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venerdì 5 settembre 2025

Wake me up when september ends

Settembre, come maggio, è uno dei mesi più impegnativi per famiglie con figli. In particolare a sto giro siamo messi così:

  • questo fine settimana:

    • venerdì - oggi: parto io per lavoro - in contemporanea parte Primogenita per un camp di pallavolo

    • sabato: parte la triade rimasta mentre io, finito il lavoro, prendo due treni e li raggiungo. Pranzo con festa di compleanno di una amica al mare

    • domenica: Primogenita torna a casa mentre noi siamo ancora via e ci ricongiungiamo alla sera

  • prossimo fine settimana:

    • sabato: prendo un treno per andare a Cesenatico in vista della mezza maratona

    • domenica: correrò la mezza maratona Cesena-Cesenatico mentre Mr D. va al lavoro (la conclusione di un enorme cantiere per la curia di cui è il responsabile dei lavori). I ragazzi si destreggiano fra il lavoro di Mr D. e la casa

  • fine settimana ancora dopo:

    • venerdì: non ho ancora capito se dovrò ripartire per lavoro, chi vivrà vedrà

    • sabaot: lavorerò? Chissà

    • domenica: altra piccola gara a Bologna per me

Sono già stanca.

mercoledì 3 settembre 2025

Finché la barca va

O non va, questo è il problema. La nostra barchetta ha un nome esilarante frutto del mio straordinario talento nel riuscire ad affibiare i nomi più disparati ma stranamente coerenti a qualsiasi cosa si decida di nominare. E' piccola ma non troppo perché ci si sta comodamente in 6 o 7 persone, nessun cabinato, un t-top carino e poco ingombrante, perfetta per gitarelle di un giorno e pescate numerose. Le vogliamo davvero molto bene. E' arrivata nella nostra vita qualche anno fa, dopo che Mr D. ha trovato un'occasione usata su internet e si è fatto un viaggio di oltre 20 ore per andare a vederla, comprarla e trasportarla nella destinazione finale dalla quale non si è mai mossa. Negli anni le è successo (e ci è successo di tutto), l'avvenimento più eclatante successe tre anni fa quando un gruppo di balordi la notte di ferragosto a forza di salti ce la ribaltò (ovviamente noi l'abbiamo scoperto la mattina dopo) e dovemmo pagare fior fior di quattrini per far arrivare i sommozzatori, farcela ribaltare di nuovo e portare in cantiere navale visto che, come potete ben immaginare, dopo non funzionava ovviamente più. Ogni anno Mr D. appena arriviamo in ferie si mette a lavorare alla sua amata barca, la scoperchia, la pulisce, fa manutenzione e poi nel giro di un giorno o due la mettiamo a mare con tutta la fatica di questo mondo visto che siamo poveretti per cui facciamo tutto a manazza, io e Mr D., senza alcun tipo di aiuto o di motorino elettrico sali-scendi con sempre il rischio che vada tutto a puttans. Quest'anno l'abbiamo tirata su e giù ben quattro volte. QUATTRO. La prima volta la mettiamo a mare e scopriamo che il timone girava solo da un lato (a sinistra proprio no) per cui abbiamo dovuto tirarla su di nuovo, riportarcela a casa e sistemare il tutto. Dunque e giù e di nuovo su! La terza volta è stata necessità impellente. Avevano dato burrasca e dopo diversi tentativi a dir poco inutili di Mr D. di riportarla al porto più vicino dall'altra parte del promontorio, mio marito ha dovuto ripiegare su un porticiolo non troppo distante da noi ma per nulla riparato. Ha rischiato di affondare un paio di volte in questa minuscola traversata perché il mare era molto mosso e non si sapeva bene perché la barca imbarcava acqua. Per fortuna dopo una marea di fatica e vicissitudini, aiutati da passanti compassionevoli e da un amorevole vecchietto con una enorme 4x4 che ha tirato il nostro suv che a sua volta tirava la nostra barca ce l'abbiamo fatta. E di nuovo su. D'altra parte quella burrasca lì, unita a una simpatica tromba d'aria, ha fatto un bel po' di danni. Ho visto coi miei occhi barche andare alla deriva senza nessuno sopra nonostante ancoraggi, ho visto un catamarano gigante spiaggiato in una delle località più belle dell'Elba. Insomma, poteva andarci peggio ma anche quest'anno non è andato decisamente tutto liscio.

martedì 2 settembre 2025

La saga continua

Le tre settimane di vacanze in famiglia ci regalano ogni anno perle di immensa bellezza, prima fra tutte l'infilzata di sfighe di salute. E' ovvio che la possibilità che qualcuno si ammali aumenta a seconda del numero dei familiari. Essendo noi in cinque è quasi matematicamente impossibile che vada tutto liscio. Nell'ordine quest'anno abbiamo avuto:

  • giorno 1: arriviamo domenica pomeriggio, neanche scarichiamo le valigie perché preferiamo tuffarci nel blu dei blu. Primo bagno, Birullulo pesta un bel chiodo arrugginito con tanto di buco profondo sul piede e urla da squartamento di maiale. Prendiamo il piccolo e torniamo subito a casa, medicandolo e chiamando la guardia medica giusto per essere sicuro di essere a posto con l'antitetanica

  • giorno 4: Primogenita si becca una bella strisciata sul braccio da parte di una simpatica medusa che ha fatto così tanto bene il suo lavoro da far diventare così gonfia la parte da aver bisogno di cortisone e bendature per fare in modo di non prenderci sopra il sole per i successivi 4 giorni

  • giorno 6: Secondogenita si sveglia con un bel 39,5 di febbre senza altri apparenti sintomi. Io e la ragazza ci godiamo i sucessivi tre giorni chiuse in casa ad assaporare la quiete perché intanto il resto della baraonda varcava le onde sulla nostra barchetta

  • giorno 8: Birullulo viene strisciato da una medusa che pensa bene di prendergli il petto e parte della gamba. Lo prende così bene e così in pieno da lasciargli ahimè una cicatrice a vita. Si narra di urla a più non posso e pianti epocali ma io in quel momento ero a casa a mettere pezze fresche sulla testa di Secondogenita

  • giorno 13: sarà il mio numero preferito, non so, ma viene il mio momento medusifero. Con una nonchalance tipica solamente delle mamme che non vogliono far preoccupare i loro figli, cerco di non urlare o imprecare troppo. La medusa a sto giro mi ha preso una bella porzione di coscia destra, una parte del pompaccio destro e non si sa come pure il braccio destro. All'Elba in realtà ci sono diverse tipologie di meduse, non tutte così dolorose, ma ahimè quest'anno ci son capitate proprio quelle viola/rosa che hanno quei bei filamenti lunghi lunghi che le rendono così eleganti, mortacci loro. Nonostante siano passate più di tre settimane ho ancora fastidio alla coscia destra e si vede il segno

Grazie al cielo i successivi 8 giorni sono stati abbastanza tranquilli per cui su tre settimane abbiamo almeno goduto di serenità nell'ultima. Piòtost che gnit l'è mej piòtost!

lunedì 31 marzo 2025

Il loop

Sono tornata sicuramente più stanca di prima ma questo lo sapevo. Sono stati tre giorni pieni di sole, amicizia, sport, spensieratezza. Il rientro a casa ieri è stato abbastanza traumatico e oggi al lavoro ancora peggio. M servirebbe una vacanza per riprendermi dalla vacanza.

lunedì 11 dicembre 2023

Breve storia triste a Parigi scorso anno ovvero Mio marito e le lingue

“Sir? Do you want to eat here o take away?”

“Ehm... CARD... I want to pay with CARD”

“Yes sir. But do you want to eat here?”

“No money!! CARD! CARD!”

“Yes but H-E-R-E or A-W-A-Y”

“C-A-R-D!”

E fu così che intervenni io.

Fine.

Breve storia triste a Barcellona ovvero Mio marito e le lingue

“Ma... Mr D.? Perché hai risposto di sì?”

“Perché mi ha chiesto se pagavo col pos”

“Ehm... no Amore. Ti ha chiesto se volevi il menù dei dolci”

“No no no!!! Sono sicuro! Mi ha chiesto se pago col pos!”

E fu così che portarono il menù dei dolci.

Fine.

giovedì 4 marzo 2021

E io?

Io sono famosa per non avere tanti desideri. Mi accontento di quello che ho e addirittura fatico a capire cosa vorrei di più, anche per dei semplici regali. Sono fatta così e alla fine questo lato del mio carattere ha i suoi lati positivi. In questi giorni tuttavia, chiusi in casa in zona rossa in 5 di cui un neonato, la fantasia familiare corre, corre, corre così tanto che i fantastici 3 stanno organizzando un viaggio in camper a Parigi. Bah. Sarà che è una cosa che io ho già fatto quando avevo 11 anni ma la cosa non mi sconfinfera per niente. L'ho fatto presente più volte ma uno contro tre, auguri! E allora ho iniziato a pensare a quello che piacerebbe fare a me in merito ai viaggi. Io ho viaggiato parecchio quando ero piccola, scorazzata da mio padre a Parigi, Londra, Budapest, Svizzera ma da adulta ho fatto davvero poco visto che rimasi incinta di Primogenita subito dopo essermi laureata, periodo che io avevo destinato ai viaggi (perché prima si studia, poi si trova lavoro e poi si viaggia). Da adulta sono stata a Barcellona con un'amica e in Africa con Mr D. per volontariato. Fine. E allora, se potessi, dove mi piacerebbe andare?

  • in Olanda a vedere le distese colorate dei tulipani e cantare “parlami d'amore” per tutta la durata della vacanza

  • in Grecia, in una di quelle isolette dalle costruzioni tutte bianche che danno sul mare limpido e cristallino

  • a Istanbul a vedere Santa Sofia, un sogno che coltivo dall'università quando diedi l'esame di Storia dell'Arte Bizantina

  • a Tokyo, ad ammirare una cultura completamente diversa dalla mia per farmi stupire di tutte quelle piccole grandi differenze che ci sono fra noi e loro

  • a farmi il giro dei Castelli della Loira, il viaggio di nozze che non abbiamo fatto ma che ho sempre sperato di fare

  • a Mosca, un desiderio che coltivo dai tempi universitari e che è stato rimpiazzato da Barcellona per motivi economici

  • in Scozia a respirare aria pulita a pieni polmoni e a riempire i miei occhi di verde intenso

Ho scoperto che una delle mete che ho sempre desiderato visitare, Dharamshala, non rientra più nei mie desideri. E' strano come le cose cambino. Prima di rimanere incinta era la mia meta principale, stavo per acquistare il biglietto di sola andata, convinta che la mia vita sarebbe stata là, fra i bambini tibetani e i miei amici romani. La vita cambia, e i miei desideri cambiano con lei.

lunedì 27 agosto 2018

E mi avete abbandonaaaaao

Per due anni l'abbiamo drogata, addormentata, ingabbiata, caricata sull'auto portata in ferie con noi. Negli ultimi due anni, invece, Camomilla è stata lasciata a casa perché entrambi i viaggi verso il mare erano decisamente troppo lunghi per lei (soffre l'auto e due giorni di viaggio son troppi). In accordo con la veterinaria abbiamo scelto il male minore, incaricando mio suocero di andare a trovare la pelosa ogni giorno, passare un po' di tempo con lei, darle acqua fresca e cibo. Quest'anno, come lo scorso anno, l'ho preparata psicologicamente alla nostra partenza e anche se Mr D. mi guardava come se fossi la gattara dei Simpson le ho parlato con voce calma e amorevole. Fin qui niente di diverso dal solito finché, sabato, siamo tornati. Camomilla era tutta un miao miao miao mi avete abbandonaaaaaao e mi avete abbandonaaaaaao. Da quando ha posato i suoi occhi gialli felini sulla mia figura pare una cozza: appena mi siedo mi viene subito sopra coprendomi di fusa, appena mi sdraio me la trovo sulla pancia, addirittura quando esco di casa per buttare il pattume mi segue sulla porta e inizia a miagolare, protestando con un miao miao miao e mi stai abbandonaaaaaao e mi stai abbandonaaaaaao .E' la stessa gatta snob che mi guardava dal basso all'alto, anche un po' schifata, e appena mi avvicinavo se ne andava infastidita? O il caldo estivo le ha lobotomizzato il cervello? O dei ladri ad agosto sono entrati di soppiatto in casa mia, hanno preso solo il mio gatto, l'hanno sostituito con un gatto assolutamente identico al mio e hanno richiuso la porta dando tre mandate? Una cosa è sicura: prossimo anno massimo tre ore di macchina, la drogo, la addormento, la ingabbio, la carico sull'auto e la porto in ferie con noi.

lunedì 10 luglio 2017

E alla fine Venezia fu. Ma tutto si è rivelato diverso da quello che mi ero prefissata e questo perché Mr D. ha deciso di tornare sabato sera dal mare per cui addio solitudine e benvenuto PucciPucci. Devo dire che sono stata davvero contenta di questa sua decisione. L'ultima volta che eravamo andati da soli a Venezia era gennaio 2011 e, per la prima volta dopo tre anni di Primogenita, ci siamo ritrovati da soli due giorni. Fu un fine settimana magico in un hotel bellissimo sul Canal Grande, con cenetta supermegaromantica, sera assurdamente breve al Casinò e un PucciPucci generale da far venire il diabete quasi quasi anche a noi due. Ieri è stato tutto diverso tranne che per due costanti che tornano sempre fuori quando ci ritroviamo spensierati e senza figlie:
  1. come precedentemente detto il PucciPucci. Nella quotidianità siamo una di quelle coppie che passeggiano tenendosi per mano, che fanno sempre tutto insieme, che si sbaciucchiano ogni tanto. Insomma: veniamo spesso presi in giro dalle coppie di amici-genitori che ci definiscono la coppia giovane e smielensa. E quando le figlie non ci sono apriti cielo.
  2. le risate. Quando siamo soli la spensieratezza fa da padrona, ci invade fin dentro al midollo e le conseguenze sono che ogni tre per due ci ritroviamo a ridere e sorridere come due ebeti. Mr D. ha l'innata capacità di farmi ridere sempre, non tanto per barzellette o battute (che io non sopporto) ma per modi di fare, citazioni o altre piccole perle che solo noi capiamo ma che ci regalano una complicità meravigliosa. E questo succede anche viceversa e devo ammettere che mi piace riuscire spontaneamente a far ridere mio marito, di quella risata semplice e genuina che non sempre capita di sentire
Insomma: PucciPucci, risate e camminate senza meta alla ricerca di vie veneziane deserte e strette. E tanto tanto tanto tanto Amore, dispensato anche via telefono alle due biscottine a bagno nel mar adriatico. E' stata davvero una splendida, diversa, divertente, magica domenica.

giovedì 29 giugno 2017

E di nuovo

Il fine settimana dell'8-9 luglio le bambine partiranno per il mare coi nonni. Questo significa solo una cosa: un fine settimana totalmente, interamente spassionatamente per me. Eh sì. Perché i miei suoceri la macchina non ce l'hanno e il viaggio città-mare viene gentilmente offerto da Mr D.. La carovana composta da papà, figlie e nonni (con conseguenti posti in macchina esauriti) partirà sabato e io sarò sola. Dopo l'esperienza romana, l'horror vacui è stato bellamente sostituito da pura euforia. Ecco cosa mi è venuto in mente che potrei fare:
  • ho contattato un mio amico a cui piace fare le escursioni fra i boschi. Mi piacerebbe davvero tantissimo perdermi un giorno e mezzo nell'appennino fra il canto delle cicale e il rumore del vento
  • Venezia. È una vita che non vado a Venezia, per la precisione sono 4 anni e l'ultima volta avevo Sbibulina dentro al passeggino bella lagnosetta e una Primogenita fin troppo attirata dall'acqua dei canali. Non è stato molto rilassante. Avrei voglia di girarmi Venezia da sola... non l'ho mai fatto
  • Milano. Brera... ah... Brera... una delle pinacoteche più belle che io abbia mai visto. Non ci vado dai tempi universitari e avrei proprio tanta tanta tanta voglia di farmi un giretto là dentro
  • Non credo che metterò fra le opzioni di rimanere a casa. Di per sé sarebbe molto bello ma io so come sono fatta e finirei per pulire e mettere a posto tutto, dicendo addio al fine settimana di relax.
E quindi, tirando le somme le opzioni sarebbero tre e i fine settimana saranno due (perché se vale l'esaurimento posti in macchina per l'andata, vale anche per il ritorno). Nel caso il mio amico accetti, le opzioni saranno le prime due. Nel caso non possa, saranno le ultime due. Posso dirlo? Non vedo l'ora.

venerdì 26 maggio 2017

Questa settimana sono stata a Piacenza per farmi un'immersione totale guerciniana. Un disastro assurdo su moltissimi fronti, ma di questo non voglio parlarne. Vi parlerò invece di quel piccolo nanerottolo che ho incontrato sul treno africano regionale del ritorno, un paffuto ometto dagli occhi color del cielo di non più di otto mesi. Il fanciullo stava seduto con la schiena appoggiata alla pancia della sua mamma mentre lei con una mano teneva una coppa di frutta e con l'altra infilava i pezzettini succulenti dentro la bocca del piccolo angioletto. Un pezzettino alla volta, uno per uno, avanti così per un buon quarto d'ora. Il biscottino, senza fare una piega, immagazzinava frutta aprendo meccanicamente il suo hangar senza neanche masticare mentre io, con gli occhioni a cuoricino, mi gustavo la dolcissima scena. A un certo punto però, dal nulla, sono scoppiata a ridere ad alta voce incapace di trattenermi. Tutto il treno si è girato a guardarmi e a nessuno è venuto il sospetto che non ero io la fonte di ilarità ma il piccolotto che, dal nulla, ha iniziato a sputare fuori lentamente tutti i pezzettini di frutta immagazzinati facendoli colare sulla sua faccia e sul collo mentre la madre, ignara di tutto, continuava a buttar dentro altra frutta o a raccogliere i pezzi sulla camicetta del bambino credendo fossero caduti. Sarà che sono mamma, sarà che sono scema, ma ancora adesso, se ci penso, mi viene la risarola.

venerdì 31 marzo 2017

“Ah... niente... domani mica andiamo eh!”
“Umpf”
“Dai, Spetti... non senti che tosse che hanno? Sembrano due scaricatori di porto! Non possiamo partire”
“Umpf”
“No no e no, poi rischiamo che peggiorino”
“Ok... ok.. e se ci andassi da sola?”
“Umpf”
“Cioè dai... il prossimo fine settimana libero da impegni lo abbiamo a fine maggio e io il Fratellone non lo vedo da due anni”
“Umpf”
“Ok... ok... magari vado solo domani, parto e torno in giornata”
“Ok”
“Ok”
La vita familiare è fatta di compromessi, ve lo avevano detto? Ah, io domani Brescia. Da sola. Oh yeah.