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mercoledì 21 febbraio 2024

Pàrdulas ( Sardegna - Italia) - Z di Zafferano

 


Come siamo giunti alla Z per questa ennesima avventura il primo ingrediente a cui ho pensato è stato lo zafferano e non ho resistito alla tentazione di utilizzarlo per dei dolci sardi che amo, is pàrdulas. 
Quando ormai 10 anni fa per l'Abbecedario culinario europeo preparai i Kalitsounia scoprii in questo articolo che da questi dolci greci avevano avuto origine le nostre pàrdulas sarde. In Sardegna prendono nomi differenti secondo le località in cui sono preparate: pàrdulas nel campidanese, casadinas nel nuorese, formaggelle o ricottelle nel sassarese.
Sono dei dolci tipici della Pasqua, ma accompagnano anche ricorrenze particolari come i matrimoni. Si tratta di cestini di pasta violata che avvolgono un ripieno di ricotta di pecora aromatizzata con buccia di limone ed arancia e ovviamente zafferano.



Questa spezia, chiamata anche "oro rosso", è ricavata dal crocus sativus ed è costituita dai 3 stimmi che vengono prelevati manualmente da ogni fiore e fatti essiccare. La sua coltivazione è iniziata nelle province greche (Creta) più di 35 secoli fa per poi diffondersi nel Medio Oriente e nel bacino del Mediterraneo. Il colore giallo-oro che dona alle preparazioni in cui è utilizzato è dato dalla presenza di un carotenoide, la crocina, possiede proprietà antiossidanti ed antitumorali. 



Ingredienti: (per circa 20 pàrdulas)

Per la pasta violata

  • 75 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 75 gr di farina 00
  • 15 gr di strutto
  • 75 gr di acqua tiepida 
  • un pizzico di sale

Per il ripieno 
  • 500 gr di ricotta di pecora 
  • 120 gr di zucchero semolato
  • 80 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 2 tuorli d'uovo
  • buccia grattugiata di 1 limone ed 1 arancia non trattati
  • 1/2 bustina di zafferano
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • un pizzico di sale

Per guarnire
  • albume leggermente battuto
  • zucchero a velo

Iniziate a preparare il ripieno lasciando scolare la ricotta in un setaccio per tutta la notte in frigorifero perché risulti asciutta. 
Quando la ricotta è pronta amalgamatela con tutti gli altri ingredienti e lasciatela nuovamente in frigorifero perché i sapori si armonizzino tra loro. 
Se come me avete lo zafferano in stimmi potete porli per qualche istante in un padellino antiaderente a fiamma bassa, quindi chiusi nella carta da forno schiacciateli con il dorso di un cucchiaio, otterrete così la polvere di zafferano. 

Mentre il ripieno si riposa passate a preparare la pasta violata.
In una ciotola amalgamate le farine con il sale e con lo strutto, quindi aggiungete poca per volta l'acqua che dovrà essere tiepida, potrebbe non essere necessaria tutta quella che è indicata in ricetta, infatti a me ne è avanzata un cucchiaio. Passate quindi l'impasto sulla spianatoia e lavoratelo per 10 minuti fino a farlo diventare liscio e compatto.
Avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare in frigorifero almeno mezz'ora. 

Stendete la pasta con la sfogliatrice aiutandovi con un po' di semola rimacinata fino allo spessore di circa 1 millimetro (penultimo o terzultimo foro della sfogliatrice), con un coppa pasta ritagliate dei cerchi da 8 cm di diametro e ponete al centro di ognuno una pallina di ripieno. Se dovesse essere troppo morbido potete rotolare la pallina di ripieno in un po' di semola rimacinata per potergli dare la forma con le mani. 
Pizzicate  (cinque o sei pizzichi) l'impasto intorno al ripieno per dare la forma classica al cestino  delle pàrdulas. 



Spennellate delicatamente la superficie del ripieno con albume leggermente battuto.

Ponetele su una teglia foderata di carta da forno e fate cuocere in forno statico preriscaldato per 30 minuti a 180 gradi C fino a che non sono belle dorate. 

Al momento di servirle spolverizzatele di zucchero a velo.


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venerdì 26 maggio 2023

Acciuleddi e meli sardi (Italia) - G di (semola rimacinata di ) Grano duro



Siamo arrivati alla G del nostro mondo di ingredienti e non poteva mancare tra le nostre ricette qualcosa che prevedesse il grano duro, questo splendido prodotto della terra che troviamo sulla nostra tavola sottoforma di pasta, sia industriale che fatta in casa a mano, di pani meravigliosi come quello di Altamura e di Matera, ma anche di focacce e dolci. 

Le zone in cui viene coltivato hanno terreni argillosi e poco umidi, infatti in Italia è prevalentemente coltivato nel meridione e nelle isole dove viene ampiamente utilizzato. 
Il grano duro è ricco di fibre che gli conferiscono proprietà depurative e che saziano notevolmente. È privo di colesterolo ad ha un minor indice glicemico rispetto al grano tenero, inoltre è ricco di proteine e di carotenoidi che hanno potere antiossidante. Un'ulteriore caratteristica è quella di trattenere più acqua del grano tenero, questo permette di ottenere un'ottima pasta anche senza  uova. 
In questa ricetta ho utilizzato la semola rimacinata di grano duro (più fine della semola), prodotto che si ottiene dalla macinatura dei chicchi che dà una farina granulosa.
La ricetta è quella degli acciuleddi, delle treccine dolci tipiche della Gallura, nord-est della Sardegna, preparate in particolare per il Carnevale la cui forma ricorda le matassine di filo da ricamo. Sono dei dolci fatti con pochi semplici ingredienti, ma la lavorazione particolare li rende dei piccoli gioielli resi brillanti dal miele che li avvolge.




Ingredienti: (per circa 80 acciuleddi)

Per l'impasto
  • 250 gr di semola rimacinata di grano duro 
  • 250 gr di farina 0
  • 120 gr di strutto
  • 70 gr di zucchero semolato
  • 10-12 cucchiai di acqua tiepida 
  • 1 uovo 
  • un pizzico di sale
  • scorza grattugiata di 2 limoni non trattati

Per glassare
  • 300 gr di miele d'arancio
  • qualche goccia di acqua di fiori d'arancio

Per decorare
  • confettini colorati (sa traggera)

Per prima cosa iniziate a versare nell'impastatrice con gancio tutti gli ingredienti solidi e l'uovo, tranne lo strutto e l'acqua tiepida che dovrete aggiungere 3 cucchiai per volta. Tenete da parte  gli ultimi 2 cucchiai di acqua tiepida che userete se necessaria e lo strutto aggiungetelo all'impasto un pezzetto per volta per farlo ben assorbire. Quando l'impasto sarà liscio e sodo l'impastatrice sarà completamente pulita. 

Avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare in frigo almeno 1 ora, ma potete lasciarlo anche tutta la notte.
Riprendete l'impasto, prelevate delle porzioni da 10 gr ciascuna, sulla spianatoia create dei cilindretti con i palmi delle mani lunghi circa 50cm e spessi circa 4 mm.
Unite le due estremità del cilindretto e tenendolo con la mano sinistra, con la mano destra fate attorcigliate molto bene il doppio cilindretto, sollevate le due estremità e lasciate che il cilindretto si attorcigli nuovamente. 





Friggete in olio di arachidi gli acciuleddi fino a doratura, fateli scolare su carta assorbente ma vedrete che non avranno assorbito affatto l'olio. Quindi pochi per volta passateli in un tegame dove avrete prima fatto sciogliere a fuoco bassissimo il miele con qualche goccia di fiori d'arancio, girateli delicatamente perché assorbano il miele e adagiateli su un piatto dove li decorerete immediatamente con i confettini colorati. Proseguite così con tutti gli acciuleddi. 






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giovedì 5 aprile 2018

Torta de Menjar Blanc di Alghero


Era da tempo che volevo realizzare questo dolce tipico di Alghero dopo averlo visto realizzato da Roberto Murgia.
Il biancomangiare è una pietanza di origine medioevale diffusa in tutta Europa ed ancora oggi presente in tutta Italia con varie ricette. Io l'ho apprezzato in Sicilia tanto da prepararlo spesso come "biancomangiare" e "testa di turco", mentre in Sardegna lo troviamo appunto ad Alghero con il nome di "menjar blanc" e nel Campidano conosciuto come "pappai biancu" con ricette di chiara origine catalano-spagnola ed influenze arabe. Consiste in una crema di latte (in Sardegna viene utilizzato latte di pecora o capra) in cui l'addensante è amido di mais e aromatizzata con scorza di limone.
La sfoglia che racchiude il biancomangiare è di "pasta violada",  utilizzata nella realizzazione di diverse specialità sarde e caratterizzata dalla presenza della semola rimacinata di grano duro e dello strutto. 
Si tratta di un dolce dal sapore molto delicato che sicuramente si discosta molto dai dolci sardi più noti, ma altrettanto buono.




Ingredienti: (per una tortiera da 23 cm di diametro)

Per la pasta violada

  • 250 gr di farina 00
  • 250 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 70 gr di strutto 
  • 50 gr di zucchero semolato
  • 2 uova
  • acqua tiepida q.b.
Per il ripieno di menjar blanc
  • 1 lt di latte intero
  • 110 gr di amido di mais
  • 200 gr di zucchero semolato
  • la scorza di 1 limone non trattato lasciata intera
Per prima cosa preparate il menjar blanc.
In una casseruola riscaldate quasi tutto il latte con la scorza del limone.

In una ciotola mescolate con una frusta a mano il restante latte con lo zucchero e l'amido di mais, quindi versatelo nel latte da cui avrete eliminato la scorza di limone e portate a bollore sempre mescolando con la frusta fino ad avere addensato la crema.



Versatela in un contenitore e copritela con pellicola a contatto.
Lasciate che si raffreddi.

Nel frattempo preparate la pasta violada.
In una ciotola setacciate le due farine, fate un pozzo al centro e versatevi lo strutto e le due uova, iniziate a mescolare con una frusta a mano, quindi versate il tutto sulla spianatoia ed aggiungete acqua tiepida poca per volta fino ad ottenere la consistenza della sfoglia per la pasta fatta a mano. 




 Dopo averla lavorata e resa liscia avvolgetela nella pellicola e fatela riposare per 30 minuti.



Riprendete la pasta, dividetela in due parti, una da 2/3 e l'altra da 1/3 dell'impasto. 
Stendete la parte più grande con il mattarello e ricopriteci una teglia da crostata imburrata ed infarinata in modo che la pasta superi il bordo.
Versate il ripieno di menjar blanc, quindi ricoprite con la seconda sfoglia che avrete ottenuto, rifilate il bordo in eccesso e sigillate insieme le due sfoglie in modo che non si aprano.



Con i rebbi di una forchetta bucherellate la superficie della torta, spennellatela con albume d'uovo leggermente battuto (io ho usato dell'albume con un po' di tuorlo per far risaltare di più il bordo della torta) e quindi con zucchero semolato.



Fate cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 35 minuti fino ad avere una leggera doratura. 


Servite quando è completamente fredda.



                        LE TABACCHERAS      

Con gli stessi ingredienti per la pasta violada ed il menjar blanc si realizzano le tabaccheras, dei ravioli a mezzaluna che nella forma ricordano le antiche tabacchiere dove si teneva il tabacco.

Stendete la pasta ad uno spessore di 3 mm, ricavatene dei tondi di 15 cm di diametro, ponete al centro il menjar blanc e richiudete la sfoglia sigillando bene i bordi. 
Spennellate le tabaccheras con albume sbattuto, cospargetele di zucchero semolato e cuocetele a 180°C fino a leggera doratura. 

Alla prossima! =^-^=

lunedì 13 febbraio 2017

Sas frigjolas - le frittelle lunghe del Carnevale sardo


Non so voi ma per me non è Carnevale se non ci sono dei dolci fritti. Il mio ricordo di bambina del Carnevale è quello del profumo tipico di frappe, castagnole e bombe fritte che riempiva l'aria, sia per la strada che in casa. Questa volta ho voluto provare una specialità sarda che non avevo mai fatto prima, le frittelle lunghe, e sebbene con qualche timore ho sostituito una bottiglia dal fondo tagliato al classico imbuto con manico che adoperano in Sardegna ed ho iniziato la preparazione.
Gli ingredienti sono semplici ma la lavorazione dell'impasto e la lievitazione sono fondamentali.
Veniamo alla ricetta.

Ingredienti:

  • 250 gr di semola rimacinata di grano duro 
  • 250 gr di farina 00
  • 15 gr di lievito di birra
  • 1 cucchiaio e 1/2 di zucchero
  • 500 ml di latte tiepido
  • scorza grattugiata di 1 arancia e di 1 limone
  • succo di un'arancia (circa 100 gr di succo)
  • 1/2 bicchierino di filu ferru o liquore all'anice (anche 1 bicchierino se vi piace)
  • un pizzico di sale
Per guarnire 
  • zucchero semolato

In Sardegna per la preparazione utilizzano uno splendido recipiente in terracotta che si chiama "scivedda", la sostituirete con una ciotola molto capiente.

Versate nella ciotola le due farine miscelate insieme al pizzico di sale ed allo zucchero, quindi al centro aggiungete la scorza grattugiata degli agrumi, il succo d'arancia, il liquore ed il lievito di birra sciolto in poco latte tiepido ed iniziate ad amalgamare con una mano.


Quindi iniziate ad aggiungere poco per volta il restante latte tiepido lavorando l'impasto con la mano sollevandolo dal basso verso l'alto come a schiaffeggiarlo. Questa lavorazione, che dovrà durare almeno 15 minuti, aiuterà la successiva lievitazione.




La consistenza dell'impasto sarà quella giusta quando sollevandolo con la mano scenderà formando un nastro continuo e se necessario potrete aggiungere ancora pochissimo latte tiepido per volta fino ad ottenerla.

A questo punto coprite la terrina con la pellicola ed in luogo caldo ed al riparo dalle correnti d'aria lasciate lievitare per circa 2 ore. 

La lievitazione sarà completa quando sulla superficie dell'impasto compaiono tante piccole bolle.


Nel frattempo, se non avete il classico imbuto con manico, prenderete una bottiglia di plastica e tagliandone il fondo la preparerete per ricevere l'impasto.

Versato l'impasto nella bottiglia (dopo averne bagnato l'interno con dell'acqua) inizierete a farlo scendere nella capiente teglia colma d'olio portato al giusto calore (fate la prova stecchino, la temperatura sarà perfetta quando questo farà delle bollicine continue) iniziando dal centro e man mano con movimento lento e costante formerete una spirale.



Quando un lato della frittella sarà dorato, con l'aiuto di 2 pinze o 2 forchette volterete la frittella per farla dorare anche sull'altro lato.

Fatela sgocciolare su carta assorbente e fatela avvolgere subito dallo zucchero semolato.


Mangiatele calde calde, sono deliziose!  =^-^=