mercoledì 31 ottobre 2018

Autostima

Ieri sera, da una mia cara amica, mi arriva il seguente messaggio whatsapp:
Per la tua inesistente autostima
Seguito da questa immagine catturata dal suo schermo del cellulare


Sono rimasta senza parole, incapace di rispondere se non smontando quanto accaduto con inutili battute ironiche e colme di tangibile imbarazzo e questo perché mi sembra assurdo che io possa piacere. E allora mi chiedo se mai passerà questo mio daltonismo mentale, se mai un giorno mi guarderò allo specchio e vedrò una bella donna invece che una ragazzina decisamente sproporzionata. Oggi non sarei dovuta andare dalla Psicocosa ma ho insistentemente chiesto un appuntamento perché mi è bastato vedere un numero in più sulla bilancia e sapere che stasera indosserò un tubino nero per cadere in una inquietudine tale da gettarmi nella confusione. Lo so, è già tanto che io non mi sia fatta prendere dal panico e che non abbia ristretto il mio regime alimentare a una mela in tutto il giorno, ma ancora sono lontana dallo star bene.

martedì 30 ottobre 2018

Lasciar andare

In questo periodo mi guardo intorno e vedo che molte situazioni che fino a questo momento sono rimaste invariate, stanno lentamente cambiando e tutte richiedono da parte mia un lasciar andare. Prima è arrivata la notizia della Dottoressa del centro (vedi post), poi ieri mi sono incontrata dopo quattro mesi col Don. Dovevamo riprendere i nostri incontri a fine estate ma purtroppo è stato male, ha subito due interventi e i tempi per forza di cose si sono allungati. Dopo una chiacchierata durata un'oretta l'ho ringraziato con tutto il cuore e gli ho detto che ormai ho intrapreso un percorso impegnativo e ben delineato col centro DCA per cui potevamo non incontrarci più almeno non per psicoanalizzarmi. L'ho visto soddisfatto, felice e entusiasta sia perché è riuscito a guidarmi pian pianino verso la consapevolezza di dover andare al centro DCA e di rimanere a farmi curare, sia perché ora, uscito dal terreno minato della psicanalisi, si potrebbe iniziare un percorso sul quale è ben ferrato: un percorso spirituale. La prima reazione da parte della sottoscritta è stata una grassa risata, poi dopo qualche battuta ironica e qualche frecciatina gli ho detto che ci penserò (e lo farò). Il lasciar andare più grande però è venuto con Primogenita. La ragazza da ottobre va a catechismo da sola, non che sia un gran traguardo visto che abitiamo di fronte alla chiesa. In questi giorni, grazie al diluvio universale e a Secondogenita malata, non riuscivo ad organizzarmi coi tempi per portarla a scuola e così, con lei superentusiasta e io un po' titubante, abbiamo optato per un'opzione a mezza via: la accomagno per l'unico pezzettino in cui dovrebbe affrontare due semafori e poi, visto che dopo la strada è tutta marciapiedata, la saluto e ognuno per la sua via. Stamattina mentre la seguivo con la coda dell'occhio avventurarsi da sola sotto la pioggia mi sono resa conto di quanto io sia orgogliosa di lei. E' una bambina responsabile, generosa, di animo buono e sempre solare. Io la Amo. E tanto.

giovedì 25 ottobre 2018

Punti di vista

Lunedì ho invitato a cena al volo e senza alcun preavviso una mia carissima amica. Ci conosciamo da 23 anni fin troppo bene, abbiamo fatto il liceo insieme e le mie figlie l'adorano. Ok, ammetto di averci pensato moltissimo e di essermi ingarbugliata il cervello ma alla fine l'ho fatto: appena arrivata le ho candidamente detto che visto che dovevo cucinare per la ciurma, mi sarei messa in tuta da casa. La mia tuta da casa in realtà non sono altro che dei leggins e una felpa larga sopra ma che lascia scoperto (anzi quasi lo accentua) il mio punto debole: le tanto odiate e discusse culotte (aaaaaaargh le culotte!). Ci ho pensato e ripensato prima di dirglielo ma poi mi sono gettata e dirò di più, non è stato neanche un pensiero ossessivo per tutta la sera ,cosa che neanche troppo di rado mi capita. Comunque, coi capelli arruffati, le culotte in evidenza e un caos da manuale fatto di bambine urlanti, di posate cadute per terra, di risate e baci della buonanotte l'ho salutata sull'uscio di casa con un caloroso abbraccio, degno della più spettinata fra le spettinate. A pensarci sembravo proprio una di quelle mamme nei film tutte scombussolate dal casino familiare... Vabbeh.
Detto questo oggi mi arriva da lei il seguente messaggio:
“Sei diventata molto bella e forte. Ricordatelo. Te lo volevo dire lunedì ma poi mi sono dimenticata”
Io? Io bella? Io quella con le culotte tutte fuori? Io con i capelli all'insù e le padelle di unto sulla felpa? Io? Io forte? Io quella che va in terapia perché non è in grado di scindere le emozioni dall'alimentazione? Io?
Ho chiesto conferma perché credevo avesse sbagliato. Strano, a quanto pare parlava proprio di me.

martedì 23 ottobre 2018

Una notizia buona e una cattiva

Quando una persona ti dice che ha una notizia buona e una cattiva da darti, c'è chi sceglie di sentire prima la buona e chi sceglie di sentire prima quella cattiva. Io di norma scelgo sempre prima la cattiva in modo da avere dopo una pillolina di zucchero nel caso la notizia cattiva sia davvero così cattiva. E così, visto che ho da scrivere due notizie ho deciso di partire da quella meno bella:
  1. La gastrite non migliora nonostante i farmaci, nonostante l'eliminazione totale delle compensazioni e nonostante l'esclusione di alcuni alimenti. Ieri dopo l'ennesima visita la dottoressa mi ha comunicato che c'è qualcosa che non va. In poche parole, con qualsiasi gastrite di tipo A la cura che sto facendo porta a migliorare (non a guarire) in due massimo tre mesi mentre io non sto affatto bene. Eliminato il fattore psicologico (oh yeah) ci resta solo quello fisico e visto che qui le cose non migliorano ha ipotizzato di spedirmi dritta da un gastroenterologo prima di farmi un'altra (glom) esofagogastroduodenoscopia e questo perché non è passato molto tempo dall'ultima fatta per cui il quadro clinico non dovrebbe essere cambiato, a meno che non sia stato beccato qualche fattore. La dottoressa inoltre fin dall'inizio è sempre stata restia a mettermi a dieta a causa della mia mania sul controllo del cibo ma pian pianino in queste settimane ha ceduto togliendomi alcuni alimenti finché ieri, sconsolata, ha detto di provare il tutto e per tutto: dieta ferrea per una settimana e poi, se le cose non migliorano significativamente, dritta spedita alla visita specialistica. In poche parole ho del tutto eliminato caffeina, teina, ogni tipo di bevanda calda, ogni tipo di farina o cereale integrale, ogni tipo di verdura se non carote, fagiolini e zucchine cotte al vapore o lesse, niente minestroni se non superpassati in un supercolino, niente legumi, l'aceto balsamico e non, tutti i formaggi che non siano freschi, tutta la frutta che non sia supermatura, tutta la frutta secca, niente fritti, niente grassi o affettati grassi e l'olio preferibilmente solo a crudo. Mmmmmmmh che meraviglia!
  2. E qui se potessi salterei dalla gioia con piroette degne del Cirque du Soleil. Dopo avermi fatto un bel discorsetto sulla gastrite per cercare di capire insieme come procedere, la dottoressa mi ha dato la lieta novella: “Signora, direi che ormai lei non ha più abbuffate, non ha più compensazioni e mangia in modo equilibrato. E' dunque in grado di gestirsi da sola per cui proporrei, invece di vederci ogni settimana per un'ora, di diminuire le sedute o a una ogni quindici giorni o, se si sente più tranquilla, incontrarci mezz'ora alla settimana”. Non potevo credere alle mie orecchie e con un sorriso mastodontico ho scelto la seconda opzione. Lo so che sono all'inizio, che questo equilibrio per loro è solo la premessa per iniziare a lavorare (vedi post dei giorni scorsi), ma io sono davvero davvero davvero felice. E ora inizia il duro, devastante, allucinante lavoro quasi interamente psicologico.

mercoledì 17 ottobre 2018

Prima o poi doveva succedere

I cartoni animati stanno conquistando il mondo reale. A me si è palesato Telespalla Bob. Io già lo adoro.

lunedì 15 ottobre 2018

San Tommaso

Inizio della premessa. A Natale, a cena a casa di amici, mi ricordo distintamente la loro figlia più grande ormai alle medie. Si è sviluppata in un batter di ciglio, nel giro di poco tempo ha smesso di giocare coi fratelli e ha iniziato a prendere parte alle nostre conversazioni. Io, basita, non riuscivo a capacitarmi del repentino cambiamento in un solo mese di mia assenza. Mi ricordo che sua mamma era felicissima, che parlava lodando gli aspetti meravigliosi di questa nuova avventura e ricordo in particolare una sua frase: “Ogni fase della vita dei figli è meravigliosa, vedrai”. La mia reazione è stata un sonoro “Bah”, seguito dalla spiegazione meno schifata che mi ricordo com'era la mia adolescenza, il mio odio smodato per mia madre, la depressione cronica, la solitudine interiore e francamente non smanio dalla voglia di affrontare nuovamente quella fase nelle mie figlie. Spero però che per loro sarà meno intensa, visto che si ritrovano entrambi i genitori ad affrontarla. Fine della premessa.
Primogenita sta crescendo e sta crescendo a vista d'occhio. E' ancora una bambina sotto certi aspetti, è ancora coccolona, sbaciucchiona, mattacchiona e giocherellona. Però nel giro di un paio di mesi è diventata alta, ha quasi 37 di piede e ha messo su il fisico di Mr D. con due gambe slanciate da far invidia a chiunque, un sedere spettacolare e delle spalle belle larghe e proporzionate. E si, lo ammetto, ha già un pelino di seno. Francamente mi aspettavo il peggio dalla pre-adolscenza, ma mai mi sarei aspettata di godermi così tanto questa fase di passaggio. Una parte di me ha paura che questo legame così forte sia il preambolo del distacco, ma l'altra parte di me, quella più forte, se ne infischia e se lo gode appieno. Attualmente viviamo in una sorta di idillio fatto di complicità e affetto incondizionato, di risate, bacini, abbracci coccolosi e condivisioni femminili. Io la Amo, la Amo davvero tanto, la mia piccola grande bambina.

venerdì 12 ottobre 2018

Momenti di sconforto

Martedì scorso con la Psicocosa abbiamo deciso di lavorare sulla mia ansia e visto che lei ci vede assai lungo mi ha detto che, nel caso avessi avuto bisogno, l'avrei potuta contattare. Io bella spavalda sono uscita pensando che non le avrei comunque telefonato e, male che sarebbe andata, me la sarei sgavagnata da sola. E invece sono tre giorni che sto davvero male. Oltre alla gastrite che non aiuta, visto che ogni volta che ingerisco cibo mi viene la nausea, ho così tanti attacchi d'ansia che inizio a chiedermi come sia vivere senza. E la cosa inizia ad essere così snervante da non farmi vedere più la fine. Vivere così non è per niente bello. Questa mattina, dopo l'ennesima crisi ossantissimalceopatranonriescoarespirare, ho iniziato a pensare che forse alzare la cornetta non sarebbe un'idea così tanto ingiustificata.

mercoledì 10 ottobre 2018

Rinforzi positivi e consapevolezze

Ieri sono andata al centro DCA ed è proprio vero che una persona fatica ad essere obiettiva se si tratta di sé stessa. La dottoressa mi ha confermato che la gastrite è ancora in fase acuta e che, nonostante avessimo sperato un miglioramento per diminuire i farmaci, occorre continuare su questa strada. Mi ha anche detto, facendomi cadere dal pero, che sono migliorata tantissimo, che le mie abbuffate non possono essere considerate dal punto di vista obiettivo delle vere abbuffate (traduzione: lo sono solamente nel mio cervello) e che rispetto all'inizio le fasi di compensazione sono davvero pochissime (circa una al mese). Io ero andata là credendo di essere calata a picco nelle ultime settimane ma mi hanno fatto notare, dati alla mano, che non è assolutamente così. Oltre a questa splendida consapevolezza sono andata verso casa rendendomi conto di un'altra cosa. Quando andai al centro la prima volta mi avevano detto che ci avrei messo circa un anno e mezzo per stare meglio e così, spariti o quasi gli episodi di compensazione, credevo di aver finito il mio percorso e di non andare più (vedi post della fine estate). E invece no: per loro far sparire gli episodi di compensazione è solo il primo (IL PRIMO) passo dal quale si parte per impostare la riabilitazione, non l'ultimo, come pensavo io. Pensa un po'. Son davvero solo all'inizio. Non che io non lo sapessi, eh, ma averne la conferma invece che farmi sprofondare nello sconforto mi fa ben sperare in un miglioramento progressivo.

martedì 9 ottobre 2018

Di enormi passi avanti

Dopo l'ultima suonata in centro a Bologna, sorseggiando un aperitivo con gli amici, un semi-sconosciuto ha chiesto come mai io prima di ogni pezzo non facessi un po' di presentazione del gruppo, un po' di intrattenimento per attirare un po' di gente. Ho risposto francamente che meno di quindici anni fa ero molto timida, non parlavo con la gente sconosciuta, a malapena parlavo con la gente che conoscevo e che, per far capire, al liceo (testimone una mia amica presente che non faceva che annuire platealmente con la testa) me ne stavo in banco da sola nonostante fossimo in numero dispari. Insomma, ho risposto che di passi avanti ne ho fatti tanti, ma non esageriamo. Ieri sera insieme alla mia rumorosa famiglia siamo andati a cena fuori con alcuni amici del liceo (quegli stessi personaggi con cui non parlavo e con cui non stavo in banco), mi sono divertita, mi sono svagata, ho chiacchierato parecchio, ho riso e fatto ridere. E tornando a casa avevo un bel sorriso stampato nel cervello perché sì, di passi avanti ne ho fatti davvero tanti e posso andarne fiera.

domenica 7 ottobre 2018

La speranza è l'ultima a morire

Sono sei anni e tre mesi che cerco di ragionarci ma niente, lei continua a seguire il suo sentire. Sbibulina è estremamente diversa dalla sorella, con Primogenita quando faceva i capricci bastava chinarsi alla sua altezza e spiegarle il perché le veniva negata una tal cosa. Lei magari urlava, piangeva, continuava ma dopo un po' capiva che la ragione non era dalla sua parte e sbolliva in due secondi. Sbibulina no. Sbibulina all'inizio neanche ti ascoltava, poi ha iniziato ad ascoltare ma in questi sei anni ha sempre e comunque continuato il capriccio fregandosene se tu eri nella ragione e lei nel torto. La cosa mi ha sempre mandato in bestia, nonostante negli anni io abbia compreso che lei fa così perché si basa esclusivamente sul suo sentire, chissene se gli altri le fanno vedere con razionalità impeccabile che le cose non stanno così. Finita la premessa, venerdì sono andata a prendere le sorelle da scuola e le ragazze dovevano assolutamente fare i compiti perché il fine settimana sarebbe stato troppo denso di eventi per potersi concentrare in un altro momento. Apriti cielo. Sbibulina ha iniziato a fare i suoi soliti capricci urlanti, come se non ci fosse un domani. Come da copione mi sono chinata alla sua altezza per spiegarle che, se voleva andare al cinema e poi alla festa del suo amichetto e poi in montagna dal nonno ,avrebbe dovuto fare i compiti subito sennò avremmo dovuto rinunciare a qualcos'altro. Mi aspettavo la solita lotta infinita ma dopo neanche tre minuti si è calmata e si è messa a fare i compiti con me. Non ci credevo. E dopo aver finito ho tessuto le sue lodi, spiegandole perché era stata bravissima e l'ho letteralmente rincoglionita di rinforzi positivi. Dopo sei anni e tre mesi lo posso dire: c'è speranza.

venerdì 5 ottobre 2018

Ah quando sono stanca son stanca

Ieri dal punto di vista alimentare è stato un vero disastro. Da quando ho iniziato ad andare al centro dca è stato tutto estremamente difficile ma estremamente cristallino. Nelle ultime due settimane invece è arrivato un caos che mi confonde le idee. All'inizio pensavo fosse colpa della gastrite che sicuramente non aiuta ma adesso, tranne qualche sporadico episodio, le cose stanno cominciando a ritornare bene o male alla normalità. E nonostante questa normalità, mi ritrovo a non capire bene cosa succede, ad essere confusa, ad aver voglia di mangiare senza aver fame, senza avere la sensazione di vuoto interiore, senza aver subito particolari stress; insomma senza apparente ragione. Ieri ci ho pensato molto, quando alla sera il pensiero fisso del parmigiano mi invadeva il cervello nonostante fossi sufficientemente sazia e credo di essere arrivata a capire una parte del problema: non ne ho voglia. Dopo neanche tre mesi di terapia sono stanca: sono stanca di dover annotare tutto, sono stanca di dover pensare ogni volta che ho a che fare col cibo quanta fame ho, cosa provo, cosa non provo, cosa mangio, cosa non mangio, come mi sento quando mangio e altre mille altre pugnette. E anche vero che se non lo faccio sto subito male, mi abbuffo e spesso compenso, ma non ne ho voglia, son stanca. Vorrei tanto che il mangiare fosse una cosa normale, una normale routine governata da naturali sensazioni corporee ma per me non è così e inevitabilmente se non presto attenzione finisco per cadere. E la consapevolezza che non posso distrarmi, che se non ne ho voglia vince Lei, la stronza, in questi giorni non aiuta perché adesso sono arrivata alla consapevolezza che se non ci penso, se mi riposo, anche solo per mezza giornata, è come far vincere Lei in automatico. E comunque son stanca.

giovedì 4 ottobre 2018

Quando non si ha più il fisico

Ieri sera io e Mr D. siamo andati ad una festa senza pargole, abbiamo bevuto, mangiato e ci siamo spensieratamente divertiti. Non avevo però fatto i calcoli con la mia gastrite che, alle due di notte, mi ha fatto pagare tutto quello che ho ingerito. Mi era già capitato un episodio simile dopo il matrimonio pugliese di questa estate, quando alle tre del mattino ho iniziato a buttar fuori sughi gastrici, sono svenuta in bagno e ho dovuto chiamare Mr D. perché non riuscivo più ad alzarmi dal pavimento ma francamente non ci avevo proprio pensato. A sto giro ho sentito Mr D. bofonchiare che allora è davvero una cosa seria, che devo stare attenta a quello che mangio, che allora davvero non sto bene. Non ho avuto modo di rispondergli visto il mio stato fisico non proprio ottimale in quel momento. E così la mia notte non è stata delle più piacevoli e questa mattina porto le conseguenze al lavoro con me, con un volto abbastanza stanco, uno stomaco che me la sta ancora facendo pagare e un lieve cerchio alla testa dovuto allo sforzo cervicale. Quando uno non ha più il fisico...

mercoledì 3 ottobre 2018

Di sogni (ir)realizzabili

E' ormai un paio di anni che Primogenita me la mena con sta storia che vuole diventare una scienziata. All'inizio credevo fosse un qualcosa di passeggero, come quando si era messa in testa che da grande avrebbe fatto la spazzina per pulire il mondo dall'inquinamento ma poi ho capito che qualcosa di più profondo ci covava. Ha iniziato a parlare di microscopi, provette, laboratori; ha iniziato a parlare con mio padre (biologo ricercatore ormai in pensione) di tutta una serie di cose fin troppo dettagliate per una passione passeggera e ho scoperto che su alcune cose ne sa decisamente più di me. E veniamo agli eventi più recenti. Circa un mese fa mi ha rivelato lo scopo della sua vita: ricreare in toto Jurassic Park. Ho passato i miei giorni a spiegarle che la cosa non è possibile, che è solo un racconto di fantasia, che gli scienziati oggi fanno tutt'altro, che è meglio fissarsi su qualcosa di più concreto e realizzabile e poi è arrivato Putin settimana scorsa e mi sono sentita una madre degenere con una figlia incompresa. La ragazza, come c'era da aspettarsi, non l'ha presa proprio benissimo e continua a sostenere con forza che le abbiano rubato la sua geniale idea. Io, d'altro canto, ho deciso che qualsiasi cosa (o quasi) sognerà di fare, per quanto assurda possa sembrare, la appoggerò senza remore. E chissà, magari da qui a quindici anni mia figlia lavorerà in Russia. In fondo, ho sempre sognato di vedere Mosca.

lunedì 1 ottobre 2018

Mi piace pensare

Mi piace pensare che, quando sogno delle persone che non ci sono più, loro siano effettivamente venute a dirmi che stanno bene e a salutarmi affettuosamente. E' successo questa notte con mio nonno, me lo sono abbracciato e sbaciucchiato, cosa che in vita mai ho fatto visto il timore reverenziale aggiunto al suo fare burbero da uomo del sud. Non lo sognavo da diverso tempo, l'ho visto bene, l'ho visto in forma e l'ho visto di una dolcezza non troppo sua. Quando questa mattina ho aperto gli occhi ho sentito forte la sua mancanza, qui, al centro del petto e sono rimasta stupita quando ho scoperto, aprendo il giornale, che oggi è la Festa dei nonni. E datemi pure della pazza, dell'ingenua, della fuori di testa, dell'illogica, ma sono sicura che sia davvero venuto a trovarmi in sogno per farmi sapere che lui mi vuole ancora bene.