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Visualizzazione dei post con l'etichetta essenza

scene da un matrimonio: A + J, featuring C & A

19 agosto 2022, Fregene, primo pomeriggio. Finalmente grazie al vento la pioggia si è allontanata e decido con il resto dello staff di riprendere ad allestire il prato di fronte al mare al posto della sala interna.  Asciugate le sedie le vestiamo con cuscini bianchi e teli da spiaggia di cotone, mentre i fioristi completano le decorazioni colore del mare, della sabbia e dell'aurora e dal ristorante i camerieri apparecchiamo i tavoli: ogni cosa bianca, centrotavola di conchiglie e candele galleggianti, i menu segnaposto ritraggono un'onda che si allunga sulla spiaggia. Gli sposi arrivano con il sole basso, in una luce dorata impensabile fino a un attimo prima. Gli amici musicisti cantano, i convitati sorridono. Il bouquet di lei e la boutonnière di lui sono fiori di carta origami. Suona strano usare parole francesi per dettagli giapponesi di un matrimonio italo-brasiliano. Ma anche qui i colori sono sempre gli stessi: il mare non è un tema casuale qui, poiché sembrava separare e...

pastasciutta e coccarde, per la gioia della libertà

Ognuno vive la propria infanzia come "normalità", fino a che non prende coscienza di sé e non comincia a confrontarsi con l'altro e con esperienze differenti dalla propria. Così solo verso la fine delle elementari mi sono conto che i racconti che ascoltavo tutti i giorni, rapita, pendendo dalle labbra di mio nonno erano diversi da quelli che sentivano altri bambini. Insieme a filastrocche e canzoncine che mi insegnavano a scuola o all'oratorio per me era "normale" imparare dal nonno i canti della Resistenza e quelli degli Alpini della Prima Guerra Mondiale, accomunati da un nemico simile e dallo stesso coraggioso, dolente cuore. I suoi racconti invece non parlavano di fate o draghi ma di fantasiosi escamotage per procurare viveri ai partigiani nascosti, di dispetti ai soldati tedeschi, di blitz per liberare prigionieri antifascisti, di resistenza alle torture in carcere, di sopravvivenza nel campo di concentramento di Fossoli, di una rocambolesca fuga al mom...

come capito per caso anche quest'anno nel Capodanno giapponese

Questo assurdo 2022 si chiude oggi per me con alcune sorprese inaspettate, tra cui quella del Consolato Generale del Giappone, che ieri ha condiviso ufficialmente sulla sua pagina Facebook  il video di una conversazione in merito a cibi e usanze del Capodanno giapponese che avevo registrato insieme a Chiara Bettaglio , appassionata quanto me di cultura nipponica. Fino a pochi giorni fa mi riproponevo di ignorare questa volta il Capodanno, che se ci consegna una pandemia quasi risolta ci abbandona nelle grinfie di una guerra senza senso e, vista da qui, pure senza fine. Non pensavo che sarebbe valsa la pena di impegnarsi in bilanci e speranze, e non sapevo nemmeno cosa augurare a chi mi avrebbe letta, visto le conseguenze che tutti stiamo pagando (anche se, in fondo casualmente, da noi soprattutto di riflesso). A livello personale, invece, questi ultimissimi giorni dell'anno mi hanno donato soddisfazioni e credibili nuove prospettive di vita che non avrei prima considerato possibili...

risotto allo zafferano con pollo e uvetta, tra Afghanistan e Marchesi

Da qualche mese è tornata alla ribalta la questione afghana ed è come se di colpo avessimo scoperto che non bastano vent'anni di "mentalità", a volte proposta ed a volte imposta, sempre e comunque presentata come alternativa, per ribaltare una "cultura" profondamente radicata e come tale vissuta, per quanto recente o manipolata possa apparire vista dall'esterno.  Esattamente undici anni fa scrivevo di questo strano modo in cui donne italiane militari provavano a fornire strumenti di pace e di benessere a donne contadine afghane rispettandone il quotidiano, la cultura e la fede, semplicemente attraverso la  coltura dello zafferano .  Questo, come altri progetti simili, sono ora stati spazzati via da un pasticcio storico/politico forse ancora peggiore di quello attraverso cui anche noi tranquilli abitanti di un Paese pacifico eravamo venuti a conoscenza vent'anni fa dell'esistenza dell'Afghanistan e di tutte le oscure trame di cui pareva protagonis...

risotto dolce con mele e burro di arachidi, incredibilmente semintegrale

Da un po' faccio esperimenti di gusto e di cottura con risi integrali e semintegrali ma sinceramente non avevo mai pensato di destinarli ad un risotto. Mi ha acceso questa lampadina un interessante dibattito ne  Il clan del risotto del venerdì , il gruppo Facebook il cui nome è un programma e in cui qualche settimana fa è stato proposto un risotto di riso gioiello. Al di là dei gusti di quella meravigliosa ricetta con ricciola lime e lamponi, spettacolari e assolutamente non in discussione, il confronto ha riguardato la definizione di "risotto" e le possibili modalità di mantecatura per un riso integrale che in cottura tende a rilasciare poco o nessun amido. Quando per questo venerdì nel gruppo è stato lanciato il tema "Famolo Strano!", prima mi sono venuti in mente degli improbabili risotti anni '80, poi quelli alla frutta che in quegli anni sperimentava mio padre in pentola a pressione, poi anche un sacco di abbinamenti di sapore di tradizione straniera ...

all'inseguimento di Uffizi da mangiare 10: Roberto Barni e i germogli di lenticchie

La decima tappa di Inseguendo l'arte da mangiare è decisamente contemporanea e ci fa viaggiare più con la mente che tra luoghi reali, anche se spiritualmente si rimane in Toscana.  Infatti questa volta Uffizi da mangiare non propone ne' una natura morta a cui ispirarsi per gli ingredienti ne' un dipinto che raffiguri paesaggi agresti a cui ricondurre la ricetta e neppure un'opera esposta all'interno di una delle Gallerie che fanno capo agli Uffizi.  L'opera di oggi è una scultura del 2013 di Roberto Barni intitolata I passi d'oro : omaggia le vittime dell'attentato dinamitardo avvenuto agli Uffizi venti anni prima ad opera di cosa nostra (il minuscolo è d'obbligo) e fu commissionata all'artista toscano dagli Uffizi a vent'anni dalla tragedia per commemorarne le vittime. Nato a Pistoia nel 1939, Barni vive ed opera a Firenze e, dopo i primi esordi da pittore, si dedica con successo anche alla scultura. Quella di cui parliamo oggi è una fig...

dieci anni dopo

Non occorre essere Giapponesi per avere questa data marchiata a fuoco nel cuore: dieci anni fa il terremoto in Giappone. Io quel giorno con un'amica giapponese commentavo quanto, soprattutto in quel momento,  la cucina fosse una forma di preghiera . E pochi giorni dopo riflettevo con un'altra amica giapponese cosa significasse vivere da lontano  la tragedia del proprio Paese.  Innumerevoli sono stati i miei post in merito durante quell'anno, ma poi che è successo? Questo blog è quasi un amaro specchio della situazione generale: a un anno di distanza raccontavo quanto si provasse in tanti a collaborare in modo concreto , dopo due anni sottolineavo la necessità di rinnovare i  legami di solidarietà con l'Occidente , dopo tre anni mi rendevo conto che in Italia  ne cominciava a sbiadire il ricordo , tanto che a quattro anni era oramai solo nella memoria di pochi .  Poi con il 2016 in quel periodo  tornavo a parlare delle tradizioni giapponesi  ma se...

all'inseguimento di Uffizi da mangiare: arte in cucina. Oggi con Ugo Celada da Virgilio

E' partita in 17 gennaio un'iniziativa fantastica delle  Gallerie degli Uffizi di Firenze  in cui l'arte si confronta con la cucina:  Uffizi da mangiare . Ogni domenica un importante chef racconta la propria visione di un dipinto della collezione degli Uffizi: nell'opera è presente del cibo, ovvero si tratta di una natura morta, ed il cuoco/osservatore abbina alla suggestione da essa derivata una propria ricetta, raccontando entrambe in un video (tutti raccolti nel link qui sopra e visibili anche sul  canale Youtube dedicato ) come anche sulla  pagina Facebook del museo . Nei miei ultimi due anni di lavoro in una prestigiosa galleria di arte antica di Milano la mia passione per il cibo nell'arte ha trovato uno sfogo: con il permesso dei titolari ho portato a casa cataloghi e riviste specializzate che ogni settimana  loro eliminavano dal proprio archivio, ne ho ritagliato con costanza riproduzioni di nature morte e mi sono costruita una person...

il film Il cacciatore, i sentimenti, le frittelle di mele

Quando ho visto Il cacciatore per la priva volta avevo intorno ai 16 anni, ad un cineforum. Mi innamorai ovviamente in quell'occasione in modo totale di due attori per me ancora sconosciuti: quel Robert de Niro che poi mi ha abbandonato per strada coi suoi ruoli brillanti un po' dozzinali degli ultimi anni e quella Meryl Streep che invece non ha più lasciato il mio cuore.  Degli altri interpreti conoscevo solo John Cazale per Quel pomeriggio di un giorno da cani e John Savage per Hair (film che casualmente avevo visto prima, anche se era uscito più tardi); invece mi aveva talmente inquietato la recitazione di Cristopher Walken da non riuscire più a slegarlo da quel personaggio ed apprezzarlo in seguito in altri ruoli. Però... caspita che anni! Sono stata fortunata a vivere la mia epoca: quello sì era cinema!  Il fatto che a 16 anni leggessi Sciascia e Hesse e frequentassi cinema e cineforum mi aveva aiutato da subito, per  Il cacciatore , a cogliere l'atmosfera sosp...

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!