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mercoledì 12 marzo 2014

Latviešu kāposti


Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa in un piccolo stato situato nell'Europa nord-orientale: la Lettonia.
Tra le ricette lettoni ho scelto un contorno che ha come protagonista il cavolo cappuccio, alimento quasi onnipresenza nella cucina lettone, soprattutto in forma di crauti (Sauerkraut); dovuto all'influenza della nobiltà germanica (detti i baroni baltici o Tedeschi del Baltico) presente nel territorio dal Medioevo fino agli anni ‘30 del XX secolo.
Ho trovato varie ricette simili, ma con nomi leggermente diversi (šķovēti kāposti, skābie kāposti) che hanno tutte in comune la caratteristica di essere dolci o agrodolce, per la presenza dello zucchero di canna.
Le ricette prevedono i crauti (Sauerkraut), io invece sono partita dal cavolo cappuccio stufato al vino bianco che ovviamente, non è la stessa cosa dei crauti; il sapore che ne risulta è molto meno acidulo. Nella ricetta a cui ho fatto più riferimento, ci sono anche le mele che mi hanno ricordato piatti simili che si possono trovare in alcune regioni dell’Italia settentrionale (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, alto Veneto). Detto questo, è venuto fuori un piatto piacevole dal sapore agrodolce.




Crauti con pancetta cipolla e mele




Liberamente tratto da qui e da qui

Ingredienti:
800 g di crauti (Sauerkraut)  io cavolo cappuccio stufato al vino bianco*
100 g di pancetta (io guanciale)
2 mele fuji
2 foglie di alloro
1 cipolla
2 cucchiaini di zucchero di canna
1 cucchiaino di semi di cumino
pepe nero


Preparazione:
Si scolano bene i crauti della loro parte liquida. (* Se non si vogliono usare i crauti, si lava bene il cavolo cappuccio e si taglia a striscioline, si mette in una casseruola, si sala e si fa cuocere coperto a fuoco basso per 30 minuti circa, poi si sfuma con mezzo bicchiere di vino bianco e si copre ancora per 30-40 minuti).
Si tagli a pezzetti la pancetta (io guanciale) si fa scottare in una padella antiaderente per far sciogliere il grasso. In una casseruola si mettono a stufare le cipolle con la pancetta (guanciale), poi si aggiungono i crauti scolati (nel mio caso il cavolo cappuccio stufato), le mele a pezzi, le foglie di alloro, i semi di cumino e lo zucchero. Si aggiunge un bicchiere di acqua e si porta ad ebollizione, poi si abbassa la fiamma e si copre, si fa cuocere mescolando ogni tanto per 1 ora circa. (Se occorre si aggiunge altra acqua e a piacere altro zucchero. Nelle ricette la cottura prevista è di 2 ore e mezza anche 3 ore).


Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Repubblica Lettone ospitato dal blog Briggis'home.










venerdì 21 febbraio 2014

Bramborová polévka


ovvero Zuppa di patate


Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa nella Repubblica Ceca. Nella cucina ceca ha una grande importanza la zuppa (polévka); la più nota è la Bramborová polévka spesso denominata Bramboračka.
Rispetto ad altre zuppe l’origine è relativamente recente, si deve all’arrivo nel paese delle patate nel XVII secolo, ma in pochi decenni è divenuta molto comune nelle tavole, tanto da diventare tradizionale. Come tutte le ricette tradizionali ci sono varianti, ma gli ingredienti principali oltre alle patate sono: i funghi (Boletus, Galletti e Luteus), le cipolle, le carote, il sedano, farina, burro ed infine aglio e maggiorana per insaporire. Poi si possono trovare aggiunti altri ingredienti come l’uovo sbattuto o cotto, la panna ecc.

 

Zuppa di patate con funghi tipica della Repubblica Ceca




Ingredienti:
500 g di patate
60 g  burro
60 g di farina 0
3 funghi champignon (ma dovrebbero essere i Boletus, i Galletti ed i Luteus) 
1 carota
1 cipolla dorata
1costa di sedano
1 spicchio di aglio
1 L circa di brodo vegetale
maggiorana 
sale
pepe nero


Preparazione:
Si taglia la cipolla a pezzetti si mette in un tegame con il burro e si fa appassire, si aggiunge la carota e il sedano tagliati a pezzetti e si fanno ammorbidire. Si stempera la farina e si gira, poi si aggiungono le patate tagliate a tocchetti ed i funghi tagliati a pezzetti. Si versa il brodo vegetale e si lascia cuocere coperto fino a che le patate saranno morbide. Infine si aggiunge l’aglio tagliato a pezzetti e la maggiorana, si sala e si pepa e si lascia cuocere coperto per alcuni minuti.





Zuppa di patate della Repubblica Ceca





Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Repubblica Ceca ospitato dal blog Ricette di cultura.












venerdì 31 gennaio 2014

Erdäpfelgulasch



Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa nella vicina Austria. Molti anni fa (caspita sono passati 25 anni!) ho avuto il piacere di visitare Vienna e la vicina Hinterbrühl con le sue famose Seegrotte, grotte ricavate da una miniera di gesso con un grande lago sotterraneo.
Tra le ricette della cucina austriaca ho scelto Erdäpfelgulasch che sono delle patate cotte con lardo affumicato, cipolla e paprika. 

 


Patate stufate con lardo paprika cumino






Ingredienti:
500 g di patate
50 g di lardo affumicato (io guanciale di Bassiano)
1 cipolla bianca
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di paprika in polvere
½ cucchiaino di cumino
1 cucchiaio di aceto bianco
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 foglia d'alloro
pizzico di maggiorana
200 ml di acqua

Preparazione:
Si sbucciano le patate e si tagliano a pezzetti. In un tegame si fa scottare il lardo tritato (io guanciale), poi si aggiunge la cipolla e l’aglio tagliati a pezzetti. Si fa appassire il tutto, si aggiunge la paprika e si sfuma con l’aceto bianco. Si aggiungono le patate, la foglia di alloro, la maggiorana, il cumino e il concentrato di pomodoro diluito nell’acqua. Si copre e si fa cuocere a fuoco basso minimo per 1 ora.
A piacere a fine cottura si possono aggiungere fette di salsiccia cotta, io non l’ho aggiunte.


Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina dell’Austria ospitato da Rosa Maria del blog Torte e dintorni.











venerdì 17 gennaio 2014

Stuffat Tal-Qarnit ovvero polpo stufato



Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa nella bella Malta. L’arcipelago maltese per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo tra la Sicilia e la Libia, è stato crocevia di vari popoli ciò si riscontra nella cucina che ha influenze orientali ed europee.
I piatti in umido soprattutto gli stufati sono molto popolari nella cucina maltese; ho scelto uno di questi lo Stuffat Tal-Qarnit ovvero il polpo stufato.




Stuffat Tal-Qarnit  polpo stufato ricetta di Malta




Liberamente tratta da - qui -
Ingredienti:

1 polpo di 1 kg circa
400 g di passata di pomodoro
300 g di piselli (io surgelati)
2 cipolle bianche medie
2 spicchi d'aglio
1 carota media
scorza di limone
1 bicchiere di vino rosso di buon corpo
1 ciuffo di prezzemolo
alcune foglie di menta
olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero


Preparazione:
Si taglia il polpo a pezzi e si mette in una larga padella dove si è fatto imbiondire uno spicchio aglio nell’olio extra vergine di oliva. Si fa cuocere per 30-40 minuti. Si spegne e si lascia raffreddare lentamente nel suo liquido per far ammorbidire la carne.
In un tegame si mettono le cipolle e l’aglio tagliati a pezzetti, si fa stufare, poi si aggiunge la scorza di limone grattata e la carota tagliati a pezzetti, si copre e si lascia cuocere il tempo di far ammorbidire la carota. Si aggiunge il polpo con il suo liquido di cottura e si sfuma con il vino rosso. Una volta evaporato l’alcol, si aggiunge la passata di pomodoro, un po’ di prezzemolo e di menta tritati, si sala e si pepa; si lascia cuocere per 30 minuti circa. Infine si aggiungono i piselli (in precedenza scongelati e scottati in acqua calda) e si lasciano insaporire per 15-20 minuti.
Finita la cottura a piacere si aggiunge il prezzemolo tritato grossolanamente.




Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina di Malta ospitato da Lucia del blog Torta di Rose















mercoledì 11 dicembre 2013

Speculatius



Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa in Germania, ho scelto come ricetta dei biscotti gli Speculatius o Spekulatius che si mangiano in questo periodo soprattutto nei territori della Vestfalia e della Renania, ma sono anche comuni nei Paesi Bassi, nel Belgio e nella Francia del Nord con altri nomi.
Gli Speculatius sono dei biscotti di pasta frolla arricchita di mandorle e spezie; tradizionalmente sono impressi con stampi di legno in varie forme, per lo più legate alla figura di San Nicola, tanto che nei Paesi Bassi e nel Belgio sono regalati e consumati a cavallo della festa del Santo tra il 5-6 dicembre.
Sull’origine del nome non c’è certezza; secondo alcune interpretazioni deriva dal latino “speculum” che significa specchio, per via delle immagini che sono impresse sul biscotto in maniera speculare con un timbro di legno istoriato. Per altri la parola si riferisce al santo vescovo “speculatore” come “colui che vede tutto”; o deriva dalla parola olandese “specerij” spezia che sta ad indicare gli ingredienti caratteristici del biscotto.




Biscotti con farina di mandorle e spezie tipici della Germania




La ricetta è liberamente tratta da qui

Ingredienti per 28 biscotti di 6 cm
200 g di farina 00              
50 g  farina di mandorle  (io ho preferito le mandorle tritate)
25 g di maizena                  
100 g di burro                    
100 g di zucchero di canna 
1 uovo    
una punta di lievito per dolci                            
mezzo cucchiaio di cannella in polvere    
un pizzico di chiodi di garofano in polvere
un pizzico di cardamomo in polvere


Preparazione:
Si setaccia la farina, si unisce, la maizena ed il lievito; si mescola il tutto. Si aggiunge il burro a dadini e si formano tante briciole, si aggiunge lo zucchero, l’uovo, la farina di mandorle (io ho prefeirto le mandorle tritate) e le spezie. Si lavoro il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo, si forma una palla, si copre con la pellicola e si mette in frigo minimo 1 ora o per tutta la notte per dare alle spezie il tempo di insaporire l'impasto. 
Passato il tempo, si stende una sfoglia di uno spessore di 4-5 millimetri e si formano i biscotti (ho utilizzato uno stampo a stella di 6 cm). Si dispongono su una placca da forno ricoperta di carta forno e si mettono nel forno caldo a 180° C per 15 minuti circa. Una volta cotti si sfornano e si lasciano raffreddare.
Si mantengono bene in una scatola di latta.



Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Germania ospitato da Simona del blog Briciole.













venerdì 8 novembre 2013

Pirukad



Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa in Estonia. Tra i piatti della cucina estone ho scelto i Pirukad dei fagottini ripieni che vengono serviti come aperitivi, o come stuzzichini nei kohvilaud o come antipasto nei pranzi.
Possono essere di impasti diversi: di pasta frolla (muretainas), di pasta sfoglia (lehetainas) o di pasta lievitata (Pärmitainas); quest’ultima è la più popolare.
Il ripieno può essere di: cavoli, carote, funghi, pesce, riso ecc. ma da quanto ho capito quello tradizionale è di carne cotta (Liha) che può essere arrosto, stufata o bollita.
Per i miei pikurad ho preso spunto liberamente da qui, dove utilizza la pasta lievitata (Pärmitainas) la cui ricetta è tratta da un libro di Karin Annus Kärner Estonian Tastes And Traditions. Mentre per il ripieno ho scelto il cavolo verza condito con cipolla e carota che ho unito alla carne di manzo dello stracotto.




Ravioli dell'Estonia di pasta lievitata ripieni di cavolo verza e carne




Per la ricetta originale rimando - qui -

Ingredienti per 15 pirukad:

Per l’impasto (Pärmitainas):
250 g circa di farina 0   (150 farina 0 - 100 g Manitoba)
56 g  di burro fuso       
90 ml di latte riscaldato        
30 ml di acqua tiepida             
5  g di zucchero semolato    
3 g di lievito di birra secco o  9 g di lievito di birra fresco  
1 uovo
pizzico di cardamomo macinato
pizzico di  sale   


Per il ripieno:
200 g di cavolo verza
1 carota
1 cipolla borettana
olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero
100 g circa di carne di manzo cotta (io stracotto)



Preparazione:
In un bicchiere si versa l’acqua tiepida (i 30 ml), il lievito e il pizzico di zucchero, si gira e si lascia riposare per 5-6 minuti per farlo attivare. In un altro bicchiere si sbatte l’uovo.
In una ciotola capiente si versa il burro fuso, il latte riscaldato, il pizzico di sale, di zucchero, il cardamomo e metà dell’uovo (il resto si conserva in frigorifero). Si mescola il tutto, si aggiunge il lievito e pian piano s’incorpora la farina (se occorre si aggiunge altra farina). Si trasferisce il composto sulla spianatoia e s’impasta energicamente per almeno 15 minuti, fino ad avere un impasto consistente morbido ed elastico. Si dà la forma di una palla, si mette in una capiente ciotola unta di olio extra vergine di oliva e si copre con un panno. Si lascia a lievitare nel forno spento fino al raddoppio.

Nel frattempo si prepara il ripieno. Si taglia a pezzetti la carota, la cipolla e il cavolo verza. In un’ampia padella si mette l’olio extra vergine di oliva, si uniscono le verdure e si fanno appassire per 8-10 minuti, si sala e si pepa. Poi si aggiunge la carne cotta finemente tagliata, quasi tritata. Si fa insaporire il tutto. Si lascia raffreddare (Il ripieno deve essere freddo).


Passato il tempo di lievitazione, si prende l’impasto si stende una sfoglia di 5 millimetri circa di spessore e si formano dei cerchi con uno stampo, non deve essere grande (io 9 cm). Su ogni cerchio si mette un po’ di ripieno e si chiude a mezzaluna, si sigillano bene i bordi di chiusura. Si dispongono i pirukad su una placca da forno rivestita di carta forno; si spennellano con parte dell’uovo sbattuto messo da parte. Si mettono nel forno caldo a 190° C per 20-25 minuti; fino a doratura.




Ravioli di pasta lievitata ripieni di carne e cavolo verza ricetta Estonia





Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina dell’Estonia ospitato dal blog  Cafe Lynnylu















giovedì 10 ottobre 2013

Žlikrofi



Con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea facciamo tappa nella vicina Slovenia. Tra le ricette tipiche della cucina slovena ho scelto una specialità di Idrija, città famosa per le miniere di mercurio, per l’arte del merletto eseguito al tombolo e per l’appunto gli žlikrofi.
Gli žlikrofi sono dei ravioli dalla forma caratteristica che ricordano i “berretti napoleonici” indossati dai generali francesi; sono ripieni di patate, cipolla, lardo, maggiorana, erba cipollina, pepe nero e sale. Sono tutelati come specialità nazionale, tanto che per essere considerati dei veri Idrijski žlikrofi devono rispettare tutte le caratteristiche stabilite nel disciplinare.
L’origine non è certa; la fonte più antica che li menziona è del 1936, dove ricorda che venivano serviti dalle famiglie dei minatori di Idrija soltanto in occasioni speciali. Tuttavia, sembra che la loro “origine” provenga da un raviolo in uso nella Transilvania ungherese ed introdotto ad Idrija dai minatori che lavoravano nella miniera di mercurio. Fonti orali, indicano che il piatto fu introdotto attorno al 1814 grazie ad un membro della famiglia Wernberger. Negli anni si sono diffusi nella città fino ad assumere, verso la metà del secolo scorso, il sapore e la forma caratteristica che hanno oggi.





Žlikrofi ravioli ripieni di patate e pancetta tipici sloveni



Per la ricetta originale vedere - qui -

Ingredienti per 20 žlikrofi

Per la Pasta:
100 g di farina 00
1 uovo piccolo                              
acqua quanto basta
olio extra vergine di oliva per ungere la pasta

Per il Ripieno:
1 patata medio piccola bollita
1 fettina di lardo o pancetta affumicata (io guanciale di Cori)
mezza cipolla piccola
maggiorana
erba cipollina
sale
pepe nero


Per il condimento:
40 g di burro fuso
scaglie di formaggio
pepe nero


Preparazione:
Si setaccia la farina si fa una fontana si unisce l’uovo, si sbatte con una forchetta e poi si inizia ad incorporare poco alla volta la farina partendo dall'interno della fontana, si aggiunge un goccio di acqua, si lavora il composto per 15-20 minuti, fino ad ottenere una massa omogenea, soda e liscia. Si forma una palla, si unge con olio extra vergine di oliva, si copre e si fa riposare per mezz'ora.
  
Nel frattempo si prepara il ripieno. Si schiaccia la patata quando è ancora calda.  Si taglia la cipolla a piccoli pezzi e si fa appassire in una padella con il lardo o pancetta affumicata tritati (io guanciale); una volta cotta si unisce alla patata, si condisce con sale e pepe nero, maggiorana ed erba cipollina tritati. Si mescola il tutto e si formano delle palline di circa 1-1,5 centimetri.



Preparazione dei Žlikrofi tipici sloveni



Passato il tempo di riposto della pasta, si stende una sfoglia di uno spessore di circa 2 mm. Si distribuisce una fila di palline di ripieno distanziandole tra di loro. Si ripiega la pasta e si pressa ai lati del ripieno in modo da farla aderire e per far uscire l’aria, si taglia per la lunghezza e per la larghezza ogni žlikrofi, si mettono in verticale, si pressano ai lati del ripieno formando delle specie di piccole orecchie, poi si preme con l’indice nel centro del ripieno formando un piccolo incavo.



Žlikrofi crudi ravioli tipici sloveni



Si porta ad ebollizione abbondante acqua, si sala e si buttano gli žlikrofi. Quando salgono a galla e l'acqua riprende il bollore, si scolano.
Tradizionalmente sono serviti con stufato di agnello, o semplicemente con burro fuso e scaglie di formaggio.



Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Slovenia ospitato dal blog  Tutto a occhio

















mercoledì 18 settembre 2013

Vazania giahni



La tappa dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea di questa seconda metà di settembre è l’isola di Cipro. Per la sua posizione geografica questa meravigliosa isola del mediterraneo, si può considerare sia europea che asiatica. E’ stata un crocevia popoli, ed ha avuto molte influenze soprattutto greche e turche, che si possono ritrovare nella cucina. Come in questo piatto molto semplice, ma molto gustoso. Nella ricetta originaria sono state usate le melanzane Tsakoniki dal colore viola chiaro e striate; sono delle melanzane senza semi e dal sapore dolce che crescono soprattutto nella pianura del Leonídio in Grecia. Sono simili, ma più piccole, alle melanzane striate che si possono trovare nei nostri mercati.



Melanzane patate cipolla e pomodori



Ingredienti:
2 melanzane striate
2 patate medie
1 cipolla bianca
3 pomodori ramati medi
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro (1 cucchiaio di passata di pomodoro)
2 spicchi di aglio
olio extra vergine di oliva
sale


Preparazione:
Si tagliano le melanzane a fettine nel senso della lunghezza, si friggono in olio extra vergine ben caldo. Si fanno scolare dell’olio in eccesso. Si tagliano le patate a fette alte mezzo centimetro e si fanno friggere anch’esse nell’olio extra vergine ben caldo.
Nel frattempo in un’altra padella si fa soffriggere la cipolla e gli spicchi di aglio tagliati a fettine, si uniscono i pomodori tagliati a pezzetti in precedenza privati della buccia, si unisce la passata, si sala e si fa cuocere per 10-15 minuti.
Si dispongono le patate e le melanzane su un piatto da portata e si versa sopra la salsa di pomodoro.





Vazania giahni, melanzane cipolla patate e pomodoro






Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina di Cipro ospitato dal blog Cook almost anything.









 

venerdì 9 agosto 2013

Silakat suomalaiseen tapaan



… Ovvero Aringhe alla finlandese
In questo inizio agosto la tappa dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea e nella fredda Finlandia. Ho letto che il pesce più diffuso nella cucina finlandese è l’aringa, si trova fresca, affumicata, secca o arrostita al carbone. Siccome è uno dei pesci che mi piace, ho pensato di provare le Aringhe alla finlandese. E’ una ricetta composta da pochi ingredienti, aringhe, patate e cipolle ammorbidite dalla panna.




Aringhe alla finlandese




La ricetta è liberamente tratta da - qui -
Ingredienti:
2 filetti di aringa
40 g di burro
2 patate medio piccole
1 cipolla bianca media
80 ml di panna da cuina
sale
pepe nero
erba cipollina


Preparazione:
Si sbucciano le patate e si fanno lessare in abbondante acqua salata per una decina di minuti; si scolano e si lasciano raffreddare, poi si tagliano a fette.
Si fa scaldare in una teglia metà del burro e si fa rosolare la cipolle tagliata a fettine, si aggiunge un po’ di acqua si fa cuocere finché non sono appassite. Su una teglia o una pirofila imburrata, si distribuisce uno strato di patate, sopra si mette  parte della cipolla appassita, poi si mettono i due filetti di aringhe, sopra un altro strato di patate e cipolla. Si pepa, si aggiunge l’erba cipollina e si cosparge con fiocchetti di burro; si unisce metà della panna e si copre con un foglio di alluminio. Si mette in forno caldo a 180° C per quaranta minuti. Poi si toglie l’alluminio e si aggiunge la restante panna e si rimettere in forno ancora per dieci minuti.
Si servire caldo direttamente nella teglia.



Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Filandia ospitato dal blog Un pezzo della mia Maremma.













venerdì 12 luglio 2013

Pudding di salmone all'irlandese



Questo mese l' Abbecedario Culinario della Comunità Europea fa tappa nella verde Irlanda. Come ho letto il salmone insieme con le patate sono uno degli ingredienti più diffusi della cucina irlandese. I piatti con il salmone sono molti e cucinati in vari modi. Per questa ricetta ho preso spunto da un piccolo ricettario di Olga Tarentini Troiani, Le cento migliori ricette di Salmone e caviale.




Pudding di salmone all'irlandese




La ricetta è liberamente tratta da Olga Tarentini Troiani, Le cento migliori ricette di Salmone e caviale.
Ingredienti:
100 g di salmone
40 ml di latte
30 g di burro
30 g di riso  
1 cucchiaio di succo di limone 
1 uovo (omesso)
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale
pepe
spicchi di limone
erba cipollina



Preparazione:
Si fa lessare il salmone in acqua calda per circa 5-8 minuti. Si mette il riso in una pentola con l’acqua che copre il riso per un dito e un po’ di sale. Si copre con un coperchio e si fa cuocere per 8 minuti circa, deve essere molto al dente.
In una ciotola si mettere il riso cotto al dente, il salmone sminuzzato con la forchetta, il succo di limone, il prezzemolo, il latte, il sale ed il pepe. Si amalgama bene il tutto e si aggiunge l’uovo sbattuto (l’ho omesso). Si prende uno stampo o più stampini singoli s’imburra e si versa il composto, livellando la superficie. Si fa cuocere a forno caldo a 200° C per 35 minuti.
Si capovolge il pudding sul piatto da portata, si versa il burro rimasto fatto sciogliere e si serve guarnito con spicchi di limone e fili di erba cipollina.





Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina dell’Irlanda ospitato dal blog The dreaming seed.












lunedì 10 giugno 2013

Kèiskuch



Il viaggio de L’abbecedario Culinario della Comunità Europea  fa tappa in Lussemburgo. Tra i piatti caratteristici della cucina di questo piccolo e delizioso Stato, ho scelto una torta al formaggio Kèiskuch composta di un ripieno di ricotta, tuorli d'uovo, panna e limone su un guscio di pasta.







Per la ricetta ho preso spunto da - qui -  e ho diminuito le dosi.

Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro
Per la pasta:
140 g di farina 00                              
50 g di burro                            
80 ml di latte                               
1 cucchiaio raso di zucchero  (15 g circa)            
1 cucchiaino di lievito in polvere 
pizzico di sale


Per il ripieno:
250 g di ricotta di pecora                               
60 ml di panna
75 g di zucchero                            
1 tuorlo d'uovo
succo di mezzo limone
scorza grattugiata di mezzo limone
pizzico di sale



Preparazione:
Si mette in una ciotola la farina setacciata, lo zucchero, il lievito e il burro a pezzetti, si lavora velocemente fino ad ottenere un composto dall'aspetto sabbioso; si aggiunge il sale e pian piano il latte. Si lavora il tutto fino a farlo diventare un composto compatto liscio ed abbastanza elastico. Si avvolge nella pellicola trasparente e si mette in frigo per almeno 1 ora.
Trascorso il tempo, si prende la pasta, si mette su una spianatoia infarinata e si stende un disco più grande dello stampo. Si imburra e s’infarina lo stampo, si riveste con la pasta la base e i lati della tortiera. Si copre con un telo da cucina e si mette da parte.

Si setaccia la ricotta, si aggiunge il tuorlo e si lavora con la frusta, si unisce la panna e si continua a lavorare il composto. Si aggiunge il succo e la scorza di mezzo limone, lo zucchero ed il sale; si amalgama il tutto. Si versa il composto nella base e si inforna nel forno preriscaldato a 180° C. Si cuoce per minimo 35 minuti, fino a quando la pasta sarà dorata e il ripieno si solidifica (per me 50-60 minuti). Si toglie dal forno e si lascia intiepidire, poi si sforma.
Una volta raffreddata, ho spolverato la superficie con lo zucchero a velo.








Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina del Lussemburgo ospitato dal blog Girlichef.








mercoledì 22 maggio 2013

Lecsó



La tappa del viaggio de L’abbecedario Culinario della Comunità Europea  è in Ungheria. Tra i piatti ungheresi ho scelto il Lecsó che è costituito da peperoni, pomodori e cipolle stufate con l’aggiunta della paprika.
E’ servito da solo accompagnato con il pane o come contorno a diversi piatti tipici ungheresi.
Alla ricetta base, molto simile alla nostra peperonata, possono essere aggiunti altri ingredienti, come le salsicce o i salami tipici ungheresi, le uova, il riso o le patate.
In Ungheria è un piatto molto popolare, si fanno anche diverse manifestazioni Lecsófesztivál.  Si dice che i migliori lecsós sono cotti all’aperto sul fuoco a legna nel "bogrács" un calderone dalla forma rotonda realizzato in ghisa o acciaio inox, alcuni con rivestimento smaltato, originariamente utilizzato dai pastori per la preparazione del gulyás (goulash).








Ingredienti:
4 peperoni a campana o 6 peperoni tipo corno di bue o 6 peperoni ungheresi
2 pomodori ramati medi
2 cipolle dorate medie
1 cucchiaino di strutto o olio di girasole
1 cucchiaino di paprika (meglio quella ungherese)
sale

Preparazione:
Si tagliano le cipolla a fette, si mette in un tegame con lo strutto e si fanno appassire. Si toglie la pentola dal fuoco e si aggiunge la paprika, si gira e si lascia cuocere sempre lontana dal fuoco un minuto in modo che la paprika non si bruci.
Si aggiungono i pomodori in precedenza scottati e pelati, tagliati a pezzetti e i peperoni tagliati a strisce, si sala e si copre con un coperchio. Si lascia cuocere a fuoco medio basso fino a quando i peperoni diventano morbidi (45 minuti circa).
Negli ultimi dieci minuti, si toglie il coperchio e si lasciar ridurre un po'. Si serve con fettine di pane.


Si può aggiungere a metà cottura alcune fette di salsiccia ungherese tipo: lecsókolbász, debrecener o Gyulai o salsicce piccanti.



Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina dell’Ungheria ospitato dal blog Cindystar.










venerdì 10 maggio 2013

Bøf med løg



Il viaggio de L’abbecedario Culinario della Comunità Europea questo mese è in Danimarca. Tra i piatti tipici e frequenti in Danimarca ho visto che c’è Bøf med løg,  vale a dire l’hamburger di manzo servito con una salsa, cipolle e patate.
Ciò che mi ha colpito è "l’origine" di questo piatto, più precisamente la diffusione in Danimarca dell’hamburger (Hakkebøf  in danese).
A quanto sembra tutto ha origine da un viaggio negli Stati Uniti, nella metà degli anni ’40, di uno scrittore gastronomico che, rimasto colpito dalla cultura del fast-food di questo paese, tornato in patria diffuse la notizia di quel modo veloce di mangiare, dove ovviamente il simbolo era costituito dal panino con l’hamburger. Nel 1949 una coppia di danesi pensò di poter seguire l’idea e aprì un locale nel parco divertimenti più antico del mondo Bakken, alla periferia di Copenaghen, dove si potevano mangiare i panini con gli hamburger. Ebbe un successo immediato.
Bøf med løg è la versione non fast-food, è accompagnato da un contorno di patate, cipolle stufate e una salsa scura ottenuta con un colorante alimentare, io l'ho sostituito con l’aceto balsamico per ottenere il colore scuro.









Ingredienti:
600 g di carne di manzo tritata
40 g di burro
1 cipolla grande
sale
pepe


Salsa
400 ml di brodo di carne
40 g di burro
1 cucchiaio di farina
colorante alimentare scuro  (1 cucchiaio colmo di aceto balsamico)
sale
pepe

Contorno
6 patate medio-piccole
prezzemolo



Preparazione:
Si fanno lessare le patate con la buccia, una volta cotte si sbucciano e si tengono da parte. Si sbuccia e si affetta la cipolla, si mette in una padella con il burro e si fanno appassire aggiungendo un mestolo di brodo.
Si fa sciogliere il burro in una casseruola, si aggiunge la farina, si mescola e si aggiunge lentamente il brodo, si lascia cuocere girando, finché non si sarà addensata; si condisce con sale e pepe e si aggiunge il colorante scuro, io ho aggiunto aceto balsamico per ottenere una salsa di colore scuro.
Si prende la carne trita si sala e si pepa, si modellano gli hamburger. Si fa scioglier il burro e si mettono gli hamburger si fanno cuocere 5 minuti circa per lato.
Si impiatta mettendo sul fondo la salsa, l’hamburger, sopra le cipolle stufate, a fianco le patate condite con sale e prezzemolo.




Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Danimarca ospitato dal blog Le affinità elettive.












giovedì 4 aprile 2013

Côtes de veau Foyot


Stando ancora a letto, fantasticavo… Coi problemi che avevo coi russi (i russi?) era meglio non farmi vedere in giro nei miei ristoranti preferiti. Avrei potuto cucinarmi qualcosa da solo. Lavorare qualche ora a preparare un manicaretto mi distende. Per esempio delle côtes de veau Foyot: carne spessa almeno quattro centimetri, porzione per due s’intende, due cipolle di taglia media, cinquanta grammi di mollica di pane, settantacinque di groviera grattugiato, cinquanta di burro, si passa la mollica sino a farne del pangrattato che va mescolato col groviera, poi si pelano e si tritano le cipolle, si fanno fondere quaranta grammi di burro in una piccola casseruola mentre in un’altra fonderanno dolcemente le cipolle con il burro rimasto, si ricopre il fondo di un piatto con la metà delle cipolle, si condisce la carne con sale e pepe, la si pone nel piatto e se ne guarnisce un lato con il resto delle cipolle, si copre il tutto con un primo strato di mollica al formaggio facendo aderire bene la carne al fondo del piatto, lasciandovi colare il burro fuso e schiacciando leggermente con la mano, si rimette un altro strato di mollica sino a formare una sorta di cupola e aggiungendo del burro fuso, si cosparge tutto di vino bianco e di brodo, senza sorpassare della metà l’altezza della carne.
Si mette tutto al forno per circa mezz’ora, continuando a inumidire con vino e brodo. Condire con cavolfiore saltato.
Porta via un poco di tempo, ma i piaceri della cucina iniziano prima dei piaceri del palato e preparare vuol dire pregustare, come stavo facendo, ancora crogiolandomi nel letto.

Umberto Eco, Il cimitero di Praga, Bompiani, 2010



Lo spunto per la ricetta di oggi viene dal romanzo di Umberto Eco Il Cimitero di Praga. Il  protagonista Simonino Simonini è un uomo di sessantasette anni, falsario di documenti con un’unica passione la cucina. E’ un personaggio negativo: misogino, pieno di manie e pregiudizi; personifica quelle persone che hanno bisogno di crearsi un nemico per poter indirizzare le proprie  ossessioni. Nella postilla al romanzo, Umberto Eco scrive che: “Simonino Simonini, benché effetto di un collage, per cui gli sono state attribuite cose fatte in realtà da persone diverse, è in qualche modo esistito. Anzi, a dirla tutta, egli è ancora tra noi”.
Umberto Eco con Simonini ci guida in un periodo particolare dell’Ottocento, che vede l’affermazione dello stereotipo antisemita dell’ebreo pericoloso e cospiratore. Ci mostra come vengono costruite le teorie dei complotti, quanto il falso possa essere verosimile e credibile, perché costruito con materiali conosciuti dando, quindi, una sembianza di verità. 

In questo passo il protagonista ci fornisce la ricetta di un piatto che si mangiava in un ristorante parigino Foyot, situato all'angolo della Rue de Tournon e la Rue de Vaugirard, demolito nel 1938.  Les Côtes de veau Foyot era la specialità della casa, la ricetta l’autore deve averla tratta da qui








Ingredienti per due persone:
2 braciole o costolette di vitello alte 4 cm   (costoletta di vitellone di 350 g)
2 cipolle medie
50 g di mollica di pane
75 di groviera grattuggiata
50 burro
200 ml di vino bianco
400 ml di brodo vegetale o di carne


Preparazione:
Si sbriciola la mollica di pane finemente e si mescola con la groviera grattata. Si fa sciogliere una noce di burro in una piccola casseruola si fanno cuocere dolcemente le cipolle tritate. Nel frattempo in un’altra casseruola si fa fondere 40 g di burro.
In una teglia da forno si mettono metà delle cipolle, si pone sopra la carne condita con sale e pepe, si mettono a lato il resto delle cipolle, si copre il tutto con uno strato di mollica al formaggio facendo aderire bene alla carne, s’irrora con parte  del burro fuso, si mette un altro strato di mollica con il formaggio e il burro fuso. Si cosparge con parte del vino bianco e del brodo, il liquido deve arrivare a metà altezza della carne.
Si mette tutto al forno  a 200° C per 30 minuti circa (io 1 ora circa), si continua ad inumidire con il vino bianco e il brodo rimasti.
Si serve caldo con il contorno di cavolfiori saltati.











Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina della Francia ospitato da Elena del blog Zibaldone Culinario