School of Rock - Zach's Song
Questa è la settimana di rientro scolastico per milioni di ragazzi.
Guarda mia figlia affrontare il suo primo giorno in una nuova scuola, da grandi.
Percepisco la sua emozione, la sua preoccupazione per cose banalissime ma che a lei sembrano epocali.
Non è tanto il "come saranno i miei nuovi professori, le nuove materie", quanto "come faccio a non perdermi dentro quel labirinto di corridoi e scale"? "E se arrivo tardi il primo giorno"?
Mi viene da sorridere.
Per ironia della sorte mia figlia frequenterà la mia stessa scuola, il mio vecchio, fatiscente liceo linguistico.
Con un po' di vergogna, ammetto che per anni, dopo la maturità, ho continuato a sognare quella scuola, immaginando di dovere salire decine di rampe di scale, che nel sogno diventavano di legno via via sempre più scricchiolanti e malandate come quelle di un vecchio avamposto medievale. Con il terrore di volare di sotto, nel vuoto.
Quindi non posso e non devo prendermi gioco di lei.
La capisco e so per certo che le basterà poco per ambientarsi e prendere sicurezza.
In questi giorni precedenti al grande evento mi sono trovata spesso a ripensare a quegli anni e ad invidiarla: io tornerei immediatamente indietro.
Allo studio, ai compiti in classe, alle interrogazioni, ai timori e le paure di un brutto voto.
Alla totale mancanza di responsabilità se non quella di essere una brava studentessa.
Penso a quello che facevamo senza internet, cellulari, tablet, gruppi su "uozzap".
Penso a quello che i ragazzi di oggi con un po' di immaginazione e volontà potrebbero fare.
Vorrei che soltanto un poco del nostro rimpianto di quanto fosse bello e gratificante studiare a quell'età, potesse arrivare ai nostri ragazzi in modo che, come in quel meraviglioso film feticcio della nostra generazione, "cogliessero l'attimo che fugge".
Eravamo giovani con una voglia infinita di divertirci e la scuola, col senno di poi, era parte di questo.
Questa è una ricetta che ho costruito su misura per me, nella ricerca di trovare zuccheri alternativi nella preparazione di dolci e nella necessità di eliminare il glutine per quanto possibile.
Sono biscotti completamente gluten free, senza uova e senza zucchero. Io li ho amati dal primo morso.
Avrei potuto trasformarli anche in vegani ma semplicemente non ho voluto.
Sarebbe bastato sostituire il burro con olio extravergine (ci ho pensato moltissimo su), ma poi ho deciso altrimenti.
La farina di grano saraceno è un concentrato di fibre ed ha, una volta cotta, un sapore deciso e tostato che l'extra vergine avrebbe finito con l'evidenziare.
Mentre io avevo bisogno di una gratificazione, che arrivasse dall'aroma avvolgente del burro sposato ad una texture rustica e friabile.
La dolcezza viene regalata dalla frutta secca.
Le bacche di Goji, fantastici antiossidanti naturali, hanno un sapore acidulo piacevolissimo che viene valorizzato dalla farina stessa.
Il mostro di vino cotto regala un lontano sentore caramellato all'impasto che emerge con il passare del tempo.
Per finire ho inserito qualche gheriglio di noce, per avere un contrasto croccante (e poi perché le adoro nei dolci rustici).
L'esperimento mi è piaciuto così tanto che ho deciso che sono i miei biscotti del cuore. Ma sono anche biscotti perfetti e ricchi di nutrienti per i nostri ragazzi impegnati a studiare.
La prossima volta ometterò anche il lievito così saranno ancora più croccanti.
Ingredienti per c.ca 30 biscotti
150 g di farina di grano saraceno
125 g di burro
50 g di farina di mandorle
50 g di farina di riso
30 g di bacche Goji Nuova Terra
20 g di cranberries
20 g di uvetta sultanina
30 g di gherigli di noci
3 cucchiai di mosto di vino cotto
1 cucchiaio di acqua gelata
la punta di un cucchiaino di lievito ( si può omettere)
la scorza grattugiata di mezzo limone
1 pizzico di sale
Accendete il forno a 180°.
Mettete le bacche, i cranberries e l'uvetta in una ciotola e coprite con acqua bollente. Lasciate ammorbidire per 15/20 minuti.
Scolate e strizzate molto bene la frutta
Miscelate le farine con il sale ed il lievito e mettetele su una spianatoia.
Mescolatevi la frutta secca e le noci.
Formate una fontana al centro e grattugiatevi la scorza di limone, mettetevi il burro non troppo freddo a dadini e cominciate a sabbiare con la punta delle dita, pizzicando insieme il burro con la farina.
Quando il composto avrà assunto un aspetto bricioloso, fate al centro una piccola fontana e versatevi il mosto di vino cotto e l'acqua gelata e lavorate il tutto velocemente fino a che non otterrete una palla. Se necessario aggiungete un ulteriore cucchiaio di acqua.
Mettete la palla in frigo e fate riposare almeno 45 minuti.
Stendete l'impasto su una spianatoia allo spessore di 1 cm e tagliate dei biscotti larghi 3 cm ed alti 7 cm e sistemateli distanziati su una placca ricoperta di carta da forno.
Fate cuocere per cc.a 25 minuti, controllando che assumano una colorazione dorata.
Fate raffreddare su una gratella e conservate in una scatola di latta. Migliorano con il passare del tempo e durano bene fino ad una settimana.
Visualizzazione post con etichetta Patty Vs Hashimoto. Mostra tutti i post
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lunedì 14 settembre 2015
giovedì 10 settembre 2015
VIichyssoise di lattuga e cetriolo, partendo dalla leggerezza.
The devil is loose - Asha Puthtly
Stamattina mi sono alzata presto e sono andata in città.
Da tanto non mi capitava di attraversare il Corso deserto, i negozi chiusi, i bar con i primi avventori.
L'aria fresca e la luce pulita di Settembre.
Io felice di indossare la mia giacca caldina, camminavo osservando la vita riprendere il suo eterno movimento.
Fra una settimana alla stessa ora, le strade saranno piene di ragazzi che ritornano a scuola e la città cambierà il suo aspetto innondandosi di giovinezza, voci e teste piene di capelli.
E' un periodo dell'anno che mi piace questo, nonostante inevitabilmente l'approcciarsi dell'autunno pervada tutto di una lieve malinconia.
Eppure se potessi, viaggerei solo a Settembre o a Ottobre perché mai come in questi mesi si ha la sensazione che tutto prenda una diversa velocità, una predisposizione alla lentezza, alla meditazione.
Un po' mi ci sento, lenta e meditabonda.
Sarà che è scattato qualcosa che mi dice che devo assolutamente darmi una calmata e partire da me.
Non ho potuto che cominciare dal cibo, visto che una buona parte della mia vita (e non solo quella altezza ombelico) dipende da lui.
In casa mia vietata la parola dieta. Per un po' si starà attenti a cosa mettere nel piatto.
Il che non è male perché questo richiede programmazione anche nel fare la spesa e nel variare il menù con un unica difficoltà: essere ordinati.
Che nel mio caso è una sorta di contraddizione in termini.
Vi risparmio le mie malefatte alimentari perché ho una dignità ed una piccola reputazione da difendere.
Però sappiate che ne ho peccato, e molto.
Così si parte dalla leggerezza, dalla salute e dal volersi bene.
Si guardano le verdure e le fibre con passione.
Si dice arrivederci con nostalgia, alla carne (ma non è un addio ovviamente).
Si gioca con legumi e cereali, possibilmente senza glutine.
Si dimentica lo zucchero, in un'amnesia momentanea e lievemente dolorosa.
Si continua a cucinare perché le cose fresche e sane chiedono una trasformazione accurata e fatta in casa.
L'estate non è ancora finita e questa simil Vichyssoise, che come la sua versione originale vuole essere servita a temperatura ambiente, è davvero buona e gratifica il palato e la nostra salute. Facilissima da fare, piace anche ai bambini per la sua texture vellutata e fresca.
Vichyssoise di lattuga e cetriolo - per 4 persone
1 cetriolo lungo (tipo giapponese)
2 piccole patate farinose (250 g c.ca)
1 cipolla bionda
1 piccolo cespo di lattuga privato delle foglie esterne più dure
1 litro di ottimo brodo vegetale (fatto in casa)
1/2 bicchiere di latte
3 cucchiai di olio extravergine + un filo per rifinire
sale - pepe nero macinato fresco
Crostini di pane tostato
semi di zucca per rifinire
Pulite con cura le verdure.
Private il cetriolo della buccia e tagliatelo a tocchetti.
Pelate le patate e tagliate e pezzi non troppo grandi.
Lavate accuratamente la lattuga e tagliatela grossolanamente.
Tritate finemente la cipolla quindi fatela passire dolcemente in una larga pentola in grado di contenere tutti gli ingredienti.
Una volta morbida e trasparente, aggiungete le patate, mescolate, e versate il brodo bollente.
Portate ad ebollizione quindi abbassate la fiamma e fate cuocere dolcemente per c.ca 10 mintui.
Aggiungete quindi il cetriolo e la lattuga e mescolate bene, facendo cuocere per altri 5 minuti c.ca.
Con una forchetta verificate quando le patate saranno morbide così come il cetriolo.
Mettete le verdure in un bicchiere per mixer a immersione, copritele con il brodo e frullate.
Aggiungete brodo per ottenere una consistenza cremosa e rimettete nella pentola.
Aggiungete il latte e mescolate con cura quindi lasciate raffreddare.
Servite con crostini di pane tostato e semi di zucca.
Potrete decorare con una quenelle di ricotta resa cremosa con un goccio di olio extravergine e pizzico di pepe.
(Ricetta liberamente ispirata da Veg Every day - River Cottage).
Stamattina mi sono alzata presto e sono andata in città.
Da tanto non mi capitava di attraversare il Corso deserto, i negozi chiusi, i bar con i primi avventori.
L'aria fresca e la luce pulita di Settembre.
Io felice di indossare la mia giacca caldina, camminavo osservando la vita riprendere il suo eterno movimento.
Fra una settimana alla stessa ora, le strade saranno piene di ragazzi che ritornano a scuola e la città cambierà il suo aspetto innondandosi di giovinezza, voci e teste piene di capelli.
E' un periodo dell'anno che mi piace questo, nonostante inevitabilmente l'approcciarsi dell'autunno pervada tutto di una lieve malinconia.
Eppure se potessi, viaggerei solo a Settembre o a Ottobre perché mai come in questi mesi si ha la sensazione che tutto prenda una diversa velocità, una predisposizione alla lentezza, alla meditazione.
Un po' mi ci sento, lenta e meditabonda.
Sarà che è scattato qualcosa che mi dice che devo assolutamente darmi una calmata e partire da me.
Non ho potuto che cominciare dal cibo, visto che una buona parte della mia vita (e non solo quella altezza ombelico) dipende da lui.
In casa mia vietata la parola dieta. Per un po' si starà attenti a cosa mettere nel piatto.
Il che non è male perché questo richiede programmazione anche nel fare la spesa e nel variare il menù con un unica difficoltà: essere ordinati.
Che nel mio caso è una sorta di contraddizione in termini.
Vi risparmio le mie malefatte alimentari perché ho una dignità ed una piccola reputazione da difendere.
Però sappiate che ne ho peccato, e molto.
Così si parte dalla leggerezza, dalla salute e dal volersi bene.
Si guardano le verdure e le fibre con passione.
Si dice arrivederci con nostalgia, alla carne (ma non è un addio ovviamente).
Si gioca con legumi e cereali, possibilmente senza glutine.
Si dimentica lo zucchero, in un'amnesia momentanea e lievemente dolorosa.
Si continua a cucinare perché le cose fresche e sane chiedono una trasformazione accurata e fatta in casa.
L'estate non è ancora finita e questa simil Vichyssoise, che come la sua versione originale vuole essere servita a temperatura ambiente, è davvero buona e gratifica il palato e la nostra salute. Facilissima da fare, piace anche ai bambini per la sua texture vellutata e fresca.
Vichyssoise di lattuga e cetriolo - per 4 persone
1 cetriolo lungo (tipo giapponese)
2 piccole patate farinose (250 g c.ca)
1 cipolla bionda
1 piccolo cespo di lattuga privato delle foglie esterne più dure
1 litro di ottimo brodo vegetale (fatto in casa)
1/2 bicchiere di latte
3 cucchiai di olio extravergine + un filo per rifinire
sale - pepe nero macinato fresco
Crostini di pane tostato
semi di zucca per rifinire
Pulite con cura le verdure.
Private il cetriolo della buccia e tagliatelo a tocchetti.
Pelate le patate e tagliate e pezzi non troppo grandi.
Lavate accuratamente la lattuga e tagliatela grossolanamente.
Tritate finemente la cipolla quindi fatela passire dolcemente in una larga pentola in grado di contenere tutti gli ingredienti.
Una volta morbida e trasparente, aggiungete le patate, mescolate, e versate il brodo bollente.
Portate ad ebollizione quindi abbassate la fiamma e fate cuocere dolcemente per c.ca 10 mintui.
Aggiungete quindi il cetriolo e la lattuga e mescolate bene, facendo cuocere per altri 5 minuti c.ca.
Con una forchetta verificate quando le patate saranno morbide così come il cetriolo.
Mettete le verdure in un bicchiere per mixer a immersione, copritele con il brodo e frullate.
Aggiungete brodo per ottenere una consistenza cremosa e rimettete nella pentola.
Aggiungete il latte e mescolate con cura quindi lasciate raffreddare.
Servite con crostini di pane tostato e semi di zucca.
Potrete decorare con una quenelle di ricotta resa cremosa con un goccio di olio extravergine e pizzico di pepe.
(Ricetta liberamente ispirata da Veg Every day - River Cottage).
mercoledì 2 settembre 2015
Torta di carote al limone e mandorle senza grassi, gluten free: quando la vita presenta il conto!
What's new? - Billie Holiday
Come rientro dalle ferie non c'è male!
La mia estate non è stata niente di speciale anche perché le tanto agognate ferie non hanno prodotto quel senso di "stacco" di cui si ha bisogno dopo mesi sotto pressione.
Ho ancora negli occhi il mio lago ma mi sembra tutto già molto lontano.
Oltretutto negli ultimi tempi mi sono resa conto di avere sottovalutato un problema che mi è stato diagnosticato un paio d'anni fa e che adesso sta presentando il conto.
Se si comincia a distogliere l'attenzione dai propri impellenti doveri, dando finalmente il dovuto ascolto al proprio corpo, un ascolto onesto, attento e critico, ognuno è in grado di capire se qualcosa non va.
Ma questo va fatto senza distrazioni, serenamente, non rispedendo il sintomo al mittente solo perché non ci sembra importante o perchè "adesso non ho tempo".
Purtroppo è quello che ho fatto io per mesi a questa parte.
E' bastata una foto.
Scaricando quelle delle vacanze, l'ho vista.
Sono io il fotografo di casa, e la mia macchina è un'appendice al mio braccio destro.
Ma quel furfante di mio marito deve averla presa di nascosto scattandomi delle immagini a mia insaputa.
Immagini di una persona sorridente, rilassata, felice e....gonfia!
Aghhhh....ho avuto un momento di vero panico non riconoscendomi. E quella chi è?
Per lunghi attimi mi sono sentita gelare.
Di fronte a me c'era una matrona pettoruta dai fianchi ridondanti, le belle guanciotte, le cosce a stento trattenute da pantaloni troppo stretti.
Così, dopo un primo momento di confusione emotiva, sono corsa a pesarmi.
In neanche 2 mesi ho preso quasi 4 chili che per me è una cosa eccezionale, considerando che ho lo stesso peso da quando avevo 25 anni.
Ognuno conosce se stesso. Io ho immediatamente capito che quei chili non sono il frutto di bagordi disordinati visto che in estate mangio quasi la metà che nel resto dell'anno, e tutta roba fresca.
Magari un gelato in più, ci sta, ma non è quello a fare testo.
Inoltre sono sempre troppo stanca, dormirei in continuazione.
Le articolazioni mi provocano dolori costanti e piegarmi è sempre un supplizio.
Il fatto più eclatante è la mia capacità riflessiva: ho sempre la testa confusa, annebbiata. Vagamente depressa.
La memoria è andata a farsi un giro e non so quando tornerà. La mia memoria...sono conosciuta per essere quella che ricorda tutto, anche i nomi di clienti passati in agenzia 10 anni fa!
Adesso non ricordo se ho preso gli integratori 5 minuti dopo averli ingoiati.
Ho messo tutto insieme.
Ho ripreso in mano la mia diagnosi: Sindrome di Hashimoto.
Ho controllato sintomi e problematiche sul web. Ci sono dentro con tutte le scarpe.
Ciò che fino a qualche mese fa se ne stava quatto quatto senza darmi problemi, adesso è lì che organizza un rave party, ed io devo fare la volante della polizia che interrompe la festa!
In Italia milioni di persone ne soffrono.
Le donne in gran parte.
Ho deciso che una parte di questo blog sarà dedicata ad una missione: Patty versus Hashimoto.
Seriamente, magari anche ridendoci un po' su, perché le cose troppo serie non mi vengono bene.
Cercherò di parlarne periodicamente raccontando i progressi della mia battaglia e quello che sto facendo.
Adesso sono ancora un po' scossa e leggermente intristita perché ho appena scoperto quello che dovrò schivare sul mio percorso verso lo "starbene".
Diciamo che un dolce è in grado di mettere allegria, e me ne serve un bel po'.
Non smetterò di postare dolcezze perché anche se non posso mangiarne, mia figlia mi ha incoraggiato dicendomi: "Dai mami, li farai per me".
Ingredienti per uno stampo da 18/20 cm di diametro
3 uova medie, bianchi e tuorli separati
la scorza grattugiata ed il succo di un grosso limone di Sorrento, non trattato
10 ml di liquore all'arancia (Cointreau o Aurum o uno vostro a piacere)
140 g di carote grattugiate finemente
125 g di zucchero di canna integrale
125 g di farina di mandorle
50 g di farina di riso
1 cucchiaino di lievito per dolci
Per la glassa al limone
150 g di zucchero a velo (fatelo in casa tritandolo nel cutter)
il succo di un grosso limone di Sorrento
una manciata di mandorle a lamelle per guarnire
Accendete il forno a 180°
In una larga terrina mettete le carote grattugiate, la farina di mandorle, lo zucchero, il lievito, il liquore ed i tuorli e mischiateli bene con una frusta elettrica.
Quando la miscela sarà ben amalgamata, aggiungete poco a poco la farina di riso setacciata.
Montate a neve ferma gli albumi ed aggiungeteli al composto con una spatola di gomma, mescolando dal basso in alto per non farli smontare.
Foderate uno stampo a cerniera da 18/20 e versatevi l'impasto.
Fate cuocere per 45 minuti fino a che non sarà bella gonfia e lo stecchino uscirà asciutto dalla prova.
Fate raffreddare completamente il dolce prima di toglierlo dallo stampo.
Preparate la glassa mescolando il succo di limone filtrato allo zucchero a velo. Versate il limone poco alla volta per cercare la consistenza giusta della glassa, che non deve essere troppo solida, ma deve essere fluida come il miele nuovo.
Una volta freddo, mettete il dolce su una gratella appoggiata su un piatto e glassate il dolce facendo scorrere la glassa lungo i bordi.
Decorate con una manciata di mandorle a lamelle o la scorza grattugiata del limone.
Buonissima subito, diventa divina con il passare del tempo.
Conservatela al riparo dall'aria per non farla seccare.
La mia estate non è stata niente di speciale anche perché le tanto agognate ferie non hanno prodotto quel senso di "stacco" di cui si ha bisogno dopo mesi sotto pressione.
Ho ancora negli occhi il mio lago ma mi sembra tutto già molto lontano.
Oltretutto negli ultimi tempi mi sono resa conto di avere sottovalutato un problema che mi è stato diagnosticato un paio d'anni fa e che adesso sta presentando il conto.
Se si comincia a distogliere l'attenzione dai propri impellenti doveri, dando finalmente il dovuto ascolto al proprio corpo, un ascolto onesto, attento e critico, ognuno è in grado di capire se qualcosa non va.
Ma questo va fatto senza distrazioni, serenamente, non rispedendo il sintomo al mittente solo perché non ci sembra importante o perchè "adesso non ho tempo".
Purtroppo è quello che ho fatto io per mesi a questa parte.
E' bastata una foto.
Scaricando quelle delle vacanze, l'ho vista.
Sono io il fotografo di casa, e la mia macchina è un'appendice al mio braccio destro.
Ma quel furfante di mio marito deve averla presa di nascosto scattandomi delle immagini a mia insaputa.
Immagini di una persona sorridente, rilassata, felice e....gonfia!
Aghhhh....ho avuto un momento di vero panico non riconoscendomi. E quella chi è?
Per lunghi attimi mi sono sentita gelare.
Di fronte a me c'era una matrona pettoruta dai fianchi ridondanti, le belle guanciotte, le cosce a stento trattenute da pantaloni troppo stretti.
Così, dopo un primo momento di confusione emotiva, sono corsa a pesarmi.
In neanche 2 mesi ho preso quasi 4 chili che per me è una cosa eccezionale, considerando che ho lo stesso peso da quando avevo 25 anni.
Ognuno conosce se stesso. Io ho immediatamente capito che quei chili non sono il frutto di bagordi disordinati visto che in estate mangio quasi la metà che nel resto dell'anno, e tutta roba fresca.
Magari un gelato in più, ci sta, ma non è quello a fare testo.
Inoltre sono sempre troppo stanca, dormirei in continuazione.
Le articolazioni mi provocano dolori costanti e piegarmi è sempre un supplizio.
Il fatto più eclatante è la mia capacità riflessiva: ho sempre la testa confusa, annebbiata. Vagamente depressa.
La memoria è andata a farsi un giro e non so quando tornerà. La mia memoria...sono conosciuta per essere quella che ricorda tutto, anche i nomi di clienti passati in agenzia 10 anni fa!
Adesso non ricordo se ho preso gli integratori 5 minuti dopo averli ingoiati.
Ho messo tutto insieme.
Ho ripreso in mano la mia diagnosi: Sindrome di Hashimoto.
Ho controllato sintomi e problematiche sul web. Ci sono dentro con tutte le scarpe.
Ciò che fino a qualche mese fa se ne stava quatto quatto senza darmi problemi, adesso è lì che organizza un rave party, ed io devo fare la volante della polizia che interrompe la festa!
Le donne in gran parte.
Ho deciso che una parte di questo blog sarà dedicata ad una missione: Patty versus Hashimoto.
Seriamente, magari anche ridendoci un po' su, perché le cose troppo serie non mi vengono bene.
Cercherò di parlarne periodicamente raccontando i progressi della mia battaglia e quello che sto facendo.
Adesso sono ancora un po' scossa e leggermente intristita perché ho appena scoperto quello che dovrò schivare sul mio percorso verso lo "starbene".
Diciamo che un dolce è in grado di mettere allegria, e me ne serve un bel po'.
Non smetterò di postare dolcezze perché anche se non posso mangiarne, mia figlia mi ha incoraggiato dicendomi: "Dai mami, li farai per me".
Ingredienti per uno stampo da 18/20 cm di diametro
3 uova medie, bianchi e tuorli separati
la scorza grattugiata ed il succo di un grosso limone di Sorrento, non trattato
10 ml di liquore all'arancia (Cointreau o Aurum o uno vostro a piacere)
140 g di carote grattugiate finemente
125 g di zucchero di canna integrale
125 g di farina di mandorle
50 g di farina di riso
1 cucchiaino di lievito per dolci
150 g di zucchero a velo (fatelo in casa tritandolo nel cutter)
il succo di un grosso limone di Sorrento
una manciata di mandorle a lamelle per guarnire
In una larga terrina mettete le carote grattugiate, la farina di mandorle, lo zucchero, il lievito, il liquore ed i tuorli e mischiateli bene con una frusta elettrica.
Quando la miscela sarà ben amalgamata, aggiungete poco a poco la farina di riso setacciata.
Montate a neve ferma gli albumi ed aggiungeteli al composto con una spatola di gomma, mescolando dal basso in alto per non farli smontare.
Foderate uno stampo a cerniera da 18/20 e versatevi l'impasto.
Fate cuocere per 45 minuti fino a che non sarà bella gonfia e lo stecchino uscirà asciutto dalla prova.
Fate raffreddare completamente il dolce prima di toglierlo dallo stampo.
Preparate la glassa mescolando il succo di limone filtrato allo zucchero a velo. Versate il limone poco alla volta per cercare la consistenza giusta della glassa, che non deve essere troppo solida, ma deve essere fluida come il miele nuovo.
Una volta freddo, mettete il dolce su una gratella appoggiata su un piatto e glassate il dolce facendo scorrere la glassa lungo i bordi.
Decorate con una manciata di mandorle a lamelle o la scorza grattugiata del limone.
Buonissima subito, diventa divina con il passare del tempo.
Conservatela al riparo dall'aria per non farla seccare.
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