giovedì 28 dicembre 2017

La mia splendida fine d'anno

“Mamma? Cosa vuol dire 'essenziale'?”
“E' una cosa di cui non puoi fare a meno”
“Come la mamma?”
“Si, dolce amore mio, come la mamma”



mercoledì 27 dicembre 2017

Driiiiiiiiiiin
“Si pronto”
“Buongiorno signora, parlo dal Centro di Igiene Mentale. La chiamo per prenotarle l'appuntamento con il Dott. PsichiaCoso il giorno 29 dicembre, le può andare bene?”
… … …
“Signora?”
“Mi può ripetere per favore?”
“Qui è il Centro di Igiene Mentale...”
… … …
“Signora?”
“Ehm... mi scusi... Non che io non abbia bisogno di uno psichiatra, ma forse ha sbagliato persona”
“Ne è sicura?”
“Ehm... non proprio...”
“Io suo numero non è %&$£x'!$%?”
“No, guardi, ha sbagliato”
“Mi scusi, buona giornata”
Oh, io per due minuti buoni buoni ho creduto che la telefonata fosse davvero per me... Altro che igiene mentale!

martedì 26 dicembre 2017

“Allora Promegenita? Ti è piaciuto il film?”
“Sì mamma! Tantissimo! E sai perché? Perché il Grinch sembra papà! Con tutti quei peli...”
E Auguri anche a Mr D.

giovedì 21 dicembre 2017

Di piacevoli sorprese

Dopo essere stata assente tre giorni dal lavoro senza essermi preparata a tale assenza, ieri ero pronta a tutto. Nell'ordine:
  • collasso del computer che, rifiutandosi di scaricare minimo 150 mail, sarebbe esploso con tanto di fuochi d'artificio abbandonandomi a un destino infausto
  • scrivania così carica di documenti che sarebbe implosa a causa del suo stesso peso con un tonfo sordo e vagamente disperato
  • telefono surriscaldato implorante pietà a causa della mole infelice di telefonate in entrata
  • esaurimento nervoso del mio povero cervello che per tre giorni era riuscito a trovare pace
Appena ho varcato la soglia e mi sono messa all'opera tutti i punti per i quali mi ero preparata si sono verificati. Ero pronta a inveire al destino crudele quando ho aperto il mio cassetto per prendere dei fazzoletti e l'ho trovato colmo di regali per me. Biglietti d'auguri firmati dagli allievi, confezioni di cibarie regalati dai docenti, pacchi con fiocchi natalizi da colleghe e capi. Mi sono così emozionata che ho iniziato a battere le mani da sola, come una pazza, mentre continuavo a tirar fuori roba dal mio magico cassetto. E' stata una splendida sorpresa che mi ha regalato un po' di spirito natalizio. Ne avevo decisamente bisogno.

Sentitevi più istruiti

Oggi sono ritornata al lavoro dopo essere stata tre giorni a casa in malattia. La causa? Sono andata a correre e dopo un'ora e un quarto mi si è infiammata la famosa bandelletta ileo-tibiale. Ovviamente mi sono infortunata per far conoscere al mondo l'esistenza di tale parte del corpo, ai più completamente sconosciuta, me compresa. Pensate un po': pare che sia fondamentale per deambulare. E' proprio vero che non si finisce mai di imparare.

giovedì 14 dicembre 2017

Youtubers on the road

Passeggiando per la mia città può capitare di essere fermata in mezzo a Piazza Maggiore da un bel ragazzo venticinquenne che guarda un po' te e un po' dietro di te.
“Ciao”
“Ehm... Ciao”
“Senti, ti posso dire un segreto?”
“Ehm... ok”
“Però se io ti dico il mio segreto tu devi dirmi un tuo segreto”
“Ehm... va bene...”
“Io ho il pene piccolo”
“Ehm... mi dispiace per te”
“Eh si... ho proprio il pene piccolo... Ora tocca a te”
“Io ho le cosce grosse”
“No, non è vero”
“Sì invece, guarda!”
“Ah... beh... in effetti si. Comunque, ora che tu sai il mio segreto e io so il tuo segreto, ci usciresti con me?”
“Francamente no...”
“Solo perchè ho il pene piccolo?”
“In realtà sono sposata e ho due figlie”
“Nooooo... Non è vero”
“E invece sì, guarda la fede!”
“Omioddio ma quanti anni hai?”
“36”
“Non è vero... te ne davo 25”
“Beh grazie... ora vado eh... e in bocca al lupo”
Io AMO Bologna

martedì 12 dicembre 2017

Un modo diverso

Ieri sera ho toccato il fondo e non è stato come me lo sarei aspettato. Di solito si pensa a qualcosa di plateale, che quando arrivi giù sbatti la faccia, ti sfracelli l'anima, che per un po' non ti rendi conto di quello che sta accadendo, che soffri, ti struggi e che solo dopo immane sofferenza riesci a rialzarti. Il mio toccare il fondo con la bulimia invece è stato uno sfiorare il pavimento, un piccolo episodio degenerativo che mi ha messo davanti alla triste realtà dei tristi fatti. Ho pianto brevemente, mi sono asciugata rapidamente le lacrime e il momento di lucida decisione è arrivato subito. E non è stata una scelta determinata e sicura come quando sei adolescente e decidi improvvisamente una strada, sicura che non tornerai mai più sull'altra. E' stato come aprire gli occhi e rendersi conto che sei immersa nella tua stessa merda e che è venuto il momento di smetterla perché, andando avanti così, è facile tirare le cuoia prima del tempo dovuto. Lo so, tutto si è svolto in modo così anticonvenzionale e il motivo non è che mi è bastato sfiorare il fondo, ma il motivo è sul fondo io ci vivevo da un po' di tempo senza rendermene conto. E lo so che non sarà per nulla facile, ma in cuor mio spero che questa consapevolezza duri in me fino a sfanculare la mia malattia.

Piccole donne crescono

Le ragazze crescono a vista d'occhio e così anche il modo di relazionarsi a loro. Francamente non è facile, è un continuo divenire e adattarsi ai vari caratteri diversi delle figlie e alle loro risposte ai nostri comportamenti. Un gran casino. Primogenita è sempre più ipocondriaca: “Mamma? Ma è normale che questa gamba se la metto così e poi così mi faccia male?”. Ultimamente alle sue insistenti domande di salute io e Mr D. ci siamo uniti in un coro di sdrammatizzazione mischiato a ironia decisamente fuori luogo, visto che le semplici risposte date fino ad ora “Sì, è tutto normale” non hanno provocato miglioramenti. Ora le risposte sono pressapoco così: “Ah no, guarda. No no, non è normale per niente... secondo me occorre vedere di cambiare la gamba perché quella non va bene. Ne propongo una più lunga di un metro e mezzo in modo da poter camminare zoppicanballando”. Sbiulina invece è testadura e non c'è verso di farla ragionare il che mi mette in seria crisi. Con Primogenita quando attaccava capricci plateali per motivi inesistenti mi comportavo nel modo più razionale possibile: le spiegavo con calma che quello che chiedeva era fuori d'ogni logica, se non impossibile, e la ragazza comprendeva e si calmava. Con Sbibulina... beh... apparentemente non funziona niente, neanche lasciarla piangere perché ha preso la costanza da suo padre ed è capace di andare avanti anche un paio d'ore. Ultimamente la lascio sfogare un po' e poi visto che il ragionamento, la distrazione, l'affetto, le coccole, il ricatto, le punizioni o l'abbandono di minore non servono a nulla, le chiedo se vuole essere aiutata a calmarsi (cosa che con sua sorella funzionava alla perfezione). Ovviamente neanche risponde ma con una dose di pazienza che basterebbe a nutrire l'intera popolazione impaziente mondiale, a volte si calma (ma a volte anche no). Tuttavia posso dire che stiamo vivendo un bel periodo e che riesco a sbaciucchiarmi le ragazze senza ancora essere mandata a quel paese. E io me le sbaciucchio. Oh se me le sbaciucchio.

giovedì 7 dicembre 2017

Trotta trotta birbalotta

Ultimamente non scrivo molto, sia perché non riesco materialmente a ritagliarmi dieci minuti per scrivere, sia perché non ne ho voglia. Ho di nuovo deciso di prendere in mano la mia situazione emotiva profonda ma in modo non così pensate come potrebbe essere affrontare settimanalmente uno psicologo perché anche di questo non ne ho voglia. Ci ho pensato, eh, ci ho pensato eccome, ma il fatto che io non ne abbia proprio voglia probabilmente indica che non mi sento pronta per ricominciare un percorso e lavorare di nuovo a tempo pieno su me stessa. E così la sto affrontando in modo blando, accettando non senza sensi di colpa la bulimia che si è ripresentata più fastidiosa del solito, affrontando la rabbia repressa e il senso di terrore assoluto nei confronti di mio padre guardandoli da un diverso punto di vista. Da sola non ci riuscirei, ovviamente, e così dopo vari tentennamenti ho chiesto aiuto a un amico un po' speciale, il Don. Francamente non avrei chiesto aiuto a lui se non avessi saputo con certezza che non avrebbe tirato fuori il discorso “religione” e non ha deluso le mie aspettative. Vedremo se tutto questo mi porterà nuovamente a una strada chiusa, o a una strada che mi sembra aperta ma che inevitabilmente mi riporterà indietro o se questo approccio mi riservi qualcosa di diverso.

giovedì 30 novembre 2017

Cuori ballerini

Mio padre è stato male col cuore. Mia madre è stata male col cuore. Entrambi sono andati a farsi un bel check-up per vedere quale fosse il problema ed entrambi hanno avuto la stessa risposta: ansia. Ansia?! ANSIA?!? Eh allora vedi che dall'albero delle mele è impossibile che nascano pere! Eh.


mercoledì 29 novembre 2017

La passione

Io ho scoperto la passione per la lettura grazie a “Come un Romanzo” di Pennac. In poche semplici pagine il ragazzo elencava tutti i diritti del lettore: il diritto di saltare le descrizioni noiose, il diritto di leggere subito la fine, il diritto di non finire un libro e mille altri ancora. Mi sentii subito libera, mi si aprì un mondo e da lì non vado in giro senza portarmi appresso un blocco di carta scritta. Questa mia caratteristica si è attaccata alla pelle di Primogenita che, senza che io le imponessi alcun che, gira con il libro di turno sotto braccio e lo legge appena ha un nanosecondo libero (lunedì l'ho beccata a leggere mentre stava seduta nel seggiolino dietro della mia bicicletta, al semibuio mentre si congelava le mani). Ieri pomeriggio, mentre aspettavo che il cavolfiore finisse in poltiglia, come al solito mi sono messa comoda sulla sedia della cucina, mi sono stravaccata accavallando le gambe e appoggiandole di sbieco sulla tavola e ho aperto il mio libro. Poco dopo ho visto assumere a Primogenita la stessa posa. Non ci ho fatto granché caso visto che capita spesso, tuttavia, alzando distrattamente gli occhi dalle pagine stampate, ho incredibilmente notato che non solo assumiamo la stessa posa, ma abbiamo gli stessi atteggiamenti nei riguardi del libro e ci portiamo la stessa mano libera alla bocca solleticando il labbro inferiore quando siamo assorte. Mr D. rimane tutte le volte impressionato dalle nostre somiglianze che coinvolgono sia il fisico che i modi di fare e io, beh, io gongolo.

giovedì 23 novembre 2017

Le sorelle

Ultimamente a casa mia regna la spettinaggine più assurda. Le sorelle non fanno che azzannarsi e amarsi, amarsi e azzannarsi, e urlare e cantare, e cantare e urlare. In questo clima di incontri ravvicinati del decimo tipo, io e Mr D. fatichiamo a comunicare durante il giorno e appena le bimbe crollano nei loro rispettivi letti, collassiamo anche noi, svuotati da ogni possibilità di comunicazione perché travolti da ondate di sonno improvvise. In questi giorni, per ovviare al problema, ho provato ad affrontare qualche argomento da adulti a tavola. Il risultato è stato catastrofico per le seguenti ragioni:
  1. non è possibile parlare senza che entrambe le ragazze intervengano per chiedere spiegazioni di qualsiasi argomento tu stia discutendo
  2. non è possibile parlare senza che almeno una delle due ragazze non interrompa per raccontare un aneddoto successo a scuola che, per ragioni imperscrutabili, non poteva essere raccontato dieci minuti dopo.
  3. non è possibile ribadire alle ragazze che non si interrompono le persone ma occorre aspettare che abbiano finito di parlare in quanto vedrete orde di mani alzate, braccia protese verso l'alto e sederi salterelli a ripetizione sulle sedie
  4. non è possibile parlare in inglese per non farsi capire perché l'inglese di Mr D. è pessimo e subito Sbibulina attacca con Mamma Yellow! Mamma Cat! Mamma Green! mentre Primogenita attacca la maledetta e orecchiabile canzoncina We are butterfly che per togliertela dalla mente occorrerebbe una lobotomizzazione frontale immediata
  5. non è possibile fregarsene di tutto e non prestare attenzione alle sorelle le quali, se lasciate a loro stesse, ultimamente ci propinano spettacoli orripilanti di maleducazione a tavola solo per il gusto di ridere a squarcia gola e innervosire il parentado
Eh si. Necessito di ferie.

martedì 21 novembre 2017

Cavigliando

Circa tre settimane fa sono andata a fare l'ultima eco alla caviglia (per chi non sapesse di cosa io stia parlando ecco qui). L'ultimo referto recitava che la ragazza è pressoché guarita, pressoché. A una persona normale quella piccola parolina potrebbe voler dire tutto o voler dire niente. Io l'ho interpretata come: “esci di qui, vai, corri per due ore tre volte alla settimana e vivi felice”. Ok, ok magari l'ho sovrainterpretata ma cinque mesi ferma sono stati una vera agonia. In realtà ho ricominciato a correre piano piano, una mezzoretta due volte alla settimana. Mi faceva male, ma il fisiatra mi aveva assicurato che era tuuuuuuutto normale dopo tanta inattività e che dovevo comunque andarci piano, cosa che io ho interpretato come: “esci di qui, vai, corri per due ore tre volte alla settimana e vivi felice”. Due giorni fa, finalmente serena e felice, mi preparo tutta per correre alla mite temperatura di 4 gradi, esco e corro per 46 minuti a 6'42'' (poco per me considerando che viaggiavo sui 6' netti). Eeeeeeeeh si. Probabilmente ho esagerato. Da lunedì il male è tornato e pare non andarsene. Che io abbia mal interpretato i consigli con il mio capire “esci di qui, vai, corri per due ore tre volte alla settimana e vivi felice”?

venerdì 17 novembre 2017

Aiuto

Le cinnazze sono la fotocopia del loro papà: quando si mettono in testa una cosa, pur di ottenerla, iniziano a fare tanto di quel pressing che un boa constrictor ne uscirebbe decisamente sconfitto. Ecco ieri cosa mi è successo:
“Ciao Spetti! Sai cosa mi ha detto ieri sera a cena mio figlio? Che Primogenita in classe ha detto a tutti che il suo papà si sta impegnando per mettere incinta la sua mamma e fra poco avrà un fratellino”
… … … come come?
“Buongiorno Sig.ra Spettinata. Ieri in classe sua figlia Sbibulina ci ha detto che Babbo Natale quest'anno le porterà un fratellino. Volevo farle le mie più sentite congratulazioni”
Ussignur! Occorre un serio discorsetto.

giovedì 16 novembre 2017

Ah oh, le scambiano

Primogenita e Sbibulina in effetti si assomigliano molto ma ci sono caratteristiche che fanno in modo che sia alquanto difficile confonderle. In primo luogo l'altezza: Sbibulina è più alta della norma ma, ovviamente, è palesemente più bassa della sorella. In secondo luogo i capelli: Primogenita ha delle meches naturali da far invidia al miglior parrucchiere mondiale che variano dal nero al castano chiaro, Sbibulina è bionda, ma proprio bionda. Eppure... Eppure le scambiano. Venerdì scorso, a nuoto, l'insegnante ha sgridato Pimogenita chiamandola col nome di sua sorella e pretendendo che si andasse a rivestire perché quello non era il suo corso ma il corso dei grandi. E ieri nel corridoio del catechismo i bambini passavano correndo e salutavano Sbibulina chiamandola col nome della sorella e confondendola con lei. Vabbeh, son conoscenti, ci sta. Ma proprio ieri io, madre degenere, ho visto una delle mie figlie seduta di spalle alla scrivania del padre e, credendo fosse Sbibulina, l'ho invitata ad andare a vestirsi in camera sua. Stupore quando Primogenita si è girata e con il suo fare accigliato mi ha rimproverato: “Ma mamma! Anche tu no eh!”
So che può sembrare assurdo, ma a me, figlia unica, non dispiace avere due figlie che si (e mi) assomigliano così tanto.

martedì 14 novembre 2017

Chiarimenti

Io sono fatta così: quando uno mi dice no è no. Anche se la risposta mi fa stare malissimo, me ne faccio una ragione e inconsciamente inizio a cercare tutte le valide ragioni al fine di convincermi che forse era davvero meglio il no. Un esempio lampante? Il matrimonio. Quando rimasi incinta di Primogenita volevo profondamente sposarmi e lo chiesi a Mr D. il quale mi rispose con un secco no, poiché per lui era meglio sposarsi perché entrambi lo volevamo piuttosto che perché ero incinta. Ci rimasi di merda, ma così tanto di merda che iniziai a costruirmi un castello così solido da autoconvincermi che aveva ragione lui, che in fondo il matrimonio faceva schifo, che la convivenza era mille volte meglio, che senza obblighi sarei stata più libera. E così, quando mi chiese due anni dopo di sposarlo, mi ero costruita delle mura così solide che dissi di no. Ero spiazzata, mi ero autoconvinta che il no fosse la cosa migliore e riuscire a distruggere il castello che avevo così faticosamente tirato in piedi per autodifesa non fu facile. La stessa cosa vale per il terzo figlio. Io il terzo figlio lo voglio da esattamente due anni e mezzo, da quando Sbibulina aveva tre anni. All'epoca sarebbe stato perfetto ricominciare subito, avrebbero avuto quattro perfetti anni di differenza, io ancora non avevo annusato la libertà completa che fa capolino quando i figli diventano grandi e avevo una voglia matta di occhioni grandi e piedini piccoli. Gliel'ho chiesto, ne abbiamo discusso e la risposta è stata no. A pensarci bene un no neanche troppo convinto, ma comunque un no. Negli anni ho provato a costruire il mio solito castello ma mi è risultato così difficile che periodicamente richiedevo al maritozzo il terzo figlio. Non è da me non riuscire a farmene una ragione e non è proprio da me richiedere una cosa per la quale ho già ricevuto una risposta. Eppure la domanda l'ho fatta e rifatta ancora fino a che, visto che la risposta non cambiava, ho iniziato piano piano a mettere mattone su mattone, a cercare tutte le motivazioni per cui sarebbe meglio il terzo figlio non averlo. Devo dire che da poco il muro iniziava a sembrarmi solido, la voglia non l'avevo più e tutte le volte che qualcuno mi proponeva il numero tre in automatico nel mio cervello partivano tutte le cose che avrei perso e tutte le fatiche che avrei dovuto riaffrontare. Si può capire bene, dunque, come gli ultimi discorsi nella casa spettinata mi abbiano turbato profondamente: io l'abitudinaria, io che odio i cambiamenti, io che con tanta fatica mi ero meticolosamente costruita mille motivazioni per un secco no. Ecco dove mi trovo io ora: sulle mura neanche troppo solide del castello per cercare di capire se riuscirò o meno a buttarle giù.

Il fatalismo proverbiale di Mr D.

Mr D., nonostante la sua razionalità da ingegnere, è straordinariamente fatalista, lo è sempre stato. L'ho scoperto la prima volta che mi ha detto “Ti amo” scritto a caratteri cubitali su un lenzuolo appeso a un cavalcavia e poi meticolosamente rimosso come ricordo. Quel giorno aveva deciso di fare il gesto folle ma non ne era ancora molto convinto. Mentre andava a comperare l'occorrente aveva incontrato la sua ex. Aveva conversato con lei e si era reso conto di quanto io fossi migliore per lui. Lo prese come segno del destino. E ancora quando rimasi incinta di Primogenita nonostante tutte le precauzioni del caso. E ancora quando mi chiese di sposarlo. E ancora e ancora e ancora. Beh, ieri sera, dopo l'ennesima solita richiesta insistente del fratellino, quell'idiota di mio marito tira fuori una monetina:
“Primogenita, basta. Lasciamo decidere al fato. Scegli”
“Testa papà!!! Se esce testa fratellino”
“Ok, allora se esce croce no”
Ting
Testa
“Eh beh, Amore, il destino tramite nostra figlia ha deciso così”
… … … come come?
“EVVIVAAAAAAAA! Dai papà! Dai! Dai! Dai subito il semino alla mamma! Dai dai dai dai!”
“Tesoro, ora non posso”
“Ma io voglio vedere mentre glielo dai perché non mi fido! Daglielo! Dai! Daglielo! Daglielo!”
No vabbeh... fate pure con comodo.

domenica 12 novembre 2017

Di richieste insistenti

Da circa tre settimane la solfa è sempre la stessa, se ci aggiungete poi che sia Primogenita che Sbibulina hanno la tenacia e l'insistenza del padre... beh... auguri! Ieri però una svolta nella solita conversazione:
“Papà!!!! Eddai!!!”
“No”
“Eddai papà! Dai dai dai dai!”
“No”
“Dai papà noi lo vogliamo! Lo vogliamo tanto tanto tanto!”
No”
Eddai papà!!”
“No”
“Pap...”
“Ho detto no! Si può sapere come mai da qualche settimana mi stressate così tanto? Si può sapere perché volete così tanto questo fratellino?”
“Beh, perché in due a Dixit non si può giocare”
Chapeau.

venerdì 10 novembre 2017

I win

Eh si. La chat delle psycomammaterne ieri ha raggiunto vertici di insperata follia. In meno di dieci ore il totale messaggi (giuro, li ho contati) è stato 453 e il tutto perché una psycomammaterna vuole organizzare il compleanno di sua figlia. Dapprima ha iniziato chiedendo le presenze, poi si è accorta che in quella data la saletta non era disponibile e discutibilmente ha chiesto a tutte quando avrebbe fatto più comodo. Dopo una serie di disparate date a casaccio, ha iniziato a chiedere consigli sulle salette, facendo volare numeri di telefono di eventuali posti, commenti cattivissimi sui despoti affittuari, insulti perché fino a gennaio pare che in tutta Bologna e provincia non ci sia una saletta disponibile. Io, dopo una giornata di silenzio-inkazzato, alle ore 19,51 ho scritto in risposta ad una mamma che per l'ennesima volta chiedeva se la psycomammaterna fosse venuta a capo della situazione:
Mi dispiace ma R. è stata fagocitata nel magico mondo infernale dell'affitto salette introvabili. Si narra che tali salette scompaiano per poi riapparire con le liste dei fine settimana tutti impegnati. Si narra anche che i proprietari non siano in realtà esseri umani ma creature fameliche che periodicamente fagocitano palloncini e richiedano tasse spropositate al passaggio solo per poter vantarsi con gli amici delle conquiste pallonciniche fatte. Speriamo che R. riesca a passare attraverso il tunnelfatato delle telefonate infinite, riesca a cavalcare il mostro bicefalo del proprietario del penultimo locale chiamato e arrivi alla pianura dell'affitto bloccato dove potrà riposare per un breve tempo prima di tornare fra noi e pianificare il compleanno della sua piccola A.
Dopo qualche sporadica faccina ridente, il silenzio.
Ho vinto.

giovedì 9 novembre 2017

Un tuffo in un possibile (ma anche no) presente

Ricordate lo Stronzo? Colui il quale dopo cinque anni di convivenza mi salutò alla mattina dicendomi che ci saremmo rivisti alla sera? Ricordate che tornai dopo il lavoro ed era sparito, lasciandomi una casa meticolosamente vuota solo delle sue cose?
Ecco.
Drrrrrriiiiiiiin
“Si pronto”
“Si buongiorno parlo con la Sig.ra Spettinata?
“Si, mi dica”
“La chiamiamo in merito ad una raccomandata del Sig. Stronzo”
“Scusi, può ripetere?”
“Una raccomandata del Sig. Stronzo”
“Guardi, ci deve essere un errore, io non ho inviato alcuna raccomandata al Sig. Stronzo”
“No no mi scusi è il Sig. Stronzo che dovrebbe riceverla”
“E perché chiama me?”
“Lei non è la moglie?”
muhauahuahuahauhauahuahauhauahuahauhauhaua ehm
“No, guardi, il Sig. Stronzo non lo sento da 12 anni e grazie al cielo non ci siamo mai sposati”
“Ma è sicura di non essere la Sig.ra Stronzo?”
“Sono sicurissima. La prego di cancellare i miei dati associati ai suoi perché non ho alcuna intenzione di sentire né rivedere tale persona. Grazie”
“Ci scusiamo per il disturbo. Arrivederci”
muhauahuahuahauhauahuahauhauahuahauhauhaua ehm
Moglie dello Stronzo? Ma anche no eh.

martedì 7 novembre 2017

Lamentele

“Uffffffff.... non ne posso più di questa scuola mamma. Ma alle medie si studia più che alle elementari?”
“Eh si, cara”
“Ufffff..... e alle superiori si studia di più che alle medie?”
“Eh si, cara”
“Ufff..... e all'università si studia di più che alle superiori?”
“Eh si, cara”
“Ufff.... però dopo basta, no?”
“Eh no, cara, dopo avrai il lavoro e al lavoro occorrerà fornire risultati e poi ci saranno i figli coi quali ricomincerai a studiare”
… … …
Forse dovevo essere più ottimista ma per fortuna che dopo un momento di silenzio generale siamo scoppiate in una bella risata. Aaaaaaaaahhhh la società occidentale...

lunedì 6 novembre 2017

Mi vogliono bene

Diciamocela tutta: il mio lavoro non è che dia tante soddisfazioni professionali. O meglio: non mi realizza appieno vista la mia laurea e visto ciò che faccio ora per vivere. Tuttavia qui mi vogliono bene. Ovviamente di gente stronza ce n'è, come dappertutto nel mondo, ma ci sono allievi che proprio mi vogliono bene. Questa mattina, di ritorno da un fine settimana di fuoco in cui ho lavorato anche ieri, domenica, ho aperto il mio cassetto e ho trovato questa:



 
Gnammy!

venerdì 3 novembre 2017

Boom

Ci sono una marea di cose di cui vorrei parlare ma in questi giorni mi risulta difficile trovare il tempo per scrivere, complice il lavoro ancora caotico e le bimbe per giunta a casa da scuola. Gli argomenti spaziano dalle nuove inkazzature dovute alla bicicletta, ai problemi di cuore di mio padre, alla crescita delle bambine, alla festa di halloween e potrei continuare con l'elenco fino a questa sera. Comunque mi sono appuntata tutto e pian pianino mi rimetterò in pari riversando il cervello sul blog. Promesso.

giovedì 26 ottobre 2017

Non di solo parmigiano vive l'uomo

Io sì. Ho formulato varie ipotesi sul perché io non riesca a resistere a tale alimento. Ogni giorno, più volte al giorno, mi sorprendo a ingurgitarne tocchi interi. Ho sempre pensato fosse pura e semplice golosità, ma perché non riesco proprio a farne a meno? E così ieri, curiosa, ho spulciato su internet e ho scoperto che il formaggio può creare dipendenza.. Mr D. è palesemente dipendente dal cioccolato, Sbibulina dal pane, Primogenita dal salame. Beh, io dal parmigiano... Hum... parmigiaaaaaaaaano...

Voglia O

E si legge voglia O e non zero. Precisiamo pure.
Dunque, oggi pomeriggio si svolgeranno le tanto odiate riunioni di inizio anno scolastico, odiate perché, come al solito, c'è sempre un capannino di Psycomamme che hanno bisogno di lamentarsi e di smontare qualsiasi passo fatto dalle insegnanti, sia che si parli di materna, sia che si parli di elementari. Lo scorso anno ho fatto l'errore di lasciar correre queste pazzie, con la conseguenza che la povera insegnante ha sentito solo le voci che le davano contro e le ha accontentate, tartassando di compiti i poveri bambini che già sono pieni fino all'orlo (come suggerito dalle psicopatiche). La conseguenza è stata che i ragazzi il fine settimana non hanno purtroppo più tempo per rilassarsi. Vedo mia figlia, sempre solare e serena, incupirsi, stanca, e finire i compiti alla sera poco prima di andare a letto senza avere neanche il tempo di giocare un po' con la sorella. Ora: le psicotiche hanno creato un gruppo whatsapp (un altro) che ha come unico scopo quello di lamentarsi della maestra e di proporre altre attività, altri compiti, altre metodologie. A sto giro no. Eh no. A sto giro dirò la mia, facendo capire che ci sono anche genitori che non la pensano così, ci sono anche genitori che vorrebbero che la maestra facesse il suo lavoro senza rompimento di coglioni, ci sono genitori che gradirebbero che i loro figli avessero anche il tempo di fare i bambini.
E questo solo per le elementari, vi risparmio le Psycomamme della materna che sono inkazzate e sconvolte perché i loro poveri cuccioletti di soli 5 anni e mezzo non dormono più il pomeriggio e alla sera sono stanchi, quelle che si lamentano con le maestre perché c'è il sole e portano i bimbi all'aperto che così rischiano di ammalarsi, che si lamentano perché l'orario di uscita è alle 16,30, arrivano alle 16,40 e le maestre le riprendono perché sono arrivate in ritardo. Io quelle le aspetto il prossimo anno, al varco delle elementari, con anche un piccolo satanico sorriso sul volto.

mercoledì 25 ottobre 2017

Chewy

Dopo che Yoda è rimasto decapitato e mi ha tristemente abbandonato facendomi perdere tutto il suo contenuto, ora ho un nuovo amichetto: Chewy.

lunedì 23 ottobre 2017

Di tenerezze sbibulinose

“Mamma... tu sei la mamma più bella e brava del mondo e lo sai perché? Perché ascolti sempre”
E io mi son commossa.

giovedì 19 ottobre 2017

Un gradito ritorno alla semi-normalità

Aaaaaah. Lo posso tirare questo sospiro di sollievo? In realtà dovrei bloccarlo a metà visto che il prossimo fine settimana di fuoco sarà il 4-5 novembre e poi il 2-3 dicembre e poi il 16-17 dicembre. Non sono neanche a metà del percorso lavorativo autunnale ma almeno questa ondata (quella normalmente più pensate) è passata. Fino a qualche tempo fa non sarei stata capace di dirlo ma ora posso affermare con piacere che sono stata decisamente brava. Ovviamente poteva andare meglio, ma ho la certezza dovuta all'esperienza di anni passati che poteva andare decisamente molto molto peggio. L'equilibrio raggiunto in estate è stato tenuto a galla fino a metà ottobre, méta fino a qualche mese fa neanche lontanamente pensabile, e poi ho avuto (facendo bene bene i conti) solo cinque giorni di down in cui sono ripiombata nel caos e nelle mie ansie. Cinque giorni non sono tanti e sono riuscita subito a rimettermi in carreggiata. Sì. Sono soddisfatta di me stessa.

lunedì 16 ottobre 2017

Ordine

In questo periodo: il caos. Sto facendo straordinari al pomeriggio, alla sera, alla notte. E' così tutti gli anni ma quest'anno mi è sembrato più impegnativo, probabilmente perché ci sono arrivata molto sotto controllo con lo stress. Sono riuscita a tenere tutti nell'ordine del normale fino a venerdì ma la giornata impegnativa di sabato mi ha rigettato nel bordello più totale. E così di nuovo frenesia, ansie e come è prevedibile l'alimentazione a puttane. Ho provato a rientrare in carreggiata ma la stanchezza è tantissima, sia fisica che mentale. Sono arrivata al punto di addormentarmi alle otto e mezza, di lasciare la casa allo sbaraglio senza pulire né riordinare e di non riuscire ad aprire la porta del bagno dalla mole di panni accatastati da lavare. Da oggi cercherò di riprendere quantomeno una parvenza di normalità, tanto comunque vada il lavoro a casa me lo devo portare per cui non ha senso farsi prendere dalla frenesia, male che vada ci metterò qualche giorno in più a sbrigare tutto ma sicuramente ci perderò meno in salute. Inboccallupatemi.

martedì 10 ottobre 2017

Sono ancora viva, o quasi. Come tutti gli anni questo è un periodo lavorativo allucinante in cui faccio straordinari anche quando dormo e in cui, di giorno, non ho nemmeno il tempo per andare a fare pipì. Finito il caos, ricomincerò a scrivere come al solito. Inboccallupatemi.

lunedì 2 ottobre 2017

Diario Alimentare

Oramai chi mi legge da tempo sa dei diversi disturbi alimentari che segnano la mia vita dall'età di 17 anni e sa anche che, almeno per quanto mi riguarda, passo periodi relativamente tranquilli fino a che i bastardi non fanno capolino, gettandomi nello sconforto di chi si rende conto di non aver fatto alcun progresso in tanti anni. Beh, in questa fase di riordino di vita che mi sta coinvolgendo da agosto ma in modo più specifico da settembre, non ero riuscita ancora a coinvolgere questo aspetto della mia vita. L'ho tenuto in fondo perché, ovviamente, trattasi di uno dei più difficili, almeno per quanto mi riguarda. Ho ragionato molto sul da farsi e il 10 settembre ho deciso di iniziare a tenere un diario alimentare. Non ne ho parlato fino ad ora perché era un progetto che avevo già fatto in passato ma era durato pochi giorni ed era sempre finito a scatafascio. Invece a sto giro posso dire, dopo quasi tre settimane di utilizzo, che va molto bene. Su questo blocchetto annoto l'orario in cui mangio, cosa mangio, come lo mangio e i sentimenti che entrano in gioco. Inoltre ho deciso di annotare il peso, e dunque utilizzare la bilancia, solo una volta a settimana. Mettere nero su bianco le sensazioni che mi fanno arrivare a determinate situazioni me le ha fatte comprendere in pieno e posso orgogliosamente dire che mentre prima stavo male tutti i giorni (TUTTI i santi GIORNI), da quando tengo il diario sono stata male si e no 3 volte. Mi è bastata la prima volta per farmi capire il meccanismo che mi porta a stare male. Il funzionamento è semplice: mentre mangio, sapendo che occorre annotare le sensazioni, ascolto come mi sento, come mangio e perché mangio e mi rendo conto prima dell'innesco, oppure poco prima. Ovviamente non credo di poter tirare avanti così tutta la vita, ma finché funziona io vado diritto per questa strada, nella speranza che tutte queste abitudini, un giorno, diventino molto meno imposte e molto più automatiche.

domenica 1 ottobre 2017

Le semi-PapaGirls

“Allora, amori miei, cosa vi è piaciuto di più di questa giornata dedicata al Papa in città? Per me il momento migliore è stato quando il Papa ci è passato vicino vicino”
“Per me invece è stato quando il coro ha cantato la canzone del nostro matrimonio”
“A me è piaciuto tanto tanto quando il Papa ha detto Buona domenica
“E tu? Sbibulina? Qual'è stato il tuo momento migliore?”
“Quando ho visto Gianni Morandi”
Chapeau

venerdì 29 settembre 2017

16 vs 36

Ricordo quando venne Giovanni Paolo. Facevo parte delle 1000 chitarre che suonavano allo stadio e fu un'esperienza davvero emozionante. Non so se fosse complice la giovane età o la mia fervente fede religiosa, ma ricordo che la giornata passò fra risate, musica, felicità e preghiere. A questo giro è un bel po' diverso. Quando hai sedici anni infatti c'è sempre qualcuno che organizza questi eventi per te, quando hai trentasei anni sei tu che devi organizzare per te e per la tua famiglia con conseguente caos mentale da far quadrare per riuscire a evitare hofamehofamehofame ripetuto allo sfinimento dopo dieci minuti dall'inizio del tutto, per riuscire a fare entrare tutti gli strati per tutte le possibili sfumature metereologiche in uno zainetto grande come un francobollo, per evitare possibili capricci causati dalla noia di aspettare almeno tre ore e mezza in piedi o seduti e via dicendo. Quando hai sedici anni tutto ti sembra o bianco o nero e la fede ti sembra qualcosa di incrollabile, quando hai trentasei anni sei consapevole che è quasi impossibile una suddivisione simile e che la maggior parte di quello che ci circonda è fatto di cangianti sfumature di grigio. Quando hai sedici anni vivi tutto al 200 % e fai in fretta a gettarti nell'esperienza successiva senza troppi rimpianti, quando hai trentasei anni gusti il momento con maggiore presenza, consapevole del fatto di assistere a un evento in qualche modo unico e speciale.

giovedì 28 settembre 2017

Belle cose

Da quando Sbibulina ha imparato ad usate il water si ripete sempre la stessa solfa: la ragazza va in bagno da sola, rimane lì per il tempo necessario e poi, con la sua voce da usignolo inizia ad urlarcantare:
“HO FFFFFINITO LA CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
Essendo anni e anni che questa cosa va avanti, la famiglia spettinata ormai non ci fa più caso, anzi, quando parte la simpatica canzoncina, di norma qualche altro membro della famiglia attacca un duetto. E chi se lo immaginava che sarebbe potuto diventare non proprio divertente con degli ospiti in casa?
“HO FFFFFINITO LA CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
“Ehm... si.... beh... sapete come sono... i bambini...”
“HO FFFFFINITO LA CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
“Beh... si... la bambina... eh... si... ehm... è per farci capire che ha finito... ecco”
“MAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMMA!!!! HO FFFFFINITO LA CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
“Ehm... si amore... arrivo eh”
“HO FFFFFINITO LA CAAAAAACCA LALA LALLALLA”
Corri, Forrest. Corri.

martedì 26 settembre 2017

Ho passato due giorni non proprio buoni buoni, probabilmente per colpa di bel vairus che aveva deciso di mettere sottosopra il mio povero stomaco. Per fortuna oggi mi sono svegliata e sto decisamente meglio, nonostante un lieve mal di testa per nulla piacevole ed è per questo che, se passaste dal mio ufficio, mi vedreste alla scrivania con il berrettino in testa, come i vecchi. Probabilmente vi direi che lo tengo per non far scappare le idee dal mio cervello ma in realtà è che la testa calda mi fa meno male. Ed è così, da vecchiarella, che oggi inizio la mia giornata.

giovedì 21 settembre 2017

Il convivio

Sbibulina, la smetti di cantare? Quando si mangia, si mangia!
… … …
“Allora! La smettiamo?!?!”
… … …
“Sbibulina? Ma lo sai che chi canta a tavola e a letto è un matto perfetto?”
“Esatto, mamma, esatto. E' un matto perfetto. PERFETTO. Per cui non vedo dove sia il problema. Sono perfetta!”
Chapeau

Work in progress

Come sapete (e se non sapete andatevi a leggere questo post), i lavori esteriori per portarmi al benessere interiore stanno continuando e ne sono felice. Essendo una concentrazione costante a 360° sul mio essere, me la vivo giorno per giorno sperando di stancarmi il più tardi possibile (o non stancarmi affatto) e lo dico a ragion veduta perché ricordo perfettamente che passai un periodo simile in terapia ma che arrivai ad un momento che stare concentrata su ogni singolo gesto per essere felice mi sembrò così pesante che gettai la spugna e ricominciai a vivere senza pensare (per poi, fra parentesi, stare di nuovo male). I lavori dunque procedono, direi molto bene, e nella quotidianità mi sono resa conto di adottare altri piccoli stratagemmi per non ricadere nel malessere. Questi piccoletti sono:
  • chi va piano va sano e va lontano. Sono una persona che tende alla frenesia, a fare tutto in fretta, a concludere le cose da fare nel minor tempo possibile. Ma perché poi? Per poterne fare di più? E cosa succederebbe se invece di fare due lavatrici, una lavastoviglie, il pane in casa, la torta del giorno dopo, dare l'aspirapolvere e altre mille cose, facessi solo la metà delle cose? Sarebbe poi così grave? La risposta è no. E così cerco di accorgermi per tempo quando mi scatta la modalità Speedy Gonzales e cerco di trasformarmi in Flash, il bradipo disneyano. E quando sento arrivare l'attacco d'ansia mi fermo, respiro, e rallento.
  • Tciu is megl che uan? Sono una persona che tende a fare duecento cose contemporaneamente, come ad esempio lavarmi i denti mentre sparecchio, fare la lavastoviglie mentre sto al telefono, cucinare mentre riordino. Ma perché poi? E cosa succederebbe se invece di fare le cose in tandem ne facessi una alla volta? Sarebbe poi così grave? La risposta è no. E pensa un po': facendo una cosa alla volta le faccio decisamente meglio e con maggiore serenità.
  • Chi tace acconsente. Come vi dicevo il post scorso, io tendo al silenzio anche se, a volte, non sono d'accordo. Ma perché poi? E cosa succederebbe se io dicessi la mia opinione anche se va palesemente contro quella di chi ho di fronte? Sarebbe così grave? La risposta è no. Come ad esempio questa mattina quando, durante l'ennesima chiacchierata con mia madre, invece di stare zitta perché magari avrei potuto ferirla, le ho detto chiaro e tondo quello che pensavo, nel modo più dolce e delicato possibile. Mi son sentita decisamente meglio e invece di sentire quel groppo allo stomaco una volta chiusa la telefonata, mi son sentita serena come quando l'avevo iniziata.
  • Io penso positivo perché son vivo perché son vivo . Mi sono resa conto che molto spesso rivolgevo pensieri ben poco carini nei miei confronti, riservando tutti i pensieri carini alle altre persone. Nella mia testa, e a volte anche ad alta voce, tendevo a sminuirmi, a darmi contro ogni volta che qualcosa non andava storto o vedevo in me qualcosa che proprio non mi piaceva. E cosa succederebbe se invece di insultarmi semplicemente facessi il vuoto mentale o addirittura dicessi a me stessa che in fondo son una persona umana? Sarebbe così grave? La risposta è no. E vi dirò: mi fa solo bene.
  • Siamo fatti così, siamo proprio fatti così. Io sono fatta così. Questo è il mio fisico, questi sono i miei occhi, queste sono le mie cosce. Pare un ragionamento molto logico, eppure l'accettazione del sé è qualcosa di estremamente difficile. Dal canto mio poi, auguri! Davanti allo specchio, mentre decido cosa mettermi per uscire, avvengono delle vere e proprie battaglie interiori che si concludono sempre e irrimediabilmente con vestiti che coprono, con lacrime nascoste, con angosce esplosive. E cosa succederebbe se invece di stare male mi ripetessi al limite dell'ossessivo-compulsività: B. sei fatta così, perché starci male? Sarebbe così grave? La risposta è no. Non che ora io mi piaccia, ma cerco di pensare che il mio corpo è questo e che non ha senso nasconderlo se sono fatta così. Non piacerò a tutti, magari non piacerò a nessuno, ma ha davvero così tanta importanza?
Ora. Tutti questi bei splendidi ragionamenti non vengono in automatico, nessuno viene in automatico. E' un costante lavoro di ragionamento, come se fossi una bambina appena nata che ha bisogno di essere educata per andare nella giusta direzione. Ogni volta tendo a ricadere nei miei solito ragionamenti e ci vuole qualche secondo, a volte qualche minuto, per rendermene conto e raddrizzare il tiro. Faticoso, sì, ma per adesso ne vale decisamente la pena.

mercoledì 20 settembre 2017

Ore 4,57
“NO NO NO e NO!”
Umpf...
“NO NO NO!”
“Sereno, vado io...” dissi io come se Mr D. avesse avuto voglia di alzarsi. E così, barcollando, vado in camera e vedo Primogenita in piedi, con i pugni sui fianchi, di fianco al letto di sua sorella la quale, sconvolta da quella sveglia inaspettata, è a sedere e mi guarda smarrita.
“Amore... Ma che ti ha fatto Sbibulina? Sono le cinque del mattino...” dissi io, guardando la piccolina che non capiva cosa succedesse
“Muhndfbmntsf” disse lei tornando verso il suo letto
“Amore? Ehm... stai... stai dormendo?” dissi io, incredula
“Fdmcnrstplnum” disse lei appoggiandosi al cuscino e svenendo in un sonno profondo
“Tua figlia sgrida sua sorella anche mentre dorme” dissi io tornando a letto dal marito che, ormai, ronfava della grossa.

martedì 19 settembre 2017

Convinzioni filiali

Da tempo ormai immemore è diventata ormai consuetudine nella nostra spettinata famiglia una risposta genitoriale univoca a un determinato tipo di domande con anche occhiate d'intesa fra me e Mr D. volte all'ironia più pura:
Mamma mia! Ma è davvero successo, mamma? Cioè guarda, hanno distrutto la città! E come hanno fatto? Con delle bombe?”
No tesoro, è solo una manifestazione...”
E chi è che paga per mettere a posto tutto?”
Il Sindaco, tesoro”

Ma guarda che casino! C'è un gran casino in questa piazza papà!”
Eh si, c'è stato il mercato, vedi?”
E chi è che pulisce poi?”
Beh, il Sindaco!”

Mamma? Ma quell'albero è caduto e ha rotto quella statua vedi?”
Eh si amore, col brutto tempo capita”
Ma chi è che poi la paga?”
Ah, il Sindaco!”

Papà... ma quello che palazzo è?”
Il municipio”
E chi ci sta dentro?”
Il Sindaco”
Bah... il suo non è poi tutto sto bel lavoro eh!”

Verrà il momento in cui sveleremo alle bimbolotte che è tutto un grande complotto scherzoso, ma non sarà questo il giorno.

domenica 17 settembre 2017

Patriottismo secondogenito

Taradam taradam tararattattattatta!
Fratelli d'Italia, l'Italia è in testa e del municipio si è incinta la testa...
Tutto sommato ha anche un suo perché...

giovedì 14 settembre 2017

Cucù

Circa un anno fa, per il compleanno di Primogenita, abbiamo comperatu un orologio a cucù. Quando ci trasferimmo sei anni e mezzo fa nella nuova casa ci abituammo presto alle campane della chiesa attaccata a casa nostra, gentile a ricordarci puntualmente l'ora ogni mezz'ora anche di notte (a mezzanotte e mezza tocca punto di insperata follia suonando tredici colpi). La compagnia delle campane si è presto rivelata utile perché ha tolto di mezzo la necessità di guardarsi intorno per capire l'orario visto che ci veniva costantemente ricordato e nelle ore di riposo il corpo umano si è adattato a non sentirle più. E così, come dicevo, lo scorso anno io e Mr D. abbiamo deciso di unire alle campane anche il simpatico verso di un uccellino. L'orologio in questione è elegante, bianco e sobrio, e suona ogni ora con una puntualità degna delle campane.... o meglio, suonava ogni ora con puntualità. Da qualche settimana infatti pare che l'uccellino, stressato dall'essere rinchiuso in un orologio ticchettante, abbia deciso non di scioperare (il che sarebbe sicuramente meno fastidioso) ma di suonare dieci minuti prima. Poco male, direte voi. Col cavolo, dico io. Perché ogni volta che sento il cinguettio il mio cervello crede di essere all'ora in punto e il panico mi assale mentre, in realtà, mancano ancora dieci minuti (e alla mattina dieci minuti sono tutto). E così, due giorni fa, ormai decisamente alla frutta, ho deciso di tirare giù l'orologio e, minuziosamente munita di istruzioni, ho resettato tutto. Niente: anticipo 10 min. E così ho cambiato le pile. Niente: anticipo 10 min. E così ho provato a far uscire l'uccellino manualmente con il pulsante allo scoccare esatto dell'ora. Niente: anticipo 5 min. E così ho provato a resettarlo e a far uscire l'uccellino manualmente con il pulsante allo scoccare esatto dell'ora in contemporaneo. Niente: anticipo 20 min. Ora la carcassa del cucù giace senza pile sulla mia cucina in attesa non si sa bene di quale miracolo. Chissà, magari durante la notte gli extraterrestri decideranno di resettarlo sull'ora del pianeta terra invece che tenerlo sull'ora del loro pianeta d'origine.