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martedì 17 maggio 2011

Panna Cotta alla pera Angelys e tegoline al farro soffiato

Angel - Sarah McLachlan    
Tutte le volte che mangio una pera, mi viene in mente un film che per altro non considero speciale se non per la strepitosa colonna sonora (musica, mi ripeto sempre).
Probabilmente molte di voi lo avranno visto, perché fa parte di quel filone di film romanticamente strappalacrime pensati per noi donne, che pretendono di lasciarti con domande fondamentali sul destino e sul senso della vita. Si tratta di “City of Angels “, remake del più famoso ed intenso “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders.
Non ricordo il regista di City of Angels, ma so dirvi che i protagonisti erano una all’epoca stra-famosa Meg Ryan e Nicholas Cage (pre toupé). In breve il film racconta la storia di un Angelo - Seth (Nicholas Cage) che finisce con l’innamorarsi della sua protetta (Meg Ryan) una neuro-chirurgo in carriera a Los Angeles. Per quasi 2 ore la storia si dipana intorno agli eventi che porteranno i due ad incontrarsi ed a Seth a desiderare l’amore per la dottoressa, ma come dicevo all’inizio, è un film che mi è sembrato troppo lento e un po’ troppo “manierista” per così dire, quindi non ricordo scene eclatanti, se non una, nella parte finale (immagino che molte di voi non saranno d’accordo con me perché l’intero film è intriso di romanticismo ma non so capire il perché della mia resistenza a considerarlo un buon film).  
L’Angelo, nella sua natura  divina ed immortale, non può provare sensazioni umane (a parte l’amore che è un sentimento divino). Quindi i suoi sensi sono per così dire anestetizzati. Non prova il gusto (vita meschina), il tatto…e così via. Una delle frasi che sintetizzano il suo stato è “A che servono le ali se non puoi sentire il vento sul viso.”
Per poter provare tutte le sensazioni umane ed amare finalmente la dottoressa, l’Angelo decide di abbandonare la sua natura immortale attraverso un percorso dolorosissimo ma finalmente i due possono stare insieme. La prima cosa che la dottoressa desidera fagli assaggiare è il suo frutto preferito, una pera. Ecco, io ricordo sempre come lei cerca di descrivere una pera a quest’Angelo che non può capire il concetto di sapore e questa mi è sembrata una delle scene più belle di tutto il film. Non vi racconto il finale perché qualcuno potrebbe non averlo visto e non mi sembra proprio giusto togliervi questa sorpresa. Però quando mangio una pera io ritorno a questo film e penso a Meg Ryan che cerca di spiegare questo stupendo frutto ad un Angelo senza il dono del gusto: “Dolce, succosa, come sabbia zuccherina sulla tua lingua…”. La frase non è proprio questa ma quasi. 

sabato 2 aprile 2011

L’Agar Agar, il brodetto di pesce e la sorpresa nei ravioli

   
Magical Mistery Tour - The Beatles                                                                   
Kia mi scuserà se arrivo a presentare questa ricettina per il suo contest proprio sul filo di lana. E’ che sinceramente non pensavo avrei mai partecipato perché fin dall’inizio mi è sembrato un Contest complicato. 
La prima volta che ho sentito nominare l’Agar Agar è stato un paio d’anni fa, nel gioco della Nintendo “Cooking Mama”. Lo conoscete? Penso che la maggior parte di voi che hanno bimbe che possiedono il Nintendo DS, lo conoscano fin troppo bene. Mia figlia ed io ci abbiamo giocato fino alla nausea ed entrambe eravamo “Even better than Mama!” specialmente quando preparavamo l’Agar Agar…ma che sarà poi ‘sto Agar Agar, mi domandavo io in silenzio, per non scatenare la sequela di domande da parte di mia figlia, a cui poi non avrei saputo rispondere.
Ecco quello che sapevo io dell’Agar Agar, cioè nulla.
I primi di marzo sono stata a Viareggio, al Lombardi Store a vedere una dimostrazione di Juls circa l’utilizzo di questa polverina magica in cucina, e da lì ho cominciato a capire che con quest’alga orientale ci si può davvero divertire.
La lampadina si è accesa una sera, a tavola con mio marito, ricordando una fantastica cena in un ristorante di S. Salvo, località balneare sulla costa Adriatica poco lontana da Vasto ed al confine con il Molise. Dopo aver mangiato del pesce freschissimo cotto in uno brodetto da estasi, zio Pasquale ha chiesto allo chef di poter cuocere degli spaghetti e saltarli direttamente nel brodetto rimasto. Beh, potrete capire lo straordinario sapore di quella pasta, o forse no, non potete.…una cosa da urlo: avrei voluto che quell’istante si moltiplicasse in eterno. Non so spiegare, ma il sapore del mare era intensissimo ed ho ringraziato lo zio per la geniale idea che aveva avuto.
Insomma, ricordando quella serata straordinaria, ha cominciato a ronzarmi nella testa una domanda: perché non riempire la pasta del suo condimento? Perché non cercare di riprodurre quella meravigliosa sensazione del sapore del mare cercando di concentrarlo in un involucro di pasta? Forse con l’alga magica potrebbe funzionare….così stamattina mi sono messa all’opera. Il risultato è quello che vedete.
Ho messo il brodetto dentro la pasta e l’Agar Agar ha fatto la magia. Con la cottura dei ravioli, il ripieno gelatinoso ha ripreso la sua liquidità originale ed una volta in bocca,  al primo morso della pasta, è esploso il pieno sapore del mare.
Evviva Super Agar! La tua missione ancora una volta è stata vincente!