A mia memoria non
era mai successo e sono ormai quasi tre anni che vivo in centro. Ieri
allora mi sono presa un giorno di ferie, ho accompagnato le bambine a
scuola e mi sono ritrovata libera. Mi sono autoimposta di non tornare
a casa senno' sarebbe ripartita la vocetta mentale maledetta: E
dovresti fare la lavatrice, e stendere, e pulire, e il pranzo, e la
spesa e e e e e... E cosi' mi sono fatta un bel giro da sola.
Sono andata in libreria e poi a comperarmi un paio di jeans e una
maglietta. Sono andata dal parrucchiere e ne sono uscita stranamente
pettinata e sono andata a comperarmi una spazzola che non usero' mai.
Davanti a me l'abisso: Giovedi', il giorno della palestra. Ed eccola,
la vocetta maledetta: Devi andare in palestra, devi metterti in
forma per raggiungere il tuo obiettivo, dovresti almeno fare 45
minuti di camminata e e e e... E cosi' son tornata a casa, mi
sono spaparanzata sul divano e mi sono guardata meta' Gandhi
prima di tornare alla vita vera. Ovviamente nel mio cervelletto il
trucco c'era: avrei rimandato ad oggi la palestra di ieri, pero' e'
gia' un piccolo passo per una donna e un inutile passo per
l'umanita'.
venerdì 28 febbraio 2014
mercoledì 26 febbraio 2014
Come vorrei che fosse ovvero La vera storia di un'insalata di Broccoli
Con l'aiuto dello psicocoso ormai ho capito che la parola che più mi caratterizza, ahimè, è dovere. Io devo, io dovrei, e se dovessi, si dovrebbe... E visto che la parola migliore sarebbe volere, io ci provo.
Vorrei che tutto partisse dalla cottura. Vorrei che iniziassi ad assaporare gli odori, i gesti, i colori che portano un piatto ad essere una portata. Mi piacerebbe cucinare con lentezza e leggerezza, con respiro e presenza. Mi piacerebbe apparecchiare la tavola con attenzione e gioia per gli occhi. Vorrei servire con calma, sedermi nel mio posto e con lentezza portarmi il cibo alla bocca. Vorrei un boccone piccolo, davvero piccolo, come quando si vuole assaggiare qualcosa senza essere sicuri che possa piacere davvero. E quel boccone, il primo boccone, lo vorrei gustare. Gli altri bocconi vorrei che fossero piccoli e vorrei essere in grado di masticare, masticare davvero e masticare tanto. Vorrei non avere l'immagine in testa del cibo che ingerendo si degrada nel mio stomaco. Vorrei non avere l'immagine in testa di quando, con il viso sul water, rimetto quello che ho ingerito. Vorrei sorridere di cuore e, mentre mangio, assaporare quello che ho nel piatto ed essere libera di dire no, non mi piace e lasciarlo li. A pensarci bene sarebbe meglio che tutto partisse dalla spesa, dall'immaginazione di ciò che vorrei mangiare, dalla visualizzazione del piatto finale che sarebbe ciò che davvero desidero. E per la mia insalata di broccoli, vorrei tagliarli piano piano uno a uno, e mentre li taglio immergerli nell'acqua fredda. Vorrei poi cuocerli con calma e respiro, sedermi a tavola e prendere una piccola forchettata. Vorrei essere in grado di sentire il loro vero sapore, la piccantezza del peperoncino e aglio, il verde che racchiude dentro. Vorrei masticare e masticare e masticare. Vorrei respirare mentre mangio e mangiare con lentezza, consapevolezza e piacere.
Ho detto vorrei?
Voglio.
E volere è potere.
Forse.
E mentre scrivo, ho già nausea e mal di stomaco.
Buon appetito.
Vorrei che tutto partisse dalla cottura. Vorrei che iniziassi ad assaporare gli odori, i gesti, i colori che portano un piatto ad essere una portata. Mi piacerebbe cucinare con lentezza e leggerezza, con respiro e presenza. Mi piacerebbe apparecchiare la tavola con attenzione e gioia per gli occhi. Vorrei servire con calma, sedermi nel mio posto e con lentezza portarmi il cibo alla bocca. Vorrei un boccone piccolo, davvero piccolo, come quando si vuole assaggiare qualcosa senza essere sicuri che possa piacere davvero. E quel boccone, il primo boccone, lo vorrei gustare. Gli altri bocconi vorrei che fossero piccoli e vorrei essere in grado di masticare, masticare davvero e masticare tanto. Vorrei non avere l'immagine in testa del cibo che ingerendo si degrada nel mio stomaco. Vorrei non avere l'immagine in testa di quando, con il viso sul water, rimetto quello che ho ingerito. Vorrei sorridere di cuore e, mentre mangio, assaporare quello che ho nel piatto ed essere libera di dire no, non mi piace e lasciarlo li. A pensarci bene sarebbe meglio che tutto partisse dalla spesa, dall'immaginazione di ciò che vorrei mangiare, dalla visualizzazione del piatto finale che sarebbe ciò che davvero desidero. E per la mia insalata di broccoli, vorrei tagliarli piano piano uno a uno, e mentre li taglio immergerli nell'acqua fredda. Vorrei poi cuocerli con calma e respiro, sedermi a tavola e prendere una piccola forchettata. Vorrei essere in grado di sentire il loro vero sapore, la piccantezza del peperoncino e aglio, il verde che racchiude dentro. Vorrei masticare e masticare e masticare. Vorrei respirare mentre mangio e mangiare con lentezza, consapevolezza e piacere.
Ho detto vorrei?
Voglio.
E volere è potere.
Forse.
E mentre scrivo, ho già nausea e mal di stomaco.
Buon appetito.
lunedì 24 febbraio 2014
Per la prima volta, ieri
Io sono una persona
che da molta importanza quello che dice e proprio per questo a volte
sono alquanto pericolosa perche', anche durante un'arrabbiatura
fortissima, dico sempre e comunque quello che penso veramente ed e'
quasi impossibile che mi scappi qualcosa dettata da sentimenti
passeggeri. Mi e' stato inculcato da mia madre che fin da piccola mi
ha insegnato il vero valore di ogni singola parola. Proprio per
questo motivo ho sempre pensato, erroneamente, che anche gli altri
comuni mortali aprissero sempre la bocca a ragion veduta. Inutile parlare della prima vera litigata con Mr D. il quale invece, sotto ira
funesta, dice quasi sempre cose che in realta' non pensa. Grazie al cielo dopo
quasi otto anni riesco a farmi scivolare addosso cio' che ritengo non
veritiero perche' dettato da sentimenti momentanei. Ieri sera per la
prima volta la Pimpante Piccola Peste, colma di rabbia nei miei
confronti per un episodio davvero superfluo, mi ha inondato di
parole: Mamma sei cattiva, mamma non ti sopporto e bla bla bla.
Ma a un certo punto le e' scappato un Mamma ti farei a pezzettini.
Io, sempre in silenzio e con calma, non ho detto nulla capendo che
non lo pensava realmente. Fino a qualche mese fa mi sarei chiusa in
bagno a piangere. Tuttavia, ci sono voluti poco meno di due minuti
quando, in lacrime, si e' presentata davanti a me singhiozzando a
piu' non posso e chiedendomi scusa per la cosa orribile e cattiva che
mi aveva detto. Mi si e' sciolto il cuore, mi sono commossa, l'ho abbracciata, le ho
fatto capire che a volte per rabbia si dicono cose che in realta' non
si pensano, che e' stata davvero intelligente a chiedere scusa e che
la prossima volta cerchera' di non dire piu' una cosa che in realta'
non e' vera. Sono una mamma orgogliosa della sua Pimpante Piccola
Peste perche' ha fatto il suo primo passo verso la comprensione
dell'importanza della parola.
Ognuno e' quel che
e' e questo si vede gia' dalla nascita. Ogni piccolo essere umano ha
gia' il suo carattere, il suo modo di vivere le emozioni, i suoi
comportamenti innati. Poi c'e' una parte della persona che riesce in
qualche modo ad essere educata, ma non si vince in nessun modo contro
la natura. Me ne sono accorta venerdi', quando mio suocero mi diceva
quanto testona puo' essere la mia seconda figlia. Io lo ascoltavo e
dentro di me sorridevo. Gli ho spiegato che non serve a nulla
impuntarsi, che lei e' fatta cosi' e che basta assecondarla in quello
che vuole fare stando attenti che non si catapulti giu' dalla
finestra. Ed e' stato mentre lo dicevo che mi sono resa conto che
questa piccola regola vale anche per la Pimpante Piccola Peste. Con
lei il rapporto e' un pochino piu' difficile, iniziano ad esserci le
prime scaramucce, i primi scontri madre-figlia che, ahime', sono
inevitabili. Io, da brava toro ascendente vergine, sono dura che piu'
dura non si puo' e lei ha preso proprio dalla sua mamma. E' successo
proprio come nei film, quando il protagonista esprime un pensiero su
un'altra persona e si rende conto che la sua affermazione vale anche
per se' stessa. E' successo cosi' che mi sono davvero resa conto chi
e' mia figlia. Razionalmente lo sapevo, ma non l'avevo mai
interiorizzato fino in fondo.
La Pimpante Piccola
Peste e' una bambina generosa, dolce, peperina, testarda, costante e
sicura di se', indipendente, lenta e a volte irriverente.
La Piccola di casa
e' una bambina affettuosa, dolce, testarda, coccolosa, indipendente,
golosa, analitica e solare.
In fondo non sono
cosi' diverse come sembra.
venerdì 21 febbraio 2014
Ho temuto per anni
quel momento e ieri, ahime', e' arrivato. Le ho sempre odiate, anche
se qualcosa nella mia memoria mi dice che quando ero piccola
piacevano anche a me. Comunque ieri mi si avvicina la Piccola Peste e
con la sua vocina spensierata mi ha fatto la fatidica domanda:
“Mamma? La vuoi sentire una barzelletta?”
Panico.
Panico.
Odio le
barzellette.
Panico.
Respiro.
Rispondo.
“Allora, un bimbo
raccoglie una cosa per terra e la sua nonna gli dice: Non si
raccolgono le cose per terra. Poi la nonna cade e chiede al bimbo: Mi
aiuti? E il bimbo risponde: No nonna non si raccolgono le cose da
terra”.
Silenzio.
Sorriso forzato.
Risata forzata.
Pensiero positivo.
Poteva andare peggio.
La Piccola Peste
non se ne accorge, se ne va soddisfatta.
L'ho scampata.
Io ODIO le
barzellette.
mercoledì 19 febbraio 2014
Onesta'
Non so esattamente
quando si inizi a sentire quell'irrimediabile senso di onesta' che ti
pervade il cuore e al quale non ci si puo' tirare indietro. A mia
memoria l'ho sempre avuto ma probabilmente mi e' stato insegnato dai
miei genitori con pazienza e costanza. Mia madre ne e' sempre stata
un ottimo esempio. Ricordo che trovo' un pacco di soldi in uno
sportello bancomat e rincorse fino allo svenimento il proprietario
che neanche le disse grazie. Mio padre uguale, anche lui e' sempre
stato un ottimo esempio sebbene ci scherzasse su. Ricordo quando
trovai cinquantamila lire per terra e provo' a fregarmi sostenendo
fossero cadute dal suo inesistente portafoglio. Io ho preso da
entrambi e in questi due giorni ho avuto modo di sentire quella
sensazione per ben due volte in modo netto e inconfondibile. La prima
al pagamento della rata della palestra, quando mi hanno chiesto se
volevo mantenere lo sconto universitario che non si sa per quale
motivo mi era stato appioppato, la seconda questa mattina quando, in
fila al bancomat, il signore prima di me mi saluta e se ne va. Noto
una schermata differente: “Si desidera fare un'altra operazione?”.
Senza neanche pensarci ho cliccato NO, ho ritirato il bancomat e ho
inseguito lo sbadato riconsegnandogli il tutto. Avrei potuto
svuotagli il conto corrente, ma non e' che non ho voluto (ovviamente
non avrei voluto) ma neanche mi e' passato per l'anticamera del
cervello, non era un'opzione, non esisteva quell'alternativa. Mi e'
venuta in mente dopo, quando riconsegnando il tutto ho pensato che
fosse stato fortunato a trovare una persona come me perche' magari a
qualcuno avrebbero fatto gola i suoi soldi. Sono povera, si, ma sono
onesta.
lunedì 17 febbraio 2014
Bentornate, maledette!
Io lo sento nella
gola quando arrivano. E' quella sensazione li, che non puo' essere
confusa con qualche altro malessere di stagione. E' quella sensazione
li', che parte a destra e pian pianino si diffonde. Quest'anno
credevo di aver dato, dopo esserci cascata due volte con febbre alta
e una vocione da tenore, e invece no. Ieri sera accenno un colpetto
di tosse e lo sento. Spalanco gli occhi, colmi di terrore, e mi avvio
in bagno senza dichiarare il mio sospetto all'ignara famiglia.
Accendo la luce, prendo lo specchietto, respiro, apro gli occhi e
getto uno sguardo. Maporcalapupazzolaladra! Eccola li', piccola e
bianca, appollaiata sulla mia tonsilla destra. Inconfondibile.
L'otorino mi avverti' due mesi fa: “Signora, ormai e' cronica, deve
operarsi” ma io, in versione frikkettona nature che si cura con la
propoli e le preghiere, dissi che non mi interessava. Sognai quella
notte di strapparmi le tonsille, sognai di starnutire e di avercele
in mano, feci i sogni piu' orribili del mondo ma mi passo' in una
settimana. Ora francamente non ne ho voglia di passare di nuovo
quell'interminabile travaglio ma non credo di aver alternative. Ben
tornate, stramaledette placche. Io vi odio, vi odio davvero.
venerdì 14 febbraio 2014
Se io fossi...
Se io fossi un PaPau avrei vita difficile. Innanzi tutto sarei una pecora, ma verrei considerato come se fossi un cane. La Pimpante Piccola Peste, dalla sua nascita, userebbe le mie orecchie per strofinarsele sugli occhi per cercare di addormentarsi. Sarei ormai vecchio e logoro e verrei dimenticato in ogni angolo possibile della casa. Non e' sempre stato cosi' in realta', anche io avrei avuto in gioventu' momenti di gloria in cui la piccola umana faceva scenate allucinanti pur di avermi accanto, ma ormai quei giorni sono lontani.
Se io fossi un Bao avrei vita difficile. Innanzi tutto sarei un gatto, ma verrei considerato come se fossi un cane. La Piccola di casa, dalla sua nascita, userebbe la mia etichetta per addormentarsi e ogni tre per due infilerebbe tutta la mia testa in bocca e la morderebbe cosi', per divertimento. Sarei ancora nel pieno delle mie facolta' mentali ma verrei comunque messo in un vasino per gioco e riempito di marmellata e biscotti per vedere l'effetto che fa.
Se io fossi un PaPau e un Bao avrei davvwero una vita difficile
Se io fossi un Bao avrei vita difficile. Innanzi tutto sarei un gatto, ma verrei considerato come se fossi un cane. La Piccola di casa, dalla sua nascita, userebbe la mia etichetta per addormentarsi e ogni tre per due infilerebbe tutta la mia testa in bocca e la morderebbe cosi', per divertimento. Sarei ancora nel pieno delle mie facolta' mentali ma verrei comunque messo in un vasino per gioco e riempito di marmellata e biscotti per vedere l'effetto che fa.
Se io fossi un PaPau e un Bao avrei davvwero una vita difficile
mercoledì 12 febbraio 2014
In genere l'essere
umano, non si sa per quale motivo, e' piu' portato a lamentarsi che a
gioire, me compresa. Sono sempre spigliata a scrivere delle piccole
scaramucce quotidiane, narrandole nel modo tragicomico che ormai mi
distingue, ma fatico a scrivere cio' che in realta' c'e' di positivo
nella mia quotidianita'. E oggi dedichero' la mia positivita' a Mr D.
Fin da quando ricordo siamo stati agli antipodi e ora, dopo
innumerevoli anni di conoscenza e quasi otto anni uno accanto
all'altra le cose non sono cambiate. A me piace bianco a lui piace
nero, io sono ordinata e lui disordinato, io severa e lui magnanimo,
io magnanima e lui severo e potrei andare avanti per almeno una
mezzoretta buona senza alcun sforzo. Ma c'e' qualcosa di piu' che non
viene fuori in quello che scrivo quotidianamente. Quando lo guardo
nei suoi splendidi occhi azzurri, rivedo sempre e costantemente
Ciccio, il ragazzo strafigo della biblioteca che mi ostinavo a
respingere perche' lo consideravo troppo bello per una come me.
Quando lo guardo negli occhi, mi pervade sempre un amore profondo
misto di tenerezza e felicita', mi vengono alla mente tutti i ricordi
della spensieratezza dei primi anni, mi viene in mente il suo volto
durante il mio primo e secondo parto, mi viene in mente il suo viso
teso mente mi aspettava all'altare, i suoi abbracci consolatori
durante il lutto, i suoi abbracci di gioia durante le feste. Mi basta
guardarlo negli occhi per ricordarmi tutti i giorni il perche',
nonostante le scaramucce, io l'abbia sposato e continui a sposarlo
ogni giorno. L'amore e' davvero una cosa meravigliosa.
martedì 11 febbraio 2014
A questo punto un po' di sana pubblicita'
Visto che non so
davvero cosa farmene ne' degli accessori che mi hanno regalato, ne'
della cuffia lana e visone che mi hanno consegnato, io ho messo tutto
su Kijiji, Bakeka, Subito e altri portali nella speranza di vendere qualcosa. Saro' strana, ma io
sono cosi': sono semplice e frikkettona.
Ecco qui, per chi
fosse interessato:
Cuffia:
Braccialetto:
Collana:
mercoledì 5 febbraio 2014
Will you be there
“Mamma? Ma chi e'
questo che canta?”
“Si chiama
Michael, amore. Anzi, si chiamava Michael”
“E' morto mamma?”
“Si, e' morto.
Cantava e ballava molto bene. A me e a papa' piaceva molto”
“E' un vero
peccato che sia morto mamma”
“Si, ma vedrai
che lassu' canta e balla come non mai”
martedì 4 febbraio 2014
Non voglio fare la modella
Tutto e' nato
qualche settimana fa, quando una mia ex collega mi ha comunicato che
una stilista di un noto e prestigioso marchio ha richiesto me come
modella per la collezione Primavera 2014. Io non volevo farlo, pero'
un po' per le insistenze di Mr D., un po' come terapia per la mia
autostima, alla fine ho accettato. Tre ore e mezza di lavoro e in
cambio ho ricevuto tre accessori della prossima collezione che, ad
occhio e croce, dovrebbero valere complessivamente 190 Euro in
totale. Cio' vuol dire che, per un'ora di lavoro, sono stata pagata
poco meno di 55 Euro. Considerando il fatto che attualmente il mio
bel modesto lavoro mi paga 7,5 Euro all'ora, cosi ci sto a fare
ancora qui?
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