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Piccola guida delle pasticcerie parigine




Parigi ha una scena gastronomica vivissima e divertente, tra brasserie classiche, neo-bistrot e stellati c’è davvero da sbizzarrirsi, ma quello in cui eccelle sono di sicuro le pasticcerie. La capitale francese è il paradiso degli amanti dei dolci, il livello delle boulangerie patisserie è strepitoso, soprattutto perché in nessun altro posto troverete le boutique di tanti miti della pasticceria internazionale. Dopo mesi di viaggi a Parigi, molti pranzi a base di soli dolci, una quantità di zuccheri ingeriti incalcolabile e approfondite ricerche, ecco a voi la mia non-definitiva e still-in-progress guida alle pasticcerie di Parigi. Naturalmente si tratta solo dei miei pareri personali, ci sono molte mancanze, ma credo possa essere utile agli appassionati di pasticceria in partenza per la Ville Lumiere per orientarsi nel mare di dolci e maitre patisserie che ci sono. Per ogni pasticceria ho messo un link al sito, così potete trovare l’indirizzo e dare un’occhiata alle foto dei dolci, io purtroppo ho solo foto fatte col cellulare che in molti casi non rendono giustizia alle piccole opere d’arte che ho gustato. In più, ho cercato di indicare quello che per me è il dolce imperdibile della maison, perché a volte davanti a quei banchi colmi di meraviglie si rimane davvero disorientati… Adesso basta con le chiacchiere e passiamo ai dolci: come dicono i francesi, bonne degustation! 

I miei preferiti:

Vi racconto la mia isola: Ischia nascosta

Ischia, dove mare e terra si incontrano

Da molto tempo mi ripromettevo di iniziare una rubrica sull’isola di Ischia, per far conoscere angoli sconosciuti, per condurvi per mano sui sentieri di montagna che mi piacciono, per svelare i segreti degli ischitani, quelli che magari riguardano persino la spiaggia più affollata, ma che nessuno racconta. Insomma, non una guida, ma i consigli di una persona che sull’isola ci è nata e cresciuta e che ogni giorno se ne innamora nuovamente. Sarà un viaggio atipico, perché proverò a farvi viaggiare anche nel tempo, per farlo, ho deciso di partire da settembre e dalla tradizione contadina.

LSDM 2016 visto dal treno di ritorno

LSDM è un congresso culinario a cui ho avuto la fortuna di partecipare quest'anno per la quarta volta. Le Strade Della Mozzarella si tiene a Paestum, un piccolo centro nella parte più a Sud della Campania che è una sintesi perfetta del potenziale del nostro Paese.

Gli Aristopiatti e la cioccolata calda

Fa freddo: prendiamo un tè con le amiche? No, stavolta ci concediamo una cioccolata calda e la mescoliamo con storia e cultura. E' quello che è successo qualche giorno fa da Cioccolato Foresta, lo spazio caffetteria della storica cioccolateria Gay Odin. 
La cioccolata calda peccaminosa di Gay Odin

Le Strade Della Mozzarella 2015

E’ il terzo anno che partecipo a Le Strade Della Mozzarella e ogni anno trovo che definirlo congresso di gastronomia sia riduttivo: è un evento, nel senso etimologico del termine. Si esalta la mozzarella di bufala, ma anche e soprattutto la cucina italiana. 

LSDM 2015: il piatto di Sang Hoon Degeimbre

Indipendentemente dai relatori, ogni anno riconosco dei punti fermi. 

8rto x 4: Peppe Guida a Casa Lerario



Migliaccio salato, friarielli, sottogola di maiale e papaccella
La vera ricchezza della Campania è nei suoi orti, nei prodotti che la terra sa regalarci. La sua fortuna è nei cuochi che sanno valorizzare i frutti del lavoro di contadini, allevatori e casari per portare in tavola vere delizie. Il matrimonio di prodotti genuini della nostra terra con chef di valore è al centro del ciclo di pranzi "8rto per 4uattro" organizzato da Giampiero Prozzo e Laura Gambacorta all’Agriturismo Casa Lerario. 

Guappa Tour da Muu



Avevo provato Guappa, il liquore a base di latte di bufala campana dell’Antica Distilleria Petrone, però confesso che ne sapevo poco. L’occasione per conoscere meglio questo liquore è arrivata grazie al Guappa Tour, il ciclo di eventi degustativi organizzato dalla giornalista Laura Gambacorta, che ha fatto tappa nel cuore di Napoli, a Chiaia, da Muu - Muuzzarella lounge. 


Taralli e pois




Spaccanapoli è in fermento: tante nuove aperture e tanta voglia di cose nuove. Dalla settimana scorsa l’antico decumano si è arricchito con un nuovo punto vendita della pasticceria Leopoldo. Ai non napoletani questo nome dirà poco, ma per i partenopei Leopoldo vuol dire “tarallo”. I taralli sugna e pepe, nati come modo per smaltire l’impasto del pane avanzato arricchito con sugna e mandorle, sono gli antesignani dello street food, perché da sempre accompagnano le passeggiate sul lungomare e fanno da spuntino persino in spiaggia. Oggi, però, il tarallo cambia, diventa più leggero e va incontro a vegetariani e vegani. Infatti, la festa a pois curata dalla Dipunto Studio che si è tenuta in occasione dell’apertura del punto vendita di via Benedetto Croce, è stata anche l’occasione per lanciare un  nuovo prodotto: il tarallo all’olio d'oliva! Meno friabile di quello classico, ma altrettanto saporito e sicuramente più leggero :)

Tempo di bilanci, tra cucina gourmet, pizza e polpette


Sono di quelle persone che non amano il proprio compleanno, perché si tende inevitabilmente a fare bilanci e non sempre sono positivi. Eppure quest’anno mi sento (pro)positiva, fiduciosa, perché nell’ultimo anno ho imparato tanto, ho iniziato a scegliere con sempre maggiore consapevolezza e ne sono felice. Questo discorso è legato al blog e alle esperienze che mi ha portato a fare. Negli ultimi mesi ho conosciuto produttori e consorzi di tutela, ho iniziato a cercare la qualità con sempre maggiore attenzione, ho assaggiato, provato, acquistato prodotti nuovi alla ricerca di buono e giusto. Ho già detto varie volte che sono “viziata”, abituata al sapore e al profumo della frutta e delle verdure che coltiva il mio papà, per me la conserva di pomodori è quella che prepariamo noi ogni anno di mattina presto in una calda giornata di agosto e le marmellate sono tutte fatte in casa con la nostra frutta. Per questo, quando faccio la spesa sono esigente e, se decido di mangiare fuori, non riesco a desiderare nulla che sia meno di quello a cui sono abituata.

Tradizione, crescita e percorsi di vita che si incrociano a Ischia



Gli chef Pasquale Palamaro e Nino Di Costanzo
Conoscevo di fama Pasquale Palamaro, lo chef dell’Indaco, ristorante stellato ischitano, da un paio d’anni. Me ne avevano sempre parlato come di un ragazzo gentile, disponibile, alla mano. Dalle foto vedevo un bell’uomo dal viso schietto e diretto. Avevo letto diverse interviste, ero rimasta colpita dal suo forte legame con l’isola, con la tradizione, dal suo modo di proporre una cucina nuova, ma senza dimenticare il coniglio o le verdure che caratterizzano la cucina ischitana. Più di tutto, dalle interviste emergeva la sua voglia di studiare, di lavorare, di non sentirsi arrivato. Un atteggiamento che, in tutt’altro campo, sento pienamente mio.

La mozzarella di bufala campana

La mozzarella di bufala campana
Avete mai assaggiato la Mozzarella di Bufala Campana? Intendo quella DOP, quella vera, succosa e buonissima, non quella finta che troppo spesso si vede in giro. Io sono campana, la mangio da sempre, ma negli ultimi mesi me ne sono innamorata ancora di più. Galeotta è stata la partecipazione a Le Strade della Mozzarella :) Prima c’è stato il contest, il tema era Pasta, Bufala e Fantasia e ho mangiato spesso mozzarella alla ricerca di abbinamenti nuovi, ma riusciti quanto la classica caprese. Ho ritrovato l’amore della mozzarella di bufala per l’affumicato, ho scoperto quello per limone e alici
 
Vitello di bufala

L’illuminazione vera, però, mi è arrivata alla manifestazione, a Paestum, tra templi e caseifici. Ho partecipato a una degustazione guidata dai maestri ONAF che mi ha permesso di imparare a cercare nella mozzarella profumi, sapori e consistenze. Ho così imparato che se volete scoprire quanto è fresca la vostra mozzarella dovete accarezzarla: se la pelle è tesa, oppone resistenza alle dita e non fa grinze, la mozzarella è di giornata, all’aumentare della maturazione la pelle si stacca con maggiore facilità.

Le Strade della Mozzarella 2013

La mozzarella di bufala campana DOP

Il giardino de Le Trabe

È passato quasi un mese e mi sono detta che, prima che dell’inizio de Le Strade della Mozzarella 2014, dovevo raccontarvi qualcosa della mia esperienza del 2013!

Il problema è che non so da dove iniziare, per me sono stati tre giorni ricchi di emozioni e scoperte. Era la prima manifestazione di questo tipo a cui partecipavo, la prima volta che assaggiavo piatti di chef stellati, la prima volta che mi trovavo faccia a faccia con così tanti piccoli produttori di eccellenze gastronomiche italiane. Lascerò parlare alcune delle immagini che ho raccolto in quei giorni, dividendo il racconto per non fare un post chilometrico.  





Prima di iniziare, però, devo un ringraziamento speciale a Barbara Guerra e Albert Sapere, gli organizzatori di questa splendida kermesse. Per avermi dato la possibilità di partecipare e di aprire la mia mente a nuovi piatti e nuovi mondi, di emozionarmi scoprendo nuovi usi di materie prime che conosco bene, ma anche vedendo la mia terra e i suoi prodotti finalmente valorizzati e al centro dell’attenzione positiva di tutta l'Italia. 

La pasta (Leonessa) e patate

Giappone, fiori e biscotti…


Il mio 2013 è iniziato in modo strano, catapultandomi dall’altra parte del mondo. Sono stata a Tokyo per tre settimane in totale e, anche se ho trascorso quasi tutto il tempo in laboratorio, ho avuto modo di perdermi nella magia di questo paese lontano…
Sono tornata con scorte di miso, soba, spezie e tè, se avessi dovuto preparare il piatto che più associo al periodo lì, avrei dovuto presentare una ciotola di zuppa di miso e una di riso in bianco! Non che abbia mangiato solo quello, anzi, se siete curiosi posto qualche foto dei miei pasti orientali, ma miso&riso sono onnipresenti, vengono serviti a colazione come a cena e sono il vero pilastro dell’alimentazione nel paese del Sol Levante!
Eppure, per partecipare al contest I cook International, organizzato da Ale per festeggiare il suo primo compliblog, non ho avuto dubbi e ho scelto di preparare dei biscotti, dei piccoli fiori, aromatizzati al tè matcha, perché?
Perché ho visto parchi pieni di ciliegi innevati e li ho immaginati pieni di fiori. Fiori che spingono i giapponesi nei parchi perché  annunciano la primavera .
Perché nella bellezza dei sakura, i fiori di ciliegio, rivedo quella delle donne giapponesi in kimono e la loro grazia, la loro delicatezza, che mi è sembrata perfetta ed irraggiungibile.
Perché quando di sera tornavamo in albergo e ci perdevamo nei meandri dell’immensa stazione di Hikebukuro della metropolitana, più di una volta siamo stati salvati dall’odore dei biscotti sfornati da un negozietto che si trovava nel corridoio corrispondente alla nostra uscita che, anche quando ero distrutta dal lavoro e dal jet-lag, mi guidava nella direzione giusta.
Ed infine perché uno dei ricordi più belli delle ore trascorse lì in laboratorio è legato al tè matcha, a un pomeriggio trascorso a parlare di tradizione con un anziano ricercatore, Tsuno... Il giorno dopo Tsuno è arrivato in laboratorio con uno strano pennello di bambù, un contenitore intarsiato e una tazza. Al rientro dal pranzo con gli altri, mi ha chiamato da parte e mi ha mostrato come si prepara il pregiato tè matcha, spiegandomi che va bevuto con la schiumetta, accompagnato da un dolcino perché è amaro. Tsuno mii ha offerto la tazza restando a guardarmi, poi ha mangiato con me dei biscottini delicati e mi ha regalato un po’ di quella polvere verde piena di storia.
  

Ho visto i biscottini al matcha da Elisa e, anche se la ricetta che ho usato è diversa,  è lei che devo ringraziare per avermi fatto venire voglia di rifarli. Il risultato sono dei biscotti dal tenue colore verdino, croccanti grazie allo zucchero che li ricopre, e con un retrogusto delicato che mi ha riportato a Tokyo.
Tsuno San, questi biscotti sono per te…

Biscotti al tè matcha


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