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domenica 18 febbraio 2024

Pain d'épice alsacien - Pan di zenzero (Francia) - Z di Zenzero


Siamo giunti all'ultima lettera dell'alfabeto degli ingredienti. Questo viaggio iniziato a gennaio 2023 ci ha portati alla ricerca di ricette italiane e del resto del mondo. Non sempre è stato facile trovare determinati ingredienti magari fuori stagione o addirittura conosciuti solo in paesi lontani. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio, anche se consapevoli che con 3 settimane per lettera non era facile riuscire a pubblicare tutte le ricette che avevamo scovato. Alcune lettere poi ci hanno dato del filo da torcere, pochissimi gli ingredienti a disposizione, benché si cercasse nelle lingue più conosciute. 

Come al solito da questo lungo viaggio ritorno con un bagaglio pieno di conoscenza, di sperimentazione e di condivisione. È stato bello come sempre affrontare questa avventura con le mie amiche di blog, ci siamo confrontate e questo ci ha arricchite. Molti paesi non siamo riuscite a raggiungerli, spesso perché gli ingredienti più usati in quei paesi erano già stati utilizzati per altre cucine, ma forse Aiú ci offrirà una nuova possibilità, chissà!?

Per ora torno all'ultima lettera dell'alfabeto, in attesa di notizie.


Il primo ingrediente con la Z che voglio utilizzare è lo zenzero.Quello che comunemente viene utilizzato della pianta dello zenzero (zingiber officinale) è il suo rizoma, un rigonfiamento del fusto che funziona come riserva degli elementi indispensabili alla sopravvivenza della pianta. Probabilmente questa pianta perenne è originaria della Cina meridionale, attualmente però è coltivata in tutte le zone tropicali del mondo.

Il sapore pungente dello zenzero è dato dalle sostanze che ne determinano le proprietà fitoterapiche che lo rendono efficace contro la cattiva digestione, il vomito e la nausea (specialmente provocati da mal di mare), diarrea, colon irritabile, ma anche tosse e raffreddore. Ha anche un'azione antinfiammatoria.

Lo possiamo consumare fresco, disidratato in polvere o a pezzetti e candito. 

Con lo zenzero ho voluto realizzare una ricetta vegana di pain d'épice dell'Alsazia, tradotto pan di zenzero. 

La storia del Pan di zenzero viene da lontano, già gli egizi facevano un pane con erbe e spezie che poi veniva ricoperto di miele. I greci avevano un pane a base di farina, sesamo e ricoperto di miele, la "melitounta", i romani invece il "panis mellitus" fritto e condito con miele. 

L'attuale pan di zenzero però è più simile ad un pane al miele arricchito con piante aromatiche e spezie (chiamato mi-Kong) che nasce nel X secolo in Cina come razione per i soldati . Le stesse truppe di Gengis Khan lo fecero conoscere agli arabi e durante le crociate nel XII e XIII secolo lo conobbero gli europei che ne riportarono la ricetta nei loro paesi. Attraverso i monaci cistercensi si diffuse poi in tutta Europa con piccole varianti specialmente nelle spezie utilizzate (nel 1453 comparve in Alsazia).

Ho trovato questa ricetta che non chiamerei vegana perché il miele non lo è, ma non ha zuccheri raffinati né grassi e latte ed ho voluto provarla. 


                     

Ingredienti:

  • 400 gr di farina 00
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaio di mix 4 spezie (in genere cannella, zenzero, noce moscata, chiodi di garofano) 
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di noce moscata (io preferisco grattugiarla al momento)
  • 1 cucchiaino di anice stellato tritato
  • 4 chiodi di garofano pestati
  • 175 ml di miele (io ho usato il millefiori)
  • 300 gr di acqua 
La preparazione è veramente molto semplice. 
In un pentolino fate sciogliere il miele nell'acqua a fuoco basso, lasciate raffreddare.
In una ciotola mischiate la farina con il bicarbonato e tutte le spezie, a cui io ho aggiunto anche una macinata di pepe.
Versate l'acqua e miele nelle polveri e con la frusta a mano fate ben amalgamare.
Trasferite il composto in uno stampo da plumcake foderato di carta da forno e lasciatelo riposare a temperatura ambiente per 4 ore come dice quest'altra ricetta. Con il riposo il bicarbonato di sodio reagirà con gli acidi del miele aiutando la lievitazione e donando il colore ed il sapore caratteristici.

Dopo il riposo fate cuocere in forno preriscaldato a 165° C per 40 minuti, abbassate la temperatura del forno a 145° C e fate cuocere altri 10 minuti. 
Con la prova stecchino questo dovrà uscire leggermente umido. 
Spennellate quindi il vostro Pan di zenzero con il miele ben sciolto, io ho guarnito anche con zenzero e scorzette di arancia canditi. Fatelo riposare almeno un giorno prima di gustarlo così gli aromi ed i sapori si amalgameranno.

Posso dirvi che è piaciuto molto, dolce al punto giusto, anche perché accompagnandolo ad una tazza di tè se volete arricchirne una fetta con un po' di marmellata di arance è delizioso. Anche le mie arance candite che avevo preparato con arance non trattate che mi hanno regalato gli hanno dato un tocco in più insieme allo zenzero candito.


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lunedì 2 luglio 2018

Torta russa con ciliegie


Prima che questo straordinario frutto primaverile scompaia dai banchi del mercato ho voluto realizzare una torta russa con le ciliegie che nella sua semplicità è davvero deliziosa, sia come forma che come gusto. Un impasto che non contiene uova ma Kefir o in sostituzione lo yogurt e quindi è adatto a chi è intollerante alle proteine dell'uovo e grazie ad una piccola quantità di lievito risulta soffice. 



Ingredienti: (per una tortiera a cerniera da 26 cm di diametro)

Per l'impasto
  • 420 gr di farina 00 ssetacciata
  • 200 gr di burro morbido
  • 240 ml di kefir o yogurt
  • 100 gr di zucchero
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  • un pizzico di sale

Per il ripieno
  • 500 gr di ciliegie denocciolate
  • 100 gr di zucchero semolato
  • cannella in polvere a piacere
Per prima cosa iniziate a preparare l'impasto versando in una ciotola la farina setacciata con il lievito, lo zucchero, l'essenza di vaniglia ed il sale. Mescolate il tutto quindi aggiungete il burro morbido a pezzetti che amalgamerete con la punta delle dita per ottenere un composto sabbioso. Aggiungete ora il kefir o yogurt ed amalgamate il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo che non si attacca alle mani.


Sul piano ben infarinato stendete con il mattarello fino ad ottenere un rettangolo di 30 cm x 40 cm con uno spessore di 3 mm.
Tagliate delle strisce larghe circa 7-8 cm.


Disponete su ogni striscia una fila di ciliegie, copritele con lo zucchero e volendo con un pizzico di cannella.


Chiudete ogni striscia a salsicciotto, sigillando bene anche le due estremità.


Disponete i salsicciotti a spirale nella teglia foderata di carta da forno.


Fate cuocere a 180° C  per 40 minuti, fino a che la superficie non è leggermente dorata.
Estraete la torta ormai fredda dallo stampo e cospargetela abbondantemente con lo zucchero a velo.


In alcuni siti russi fanno vedere come utilizzare le ciliegie surgelate. Basta utilizzarle ancora surgelate, mescolarle in una ciotola con dell'amido di mais che le ricopra perfettamente in modo da assorbire l'umidità che rilasceranno durante la cottura. In questo caso riempite con le ciliegie surgelate un salsicciotto per volta e disponetelo subito nella teglia in modo che non si inumidiscano gli altri già pronti rendendo difficile sollevarli e posizionarli nella teglia.

Se non doveste avere a disposizione le ciliegie potete utilizzare anche delle amarene sciroppate, chiaramente senza aggiungere lo zucchero sulle stesse.

Provatela, è buonissima! =^-^= 


lunedì 26 settembre 2016

La rocciata di Assisi per il Calendario del Cibo Italiano 2016 - AIFB


Oggi per il Calendario del cibo italiano inizia la settimana della torta di mele di cui è ambasciatrice Stefania Orlando (la mitica Arabafeliceincucina) che con il suo articolo ci parla in maniera approfondita di questo dolce che fa parte della nostra tradizione in tutte le sue declinazioni.
Non ho potuto fare a meno di partecipare con un dolce alle mele straordinariamente italiano anche se a prima vista non si direbbe.
In circa 40 anni ho scoperto molto dell'Umbria, a cominciare dal vecchio borgo dove nacquero gli avi di mio marito nel comune di Panicarola. La sua tradizione gastronomica si rifà ad una cultura contadina semplice, genuina che risente profondamente della storia della regione. 
Questo dolce per me è stata una vera scoperta. Non avrei mai immaginato che l'adorato strudel di zia Lina (la mia zia viennese) avesse una sorella nel centro Italia. 
Si tratta della rocciata, conosciuta con questo nome nelle zone di Foligno, Spello ed Assisi, mentre nella montagna folignate, Trevi e Spoleto viene chiamata attorta o 'ntorta.
Le origini di questo dolce sembrerebbero risalire agli antichi umbri, nelle "Tavole eugubine" si parla infatti di un dolce chiamato "tensendo" che veniva offerto durante i riti sacri alla divinità umbra Hondo Cerfio.
Altri invece, vista la somiglianza con lo strudel, non escluderebbero che possa essere stato portato nell'Alto Medioevo dai Longobardi che presso Nocera Umbra avevano un loro stato.
Una volta si preparava in particolare per la festa di Ognissanti tirando una sfoglia povera fatta con farina, acqua ed olio in cui avvolgere un ripieno fatto con quello che si aveva in casa: mele, frutta secca (noci, nocciole), pinoli, uvetta, semi d'anice, cacao, cannella, zucchero o miele, ma anche fichi secchi, prugne secche, alchermes...
Io ho preferito il ripieno più semplice senza fichi e prugne ma con i semi d'anice che lo differenziano dallo strudel.




Ingredienti:

Per la pasta tirata
  • 300 gr di farina 00
  • 200 ml di acqua tiepida
  • 30 ml di olio di semi di girasole + 1 cucchiaino
  • 2 gr di sale

Per il ripieno
  • 4 grosse mele sbucciate e tagliate a fette sottili
  • 3 manciate di noci tritate grossolanamente
  • 3 manciate di uva passa precedentemente fatta rinvenire nell'acqua tiepida e poi asciugata
  • 1 piccola manciata di semi d'anice
  • 1 manciata di pinoli
  • la scorza grattugiata di un limone non trattato
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 2 cucchiaiate di cacao dolce
  • 5 cucchiaiate di zucchero
Per guarnire
  • una generosa spruzzata di alchermes
  • zucchero a velo
Iniziate preparando la pasta tirata, fatela riposare e quindi tiratela sottile sopra ad una tovaglia, così come ho dettagliatamente indicato nella ricetta dello strudel viennese.

A questo punto spargete uno per volta tutti gli ingredienti su un pò più della metà della pasta tirata cominciando con le mele.
La quantità di tutti gli altri ingredienti è molto soggettiva, potete variarla secondo i vostri gusti e la disponibilità dei prodotti, aggiungete più zucchero se le mele sono particolarmente aspre. Ognuno di voi riuscirà a personalizzarla! 


  
Dopo aver rifilato tutti i bordi della pasta che rimarrebbero più duri con l'aiuto della tovaglia arrotolate la rocciata partendo dal lato coperto dal ripieno, sigillate bene le due estremità ed arrotolatela a chiocciola sopra ad un foglio di carta da forno con cui la adagerete in una teglia.

Spennellate la superficie con un pò di olio e fate cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 30 minuti.



Quando la rocciata sarà tiepida cospargetene la superficie con un pò di alchermes e zucchero a velo.


Deliziosa, con i semi d'anice che danno un gusto particolare, e tutto sommato anche leggera questa parente italiana dello strudel. 
Alla prossima ricetta!! =^-^=

mercoledì 31 agosto 2016

Ciambelline al vino e semi d'anice


Da un pò volevo postare la ricetta di questi biscotti che in casa nostra amiamo e che sono anche tipici della nostra regione, il Lazio.
Mi sono decisa a pubblicarla proprio oggi che il calendario del cibo italiano 2016 celebra la giornata dell'anice e del finocchietto.
Ambasciatrice di questa giornata è Valentina De Felice del blog "diverdediviola" che ha pubblicato sul sito AIFB il suo interessante articolo sull'argomento.

Questi biscotti fanno parte della tradizione popolare di tutta l'Italia centrale, fatti con pochi semplici ingredienti che tutti avevano in casa: farina, zucchero (più o meno abbondante secondo i gusti), olio d'oliva, vino, un pò di lievito e semi d'anice.
Veloci da realizzare riempiranno la cucina di un profumo fantastico, sono ottimi sia da sgranocchiare da soli che inzuppati in un buon bicchier di vino aromatico.




Ingredienti: (per circa 50 ciambelline)

  • 500 gr di farina 00
  • 160 ml di vino bianco
  • 150 ml di olio evo dal gusto delicato 
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 40 gr di semi d'anice
  • 8 gr di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
Per guarnire

  • poco zucchero semolato  

Per prima cosa mettete i semi d'anice a bagno nel vino e lasciate che si idratino un pò.

In una ciotola mescolate la farina con lo zucchero, il sale ed il lievito in polvere, versate nel centro l'olio ed il vino in cui avete fatto idratare i semi d'anice ed amalgamate tutto fino ad ottenere un bel panetto liscio che lascerete riposare coperto con un'altra ciotola per 30 minuti.


Trascorso il riposo prendete un pò d'impasto per volta, ricavatene un cilindro di circa 1 mignolo di spessore ed una lunghezza di circa 10 cm. Chiudetelo a ciambella e passate solo un lato nello zucchero semolato.




Adagiate le ciambelline sulla teglia rivestita di carta da forno dal lato non ricoperto di zucchero e fate cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 20-25 minuti.


Se non dovesse piacervi il gusto dell'olio evo potete sostituirlo con del buon olio di semi.


Potete conservarle per alcuni giorni in un contenitore ermetico, sempre che non le finiate subito. =^-^=

P.S.: Se volete intensificare il sapore di anice potete aggiungere al vino anche un goccio di Mistrà, il conosciutissimo liquore all'anice stellato!

martedì 26 luglio 2016

Biancomangiare alla siciliana



Complice il caldo, ultimamente amo particolarmente i dolci al cucchiaio e questa volta mi sono rifatta ad una prelibatezza che ho conosciuto nella meravigliosa terra di mia madre: la Sicilia!
Sarà il suo nome, sarà il candore ed il sapore delicato ma questo dolce evoca il passato.
Immagino nobildonne che lo gustano all'interno di sfarzosi salotti come quelli raccontati ne il "Gattopardo".
Il suo nome "biancomangiare" è sicuramente dovuto al colore degli ingredienti che fin dall'antichità dovevano essere rigorosamente bianchi, sia che fossero dolci o salati: latte, petto di pollo, pesce, lardo, riso, zucchero, latte, mandorle. 
Le sue origini risalgono al medioevo ed in Sicilia viene spesso sostituito il latte di mucca con il latte di mandorle, aggiungendo amido di mais, scorza grattugiata di limone, cannella e nel ragusano anche miele dei monti Iblei.
La stessa crema è anche utilizzata a Castelbuono, in provincia di Palermo, come ripieno di un dolce tipico del Carnevale di origine araba chiamato "testa di turco" che consiste in sottili sfoglie di pasta fritta alternate a questa crema di biancomangiare ma leggermente meno soda. 

Io per essere sicura d'incontrare i gusti della famiglia ho mescolato una piccola quantità di latte di mandorle al latte di mucca, giusto per regalargli un aroma delicato ma non eccessivo.




Ingredienti:

  • 1 lt di latte di mucca o di mandorle (io ho utilizzato 800 ml di latte vaccino e 200 ml di latte di mandorle)
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 100 gr di amido di mais 
  • scorza grattugiata di 1 limone 
  • 1 pizzico di cannella


Versate il latte in una casseruola lasciandone da parte un bicchiere, versateci lo zucchero, la scorza grattugiata del limone e la cannella in polvere o in stecca e ponete sul fuoco a fiamma bassa fino a che non è ben caldo. 


Nel restante latte freddo stemperate l'amido di mais in modo che non si formino grumi.


Quando il latte è caldo aggiungeteci l'amido di mais stemperato nel restante latte e rimettete sul fuoco sempre a fiamma bassa fino a che non giunge ad ebollizione, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno.
Se vi piace il profumo dell'acqua di fiori d'arancio potete anche aggiungerne 2 cucchiai.


Versate il biancomangiare negli stampini inumiditi e quando la crema si sarà freddata mettere in frigorifero fino a che non si è rappresa.

Al momento di servire il dolce immergete per qualche istante lo stampino in acqua bollente, quindi capovolgetelo su un piattino.

Potrete decorare il vostro biancomangiare come più vi piace. Io ho utilizzato frutti di bosco spolverati con pochissimo zucchero a velo e crema di pistacchi fatta da me leggermente diluita con un goccio d'acqua. Voi date spazio alla fantasia.


Sono sicura che vi piacerà! Alla prossima =^-^=
  

domenica 21 febbraio 2016

Walnut cookies - i biscotti a forma di noce della Festa di Primavera cinese


Prima di lasciare la Cina con la carovana dell'Abbecedario culinario mondiale ho voluto realizzare questi dolci particolari scoperti per caso. 
Il loro nome dal cinese viene tradotto in maniera poco chiara, per cui preferisco chiamarli "biscotti noce" come fanno alcuni blog in lingua inglese.
Anche questi sono tra le prelibatezze che durante i festeggiamenti del Capodanno cinese non possono mancare sulla tavola, pronti per essere offerti a parenti ed amici.
Le noci in Cina hanno un significato particolare, rappresentano la felicità della famiglia ed offrire questi dolci, che non solo le contengono ma le riproducono anche nella forma, vuol dire augurare felicità a chi li mangia ed alla sua famiglia.
Dopo averli realizzati seguendo questo video su You Tube ho scoperto che esiste anche un'altra versione di questi biscotti in cui usano degli stampi intagliati in legno come per gli springerle tedeschi, realizzano le due metà della noce che cuociono e poi farciscono riunendo le due metà. 
In ogni caso io lo stampo non lo avevo e quindi l'unica versione possibile sarebbe stata comunque quella più tradizionale a mano.
Ho seguito la ricetta di questo blog che era comprensibile dopo la traduzione, il risultato è ottimo, l'unico problema che ho incontrato è che durante la cottura la parte appoggiata sulla carta da forno perde un pò la sua forma, anche se li avevo tenuti un'ora in frigorifero prima di infornarli.
La frutta essiccata che potete usare per il ripieno è a vostro gusto: fichi secchi, uva passa, datteri, purché non sia troppo asciutta, altrimenti secondo me potete aggiungervi un cucchiaino di confettura di castagne o di fagioli rossi azuki.
Come frutta a guscio potete usare, oltre alle noci, mandorle, arachidi, nocciole, anacardi.



Ingredienti: (per 6 grandi noci o per 12 più piccole)

Per la pasta 
  • 60 gr di fecola di patate
  • 35 gr di farina 00
  • 5 gr di cacao in polvere
  • 60 gr di burro a pomata
  • 20 gr di zucchero semolato
Per il ripieno
  • 60 gr di frutta essiccata (io ho usato fichi secchi ed uva passa)
  • 40 gr di gherigli di noci
Cominciate a preparare la pasta amalgamando il burro a pomata con lo zucchero.

 
Unite quindi la fecola di patate, la farina OO ed il cacao formando un composto compatto ed omogeneo.


Ora preparate il ripieno tagliuzzando l'uva passa ed i fichi secchi, sminuzzando i gherigli di noci ed amalgamando il tutto fino ad ottenere un composto compatto (in caso fosse troppo secco aggiungeteci 1 cucchiaino di confettura).


Suddividete la pasta in 6 parti uguali che lavorerete in palline e lo stesso fate con il ripieno.



Allargate con il palmo la pallina di pasta, vi ponete nel mezzo la pallina di ripieno e la avvolgete completamente con la pasta. 
Date ad ogni pallina la forma di una noce e con uno stuzzicadenti praticate dei graffietti che simulino il guscio della noce.





Mettete in frigorifero le palline per almeno 1 ora.

Fate scaldare il forno a 160°C e quindi cuocete i biscotti in una teglia rivestita di carta da forno per 20-25 minuti.

Lasciateli raffreddare fuori dal forno, sistemateli quindi nei pirottini o avvolti ognuno nel cellophane e posti in una scatolina come fanno in Cina per offrirli in regalo.


Sono buonissimi e dolci al punto giusto, provateli!!
Con questi biscotti si concludono i festeggiamenti del Capodanno Cinese che termina domani 22 febbraio con la Festa delle lanterne. Lasciamo quindi questo straordinario paese di cui comunque dovremo scoprire ancora mille altre ricette.



Anche questa ricetta è destinata a Carla Emilia di "Un'arbanella di basilico" che ci ha ospitati nella tappa cinese.
Alla prossima ricetta! =^-^=







venerdì 19 febbraio 2016

Huat Kueh - tortine al vapore cinesi


Abbiamo ancora qualche giorno da dedicare alla ricerca di ricette tradizionali della grande Cina insieme all'Abbecedario culinario mondiale.
La Cina, un paese affascinante che sarebbe stupendo visitare e di cui comunque siamo riusciti a scoprire qualcosa in più grazie anche a questo viaggio virtuale.
Tra le feste tradizionali cinesi molto sentita è la Festa di Qing Ming, conosciuta anche come Festa della Luminosità Pura o Giorno degli Antenati. Cade il 15° giorno dopo l'equinozio di primavera ed è il giorno in cui si rende omaggio alle tombe dei propri antenati ed ha origine più di 2.500 anni fa.
In questo giorno si prega per i propri antenati pulendo le tombe, portando in dono fiori, cibo, tè, vino, bacchette, banconote, carta colorata, incenso e persino facendo esplodere petardi.
E' una giornata in cui le famiglie cinesi fanno delle scampagnate, iniziano le pulizie di primavera, cantano e ballano e si fanno volare aquiloni a forma di animali o dei personaggi dell'Opera di Pechino.
E' anche il giorno in cui le giovani coppie di innamorati iniziano a corteggiarsi.
Tra il cibo che viene offerto ci sono queste tortine al vapore chiamate Huat Kueh che possono essere di farina di riso o di farina di grano. Perché queste tortine portino gioia e prosperità debbono lievitare ed "aprirsi in un sorriso". Molte superstizioni sono legate alla realizzazione di queste tortine che sono più simboliche che golose (almeno secondo i nostri gusti occidentali, ma anche qualche blogger cinese la pensa come noi!). 
Mentre si cucinano non si deve litigare in cucina, non si debbono dire brutte parole, né sbirciare nella vaporiera altrimenti potrebbero non aprirsi in un sorriso e quindi portare sfortuna. Se fatti per festeggiare il Capodanno cinese non aprirsi in un sorriso vuol dire sfortuna per tutto l'anno.

Capirete che quando ho avuto l'idea di realizzarle mi sono chiesta - "Ma sei proprio sicura di volerle provare? E se non si aprissero?"-.
Leggendo che il baking powder che usano in Cina non è uguale al nostro lievito per dolci mi ero anche preparato un sostituto usando un misto in parti uguali di bicarbonato di sodio e cremor tartaro.
E se non avesse fatto lievitare nel modo giusto le tortine?
Beh ho incrociato le dita ed ho iniziato a mettere sul fuoco una pentola con un pò d'acqua per poter poi cuocere a vapore le tortine.
Di seguito vi do la ricetta dei Huat kueh anche nella variante con lo zucchero di canna.
Questa volta non ho fatto le foto perché il procedimento è veramente semplicissimo.

Ingredienti: (per 3 tortine grandi o 6 piccole)

  • 200 gr di farina 00
  • 80 gr di zucchero semolato o zucchero di canna (io ne metterei anche 100 gr, risultano veramente troppo poco dolci)
  • 3 cucchiaini da tè di baking powder pari a 15 ml (se non riuscite a trovarlo sostituitelo con 7,5 ml di bicarbonato di sodio e 7,5 ml di cremor tartaro)
  • 200 ml di acqua
Iniziate a mettere sul fuoco una pentola con acqua fino a lambire il cestello su cui cuocerete a vapore le tortine. Chiudetela con il coperchio.

Nel frattempo iniziate a sciogliere lo zucchero nell'acqua di cui ne avrete lasciato da parte un bicchierino. 
Setacciate bene la farina in una ciotola e quando l'acqua nella pentola è giunta a bollore unite alla farina l'acqua con lo zucchero e per ultimo il bicchierino d'acqua in cui farete sciogliere il bicarbonato ed il cremor tartaro all'ultimo minuto.
Mescolate tutto accuratamente con una frusta a mano per evitare grumi e versate immediatamente negli stampini di carta rigida riempiendoli quasi fino all'orlo.
Poneteli subito sul cestello all'interno della pentola, chiudete con il coperchio e lasciate cuocere a vapore per 20 minuti. Non aprite mai prima che sia trascorso il tempo indicato.


Qui potete vedere come lievitano le tortine durante la cottura a vapore
A cottura ultimata fate raffreddare completamente le tortine e se volete guarnite con un piccolo ciuffo di confettura.


Il sorriso è venuto!! Prosperità e felicità assicurate!


Ora alcune considerazioni. La consistenza è morbida ma un pò 
gommosa, come però sembra debba proprio essere. 
Accompagnate da una confettura di vostro gusto o da crema di nocciole o crema pasticcera sono perfette, se invece volete già un pò più saporito l'impasto aumentate lo zucchero a 100 grammi, aggiungete un'essenza che più vi piace (ad esempio vaniglia o limone) o delle spezie (cannella, zenzero, anice stellato).



Anche questa ricetta è destinata a Carla Emilia di "Un'arbanella di basilico" che ospita la tappa cinese.

Alla prossima! =^-^=