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lunedì 16 marzo 2015

Quasi una Garmugia per l'MTC di marzo.

L'amour est un oiseau rebelle - Habanera - M. Callas

Sappiamo tutte benissimo che la stagione primaverile coincide con il riapparire sulle nostre tavole di quelle strane preparazioni a metà strada tra il pasticcio ed il recupero.
Si chiamano Torte Salate, oppure quiche, se volete avere più carisma e sintomatico mistero.
Il mio rapporto con queste preparazioni è sempre stato di amore incondizionato. 
Fin dalla mia prima quiche lorraine, mangiata a 17 anni in casa della famiglia che mi ospitava durante uno scambio culturale a Parigi e poi più avanti, quando ho scoperto il potere del burro nelle basi friabili. Insomma amo questi piatti e li ho sempre preparati con grande entusiasmo perché la realizzazione di una torta salata può essere di grande stimolo creativo se non vi viene il raptus di infilarci dentro tutto quanto langue nel frigorifero.
Forte di questo amore, per il battesimo di mia figlia mi misi in testa che il buffet sarebbe stato di mia sola gestione ed essendo giugno inoltrato, decisi che il menu avrebbe previsto una ricca selezione di quiche, torte salate, pie il tutto accompagnato da formaggi freschi (una ricotta da 2 chili mi arrivò direttamente dai pascoli della Sabina), insalate rigogliose e tanti dolci di casa. 
Tre giorni di lavoro indefesso, con mi madre che presa da pietà, si mise a mia disposizione aiutandomi senza fiatare.
Non avevo fatto i conti con la macchina da guerra di mia suocera. 
La mattina del battesimo, quando mi apprestavo a sistemare il buffet prima dell'arrivo degli ospiti, mi vedo piombare a casa una decina di teglie di lasagne di tutte le razze e religioni: rossa, bianca, verde, e aggiungete i colori che vi piacciono. 
Così tanta roba che sarebbe bastata per altri 3 battesimi e comunioni. Ovviamente senza nessuna richiesta preventiva, ma che volete farci, se io amo cucinare, mia suocera di più.  
Il risultato? Lasagna batte quiche 10 a zero. 
Credo di aver preparato svariati vassoi con le torte avanzate da regalare ad amici ed ospiti prima di andar via. Regalo gradito forse più di una bomboniera. 
Ma le balle ancora mi girano! 
C'è una ricetta toscana, nella fattispecie lucchese, che compare sulle tavole per un brevissimo tempo, quello che corrisponde alla disponibilità di alcune verdure di primavera: favette, pisellini, asparagi, carciofi. Con le primizie dell'orto di cui sopra, si prepara una meravigliosa zuppa di nobili origini e dal sapore indimenticabile: la Garmugia. 
Ne ho parlato a lungo in questo post ed oggi mi è venuta voglia di riportare quest'idea dentro una quiche. 
Siamo lontani dal poter dire Garmugia ovviamente, ma il gioco è nelle citazioni ed io trovo che le verdure di primavera siano meravigliose nelle torte salate. Naturalmente come ormai mi si confà, cerco in queste sfide, di riportare un po' della mia Toscana nel piatto, a partire dall'uso di materie prime autoctone, come la farina Verna per il guscio, rigatino di Cinta per insaporire il tutto e primizie dei coltivatori della mia zona. Comincio così e spero di poter cimentarmi in un altro paio di idee. 
Per la quiche utilizzate la base secondo l'insegnamento di Michel Roux, maestro pasticciere francese autore di numerosi testi tra cui l'imprescindibile Frolla e Sfoglia da cui è tratta questa ricetta. 
La nostra Flavia, vincitrice dello scorso MTC, ha scelto il tema della gara di marzo e non poteva lanciarsi in sfida più stimolante. 
Con piacere torno ad usare questa base che trovo veramente fantastica. 
Ingredienti per una quiche di 24/26 cm di diametro
Per la brisé secondo la ricetta di Michel Roux 
250 g di farina (nel mio caso di grano Verna)
150 g di burro freddo tagliato a dadini
1 uovo medio
1 cucchiaio di latte freddo (nel mio caso 2 )
1 cucchiaino di sale
1pizzico di zucchero
Per il ripieno 
100 g di favette sgusciate e private della pellicina
200 g di asparagi privati della parte dura del gambo
100 g di pisellini novelli
50 g di rigatino di Cinta senese tagliato a fette non sottilissime
1 porro 
Olio extravergine
sale - pepe bianco macinato fresco 
Brodo vegetale se necessario. 
Per l'appareil (la parte liquida che si amalgama al ripieno)
200 ml di panna fresca
100 ml di latte parzialmente scremato
2 uova medie
un ciuffo di menta fresca (c.ca 10 foglioline) tagliate a julienne
50 g di Pecorino Toscano DOP grattugiato
1 nulla di noce moscata
pepe nero macinato fresco - sale
Preparate la brisé.
Formate la fontana con la farina ed al centro mettete burro a pezzetti, l'uovo, il sale e lo zucchero e cominciate a pizzicare con la punta delle dita la farina col burro, in quella che in termini tecnici si chiama "sabbiatura". Se il burro è ancora duro o se l'ambiente è troppo caldo ed avete paura che il burro si sciolga, potete usare la lama di un coltello grande, facendo lo stesso movimento che fate quando tritate delle verdure.
Quando la farina avrà un aspetto bricioloso, aggiungete il latte e cominciate ad impastare molto velocemente, fino ad ottenere una palla. Non è necessario che sia liscissima. L'operazione va fatta velocemente per non "bruciare" il burro. 
Avvolgete la palla nella pellicola, schiacciatela un po' e mettetela in frigo nel tempo che preparate il ripieno.
Affettate sottilmente il porro. 
Fatelo passire in una larga padella antiaderente, fiamma dolce, per 5 minuti.
Aggiungete acqua se necessario.
Una volta morbido, aggiungete i piselli e gli asparagi lavati e tagliati a rondelle, lasciando le punte intere.
Cuocete a fiamma media per 7 minuti, mescolando spesso. Aggiungete del brodo vegetale per facilitare la cottura. 
Quando saranno al dente, aggiungete le favette private di pellicina e cuocete per altri 2 minuti. 
Aggiustate di sale e pepe bianco e fate raffreddare.
Preparate l'appareil mettendo in una ciotola la panna, il latte, le uova, il pecorino grattugiato, la menta a julienne, pepe, sale e noce moscata. Mescolate bene con una frusta e tenete pronta. 
Stendete la brisé su una spianatoia leggermente infarinata ad uno spessore di 3/4 mm. 
Sollevatela con il matterello e disponetela sullo stampo precedentemente imburrato. 
Fate scendere la pasta con delicatezza, aiutandola con i polpastrelli a stendersi bene sul fondo. Lasciate che la pasta sporga dallo stampo.
Con il matterello tagliate la pasta in eccesso. 
Con i polpastrelli fate aderire bene i bordi allo stampo e bucate la base con una forchetta per impedire che si gonfi in cottura.
Fate abbrustolire il rigatino su una piastra ed asciugatelo bene con la carta assorbente. 
Sbriciolatelo.
Versate il ripieno di verdure nel guscio, avendo cura di tenere da parte qualche bella punta di asparago e qualche favetta e aggiungete il rigatino sbriciolato, tenendo da parte anche un po' di questo. 
A questo punto versate l'appareil sulle verdure. 
Rifinite la quiche con le punte e le favette tenute da parte ed aggiungete i pezzettini di rigatino per completare. 
La quiche deve essere buona ma anche bella a vedersi. 
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per c.ca 30/35 minuti, fino a che la superficie non sia ben dorata.
Fate raffreddare una decina di minuti prima di sformare e servite calda o tiepida. 

Con questa semplice ricetta, partecipo con piacere all'MTC nr 46 di Marzo dal tema La brisé di M. Roux nelle torte salate e quiche



mercoledì 15 febbraio 2012

Il mercoledì di Starbooks: Mille modi per dire Frittata!

Maid with flaxen hair - C. Debussy
Mai mi sarei aspettata di pubblicare la ricetta di una frittata su questo blog! Ora, non prendetemi per una snob, ma sono davvero certa che ognuna di voi sia perfettamente in grado di tirare fuori una frittata dal cappello senza grossi problemi. Anche la cinematografia di sempre ci insegna che, nonostante il frigo langua, con un uovo ed un po' di sana creatività chiunque possa preparare una signora frittata e/o omelette e salvare la propria reputazione (e la serata). 
Mi sento di affermare che esista la frittata perfetta per ogni gusto e personalità e questo gioco potrete farlo anche voi, scandagliando l'entourage di amici che gravitano intorno alla vostra tavola:
- di patate stile Paella, con patate in chips sottilissime, fritte a puntino separatamente ed amalgamate all'uovo solo dopo averle scolate e ben asciugate, per l'amica Catalunia-dipendente ed in astinenza da Tapas;
- di cipolle o porro per l'amico temerario che "non deve chiedere mai" e che, se possibile, la vuole servita con una birra bella fredda perché poi, con finta discrezione, ci dà di "rutto libero" di Fantozziana memoria;
- con pan grattato e pancetta, come trovate qui, per lui che si sente country e la vuole servita direttamente tra due fette di pane toscano lunghe come un cane accucciato;
- di carciofi, tanti, per me che quando non riesco a girarla e mi si attacca alla padella, me la mangio uguale, "arraganata". 
- in trippa, per mia figlia ed i suoi amici che amano gli scherzi e che ogni volta che servo queste striscioline di frittata saltate nel pomodoro, ci cascano (o fanno finta).
- di spaghetti, per mio marito, da quella volta che in gita fuori porta con gli amici di mia figlia e relativi genitori, nonostante si fosse allegramente sterminato una mega porzione di lasagne fatte in casa dalla sottoscritta e ancora calde, stette 2 ore a magnificare il gigantesco panino con la frittata di spaghetti che il papà casertano di una bimba, tirò fuori con gesto elegante dal cestino del picnic. 
- e poi di scamorza affumicata ed erbette selvatiche, di vitappie (le cime del luppolo), di asparagi selvatici, di cicoria, di mozzarella, di peperoni, olive e salamino, e ancora e ancora, per tutti quelli che amano l'alternativa meravigliosa.  
Avete capito: qui parla di "Uova" e siamo al secondo appuntamento con il ricchissimo libro di Michel Roux e con le amiche di Starbooks questa settimana parleremo di uova fritte: all'occhio di bue, fritte-fritte, strapazzate, nonché omelette e frittate. 
Come sempre Michel Roux regala piccole perle di saggezza elevando questo semplice alimento a qualcosa di più nobile ed elegante. Dalle sue parole, "in base ai gusti una frittata può essere ben cotta, bagnata o liquida al centro (baveuse). Il colore dovrebbe essere dorato molto chiaro; alcuni la preferiscono un colore più scuro ed altri la vogliono pallidissima, anemica. La frittata si può fare anche solo con l'albume." E direi che quest'ultima variante negli ultimi tempi è sempre più di moda tra gli sportivi ed i fanatici delle diete. 
Sempre secondo Roux, la definizione perfetta della frittata è quella di Cécile de Rothschild: "bella rotonda, solo lievemente colorata, di consistenza delicata e morbida come il culetto di un bambino."
Per lo Starbooks di oggi, vi invito ad andare a trovare le mie compagne di avventura che vi hanno preparato queste piccole golosità: 
Omelette Thai e Uova strapazzate Magda su pane fritto - Menu Turistico
Uova di Quaglia al tegamino su pane tostato - Vissi d'arte e... di Cucina
Uova strapazzate in nidi di patatine con uova di salmone - La Apple Pie di Mary Pie.
Tornando alla protagonista del mio post, avrete più o meno intuito che questa signorina dalla personalità multipla, è un'ospite gradita sul mio desco. 
La ricetta che ho scelto dal libro di Roux è una Frittata di zucchine e pomodorini confit.
Un piatto versatile, che può tranquillamente essere servito come antipasto sfizioso e veloce, ma anche come piatto unico servendola su una insalatina di misticanza e fettine di pane tostato. 
Faccio una piccola premessa: questo piatto non contiene propriamente ingredienti di stagione ma per la finalità del post, ho comprato delle zucchine fiore e pomodorini datterini. Godetevi questa piccola anticipazione della bella stagione in attesa che il caldo arrivi presto.
Ecco gli ingredienti e modalità di preparazione come presentati nel libro:
Ingredienti per 4 persone
- 120 gr di zucchine
- 100 ml di olio d'oliva più 2 cucchiai per servire
- 6 uova
- sale e pepe schiacciato grossolanamente
- 200 gr di pomodori confit
- 1 rametto di timo tritato
- 8 olive nere - facoltativo (io ho usato quelle taggiasche)
- 1 cucchiaio di foglie di prezzemolo sminuzzate finemente.
Tagliate le zucchine a fette di 1 cm. Scaldate due terzi dell'olio in una padella di 20/22 cm di diametro e 4 di profondità. Quando è caldo metteteci le zucchine e cuocete a fuoco medio per 3/4 minuti.
Nel frattempo sbattete leggermente le uova in una ciotola ed aggiungete pochissimo sale e pepe. Unite in padella il resto dell'olio, i pomodori confit, il timo e le olive. Quando tutto è caldissimo, versateci le uova e cuocete a fuoco medio, mescolando delicatamente di tanto in tanto con una forchetta.
A metà cottura smettete di mescolare e cuocete su fuoco bassissimo per 2/3 minuti, finché il fondo della frittata è quasi cotto. Fatela scivolare su un vassoio leggermente unto d'olio, rigiratela nella padella e cuocetela per altri 2 minuti, finché è cotta da entrambe le parti e al centro è ancora morbida. Cospargete di prezzemolo in superficie. Fate scivolare la frittata su un piatto da portata e tagliatela a spicchi. Spennellate con un po di olio d'oliva e servite con un po' di pepe schiacciato al momento. E' buona calda, tiepida o a temperatura ambiente. 
Pomodori confit:
La ricetta di Roux è diversa dalla modalità da me utilizzata, che prevede la cottura dei pomodori ancora con la pelle in forno a bassa temperatura. Chiaramente per questa preparazione ho usato il suo metodo che però ha come risultato dei pomodori più acquosi rispetto ai confit preparati in forno. 


Pelate 200 gr di pomodori maturissimi, preferibilmente perini o Marmande, poi tagliateli a metà e privateli dei semi. Scaldate 250 ml di olio d'oliva leggero in una pentola fino a 70°C, poi aggiungete i pomodori, uno spicchio d'aglio tagliato a metà, un pizzico di grani di pepe bianco schiacciati, un rametto di timo ed una foglia di alloro. Cuocete a fuoco dolce a 70° per 10/15 minuti finche sono teneri ma non molli. Più i pomodori sono maturi, meno tempo impiegheranno.
Lasciate raffreddare i pomodori nella pentola poi trasferiteli in un vasetto o in una ciotola. Copriteli con la pellicola e teneteli in frigorifero per quando vi servono. Si conservano nell'olio per almeno 2 settimane. Prima si servirli basta salarli e peparli. Se li volete servire caldi, passateli brevemente sotto il grill a bassa temperatura o riscaldateli in una casseruola con un goccio del loro olio, per qualche minuto. 
NOTE PERSONALI:
- La frittata di zucchine la faccio spesso, specialmente d'estate perché la zucchina con le uova è un matrimonio d'amore. Quando la voglio più ricca, aggiungo anche una patata tagliata sottilissima, ma con i pomodori non l'avevo mai fatta e confesso che è una bellissima sorpresa.
- Contrariamente a Roux, il mio impasto base per quasi ogni tipo di frittata, prevede sempre un goccio di latte e una manciata abbastanza generosa di parmigiano. Questo è un retaggio familiare ed immagino che ognuna di voi abbia la propria ricetta mammesca nel DNA.
- Di norma non sbatto mai troppo le uova: ho notato che la consistenza finale è più soffice e tende a gonfiarsi meglio.
- L'aggiunta delle olive che per M. Roux è facoltativa, in questa ricetta dovrebbe invece essere un must, particolarmente se si usano le Taggiasche perché conferiscono uno spunto amarognolo ad un insieme di per se molto dolce e delicato. Quindi non le omettete, anzi, siate generose.
- Come al solito la presenza dell'elemento "grasso" nelle ricette di Roux è abbondante. Ho decisamente eliminato la spennellata finale sulla frittata di cui personalmente non vedo utilità se viene servita immediatamente. 
- Evito cordialmente di cuocere le frittate in forno con l'illusione di evitare "la frittura". Mia figlia le odia ed afferma, a ragione, che le sembra di mangiare la spugna!


Vi aspetto mercoledì prossimo per una nuova puntata di Starbooks sulle uova, questa volta dedicata a salse e creme! Non ve la perdete.







mercoledì 8 febbraio 2012

DI NUOVO STARBOOKS: Uova in camicia e spinaci

Surprise - A chorus line
Ci pensate alla semplicità e pur strutturata completezza di uovo? 
E' l'alimento che non manca mai nelle nostre cucine, è l'ancora di salvezza per un pasto veloce. La sua versatilità nel trasformarsi in qualcosa di più elegante e complesso ci incoraggia a sperimentare senza limitazioni. Io amo questo alimento e spesso, quando la voglia di cucinare si nasconde in chissà quale luogo remoto, mi concedo un'insalata di valeriana con uovo strapazzato, crostoni di pane e semini di zucca e girasole: non c'è persona più felice di me!
Anche questo mese ritorniamo a parlare di Starbooks e per febbraio, la scatenata compagine guidata dal Alessandra e Daniela di Menu Turistico e composta dalla sottoscritta, con Cristina di Vissi d'Arte e...di cucina, Cristina di Insalata Mista/Poveri ma belli e buoni, Alessandra di Ale only Kitchen e la Mapi di La Apple Pie di Mary Pie in supporto riserva,  scandaglierà con cura un libro splendido, una vera e propria monografia tematica sull'uovo. Parlo del bellissimo "Uova" di Michael Roux - Guido Tommasi Editore. Dello stesso autore, il grande vecchio della pasticceria internazionale, possiedo già "Frolla e Sfoglia", ma il suo libro sulle uova mi ha aperto un mondo. Si, perché se pensate di sapere già tanto sull'argomento, date un'occhiata a questo libro e dovrete ricredervi con tutte le scarpe! 
Questa settimana le Fab 5 vi proporranno ricette che hanno per protagoniste le uova bollite: alla coque, in camicia e sode. 
La mia ricetta è un delizioso uovo in camicia su spinaci saltati, il tutto generosamente avvolto da salsa Mornay e gratinato lievemente in forno. Una preparazione che al momento mi è sembrata molto semplice ma che alla resa dei conti si è rivelata lunga, impegnativa e con equilibri lievissimi e difficili da preservare. Mi dispiace che le foto non siano bellissime ma vi posso garantire che con un piatto come questo potrete fare una figura straordinaria. A me è piaciuto decisamente tanto.
Uova in camicia con spinaci e salsa Mornay - per 4 persone
- 60 gr di burro
- 600 gr di spinaci lavati e privati del gambo
- 2 pizzichi di zucchero
- sale e pepe macinato al momento
- 50 ml di panna densa
- noce moscata grattuggiata al momento
- 50 gr di Comté (se disponibile) o parmigiano grattuggiato (che ho usato io)
- 250 gr di Salsa Mornay calda (vedi ricetta sotto)
- 4 uova in camicia (vedi ricetta sotto)
Fate fondere metà del burro in una padella su fuoco alto. Appena si è sciolto aggiungere meta degli spinaci, un pizzico di zucchero ed uno di sale. Date una mescolata e cuocete per 1 minuto, giusto il tempo che appassiscano. Versateli in uno scolapasta e scolateli bene. Fate lo stesso con il resto del burro e degli spinaci. Mettete gli spinaci scolati in una pentola, aggiungete la panna, insaporite con un pizzico di noce moscata, sale e pepe e tenete al caldo.
Al momento di servire distribuite gli spinaci in 4 piatti da uovo o da creme brulé e metteteli al caldo nel forno a bassa temperatura. Scaldate il grill. Incorporate metà del formaggio grattuggiato alla salsa Mornay. Mettete le uova in camicia in una ciotola e copritele con acqua bollente per 30 secondi. Scolatele bene e sistemateli sugli spinaci. 
Coprire le uova con abbondante salsa, cospargete  con il resto del formaggio e passatele sotto il grill caldo finché non diventano di un colore nocciola chiaro. Servitele caldissime.


SALSA MORNAY: la Mornay è una salsa ricca a base besciamella. Farò qui un coming out che si attirerà molte inimicizie, ma io detesto cordialmente la besciamella. La utilizzo pochissimo e anche quando è inevitabile, cerco di sostituirla in qualche modo. E non è perché non ami il suo sapore, ma perché spesso noto che se ne abusa finendo con il creare piatti pasticciati o ancora peggio, la si utilizza per mascherare errori grossolani. 
Devo però manifestare il mio totale stupore e deferenza nei confronti della Mornay che su questo piatto ha un tocco straordinario e delicato. Io ne ho messa meno di quanto indicato dalla ricetta e la sua texture vellutata ha esaltato il gusto dolcemente tannico degli spinaci avvolgendo armoniosamente l'uovo. C'è anche da dire che in questo caso, la salsa ha un arricchimento in formaggio perché oltre a quello base indicato in ricetta, ne viene aggiunto altro, in questo caso il parmigiano che si sposa meravigliosamente con gli spinaci. 
Ingredienti per 4/6 persone:
- 30 gr di burro
- 30 gr di farina
- 500 ml di latte
- un pizzico di noce moscata grattuggiata al momento
- sale e pepe bianco grattuggiato al momento
- 3 tuorli 
- 50 ml di panna densa (o crème fraiche)
- 100 gr di gruyere, emmenthal o Cheddar grattuggiati finemente. 
Preparare la besciamella sciogliendo il burro in una casseruola dal fondo spesso su fuoco basso, aggiungendo la farina e mescolando con una frusta. Cuocere per 2/3 minuti  per ottenere un roux bianco. Versate il latte freddo sul roux e sempre mescolando portate a ebollizione su fuoco medio. Quando inizia a bollire , abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per 10 minuti mescolando spesso. Insaporite a piacere con noce moscata, sale e pepe.
Mescolate in una ciotola i tuorli con la panna e versateli nella besciamella, sempre mescolando. Lasciate sobbollire la salsa per 1 min. ci.ca mescolando di continuo, quindi togliete dal fuoco e versateci a pioggia il formaggio grattugiato. Mescolate finche non è sciolto, assaggiate e regolate di sale e pepe se necessario. 
E' perfetta su verdure bollite, per i maccheroni al formaggio e nelle crepes al pollo e funghi. 
Uova in camicia secondo la ricetta di Roux:
Riempite d'acqua a metà una pentola capiente di c.ca 10 cm di profondità. Aggiungete 3 cucchiai di ateo di vino bianco e portate a ebollizione. Sgusciate le uova in una ciotolina e quando l'acqua bolle versatele delicatamente in pentola.
Cuocetele per c.ca 1 minuto 1/2. Con un mestolo forato o una schiumarola tirate fuori il primo uovo e premete leggermente per vedere se è ben cotto. Una volta tolto dall'acqua rifilate le uova con un coltellino per dargli una forma ben definita eliminando l'albume in eccesso che si allarga inevitabilmente in cottura. Il vostro uovo in camicia è pronto.

NOTE PERSONALI:
- Per la perfetta riuscita della ricetta è importante la qualità degli spinaci. Io non ho usato gli spinaci baby che mi piacciono solo a crudo, ma degli spinaci freschissimi usando le foglie più tenere e croccanti
- La panna densa indicata per la preparazione della Mornay, è panna acida o crème fraiche che si trova con facilità nei grandi supermercati (io alla Coop).
- NON omettete lo zucchero mentre fate saltare gli spinaci. E' parte importante per esaltare i contrasti tra i sapori dei vari elementi della ricetta.
- Io ho omesso la panna nel sauté finale degli spinaci prima di assemblare il piatto: mi è sembrata francamente eccessiva. 
- Ho coperto uova e spinaci con la salsa senza esagerare e questo ha contribuito a mantenere vivi tutti i sapori ben identificabili. 
- Ho fatto le foto al volo e poi mi sono spazzolata il piatto con una baguette freschissima, dopo di che avrei voluto rifarlo. Che buono!

Adesso potrete farvi aumentare l'appetito all'estremo, andando a leggere le splendide ricette proposte dalle mie care amiche: 
Recensione del libro e Scotch Eggs da Menu Turistico
Sformatini di parmigiano e fontina da Vissi d'Arte e..di Cucina
Uova in camicia su tortine di cipolle da Insalata Mista 
Uova di gallinella barzotte su polpa di granchi & julienne di sedano rapa da AleOnlyKitchen










martedì 15 novembre 2011

Una Santa Cecilia speciale: la crostata di mele di Michel Roux

Eine Kleine Nachtmusik - W.A.Mozart 
Per ogni musicista che si rispetti, amatoriale o professionista che sia, il 22 novembre è una data speciale: S. Cecilia, patrona della musica. Dal momento in cui ho cominciato a leggere le note, ad abbracciare uno strumento ed a fare musica d'insieme, l'esibizione più importante avveniva puntualmente a S. Cecilia, giorno più giorno meno ed era, per noi ragazzi innamorati persi dietro uno spartito, un po' come l'attesa del Natale.  Ricordo come fosse adesso l'emozione della preparazione, la prova di acustica in teatro qualche ora prima del concerto, la scelta degli abiti, la cura nel presentarsi al pubblico come al proprio principe azzurro. E ancora, l'attesa della cena, che avrebbe coronato la serata e dove inevitabilmente molte storie d'amore nascevano complice una passione comune. E poi lui, il Concerto, il momento così atteso e temuto, un'emozione palpabile e sensuale. Ho stampate nella memoria le parole di un caro amico che adesso non c'è più, al primo concerto della mia vita (avrò avuto 12 anni):"anche se suonerai insieme a 40 elementi, sarà come se tu stia suonando da sola e ti sembrerà che lo sguardo del pubblico sia solo su di te. Non ti perdere, non tremare, respira e fallo con gioia." Aveva ragione, sante parole. Ancora oggi è così e quanta emozione. Questa domenica sarà la nostra Santa Cecilia. Specialissima quest'anno perché la "mia" orchestra festeggia i 90 anni dalla fondazione. Un compleanno unico, pieno di storia come piena di memoria è la nostra sede: un piccolo museo di foto, cimeli, premi ed un patrimonio di oltre 900 spartiti e trascrizioni originali per Orchestra a Plettro. Domenica festeggeremo la nostra Santa Cecilia e spegneremo 90 candeline (io festeggerò il mio 20mo anno in orchestra). Una cosa più unica che rara nel paese della musica che non ha più orchestre.