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giovedì 5 settembre 2019

Torta verde con zucchine trombetta: i soliti propositi.

Hello again - Nei Diamond 
Che stranezza, che emozione, che imbarazzo.
Ricominciare a scrivere sul blog dopo tanto tempo.
Mi sono chiesta se qualcuno passi ancora da queste parti o se, vista la "Vacancy" dell'amministratrice di condominio, abbia deciso di cambiare compagnia definitivamente.
Poi mi è caduto un occhio sul contatore visite ed ho avuto un tuffo al cuore leggendo dei sei milioni di visualizzazioni superate.
Non me lo so spiegare...come dice il buon vecchio Tizzi.
Sono dinamiche che non capisco e che non ho mai voluto sondare, visto che questo blog è scevro da strategie marketing, SEO e ammennicoli vari.
Male, dirà qualcuno.
E forse è così: un giorno, tanti anni fa ho anche sognato che scrivere di cibo e cucinare potesse diventare una professione investendoci tempo e tanta energia, ma per un motivo o l'altro, il primo del quale era che un lavoro vero e bellissimo io ce l'avevo già, ho fatto una scelta che con molta probabilità è stata quella giusta.
Così non so proprio perché io senta ancora il bisogno di tornare qui, di scrivere, di lanciare parole nell'etere.
Schizofrenia galoppante, probabilmente.
Anzi, dirò di più: faccio progetti di ammodernamento della casa (questa), penso a ricette che vorrei condividere e a cose che vorrei raccontare, insomma ho ancora voglia di confrontarmi con questo spazio volatile che è il web.
Il problema come sempre, resta uno: il tempo da dedicargli.
Che essendo pochissimo, viene oggi distribuito tra famiglia e qualche altra passioncina che al momento non ho voglia di trascurare.
Nove anni fa, quando ho avuto la malsana idea di buttarmi in questa avventura, avevo 9 anni in meno, più energia e meno saggezza.
Vediamo se riuscirò a non lasciar morire d'inedia il mio povero Andante con gusto.
Al momento ci sono quasi riuscita.
La torta verde.
Non è un nome a caso: fa parte della tradizione delle torte salate liguri e primariamente deve il suo nome al ripieno originario, che è in genere di erbette di stagione.
Ma la mia amica Fausta, me l'ha fatta assaggiare la prima volta a casa sua con il ripieno di queste zucchinette strepitose, così buone e delicate da poter essere mangiate crude condite semplicemente con olio e sale.
Lei le aveva messe nella torta che abbiamo mangiato per cena, ancora leggermente tiepida di forno: una vera poesia. Ricordo di avere fatto un paio di bis, sia mai che non capisse che mi piaceva.
Così quando il consorte è tornato dalla Liguria con un cartoccio di questi serpenti verdini, il desiderio immediato è stato quello di replicare la ricetta di Fausta, con un pensiero speciale a questa amica che il Blog mi ha regalato fin dal primo momento e che tengo stretta nel mio cuore.
D'altronde Fausta mi ha insegnato un'altra ricetta a cui sono affezionatissima, ed è la Stroscia, anche questa legata al suo territorio ed uno dei dolci più buoni e semplici che si possano assaggiare, per lo meno secondo i miei gusti.
Nella torta verde ho aggiunto un poco di ricotta come variante personale, ma non è assolutamente necessaria, perché il ripieno di sole verdure è già comunque buonissimo.
Vi invito a provarla: si può anche congelare e gustare più avanti per riportare un po' d'estate nel piatto.

Ingredienti per 6/8 persone
Per la sfoglia
220 g di farina 0
3 cucchiai d'olio extravergine Riviera Ligure Dop
1 cucchiaino raso di sale
110 g di acqua (da valutare quanto ne assorbirà la vostra farina - il composto deve essere malleabile ma non molle).

Per il ripieno 
800 g di zucchine trombetta tagliate a rondelle
1 cipolla bionda media
4 uova
40 g di parmigiano grattugiato
40 g di pecorino toscano grattugiato
200 g di ricotta fresca
30 g di riso crudo (potete usare l'Originario o il Roma o quello che avete)
maggiorana, o basilico o prezzemolo o l'erba aromatica che più amate.
Olio extravergine e sale qb
Sale Maldon in fiocchi per rifinire
  • Preparate la sfoglia: su una spianatoia impastate gli ingredienti aggiungendo l'acqua poco alla volta in modo da ottenere una pasta morbida ma non appiccicosa. Formate una palla, metttetela in una ciotola oleata, coprite con pellicola e lasciatela riposare mentre preparate il ripieno 
  • Tritate la cipolla finemente e fatela passire dolcemente in una larga padella con 3 cucchiai di olio extravergine. Quando sarà trasparente e morbida, aggiungete le zucchine, alzate leggermente la fiamma e cuocetele mescolandole bene per insaporirle, fino a che non saranno belle trifolate e dorate. Aggiustate di sale e mettete da parte.
  • In una grande ciotola versate le uova e sbattetele, aggiungete i formaggi, la ricotta, le zucchine le erbe aromatiche ed il riso (non abbiate paura, si cuocerà durante il passaggio in forno assorbendo l'umidità eccessiva) e mescolate bene tutto 
  • Una volta pronto il ripieno, stendete la sfoglia. Dovrete dividerla in tre parti uguali e su una spianatoia leggermente infarinata, cominciate a tirarla sottilmente. Io dopo una prima stesa, procedo con le mani, come si fa con la pasta matta per lo strudel, allargando con delicatezza la sfoglia sul dorso delle mani, dal centro verso i bordi. Bisognerà insistere un po' più sui bordi che sono la parte che resta notoriamente più spessa.  Adagiate la prima sfoglia in una teglia oleata da pizza e fate in modo che la sfoglia sbordi di qualche centimetro. Spennellatela con olio extravergine quindi sovrapponetevi la seconda sfoglia che avrete steso come la precedente. Questa non dovrà fuoriuscire quindi ritagliate il bordo in modo che quest'ultima sia grande quando la teglia. 
  • Riempite il guscio con il ripieno e stendetelo bene. Coprite il ripieno con il resto della sfoglia: vedrete che ne avanzerà di più di quanta ve ne serva per una sola sfoglia. Potrete sicuramente ricavare un altro paio di sfoglie sottili. Non preoccupatevi se saranno irregolari, la prima può anche solo coprire il ripieno mentre la seconda dovrà avere dei margini leggermente più grandi per poter essere sigillata con quella della base. L'importante è che, come quando si usa la pasta fillo, tra le due sfoglie ci sia sempre una spennellatina di olio. 
  • Adesso chiudete il guscio, unendo i bordi delle due sfoglie e sigillandole formando un cordoncino arrotolato su se stesso. Se il bordo è tanto, regolatelo voi tagliandolo con le forbici. Il cordoncino non dovrà essere troppo spesso, altrimenti la cottura risulterà non uniforme. 
  • Spennellate finalmente con altro olio extravergine e cospargete con fiocchi di sale. Con la punta delle forbici effettuate dei piccoli tagli in superficie, qui e là per far fuoriuscire il vapore in cottura. 
  • Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 30/45 minuti, fino a che la superficie non sia ben dorata e gonfia. Servite tiepida ma anche a temperatura ambiente. Perfetta per un antipasto ma anche come un gustoso piatto unico. 


mercoledì 1 agosto 2018

Polpettone di fagiolini e patate: delirio e paura a Ferragosto

Magic moments - Perry Como
Quest'anno guardo alle ferie come un naufrago aggrappato ad un relitto cerca l'isola.
La stanchezza del lavoro accumulata, la calura che sta raggiungendo livelli epici, vari strati di stress sedimentati ed ormai cronicizzati, mi rendono tranquilla come una belva in gabbia.
Credo che capiate il mood, non c'è bisogno di spiegare altro.
Le mie vacanze però, coincidono ogni anno con quel bel periodo da bollino nero in cui si riversa la metà sfigata degli italiani.
Quelli che "le ferie me le danno a Ferragosto".
E mi ci viene pure da ridere perché, per deformazione professionale, ho sempre guardato con compassione quei clienti che entravano in agenzia chiedendomi di partire le due settimane centrali di Agosto.
Pensavo "cacchio che fortuna poter andarmene in vacanza i primi di giugno, quando tutti sono ancora a casa!".
Pensavo.
Perché ormai da anni, mi trovo nella stessa posizione di quei clienti sfortunati, che tanto assomiglia a quella dell'omino di Altan con l'ombrello non proprio appoggiato all'avambraccio.
Quindi ho ancora ben 10 giorni di agonia prima della partenza, per poi andare incontro al mondo che come me scapperà dalle gabbie. Divertente prospettiva.
Quest'anno pare che forse riuscirò ad avere una 6 giorni di totale isolamento.
Dico pare perché sono scaramantica e come sempre non sciolgo riserve fino al giorno della partenza, visto che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede assai meglio di me.
Batto la stecca, come nelle migliori tradizioni e sogno falò di e.mail, telefoni precipitati in un orrido senza fine e calendari usati per imballare merci da trasloco.
Però vi giuro che non sono cattiva. E' che mi disegnano così.
Continua la mia ricerca di leggerezza ed alienazione dallo zucchero.
Da giorni non tocco carne.
Avrei una voglia illimitata di pesce ma qui non è sempre facile trovarlo, quindi mi sono data ai festival delle verdure, che in questa stagione sono le migliori di sempre.
Io amo i fagiolini quanto mio marito li detesta.
Dovevo pur trovare il modo di propinarglieli senza che potesse lamentarsi?
Così ho comprato questi "fagiolini burrini" che effettivamente sono teneri come il burro e dolcissimi e mi è venuto in mente che avrei potuto provare il famoso "polpettone alla genovese" con patate che certamente piace a tutti.
Per andare sul sicuro, mi sono allineata alla ricetta dei miei amici liguri Monica e Luca , che sono sempre  garanzia di qualità in questo senso (oltre ad avere immagini meravigliose), ed ho tirato fuori la mia personale versione con crosticina alla curcuma che tanto mi piace e si presta con  questi ingredienti.
Provatelo, è delizioso.
Polpettone di Fagiolini e patate alla ligure
500 g di fagiolini privati di estremità ed eventuale filo
400 g di patate
6 uova a temperatura ambiente
50 g di Parmigiano grattugiato
Abbondante maggiorana (io ho aggiunto anche del timo fresco)
Una piccola cipolla tritata
Olio extravergine d'oliva (io Riviera Ligure di Ponente Dop)
Pangrattato al profumo di curcuma
Sale e pepe qb

  • Fate bollire abbondante acqua salata in un casseruola e cuocetevi i fagiolini puliti per c.ca 13 minuti. Assaggiate: dovranno essere cotti ma croccanti. Una volta pronti passateli velocemente sotto l'acqua fredda per interrompere la cottura e preservare il colore brillante. Una volta fretti tritateli grossolanamente al coltello 
  • Pelate le patate e fatele cuocere nella pentola a pressione (io dal fischio le faccio cuocere 25 minuti). Una volta cotte passatele immediatamente allo schiacciapatate in una larga ciotola. 
  • In una padella fate passire dolcemente la cipolla fino a che non sarà morbida e trasparente, quindi saltatevi i fagiolini per insaporirli bene. 
  • Nella ciotola con le patate aggiungete i fagiolini, le uova, il parmigiano, le erbe aromatiche spezzettate e mescolate bene per amalgamare il tutto. Assaggiate e regolate di sale e pepe.
  • Oleate una teglia rotonda di 20 cm di diametro e cospargete il fondo ed i bordi con pan grattato quindi distribuite uniformemente l'impasto e stendetelo con una spatola. Secondo la tradizione, non dovrebbe avere uno spessore superiore ai 3 cm. 
  • Cospargete con il pan grattato, e rifinite con un filo d'olio extravergine. 
  • Fate cuocere a 180° per c.ca 30 minuti o comunque fino a che la superficie non sia ben dorata 
  • Servite tiepido o a temperatura ambiente accompagnato dal vostro contorno preferito. E' un ottimo piatto unico saporito e leggero. 






martedì 10 aprile 2018

La Stroscia di Pietrabruna: una Cenerentola in pasticceria

You got a friend - James Taylor & Carol King 
Ci può innamorare di una ricetta?
Cos'è che ci attrae irresistibilmente di un piatto?
Il suo sapore? Il suo aspetto? La sua facilità di esecuzione?
Me lo chiedo davvero molto spesso, quando mi rendo conto di aver ripetuto più volte lo stesso piatto in tempi brevissimi.
Non mi stanco di assaggiarlo, non mi stanco di prepararlo.
E soprattutto non smetto di raccontarlo agli amici, lodarne le qualità, la sua meravigliosa unicità.
Da quando ho incontrato lei, ho capito che questa "è 'na passione, chiù forte 'e na catena".
La Stroscia.
Al nome non dareste proprio nulla. Neanche due lire.
Il suono non è bello, specialmente per noi toscani, che spesso definiamo "sbroscia" qualcosa di immangiabile. E l'assonanza, voi m'insegnate...
Eppure guardatela.
Un disco di farina dallo spessore indefinito, una linea grezza, rustica, un aspetto povero, modesto.
Su un buffet di dolci la lascereste per ultima, come un calice di legno tra mille calici di metallo prezioso (Indiana Jones docet).
Ma provate a staccarne un pezzettino (in dialetto "stroscia" significa appunta stacca, spezza).
Portatelo alla bocca ed ascoltate il suono croccante della sua anima.
Quindi cercate di capire quali profumi nasconda: ci riuscirete, ma solo un po'.
Perché sono pochi e si mescolano benissimo.
E se userete una signora materia prima, allora avrete un momento di pura estasi.
Sentirete qualcosa che vi sorriderà dentro ed uscirà fuori, sulle vostre labbra.
Allora allungherete ancora la mano, ne staccherete un altro pezzettino, e poi ancora un altro pensando che non riuscite a smettere.
La Stroscia è così. Ti rapisce.
Mangiarla con gli amici è un rito che rafforza l'allegria.
Mangiarla da soli spinge alla meditazione.
Un consiglio: mangiatela in compagnia, così non avrete sensi di colpa, perché da soli, la finireste inevitabilmente.
Questa ricetta ha preso un posto speciale nel mio cuore non solo perché è di una bontà senza limiti, ma perché mi è stata consegnata dalle mani di una persona speciale che l'ha preparata per me.
Mi ha donato due versioni di questa meraviglia: la versione classica ed una sua rivisitazione, aprendomi un mondo di possibilità creative.
La mia amica Fausta è uno degli incontri più preziosi regalatomi dal Blog.
Come sempre ho detto, fuori da questi spazi ho pochissime vere amicizie.
Diciamo che non arrivano alle dita di una mano.
Poi ci sono le amiche arrivate attraverso questa finestra.
Quando ormai non pensavo che avrei potuto fare nuovi incontri.
Eppure la rete con me è stata generosa e mi ha regalato una manciata di amicizie vere, importanti, sincere.
Faustina, come adoro chiamarla perché è una donna versione tascabile, è uno dei miei primi incontri dall'apertura di Andante con gusto.
Ho amato il suo blog sin da subito.
Le sue ricette "pulite", eleganti, semplici nella più positiva valenza del termine, le assomigliano.
Se c'è una cosa che mi ha insegnato fino dall'inizio, è che la vita va presa con allegria, con il sorriso.
In momenti in cui il buio era l'unica cosa che riuscivo a prevedere nel mio quotidiano, i suoi "interventi" sono stati doni di pura luce.
Recentemente sono andata a trovarla, in una giornata di vento furioso, e lei mi ha regalato una passeggiata fra i vicoli storici della sua città. Mi sono innamorata.
Ci siamo scatenate fotografando ed interrogandoci sui meravigliosi misteri della fotografia, passione comune che lei esercita con grande maestria.
Vi lascio qualche scorcio.
Faustina aspettami che tornerò presto a darti noia :) !

Credo che sia venuto il momento della ricetta, la più facile del mondo.
La Stroscia di Pietrabruna (o Imperia - quella di Fausta)

Per una Stroscia di 21 cm di diametro
300 g di farina 0 (io ho utilizzato una farina integrale macinata a pietra, molto rustica).
90 g di zucchero semolato + un paio di cucchiai per rifinire
90 g di olio extravergine d'oliva (Riviera di Ponente Dop) o comunque un extravergine ligure.
60 g di Marsala

  • Metti farina e zucchero in una larga ciotola. Fai la fontana e versa al centro l'olio. Con un cucchiaio incorpora la farina nell'olio quindi quando vedrai che la massa avrà assorbito l'olio, versa poco a poco il liquore adesso impastando con le mani ma senza cercare di compattare l'impasto, anzi, cercate di lavorare come se steste sabbiando il tutto. 
  • Versa l'impasto in una teglia coperta di carta da forno e con le mani compatta il tutto schiacchiando con delicatezza senza cercare di appiattire la superficie, che dovrà restare grumosa, rustica. Se la pasta si sfalda, va bene, basta avvicinare i pezzetti al resto dell'impasto senza schiacciare troppo. Con la cottura si unirà perfettamente. 
  • Cospargi la superficie con poco zucchero semolato.
  • Metti in forno a 180° e cuocete per c.ca 40/45 minuti fino a coloritura. 
  • Togli dal forno e fate raffreddare nella teglia una decina di minuti quindi trasferite su una gratella.
  • Servi con del buon Vino liquoroso o della crema tiepida, dello zabaione o quanto vi ispiri. 
LA MIA VARIANTE: la ricetta che vedete in foto, a parte la farina integrale, ha scorza di arancia non trattata come aroma e Liquore all'arancia al posto del Marsala. 
Fausta mi ha preparato una variante con mandorle spezzate e scorzette di arancia sciroppate alla vaniglia. FAVOLOSA! 
Voi potrete variare secondo la vostra fantasia, ma vi prego di provare per prima volta la versione classica che resta davvero inossidabile. 



mercoledì 12 aprile 2017

La Focaccia di Recco ed i disperati tentativi di emulazione.

Ventura Highway - America 
Tante sono le ricette in questo nostro meraviglioso paese che vorremmo essere in grado di riprodurre nelle nostre case, per ritrovare l'emozione dell'attimo in cui le abbiamo scoperte là, dove nascono.
La Focaccia di Recco è una di queste e nel mio caso, non ho neanche mai avuto la pretesa di provarla perché sapevo che la delusione sarebbe stata dietro l'angolo.
Il mio incontro ravvicinato con questa indimenticabile focaccia è avvenuto per caso, in un tempo in cui la passione per la cucina era ancora latente ma il piacere di mangiare sempre acceso.
Mio marito ed io, fin da fidanzati, abbiamo sempre viaggiato spinti dal piacere della scoperta e dell'assaggio e spesso, là dove non ci convinceva il Museo o la piazza, riusciva l'osteria.
In nessun caso, scoperto un luogo, abbiamo piantato picchetto per passare oltre:  torneremmo ovunque siamo già stati perché c'è sempre tanto da scoprire e viaggiare non è riempire un album di figurine (celo, manca...)
Per farla breve, la Focaccia di Recco ci è venuta incontro al ritorno da un lungo viaggio in Liguria, dalla riviera di Ponente ed i suoi incantevoli borghi, noti o nascosti (Imperia, Cervo, Badalucco), verso la Toscana, con tappe mordi e fuggi a Portofino, S. Margherita, Camogli (dove fu impossibile parcheggiare), e finalmente Recco.
All'epoca conoscevo i luoghi grazie al mio lavoro.
Consigliavo soste, tracciavo itinerari del gusto (quello che faccio anche oggi ma erano 20 anni fa).
Recco mi rimbalzava nella testa per questo binomio con la focaccia, ma non l'avevo mai assaggiata prima.
Stremati dal viaggio e dalle tappe, decidemmo di fare l'ultima sosta per rinfocillarci (come se non l'avessimo fatto già per tutto il viaggio) con il pretesto del "ma la focaccia di Recco non l'assaggiamo?"
Non ricordo oggi il forno in cui ci fermammo.
So solo che il profumo che arrivava all'esterno era come il suono di un pifferaio magico che ti incantava.
La fila ovviamente, fino fuori la bottega e dentro, enormi testi di rame con farinata appena sfornata e focaccia filante che andava via alla velocità della luce.
Giunti al nostro turno, fummo presi dalla timidezza e prendemmo giusto un trancio a testa.
Che non durò l'attimo di un respiro perché eravamo di nuovo lì a fare la fila come dei mendicanti davanti all'Esercito della Salvezza.
Stavolta ci portammo via un vassoio ricolmo di focaccia.
Il viaggio di ritorno non sarebbe stato certo noioso.
Giornata Nazionale della Focaccia di Recco per il Calendario del Cibo Italiano.
Non dovete perdervi per nulla al mondo l'articolo che trovate sul sito del Calendario perché contiene uno stupendo reportage sulla vera ed unica Focaccia di Recco, con tutti i segreti per tentare di riprodurla al meglio, scritto dalla nostra Vittoria Traversa, ligure doc.

Ora, preparare la focaccia di Recco non è la cosa più difficile del mondo se non che:
- Sarebbe auspicabile avere un forno a legna
- Serve una manualità da giocoliere per tirare la sfoglia sottile come un velo e decisamente non è un gioco da ragazzi
- Se non azzeccate il formaggio del ripieno, potete anche andare in prigione senza passare dal via.
Che è quello che ho fatto io in questo gioco fallimentare della ricerca del gusto perduto.
Perché anche se ho un forno che raggiunge ottime temperature e ringrazio la natura di avermi dotato di una manualità decente, con il formaggio ho decisamente toppato.
Hai voglia a leggere, documentarti, essere certo che puoi usare uno stracchino o una crescenza di ottima qualità, che non rilasci troppa acqua in cottura (che finirebbe con l'ammollare l'impasto), che non coaguli cuocendo, che non sia troppo dolce...sei convinto di averla trovata e voilà...non va bene.
La mia non si è sciolta come doveva.
Per la paura di avere un ripieno acquoso, l'ho presa troppo "dura" e non si è lasciata andare come si deve, formando la caratteristica crema "lattiginosa" che si distribuisce voluttuosamente fra le due sfoglie sottili.
Il sapore, con quel lieve tono acido e fresco era perfetto, ma mancava la cremosità.
Però l'impasto della sfoglia era ottimo e sicuramente la rifarò presto con un'altra crescenza.

Per la ricetta ho ovviamente usato quella del disciplinare. Chiedo venia ai cultori, ma questo è il primo tentativo di una lunga lunga serie.

Ingredienti per 1 teglia da 30x40 
300 g di farina 00 o Manitoba (io ho usato la Manitoba)
175 g di acqua a temperatura ambiente
30 g di olio extravergine d'oliva (meglio se Riviera di Levante Dop)
6 g di sale
500 g di stracchino o crescenza morbida

Usate un formaggio morbido e con buona percentuale di grassi in modo che non rilasci acqua durante la cottura o non si indurisca coagulandosi con l'alta temperatura.

  • Sulla spianatoia fate la fontana e versate al centro i liquidi con il sale. Cominciate ad impastare incorporando farina al centro ed una volta che i liquidi avranno assorbito sufficiente farina, impastate con energia per qualche minuto, per ottenere una palla liscia e morbida. 
  • Dividete la pasta in due parti, una che dovrà avere i 2/3 del pesto totale e l'altra, che servirà a coprire il ripieno, di 1/3 del totale. Ungetele lievemente e fatele riposare non meno di 30 minuti coperte da pellicola. 
  • Accendete il forno al massimo (non meno di 280/300°)
  • Stendete la base della focaccia, prima con un matterello, quindi continuate ad allargare la sfoglia con un movimento circolare, aiutandovi con il dorso delle mani ed agendo soprattutto lungo i bordi, facendo grande attenzione ad non bucare la pasta. Quando sarà sottile almeno 1 mm, sistematela sulla teglia bel oleata, con la pasta che sporge oltre i bordi.
  • Distribuite la crescenza in pezzetti grossi come una noce, ravvicinati in modo che tutta la superficie possa essere coperta in maniera uniforme
  • Precedete stendendo il "coperchio", questa volta ancora più sottilmente (dovrebbe vedersi il ripieno), nella stessa maniera con cui avete preparato la base. Quindi stendetelo sul ripieno facendolo aderire ai bordi
  • Una volta chiuso il ripieno, attendete una decina di minuti prima di rifilare la pasta in eccesso e sigillare bene i bordi.
  • Pizzicate la pasta in più punti provocando dei buchi (potete usare anche la punta delle forbici) quindi versate un filo d'olio e salate leggermente. 
  • In un forno a legna, il tempo di cottura andrebbe dai 6/8 minuti. A me ne sono serviti 12 con un passaggio iniziale nella parte bassa del forno, per cuocere bene la base e gli ultimi 5 minuti in alto, per dorare la superficie. 
  • Si presenta bella dorata, con punti più scuri e striature maggiormente brunate tipiche della Focaccia di Recco. 
  • Servire subito ben calda.