venerdì 28 febbraio 2014

A memoria di mamma


A mia memoria non era mai successo e sono ormai quasi tre anni che vivo in centro. Ieri allora mi sono presa un giorno di ferie, ho accompagnato le bambine a scuola e mi sono ritrovata libera. Mi sono autoimposta di non tornare a casa senno' sarebbe ripartita la vocetta mentale maledetta: E dovresti fare la lavatrice, e stendere, e pulire, e il pranzo, e la spesa e e e e e... E cosi' mi sono fatta un bel giro da sola. Sono andata in libreria e poi a comperarmi un paio di jeans e una maglietta. Sono andata dal parrucchiere e ne sono uscita stranamente pettinata e sono andata a comperarmi una spazzola che non usero' mai. Davanti a me l'abisso: Giovedi', il giorno della palestra. Ed eccola, la vocetta maledetta: Devi andare in palestra, devi metterti in forma per raggiungere il tuo obiettivo, dovresti almeno fare 45 minuti di camminata e e e e... E cosi' son tornata a casa, mi sono spaparanzata sul divano e mi sono guardata meta' Gandhi prima di tornare alla vita vera. Ovviamente nel mio cervelletto il trucco c'era: avrei rimandato ad oggi la palestra di ieri, pero' e' gia' un piccolo passo per una donna e un inutile passo per l'umanita'.

mercoledì 26 febbraio 2014

Come vorrei che fosse ovvero La vera storia di un'insalata di Broccoli

Con l'aiuto dello psicocoso ormai ho capito che la parola che più mi caratterizza, ahimè, è dovere. Io devo, io dovrei, e se dovessi, si dovrebbe... E visto che la parola migliore sarebbe volere, io ci provo.
Vorrei che tutto partisse dalla cottura. Vorrei che iniziassi ad assaporare gli odori, i gesti, i colori che portano un piatto ad essere una portata. Mi piacerebbe cucinare con lentezza e leggerezza, con respiro e presenza. Mi piacerebbe apparecchiare la tavola con attenzione e gioia per gli occhi. Vorrei servire con calma, sedermi nel mio posto e con lentezza portarmi il cibo alla bocca. Vorrei un boccone piccolo, davvero piccolo, come quando si vuole assaggiare qualcosa senza essere sicuri che possa piacere davvero. E quel boccone, il primo boccone, lo vorrei gustare. Gli altri bocconi vorrei che fossero piccoli e vorrei essere in grado di masticare, masticare davvero e masticare tanto. Vorrei non avere l'immagine in testa del cibo che ingerendo si degrada nel mio stomaco. Vorrei non avere l'immagine in testa di quando, con il viso sul water, rimetto quello che ho ingerito. Vorrei sorridere di cuore e, mentre mangio, assaporare quello che ho nel piatto ed essere libera di dire no, non mi piace e lasciarlo li. A pensarci bene sarebbe meglio che tutto partisse dalla spesa, dall'immaginazione di ciò che vorrei mangiare, dalla visualizzazione del piatto finale che sarebbe ciò che davvero desidero. E per la mia insalata di broccoli, vorrei tagliarli piano piano uno a uno, e mentre li taglio immergerli nell'acqua fredda. Vorrei poi cuocerli con calma e respiro, sedermi a tavola e prendere una piccola forchettata. Vorrei essere in grado di sentire il loro vero sapore, la piccantezza del peperoncino e aglio, il verde che racchiude dentro. Vorrei masticare e masticare e masticare. Vorrei respirare mentre mangio e mangiare con lentezza, consapevolezza e piacere.
Ho detto vorrei?
Voglio.
E volere è potere.
Forse.
E mentre scrivo, ho già nausea e mal di stomaco.
Buon appetito.

lunedì 24 febbraio 2014

Per la prima volta, ieri


Io sono una persona che da molta importanza quello che dice e proprio per questo a volte sono alquanto pericolosa perche', anche durante un'arrabbiatura fortissima, dico sempre e comunque quello che penso veramente ed e' quasi impossibile che mi scappi qualcosa dettata da sentimenti passeggeri. Mi e' stato inculcato da mia madre che fin da piccola mi ha insegnato il vero valore di ogni singola parola. Proprio per questo motivo ho sempre pensato, erroneamente, che anche gli altri comuni mortali aprissero sempre la bocca a ragion veduta. Inutile parlare della prima vera litigata con Mr D. il quale invece, sotto ira funesta, dice quasi sempre cose che in realta' non pensa. Grazie al cielo dopo quasi otto anni riesco a farmi scivolare addosso cio' che ritengo non veritiero perche' dettato da sentimenti momentanei. Ieri sera per la prima volta la Pimpante Piccola Peste, colma di rabbia nei miei confronti per un episodio davvero superfluo, mi ha inondato di parole: Mamma sei cattiva, mamma non ti sopporto e bla bla bla. Ma a un certo punto le e' scappato un Mamma ti farei a pezzettini. Io, sempre in silenzio e con calma, non ho detto nulla capendo che non lo pensava realmente. Fino a qualche mese fa mi sarei chiusa in bagno a piangere. Tuttavia, ci sono voluti poco meno di due minuti quando, in lacrime, si e' presentata davanti a me singhiozzando a piu' non posso e chiedendomi scusa per la cosa orribile e cattiva che mi aveva detto. Mi si e' sciolto il cuore, mi sono commossa, l'ho abbracciata, le ho fatto capire che a volte per rabbia si dicono cose che in realta' non si pensano, che e' stata davvero intelligente a chiedere scusa e che la prossima volta cerchera' di non dire piu' una cosa che in realta' non e' vera. Sono una mamma orgogliosa della sua Pimpante Piccola Peste perche' ha fatto il suo primo passo verso la comprensione dell'importanza della parola.
Ognuno e' quel che e' e questo si vede gia' dalla nascita. Ogni piccolo essere umano ha gia' il suo carattere, il suo modo di vivere le emozioni, i suoi comportamenti innati. Poi c'e' una parte della persona che riesce in qualche modo ad essere educata, ma non si vince in nessun modo contro la natura. Me ne sono accorta venerdi', quando mio suocero mi diceva quanto testona puo' essere la mia seconda figlia. Io lo ascoltavo e dentro di me sorridevo. Gli ho spiegato che non serve a nulla impuntarsi, che lei e' fatta cosi' e che basta assecondarla in quello che vuole fare stando attenti che non si catapulti giu' dalla finestra. Ed e' stato mentre lo dicevo che mi sono resa conto che questa piccola regola vale anche per la Pimpante Piccola Peste. Con lei il rapporto e' un pochino piu' difficile, iniziano ad esserci le prime scaramucce, i primi scontri madre-figlia che, ahime', sono inevitabili. Io, da brava toro ascendente vergine, sono dura che piu' dura non si puo' e lei ha preso proprio dalla sua mamma. E' successo proprio come nei film, quando il protagonista esprime un pensiero su un'altra persona e si rende conto che la sua affermazione vale anche per se' stessa. E' successo cosi' che mi sono davvero resa conto chi e' mia figlia. Razionalmente lo sapevo, ma non l'avevo mai interiorizzato fino in fondo.
La Pimpante Piccola Peste e' una bambina generosa, dolce, peperina, testarda, costante e sicura di se', indipendente, lenta e a volte irriverente.
La Piccola di casa e' una bambina affettuosa, dolce, testarda, coccolosa, indipendente, golosa, analitica e solare.
In fondo non sono cosi' diverse come sembra.

venerdì 21 febbraio 2014


Ho temuto per anni quel momento e ieri, ahime', e' arrivato. Le ho sempre odiate, anche se qualcosa nella mia memoria mi dice che quando ero piccola piacevano anche a me. Comunque ieri mi si avvicina la Piccola Peste e con la sua vocina spensierata mi ha fatto la fatidica domanda: “Mamma? La vuoi sentire una barzelletta?”
Panico.
Panico.
Odio le barzellette.
Panico.
Respiro.
Rispondo.
“Allora, un bimbo raccoglie una cosa per terra e la sua nonna gli dice: Non si raccolgono le cose per terra. Poi la nonna cade e chiede al bimbo: Mi aiuti? E il bimbo risponde: No nonna non si raccolgono le cose da terra”.
Silenzio.
Sorriso forzato.
Risata forzata.
Pensiero positivo. Poteva andare peggio.
La Piccola Peste non se ne accorge, se ne va soddisfatta.
L'ho scampata.
Io ODIO le barzellette.

mercoledì 19 febbraio 2014

Onesta'


Non so esattamente quando si inizi a sentire quell'irrimediabile senso di onesta' che ti pervade il cuore e al quale non ci si puo' tirare indietro. A mia memoria l'ho sempre avuto ma probabilmente mi e' stato insegnato dai miei genitori con pazienza e costanza. Mia madre ne e' sempre stata un ottimo esempio. Ricordo che trovo' un pacco di soldi in uno sportello bancomat e rincorse fino allo svenimento il proprietario che neanche le disse grazie. Mio padre uguale, anche lui e' sempre stato un ottimo esempio sebbene ci scherzasse su. Ricordo quando trovai cinquantamila lire per terra e provo' a fregarmi sostenendo fossero cadute dal suo inesistente portafoglio. Io ho preso da entrambi e in questi due giorni ho avuto modo di sentire quella sensazione per ben due volte in modo netto e inconfondibile. La prima al pagamento della rata della palestra, quando mi hanno chiesto se volevo mantenere lo sconto universitario che non si sa per quale motivo mi era stato appioppato, la seconda questa mattina quando, in fila al bancomat, il signore prima di me mi saluta e se ne va. Noto una schermata differente: “Si desidera fare un'altra operazione?”. Senza neanche pensarci ho cliccato NO, ho ritirato il bancomat e ho inseguito lo sbadato riconsegnandogli il tutto. Avrei potuto svuotagli il conto corrente, ma non e' che non ho voluto (ovviamente non avrei voluto) ma neanche mi e' passato per l'anticamera del cervello, non era un'opzione, non esisteva quell'alternativa. Mi e' venuta in mente dopo, quando riconsegnando il tutto ho pensato che fosse stato fortunato a trovare una persona come me perche' magari a qualcuno avrebbero fatto gola i suoi soldi. Sono povera, si, ma sono onesta.

lunedì 17 febbraio 2014

Bentornate, maledette!


Io lo sento nella gola quando arrivano. E' quella sensazione li, che non puo' essere confusa con qualche altro malessere di stagione. E' quella sensazione li', che parte a destra e pian pianino si diffonde. Quest'anno credevo di aver dato, dopo esserci cascata due volte con febbre alta e una vocione da tenore, e invece no. Ieri sera accenno un colpetto di tosse e lo sento. Spalanco gli occhi, colmi di terrore, e mi avvio in bagno senza dichiarare il mio sospetto all'ignara famiglia. Accendo la luce, prendo lo specchietto, respiro, apro gli occhi e getto uno sguardo. Maporcalapupazzolaladra! Eccola li', piccola e bianca, appollaiata sulla mia tonsilla destra. Inconfondibile. L'otorino mi avverti' due mesi fa: “Signora, ormai e' cronica, deve operarsi” ma io, in versione frikkettona nature che si cura con la propoli e le preghiere, dissi che non mi interessava. Sognai quella notte di strapparmi le tonsille, sognai di starnutire e di avercele in mano, feci i sogni piu' orribili del mondo ma mi passo' in una settimana. Ora francamente non ne ho voglia di passare di nuovo quell'interminabile travaglio ma non credo di aver alternative. Ben tornate, stramaledette placche. Io vi odio, vi odio davvero.

venerdì 14 febbraio 2014

Se io fossi...

Se io fossi un PaPau avrei vita difficile. Innanzi tutto sarei una pecora, ma verrei considerato come se fossi un cane. La Pimpante Piccola Peste, dalla sua nascita, userebbe le mie orecchie per strofinarsele sugli occhi per cercare di addormentarsi. Sarei ormai vecchio e logoro e verrei dimenticato in ogni angolo possibile della casa. Non e' sempre stato cosi' in realta', anche io avrei avuto in gioventu' momenti di gloria in cui la piccola umana faceva scenate allucinanti pur di avermi accanto, ma ormai quei giorni sono lontani.

Se io fossi un Bao avrei vita difficile. Innanzi tutto sarei un gatto, ma verrei considerato come se fossi un cane. La Piccola di casa, dalla sua nascita, userebbe la mia etichetta per addormentarsi e ogni tre per due infilerebbe tutta la mia testa in bocca e la morderebbe cosi', per divertimento. Sarei ancora nel pieno delle mie facolta' mentali ma verrei comunque messo in un vasino per gioco e riempito di marmellata e biscotti per vedere l'effetto che fa.

 Se io fossi un PaPau e un Bao avrei davvwero una vita difficile

 

mercoledì 12 febbraio 2014


In genere l'essere umano, non si sa per quale motivo, e' piu' portato a lamentarsi che a gioire, me compresa. Sono sempre spigliata a scrivere delle piccole scaramucce quotidiane, narrandole nel modo tragicomico che ormai mi distingue, ma fatico a scrivere cio' che in realta' c'e' di positivo nella mia quotidianita'. E oggi dedichero' la mia positivita' a Mr D. Fin da quando ricordo siamo stati agli antipodi e ora, dopo innumerevoli anni di conoscenza e quasi otto anni uno accanto all'altra le cose non sono cambiate. A me piace bianco a lui piace nero, io sono ordinata e lui disordinato, io severa e lui magnanimo, io magnanima e lui severo e potrei andare avanti per almeno una mezzoretta buona senza alcun sforzo. Ma c'e' qualcosa di piu' che non viene fuori in quello che scrivo quotidianamente. Quando lo guardo nei suoi splendidi occhi azzurri, rivedo sempre e costantemente Ciccio, il ragazzo strafigo della biblioteca che mi ostinavo a respingere perche' lo consideravo troppo bello per una come me. Quando lo guardo negli occhi, mi pervade sempre un amore profondo misto di tenerezza e felicita', mi vengono alla mente tutti i ricordi della spensieratezza dei primi anni, mi viene in mente il suo volto durante il mio primo e secondo parto, mi viene in mente il suo viso teso mente mi aspettava all'altare, i suoi abbracci consolatori durante il lutto, i suoi abbracci di gioia durante le feste. Mi basta guardarlo negli occhi per ricordarmi tutti i giorni il perche', nonostante le scaramucce, io l'abbia sposato e continui a sposarlo ogni giorno. L'amore e' davvero una cosa meravigliosa.

martedì 11 febbraio 2014

A questo punto un po' di sana pubblicita'


Visto che non so davvero cosa farmene ne' degli accessori che mi hanno regalato, ne' della cuffia lana e visone che mi hanno consegnato, io ho messo tutto su Kijiji, Bakeka, Subito e altri portali nella speranza di vendere qualcosa. Saro' strana, ma io sono cosi': sono semplice e frikkettona.
Ecco qui, per chi fosse interessato:
Cuffia:
Braccialetto:
Collana:



mercoledì 5 febbraio 2014

Will you be there


“Mamma? Ma chi e' questo che canta?”
“Si chiama Michael, amore. Anzi, si chiamava Michael”
“E' morto mamma?”
“Si, e' morto. Cantava e ballava molto bene. A me e a papa' piaceva molto”
“E' un vero peccato che sia morto mamma”
“Si, ma vedrai che lassu' canta e balla come non mai”

martedì 4 febbraio 2014

Non voglio fare la modella


Tutto e' nato qualche settimana fa, quando una mia ex collega mi ha comunicato che una stilista di un noto e prestigioso marchio ha richiesto me come modella per la collezione Primavera 2014. Io non volevo farlo, pero' un po' per le insistenze di Mr D., un po' come terapia per la mia autostima, alla fine ho accettato. Tre ore e mezza di lavoro e in cambio ho ricevuto tre accessori della prossima collezione che, ad occhio e croce, dovrebbero valere complessivamente 190 Euro in totale. Cio' vuol dire che, per un'ora di lavoro, sono stata pagata poco meno di 55 Euro. Considerando il fatto che attualmente il mio bel modesto lavoro mi paga 7,5 Euro all'ora, cosi ci sto a fare ancora qui?