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Visualizzazione dei post con l'etichetta anatra

cena giapponese invernale 2: kamo seiro, soba in brodo di anatra

Nella composizione di un menu giapponese si può anche non seguire il classico modello  ichijū sansai (一汁三菜, di cui avevo parlato qui ), però ci sono alcuni principi base, le cosiddette "regole dei cinque", di cui bisogna tenere conto. Possibilmente di tutte, ma per la cena di cui ho cominciato a parlare nel  post precedente  il menu ne ha seguite principalmente due: che fossero presenti cinque tecniche di cottura diverse e i cinque colori base della cucina giapponese: bianco, nero, rosso, giallo e verde/blu, sempre in contrasto con i colori delle stoviglie in cui viene servita ogni pietanza. Nelle ricette per gli aperitivi di cui ho parlato la scorsa volta i colori principali erano il giallo (uova e abura-age ), bianco (riso) e il nero/scuro (funghi e alghe). Se con il tamagoyaki  la tecnica prevalente è stata la cottura in padella, l' inarizushi  ne contemplava diverse ma quella principale era la cottura a vapore del riso.  Il piatto di oggi, tipicamente d...

hamburger di anatra: un nativo snob

In questa sfida dell' MTC n. 49 , per il tema hamburger   lanciato da Arianna di Saparunda's Kitchen , mi sono compitamente riproposta di non inventarmi assolutamente niente di giapponese, data la monotematicità (esiste come parola?) di questo blog negli ultimi tempi e considerato anche l'articolo sulla storia degli hamburger nipponici   proposto" qualche giorno fa proprio sul blog dell'MTC. Seguo invece strettamente il tema dell' American Burger , cercando di svilupparne la golosità e la ricchezza in chiave, perchè no, insolitamente storica (che novità, eh!) e, guarda un po', un filo snob. E storia e snobbismo per gli Americani significano ovviamente New England, nostalgicamente Gran Bretagna e invidiosamente un pizzico anche Francia. Prima di tutto: di che cosa è fatto il mio hamburger? Di anatra, una carne tra le più apprezzate dai Nativi Americani delle zone settentrionali dei laghi, dove in primavera attendevano le anatre selvatiche di ritorno dal...

un'anatra all'arancia senza anatra

Dopo aver sguazzato per qualche giorno nella cucina anni '70 e '80 in compagnia del  libro di Ugo Tognazzi , mi è inevitabile pensare con desiderio all'anatra all'arancia, ricetta molto in voga in quel periodo. L'anatra all'arancia rappresentava talmente bene una certa idea cucina raffinata e speciale da dare il titolo ad un film, con protagonista lo stesso Tognazzi, in cui la comparsa a tavola di questo piatto apriva la strada ad una svolta decisamente inaspettata della trama. La ricetta classica, pare di origine rinascimentale, richiede tempo, cura ed una buona dose di grassi. Al momento non posso permettermi nessuno dei suddetti ingredienti, quindi ne scodello una versione decisamente  elementare, che ben poco ha a che fare con la sontuosità del piatto che compariva nel film... visto che qui manca persino l'anatra! La storia è breve e il piatto non è certo da grand gourmet anche se,  saporito e leggero,   è piaciuto comunque. Che il Rinascimento e g...

attraversando il ponte

Fatico moltissimo a vivere normalmente, in questo periodo. Forse perchè il contatto costante con l'emergenza ed il dolore altrui non è stato fortunatamente finora per me nella vita uno stimolo tanto "quotidiano" per il cuore... e non riesco a farci il callo. Mi rendo conto però che la cupezza interiore non aiuta affatto l'azione e toglie invece energie. Così provo a darmi una scossa, a ripescare gli appunti accantonati e a tuffarmi in una leggenda, leggera e serena, che mi distragga per un po'. Senza andare poi troppo lontano dall'Oriente e dalle storie di gentilezza e dedizione... Avevamo infatti lasciato quel gran girellone di Marco Polo , nel ruolo di emissario del Kahn, che ritornava in Cina dal suo viaggio nei Paesi limitrofi. Mentre io ultimamente mi distraevo lui, rientrato nei confini cinesi, ha continuato a percorrere lo  Yunnan , curiosando ovunque ed occupandosi, come raccontava bene Enrico qualche giorno fa,di denaro, ...

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!