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mercoledì 12 febbraio 2020

Chicken Nuggets con broccoletti di Custoza: fateveli da soli!

Sisters are doin' it for themselves - Eurythmics
Si, proprio loro: quei cosetti dorati e croccanti che vi fanno l'occhiolino dal menù del vostro fast food preferito.
Perché, confessiamolo una volta per tutte: anche noi, donne che cuciniamo, ogni tanto ci facciamo comprare dal fast food.
Le ragioni sono molteplici.
Una per tutte è che se avete figli, che siano piccoli o adolescenti, non potrete non andarci almeno una volta nella vita.
Da che, durante quella prima esperienza succederà questo: con il cibo ingurgitato assumerete anche  un cip che si istallerà in qualche non ben identificata zona del vostro cervello e che ogni tanto manderà segnali di necessità. "Patatine fritte le vogliooooo" oppure "supermega hamburger multipiano con vergognosa dose di salse lo voglioooo" e via andare.
Fino a che non resisterete e ci tornerete ancora, e ancora e ancora.
Insomma, una specie di Corona Virus, ma parecchio più pericoloso.
Si può resistere e si sopravvive, garantito, soprattutto se utilizzerete questa strategia: FATEVELI DA SOLI!
Lo so che si chiama Fast Food perché si fa veloce, sia a ordinare che a mangiare, ma guardate che non è mica poi così impegnativo farci dei Chicken Nugget come il Cielo comanda con le vostre manine.
Questi poi, sono da urlo.
Con un ingrediente un po' particolare: questi broccoletti di Custoza presidio Slow Food, che è adesso nella sua stagione migliore.
Il broccoletto di Custoza l'ho scoperto un anno fa, durante l'ultimo raduno dell'Mtc avvenuto sul Lago di Garda grazie alla fantastica organizzazione di Cinzia, che ci ha fatto fare un viaggio tra le meraviglie della sua terra.
Mi sono ritrovata al centro di un campo di queste crucifere meravigliose a scattare foto come una pazza e immediatamente dopo, a farne una scorpacciata senza precedenti in un ristorante locale.
L'ho trovato così favolosamente delizioso, tenero, caratterizzato da un tono amaro appena accennato che ricorda alla lontana le cime di rapa.
I suoi cuori fritti sono una delle robe più dannatamente buone mai assaggiate.
Non ho potuto esimermi di portarne con me alcuni cespi che ho poi cucinato in svariati modi.
Ebbene si, questa ricetta ha atteso un anno prima di essere pubblicata ma spero che vorrete dargli una possibilità e soprattutto che vi faccia venire curiosità per questo stupendo prodotto.
Per saperne di più potrete anche consultare la raccolta di ricette realizzata dal Calendario del Cibo Italiano nella giornata a lui dedicata.
Ingredienti per 4 persone
500 g di petto di pollo
2 cuori di broccoletti lessati - c.ca 80 g da cotti - tritati grossolanamente
1 uovo grande sbattuto
un cucchiaino di mostarda in polvere tipo Colman's
pan grattato qb
pepe nero macinato fresco
sale qb

Per la panatura
Pan grattato non troppo fine
farina qb
1 uovo sbattuto
fiocchi di sale Maldon

Olio extravergine per friggere (frittura profonda).
  • Tritate la carne in un mixer. Versate il tutto in una ciotola ed aggiungere i broccoletti tritati, le uova, la mostarda in polvere, il pan grattato, pepe e sale ed impastare bene con le mani in modo da amalgamare bene l'insieme. Se sentite che l'impasto è troppo molle, aggiungete ancora poco pane grattato. Formate delle pepite lunghe 5/7 cm e leggermente schiacciate e mettetele a riposare su un piatto, in frigo per un'oretta. 
  • Una volta ben freddi, preparate la panatura. Passate le pepite nella farina senza che ne rimanga troppa attaccata, passatele nell'uovo sbattuto quindi avvolgete bene nel pan grattato. Mentre fate questa operazione, mettete a scaldare l'olio in una padella di ferro a bordi alti per frittura profonda. Portate la temperatura a 180° quindi cominciate a friggere 4 o 5 pepite alla volta, in modo che non si affollino e non abbassino la temperatura dell'olio. 
  • Scolatele bene su carta assorbente, cospargetele con fiocchi di sale Maldon e servitele immediatamente ben calde, magari accompagnate dalle vostre salse preferite fatte in casa. Vi consiglio questa maionese di carote, facile e leggera. 
Se poi volete accompagnare i vostri Chicken Nugget con un contorno saporito ed in tema, potrete preparare questi cuori di broccoletti di Custoza, glassati al miele e melassa di melograno.
Ricetta veloce e facile: pulite i vostri broccoletti separando i cuori dalle foglie più grandi e lessateli per 7/8 minuti in acqua bollente salata.
Asciugateli e tagliateli a metà lungo la lunghezza.
In una larga padella fate scaldare due cucchiai d'olio con un cucchiaino di miele e melassa di melograno. Adagiate i broccoletti sul lato del taglio e fateli glassare a fiamma vivace, fino a che non saranno lucidi e dorati. Serviteli subito salando al momento.

venerdì 6 dicembre 2019

Faraona ripiena con frutta e castagne: il tempo non esiste.

Time after time - C. Lauper 
Un nuovo post? Ma che siamo matti? 
Pubblicare con così incredibile frequenza...non ci si crede davvero. 
Ma questa è la condizione labile dei folli, che non giudicano il tempo, né lo misurano. 
Per loro ieri è oggi e oggi è domani.
Ultimamente sono un po' suggestionata dalla questione "tempo", e non metereologico. 
A partire dall'affermazione definitiva della fisica che "il tempo non esiste".
Ma questo lo sapeva anche Aristotele  quando spiegava che il tempo era solo un modo per misurare come si muovono le cose e che, ovviamente, se non c'è nulla che si muove, non c'è tempo. 

Ormai abbiamo capito che tutto ciò che accade nel nostro mondo, non è organizzato nello spazio né segue "uno spartito musicale a tempo" sotto la guida di un grande direttore d'orchestra. 
Ogni cosa ha il "suo" tempo e la sua modalità per fondersi con altre cose. 
Per me la fisica è un grande mistero. 
Sono una persona che con le materie scientifiche ha litigato per tutta la vita. 
La matematica è la mia spina nel fianco. 
La mia testa di fronte ai numeri, comincia a prendere strade intricate e lascia pezzi per dietro di sé, quindi di fronte ai misteri dell'universo, mi viene un'ansia incredibile. 
Ma questa storia del tempo ha un fascino incredibile perché tutto quello che sapevamo di lui, ovvero la sua semplice codificazione per misurarlo, per il mondo della fisica ormai è inutile. 
Su questi concetti giocano ed hanno giocato da sempre, grandi scrittori, autori, registi ed è incredibile come ogni volta che incappiamo in una storia che riguarda il loop spazio/temporale, restiamo coinvolti emotivamente.
Una delle ultime serie che tocca proprio l'argomento, in un'atmosfera cupa, quasi post-apocalittica, è "Dark", prodotta dall'instancabile Netflix, o Nettflisse, come direbbe la vecchina di Sammoro .
Ecco, sono inciampata in questa storia e non riesco ad uscirne.
Oltretutto si parla di salti temporali tra il presente e gli anni '80, l'epoca della mia adolescenza, e potrete capire il coinvolgimento.
Ma niente a che vedere con le atmosfere divertenti e paradossali di Ritorno al Futuro....qui ci sono dei misteri che fanno accapponare la pelle e personaggi equivoci di esemplare cattiveria.
Se vi piace il genere, non perdetevela.
E soprattutto, lasciamo il tempo al tempo.
Ormai siamo lanciatissimi verso il Natale, quindi non posso che lasciarvi ricette in tema, e questa deliziosa faraona con un ripieno semplice e ricco di gusti stagionali, potrebbe fare la felicità di molti. 
Sul pollo ripieno ed il suo disosso ormai non esistono segreti su questo blog ed ogni tanto mi lascio accaparrare dalla nostalgia e rimetto le mani nella materia.
Ma voi non avrete bisogno di fare tutto il lavoro: una volta tanto potrete chiedere al vostro macellaio di fiducia, di farvi un piccolo favore...

Ricetta per 4 persone

1 busto di faraona disossato di c.ca 1,500 kg
80 g di prosciutto arrosto sminuzzato sottilmente
6 fette di pane toscano ammollate e sbriciolate
castagne arrostite o lessate 
5 prugne secche denocciolate
5 albicocche secche denocciolate 
30 g di burro 
2 grandi salsicce fresche toscane
30 g di parmigiano grattugiato
2 rametti di rosmarino
5/6 foglie di salvia
qualche rametto di timo
1 bicchiere di birra rossa 
1 cucchiaino di misto spezie La Saporita
Olio extravergine d'oliva
Sale - pepe qb


  • Preparate il ripieno mescolando in una larga ciotola, la salsiccia, il prosciutto, il pane, il parmigiano, la frutta secca, il misto spezie. Mischiate tutto bene con le mani quindi aggiustate di sale e pepe.
  • Riempite la cavità della faraona con il ripieno distribuendolo uniformemente per dare una forma aggraziata al volatile.Condite la pelle con sale e pepe massaggiando bene.
  • Legatelo con filo da cucina per mantenere forma e le cosce strette al busto (altrimenti in cottura si allargano) e decorate con rosmarino e salvia.
  • Distribuite fiocchi di burro sulla superficie della faraona. (A questo punto potrete avvolgere la faraona in un foglio di alluminio e conservarla in frigo se volete cuocerla il giorno dopo. )
  • In una larga pirofila versate 4 cucchiai di olio extravergine.
  • Accendete il forno a 180°. Sistemate la faraona sul fondo preparato. Mettetelo in forno già caldo.
  • Dopo 15 minuti, aprite e irrorate il pollo con la birra proseguite la cottura. Ogni 10 minuti, spennellate la faraona su tutta la superficie con i suoi succhi per mantenere morbida la pelle e non farla seccare.
  • Proseguite la cottura per c.ca 1h15. Dovrete calcolare c.ca 1h di cottura per ogni chilo di faraona ripiena. Se per esempio con il ripieno otterrete un pollo di 1,200 kg, dovrete cuocere per c.ca 1h20 minuti.
  • NON usate il forno ventilato perché seccherà la pelle del vostro volatile rompendola. Quando siete in fondo alla cottura, verificate il colore dei succhi che escono bucando con uno stuzzicadenti una delle cosce. Se schiacciando leggermente con un cucchiaio di legno vedrete uscire del liquido trasparente, la faraona è cotta. Proseguite se vedete che i succhi sono ancora rosati.
  • Quando la faraona sarà pronta, toglietela dalla pirofila ed avvolgetela con carta alluminio. Fatela riposare almeno mezz’ora prima di tagliarla. Servitela a fette su un piatto di portata, irrorata del proprio fondo di cottura.

giovedì 17 ottobre 2019

Pollo alle prugne e melagrana.

Il nuovo libro Starbooks del mese di Ottobre è "From the oven to the Table" della nostra amata Diana Henry.
Già al titolo capite bene che nessuna delle ricette proposte può prescindere dall'utilizzo del forno, ma ognuna di queste ha un livello di difficoltà nella realizzazione molto basso, quindi estremamente appetibile per chiunque.
Inoltre l'autrice ha una particolare passione per la carne di pollo (un'indiscutibile affinità con la sottoscritta), per cui troverete molte ricette con questo volatile.
Per voi ho scelto un pollo alle prugne e melagrana, assolutamente spettacolare, ma per scoprire la ricetta, dovrete andare a leggere sul post ufficiale di Starbooks
Buon giornata amici.


martedì 11 giugno 2019

Faraona bardata con patate novelle: lo ZEN e la maleducazione.

Coming around again - Carly Simon
La mattina di un sabato di giugno.
Sola, in agenzia.
So già che non passerà nessuno: qui tutti hanno già cominciato ad andare al mare quindi potrò lavorare nella totale tranquillità.
Metto la mia musica preferita in lieve sottofondo e predispongo l'animo ad uno zen rilassato e sorridente.
Sono le dieci ed una giovane coppia simpatica si affaccia alla porta: devono firmare delle carte per dei visti. Li faccio accomodare, ma ricontrollando i documenti, mi accorgo che c'è un piccolo errore e mi accingo a correggere.
In quello stesso istante arrivano una signora over 70 e quello che deve essere il figlio, un quarantenne col borsello che comincia a girare nervoso alle spalle dei ragazzi, con fare scocciato.
Io chiedo con gentilezza di cosa hanno bisogno e mi sento rispondere che devono solo lasciare la quota regalo per una lista di nozze.
Guardo i ragazzi di fronte a me chiedendo il loro permesso per servire velocemente queste persone e loro acconsentono sorridendo.
Il mio spirito zen comincia a subire dei contraccolpi.
Il quarantenne col borsello, con il tono di chi "finalmentehaicapitochedeviservireprimanoi" esordisce: "Ecco, bene, così si fa tutti prima", in un senese sguaiato.
Io guardo stranita i ragazzi, loro guardano me complici e tratteniamo a stento una risata (tutti prima chi?).
Mentre sto per stampare la ricevuta del pagamento, divento protagonista di un siparietto che lascia a bocca aperta i clienti seduti vicino a me:
" E dove lo farebbero questo viaggio di nozze?" - si lancia sguaiato il ragazzone vintage.
"Vanno in Giappone! Un tour davvero meraviglioso" - rispondo entusiasta per la scelta dei clienti.
L'entusiasmo dura il tempo di un attimo, spianato dalla risposta del tipo che con "Ma che c'è bisogno di andà in Giappone co' tutte le belle hose da vede' che abbiamo in Italia? Io mi domando e diho".
Evito di iperventilare, stendo le braccia lungo i fianchi, prendo un lungo respiro ripristinando il sorriso e rispondo serena: "Sa, il viaggio di nozze è un viaggio per la vita. A meno che non decida di sposarsi 6 o 7 volte, cosa che lei avrà la fortuna di non sperimentare, fare un grande viaggio una volta nella vita, è diritto sacrosanto di chi lo decide."
"Sarà, ma pe' me è una spesa inutile" e lancia un'occhiata tronfia alla madre che lo fissa silenziosa.
Mi verrebbe da ricordargli che se non ci ha fatto caso, si trova in una agenzia di viaggi, luogo in cui ci sono persone che lavorano per pagarsi la pagnotta e che viaggiare è ciò che da' il senso a questo lavoro, ma poi, stremata dalla maleducazione dell'ignorantone, lo saluto con "Contento lei, arrivederci e grazie".
Una volta spariti dalla mia visuale, i ragazzi del visto mi guardano e mi chiedono: "Vi fanno un vaccino per affrontare simili serpenti?"
Ridiamo tutti come matti ed il mio zen ritorna disteso dove lo avevo lasciato.
Gioie e dolori del lavoro al pubblico.
Lo sa bene chi come me incontra persone ogni giorno e non per piacere.
La maleducazione impera e la pazienza di quei pochi sopravvissuti al culto della gentilezza, è ormai talmente sfibrata da essere pronta per il macero. Amici gentili: resistete. Siamo una razza in estinzione.
Dopo quasi due mesi torno a pubblicare.
La voglia me l'ha data questa ricetta, che arriva da una bella collaborazione con la distribuzione SIMPLY ETRURIA che nella mia regione ha molti negozi.
Ho preparato la faraona per il numero Speciale Toscana del mese di giugno e gli amici della mia zona potranno leggerla lì, insieme ad un altro piatto molto speciale che pubblicherò a breve.
Per me è stata l'occasione di provare una carne che personalmente non avevo mai cucinato e che se gestita come si deve, dà grandi soddisfazioni.
Ecco qui la ricetta. Semplicissima.

Ingredienti per 4 persone
1 faraona toscana di c.ca 1,800
100 g di rigatino del chianti a fette sottili
1 lattina di birra rossa a temperatura ambiente
1 spicchio d'aglio
rametti di rosmarino, un mazzetto di salvia
1 carota,  costa di sedano, 1 piccola cipolla
Olio extravergine d'Oliva Chianti Classico Dop
Sale, pepe, qb
2 kg di patatine novelle ben lavate e con la buccia.

  • Pulite la faraona, private la pelle di eventuali residui di piume quindi riempite la cavità con rosmarino, salvia, uno spicchio d'aglio in camicia. Spennellate la pelle con olio extravergine e massaggiate tutto il volatile con sale a cui avrete aggiunto un trito finissimo di rosmarino, salvia e pepe. Una volta condita la pelle, bardate la faraona con le fettine di rigatino partendo dal petto ed arrotolandole poi sulle cosce. Legate le estremità delle cosce per non farle allargare in cotture, e fermate il rigatino con dello spago da cucina legato intorno al petto. Inserite un paio di rametti di rosmarino sotto lo spago.
  • Sistemate la faraona bardata in una teglia sufficientemente larga e cosparsa con abbondante olio extravergine. Pulite le carote, il sedano e la cipolla e tagliate il tutto a rondelle non troppo spesse e versatele nella teglia intorno alla faraona. 
  • Mettete in forno preriscaldato a 180° C statico, coperta con un foglio di allumino e date 20 minuti con il timer. Nel frattempo tagliate in due le patate novelle e sistematele in una pacca da forno oleata, che possa contenerle tutte su uno strato, sul lato del taglio, salando bene il tutto ed aggiungendo una manciata di foglie di salvia e rosmarino. Mette in forno con il pollo. 
  • Passati i primi 20 minuti, versate sulla faraona un bicchiere e mezzo di birra e salate leggermente gli odori. Proseguite la cottura senza il foglio di alluminio. Ogni 15 minuti bagnate la faraona con il fondo di cottura.
  • Girate le patate e proseguite la cottura girandole ogni 15 minuti in modo che si dorino su tutta la superficie. 
  • La durata della cottura della faraona dipende dal peso. In genere si parla di 1 h per chilo di peso ma la faraona ha carne piuttosto tenace quindi è possibile che dobbiate cuocerla più a lungo. Fate la prova cottura su una delle cosce (la parte più ostinata): bucatela con uno stuzzicadenti e se esce liquido trasparente, allora è cotta. Toglietela dalla teglia e mettetela sul piatto di portata coprendola con l'alluminio. 
  • Prendete le verdure del fondo di cottura con il liquido e frullatele con un mixer a immersione. Servite la salsa con la carne.
  • Sistemate le patate ormai dorate sul piatto di portata e servite tutto ben caldo. 


mercoledì 24 ottobre 2018

Pollo alla paprika con ceci, cavolo riccio e limone arrostito oggi per Starbooks

Spaghetti a Detroit - F. Bongusto 
Come ogni settimana, una ricetta direttamente dal blog di Starbooks, che vede protagonista una delle mie carni preferite, il pollo.
Stavolta croccante, accompagnato da un contorno diverso e speciale, come solo Melissa Clark dal suo libro "Dinner changing the game", poteva studiare.
Se volete una ricetta facile e creativa al tempo stesso, non perdete tempo e leggetevi il post di oggi 
Buona giornata a tutti


giovedì 26 luglio 2018

Involtini d'Estate: la triste routine dei secondi piatti

Tutto il resto è noia - F. Califano 
Se l'Estate è la stagione del cibo fresco, colorato, vitaminico e possibilmente crudo, il rischio di cadere nella routine è dietro l'angolo. 
Parlo per me, perché se fosse per la voglia di cucinare che vibra in questi polsi, mangerei tutti i giorni pane e pomodoro, insalata di pomodori e mozzarella, panzanella...insomma, una noia mortale. 
Invece, grazie al cielo, in questa casa gravita un'adolescente dotata un fisico lungo e secco e di un appetito poderoso, per la quale se mi azzardo a posare in tavola un festival di insalate senza alcun accompagnamento, si scatena un dramma di proporzioni bibliche. 
Ergo, in questo periodo cucino solo per lei. 
A pranzo, il buon etto di pastasciutta stracondita e lì,  ringraziando il cielo non mi manca la fantasia: con verdure, ragù, saltate, alla crudaiola che ben si adatta al periodo. 
Ma quando si parla di idee per secondi piatti, che siano esse di pesce o di carne, "addio Pipi", si entra nel buio più totale...nulla, vuoto assoluto. 
La tristezza è che per scavalcare la mancanza di fantasia, spesso si ricorre a cibi precotti, ci si lascia lusingare dalle promozioni del super con le solite cotolette iper panate e prefritte...brrrr....colpevole Vostro Onore!
Eppure, garantisco, ci vuole poco. 
Un pochino di buona volontà, un po' di inventiva.  
Così mi sono ricordata di quanto mia figlia ami gli involtini. 
Non glieli faccio spesso; in genere prediligo quelli di carne rossa, utilizzando le fettine per il carpaccio, e via a farcirli con mortadella e scamorza. 
Stavolta ho visto del petto di pollo a fettine sottili nel banco macelleria, ed ho subito pensato che sarebbe stato perfetto per degli involtini saporiti. 
Che il pollo abbia un discreto appeal per la sottoscritta, è evidente in questo blog. 
Se si parla di secondi piatti di carne, le ricette a base di pollo sono la maggioranza. 
Questo perché la carne di pollo è versatile, delicata, facile da cucinare con un minimo di attenzione, ed in genere piace a grandi a piccini. 
Va ovviamente valorizzata con aromi e cotture non troppo prolungate che la renderebbero asciutta  e stopposa, ma è un buon aiuto quando si hanno in casa dei bambini e ragazzi. 

Gli involtini che ho preparato oggi, serviti su un letto di zucchine fiore croccanti, sono di una facilità disarmante:
INGREDIENTI PER 2 PERSONE
300 g di petto di pollo tagliato a fette sottili 
50 g di parmigiano reggiano a scaglie 
un mazzetto di timo limone fresco 
1 rametto di rosmarino
mezzo bicchiere di vino bianco (Io Vernaccia di S. Gimignano)
2 cucchiaini di miele millefiori 
sale aromatizzato (salvia, timo, rosmarino)
olio extravergine qb
una manciata di mandorle a lamelle 
  • Stendi le fettine di pollo su un tagliere e cospargile con le scaglie di parmigiano a cui aggiungerai qualche rametto di timo limone
  • Arrotola su se stesse le fettine e chiudile con uno stuzzicadente
  • In una larga padella antiaderente, versa un filo d'olio in cui farai scaldare il rametto di rosmarino ed una volta ben caldo, aggiungi gli involtini alzando la fiamma per farli ben rosolare su tutti i lati. 
  • Quando saranno ben dorati, togli il rametto di rosmarino ed aggiungi il vino facendo sfumare.  Abbassa la fiamma, sala e copri facendo cuocere una decina di minuti, girando gli involtini via via. 
  • Quando la carne sarà a cottura, alza la fiamma, versa il miele sugli involtini e falli glassare bene.
  • Servi ben caldi, cosparsi di timo limone e mandorle a lamelle. 

sabato 24 giugno 2017

Metti l'Artusi a cena...

Chanson de nuit - Edward Elgar
Mi capita spesso di pensare di essere nata nell'epoca sbagliata.
Non per essere fraintesa: la modernità, la tecnologia, i viaggi supersonici da far girar la testa, son tutte cose che adoro e mi ci adatto, sia ben chiaro.
Però all'atto pratico, fallisco miseramente ed emerge la vera natura di una donna incapace di stare al passo con i tempi.
Me ne rendo conto soprattutto in cucina.
Quello è il vero campanello rivelatore di un modo di essere che non saprei se chiamare "classico" o "retrò" o, come qualche perfido potrebbe pensare, "antico".
Questo blog ne è il più onesto testimone: tradizione batte modernità 5 a 0!
Quando devo organizzare una cena fra parenti o amici, che so benissimo potrebbero apprezzare preparazioni di estrema semplicità, a me sembra di fare chissà quale torto se fra i piatti non c'è almeno una pasta fatta in casa o un ragù che ha pippiato per oltre 3 ore, un arrosto abbandonatosi a dolce morte fra verdure saporite ed un dessert con la sua salsina, bello come una donna vestita a festa.
Non ce la faccio.
Passo ore ed ore in cucina, senza accorgermene (se non fosse per il caldo di questo periodo), ed alla fine ho sempre la sensazione di non avere fatto abbastanza.
In questo rivedo le mie nonne, mia madre che quando dice di aver fatto poco, tira fuori almeno 2 piatti di carne e 4 contorni, mia suocera con i suoi menu della festa che assomigliano a quelle maratone di ballo dove i concorrenti sono eliminati dallo stremo delle forze.
Ma se loro posso capirle perché figlie di un retaggio bellico o post bellico in cui la fame atavica non è mai finita, neanche col benessere, io che c'azzecco in tutto questo?
Ecco che ritorna il busillis sull'inadeguatezza di essere una donna 2.0.
A pensarci bene, il grande Pellegrino Artusi era ben più moderno di me quando scrisse il suo capolavoro e guida per generazioni e generazioni di donne dopo di lui.
Moderno e imprescindibile visto che la sua opera è presente in ogni casa di appassionati di cucina che si rispettino.
Quella che vi racconto oggi è la storia di una cena insieme a Pellegrino, il simpatico edonista che ha fatto del ben mangiare, la missione della sua vita.
Nel giorno delle celebrazioni in sua memoria promosse da Casa Artusi a Forlimpopoli, il Calendario del Cibo Italiano ed un gruppo di amiche blogger, odierne Mariette,  festeggiano con lui preparando un intero menù tratto da La Scienza in Cucina e l'Arte di Mangiar Bene, rigorosamente condiviso con amici e buone forchette in una cena conviviale.
Scegliere fra le quasi 800 ricette del suo manuale, non è stato facile.
Quello che avevo ben chiaro in testa è che come primo piatto, non avrei potuto tralasciare una pasta fresca, in onore di Marietta, la sua fedele cuoca e governante.
Il caldo di questi giorni ha fatto il resto.
Sono andata a studiarmi i "rifreddi", quei piatti che secondo tradizione sono serviti freddi inframezzando portate significative in un pranzo importante o anche in maniera autonoma, per una cena fredda o veloce, un "dopo teatro", ecc.
Per finire, ho optato per un dolce al cucchiaio da preparare in anticipo senza fretta.
Ed ecco il mio menù Artusiano:
Tagliatelle verdi con ragù bolognese 
Pollo in galantina servito con la sua maionese
Pomodorini ripieni al forno 
Budino di mandorle tostate con coulis di lamponi (mia concessione).  
Una ricetta dell'Artusi è una macchina del tempo: ti trasporta in un'epoca di carrozze e candele, di marsine e manicotti, di argenti e ceramiche preziose.
E' un racconto destinato a chi lo sa capire, quindi al buongustaio ed alla donna che cucina.
Sfogliando le pagine della Scienza in Cucina, è chiaro che il principiante avrà vita dura nel trasformare il verbo artusiano in piatto.
Mentre la donna abituata ai fornelli, troverà consigli preziosi intrattenuta dall'umorismo complice dell'autore.
Sulle tagliatelle verdi Pellegrino racconta: "Si usano per minestra asciutta e sono più leggiere e digeribili di quelle intrise di tutte uova. Per da loro il color verde cuocete spinaci lessi, strizzateli bene e tritateli colla lunetta. Con due uova ed un pugno di questi spinaci intridete sulla spianatoia quanta farina potete per ottenere una pasta ben soda che lavorerete molto colle mani. Poi, col matterello, tiratela a sfoglia sottile e quando dà cenno d'appiccicarsi a motivo dell'erba che produce viscosità, spruzzatela leggermente di farina. Avvolgete la sfoglia in un canovaccio e quando sarà asciutta, tagliatela alquanto più larga de' taglierini da brodo, avvertendo che il bello di tali paste è la loro lunghezza, il che indica l'abilità di chi le fece. Appena alzato il bollore, levatele asciutte e conditele come..."
Vero è che se facessi leggere queste righe ad un ragazza che non ha mai preparato la pasta in casa, potrei osservare uno sguardo perso ed aspettarmi millanta domande.
Ma una vera massaia dell'epoca non avrebbe avuto dubbi su come procedere.

Gli ingredienti per 4 persone sono
200 g di farina
2 uova di gallina
100 g di spinaci (non si dice se il peso è da crudo o da cotto - io ho interpretato la seconda ipotesi).

Per 6 persone, ho raddoppiato la dose ma considerando l'umidità portata dagli spinaci (che Pellegrino chiama viscosità), ho usato 3 uova intere ed un tuorlo, riservandomi di usare l'albume qualora l'impasto risultasse troppo asciutto. Non ne ho avuto bisogno.
Ho tritato gli spinaci finemente al coltello (la mia lunetta mi ha abbandonata) ed ho lavorato l'impasto con energia per buoni 15 minuti.
Ho poi avvolto il tutto in una pellicola ed ho lasciato riposare la pasta per 1 oretta.
Ho steso l'impasto col matterello fino ad ottenere delle sfoglie non troppo sottili che a noi le tagliatelle all'uovo piacciono croccanti e di "corpo", quindi le ho fatte asciugare adagiandole su una tovaglia stesa sulla spalliera del mio divano (mia nonna le faceva asciugare sul suo letto).
Una volta asciutte ma ancora in grado di essere piegate senza spezzarsi, le ho tagliate con la coltellina ed ho formato i nidi che hanno atteso la loro fine asciugando su un canovaccio infarinato.
A condimento delle tagliatelle verdi, Pellegrino consiglia il "sugo alla rustica" o "il sugo al prosciutto" o il così detto "bolognese", o più semplicemente cacio e burro.
Io ho optato per il ragù bianco "bolognese", ricetta nr. 87, con cui sono presentati i tradizionali "Maccheroni alla bolognese", certa che i miei ospiti avrebbero apprezzato la novità (qui in Toscana la maggior parte dei condimenti sono "rossi").
Ingredienti per 4 persone:
150 g di carne magra di vitello (meglio se di filetto)
50 g di carnesecca (pancetta stagionata)
40 g di burro
Cipolla, carota, sedano qb
Farina di frumento qb
Brodo sgrassato di manzo e pollo
Sale, pepe, noce moscata qb
Parmigiano grattugiato qb
L'Artusi ci spiega: "Tagliare la carne a piccoli dadi, tritare fine colla lunetta la carnesecca, la cipolla e gli odori per poi mettere al fuoco ogni cosa insieme, compreso il burro, e quando la carne avrà preso colore, aggiungere il pizzico della farina, bagnando con brodo fino a cottura intera".
Queste sono le sole indicazioni che fornisce per la preparazione del condimento.
Non sono oscure, ma ancora una volta si percepisce come dia per scontato che chi l'ascolta abbia mano sicura ed esperienza in materia.
Nella stessa ricetta invece, ed è questo il punto più interessante dell'intera spiegazione, l'autore si dilunga sulla questione della cottura della pasta, affermando che "una minestra troppo cotta, masticandosi poco, scende compatta a pesar sullo stomaco e vi fa palla, mentre se ha bisogno di essere triturata, la masticazione produce saliva e questa contiene un fermento detto ptialina, che serve a convertire l'amido o la fecola in zucchero ed in destrina(...) e questo facilita l'inghiottimento e la digestione".
Ecco il più importante aspetto della sua produzione: una divulgazione scientifica di facile comprensione che per la prima volta tocca l'aspetto "benessere e salute" collegato all'alimentazione ma soprattutto al buon cibo.
Informazioni precise che ritroviamo all'interno di una ricetta, come pizzichi di odori e spezie a rendere il tutto più accattivante e saporito.
Relativamente al ragù, la quantità che si ottiene da 200 g di carne o poco più mi è sembrata insufficiente per condire pasta per 4 persone, considerando che con la cottura, la carne perde i propri succhi anche se integrati dal brodo, e riduce il suo peso.
Naturalmente ho raddoppiato tutto e nel finale ho colto il suggerimento di Pellegrino, aggiungendo all'"intingolo" poca panna ed ottenere una struttura più vellutata al palato.
Per la portata principale ho scelto un piatto che desideravo preparare da tempo: il pollo in galantina.
Nella versione originale, l'Artusi parla di cappone spiegando che questa sontuosa preparazione si serve durante le feste di Natale.
Non disponendo di cappone ed essendo più vicini a Ferragosto che a Natale, ho optato per un pollo nostrale che ho disossato come già fatto molte in questo blog e farcito secondo le indicazioni di Pellegrino.
La ricetta del Cappone dell'Artusi prevede:
700 g di Cappone vuotato e disossato (il mio pollo, una volta disossato pesava 600 g)
200 g di carne magra di vitello
200 g di carne magra di maiale
100 g di petto di pollo
100 g di lardone
80 g di lingua salmistrata
40 g di prosciutto crudo grasso e magro
40 g di tartufi neri
20 g di pistacchi
Battuto
100 g di Carne magra di vitello
100 g di carne magra di maiale
60 g di midolla di pane
1 uovo di gallina
Il nostro Pellegrino ce lo racconta così:
"I tartufi tagliateli a pezzi grossi come le nocciuole e i pistacchi sbucciateli nell'acqua calda. Tutto il resto tagliatelo a filetti della grossezza di un dito scarso e mettetelo da parte salando le carni. Fate un battuto con altro maiale e con altra vitella di latte, grammi 200 in tutto. Pestatelo fine in un mortaio con grammi 60 di midolla di pane bagnata nel brodo; aggiungete un uovo, le bucce dei tartufi , i ritagli della lingua e del prosciutto, conditelo con sale e pepe e quando ogni cosa e ben pesta, passatelo per istaccio. Ora, allargate il cappone, salatelo alquanto e cominciate a distendervi sopra un poco di battuto e poi un suolo di filetti intercalati nelle diverse qualità, qualche pezzetto di tartufo e qualche pistacchio.
E così di seguito finché avrete roba, avvertendo che i filetti di petto di pollastra è meglio collocarli verso la coda del cappone per non accumulare sul petto di questo la stessa qualità di carne.
Ciò eseguito, tirate su i lembi del cappone dalle due parti laterali non badando se non si uniscono perfettamente, che ciò non importa, e cucitelo. Legatelo per il lungo con uno spago, involtatelo stretto in un pannolinp, che avrete prima lavato onde toglierli l'odore di bucato, legate le due estremità del medesimo e mettetelo a bollire nell'acqua per 2 ore e mezzo. Dopo, scioglietelo, rivoltatelo e mettetelo sotto un peso in piano e in modo che il petto di cappone resti al disotto o al disopra di questa posizione, tenetelo per un paio d'ore almeno, onde a prendere una forma alquanto schiacciata.
L'acqua dove ha bollito il cappone può servire per brodo e anche per la gelatina."

Ho apportato una variante personale, che è stata quella di non utilizzare il filetto di petto di pollo avendo già la base della stessa carne, e sostituendo lo stesso peso con della mortadella di Bologna Dop.
Niente lingua salmistrata, che non credo si possibile trovare e che non saprei davvero come preparare. Pellegrino mi perdonerà.
Una volta cotto, ho lasciato il pollo per oltre 2 ore sotto il peso del Grande Libro della Cucina Albeisa e lo Zanichelli della Lingua Italiana, visto che nella mia vita cibo e parole vanno spesso a braccetto.
Se lo conservate in frigo dovendolo preparare in anticipo, toglietelo almeno una mezz'ora prima di servirlo in modo che una volta in tavola sia a temperatura ambiente e tutti i sapori possano sprigionarsi al meglio.
Asciugandosi con la bollitura, la galantina gradisce l'accompagnamento di una salsa ed io ho optato per una classica maionese fatta sempre secondo la ricetta artusiana (che non sto qui a riportare - la nr 126 della sezione salse).
 Per completare l'accompagnamento, ho scelto dei semplici pomodori ripieni, ricetta nr 430, nella variante del battuto di aglio e prezzemolo mescolati a semplice pangrattato, per non caricare la già sostanziosa portata, e li ho serviti tiepidi.
A chiusura del nostro convivio, è arrivato il budino di mandorle, purtroppo vittima del solito incidente di percorso, ovvero lo spatascio in fase di sformatura.
Una decisione sbagliata è stata quella di non coprire il fondo dello stampo in alluminio con il caramello, che aiuta il dolce a non attaccarsi.
Ho deciso di non caramellarlo perché avrei accompagnato il budino con un coulis di lamponi, per dare un po' di freschezza ed acidità ad un dolce di per sé avvolgente e leggermente "grasso" in bocca.
Purtroppo una parte del budino non si è staccata ed il dolce ha finito con il dividersi a metà.
Ho cercato di recuperare il disastro con un decoro "indecoroso", ma ormai il danno era fatto.
Ricetta del Budino di mandorle tostate nr 669
8 dl di latte vaccino (800 g)
100 g di zucchero
60 g di savoiardi
60 g di mandorle dolci
3 uova di gallina.
"Prima preparate le mandorle, cioè sbucciatele nell'acqua calda e abbrustolitele al fuoco sopra una lastra di pietra o di ferro; poscia pestatele riducendole quasi impalpabili e, messo il composto al fuoco senza le uova, aggiungeteci le mandorle e dopo poca cottura, passatelo allo staccio. Ora uniteci le uova frullate e assodatelo a bagno maria con un velo di zucchero fuso in fondo allo stampo. Non occorre nessun odore. La tostatura delle mandorle farà prendere a questo budino il color cenerino e gli darà un sapore così grato da meritarsi il plauso degli uomini e più quello delle donne di gusto delicato. Per dare più bell'apparenza, si può coprire con una crema fiorita di confetto a colori, oppure di panna montata.

Questa è stata la ricetta che mi ha richiesto maggior interpretazione.
Soltanto dopo averla riletta svariate volte, ho capito che dovevo far bollire il latte con lo zucchero, le mandorle tritate ed i savoiardi.
Dopo aver portato il latte a bollitura con gli ingredienti indicati, l'ho lasciato riposare una mezz'ora affinché assorbisse al massimo l'aroma delle mandorle.
Quello che mi sono chiesta è quale sia il ruolo dei savoiardi, visto che poi l'intero composto va passato al setaccio e questi, ormai in poltiglia, non rimangono nel latte così come le mandorle.
Ho pensato che la ragione fosse quella di dare al budino una consistenza meno viscida e più sostenuta ma non ne sono sicura.
Questo è un mistero che spero qualcuno possa aiutarmi a svelare.
Il sapore è ovviamente delizioso, e se come me siete amanti delle mandorle, non potrete che apprezzarlo.

Per finire, la cena è stata un momento di grande divertimento oltre che di buona tavola e bella compagnia.
Non ho avuto un solo attimo di disagio nell'inoltrarmi nel gustoso mondo di Pellegrino, anzi, potrei dire di essermi mossa in scioltezza, e questo la dice lunga sulla mia modernità.


martedì 23 maggio 2017

Pollo saltato al limone, mostarda e basilico per Starbooks

I have a dream - Abba
Che mi piaccia cucinare il pollo, è risaputo.
Che sia un ingrediente che va cucinato con attenzione pure.
Ma questa versione fresca e perfetta per le cene d'estate non richiede neanche troppo tempo, e finirete col litigarvi l'intingolo.
Oggi su Starbooks!



venerdì 14 aprile 2017

La Pastilla Marocchina per lo Starbooks di Aprile

Marrakesh express - Crosby Stills & Nash
Bella, romantica, suggestiva come un tramonto dietro i Monti dell'Atlante.
E' la Pastilla Marocchina, un piatto straordinariamente complesso ed unico, che ci racconta di commistioni spagnole e moresche, passando dal dolce al sapido, dal croccante al morbido e pieno.
Se amate le preparazioni di carattere, i sapori strutturati, l'aspetto tra il magico ed il sognante, la Pastilla è il vostro piatto.
Per tutte le indicazioni, non perdetevi il post di oggi su Starbooks 



AUGURO A TUTTI UNA PASQUA DI PACE E SERENITA' 


domenica 19 febbraio 2017

Il pollo di Apelle: pollo fritto 'gnorante per l'MTC #63

10 ragazze per me - L. Battisti 
Apollo era un figo della malora.
Anche quando dormiva poco o c'aveva l'influenza intestinale, era bello come il sole.
Le su' donne dicevano: l'è un Dio, e lui ci stava dentro alla grande visto che non se ne faceva sfuggire una dai 16 ai 70.
La su' mamma continua a ripetergli: Apollino mio, un giorno o l'altro 'ste donne ti fanno pelo e contropelo.
Ma lui niente, pareva c'avesse il foco addosso.
Questa sua irrequietezza aveva finito col procurargli una lista infinita di figliuoli che suo malgrado, doveva mantenere.
Grazie alla su' bellezza, l'osteria che gestiva a Lecchi in Chianti, era sempre fitta di gente e a lui toccava 'sta in cucina dalla mattina alla sera per controllare che il cuoco lavorasse per benino e i su' figlioli non facessero casino in giro per il locale.
Il problema è che la maggior parte dei clienti giornalieri erano donne, tutte a Lecchi per vede' l'Apollo, e lui non perdeva occasione per appartarsi di sopra, nella sua camera, per mostrare la famosa collezione di archi e frecce alla fortunata di turno.
Un giorno in cui Apollo era impegnato nell'ennesimo giro turistico delle sue stanze, i figli di sotto decisero di sfidarsi in una partita a calcetto all'ultimo sangue.
Il padre, che conosceva bene i su' polli e 'un era grullo, aveva strategicamente nascosto la palla, perché odiava gli schiamazzi dei figlioli quando giocavano.
Ma mentre il padre metteva a soqquadro ben più di una stanza in dolce compagnia, i figli setacciavano da capo a fondo la proprietà senza successo.
Il più tordo di tutti, Apelle, un cittone lungo e secco con i capelli giallo polenta, non volendo darsi per vinto, piombò in cucina e trovò il cuoco che stava preparando i polli per la frittura del giorno.
Gli disse che il 'su babbo lo stava cercando e lo fece uscì di corsa dalla cucina.
Chiamò i fratelli e chiese a tutti di aiutarlo a spellare i polli.
In un batter d'occhio tutti i polletti per il fritto furono gnudi e lui prese la pelle e ci fece una degna palla con cui cominciare la partita a calcetto.
Soltanto quando il cuoco cominciò a smoccolare come un turco con tutto il fiato che aveva in gola, Apollo scese esagitato a scoprire l'accaduto.
"C'hanno rubato la pelleeee" gridava il cuoco con le vene del collo che scoppiavano.
Apollo s'affacciò sull'aia e vide i figlioli che calciavano alla grande felici come pasque.
Con il manone alzato chiamò: "Apelleeeeeee".
Al cittone preso dal panico, vennero i capelli blu.
Sapeva benissimo che il padre, quando si arrabbiava poteva anche strangolare un pitone, e triste triste si avviò verso il suo destino.
"Apelle, è stata una tua idea?" chiese senza ulteriori dettagli.
Il poro citto non riusciva a spiccicare parola - "Oh babbo, scusaci ma noi si voleva giocà..."
"Lo sai che tutti vengono a mangiare qui perché il fritto l'è bono e croccante e la pelle 'un po' mancà. E adesso che gli diamo da mangiare?"
"Niamo babbo, e mettici un po' di rigatino no?"
Fu così che Da Apollo a Lecchi in Chianti, vicino a La Passera, nacque il Pollo 'gnorante di Apelle, e fu subito il piatto preferito.
Apollo invece, stufo di abità vicino a La Passera, cercò un casale in Val di Merse e si stabilì definitivamente nel ridente e vivace borgo di Orgia.
Chiedo venia, un po' sono imbarazzata, un po' mi viene da ridere.
Chi conosce questa parte di Toscana, sa che questi luoghi esistono, eccome, e anche se non ci abita l'Apollo, hanno nomi che fanno tanto ridere e stavolta sono usciti da questa tastiera in maniera autonoma, io non c'entro nulla.
Una storia di pollo fritto che aveva bisogno di un alibi e mi ci voleva Apelle.
La nostra Silvia, vincitrice dell'ultimo Mtc sui Macaron, ha lanciato uno strale diabolico.
Ci ha comprate col fritto. E che fritto.
Il pollo fritto piace a tutti e non dite di no.
A me l'idea è venuta da una preoccupazione: detesto la pelle di pollo e l'idea di doverla lasciare sotto una panatura deliziosa per poi doverla eliminare, mi ha spinta verso un escamotage che spero mi verrà perdonato: vestire il pollo di nuova pelle, e nasconderla sotto una panatura rustica, 'gnorante come può essere la granella di tarallo 'nzogna e pepe.
Comincio quindi con la parte creativa di questa sfida, con un pollo marinato in birra rossa ed arancia, successivamente avvolto in rigatino del Chianti e panato in briciole di tarallo sugna e pepe che ho riportato dall'ultimo viaggio a Napoli (e che ho conservato gelosamente appositamente per questa ricetta).
Senza troppe filosofie, passo subito alle ricette, che sono tante e spero di non annoiarvi.

Il pollo 'gnorante di Apelle
Ingredienti per 4 persone
1000 g di pollo tagliato in pezzi e privato della pelle
33 cc di Birra rossa
il succo di 1 arancia
1 arancia tagliata a pezzi
2 spicchi d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 mazzetto di timo fresco
100 g di rigatino del Chianti tagliato sottile
5 taralli sugna e pepe ridotti in briciole non troppo fini
3 uova
farina qb
sale qb

  • Mettete il pollo tagliato a pezzi e privato della pelle, in una ciotola capiente. Copritelo con la birra, aggiungete il succo d'arancia, le fette di arancia, l'aglio privato della pelle, le erbe aromatiche. Coprite con una pellicola e fate marinare in frigo per 4 ore. 
  • Al momento della frittura, preparate la panatura. Sgocciolate il pollo dalla marinata ed avvolgete ogni pezzo con il rigatino coprendolo completamente 
  • Passate il pezzo di pollo nella farina, quindi nelle uova sbattute e leggermente salate, e per finire nelle briciole di tarallo. Mentre fate questa operazione fate scaldare l'olio a 170° in una padella di ferro dai bordi alti. L'olio dovrà riempirla almeno a metà.


  • Quando l'olio è a temperatura, inserite 2 o 3 pezzi massimo nella padella e fate friggere in olio profondo, per almeno 14/15 minuti, controllando che la temperatura si mantenga invariata. 
  • Controllate la doratura della panatura. Le briciole di tarallo sugna e pepe daranno al pollo un colore nocciola. Non abbiate fretta di cuocere i pezzi più grandi, in particolare le cosce, che sono quelle che hanno maggiore necessità di tempo per una cottura al cuore. 
  • Scolate con cura e fare asciugare su carta paglia o assorbente. Servire immediatamente ben caldo. 
Pollo al latticello di Silvia

Ingredienti per il latticello
250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato

  • In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli. Spremete il limone, aggiungetelo al composto e lasciatelo a temperatura ambiente per 15 minuti circa. Versatelo sulla carne coprendo il tutto con la pellicola e mettete in frigo per tutta la notte.

Pollo fritto panato in farina 
Ingredienti per 4 persone

1 kg di pollo privato di pelle e tagliato in pezzi 
200 g di farina c.ca 
sale - pepe qb 
c.ca 1 litro di extravergine per friggere. 

    • Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.
    • Togliete il pollo dalla marinatura ed appoggiate i pezzi su una gratella appoggiata su un foglio di carta da forno in modo da poter raccogliere il latticello che sgocciola. Lasciate il pollo sgocciolare per almeno mezz'ora. 
    • Una volta pronto da friggere, preparare un piatto con la farina miscelata a sale e pepe ed accendete l'olio. Potete eventualmente infarinare il pollo mettendo la farina in un sacchetto di plastica ed agitarci i pezzi dentro, per poi eliminare la farina in eccesso. 
    • Quando l'olio e a 170°, cominicate a friggere in olio profondo e continuate ad infarinare il resto dei pezzi 

    • Friggete non più di 3 pezzi alla volta per mantenere la temperatura sotto controllo. Quando la farina sarà dorata, dopo c.ca 14/15 minuti (dipende dalla grandezza del pezzo di pollo) scolate i pezzi di pollo fateli asciugare su carta assorbente o carda paglia. 
    • Servite subito ben caldo. 

    Per accompagnare i miei polletti fritti ho preparato inoltre delle immancabili Chips di patate alla paprica dolce, una maionese di carote alla senape e aneto ed il Piccalilli dell'imprescindibile Martha Stewart 
    Per il Piccalilli di Marhta Stewart (da Martha's American Food)
    Ingredienti per 3 vasetti da 200 g 
    2 cetrioli
    150 g di cavolfiore tagliato a cimetti
    150 g di cavolo verza tagliato a fettine sottili
    1 cipolla rossa media
    1 peperoncino fresco privato dei semi e tagliato a rondelle
    250 g di aceto di sidro
    250 g di acqua 
    200 g di zucchero semolato 
    100 di sale grosso
    2 cucchiaini di senape in grani
    1 stecca di cannella
    1 cucchiaino e mezzo di curcuma
    1 chiodi di garofano
    1 cucchiaino di zenzero in polvere
    1 cucchiaino di coriandolo in grani
    1 manciata di semi di sedano (io di finocchio) 
    • Lavate bene le verdure, affettate i cetrioli con la buccia, affettate finemente la cipolla e mettete tute le verdure in una larga ciotola di vetro e mescolatele con il sale usando le mani per avvolgere bene le verdure. Copritele completamente con acqua fredda e coprite il tutto con una pellicola. Fate risposare tutta la notte in frigo.
    • Scolate le verdure e sciacquatele sotto acqua corrente un paio di volte. In una casseruola che possa contenere tutte le verdure, versate l'acqua, l'aceto, lo zucchero e tutte le spezie e portate a ebollizione sciogliendo lo zucchero. 
    • Versate le verdure e fate cuocere per 15 minuti sobbollendo appena. 
    • Passato questo tempo, versate il tutto in una ciotola di vetro e fate raffreddare completamente. 
    • Una volta fredde, mettete le verdure in barattoli di vetro e copritele con il loro liquido e chiudete. Si conservano in frigo per 10/15 giorni. 
    Maionese di carote alla senape e aneto

    Ingredienti per 3 persone
    2 carote medie
    150 ml di olio extravergine
    un pizzico di semi di cumino
    2 cucchiaini di senape in grani
    1 rametto di aneto fresco
    il succo di mezzo limone
    un pizzico di sale grosso
    • Sbucciate le carote e fatele cuocere al vapore tenendole al dente
    • Tagliatele a rondelle e mettetele in un bicchiere per mixer a immersione
    • Aggiungete tutti gli ingredienti e frullate fino ad ottenere una crema liscia e vellutata. Se necessario, aggiungete altro olio. 
    • Tenete al fresco fino al momento di servire. 
    Chips alla paprika dolce 

    Ingredienti per 3 persone
    700 g di patate
    olio extravergine per friggere
    paprica dolce in polvere
    sale 
    ghiaccio.
    • Sbucciate lavate ed affettate finemente le patate.
    • Sciacquatele sotto acqua corrente un paio di volte quindi mettetele in una ampia ciotola di vetro, copritele di acqua e ghiaccio e lasciatele riposare per 30 minuti.
    • Un volta pronti a friggere, scolatele bene, asciugatele con cura e fatele friggere in olio profondo a 180° fino a quando non saranno dorate e croccanti.
    • Scolatele con cura, salatele e cospargetele di paprika dolce. Servite subito. 

     Con queste ricette partecipo all'MTC 63 di Febbraio - Il pollo fritto di Silvia 


    giovedì 15 dicembre 2016

    Pollo in cocotte: maledetta stanchezza!

    Blue Christmas - Elvis Presley live
    Ed eccoci qua, messa a ko dal un bel colpo della strega ad un attimo dal Natale.
    Tutto perché uno si ostina a credersi Superman e non si da una calmata quando il corpo comincia a mandare messaggi inequivocabili.
    Attenzione...si sono accese le lucine d'emergenza. Slow down!
    Invece figurati.
    Vai con il borsone della spesa che pesa millanta chili, cassa da sei di acqua minerale e tracolla con il computer e fatti sti bei tre piani per arrivare a destinazione.
    E se a metà della strada, si spegne anche la luce, ecco che comincia lo spettacolo.
    Evito di raccontare il resto, che è fatto di lacrime, smadonnamenti e deambulazione alla Frankenstein.
    Sdraiata sul divano con la testa obnubilata da un anti dolorifico, penso a domani, alla cena programmata con le mie adorate amiche "quattroquarti" proprio a casa mia, perché desideravo da una vita cucinare per loro, e mi ribolle il nervoso.
    Non so credere se sia sfiga, smalocchiamenti o soltanto la conseguenza di una stanchezza mai addomesticata, fatto sta che mi sento una vecchia di 90 anni.
    Avete rimedi? Consigli? Un trapianto di carne giovane?
    In queste condizioni credo a tutto: pur di stare meglio sono disposta ad ingurgitare qualche mistura di polvere di insetto e ali di pipistrello!
    Nell'attesa mi bevo un litro di infuso bollente di acqua e zenzero con limone e miele...almeno mi stasa tutto e mi coccola un po'!
    Perché non si vive di soli dolci.
    Il mio tanto amato e versatile pollo, stavolta cotto in cocotte, al sapore di arancia ed estremante succoso grazie ad una cottura ricca di liquidi, che si presta perfettamente a rallegrare la tavola delle feste.
    Da servire con le vostre verdurine preferite, nel mio caso carote e finocchi e qualche bello scalogno, prima saltati e poi cotti insieme al vostro pollo. Facile, veloce e da provare.

    Ingredienti per 4 persone
    1 pollo intero di cc.a 1 kg
    6 carote
    3 finocchi
    4 scalogni
    mezzo bicchiere di succo d'arancia spremuto fresco + 1 metà arancia
    mezzo bicchiere di birra rossa (doppio malto)
    2 spicchi d'aglio in camicia
    1 bouquet guarni con rosmarino, salvia e timo
    Olio extravergine
    Sale e pepe

    • Pulite con cura le verdure, affettate le carote in diagonale e i finocchi a fettine spesse un paio di cm.
    • Massaggiate il pollo con un cucchiaio d'olio e una miscela di sale e pepe, cospargendolo bene su tutta la superficie. Inserite uno spicchio d'aglio e la metà dell'arancia all'interno della cavità del pollo e richiudetela con uno stuzzicadenti. 
    • Nella cocotte che utilizzerete per la cottura in forno (io ho usato una pirofila con coperchio in vetro pirex) fate scaldare 3 cucchiai d'olio extravergine e saltateci le verdurine a fiamma allegra fino a che non saranno rosolate. Toglietele e sistematele in una ciotola lasciando nella pirofila il loro succhi. 
    • Se necessario, aggiungete un altro cucchiaio d'olio e a questo punto fate rosolare bene il pollo su tutta la superficie, ponendo la massima attenzione a non bucare la pelle che altrimenti si ritirerebbe in cottura dando un risultato antiestetico. 
    • Riposizionate il pollo con il petto in alto e sistematevi intorno le verdurine quindi alzate la fiamma e versate il bicchiere con la miscela di arancia e birra e fate riprendere il bollore. Coprite con il coperchio.
    • Mettete in forno che avrete preriscaldato a 180° e cuocete per c.ca 40 minuti. 
    • Dopo questo tempo cuocete ancora una 20na di minuti, irrorando via via il pollo con il sughetto e attendendo che sia ben rosolato. 
    • Una volta pronto, toglietelo con delicatezza dalla cocotte e avvolgetelo nella stagnola, mentre vi occupate del fondo. 
    • Scolate le verdurine e tenetele in caldo. Addensate i succhi a fiamma vivace fino a che non otterrete una salsa mediamente densa. Nappatevi il pollo e servite su un piatto con le sue verdure. 
    • Resta succoso e morbido ed è buono anche riscaldato. 

    mercoledì 22 giugno 2016

    Pollo con olive spagnole per lo Starbooks di giugno

    Aquellas Pequenas cosas - Ketama
    In concomitanza con l'arrivo dell'estate (speriamo), lo Starbooks si lascia intrigare dal fascino delle Tapas e dalla condivisione vivace e confusionaria delle tavole spagnole, sempre ricche di piattini, colori e fantasia.
    Tapas Revolution di Omar Allibhoy è appunto una festa che percorre la penisola iberica attraverso il racconto delle sue tapas e dei piatti che chiamano una tavola animata e divertita, dai sapori schietti, intensi e dalle preparazioni non così impegnative come quella che vi presento oggi.
    Se volete saperne di più, scoprite la ricetta in questo post nostalgico.
    Vi aspetto y Buen Provecho!