il ramequin va imburrato fino in cima, anche se l'impasto da soufflè non deve superare i 2/3 del contenitore
6. cottura: a forno caldo, ma basso: infornate a 150/160, meglio se statico, e lasciatelo lì. Deve gonfiare lentamente e l'unico modo è a bassa temperatura. Se lo infornaste a 200 gradi, per esempio, si alzerebbe subito, ma brucerebbe altrettanto presto in superficie, e dentro resterebbe molliccio e inconsistente. Calcolate anche una mezz'ora per gli stampi piccoli e fino all'ora per quello grande. Importantissimo: non aprire il forno, almeno nei primi venti minuti di cottura. Se non lo aprite del tutto, è meglio
7. potete farlo cuocere anche a bagnomaria: in tal caso, ci vuole un po' di più. Quello in foto, è stato cotto così: bagnomaria, 160 gradi, mezz'ora.

Il suofflè della foto è stato immortalato dopo almeno 5 minuti dall'uscita dal forno (ma anche di più), oltretutto con uno sbalzo termico pazzesco, perché avevo tenuto la portafinestra aperta per un po' (ogni tanto, stedno, sapete come'è). Se il vostro senso estetico regge al duro colpo, vi faccio vedere una foto più "vera", ma meno scenografica, degli stessi soufflè (stesso congelamento, stesso impasto, stessa tipologia di cottura), tanto per rendervi conto di quanto gonfino

soufflè

L'impasto base parte da mezzo litro di bechamelle a cui si aggiungono 3 tuorli grandi o 4 medi, una manciata di formaggio grattugiato (parmigiano o gruviera), sale, pepe e poi gli albumi montati a neve. Qui ho aggiunto in alcuni un po' di funghi e prezzemolo (prima fatti andare in padella, in poco olio aromatizzato con uno spicchio d'aglio e poi tritati grossolanamente) in altri più formaggio (avevo un po' di avanzi in frigo: emmenthaler, taleggio e parmigiano)

Buon Appetito
Ale


English Version

Little joke.
You're a food blogger in the "more or less" cathegory and you have to stay in a one hour line, at the check in
What do you think?
1. the last testamentary dispositions, in case of aircraft accidents (worried)
2. the last testamentary dispositions of her husband, in case of aircraft accidents (air worried after what you did spend-v. niusletter)
3. the stack of stuff to iron, that is waiting at home (the plane crash is the last hope)
4. 1-2-3 points more to what Mapi, t Alma, Sandra, Stephanie & Co said about the assembly properties of frozen egg whites.

You guessed?
So, here's your award

mushroom souffle


In practice, I cooked a frozen soufflé. From raw, of course, but with albums already mounted inside. Before setting out on chemical-physical-souffle-guru and all that makes "do it seriously" saying that this can not exixst, I tell you for sure that I violated every scientific theories from Archimedes onwards.
However, last eveningg we ate soufflé, compared to my usual twenty minutes to prepare dinner. And in the end the only things that were there to wash were the cutlery and the ramequins.
And this lead me to thinks to two things:
1. science in the kitchen is good and right thing-and if it's out of the mine, it is even more.
2. Next time, I do soufflèe in Cuki.

SOUFFLE 'MUSHROOMS



Two or three basic rules:
1. the bechamelle must be very dense; years ago, I started from the classical "50-50-50" (in grams butter and flour , into dl milk) and mixed at low heat until it had good hardened .Now, I'm much more drastic and I reduced the milk to 350 ml.
2. the yolks are incorporated once at a time, adding the following after it is mixed well with the previous.
3. I do not know if there is a rule for when to add the other ingredients: I usually put the eggs first and then everything
4. whites are whites steadfast and added without mixing the dough: I "ride" the bowl and if you also do like me, you understand what I mean. Anyway, "bottom up" is good.
5. the ramequin must be buttered up to the top, even if the souffle mixture mustn't exceed 2 / 3 of the container
6. Cooking: a hot oven, but low : bake at 150/160, preferably static, and leave it there. Must inflate slowly and the only way is at low temperature. If you put into the oven to 200 degrees, for example, the soufflè would raise at once, but just as soon burn the surface, and inside would remain soft and inconsistent. Also calculate a half hour for little moulds and about one hour for the big one. Very important: Do not open the oven, at least in the first twenty minutes of cooking. If not open at all, it is better
7. You can also cook it in a water bath: in this case, it takes a little 'more. The one in the photo, it's been cooked like this: water bath, 160 degrees, half an hour.

The soufflè photo was immortalized after at least 5 minutes from the oven (maybe more), plus a thermal shock because I kept the doors open for a while '(sometimes, I hang the clothes out..). If your aesthetic sense stand up to hard blow, I'll show you a picture as "true", but less dramatic, the same souffle (same freezing, same dough, same type of cooking), just to realize how they swell

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