Lo senti al tg, lo
vedi nei film, lo leggi nei libri. Lo sai quale sia il percorso e
dove normalmente arrivi la fine. Ma quando capita nella tua famiglia,
tutto e' diverso, fatichi a comprendere, credi non sia possibile o
semplicemente non realizzi cosa stia capitando. La notizia e' arriva
ieri. Mi e' bastato sentire la voce rotta di mia mamma per capire che
qualcosa non andava. Non era la solita voce rotta dal pianto di una
mamma che sente nostalgia della propria figlia, era una voce diversa,
che cercava di mantenere un certo contegno per cercare, col poco
della forza che le rimane, di non essere troppo diretta in una
notizia telefonica. Stanno insieme da vent'anni, mamma e suo marito,
e ora lei si e' sentita crollare le certezze addosso, ancora una
volta. Si tratta di tumore al colon, un tumore esteso, da operare nel
giro di qualche giorno. Ha paura, la mamma. Non sa se portarlo a
Bologna, se rimanere giu'. Non sa i tempi di ripresa, della chemio,
dei farmaci. Sa solo che la madre di una sua amica a Bologna ci e'
morta per lo stesso intervento, sa solo che tutto quello che ora puo'
fare e' stare accanto a suo marito. Io? Io non so come mi sento. In
realta' non sento niente, e visto che non sento niente c'e' tutto lo
spazio per un senso di colpa profondo. Perche' non sento niente?
Forse che, dopo vent'anni, ancora non sono riuscita ad accettare la
sua presenza? Forse che, dopo vent'anni, ancora ragiono come una
bambina alla quale e' stata strappata la mamma? No. Non credo.
L'unica cosa che riesco a pensare e' che non sia possibile. Non e'
possibile che possa morire. Semplicemente non puo', perche' fa parte
di noi. E noi siamo immortali.