Stomachion

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domenica 2 marzo 2025

Topolino #3614: Carnevale a Venezia

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Con il secondo episodio di Le maschere, Andrea Malgeri ci trasporta nell'atmosfera più sfrenata dal Carnevale, riuscendo a sviluppare al contempo le due linee narrative principali: quella dei figuranti di strada, che erano protagonisti proprio in eventi come il Carnevale, e quella della lotta contro i soprusi. A guidare il lettore attraverso queste due linee narrative ci pensa, però, un unico personaggio, il doge di Venezia Cormoran, che finisce per vivere, grazia a uno scambio che viene direttamente da Il principe e il povero, il Carnevale della sua città sia sul palco dei teatranti di strata, sia sopra i tetti in compagnia delle Maschere.
Ne emerge un personaggio interessante che grazie a questa doppia visione e al bagno di umiltĆ  che ne consegue, giunge alla consapevolezza della stato in cui versano i veneziani a causa dela sua "distrazione" nei confronti della condotta dei Bassotti.
Altro elemento non trascurabile ĆØ la storia delle origini delle Maschere, raccontata dalla viva voce di Paperino. Storia che si intreccia con uno dei principali compiti del far ridere: spingere le persone a riflettere sul mondo. E in particolare, tramite la satira, che ĆØ prettamente politica, sui comportamenti dei governanti. E questa serie si sta rivelando un modo molto intelligente per spingere i lettori a riflettere su questo tema, senza dover necessariamente porre espliciti riferimenti all'attualitĆ  politca.

domenica 5 gennaio 2025

Topolino #3606: Nel segno di Carpi

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La storia disneyana che più viene in mente quando si pensa a Il fantasma dell'opera di Gaston Leroux è I misteri della cattedrale di Carl Barks, in originale The Phantom of Notre Duck. Pubblicata negli USA su Uncle Scrooge #60 del 1965, arriva in Italia su Topolino #550 l'anno dopo. Vede Paperone e nipoti affrontare un personaggio sfuggente, detto appunto il "fantasma di Notre Duck", che a dispetto dell'ispirazione che sembra essere quella del gobbo di Notre Dame, ricorda molto di più l'Erik di Leroux, sia per via degli abiti neri che gli permettono di confondersi con le ombre, sia per via dell'uso dei passaggi segretio che gli permettono di muoversi velocemente all'interno e sotto la cattedrale paperopolese.
Ci sono state, però, anche delle esplicite parodie del romanzo, in particolare Topolino e il fantasma dell'opera di Alessandro Bencivenni e Luciano Gatto, pubblicata sui numeri 1486 e 1487, che però è ambientata nel tempo presente. Per cui Il fantasma dell'opera di Francesco Vacca e Mario Ferracina è la prima vera parodia in costume del romanzo gotico di Leroux. I due autori, però, non guardano solo alla materia letteraria, ma anche alla tradizione fumettistica disneyana (anche se, in effetti, l'ironia nel romanzo di Leroux è ben presente). Stilisticamente, infatti, sia nella narrazione sia nel tratto adottato da Ferracina si respira l'aria delle parodie di Giovan Battista Carpi, cui i due autori tributano esplicito omaggio, in particolare a Il mistero dei candelabri, parodia de I miserabili di Victor Hugo, che è il titolo dell'opera che viene messa in scena sul palco dell'Opera Paperopoulaire. Tra i caratteristi, poi, si trova, peraltro anche omaggiato nella copertina di Andrea Freccero, troviamo il corvo poliziotto presente in quella parodia.
Al di lĆ  delle reinterpretazioni e degli omaggi disneyani, la parodia di Vacca e Ferracina resta sostanzialmente fedele alla trama, almeno in questo primo episodio, e alle idee di Leroux, che ricordiamo era un ex-giornalista.

domenica 7 luglio 2024

Topolino #3580: I misteri del mare

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Si conclude con La resa dei conti la saga in cinque episodi L'isola che non c'è di Giorgio Salati e Giampaolo Soldati. Quest'ultimo episodio risulta molto ben gestito sia come ritmo sia nella risoluzione degli ultimi elementi del mistero lasciati in sospeso. La sensazione, però, nel suo complesso è che l'uso dell'elettrodinamica quantistica per spiegare i misteriosi poteri che circondano l'isola sia stata un'aggiunta un po' forzata, un po' come dire: come posso spiegare in maniera palusibile tutto quello che ho in testa su questa isola misteriosa? Ecco! Usiamo quell'altra cosa altrettanto misteriosa che è l'elettrodinamica quantistica! (A proposito, chissà cosa è?! - una breve ma spero abbastanza chiara introduzione la trovate nella recensione del numero precedente).
Nel complesso la storia non mi è comunque dispiaciuta, nonostante i difetti rilevati in precedenza (gli episodi tre e quattro troppo densi di informazioni e uno scarso approfondimento dei personaggi: la fluidità della storia ne avrebbe giovato con un paio di episodi in più - parere questo che mi sembra vada un po' in controtendenza con la maggior parte di quelli che ho visto in giro), ma soprattutto ho apprezzato il Topolino di Salati, che è esattamente il Topolino che vorrei leggere più spesso, un personaggio dalla mente aperta e molto flessibile anche nel suo atteggiamento nei confronti dell'autorità (ogni riferimento al Topolino di Gervasio, completamente diverso da questo, non è per nulla casuale).

domenica 22 novembre 2020

Topolino #3391: Un calcio alla neve

Avevamo lasciato l'Endurance di Ernest Shackleton bloccata tra i ghiacci con l'equipaggio che aveva sistemato la nave per la lunga permanenza invernale fino allo scioglimento della calotta ghiacciata. I mesi che seguirono passarono tra la manutenzione della nave, l'osservazione del cielo e l'esercizio fisico grazie a una serie di attivitƠ di vario genere, come corse notturne e partite di calcio. Poi la comparsa delle prime crepe sul ghiaccio e i tentativi di riprendere di nuovo la rotta verso il continente. Purtroppo la situazione sfuggƬ al controllo di Shackleton che il 27 ottobre del 1915 si vide costretto a dare l'ordine di abbandonare la nave.
Inizia una lunga marcia sui ghiacci, ricca di imprevisti e problemi, primo fra tutti quello dell'alimentazione. La spedizione si accampo' sovente sui ghiacci e avanzò così a tappe più o meno forzate fino all'Isola dell'Elefante, cui il gruppo di 28 marinai approdò il 14 aprile del 1916.

domenica 2 agosto 2020

Topolino #3375: Graditi ritorni

Se la storia d'apertura è la sorprendente Le notizie di Mr. Vertigo di Marco Nucci e Fabrizio Petrossi, la seconda storia non è certo da meno di quella d'apertura, e segna anche un gradito ritorno alla qualità per uno dei nuovi sceneggiatori che più mi aveva colpito al suo esordio: Vito Stabile.
Sulla spiaggia col magnate
Dopo storie obiettivamente di media o bassa qualitĆ , come ad esempio le storie di Paperone e Gedeone o quelle ambientate su Pacificus, Stabile finalmente decide di cambiare completamente registro, affrontando un personaggio che ultimamente gli autori stanno cercando di rivalutare da un nuovo punto di vista: Rockerduck.
Le premesse della storia sono le solite: una rissa con Paperone al Club dei miliardari. Le conseguenze sono un po' diverse: Rockerduck viene, infatti, bandito per aver scatenato la rissa senza alcun motivo, per cui Luski consiglia al suo principale di predenrsi una vacanza. E il buon John D. Rockerduck decide di andare a Ducksand, che ha un pregio non indifferente: ĆØ troppo cara per i gusti di Paperone.
Le novitĆ  della storia sono tante. Innanzitutto il protagonista, Rockerduck, cosa che non ĆØ avvenuta molto spesso, se si esclude l'ultimo periodo. Quindi la voce narrante, che ĆØ quella dello stesso Rockerduck. Questo espediente permette in maniera semplice e immediata di far capire al lettore il livello di stress raggiunto dal rivale di Paperone.

domenica 5 aprile 2020

Topolino #3358: Nel segno di Jack London

E anche questa settimana riesco a leggere la mia brava copia di Topolino, che in questo numero celebra, con la copertina di Alessio Coppola, il grande Zucchero. Abbinato con il servizio dedicato al cantante ci sono anche alcune autoconclusive da una pagina disegnate sempre da Coppola, su testi di Francesca Agrati. Il numero, però, inizia subito a volare alto con una nuova storia della serie Topolino giramondo.
In giro per l'Australia
Da bravo erede di Massimo De Vita, Giuseppe Zironi realizza una splendida avventura ambientata nell'outback australiano. Tra dinghi, dromedari e canguri, Topolino si ritrova coinvolto in una vicenda che mescola la coscienza ecologica e il rispetto per l'ambiente con una classica vicenda di rapimento, per l'occasione di un animale.
Ciò che colpisce della narrazione, però, è come essa sia sospesa in maniera magistrale tra il già citato De Vita e uno dei più grandi autori dell'avventura, Jack London. D'altra parte il titolo della storia di Zironi, Il richiamo dell'outback, riecheggia uno dei più noti romanzi di London. E, secondo me, più delle mille parole che potrei spendere, vale in particolare la striscia che metto qui sotto:

sabato 22 giugno 2019

Topolino #3317: Il ritorno di Gancio il Dritto

Grazie a una particolare coincidenza che scoprirete domani (sempre che non l'abbiate giĆ  capito!), questa settimana la recensione di Topolino arriva di sabato. E sempre grazie a quella particolare coincidenza, mi concentro solo su due storie, quella d'apertura, in due tempi, e quella di chiusura. Iniziamo con un gradito ritorno.
Quando un amico chiama in aiuto
Credo che la scrittura di Francesco Artibani non sia mai stata allo stato di grazia che ha raggiunto ne Il settimo corvo. La storia non è esente da un difetto di fondo in un certo senso fondamentale, ma è più al livello di soggetto che non di sceneggiatura. In quest'ultimo caso, infatti, la storia è un vero e proprio film d'azione di stampo bondiano che porta Topolino in Inghilterra per sventare un nuovo tentativo di rapinare il tesoro della corona. Il precedente tentativo era avvenuto nel 1984 grazie a un'altrettanto magistrale storia di Osvaldo Pavese e Giovan Battista Carpi dove il nostro era affiancato da Minni. Artibani, invece, con una magistrale sequenza iniziale ottimamente disegnata da Lorenzo Pastrovicchio, riporta in campo la coppia Topolino-Gancio il Dritto. Il merlo indiano, ideato da Bill Walsh e Manuel Gonzales per la tavola domenicale del 30 ottobre 1949 (quasi 70 anni fa), non è utilizzato molto spesso come coprotagonista. Se si escludono, infatti, un paio di apparizioni spot, l'ultima avventura lunga è di quasi due anni fa e, tendenzialmente, lo si vede una volta l'anno. Ancora più rara è la presenza di Gancetto, detto anche Bruto, figlioccio di Gancio.

domenica 19 maggio 2019

Topolino #3312: Una questione di brevetti

Vista la ricorrenza dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, la storia in cinque parti scritta da Bruno Enna per celebrare il genio italiano sta occupando lo spazio dedicato alla recensione settimanale Al caffé del Cappellaio Matto, però sul numero in edicola questa settimana ci sono ben due storie che forniscono un particolare interesse scientifico. Iniziamo con...
Una capatina all'ufficio brevetti
Sebbene l'idea dietro ai brevetti risalga al tempo della Magna Grecia, in particolare alla città di Sibari, la prima vera legge che regolamenta i brevetti risale al 19 marzo 1474, contenuta all'interno dello statuto del senato della Repubblica di Venezia. L'idea fondamentale dei brevetti stessi è quella di stabilire da un lato la paternità di un'invenzione e dall'altro i diritti di sfruttamento della stessa. Il problema è che ciò non azzera le diatribe né protegge completamente gli inventori stessi, questo perché depositare e mantenere un brevetto per un certo tempo costa denaro all'inventore stesso.
Il caso più eclatante in questo senso è proprio quello del telefono: per molti anni negli Stati Uniti la co-paternità dell'invenzione ad Antonio Meucci non venne accettata, ritenendo il solo Alexander Graham Bell inventore del dispositivo. Il fatto è che Meucci non poteva permettersi di depositare un brevetto vero e proprio per via dei costi molto più alti, accontendandosi del così detto caveat, che però non prevedeva di depositare un progetto più complesso. Questo, in pratica, lasciava margine per depositare un progetto più completo a chiunque si trovasse a lavorare su un sistema simile, proprio come nel caso di Bell.

lunedƬ 8 aprile 2019

Topolino #3306: Tra un bagordo e l'altro

L'intenso fine settimana di lavoro a Play, festival del gioco a Modena allo stand dell'Istituto Nazionale di Astrofisica dove, tra le varie attivitƠ, era presente anche la versione Edu di Kerbal Space Program, ha inevitabilmente influenzato la scrittura e la pubblicazione degli articoli e con essi anche la consueta recensione del numero settimanale di Topolino. Dopo aver festeggiato i 70 anni della versione tascabile del magazine disneyano con un lungo articolo Al CaffƩ del Cappellaio Matto, recupero la recensione del numero, in attesa, tra un paio di giorni, dell'uscita del #3307, che, lo scrivo sin da subito, propone una fantastica copertina a rischio censura.
Ritorno alle origini

La copertina del #3307, in effetti, è dedicata alla seconda puntata della saga Klondike scritta da Giulio D'Antona e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio. Con tutto il rispetto per le storie della serie Paperopoli Film Festival, questo Klondike è indubbiamente il primo e più complesso progetto di D'Antona e questo primo episodio sembra indubbiamente ben al di sopra della sua usuale produzione. Lo sceneggiatore riporta paperone nel Klondike, la terra che ha visto l'inizio della sua immensa fortuna, insieme con i nipoti Paperino e Paperoga, per l'ennesimo confronto con Rockerduck, in questo caso per ottenere la concessione completa dello sfruttamento minerario di tutto il Klondike. Fondamentalmente è una tipica storia disneyana, un po' barksiana, anche grazie al finale in cui un piccolo dettaglio consente a Paperone di trionfare, un po' tipicamente italiana visto il rapporto apparentemente non così idilliaco con i nipoti. La storia, dunque, presenta una serie di classici cliché che però D'Antona sembra pronto a rompere: a titolo di esempio è proprio il rapporto conflittuale tra Paperino e i cani da slitta che Paperone gli affida che, nel momento della missione e del pericolo si trasforma completamente.
Questa rottura del cliché è supportata anche da Pastrovicchio, che a differenza della media dei disegnatori, elimina i classici abiti per i personaggi disneyani per mettere loro addosso maglioni e cappotti imbottiti adatti per il rigido clima del Klondike.
In sintesi un ottimo inizio con un colpo di scena finale che chiude la puntata ma che non è così sorprendere considerando un paio di battute sparse nel corso della storia che al lettore di genere mistery potrebbero non essere sfuggite.

domenica 31 marzo 2019

Topolino #3305: Un numero pieno di stelle

Come già scritto nell'intro alla recensione de Il restyling inventino, Topolino #3305 si rivela un buon numero sia grazie ai redazionali, sia grazie alle storie. Certo, c'è una questione di censura di cui scriverò un paio di righe, ma la qualità della confezione non viene intaccata, anche se tali atteggiamenti risultano piuttosto fastidiosi, sia per i lettori sia per gli autori. Ad ogni modo prima di iniziare ad esaminare un paio di storie di questo numero, mi permetto di segnalarvi l'intervista al direttore di Topolino, Alex Bertani fatta in quel di Cartoomics.
Pesce d'Aprile cosmico
L'esperto sceneggiatore Bruno Sarda mette in campo il trio più noto di cugini, Paperino, Paperoga e Gastone. A differenza di altre sue storiche e più valide storie, come ad esempio Il pendolo di Ekòl, in questo caso i tre cugini diventano antagonisti: Paperino e Paperoga, infatti, decidono di vendicarsi di un pesce d'aprile che Gastone ha combinato contro di loro l'anno prima, e per farlo ideano una strana storia di alieni persi nello spazio. I due cugini, però, tra una risata e l'altra, non riescono effettivamente a controbilanciare la fortuna di Gastone che alla fine porta a una incresciosa situazione per Paperino e Paperoga!
Sarebbe indubbiamente interessante provare a reintrodurre l'idea di giorni particolare in cui la fortuna di Gastone si spegne, ed effettivamente il primo d'Aprile potrebbe essere un ottimo giorno, ma per ora dobbiamo accontentarci di una storia come questa, godibile e divertente e molto ben disegnata da Marco Palazzi, che effettivamente, confrontandola con la precedentemente citata storia de Il pendolo di Ekòl, mostra uno stile influenzato proprio da Franco Valussi, disegnatore di quella mitica parodia.

domenica 17 marzo 2019

Topolino #3303: Un piccolo destino

Tolta la storia d'apertura, L'enigmatica stoffa inconsumabile, il resto del numero del Topolino in edicola questa settimana vivacchia tenendosi intorno a un livello medio basso, iniziando dalla seconda e ultima parte della nuova storia dei Wizards of Mickey.
Plasmare un nuovo destino
L'idea di fondo della storia, rivelata nel finale ma abbastanza evidente sin dal titolo della saga, Destino, è più che lodevole. Il modo di sviluppare il compito risulta, invece, un po' confusionario, come se in fase di stesura della sceneggiatura Matteo Venerus abbia ritenuto opportuno tagliare elementi e situazioni che avrebbero reso più scorrevole la storia. In effetti sembra essere di fronte a una narrazione che procede a scatti, con scene e vignette che non sono ben collegate una all'altra, il che è un peccato sostanzialmente per due motivi: il soggetto, per quanto classico nel genere fantasy, risulta comunque interessante anche per il modo in cui Venerus sembrava volerlo sviluppare; inoltre i disegni di Roberto Marini sono come al solito belli da vedere e in alcune vignette spettacolari, anche grazie alla capacità dell'esperto disegnatore disneyano di passare da una costruzione classica della pagina a una più dinamica e supereroistica (giusto per dare un termine di paragone).

domenica 10 febbraio 2019

Topolino #3298: da Lavenham ad Anatrham passando per le Ande

Come ho scritto nella recensione de L'amico non ritrovato, il Topolino #3298 ĆØ stata una piacevbole sorpresa grazie a un sommario interessante e di un buon livello. Alla fine il numero non ĆØ stato male, forse non come quello della scorsa settimana. Andiamo a vedere in maggior dettaglio, iniziando dalla seconda puntata del Conte di Anatrham:
Un americano a Londra
In qualche modo questo secondo episodio è la prosecuzione di quello precedente, vista l'introduzione di nuovi personaggi, come Paperin Doodle, che per vie traverse è l'erede designato di Basil Quackley, conte di Anatrham, e i due sfaccendati Tatiana Ameliova, nobile russa in cerca di marito, e Philo Sganguery, suo accolito (o qualcosa del genere). Tra i personaggi originali arriva anche il turno di Old Jack, vagabondo che viene accolto nella villa di Anatrham dove la buona Mrs. Coot non gli nega il classico pasto caldo. Old Jack per ricambiare inizia a dare una mano in giardino, promettendo così una crescita del personaggio nei prossimi episodi.
Tecnicamente Marco Bosco continua la descrizione attraverso i piccoli segreti in questo caso del maggiordomo Baptist e dell'istitutrice Miss Paperfield, la descrizione di una società tradizionalista in procinto di subire dei nuovi cambiamenti. In questo contesto l'arrivi di Paperino dagli Stati Uniti d'America risulta in qualche modo una sorta di "boccata di aria fresca": si rivela affabile e alla mano, legando subito con Archie Meed grazie alla comune passione per le automobili, volenteroso di imparare, come afferma egli stesso a un Paperon Pound più che disposto (apparentemente) a istruirlo, efficace nel tenere a bada i tre pestiferi di casa Anatrham.
L'apprendistato di Paperin prevede sia imparare la cura economica degli affari, sia il vivere nella buona societĆ  londinese. Mentre in quest'ultimo compito sarĆ  assistito da Gaston e Paperhugh, nipoti di Paperon Pound, ĆØ quest'ultimo a occuparsi della parte economica, iniziando con lo zuccherificio dell'azienda di famiglia, la Quackley Sugar.

sabato 11 agosto 2018

Topolino #3272: Topodissea

Tra una storia sul cinema e un'altra sull'arte Roberto Gagnor trova anche il tempo e la passione per realizzare quella che può essere considerata la prima vera e propria parodia sull'Odissea di Omero.
Sulle tracce di Omero
Come qualcuno potrebbe obiettare, esistono nella storia di Topolino una Paperodissea e una Paperiade, scritte entrambe da GuidoMartina per i disegni rispettivamente di Pier Lorenzo De Vita e Luciano Bottaro. Le parodie di Martina, però, erano spesso più ispirate che non fedeli alle opere originali e spesso il prolifico sceneggiatore disneyano modernizzava l'ambientazione, come nel caso delle due mitiche storie di cui sopra.
A queste due di sopra vanno anche menzionate Pippo Ulisse di Cal Howard per i disegni di Hector Adolfo de UrtiÔga e Il vero Ulisse di Caterina Mognato e Maurizio Amendola in cui Topolino, grazie alla macchina del tempo, incontra il vero Ulisse, ripercorrendone alcune delle imprese. Entrambe le due ultime storie, come la parodia di Gangnor, sono ambientate nel passato e quindi, in qualche modo, più fedeli al testo originario.
In realtà i problemi dell'Odissea non sono tanto di ambientazione, quanto dei temi trattati: religione, guerra, violenza, sesso e amore. Tutti temi che sono in qualche modo tabù nel moderno fumetto disneyano. Si possono, dunque, immaginare le difficoltà che ha incontrato Gagnor nell'affrontare una parodia dell'Odissea oggi. Il simpatico sceneggiatore è però riuscito a risolvere questi problemi con alcune soluzioni in alcuni casi abbastanza brillanti.

sabato 21 luglio 2018

Topolino #3269: Il Paperopoli Film Festival e altre storie

In occasione del Giffoni Film Festival, Topolino presenta ai lettori il classico servizio di graphic jounralism, scritto per l'occasione da Davide Catenacci per i disegni del solito Giuseppe Ferrario e una storia d'eccezione, Zio Paperone e la minaccia del maxi gattone, scritta per l'occasione dall'attrice Jasmine Trinca.
Tra cinema e Rodolfo Cimino
Ad affiancare l'attrice, però, troviamo Giulio D'Antona come co-sceneggiatore e Daniela Vetro ai disegni. Paperone, in piena crisi cinematografica a causa dei continui successi di Rockerduck, si ritrova con un nuovo problema: un gigantesco gattone che compare di fronte al suo Deposito. Questo si rivela, però, una proiezione olografica proveniente dall'isola gattara, cui Paperone e nipoti si recheranno con apposito mezzo costruito da Archimede (un gigantesco gomitolo di metallo) con la labile speranza di ottenere dal gattone un aiuto per risolvere i problemi cinematografici del miliardario.
Il soggetto di base è dunque di chiara ispirazione ciminiana e si lascia leggere piacevolmente. D'Antona, come Vito Stabile, utilizza anche uno stile più ricco di termini e meno banale rispetto alla media delle storie che compaiono sul settimanale, mentre il finale risulta sbrigativo e un po' deludente, in particolare per l'uso sottodimensionato dei particolari cristalli recuperati dai paperi sull'isola gattara alla fine dell'avventura.
Buona, nel complesso, l'opera di Daniela Vetro ai disegni, in particolare nella prima parte che sembra leggermente più curata.