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La minestra salvagioia, piatto della tradizione dell'isola d'Ischia

La minestra salvagioia, antico piatto della tradizione contadina ischitana
La minestra salvagioia è un antico piatto della tradizione contadina dell’isola d’Ischia. Si tratta di una zuppa povera a base di fagioli bianchi ed erbe spontanee. Questo piatto è l’antenato di tutte le minestre di legumi e verdure a foglia che si compaiono spesso sulle tavole invernali napoletane: scarole e fagioli, broccoli e fagioli, ma è ancora più povera e contadina perché preparata principalmente con erbe selvatiche. Oggi per me questo è un piatto da re, servono conoscenze botaniche per riconoscere le erbe selvatiche e tempo per scovare i sentieri dove poterle raccogliere. Per preparare questa zuppa mi servono i consigli di mio padre e l’occhio attento di mia madre, mi serve la saggezza di generazioni di ischitani.
 
La minestra salvagioia è un piatto che segue le stagioni, il sapore cambia man mano che dall’autunno ci si inoltra nell’inverno fino ad arrivare alle erbette primaverili. Nei sentieri dietro casa mia ho raccolto borragine, finocchio selvatico, tarassaco, cicoria, rucola servatica, tunz, caccialepre, ma si usano anche il cardo, l’ortica e la raspulella. Alle erbe spontanee si possono aggiungere le verdure a foglia offerte dall’orto, io ho trovato scarole, friarielli e diiversi tipi di broccoli e minestra di cui nemmeno conosco il nome!

Non so bene dove nasca il nome “salvagioia”, forse è legato ai tempi di carestia, quando l’uso delle erbe di stagione era considerato l’inizio felice di un nuovo ciclo, forse indica che questa minestra è nutriente e ricostituente.

Nella cultura contadina ischitana il maiale, sotto forma di cotica o gambetto di prosciutto non può mancare, ma io ne propongo una versione totalmente vegana, ma non per questo meno gustosa. Essendo una ricetta della tradizione, non indico le dosi: si va a occhio!

Minestra salvagioia

Snack sano e vegano? Ceci speziati croccanti

I ceci speziati croccanti sono uno snack sano e gustoso
 
Avete voglia di uno snack sano eppure gustoso? Proteico eppure vegan? E persino gluten-free?  Ho la soluzione che fa per voi! I ceci speziati croccanti sono uno spezza fame insolito, ma anche l’aggiunta perfetta per dare un tocco piccante alle insalate o una nota croccante a un piatto di pasta con le verdure. Ma prima di mostrarvi come li ho usati, eccovi la ricetta base, per realizzarla potete usare i ceci lessati da voi, ma se siete di fretta e non volete rinunciare ai vostri ceci arrostiti, provate i ceci al vapore Nuova Terra che ho usato io, sono senza sale aggiunto, hanno una la consistenza perfetta che li invita a sgranocchiarli direttamente dalla busta, ma diventano davvero irresistibili una volta resi speziati e croccanti. In foto li vedete serviti come aperitivo mediorientale insieme a melanzane arrostite e una fresca salsa tzaziki, la combinazione è di quelle perfette, vi consiglio di provarli associati alle verdure di stagione che preferite!

Ceci speziati croccanti

Insalata di zucchine grigliate di Ottolenghi


L'insalata di zucchine grigliate con basilico e nocciole da Plenty

L’insalata di zucchine e nocciole di Yotam Ottolenghi è un piatto leggero e fresco, ideale per l'estate. Questa insalata è perfetta sia come antipasto light che come contorno saporito, e, aumentando le dosi, diventa un piatto unico gustoso senza appesantire. 

Se conoscete le ricette di Ottolenghi, la lista degli ingredienti vi sembrerà banale e persino breve, ma la combinazione di sapori è perfetta: si armonizzano tra loro, esaltandosi a vicenda. Non lasciatevi ingannare dalla foto scattata frettolosamente col cellulare e correte a provare questa ricetta adesso che è di stagione! 

Insalata di zucchine, nocciole, parmigiano e basilico
(da Plenty di Yotam Ottolenghi)

Viva la pappa col pomodoro



La pappa col pomodoro, una ricetta tradizionale toscana

Ci sono dei piatti, degli ingredienti che ci riportano all’infanzia, che significano casa, che non sono da ristorante stellato ma sono più buoni di ostriche e caviale. Per me mangiare, preparare del cibo, è innanzitutto un atto d’amore, vuol dire cura, attenzione, in qualche caso ricordo.
Il mio cibo del cuore è il pane col pomodoro. Una fetta di pane, rigorosamente cotto a legna, meglio se del giorno prima, su cui si schiacchiano e si “impruscinano” i pomodori, quelli freschi dell’orto in estate, quelli dei piennuli realizzati da papà in inverno, un pizzico di sale e un giro d’olio, una foglia di basilico in estate e una spruzzata di origano seccato da noi in inverno. In estate spesso lo mangiavo come merenda in spiaggia: semplice e profumato, alle sei del pomeriggio, dopo i bagni e i giochi, era un po’ caldo e mi sembrava sempre più buono che a casa. In inverno ci poggiavamo una fetta di fiordilatte e lo passavamo in forno, giusto il tempo di ottenere una crosticina croccante: che buono!
Ora sono cresciuta, i pomodori li mangio interi e più spesso in insalata, usando il pane per intingere il sughetto che resta, ma non è la stessa cosa e quando ho voglia di tornare bambina, guardo mia madre con l’aria più ingenua che posso e le dico “mamma, mi prepari pane e pomodoro?”.
Nel piatto che vi presento oggi, ho ritrovato lo stesso profumo della mia infanzia, è insieme pane e pomodoro e il sugo della domenica mattina. Preparare la pappa col pomodoro, immergermi nel suo profumo, è  per me fare un vero è proprio viaggio nei ricordi. È un piatto toscano, per prepararlo sono partita dalla ricetta di Juls, cambiandola e adattandola agli ingredienti che avevo e ai miei gusti. Come tutti i piatti regionali, ne esiste una versione per città, la stessa Juls ne indica due. Credo che ogni famiglia abbia la sua ricetta e che ogni volta questa venga adattata alle esigenze e agli ingredienti che ci si trova in casa in quel momento. Questo è il mio modo di preparare un piatto che non appartiene alla mia tradizione, ma che mi ha conquistato. Se non l’avete mai assaggiata, provatela e fate con me un viaggio nei profumi dell’infanzia…

Pappa col pomodoro
La pappa col pomodoro è un gustoso piatto vegano

Bruschette alle pesche dolci e salate


Le bruschette alle pesche sono uno sfizioso antipasto o una colazione leggera
Ho una passione smodata per la frutta estiva, anzi, inizio a maggio: non so resistere alle ciliegie, ne mangio fino a non poterne più! Mi piacciono tanto che quando i nostri alberi ne producono troppe, quasi mi dispiace trasformarle in marmellate o dolci, vorrei mangiarle tutte fresche. A giugno ecco arrivare le albicocche, quelle dolci ma un po' acidule, da piccola per non lasciare tracce di quante ne mangiavo, nascondevo i noccioli in giardino e poi venivo sbugiardata dalla nascita delle piantine! A luglio la mia golosità si sposta sulle pesche, le mangerei a tutte le ore! 
Quella che vedete in foto è stata la mia colazione di sabato: non è una ricetta, ma un'idea, da personalizzare, provare e riprovare, ottima sia in versione dolce che salata (provata più volte in versione appetizer, ma mai fotografata!).
 
Crostini con formaggio e pesche

I crostini con formaggio e pesche sono freschi e leggeri

Un primo eco, veg e buonissimo: cosa volete di più?


Pasta con carciofi e mozzarella
Volevo lasciarvi un’idea per un primo vegetariano e di stagione! Una pasta con i carciofi arricchita dal sapore della mozzarella di bufala. Per legare meglio la pasta, regalarle cremosità senza appesantirla ho usato i gambi dei carciofi: insomma niente sprechi e tanto sapore.
Questo piatto può essere un’idea alternativa per i pranzi delle feste, ma anche un piatto unico tra un festeggiamento e l’altro, perché si prepara in poco tempo, ma dà tanta soddisfazione :) 
 
Mafalde con carciofi e mozzarella di bufala 

Pasta di primavera: carciofi e mozzarella

Stagionalità: crema di fave fresche


Se dico primavera cosa vi viene in mente? A me verde! In questa stagione nell'orto compaiono fave, piselli, carciofi e le prime zucchine! Seguire la stagionalità di frutta e verdura permette di risparmiare e di essere certi di portare in tavola cibi che fanno bene e sono ricchi di vitamine e minerali. 
Il periodo in cui si trovano fave e piselli freschi, però, è brevissimo: approfittiamone!
Le fave sono legumi che possono essere consumati sia cotti che crudi. Sono ricche di proteine e fibre, hanno un buon contenuto di ferro, potassio, magnesio, rame, selenio e moltissime vitamine, soprattutto vitamina C (ma bisogna considerare che la maggior parte delle vitamine e dei sali minerali viene persa con la cottura). 
Oggi vi propongo una crema di fave e pecorino, arricchita dalla dolcezza delle mandorle. Potete gustarla da sola su delle fette di pane abbrustolite, un modo alternativo di servire il classico connubio fave e pecorino, ma è perfetta anche per condire la pasta! La crema di fave è pecorino è versatile, vegetariana (ma facilmente trasformabile in vegana) e soprattutto buonissima!


Crema di fave fresche, mandorle e pecorino


La crema di fave fresche, pecorino e mandorle è perfetta per i crostoni e per condire la pasta

La pizza di scarole in padella, ricetta tradizionale foriana



La pizza di scarola foriana differisce da quella che si prepara negli altri comuni dell'isola di Ischia  nel resto della Campania per vari motivi: quello che salta subito all’occhio è la cottura nella “sartania” invece che in forno. Un’altra differenza sta nell’utilizzo del vino cotto che con la sua dolcezza contrasta l’amaro della scarola e rende il ripieno cremoso. Questa ricetta, pur essendo tradizionale, è poco nota, inoltre in un periodo in cui il vegan è una moda mi fa piacere ricordare che in realtà la cucina italiana offre già tanti piatti cruelty free.
La pizza di scarole in padella, tipica di Forio di Ischia

Il vegano napoletano della taverna La Riggiola

Biologico, km0, vegano sembrano ormai solo etichette per confondere i consumatori. Adesso a Napoli c'è un ristorante in cui tutte queste parole diventano realtà. Le verdure coltivate da Pietro Micillo, titolare della Taverna La Riggiola a Chiaia, sono al centro di proposte cruelty free che cercano anche di andare incontro alle persone che soffrono di allergie ed intolleranze, per le quali una dieta vegana diventa una necessità.

Non solo vegano: alla Taverna La Riggiola trovate anche un'ottima genovese

Pennette al limone vegan



Quando ho scoperto le pennette al limone, ero curiosa di capire che sapore avessero, come potessero sposarsi con altri ingredienti, mentre elaboravo la ricetta da presentare, continuavo a tornare a quelle pennette gialle. Le ho subito associate ai pomodorini gialli, non solo per il cromatismo, ma perché, secondo me, questi pomodori hanno una tendenza dolce che si sposa bene con l’acidità e il profumo del limone. Oltre a utilizzare i pomodorini semisecchi per condire la pasta, ho usato la loro acqua di conservazione per completare la cottura delle pennette, ottenendo una pasta lucida, glassata e intrinsecamente saporitissima.
Pasta al limone con pomodorini gialli, peperone e mandorle

Insalata di fagioli a zuppa

L'insalata tiepida di fagioli cannellini
I fagioli fanno da sempre parte della cucina dell’isola d’Ischia, tanto che i fagioli zampognari sono addirittura un presidio slowfood. Pensando ai cannellini, mi vengono in mente ricette per tutte le stagioni, dalla minestra salvagioia invernale, alla pasta e fagioli spolichini, ma ce n’è una che vince su tutte: l’insalata di fagioli a zuppa. Ma è un’insalata o una zuppa? Non si sa, è brodosa come una zuppa, ma si serve spesso fredda e si condisce come un’insalata: sale olio extravergine limone e pepe. È un piatto semplice, ma se preparato con fagioli buoni e l’olio giusto è perfetta in ogni stagione. A casa mia aggiungiamo a questa insalata un po’ di sedano e una bella spolverata di origano, in genere la mangiamo come piatto unico, io ho deciso di renderla un po’ più chic e servirla come antipasto. Perché cambiarle forma se era già perfetta come la faceva nonna? Perché a volte la forma serve a dare importanza al contenuto!
Quando ho assaggiato i fagioli al vapore Nuova Terra mi è venuta voglia di fare un piatto che ne esaltasse il sapore pieno e noccioloso, per questo ho optato per la doppia consistenza, cremosi e al naturale, teneri eppure quasi croccanti. In questo piatto ci sono tutti i sapori dell’insalata di fagioli a zuppa della tradizione, ma la semplicità è vestita in maniera diversa.
Insalata di fagioli a zuppa

Insalata estiva di avocado

Insalata di avocado e verdure estive

Ma come, gli avocado a km 0? Ebbene sì, a Ischia crescono gli avocado e mio zio ne ha una bella pianta!
L’avocado è originario del Sud e Centro America, penso che tutti conosciamo il guacamole messicano! Questo frutto è particolarmente ricco di grassi, ma si tratta di acido grasso linolenico e Omega – 3, grassi “buoni” in quanto capaci di stimolare la produzione di colesterolo buono (HDL) e frenare il deposito di quello cattivo (LDL). Inoltre contiene antiossidanti e vitamine, insomma, vale proprio la pena inserirli nella nostra dieta! 


A casa mia, però, sono l’unica che li ama, così quando ho scoperto che a Ischia è nato un gruppo di scambio e baratto di prodotti green, ho subito pensato di offrire gli avocado che non riesco a consumare in baratto. Ogni baratto è una sorpresa, si ricevono in cambio verdure, yogurt, persino dolci, ma soprattutto ci si arricchisce conoscendo una persona nuova, scambiandosi ricette, chiacchiere e sorrisi. Questa ricetta, oltre che un’idea per le persone che sono state raggiunte dai miei avocado, è anche un modo per ringraziare Luciana, l’ideatrice del gruppo di scambio e baratto a cattiveria zero e Rosa, Manola, Cozma, Francesco, Michele che mi hanno donato i prodotti dei loro orti o dei loro animali felici. 
Ho unito l’avocado con le verdure del mio orto ed è nata questa insalata, estiva, gustosa e a km 0, visto che si tratta di tutti prodotti ischitanissimi! Mi sono divertità ad accoppiare la cremosità dell’avocado con la croccantezza dei pinoli tostati, la dolce asprezza delle more, l’acidità dei pomodorini e un’aggiunta di verde! 
PS: se non conoscete la portulaca, correte a leggere le note!
Insalata estiva di avocado 

Mediterraneo: hummus di ceci


Hummus di ceci: ricetta estiva
Sono attratta dai sapori degli altri Paesi che affacciano sul nostro mare. I loro cibi sono fratelli dei nostri, eppure diversi. Gli stessi ingredienti di base assumono un sapore diverso grazie alle spezie che caratterizzano in modo inconfondibile la gastronomia dei Paesi d’origine. Il Medioriente ha per me un grosso fascino, è da sempre un crocevia di popoli diversi e leggendo i libri di Yehoshua e Grossman me ne sono innamorata, così ho iniziato a cercare di scoprire i suoi piatti… Di che sapranno falafel, pita, hummus? Appena vedo un ristorante libanese o israeliano, mi ci fiondo e mi perdo nei loro profumi. Ho assaggiato l’hummus in un ristorante israeliano nel Nach Markt di Vienna ed è stato amore al primo assaggio! Non riuscivo a trovare la tahine e ho tentato di farla da me pestando i semini di sesamo col mortaio (sì, dovrei comprare un buon frullatore, lo so), ma da quando l’ho trovata, sono hummusdipendente :) Per farlo sono partita dalla ricetta di Ottolenghi, una garanzia in fatto di cucina mediorientale, ne ho poi provate mille altre e alla fine sono giunta alla mia versione! Voi l’avete mai assaggiato? Fatelo e non lo abbandonerete più!  È ottimo con la classica pita, col pane, ma anche come “pinzimonio” per tante verdure fresche e croccanti (delizioso con le carote)!


Hummus di ceci
Un fresco antipato: l'hoummos di ceci

(Finto) gelato (raw) di (tutta e sola) frutta



Per riprendersi dal ferragosto ci vuole qualcosa di semplice, allegro e poco impegnativo. Qualcosa di rinfrescante e leggero, per compensare gli stravizi di un pranzo importante o una cena fuori speciale. Cosa c’è di meglio di un gelato alla frutta? Un gelato di sola frutta, fatto in casa usando soltanto congelatore e frullatore e facilissimissimo  :)
Ok, questa non è una ricetta, ma un invito alla prova: la consistenza è così simile al gelato vero che né mia sorella né mia madre riuscivano a credere che non contenesse latte o panna!

(Finto) gelato (raw) di (tutta e sola) frutta

Umami mediterraneo



La mia proposta per il contest “Pasta e Mozzarella Veggie Style” a prima vista sembra avere poco a che fare con la dieta mediterranea. Eppure sono partita da due piatti della tradizione campana per giungere a una versione che rispetta in pieno i dettami della dieta mediterranea. Mi sono ispirata alla minestra salvagioia ischitana, in cui però ci sono anche i fagioli, e alla minestra maritata che si prepara a Napoli a Santo Stefano, in cui la carne è fondamentale e le verdure sono servite in un fumante brodo di gallina. Nella piramide alimentare di Ancel Keys, però, i legumi compaiono solo un paio di volte a settimana e la carne ancora meno, la mia proposta punta ad alleggerire i piatti della tradizione e li contamina con un brodo e un insieme di spezie di ispirazione giapponese perché, se c’è una cosa che ho imparato dalla cucina “contemporanea”, è non aver paura di mescolare tecniche nuove e piatti antichi, spezie provenienti da lontano e ingredienti radicati nella tradizione.

La minestra di gnocchetti sardi e mozzarella prima dell'aggiunta del dashi

Colazione sana ed equilibrata: overnight oatmeal, zuppa fredda di avena

L’oatmeal, porridge o zuppa d’avena è una colazione molto popolare nei paesi anglosassoni, mentre in Italia è poco conosciuta e diffusa. Oggi si sente spesso dire che la salute inizia a tavola e che la colazione è il pasto più importante della giornata, ma conciliare una colazione buona e sana con la vita frenetica è difficile. La zuppa di avena fredda è una soluzione adatta a tutti, è ricca di fibre e ha un basso indice glicemico, pochi grassi e zuccheri,  diventa facilmente vegan e, scegliendo l'avena attentamente, è anche gluten-free. Ne ho già scritto sul mio blog e vi rimando lì per ulteriori dettagli, ma mi fa piacere parlarne ancora perché si tratta di una colazione sana, semplice e molto personalizzabile. 
Porridge di avena freddo, overnight oatmeal. Una colazione sana ed equilibrata.
Oggi vi propongo la sua versione più semplice e fresca: l’overnight oatmeal. Non dovrete cuocere nulla e sporcherete soltanto un barattolo: l’avena si ammorbidisce durante la notte grazie allo yogurt. Gli enzimi dello yogurt predigeriscono la fibra, mentre il freddo impedisce la fermentazione. Al mattino dovrete solo tirare il contenitore fuori dal frigo, aggiungere frutta fresca per fibre e vitamine, frutta secca e semi per una dose extra di minerali, grassi buoni e proteine, e gustare il vostro oatmeal!

Overnight oatmeal alla frutta

I canederli che si credevano una pizza di scarole



Oggi vi propongo di nuovo i canederli, si capisce che mi son piaciuti? Dopo aver provato i canederli ai formaggi, ho deciso di farne una versione ancora più napoletana, anzi, ischitana! A ispirarmi sono state le verdure che il mio papà sta raccogliendo in gran quantità e la pizza di scarole di mammà :) così ecco a voi i canederli che si credevano una pizza di scarole.

La pizza di scarole è un piatto tipico napoletano, particolarmente diffuso durante l’inverno, ed è immancabile sulla tavola della vigilia di Natale. L’impasto di pizza viene usato per creare un guscio che racchiude un ripieno saporitissimo a base di scarole e arricchito da frutta secca, capperi, olive e in qualche caso alici sottosale. La ricetta della pizza di scarola varia di casa in casa, c’è anche chi la fa fritta!

Per i miei canederli, ho deciso di ispirarmi alla versione della pizza di scarole che viene preparata in alcune zone di Ischia, la pizza di scarole col mosto cotto. La dolcezza del mosto cotto stempera la nota amara delle scarole e la cottura nel guscio di pizza fa sì che i sapori si armonizzino alla perfezione, insomma ogni morso è una delizia ed è impossibile resistere alla tentazione di gustarla bollente!

Per preparare la scarola ho usato la ricetta tradizionale di famiglia, quella che avevo presentato qui, in uno dei miei primi post sul blog! Per arricchire le scarole ho usato noci, pinoli, capperi, olive nere private del nocciolo e uva passa, oltre ad aglio e peperoncino, of course! Sono particolarmente soddisfatta perché, uvetta a parte, ho usato tutti prodotti ischitanissimi: scarole, pinoli, noci, olive e capperi vengono dall’orto di papà (e dalla pazienza di mamma nel conservarli :) ), il pane l’ha preparato il famoso zio Claudio col criscito e l’ha cotto nel forno a legna insieme a papà e il mosto è il frutto di un prezioso dono della mamma del fidanzato di mia sorella. Insomma, km 0, ma soprattutto amore per le cose buone e genuine!

Il mosto l’ho aggiunto solo dopo la cottura, mettendone poche gocce su ogni canederlo e mia madre mi ha detto che chiudendo gli occhi il sapore che veniva in mente era proprio quello della pizza di scarole. Una pizza di scarole morbida e confortevole, di riciclo eppure buonissima!


I canederli che si credevano una pizza di scarole

Canederli ai formaggi

I canederli sono un primo piatto tipico a della Germania sudorientale, ma si trovano anche nella cucina austriaca, ceca, slovacca, polacca, trentina e altoatesina. In ogni luogo assumono un nome diverso: knödel, gnochi de pan, knedlíky, ma dappertutto sono a base di pane raffermo. Sono un piatto di cucina povera, contadina, realizzati con gli avanzi di pane e con quel che c'era in casa: erbette, avanzi di formaggi e salumi.


Cucinare per me è imparare, scoprire, nuovi piatti e nuovi gusti, ma anche tradizioni lontane e piatti che raccontano storie. Conoscevo i canederli, ma non li avevo mai mangiati.


Non avendoli mai assaggiati prima, ho deciso di prepararne innanzitutto la versione base ai formaggi, ma cambiando ingredienti e profumi con quelli che sono più vicini alla mia tradizione.

Per i canederli ho usato un caciocavallo, che è il formaggio stagionato più usato qui, ricordo che quando ero piccola e facevo compagnia a mio nonno che cenava presto, lui me ne offriva sempre una fetta insieme a una bella fetta di pane casereccio. Lo stesso pane casereccio che ho usato per l’impasto, profumato di legna e d’infanzia. Per gli aromi, ho scelto di mantenermi a casa con prezzemolo e scorza di limone, un tocco fresco e uno verde, che si armonizzavano alla perfezione col gusto del caciocavallo.

Infine, per cuocere e accompagnare i canederli, ho preparato un brodo di pollo perché è quello più diffuso sulla mia isola, ne parlava già Giulio Iasolino nel 1588 nel suo libro "De rimedi naturali che sono nell'isola Pithaecusa, hoggi detta Ischia"! 


Canederli ai formaggi

Risolatte al forno


Oggi devo ringraziare l’Emmentaler DOP: quando mi sono iscritta al contest #noicheesiamo non credevo che mi avrebbe regalato tanto. La vita fa strani giri, stavolta la ricetta del cuore e il formaggio con i buchi si sono messi insieme e mi hanno regalato una domenica mattina speciale, ma andiamo con ordine…
A differenza del Gruyere, il formaggio svizzero senza buchi e dal sapore deciso, conoscevo bene l’Emmentaler perché, da quello che ricordo, da mia nonna non manca mai: lo svizzero più imitato del mondo, dal sapore delicato e di frutta secca, è uno dei suoi preferiti! Così, quando cercavo di immaginare una ricetta per esaltare il sapore dell’Emmentaler, non riuscivo a non pensare a una ricetta che mi legasse a lei, una ricetta in cui lei, che ora non cucina più per noi tutti, lo ha sempre usato, un piatto che né mia madre né io abbiamo mai osato rifare: il risolatte al forno. Un confort food, un piatto che dice “nonna”, dolce, ma saporito, cremoso eppure filante.
Per prepararlo ho aspettato la domenica e chiesto aiuto a mia madre, pregandola di sforzarsi di ricordare i gesti di nonna, il primo regalo è stato cucinare con lei. Il secondo è arrivato mentre facevo le foto, mamma ha continuato a farmi da assistente e, nel frattempo, è arrivata nonna. Mamma si è ricordata che quando lei era piccola l’Emmentaler era il formaggio preferito della famiglia e che appena  il nonno lo portava a casa zia Anna e zia Maria, le sorelle maggiori di mamma, facevano a gara per accaparrarsi i buchi. Rubandomi un pezzo di formaggio con un sorriso da ragazzina birbante, mamma mi ha detto “perché qui è più morbido, vedi?”. A quel punto nonna ha iniziato a raccontarci che a quei tempi c’era un solo salumiere che vendeva l’Emmentaler, ma si trovava dall’altro lato dell’isola e serviva l’auto per andarci. Quando c’era la possibilità, il nonno usciva apposta per andare a comprare il prezioso formaggio svizzero e quando tornava a casa era sempre una festa. La festa per un prodotto speciale e l’entusiasmo che solo i bambini possono avere, il sapore di cose buone e antiche (l’Emmentaler è nato nel XIV secolo, ci pensate?), il gesto speciale di un padre che gira l’isola solo per regalare un sorriso alle sue figlie, tutto questo ha reso questo piatto ancora più buono e speciale, questi tortini non potevano che avere un cuore filante :)
Risolatte al forno all'Emmentaler DOP

Crostatine di frutta salate

Il formaggio svizzero Gruyère ha un profumo e un sapore decisi, che cambiano con la stagionatura, e una nota di latte crudo è più evidente. Questo formaggio si sposa bene con i frutti autunnali più dolci e freschi appena raccolti dal mio papà e con il sapore aromatico e leggermente alcolico di una riduzione di marsala che avevo preparato proprio per accompagnare dei formaggi. 
Fare due più due tra il matrimonio Gruyère/frutta e una base croccante e friabile è stato un lampo. Così sono nate queste crostatine salate, in cui Le Gruyère DOP si è trasformato in una crema avvolgente e saporita che contrasta piacevolmente con la freschezza della frutta, il tutto mediato dal profumo del marsala e poggiato su un guscio di croccante brisèe.

PS: io ho realizzato le basi seguendo la ricetta di Christophe Felder, ma queste crostatine diventano uno sfizio velocissimo usando gusci già pronti e sostituendo la riduzione al marsala con un miele profumato (o avendo sempre pronta la riduzione in frigo, come faccio io ;) ).

Crostatine di frutta salate al Le Gruyère DOP
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