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mercoledì 13 dicembre 2023

KEREVIZ EZMESI - Salsina cremosa di sedano rapa (TURCHIA)

Questa ricettina la si potrebbe quasi considerare una non-ricetta, per la sua semplicità di preparazione, ma la trovo geniale e strabuona e poi cade a fagiolo per inaugurare l'ultimo mio acquisto!

Durante questo Viaggio nel Mondo degli Ingredienti, della nostra Capa Aiù, mi sto appassionando sempre più di piatti stranieri e, tolti quei pochi ingredienti che proprio non posso consumare, cerco quindi di sperimentare...

E aumenta così il mio "tessssssoro" di libri di cucina! :D

L'ultimo arrivato è ISTANBUL Ricette dal cuore della Turchia di Rebecca Seal, stupendo!

Bellissime anche le ricette che non potrò mai sperimentare, ma numerosissime anche altre che invece potrò provare!

Una di queste è appunto quella che vado a presentare per questa tappa dedicata alla letterinaS di.... SEDANO RAPA atterrando, appunto, in TURCHIA! ^__^


Ho scoperto il sedano rapa non molto tempo fa, forse 2-3 anni fa e lo adoro!

Fino ad ora però lo avevo sempre cotto (in padella, al forno, nelle vellutate, nei minestroni, ecc.) ma mai consumato crudo! E' davvero una novità per me ^^

KEREVIZ EZMESI 

(Salsina cremosa di sedano rapa)

per 4 persone

150 g di sedano rapa

150 ml di yogur turco o greco al naturale (io greco allo 0,5% di grassi, bello compatto)

1 cucchiaino di aneto tritato finemente (io prezzemolo)

1 cucchiaio di olio evo (io il mio all'aglio)

1 spicchio d'aglio schiacciato (facoltativo)

1 cucchiaio colmo di maionese (io la mia home-made vegana)

sale qb

In una ciotola mescolare bene tutti gli ingredienti tranne il sedano rapa, quindi quest'ultimo, e grattugiarlo grossolanamente (io l'ho fatto a julienne con la grattugia) in una ciotola.

Aggiungerlo subito nella ciotola con gli altri ingredienti, perchè se si aspetta si ossida e scurisce.

Mescolare molto bene e servire come salsina di accompagnamento a temperatura ambiente o anche freddo.

La mia non è venuta molto cremosa perchè credo di aver esagerato col sedano rapa :DDD

Per provarla, ne ho messo qualche cucchiaino sul carpaccio di salmone a cena ieri sera e ci sta benissimo!!!

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lunedì 20 novembre 2023

RAPE SOTT'ACETO (Sùltadar Røtur) secondo la ricetta delle Isole Fær Øer e si vola in Danimarca!

 L'appuntamento con il Viaggio nel Mondo degli Ingredienti, capitanato dalla nostra Capa Aiù, ci trova già impegnati con la letterina R e questa volta riesco a portare più di una ricetta! anzi ben TRE!

Cominciamo con questa, dove le RAPE sono protagoniste e ne sono ben felice, visto che le adoro!

Fino ad ora però le avevo usate solo aggiunte nelle zuppe, non sapendo in quale altro modo usarle, ma ho trovato questa ricettina facile facile nel libro (ormai punto fisso nella mensola dei miei libri più usati in cucina) La Cucina Nordica di Magnus Nilsson!

E' un contorno tipico della Danimarca a quanto pare e delle Isole Fær Øer in particolare... (questo lo stemma)


Ho solo dimezzato le dosi (ma la ricetta l'ho trascritta così come è nel libro) per timore che non ci piacciano, ma temo che dovrò rifarle... :DDD

Inoltre non specifica che tipo di rape, se rosse o bianche... ho cercato tanto quelle rosse perchè sarebbero venute sicuramente più "scenografiche" ma non trovandole, ho usato le bianche!

RAPE SOTT'ACETO secondo la ricetta delle Isole Fær Øer  (Sùltadar Røtur)

(Danimarca - Isole Fær Øer)

1 kg di rape, pelate e tagliate a pezzi o spicchi (io a spicchi)

500 ml di aceto Ättika (al 6%)

500 ml di acqua

500 g di zucchero semolato

1 vaso di vetro capiente giusto per la quantità di rape preparate, già lavato e sterilizzato

erbe aromatiche a scelta: foglie di alloro (io 1), grani di pepe (io di pimento di Giamaica), chiodi di garofano (io 3), stecche di cannella cinese (io 2), fettine di zenzero fresco (io fettine da 3 cm di zenzero fresco)

Mettere tutti gli ingredienti in una casseruola, portare a leggera ebollizione e cuocere finchè le rape sono cotte ma ancora al dente, comunque non devono diventare troppo morbide.

Trasferire le rape così cotte, a strati, nel vaso fino ad 1 cm tra la superficie ed il tappo e coprire con il loro liquido di cottura.

Chiudere il vaso col suo coperchio e lasciar raffreddare a temperatura ambiente quindi mettere in luogo buio e fresco per almeno 2-3 giorni prima di consumare.

Poichè per la quantità che ho fatto io il vaso era troppo grande, non si è riempito completamente, per cui le consumeremo nel giro di qualche giorno tenendolo in frigo.




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sabato 18 marzo 2023

KAPOSZTAS KOCZKA ovvero QUADROTTI UNGHERESI AL CAVOLO CAPPUCCIO

Ho questo libro "HAZANA - La cucina ebraica vegetariana" da un paio di anni e ho già spulciato e provato alcune ricette, tutte buonissime!

Quindi rivolgermi a "lui" ancora una volta, alla ricerca di qualcosa di particolare, tipico della tradizione culinaria di un Paese, mi  è sembrato naturale come bere un bicchier d'acqua!

Infatti trovata subito la ricetta per consumare il CAVOLO CAPPUCCIO comprato qualche giorno prima, perfetto per la letterina C del Viaggio nel Mondo degli Ingredienti, ideato e capitanato dalla nostra Capa AIU'!

Come spiega l'autrice Paola Gavin nell'introduzione a questa ricetta, gli Ungheresi usano formati di pasta diversi a seconda del piatto da preparare e le Kaposztas Koczka si fanno sempre con i quadrotti di pasta all'uovo e ci sono linee di pensiero che prediligono, nel piatto, la prevalenza della pasta sul cavolo o viceversa, ma che secondo gli esperti, dovrebbe valere sempre la prima opzione...

Essendo la prima volta che faccio questo piatto, ho cercato di fare una via di mezzo ovvero... metà pasta e metà cavoli e ci è piaciuta moltissimo!!!!

Certo è che il burro gioca la sua parte! Infatti non essendocene in fondo tantissimo, comunque si sente e dà quel tocco di "coccola" al piatto che, se si sostituisse con l'olio ne perderebbe "la magia"!

Per cui, nonostante io non usi mai il burro in cucina (tranne che per le ricette di questo Viaggio, quando occorre) mi sentirei di consigliare di usarlo a mente serena! ^______^

Per cui... voliamocene in UNGHERIA e gustiamoci queste...

KAPOSZTAS KOCZKA 
ovvero
Quadrotti Ungheresi al Cavolo Cappuccio

600 g di cavolo cappuccio bianco
50 g di burro
2 cucchiaini (rasi) di zucchero
sale qb
pepe nero macinato al momento

per la sfoglia dei quadrotti:
(ricetta sempre dal libro)

250 g di farina 0
3 uova categoria A (io da allevamento all'aperto)
1/2 cucchiaino di sale

Lavare bene ed eliminare le prime foglie esterne del cavolo cappuccio.

La ricetta dice di grattugiarlo, ma io ho preferito tagliarlo a fette sottili e poi a pezzetti piccoli.

Salare, mescolare bene e mettere da parte a scolare dall'acqua di vegetazione, in un colino.

Nel frattempo preparare la sfoglia, formando la fontana sulla spianatoia, fare un incavo al centro e rompervi le tre uova insieme ad una presa di sale.

Lavorare all'inizio con una forchetta incorporando man mano la farina, quindi passare ad impastare a mano fino a formare un panetto di impasto liscio ed elastico.

Volendo, aggiungo io... si può far fare tutto all'impastatrice, ma il quantitativo di farina è talmente piccolo che farlo a mano ci vogliono si e no 10-15 minuti.... 

Oppure giocate "sporco" e acquistate i quadrotti già pronti, ma se lo avessi fatto, sarei uscita dallo spirito del gioco di questa bellissima Raccolta!! :DDD

Mettere l'impasto così ottenuto in una ciotolina, coprire con un piatto o pellicola in modo che non asciughi in superficie e lasciarlo riposare una mezz'ora.

Riprendere dunque l'impasto, dividerlo in quattro porzioni uguali e lavorarne una alla volta con il mattarello, fino ad ottenere delle sfoglie sottili (quelle in attesa, tenerle sempre nella ciotola coperte).

Lasciarle asciugare un quarto d'ora, quindi ricavare delle striscioline di 2 cm di larghezza in verticale, quindi ritagliare altre strisce uguali, in orizzontale, ottenendo così i quadrotti.

Infarinare leggermente perchè non si attacchino e tenerli in attesa della cottura, su un canovaccio pulito.

Io ho preparato la pasta ieri pomeriggio...

Strizzare delicatamente il cavolo per eliminare eventuale acqua residua.

In una padella capiente, fare fondere il burro quindi aggiungere lo zucchero, farlo caramellare quindi versare il cavolo cappuccio, salare, pepare e portare a cottura a calore moderato, mescolando spesso, fino a che risulta imbiondito.

Cuocere i quadrotti all'uovo in abbondante acqua salata, quindi scolare, versarli nella padella con il cavolo cappuccio, mantecare bene in modo che i quadrotti risultino ben conditi e servire.

Mangiare subito, belli caldi!

Noi li abbiamo mangiati oggi a pranzo e ci sono piaciuti un sacco!

La nota "dolce" dello zucchero si avverte appena e dà quel non so che al piatto che ci ha stupiti e intrigati tanto da litigarci il fondo rimasto nella padella! :DDD

Però... se volete proporlo ai vostri ospiti, non svelate il "segreto" dello zucchero perchè la nostra cultura culinaria potrebbe far storcere il naso e invece ci sta benissimo!!!!




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OCCHIO! DA DOMANI 19.03.2023 SI PARTE CON LA LETTERINA "D"









mercoledì 19 maggio 2021

PANE AI CEREALI CON I SEMI


Questa 5^ tappa del Viaggio della Carovana per raccogliere ricette da portare alla nostra Fattoria Consapevole e Solidale mi piace un sacco!

Sarà che adoro tutto ciò che è frutta secca a guscio e semini...

In particolare i semini.... Il Compare a volte mi guarda mentre spargo semi & C. sulle insalate come se piovesse e mi chiede se per caso in una vita passata possa essere stata un uccellino.

Io gli rispondo che data la mia mole, più che un uccellino direi un condor :DDDD

Oltrettutto, quale occasione migliore per sfogliare il libro che mi è appena arrivato e che già adoro (e già riempito di piccoli post-it con le ricette segnate da provare)?!

COME SI FA IL PANE di Emmanuel Hadjiandreou!!!

Per questa occasione ho scelto un pane in cassetta ovvero...

PANE AI CEREALI CON I SEMI

Premetto che ero partita spedita, perchè leggendo gli ingredienti CREDEVO avevo TUTTO!!!!

Solo il lievito di birra mancava perchè non lo uso praticamente mai, facendo il pane in casa esclusivamente con il licoli, ma poco male, sono corsa al supermercato e l'ho comprato :D

Poi all'atto pratico..... mi mancava invece (uffa!!!) la farina integrale... e anche (arci-uffa!!!!) il grano saraceno!!!

Giuro! Ero straconvinta di avere entrambi di sotto in dispensa e invece....

Per cui ho dovuto per forza di cose aggiustare il tiro, non avendo voglia di tornare di nuovo al supermercato :DDDD

Quindi, negli ingredienti metterò in rosso le mie varianti...

Per una pagnotta di 900 gr circa

300 ml di acqua fredda (io a temperatura ambiente e in bottiglia)

80 ml di acqua calda

20 g di semi di sesamo (io 10 di sesamo bianco e 10 di nero)

20 g di semi di lino

20 g di grano saraceno o kasha, grano saraceno decorticato e tostato (io quinoa in mix)

20 g di semi di girasole leggermente tostati 

500 g di farina integrale (io 350 farina "0" + 150 farina di farro integrale Alce Nero)

10 g di sale

8 g di lievito di birra fresco Stampo per plumcake da 900 gr, cm 22x11, unto con olio evo

Io ho uno stampo regolabile in lunghezza, antiaderente, ma devo comunque sempre ungerne l'interno altrimenti la preparazione non si stacca :P

Mescolare in una ciotola i 300 ml di acqua con i semi e la quinoa (questi sono gli ingredienti umidi), coprire e mettere in frigo una notte.

Il giorno successivo, sciogliere il lievito negli 80 ml di acqua calda e aggiungere agli ingredienti umidi mescolando bene.

In un'altra ciotola un pò più grande, mescolare bene fra loro le due farine con il sale, fare un incavo al centro e versarvi la parte umida.

Mescolare grossolanamente con una spatola finchè gli ingredienti staranno insieme, quindi coprire e lasciare riposare 10 minuti

Mescolare di nuovo facendo 8 giri di pieghe in ciotola; l'impasto sarà molto umido ed appiccicoso ma non fa nulla, va bene così. Coprire e lasciare riposare altri 10 minuti

Ripetere questa operazione (giri, riposo, giri, riposo...) altre 5 volte quindi mettere a lievitare un'ora in luogo riparato (io nel fornetto spento).

Sgonfiare l'impasto premendo al centro con la mano chiusa a pugno.

Spolverare di farina il piano di lavoro, ribaltarvi l'impasto ed effettuare due pieghe, ripiegando un'estremità verso il centro e poi l'altra.

Far rotolare l'impasto dandogli una forma cilindrica lunga almeno il doppio dello stampo da plumcake, piegare ad U, quindi intrecciare le due parti e trasferire poi la massa nello stampo (ricordarsi di ungerlo prima!!!).

Spolverare il pane di farina, coprire in modo che poi lievitando il pane non vada a contatto con la cuffia o il sacchetto di plastica usato per la copertura.

Rimettere a lievitare fino al raddoppio, almeno 45 minuti (a me è stata necessaria 1 ora)

Mettere dentro al forno una tazza d'acqua, accenderlo e portarlo a 240° (il mio arriva a 220°).

Al momento di infornare il pane, versare l'acqua nella placca del forno posizionata nella parte più bassa dello stesso e subito sopra porre la griglia, dove verrà posato lo stampo con il pane da cuocere.

Per quanto mi riguarda, poichè così facendo, il pane sarebbe stato troppo vicino alla resistenza (io l'ho cotto nel mio fornetto Maxi DeLonghi, che è un pò più basso del forno tradizionale da incasso) ho semplicemente lasciato la tazza d'acqua in un angolino verso il fondo, sulla griglia dove ho messo anche il pane a cuocere ed è andata benissimo lo stesso....

Cuocere circa 30 minuti o fino a doratura.

Il mio è cresciuto parecchio in altezza quindi ho protetto la superficie appoggiandovi sopra un pezzetto di carta d'alluminio.

Il pane si è cotto perfettamente, ma una volta estratto dallo stampo (ancora bello tiepido) i lati erano rimasti bianchi, quindi l'ho semplicemente rimesso sulla griglia rigirandolo sui due lati fino a doratura.

Non posso descrivere il profumo di pane, di tostato, di tutto che ha permeato casa per tutto il giorno!!!

E al taglio la crosticina scricchiolava, mentre l'interno era bello soffice!

Una goduria!


ohi! avete tempo fino al 10 giugno per partecipare, dajeeeee!!!

giovedì 25 marzo 2021

CREMA DI LIMONI DI NICOLA

Era da un pò che volevo provare a fare la crema di limoni, ma non mi decidevo mai... Quando ho finalmente deciso, sono andata a colpo sicuro chiedendo la ricetta ad una cara amica di mia mamma, ma purtroppo mi ha riferito che sono anni che non la fa più e non si ricorda il procedimento...

Allora mi sono messa a cercare fra i tanti libri di cucina che ho, in particolare, ovviamente, fra quelli dedicati ai liquori casalinghi e ne ho trovate 3, 4 versioni, ma quando ho poi letto questa, non ho potuto far altro che correre a comprare il latte e farla! :DDD

Sì perchè i limoni ne avevo una cassa intera (ce li facciamo arrivare direttamente dalla Sicilia) ma il latte (di mucca) non ne ho mai in casa, e lo compro solo per occasioni particolari...

Di quella cassa di limoni, me ne erano rimasti giusto una decina :DDD




Ho anche gli altri libri di questa serie e sono tutti stupendi!!!

Ma torniamo a noi.... 

Dunque, con questa ricetta partecipo alla raccolta dedicata al LATTE E SUOI DERIVATI della Fattoria Consapevole e Solidale, fino al 10 aprile prossimo!

Potete partecipare anche voi, postando le vostre ricette sul vostro blog (se ne avete uno) o su fb seguendo poche e semplici regole, che potete trovare QUI

CREMA DI LIMONI DI NICOLA

500 ml di alcool a 95°
8 limoni bio (i miei erano abbastanza grossettini)

per lo sciroppo:

1 l di latte parzialmente scremato a lunga conservazione (io senza lattosio)
850 g di zucchero
1/2 stecca di vaniglia o 1 cucchiaino di estratto
1 bicchierino di whisky

Lavare molto bene i limoni, asciugarli e prelevare la sola parte parte gialla della buccia, pelandoli col pelapatate.
Mettere le bucce in un barattolo a chiusura ermetica, precedentemente lavato e sterilizzato, versarvi l'alcool, chiudere il barattolo, etichettarlo, avvolgerlo in un panno scuro, e conservarlo al buio per almeno 20 giorni (io 30... perchè me ne ero dimenticata :D )

Filtrare l'alcool con un colino a maglie fitte e rimetterlo nel vaso chiudendolo bene.

In una pentola versare il latte, aggiungere le bucce e lo zucchero, mescolare e mettere sul fuoco portando a bollore.

Lasciar sobbollire a fiamma bassa per 20 minuti (stando molto ma molto attenti, perchè io per esempio, ho sfiorato la tragedia... stava per andarmi su tutto quanto! :DDDD )

Spegnere il fuoco, aggiungere la vaniglia incisa per la lunghezza o l'estratto (io ho messo la bacca) e lasciare raffreddare quindi aggiungere anche il bicchierino di whisky.

Filtrare il tutto, eliminando le bucce di limone, e versare il composto nell'alcool a filo, mescolare bene e imbottigliare in bottiglie già lavate e sterilizzate.

Questa crema di limone si conserva in frigorifero, ma si può tenere anche in congelatore ed è ottima, consiglia Manuela, anche sul gelato o come salsa di fondo per semifreddi e budini alla frutta.

Noi, in attesa che arrivi l'estate, ce ne siamo già bevute due bottigliette... Speriamo arrivi almeno a giugno! :DDDD


domenica 13 gennaio 2019

LIQUORE DI SALVIA

E' pazzesco come voli il tempo!

Sembrano passati pochi giorni da che la Capa Aiù e la Segretaria Marta hanno dato ufficialmente il via alla raccolta Menù Lib(e)ro!

E invece.... eccoci qui, ultima tappa e ultima portata che, come ogni buon pranzetto o cenetta serie richiedono, vogliono un bel bicchierino di liquore che aiuta la digestione ma anche, se si è esagerato, la favella! :DDD

E la Capa-Chef che chiude in bellezza questa Strepitosa raccolta di portate, è nientepopodimeno che......... (rullo di tamburi) BRII  con Liquori e Digestivi, ultimo giorno per partecipare sarà il 24 gennaio ^_______^

Come dicevo alle mie Colleghe di Raccolta (+1 per il maschietto che ci ha fatto compagnia) non sono mai stata capace di organizzarmi per bene e quindi... il mio liquorino viene postato, purtroppo, non ancora maturo per la beva... per quello ci vorranno un saaaaaaaaaaaaaaaaaacco di mesi.... e quindi riaggiornerò il post a fine estate! :DDD



Eccolo qua, preso dal libro "I buoni liquori fatti in casa" di Maddalena Tomalini (De Vecchi Editore):

LIQUORE DI SALVIA

250 g di alcol a 95°
18 foglie di salvia 
1 limone bio (solo la scorza gialla)
2 chiodi di garofano
250 g di zucchero semolato
250 g di acqua distillata

Premetto che io ho raddoppiato le dosi... visto che si deve aspettare tanto, almeno che ce lo si possa gustare quando sarà il momento :DDD

Le foglie di salvia che ho usato sono abbastanza grandi e totalmente bio, in quanto prese da una pianta che abbiamo messo nel giardino dell'ufficio dove lavoro, un paio di anni fa ;)

Come potrete vedere dalle foto, ho fatto un pò di testa mia (và che novità...) :DDD

Infatti ho messo prima a macerare in un vaso solo l'alcol con la salvia, il limone e i chiodi di garofano per qualche giorno (3), POI ho unito tutti gli ingredienti insieme, come da procedura indicata più sotto.

Lavare ed asciugare perfettamente le foglie di salvia e sbucciare il limone col pelapatate prelevandone solo la scorza gialla.

Versare l'alcol in un vaso a chiusura ermetica, aggiungere subito la salvia, la scorza di limone e i chiodi di garofano, lo zucchero e l'acqua distillata, chiudere e lasciare macerare per 2 mesi scuotendo ogni tanto il vaso.

Trascorso questo periodo, filtrare il tutto e travare in bottiglie trasparenti, preferibilmente (dice il libro) panciute e con collo lungo.

Io invece, riciclo le bottiglie dell'alcol utilizzato per il liquore, sono da m
ezzo litro e così non vanno buttate...

Lasciare quindi riposare ulteriormente per altro 6 mesi prima di gustarlo.

Dunque sarà pronto ai primi di settembre 2019! o.O

Servire liscio o con aggiunta di acqua calda, in bicchieri medi

mercoledì 2 gennaio 2019

BISCOTTI ARANCIA E CIOCCOLATO

E siamo giunti alla penultima tappa del nostro bellissimo Menùlib(e)ro, con i DOLCETTI PER IL CAFFE' ospitata dalla nostra Capa-Chef di turno CRISTINA e il suo blog La Cucina di Cristina ^___^  

Non so perchè (ma mi consolo sapendo di non essere la sola) mi sono fissata che col caffè ci vanno dei biscottini.... :DDD

Quindi a pochi giorni dalla fine dell'anno 2018, mi sono messa a cercare una ricetta, volevo qualcosa di "nostrano" e avevo già messo da parte un libro che mi ispirava tantissimo, ho anche scelto la ricetta, ma quando mi sono messa all'opera, questa era tutta sballata!

Qui non voglio essere scurrile, ma vi giuro che sono arrivata ad inventarmi delle parolacce pur di poter sfogare la frustrazione.... 

Vi dico solo che ho buttato (si! buttato!!!) più di 2 kg di farina, 12 uova, 1 litro di latte e via andare.... 

Sì perchè appena sfornati sembravano comunque rimediabili... mi sono detta, vabbè, non sono proprio come dovrebbero essere, ma magari una volta freddi sono commestibili....

Invece una roba orripilante! Insapori, gommosi.... 'na schifezza totale!

E butto via anche il libro incriminato, non mi va di tenerlo lì per poi essere tentata di provare altre ricette col risultato di dover buttare tutto allo stesso modo... mammamia che rabbia mi sale se ci ripenso....
Dunque, ho lasciato passare un giorno per sbollire la rabbia, poi ho fatto un bel sospirone e mi sono messa a scartabellare fra gli altri tantissimi libri di cucina che ho di là.

Inutile dire che ne avrei trovati altri 100 da fare, ma dovevo scegliere una sola ricetta e quindi, ho scelto di fare questi biscottini, dal libro "SCUOLA FACILE DI PASTICCERIA DOLCE E SALATA" di Richard Bertinet (Newton Compton Editori), facilissimi e davvero, davvero buonissimi!

COME SEMPRE ho fatto qualche piccola modifica, la più importante riguarda la scorza d'arancia, perchè non ne avevo e non ne ho trovate nel supermercato del paesello, e quindi ho usato quella di limone bio. Stop, tutto qui, perciò avanti con la ricetta!

BISCOTTI ALL'ARANCIA
E CIOCCOLATO

Per la frolla (che Bertinet chiama semplicemente "pasta dolce"):

350g di farina
125 g di burro
125 g di zucchero
2 uova + 1 tuorlo
1 pizzico di sale
scorza grattugiata di 1 arancia bio (io di 2 limoni bio)

Bertinet non descrive il procedimento, quindi ho fatto come lo conosco io:

In planetaria, col gancio a farfalla, lavorare farina, zucchero, il pizzico di sale, la scorza di agrume e il burro fino ad ottenere un impasto sabbiato, quindi unire le uova e il tuorlo e lasciare andare finchè l'impasto è amalgamato e tutto staccato dalle pareti del cestello.

Trasferire sul piano spolverato di farina, lavorarlo brevemente con le mani per compattarlo, quindi metterlo su un foglio di carta forno, appiattirlo e metterlo a riposare in frigorifero per almeno un'ora.

Per la farcia (crema pasticcera al cioccolato):

250 ml di latte intero (io senza lattosio)
1 baccello di vaniglia (io 1/2)
3 tuorli d'uovo
60 g di zucchero
25 g di farina
2 cucchiaini rasi di cacao amaro in polvere

Versare il latte in una casseruola dal fondo spesso e unirvi la polpa e il bacello di vaniglia, metà dello zucchero e il cacao.

In una ciotola sbattere i tuorli e il resto dello zucchero, ottenendo una crema densa e spumosa, aggiungere la farina e continuare a sbattere per non fare grumi.

Portare il latte quasi a bollore, quindi versarne circa metà sul composto di uova mescolando bene, fatto questo, versare il resto del latte e mescolare sempre bene.

Rimettere il tutto sul fuoco, riversando nella stessa casseruola dove era stato scaldato il latte e mescolare fino a che addensa (circa un minuto, ma a me ce n'è voluto qualcuno in più...) quindi spegnere il fuoco e versare la crema ottenuta in una scodella perfettamente pulita e asciutta (togliere il bacello di vaniglia che, come dice Bertinet, si può riutilizzare).

Coprire con pellicola a contatto e far raffreddare in frigorifero.

Per fare i biscottini, accendere il forno a 180°, ventilato, riprendere la frolla dal frigorifero, lavorarla sulla spianatoia spolverata di farina stendendola in uno strato di 2 mm per biscottini sottili o di 3-4 mm per biscotti più corposi, quindi ricavare dei quadretti di 6-7 cm usando il mattarello come fosse una riga.

Trasferirli sulla leccarda foderata con carta-forno e cuocere per 10-15 minuti, buttando sempre un occhio per non bruciarli!

Una volta fatti e ben freddati, farcire con la crema pasticcera al cioccolato e servire!

Nel libro si dice che non farciti si possono conservare fino a 2-3 settimante chiusi in un vaso ermetico, per poi farcirli al bisogno.




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