Quando qualche mese
fa la Psicocosa mi aveva detto che ufficialmente ero uscita dal
tunnel della bulimia ho gioito, mi sono commossa, mi sono agitata
nella mia felicità ma poi le cose sono collassate. Prima di
decidermi di andare al centro DCA e affrontare la malattia vivevo
nella mia bolla di mondo, dove su 100 cose che andavano male 90 non
mi permettevo di vederle, in una forma di negazione autodifensiva, e
10 le vedevo e me ne addossavo la colpa, rimanendo zitta, incassando
e interiorizzando tutto senza mai reagire. Beh, una reazione c'era in
realtà e si sfogava nella malattia. Ora invece senza il tampone
della bulimia e con lavoro su me stessa titanico, vedo la realtà con
una chiarezza impressionante, una limpidezza che a volte mi lascia
nello sconforto. Ora su 100 cose negative le vedo tutte e 100 e non
me ne faccio più una colpa. Io semplicemente non ci sto. Se una
persona mi tratta male, se una persona si comporta da stronza, se una
persona mi accusa di una cosa non vera, io non ci sto, non lo
accetto, non sto più zitta. Non fraintendetemi, sono sempre la
persona gentile e sorridente con l'unica differenza però che ora se
ho qualcosa da dire la dico, sia col sorriso sulle labbra che con lo
sguardo inkazzato. Mi sento come un vulcano emotivo che, addormentato
per troppo tempo, ora si è svegliato e si rende conto di quanta
ingiustizia si sia addossata negli anni senza avere una reale colpa.
La Psicocosa mi ha detto che è la normale evoluzione della terapia,
che dopo tanti anni passati nella sindrome di Pollyanna ora sono
nella fase opposta,dove vedo anche il negativo, ma mi ha anche
rassicurato che verrà una terza e ultima fase: l'equilibrio emotivo.
In tutto questo caos la persona che è più spaesata pare Mr D., che
si era sposato una persona remissiva e tranquilla e ora si ritrova
accanto una persona che punta i piedi e non ci sta più, che si era
sposato una persona che piuttosto che far scoppiare una lite se ne
stava zitta anche per quattro giorni di fila e ora fa sentire la sua
voce subito e con determinazione. Lo vedo nel suo sguardo a volte,
quasi perduto nel capire chi ha ora affianco. Mi ama, lo vedo, come
vedo che sa che è giusto così, che è sano così. Ma vedo anche che
ci vorrà un bel po' di tempo perché si ristabilisca un equilibrio
familiare visto che sono cambiate le cose. E io? Beh io sto male.
Cioè sto bene perché mi rendo conto che è un bel passo avanti, ma
sto male perché vedo per quanto tempo le persone mi abbiano
camminato in testa e cerchino ancora di farlo. Ma ora io sono
cambiata: ora non ci sto più.