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giovedì 16 ottobre 2008

WORLD BREAD DAY 2008 - La Piadina Romagnola



Con questa ricetta oserei dire "antica", spero di contribuire a rimpolpare per bene il Paniere per la Giornata Mondiale del Pane di oggi 16 ottobre, promossa, per il 3^ anno consecutivo dalla MI-TI-CA (alla Omer Simpson! :DDD) AMICA ZORRA

AGGIORNAMENTO DEL 16.11.2012!!!!

Con questa ricetta partecipo anche all'ABBECEDARIO CULINARIO D'ITALIA, un progetto della Trattoria Muvara, arrivati all'ultima tappa, la  Z di Zocca a rappresentare l'EMILIA E ROMAGNA (la mia terra natale e Zocca e dintorni erano terreno di "caccia" alle castagne con La Compagnia ai bei tempi, quando eravamo tutti giovincelli e liberi come fringuelli :DDD) e tutti ospiti fino al 18.11.12 nella cucina di Roxy "Curiosando in Cucina"!!! ^^

La ricetta è ASSOLUTAMENTE originale, posso giurarlo sui miei mici con l’anima più candida di una colomba!!!! ^__^

Ha una sua storia, La Piadina della Giuseppina….

Ovvero, non è La Storia della Piadina, per quella basterebbe prendersene una infarinata qui
ma è una parte della Storia della mia famiglia, una parte indissolubilmente legata ad un’altra parte di Storia di altre 2 famiglie…
Comincio dall’inizio che sennò non ci capite niente :D
Praticamente nel lontano 1986 (avevo 16 anni…) con i miei genitori e la cugina di Novara, andammo in vacanza al mare ad Igea Marina tutto il mese di luglio e come "vicini di vacanza" c’era una famiglia che anche nella vita di tutti i giorni, era nostra vicina di casa, quando stavamo ancora dalla Nonna Sic! :D Che ricordi…Comunque sia, la Giuseppina, così si chiamava la nostra vicina - che era lì col marito, una delle 3 figlie e 3 nipoti, era la classica “Zdora”, sempre col grembiule addosso e le mani in pasta, a far concorrenza alla Nonna Sic nel sfornare merende per me e i suoi nipoti… ^__^
Il nostro “padrone” di casa al mare, il Mitico Alfredo, da bravo Romagnolo Doc, tutte le sere come companatico faceva la Piadina… ma non ci voleva dare la SUA ricetta… forse perché gli ricordava la sua amata moglie, scomparsa anni prima e l’impasto della Piadina era per lui un po’ riportarla in vita… potenza dei ricordi…
Ad ogni modo, la Giuseppina era un vero e proprio Uragano travestito da Angelo del Focolare, e piano piano si è saputa conquistare anche l’affetto dell’Alfredo che alla fine ha ceduto e le ha regalato la SUA RICETTA DELLA PERFETTA PIADINA ROMAGNOLA!!! :DDD
Manco a dirlo, finite le ferie e tornati in quel di Marrara (un paesino piccolissimo in provincia di Ferrara), la Giuseppina si è messa a impastare e a tirar fuori di quelle piadine da resuscitare i morti!!!
Addirittura INTEGRALI!!! Mammachebontà!!!
Poi, la mia mamma, un giorno le ha chiesto la ricetta e la Giuseppina non si è fatta pregare, anzi! Era ben contenta di passarla in eredità ad un’altra “Zdora”! :D

Così mentre Giuseppina dettava, mamma scriveva e questo a fianco è ancora il foglietto originale!!! ^__^


Io però ho dimezzato le dosi, dovendone fare solo per 2 persone (mentre la Giuseppina ne faceva per 10 e più…)

E, siccome lo dice anche la ricetta che si può sostituire, ho usato l’olio evo al posto dello strutto :P

Mi sono divertita tantissimo ad impastare tutto quanto e ho fatto tutto io, non ho lasciato niente alla MDP!!! :DDD

Per 10-12 piadine grandi quanto un piatto da dolce:

500 gr di farina “00”
100 gr di olio evo (o strutto)
1 cucchiaino raso di bicarbonato
sale q.b.
250 gr di acqua tiepida

Ho unito tutti gli ingredienti nella farina messa a fontana sulla spianatoia e mescolato e poi impastato fino ad ottenere una palletta liscia e omogenea e lasciata riposare mezz’ora (non contiene lievito, solo bicarbonato!) e poi l’ho rilavorata a forma di salame e tagliato dei dischi di 1 dito di spessore circa e ogni disco l’ho steso col matterello (infarinando sopra e sotto) in una sfoglia sottilissima e, a strati, in un piatto con altra farina tra una piada e l’altra e coperto con lo strofinaccio. Ho scaldato sulla fiamma questa piastra di cotto della Bonifazi e ho comprato sempre da lui anche quella pentola di coccio che vedete sullo sfondo, ma di quella ve ne parlerò un’altra volta… :P
Una volta ben arroventata la "Teja" (sotto ci ho messo uno spargifiamma) bollente, ho cominciato a cuocere le piadine una a una 3-4 minuti per lato, fino a che ho cominciato a vedere le classiche “bolle” dorate (mentre cuocevano si gonfiavano!!!!) e tenendole in caldo sotto lo strofinaccio. Le ho farcite con un po’ di buon salamino e insalata e altre con fiocchi di latte e insalata… Perdonate il “ripieno” ma in frigo non avevo altro :DDD perché io sono SEMPRE così… improvviso…

Ma “la morte sua” (della piadina) è con:
- Stracchino e rucola
- Cipolla e salsiccia alla piastra
- Prosciutto e mozzarella
... ma con la nutella e qualche rondella di banana l'avete mai provata?... da capottarsi!!!! :P***

giovedì 28 giugno 2007

LA TORTA TENERINA



Aggiornamento del 14.11.2012:


Questa ricetta partecipa alla raccolta L'ABBECEDEARIO CULINARIO D'ITALIA, un progetto della Trattoria Muvara e che ci vede ospiti con la Z di Zocca per l'Emilia e Romagna  nella cucina di Roxy "Curiosando in Cucina" dal 5 al 18 novembre 2012!

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Questa torta ha una storia... di famiglia... 

Questo dolce (ho scoperto col tempo) è tipico di FERRARA, ma era amatissimo e lo cucinava spessissimo la mamma di mia cognata, che era di origini venete :)

Ormai questa carissima Signora non c'è più da qualche anno, ma tra i tanti bei ricordi che ha lasciato alla figlia c'è questa ricetta e ora la faccio spesso anche io perchè ogni volta che la cucino mi piace pensare di dare un contributo alla memoria di sua mamma... Comunque, è buonissima e se hai voglia di cioccolato questa la soddisfa in pieno!!! 

Ogni volta che la presento agli amici va a ruba e, il 1° maggio ne ho fatta una versione gigante (in una teglia da pizza da 40 cm di diametro...) è stato raschiato anche il fondo... :DDD

Avevo il terrore che potesse far male per quanta ne mangiavano (avevo triplicato le dosi... e in quanto a burro-zucchero e uova non si fa pregare...) ma nessuno ne ha risentito... meno male!

TORTA TENERINA
(x 4-6 persone)
200 gr cioccolato fondente (io uso di solito quello all’80%)
200 gr zucchero
100 gr burro a temperatura ambiente
3 uova (tuorli e albumi separati)
2 cucchiai di farina
1 pizzico di sale
Cacao amaro in polvere per la copertura finale (facoltativo, ma secondo me ci sta bene)
Zucchero a velo e stencil a piacere per la decorazione (facoltativo)
Tortiere da forno in alluminio o materiale che si possa poi ritagliare tutt’intorno
burro e farina per la tortiera

Tirare fuori le uova dal frigo qualche ora prima di preparare il dolce, meglio se il giorno prima (in questo modo gli albumi che si andranno a montare a neve nel corso della preparazione, monteranno meglio!).

Spezzettare il cioccolato grossolanamente e scioglierlo a bagnomaria in una pentola capiente poi, quando sciolto, unirvi il burro e lo zucchero e mescolare finché si scioglie ed amalgama tutto per bene.

Mentre il composto intiepidisce, montare a neve ben ferma gli albumi unendo un pizzico di sale in una terrina abbastanza grande.

Quando il composto di cioccolato-burro-zucchero sarà appena tiepido, unire i tuorli e mescolare bene (non prima in quanto il calore del composto "cuocerebbe" i tuorli!) e quindi incorporare la farina setacciata.

Poi unire poco per volta il composto di cioccolata agli albumi mescolando piano e dal basso verso l’alto per non smontarli.

Imburrare e infarinare una teglia da forno (tonda o rettangolare a piacere), versare il composto, livellarlo con una spatolina ma senza schiacciare troppo e cuocere in forno già caldo a 180° per 35-40 minuti.

Potrebbe lievitare un po’ mentre cuoce, in realtà non è una vera e propria lievitazione ma si “gonfia” la superficie, che poi freddando si riabbassa ed è facile che si spacchi, ma non fa niente, è il bello di questa torta.

Tolta dal forno lasciarla freddare completamente.

Lo spessore dev’essere di un paio di dita non di più.

Quando la torta è fredda, poiché rimane “tosta”, non è semplice toglierla dal contenitore senza spaccarla, perché la consistenza deve essere croccante sopra (deve formare una sfoglia sottilissima e molto friabile, quasi una meringa) e morbida all’interno. Quindi io uso le tortiere usaegetta di alluminio i cui bordi allargo un po’ e ritaglio tutto intorno fino alla base.

Poi metto un cucchiaio di cacao amaro in polvere dentro un colino da thè a maglie fitte e lo passo su tutta la superficie del dolce così da coprirlo tutto per bene.

Per la decorazione finale con lo zucchero a velo, per quella rettangolare ho usato uno stencil con le oche, mentre per quella rotonda (del 1° maggio) ho usato un centro di pizzo che ho appoggiato sulla torta e spolverato con lo zucchero a velo. Per tirarlo via bisogna farsi aiutare da un’altra persona perché essendo “morbido” si rischia di rovinare tutto il lavoro facendoci ricadere sopra altro zucchero a velo…. Un po’ di pazienza ma l’effetto merita la fatica :)

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