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La genovese ricetta tradizionale napoletana



Candele col sugo alla genovese
La genovese è un piatto tipico napoletano, quasi sconosciuto fuori dalla Campania. Si tratta di sugo a base di uno stufato di carne con le cipolle, in cui, però, le vere protagoniste sono le cipolle, che grazie a una lunga cottura danno vita a una salsa dolce e saporita. È il piatto della domenica insieme al “raù” e, per questo, è difficile darne la ricetta: ogni massaia napoletana e ogni trattoria che si rispetti ha la sua e tutti ne difendono l’originalità. 
La ricetta del sugo alla genovese che vi propongo è quella che ho costruito leggendo tutti i ricettari napoletani che avevo in casa e poi studiando le ricette dei mie blog di riferimento per la cucina napoletana. Il risultato di queste prove e riprove non è la genovese perfetta, ma quella che a casa mia incontra il gusto di tutti, che tutti accolgono con un gran sorriso perché è buonissima e, miracolosamente, digeribile. Le foto non rendono idea di quanto sia buono questo piatto, ma se lo provate, state certi che non vi deluderà.
L’origine della genovese e l’etimologia del suo nome non sono noti con certezza, forse deriva da uno stufato di carne, detto tocco, tipico di Genova, che i napoletani hanno deciso di usare per condire la pasta, in modo da riempire lo stomaco e soddisfare la gola pur avendo a disposizione poca carne. C’è chi vede una parentela con la zuppa di cipolle francese e chi sostiene derivi dal soprannome dell’oste che l’ha cucinata per primo.
Quello che posso dirvi con certezza è che la genovese è una coccola, un atto d’amore, richiede di affettare tante cipolle e una cottura lenta lenta e lunga lunga. Per questo, il consiglio più importante che posso darvi è quello di Luciano Pignataro: “La Genovese è un piatto della famiglia unita, forse quella che non esiste più ma che rassicurava tutti. Il suo arrivo a tavola in una sola zuppiera dove tutti possono attingere è davvero un rituale magico che ogni napoletano si porta nella vita dai primi pranzi in cui, bambino, era ammesso a tavola, sino all’ultimo possibile. Va dunque consumata sempre con le persone giuste.”

La Genovese
La carne del sugo alla genovese

LSDM 2016 visto dal treno di ritorno

LSDM è un congresso culinario a cui ho avuto la fortuna di partecipare quest'anno per la quarta volta. Le Strade Della Mozzarella si tiene a Paestum, un piccolo centro nella parte più a Sud della Campania che è una sintesi perfetta del potenziale del nostro Paese.

Umami mediterraneo



La mia proposta per il contest “Pasta e Mozzarella Veggie Style” a prima vista sembra avere poco a che fare con la dieta mediterranea. Eppure sono partita da due piatti della tradizione campana per giungere a una versione che rispetta in pieno i dettami della dieta mediterranea. Mi sono ispirata alla minestra salvagioia ischitana, in cui però ci sono anche i fagioli, e alla minestra maritata che si prepara a Napoli a Santo Stefano, in cui la carne è fondamentale e le verdure sono servite in un fumante brodo di gallina. Nella piramide alimentare di Ancel Keys, però, i legumi compaiono solo un paio di volte a settimana e la carne ancora meno, la mia proposta punta ad alleggerire i piatti della tradizione e li contamina con un brodo e un insieme di spezie di ispirazione giapponese perché, se c’è una cosa che ho imparato dalla cucina “contemporanea”, è non aver paura di mescolare tecniche nuove e piatti antichi, spezie provenienti da lontano e ingredienti radicati nella tradizione.

La minestra di gnocchetti sardi e mozzarella prima dell'aggiunta del dashi

Mangiare emozioni: #indovinachivieneacena al Pastificio Dei Campi

Ho detto tante volte che per me il cibo è cultura, patrimonio immateriale dei popoli, forse per questo, più dei piatti mi appassionano i loro racconti. I dolci siciliani mi parlano di tutte le popolazioni che si sono avvicendate nella terra in cui sono nati, le insalate di alghe giapponesi la storia di un popolo povero ma testardo, e la pasta? La pasta nasconde  duemila anni di storia, mi parla delle lagane dei romani e arriva fino a un pastaio a cui brillano gli occhi quando spiega e mangia la sua passione.
Le linguine con la colatura di alici di Cetara di Peppe Guida al Pastificio dei Campi

La pasta e fagioli spollichini di Peppe Guida



Ho preparato diverse volte la pasta con i fagioli spolichini e peperoncini di fiume creata dallo chef Peppe Guida, ne ho parlato su gennarino e in molti l’hanno rifatta e se ne sono innamorati, così, anche se la foto non è un granchè, ho deciso di condividerla anche qui. È una pasta e fagioli insolita: fresca e profumata, estiva senza perdere la valenza di comfort food. Ho provato anche la versione zuppa, ma la versione con la pasta ha decisamente una marcia in più. Questo piatto può essere preparato anche con i fagioli secchi, avendo cura di lasciarli prima una notte in ammollo e poi procedendo come da ricetta.

Pasta e fagioli spollichini e peperoncini di fiume 
(Ricetta di Peppe Guida)
Pasta e fagioli spollichini di Peppe Guida

Le Strade Della Mozzarella 2015

E’ il terzo anno che partecipo a Le Strade Della Mozzarella e ogni anno trovo che definirlo congresso di gastronomia sia riduttivo: è un evento, nel senso etimologico del termine. Si esalta la mozzarella di bufala, ma anche e soprattutto la cucina italiana. 

LSDM 2015: il piatto di Sang Hoon Degeimbre

Indipendentemente dai relatori, ogni anno riconosco dei punti fermi. 

8rto x 4: Peppe Guida a Casa Lerario



Migliaccio salato, friarielli, sottogola di maiale e papaccella
La vera ricchezza della Campania è nei suoi orti, nei prodotti che la terra sa regalarci. La sua fortuna è nei cuochi che sanno valorizzare i frutti del lavoro di contadini, allevatori e casari per portare in tavola vere delizie. Il matrimonio di prodotti genuini della nostra terra con chef di valore è al centro del ciclo di pranzi "8rto per 4uattro" organizzato da Giampiero Prozzo e Laura Gambacorta all’Agriturismo Casa Lerario. 

Una minestra di mare per #LSDM

La mia seconda proposta per il contest “Pasta Mozzarella e Pummarola. Un viaggio essenziale” organizzato da “Le Strade della Mozzarella” è una rivisitazione di un piatto della tradizione siciliana: la minestra di spaghetti spezzati con le aragostelle. È un piatto che racconta una storia di mare, preparata dalle mogli dei pescatori col pescato rimasto invenduto, arricchita con la farina di mandorle e completata da una pesto all’aglio (ingrediente immancabile nella cucina della Sicilia occidentale). Quello che mi ha colpito quando ho assaggiato questo piatto è la sua esplosione di sapore, quello che mi è saltato agli occhi ripensandoci in seguito è la sua similitudine con la fideuà spagnola. In entrambi i casi pesce povero, spaghetti spezzati e una salsa all’aglio. 
Per il mio secondo viaggio ho scelto di partire dalla Sicilia per arrivare in Spagna passando dalla Campania. In questo viaggio ho scelto di raggiungere l’essenza della minestra di mare usando un solo tipo di crostacei (le canocchie, povere e di stagione), alleggerendo la salsa di accompagnamento e utilizzando gli ingredienti della tradizione in modo da renderli tutti riconoscibili, volevo mettere in luce ogni elemento, senza perdere l’armonia dell’insieme. È un piatto che si mangia col cucchiaio, come tutti i piatti della memoria, in cui l’acidità leggera del pomodoro gioca con la dolcezza della spuma di latte di mandorle e mozzarella, con la croccantezza della mandorla tostata e l’aromaticità della crema d’aglio che tengono vivi il palato e ci riportano al presente.
Minestra di spaghetti spezzati con canocchie crude e cotte e mozzarella di bufala

Pasta con baccalà, mozzarella di bufala e pomodorini gialli



Pasta con Baccalà e mozzarella di bufala

Ecco la mia prima ricetta per il contest “Pasta Mozzarella e Pummarola. Un viaggio essenziale” organizzato da “Le Strade della Mozzarella”.
Il mio viaggio più essenziale con pasta pomodoro e mozzarella l’ho fatto per l’edizione 2014 del contest con la versione moderna degli spaghetti pomodoro e mozzarella. Ho avuto la conferma di aver azzeccato l’idea di essenzialità italiana a fine maggio, quando mi sono ritrovata a casa di uno svizzero a Tolosa in compagnia di un tedesco, una coreana, un americano, diversi francesi e il padrone di casa, che poi sarebbe il capo dell’esperimento a cui lavoro :), ha messo sul tavolo una mozzarella di bufala e poi ha preparato degli spaghetti ai pomodorini! Sapendo di essermi giocata la carta dell’essenziale in termini di ingredienti, ho cercato di scoprire gli altri significati di “viaggio essenziale”.

Partiamo dal viaggio. Negli ultimi anni ho viaggiato tanto, ho mangiato più spesso al ristorante che non a casa mia, spaziando dalle tavole calde giapponesi agli stellati francesi, ho cercato di formare il mio gusto, di assaggiare senza preconcetti. Ho scoperto che all’estero le materie prime italiane se le sognano, che prima di partire ho bisogno di mangiare una buona mozzarella di bufala e una pizza napoletana fatta ad arte e che quando sto fuori per settimane la prima cosa che vorrei al ritorno sono pomodori che sappiano di pomodoro arricchiti solo da un giro d’olio buono. L’olio è alla base della nostra cucina, se i miei colleghi in Canada o in Russia mi chiedessero di cucinare italiano per loro, la mia prima domanda sarebbe: ce l’abbiamo l’olio?

Torniamo all’essenziale. Secondo me, andare all’essenza delle cose non vuol dire sempre togliere, ma più che altro riscoprire, ripulire, portare alla luce tutto quello che un singolo ingrediente può esprimere, rendere ogni sapore riconoscibile, provando a non coprire tutto con sapori standardizzati, magari piacioni, ma piatti.

20 anni di attività di due pilastri della gastronomia campana




Stasera allo Yacht Club di Castellammare di Stabia ci sarà una festa, una serata speciale per festeggiare i 20 anni di attività di due persone che col loro lavoro hanno contribuito a rendere grande e bella la gastronomia campana: Enzo Coccia e Peppe Guida.
Vi ho già parlato diverse volte di entrambi, ma oggi voglio spendere qualche parola in più per festeggiare con loro, anche se a distanza :)

Il Delicato Sorrentino di Peppe Guida

Finalmente torno con una ricetta, un primo piatto semplicissimo da preparare, eppure ricco di gusto, in cui si usano pochi ingredienti, ma scelti con estrema cura. Io me ne sono innamorata al primo assaggio, a Le Strade della Mozzarella, dove ho assistito allo showcooking dello chef Peppe Guida dell’Osteria Nonna Rosa, e prima che dal gusto sono stata conquistata dal profumo che si sprigionava durante la preparazione. Così quando lo Chef è tornato in cucina a riprepararlo e Teresa si è proposta come aiuto-cuoca, non ho potuto fare a meno di seguirli e, insieme a Cristina Lontananza (giurata del contest de LSDM insieme a Teresa e Tommaso Esposito), ho spiato con ancora più attenzione tutte le mosse ci Peppe Guida. Teresa ha preso appunti e ha postato la ricetta su gennarino, invitandoci a rifarla con lei, non me lo sono fatta ripetere due volte perché da maggio avevo voglia di riassaggiarla e il risultato è stato tanto buono che ho deciso di condividerlo subito con voi.
Per me, il punto vincente di questo piatto è nel perfetto equilibrio di tutti i sapori e profumi (anche se la mia mano non è certo quella dello chef ^_^ ), la scorza di limone si sposa alla perfezione con la dolcezza del pomodori e l'aroma del basilico, questo piatto parla di estate, di Costiera Sorrentina, di Campania, di buono! Vi lascio la ricetta trascritta da Teresa, con le mie aggiunte, le foto del post sono quelle della mia riproduzione, ma alla fine del post trovate anche la foto che ho scattato all’originale a LSDM :)
Il Delicato Sorrentino (di Peppe Guida)

Pasta con carciofi e mozzarella


Ecco il mio secondo piatto per il contest “Pasta Bufala e Fantasia! Reinventa la tradizione” organizzato da Le Strade della Mozzarella in collaborazione col Pastificio dei Campi!

Ho raccontato spesso che la partecipazione alla convention Le Strade della Mozzarella 2013 ha rappresentato per me l’inizio di un percorso di crescita gastronomica e culturale, per questo volevo rendere omaggio a questa manifestazione, ai suoi organizzatori e alla loro zona di provenienza, così, oltre alla Mozzarella di Bufala Campana DOP della zona di Paestum, ho scelto di usare i carciofi. I carciofi tondi di Paestum sono una delle tante ricchezze della Campania e sono tutelati dal marchio IGP.

Dovendo scegliere un piatto da innovare e rivisitare, ho deciso di partire dai carciofi a “furnacella”, ossia semplicemente arrostiti sulla brace. Semplicità assoluta e un profumo che caratterizza le domeniche mattina invernali nelle strade di campagna della mia regione. Dovevo però trasformare un contorno/antipasto in un primo piatto e ho voluto farlo rispettando più che potevo i protagonisti. Niente cotture strane per la pasta, ma una bollitura delicata che non spezzasse le candele e una cottura al dente, che esaltasse il sapore di grano e la consistenza di questo magnifico prodotto. I carciofi, come tutte le verdure, danno il loro meglio se trattati con delicatezza, così mi sono lanciata nella sfida della cottura sottovuoto a bassa temperatura, che concentra ed esalta i sapori. L’idea di partenza viene niente poco di meno che da Niko Romito, ma la vera difficoltà è realizzarla a casa senza un rooner! I carciofi cotti a bassa temperatura sono morbidi e delicati, per richiamare il profumo dei carciofi a furnacella li ho affumicati in maniera casalinga con rosmarino e foglie di limone e ho completato la consistenza con una sorta di glassatura in padella , anche in questo caso ispirata da Romito, ottenuta senza aggiunta di grassi, semplicemente spennellando i carciofi con una salsa ottenuta dai loro gambi. Incredibile ma vero, grazie all’affumicatura che asciuga la parte esterna dei carciofi, si ottiene una piacevolissima crosticina che contrasta con l’interno morbido delle fette di carciofo. Infine, come esaltare la mozzarella di bufala? Nulla di più semplice: servendola freschissima e a temperatura ambiente, visto che l’anno scorso a LSDM ho imparato che questo prodotto dà il suo meglio a 18-20°C. Ho scelto di usare una treccia per contrapporre la sua callosità a quella delle candele e creare un gioco di consistenze con la crosticina croccante e l’interno fondente dei carciofi. Per completare il piatto, volevo richiamare i sentori dell’affumicatura, limone e rosmarino, così ho usato le zeste di limone grattugiate che danno un tocco fresco e brioso, il sale affumicato delle Hawaii (per rinforzare l’aroma di furnacella) e un’aria di rosmarino. L’utilizzo dell’aria (la schiumetta bianca che man mano sparisce nel corso della lunghissima sessione fotografica :P ) permette di introdurre l’aroma del rosmarino senza che questo risulti invasivo, se non vi fidate di me, pensate che la usa persino Massimo Bottura nella sua Compressione di Pasta e Fagioli :P

L’abbinamento pasta/carciofi/mozzarella era già comparso su questo blog, e in questa versione mi convince ancora di più. I tannini dei carciofi puliscono la bocca dalla grassezza della mozzarella e l’insieme è davvero equilibrato. Inoltre, ho scoperto che il carciofo contiene una sostanza amara, la cinarina, che però inibisce i recettori di amaro, aspro e salato e fa sì che gli altri cibi (ma anche i vini) vengano percepiti come “più dolci”. Ne risulta un’esaltazione della dolcezza della mozzarella in un gioco di sapori e consistenze che mi ha dato davvero soddisfazione.
In questo periodo di “studio” per il contest ho scoperto che la cucina moderna è anche il frutto di un processo di alleggerimento e questo piatto è realizzato senza alcun grasso aggiunto. Ho voluto provare a non usare nemmeno il mio adorato olio extravergine di oliva e vi assicuro che, in questo caso, non se ne sente la mancanza perché la mozzarella dona rotondità al piatto e gli oli essenziali del limone e del rosmarino gli danno spessore e complessità. Questo contest è stato un gioco divertente che mi ha permesso di imparare qualcosa di nuovo e di crescere ancora un po’.

Candele del Pastificio dei Campi con carciofi e mozzarella di bufala


L’essenziale è invisibile agli occhi: spaghetti con pomodoro e mozzarella

L’essenziale è l’anima della mia terra, è il lavoro dei contadini che iniziano presto le loro giornate e si spaccano la schiena sotto al sole d’agosto per raccogliere i pomodori e regalarci il sapore del sole. L’essenziale è il lavoro degli allevatori e dei casari che tutelano l’oro bianco di questa Campania così ricca eppure così sciocca da sciupare i suoi tesori. L’essenziale è il grano buono, l’acqua pura dei Monti Lattari, il tempo che una pasta artigianale richiede.
L’essenziale è un piatto che dal Giappone agli Stati Uniti urla Napoli, uno spaghetto al pomodoro accompagnato dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP. È l’abbinamento più semplice e scontato, ma ho scelto di proporlo per il contest “Pasta Bufala e Fantasia! Reinventa la tradizione” organizzato da Le Strade della Mozzarella in collaborazione col Pastificio dei Campi, per dire grazie a tutti quelli che, invisibili, lavorano per regalarci prodotti sani, buoni, genuini che ci rendono orgogliosi e famosi in tutto il mondo. 
Gli spaghetti al pomodoro sono il simbolo della gastronomia italiana, più che napoletana, e la versione base è nel cuore di tutti, spero che mi perdonerete per aver voluto giocare con questo piatto per renderlo “moderno”, ma vi assicuro che il sapore e il profumo sono quelli impressi nella memoria gustativa di ognuno di noi. Che senso ha, allora, questa rivisitazione? Innanzitutto è un gioco: è troppo divertente osservare il viso di chi assaggia spaghetti che sembrano in bianco e ritrova tutto il sapore del sugo, dei pomodori estivi esaltati dall’olio e dal basilico.
Per il superfiltrato di sugo di pomodoro, che ne racchiude l’essenza e tutto il profumo, devo ringraziare Dario Bressanini, gli spaghetti portati a cottura nel sugo chiarificato sono quelli che in foto risultano più “colorati”, sono buonissimi anche da soli, perché questa pasta così porosa assorbe il super filtrato, rilasciando in bocca tutto il sapore della pasta col pomodoro del cuore.
Quelli più chiari, invece, sono “risottati” con l’acqua di mozzarella, in questo caso l’idea me l’ha data una cuoca campana giovane e bravissima: Marianna Vitale, che prepara un eccezionale spaghetto con lupini, acqua di mozzarella e aglio bruciato. Al tavolo del suo ristorante, Sud (nome che è la perfetta sintesi della sua cucina e della sua “missione”), ho scoperto che l’acqua di mozzarella funziona da esaltatore di sapore e, nel mio piatto, completa in maniera perfetta il sapore degli spaghetti al pomodoro.
Volevo che avere nel piatto sia una versione tradizionale che una moderna dei miei ingredienti essenziali, per questo ho scelto di arricchire gli spaghetti al pomodoro “in bianco” con la Mozzarella di Bufala Campana in versione nature e sferette, mentre ho usato la polvere di pomodoro e i pomodori secchi per gli spaghetti alla mozzarella.
In questa versione “essenziale” i sapori originali sono concentrati, netti, un’esplosione di gusto che rende questa pasta ottima per una cena insolita, fatta di assaggi, di stupore, magari al buio. E poi, sugo chiarificato a parte, durante il tempo di cottura della pasta preparerete tutto il resto :)
È un piatto semplice, essenziale, gli ingredienti son praticamente tre, ma declinati in consistenze e intensità diverse per dare vita a un piatto giocoso che vuole mettere l’accento su quello che vale nella mia meravigliosa Campania.
L’essenziale: pasta, pomodoro e mozzarella
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