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lunedì 13 marzo 2023

Vellutata di carciofi e patate: la stagione dei miei fiori

Cynara era una splendida giovane Ninfa dal volto lucente, gli occhi verdi con riflessi violetti, i lunghi capelli color della cenere. Passeggiava spesso su una spiaggia della Sicilia osservando il suo mare, ma un giorno Zeus, che andava a trovare il fratello Poseidone, viaggiando sulla sua barca la vide e se ne innamorò. 

A nulla valsero i suoi tentativi di sedurla: Cynara non ne voleva sapere. 

All'ennesimo rifiuto, Zeus infuriato, la trasformò in un carciofo, un ortaggio con spine e dure foglie a simboleggiare la resistenza della fanciulla, ed un cuore tenero e delicato come la virtù che lei era riuscita a preservare. 

Fortunati noi che possiamo godere ogni stagione invernale e primaverile, di questi meravigliosi fiori dell’orto.

Il carciofo è un ortaggio pieno di poesia. 

Come diceva Neruda, nella sua Ode al Carciofo, sembra un soldato protetto dalla sua armatura. 

Ma soltanto le mani di una donna riescono a domarlo e a trasformarlo nella più deliziosa delle pietanze. In effetti il suo aspetto è minaccioso, svettante verso l'alto coperto da un elmo puntuto. 

Verrebbe da chiedersi le ragioni della natura, per "traverstire" in maniera così efficace un ortaggio...ma la risposta è semplice: la bontà e la bellezza rendono facili prede.

Pensiamo alla Rosa. 

Il suo profumo inebria gli insetti che l'aiutano a prosperare ma le spine la difendono da mani rapaci. 

Il carciofo difende il suo ambito cuore, dietro una corazza robusta e piena di spine

Nella stagione dei miei fiori più amati, vi regalo una vellutata facile e deliziosa, che può diventare anche un finger food se servita in piccoli bicchieri o coppette. 

A me non basta una ciotola grande perché ne vado pazza. 

Dimenticavo: è naturalmente vegan 


Ingredienti per 4 persone

200 g di cipollotto 

300 g di patate 

6 carciofi moretti 

4 fette di pane fresco tipo toscano

1 mazzetto di prezzemolo

qualche rametto di Nipitella e fogliolina di menta 

700 ml di brodo vegetale 

1 cucchiaio di semi di girasole 

Olio extravergine 

Sale - pepe nero qb 

  • Sbucciate le patate e tagliatele a dadini. Pulite con cura 4 carciofi, eliminando le foglie più tenaci ed eventuale fieno. Pulite anche il gambo eliminando la parte esterna e tagliatelo a pezzetti. Mettete a mollo in acqua acidulata con succo di limone fino al momento di utilizzarli. 
  • Affettate finemente il cipollotto e fatelo rosolare dolcemente in 2 cucchiai di olio extravergine. Quando sarà traslucido, aggiungete le patate ed i carciofi tagliati a fettine e mescolate con cura. Aggiungete il prezzemolo tritato quindi coprite le verdure con il brodo vegetale caldo. 
  • Il brodo dovrà coprire le verdure di c.ca 1 cm. Fate cuocere a fiamma media, lasciando sobbollire dolcemente per 15/20 minuti. 
  • Una volta pronte, con un mixer a immersione, frullate il tutto per ottenere un composto denso e vellutato. Se fosse troppo fluida, potrete continuare la cottura a raggiungimento della consistenza preferita. 
  • Mentre la vellutata cuoce, preparate gli elementi per rifinire il piatto. Pulite i restanti carciofi e tagliateli a fettine sottili. Tagliate il pane a dadini. 
  • In una padella per fritto, versate poco olio extra vergine per coprire il fondo. Scaldate l’olio e friggetevi le fettine di carciofo. Scolatele su carta assorbente.  Nello stesso olio, rosolatevi il pane fino a che non sarà bello dorato. Scolate e salate leggermente. 
  • Aggiustate la vellutata di sale e pepe. 
  • Porzionatela ben calda nelle ciotole e rifinitela con i carciofi dorati, il pane croccante, la nipitella e la menta, i semi di girasole e un bel giro d’olio nuovo. Servite immediatamente.





mercoledì 11 novembre 2020

Biscotti lunghi vegani

With or without you - U2 

Ormai questo blog ospita solo biscotti.
In effetti se non ci fosse il Cookie Share che imperversa su Instagram, non pubblicherei neanche. 
Ma voi come state? 
Non è questo il periodo più sottosopra che ricordiate? 
Si, perché anche se nelle nostre vite abbiamo incontrato il disagio, la paura, il dolore, lo sconforto, per lo meno il mondo continuava ad essere un luogo riconoscibile e relativamente sicuro in cui potersi muovere. 
Adesso, dentro di noi si scatena un'ansia ed una confusione senza limiti ma fuori è decisamente molto peggio. 
La gente è impazzita. 
Individui dall'egoismo ipertrofico agiscono impunemente negando la pericolosità di questo virus che ormai è completamente fuori controllo. 
Gli ospedali sono vicini al collasso e le persone hanno completamente dimenticato gli sforzi fatti nel primo semestre per arginare il rischio di deflagrazione....cosa che invece sta avvenendo proprio adesso. 
Da una Toscana arancione che a breve diventerà rossa, vi abbraccio tutti virtualmente e vi chiedo di stare al sicuro se potete. 
Non rischiate, che l'immunità di gregge, purtroppo, ci stanno già pensando certe pecore a realizzarla. 
Oggi comincia la settimana dei biscotti "Senza". 
Senza uova, latte, burro, zucchero, glutine, insomma...scegliete voi. 
Io ho praticamente tolto tutte le proteine animali ed ho tirato fuori dei biscotti Vegani, con pochissimo zucchero e la dolcezza leggermente acidula delle amarene nella confettura che farcisce questi sticks croccanti e buonissimi. 
Perché dei biscotti lunghi e sottili? Boh, non so perché...sono fatti miei :D 
Comunque se li proverete sono certa che vi piaceranno assai! 

Ingredienti per c.ca 18/20 biscotti 
120 g di farina di farro
60 g di farina integrale 
50 g di farina di avena 
50 g di zucchero muscovado 
25 g di olio extravergine d'oliva Riviera Ligure Dop
80 g di latte di mandorla 
la scorza grattugiata di un'arancia non trattata
100 g di confettura di amarene (per me fatta in casa)
1 pizzico di sale 
la punta di un cucchiaino di bicarbonato 
  • Setacciate le farine nella ciotola della planetaria con il sale ed il bicarbonato. Aggiungete la scorza di arancia e lo zucchero e con una frusta a mano miscelate bene in modo da sciogliere eventuali grumi. 
  • Fate la fontana ed aggiungete l'olio quindi cominciate ad impastare con la foglia e lentamente aggiungete il latte. Fate attenzione a quando aggiungerete il latte perché le farine possono assorbirne anche una quantità minore. Quando vedete che si forma la palla ed è sufficientemente morbida, non ne aggiungete oltre. 
  • Fate il panetto e mettetelo in frigo avvolto da pellicola per c.ca 1 oretta (o meno).
  • Quando sarà pronta all'uso dividete la frolla in due parti uguali e stendete la base su un foglio di carta da forno in un rettangolo alto c.ca 12/15 cm. Lo spessore della frolla sarà di 3/4 mm, la lunghezza quindi varia all'altezza che darete. Una volta stesa, distribuite la confettura con una spatola su tutta la superficie e coprite con il secondo strato di frolla che avrete steso alla stessa maniera. Una volta coperta la confettura, schiacciate decisi ma con delicatezza quindi con un coltello affilato, incidete i biscotti senza separarli (c.ca 1,50 cm di larghezza). 
  • Mettete in forno a 180° per c.ca 40 minuti, fino a che tutto non sarà bello dorato.
  • Fate raffreddare completamente quindi staccate i biscotti uno dall'altro aiutandovi con una lama e conservate in una scatola ermetica. Si conservano a lungo. 


 

mercoledì 29 gennaio 2020

Zucca arrostita e hummus per Starbooks

What the world need now Is Love - Jackie DeShannon
L'ultima ricetta di Starbooks di questo mese.
Un piatto semplicissimo e veloce da fare, perfetto per questa stagione.
Sono certa che molte di voi lo proveranno, seguendo i dovuti consigli.
Ma per avere tutte le informazioni, dovrete andare a leggere il post ufficiale sul Sito Starbooks.
Buona giornata

lunedì 16 aprile 2018

Passiamole in Rivista: Mag about Food di Aprile!

A new flame - Simply Red 
Per gli appassionati di riviste straniere, oggi sul Magazine targato Mtc, dall'eloquente nome di Mag about Food, troverete un nuovo articolo della rubrica Passiamole in Rivista, ovvero uno sguardo attento e critico ai contenuti delle riviste di cucina di tutto il mondo.
Quest'oggi vengono passate al setaccio Good Food e Olive, famose riviste inglesi, con una selezione di ricette provate per voi da un manipolo di blogger volenterose.
Per trovare ispirazione o comunque curiosare nel Mag, vi invito a leggere l'articolo, dove troverete anche la ricetta da me scelta, una pseudo-carbonara vegana molto curiosa.
Per saperne di più, Passiamole in Rivista!

martedì 3 ottobre 2017

Fai buon viaggio. Quasi Falafel di cavolfiore e semi oleosi: veggie, vegan e pure gluten free!

Alone again - Gilbert O' Sullivan
Sei partito per un viaggio.
Hai preparato tutte le tue cose, ci hai salutate e sei andato via con la tua vita dentro un bagaglio a mano.
Siedo alla finestra ed attendo il tuo ritorno.
Guardo fuori l'orizzonte, cerco il tuo profilo ma sono gli alberi mossi dal vento.
Conto i giorni, uno dopo l'altro.
Dovrebbero essere alla rovescia perché stai per tornare ed invece i giorni passano, il numero cresce e va verso l'infinito. Tu non torni.
Nel silenzio della casa, mentre sbuccio una mela, sento la tua voce.
La sento forte, chiara, il tuo accento familiare, il tuo tono tra il brusco e il pacato.
Alzo la testa, mi hai  fatto uno scherzo, nel viaggio ti allontani.
La tua assenza è il vento freddo dell'inverno che si avvicina, il vuoto che lascia la fame quando è vera e crudele.
Sei partito e non tornerai, ora lo so.
Pensandoti, sfiorerò la tua foto con un bacio lieve.
Se starai guardando, allora capirai tutto l'amore che hai lasciato qui.
Fai buon viaggio papà.
Non è passato un mese, tutto è ancora così difficile per me.
Continuo a cucinare perché è un modo per distrarmi e le regole impongono ordine, che io non ho in questo momento, nella testa e nel cuore.
Ma in qualche modo questo buco nero dovrò pur riempirlo.
Ho scelto una ricetta casualmente vegana.
Casualmente perché in realtà volevo dare una degna fine a del cavolfiore, ortaggio assai umile e spesso noioso.
Ho preso ispirazione da Food Marabout nel numero autunnale di quest'anno, ma ho rimaneggiato la ricetta alla mia maniera e fidatevi, queste polpettine pseudo Falafel, sono favolose.
Semplici, gustose, e anche gluten free.
Non vi fate spaventare dal fritto. Una volta ogni tanto si può osare, via.
E non tralasciate di accompagnare il tutto con dell'ottimo hummus (ceci, cannellini, lenticchie, vedete voi quello che vi piace di più) fatto in casa.

Ingredienti per 2 persone

50 g di semi di zucca
35 g di semi di girasole
18 g di semi di sesamo
1 cucchiaio di semi di lino
350 g di cavolfiore ridotto a cimette
60 g di farina di ceci
1 spicchio d'aglio
la punta di un cucchiaino di semi di cumino
la punta di un cucchiaino di semi di coriandolo
un mazzetto di prezzemolo
1 cucchiaino colmo di Tahini chiara
1 cucchiaio di succo di limone
35 ml di acqua
80 ml di olio extravergine + quello per friggere
Sale - pepe qb

  • In una larga padella antiaderente ben riscaldata, fate tostare tutti i semi per un paio di minuti, smuovendola in continuazione in modo che siano tutti dorati uniformemente. 
  • Mettete in un mixer i semi, il cavolfiore, l'aglio, le spezie, la tahini, il prezzemolo, l'acqua, il limone e l'olio e frullate fino ad ottenere un impasto omogeneo e non troppo fine. 
  • Versate il composto in una ciotola. Aggiungete la farina di ceci e mescolate con cura. Se vi sembrasse troppo umido, aggiungetene ancora poca alla volta.
  • Aiutandovi con due cucchiai, formate delle quenelle che terrete da parte.
  • In una pentola di ferro a bordi alti, adatta alla frittura, versate 2 dita di olio extravergine e fate scaldare bene. Friggete 4/5 Falafel alla volta e girateli con delicatezza affinché siano dorati in maniera uniforme.
  • Scolate e fate asciugare su carta assorbente. 
  • Servite subito ben caldi, accompagnati con hummus ed un insalata di pomodori. 

venerdì 29 settembre 2017

Prataioli gratin per la Giornata Nazionale dei Funghi

Let 'em in - Paul McCartney
Sono cresciuta in una tenuta circondata da fitti boschi, dove prosperano tutt'ora, cinghiali, daini, fagiani e lepri.
I boschi erano (ed immagino siano anche oggi), fertile terreno di crescita di funghi, che tra settembre e fine ottobre, finivano puntualmente sulla nostra tavola: porcini, manine, ovoli, paonazzi, mazze di tamburo e tanti tanti prataioli.
Il bosco più famoso, a pochissima distanza dal centro ippico dove vivevamo, era chiamato "Il bosco dell'ospedale", perché pare che durante la peste del 1300, i moribondi venissero abbandonati qui.
Che questa sia una leggenda o la verità poco conta.
Resta il fatto che qui si trovassero i porcini più grandi che io abbia mai visto.
Ho sempre adorato andare a funghi.
Scappavo dietro a mio padre come un cane da punta, ed insieme riempivamo cestini di queste deliziose muffe.
Lui era fortunatissimo mentre io, pur essendo miope fin da piccola, avevo un occhio pazzesco nell'individuare il fungo nascosto dalle foglie, coperto da rami o cespugli.
Formavamo una coppia infallibile.
Ogni volta era una caccia al tesoro di grande divertimento.
L'unico fastidio era il ritrovarsi poi con le gambe piene di ponfi e gallocciole causati da una strana allergia al ginepro.
Mi piacerebbe trovare qualcuno esperto di funghi con cui tornare "a caccia".
Un'immersione nella natura più integra con aspettative di conquista.
Il Calendario del Cibo italiano celebra oggi la Giornata Nazionale dei funghi.
Vi invito a visitare la pagina per godere dei bei contributi condivisi oggi.
Mi sarebbe piaciuto preparare qualcosa con funghi più nobili ma volevo da tempo postare questa ricetta che mia madre preparava con i funghi prataioli della Bagnaia.
Non potendomi accontentare degli originali, ho utilizzato dei più modesti champignon, ma il risultato è sempre molto piacevole e diventa un contorno diverso e neanche troppo impegnativo da portare in tavola.
Ingredienti per 4 persone 
800 g di prataioli puliti e privati delle radici
1 spicchio d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
1 mazzetto di timo
1 mazzetto di nipitella
100 g di pane raffermo privato della crosta
Olio extravegine d'oliva Trevi Dop
Sale e pepe qb
  • Pulite i funghi privandoli delle radici e con un panno inumidito, togliete eventuali residui sulle cappelle strofinando con delicatezza 
  • Affettate i funghi con uno spessore di 4/5 mm e tenete da parte.
  • In un mixer con lama mettete il pane tagliato a dadi, lo spicchio d'aglio privato dell'anima, le erbe aromatiche precedentemente pulite, un pizzico di sale e frullate con il pulse, fino ad ottenere delle briciole aromatiche non troppo sottili.
  • Prendete una teglia dal bordo basso ed ungetela con cura quindi disponete i funghi sovrapponendoli ma formando un solo strato. Salate, pepate ed irrorate con olio extravergine quindi cospargete di generoso trito aromatico. Finite con un altro filo di olio. Con probabilità vi verranno un paio di teglie, dipende dalla grandezza che userete. 
  • Fate cuocere in forno preriscaladato a 180° nella parte centrale per c.ca 45 minuti. Quando vedrete che la superficie comincerà a dorare, passate la teglia sotto il grill per 5 minuti fino a completa doratura. Servite subito ben caldi. 






lunedì 31 luglio 2017

Beghrir, le crepe Marocchine dai "mille buchini". Crepe Is the new black

The Sheltering Sky - Ryuichi Sakamoto 
Se non fosse per certi piccoli amori da cui ogni tanto mi lascio illanguidire e che riaccendono la fiamma, questo blog potrebbe dirsi alla canna del gas, o meglio, all'estrema unzione.
Diciamo che "è l'estate", scusa passe-partout adatta ad ogni occasione come un'immortale petite robe noir.
Il piccolo amore che mi ha tirata fuori dalla canicola e da una momentanea vita senza fantasia, è l'ultimo libro targato MTC: Crepe is the new Black.
L'ho avuto fra le mani diverso tempo dopo la sua uscita e solo da poco ho potuto sfogliarlo con calma, dedicandomi alla lettura delle millemila ricette a tema Crepes che contiene.
Sarà la voglia di vacanza, il desiderio insoddisfatto di partire, una passione latente per il Nord Africa.
Mettiamo insieme tutte queste cose ed inciampare sui Beghrir è stato un attimo.
Mi sono vista dentro una tenda berbera, all'ombra dei Monti dell'Atlante, ascoltare il richiamo delle donne marocchine mentre scende la notte.
Si, insomma, Bertolucci mi ha influenzato, abbiate pazienza.
Incuriosita da una ricetta senza immagini, dalla natura basica, essenziale, mi sono lanciata.
Ed è stata una rivelazione.
Le donne magrebine le chiamano "les crepes aux mille trous", ovvero le crepe dai mille buchini ed è proprio la caratteristica principale di questa crepe, sorella povera del più noto pancake americano.
Gli ingredienti sono praticamente 2, farina ed acqua con agente lievitante.
Un nulla di zucchero, un pizzico di sale, nessun grasso, né all'interno né per la cottura e questo divertente aspetto bucherellato che rende questa crepe soffice, porosa, perfetta per assorbire sciroppi ed altre delizie che la fantasia vorrà suggerire.
La presenza dei numerosi buchini, è la prova che la crepe sia stata fatta come si deve.
I buchi si aprono in cottura, dalla base alla superficie e creano una sorta di merletto da cui si può vedere attraverso.
Però per ottenere questo risultato, la cottura va effettuata solo su un lato, avendo la pazienza di attendere fino a che la pastella non sia perfettamente asciutta mostrando la bellezza di tutti i suoi buchini.
La presenza della semola, conferisce croccantezza alla base ed una consistenza morbida e spugnosa all'interno.
Gli ingredienti non si pesano: le donne del Marocco lo fanno utilizzando lo stesso bicchiere per le farine e l'acqua.
Ecco la ricetta dal libro Crepe is the New Black, curata da Rossella Campa del blog Rossella la cucina ti fa bella , per la MTC Summer Edition 


Ingredienti per 6/8 Beghrir
2 bicchieri di acqua tiepida
1 bicchiere colmo di semola rimacinata
1/2 bicchiere di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci setacciato
1 cucchiaino di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale

  • In un'ampia terrina mescolate tutti gli ingredienti in modo da ottenere una pastella liscia e senza grumi. Salate, coprite con un telo e lasciate riposare da 10 minuti a qualche ora (a me è bastata mezz'ora)
  • Allungate la pastella con un po' d'acqua se dopo il riposo dovesse risultare troppo densa. 
  • Scaldate una piastra o una padella antiaderente, leggermente unta (io non ne ho avuto bisogno), e cuocete i beghrir soltanto su un lato, a fiamma moderata, fino a che non si saranno formati i buchini e la superficie sarà ben asciutta. La base dovrà avere un colore dorato e ben cotto. 
  • Serviteli caldi o tiepidi, accompagnandoli con uno sciroppo di burro e miele, ottenuto scaldando dolcemente pari quantità dell'uno e dell'altro. Quando il burro è completamente sciolto nel miele, mescolate e versate la salsa calda sul Beghrir.
  • Una salsa irrinunciabile ed irresistibile con cui accompagnare questa crepe è sicuramente il Caramello Vegano ai datteri di Valentina del blog Di Verde e di Viola, di cui vi lascio la ricetta (anche questa presente sul libro) 
Caramello Vegano ai datteri
20 datteri Medjool
120 ml di latte di mandorle (o riso, o soia o cocco - in alternativa usate la stessa quantità di acqua)
1 pizzico di sale
  • Denocciolate i datteri e frullateli alla massima velocità con il latte ed il sale, fino ad ottenere un composto cremoso. Invasate in un barattolo perfettamente pulito e conservate in frigo fino ad una settimana.
  • Se non avete datteri freschi, potete utilizzare quelli secchi dopo averli reidratati in acqua tiepida. 

lunedì 6 marzo 2017

Verdure arrostite con miele e melassa di melograno: la sottile arte del procrastinare.

The Lazy song - Bruno Mars 
Quando si esce dal buio dell'inverno e la luce comincia a voler entrare prepotente nelle nostre case, una maggiore energia si impossessa di noi.
Non è retorico dire che la primavera porta rinascita perché effettivamente quello che si avverte dentro di noi, è il desiderio di allungarsi verso l'esterno come succede ai virgulti delle piante addormentate.
Si sente il bisogno di cambiare pelle, di togliersi di dosso la corazza che la brutta stagione costruisce intorno a noi; abbiamo voglia di guardarci maggiormente allo specchio, facciamo finta di ignorare la bilancia ma è soltanto un rimandare l'incontro necessario.
Facciamo mentalmente la lista delle cose indispensabili a cui dare inizio appena possibile, tipo la sana camminata di un'ora che dovrebbe illuderci di essere attivi o l'insalata scondita da mangiare prima di tutto così da calmare la fame atavica che la routine ci scatena addosso come un cane rabbioso.
Siamo piene di buoni propositi, di grandi obbiettivi, di ottimismo e buonumore.
Almeno, io faccio finta che sia così.
Perché quella camminata la posso fare anche domani che oggi piove; l'insalata non ce l'ho ma che mi faranno mai due uova al tegamino che sono così buone; la bilancia non è tarata correttamente, meglio lasciarla stare.
Come si fa!
Come si innesca una volontà addormentata ormai da troppo tempo?
Soltanto con il bacio del vero amore, come ogni saggia favola ci racconta.
Il bacio del vero amore che altro non è che la nostra autostima.
La cura per noi stessi, la premura di conservarsi in salute da adesso in poi, che la dolce ala della giovinezza ha ormai preso il volo.
Vorrei avere una fata madrina che me lo ricordi ogni giorno e mi insegni a volermi bene, ma quella che fino ad oggi mi è stata vicina mangia troppi dolci e non si stanca mai di cucinare.
Ho percorso a ritroso gli ultimi post di questo blog ed ho trovato solo dolci.
Dolci e fritto e la cosa non è per nulla consolante.
Per provare che in questa casa ogni tanto si mangiano anche delle verdure, oggi comincio la settimana con un piatto facilissimo e delizioso.
Semplici verdure arrostite con semi ed una nota dolce-acidula come piace a me, regalata dal miele e dalla melassa di melograno.
Che se non avete potete sostituire con della sapa, o ficotto o aceto balsamico ma quello vero.
Facili, veloci e bellissime da vedere, potrete utilizzare le verdure che preferite, anche dei carciofi o cavolfiore. Ma non omettete il finocchio perché al forno, a mio avviso, da il massimo.

Ingredienti per 4 persone
4 finocchi femmine non troppo grossi
4 carote
metà verza rossa
4 generosi cucchiai di olio extravergine
il succo di mezzo limone
1 cucchiaino di miele di cardo
2 cucchiaini di melassa di melograno
1 cucchiaio di semi di girasole
1 cucchiaio di semi di sesamo
sale q.b. - pepe q.b.
  • Mondate i finocchi privandoli delle ramificazioni e di eventuali foglie coriacee. Tagliateli a metà e ricavate da ogni metà delle fette spesse 3/4 mm cercando di fare in modo che restino intere. Mettetele in una larga ciotola. 
  • Pelate le carote, tagliatele a metà quindi in pezzi lunghi 3/4 cm tagliati in diagonale. Metteteli nella ciotola con i finocchi.
  • Pulite la verza rossa sotto l'acqua. Eliminate le foglie esterne più rovinate quindi tagliatela a metà e ricavate delle fette spesse mezzo centimetro. Tenete da parte
  • In una ciotolina versate l'olio, il limone la melassa, il miele e sbattete bene con una forchetta. 
  • Versate 2/3 della citronette nella ciotola e mescolate con delicatezza in modo che le verdure ne siano ben condite. 
  • Su una placca da forno foderata di carta, versate le verdure e disponetele su un unico strato. Aggiungete le fette di verza rossa e spennellatele con il resto della citronette. Aggiustate tutto con sale e pepe quindi cospargete le verdure con semi di sesamo e girasole. 
  • Fate cuocere in forno preriscaldato a 190° per 30/35 minuti fino a che non saranno ben caramellate. 



mercoledì 18 gennaio 2017

Cavolfiore arrosto con hummus di ceci, olive, noci e melagrana per Starbook di Gennaio.

Simply the best - Tina Turner
Questo mese un libro che è un inno alla semplicità ed alla leggerezza: Simple di Diana Henry. 
Ricette di immediata fattibilità e grandissimo gusto, di cui tutto il team Starbook si è innamorato al primo sguardo.
Come è successo a me con questa ricetta. Di cui non vi racconto nulla.
Perché tanto trovate tutto qui!
Buon gusto semplice!

venerdì 20 novembre 2015

Mes-ciuà: un piatto che celebra la diversità meravigliosa.

Let's stay together - Tuck & Patty 
L’Autunno arriva sulle nostre tavole come una sorta di malinconica nostalgia.
Ha i profumi della terra, del bosco, della prima pioggia sulla terra secca e ci costringe a ricercare la casa come viaggiatori in cerca di un rifugio.
Però l’Autunno è anche il momento più amato da chi il cibo lo celebra con passione: è l’arrivo dell’olio nuovo, del vino novello, del tartufo e dei funghi; è il ritorno della carne in tavola, dal sacrificio del maiale all’abbondanza della selvaggina.
Finalmente è il momento delle zuppe: calde, dense, confortanti. 
E’ la celebrazione del cece, dei fagioli, dei legumi e cereali nella loro pienezza e semplicità. 
Per me è l'occasione per ritornare al rito dell'ammollo: la sera, all'ora di cena, riempire una grande ciotola d'acqua con un pizzico di sale e lasciare questi semi della terra rinvenire nell'elemento più prezioso. 
Attendere che siano pronti al secondo passaggio, quello della bollitura, grazie alla quale manifesteranno in pieno il loro straordinario sapore e consistenza. 
La Mes-ciuà, che in italiano significa semplicemente "mescolanza", fa capire immediatamente di cosa stiamo parlando: l'insieme di molti legumi e cereali diversi che finiscono per essere serviti tutti insieme previa cottura separata. 
L'origine di questo piatto pare sia Tosco-Ligure, esattamente dell'area al confine fra le due regioni (Lunigiana e La Spezia) e secondo quanto si narra, pare che nasca dalla parsimonia delle donne che si prodigavano a raccogliere quanto perso o versato dai sacchi che dalla campagna venivano poi imbarcati sulle navi per il trasporto in altre destinazioni. 
La cosa interessante è notare come anche in altre aree si possano trovare preparazioni che prevedono questa mistura di diversi semi: pensiamo alla Mescola Garfagnina (per altro poco lontano dalle zone di origine della mes-ciuà, oppure alla Capriata lucana che al suo interno vede anche fave secche e cicerchia. 
Il principio è esattamente lo stesso: non si butta via niente. 
Radunano i piccoli avanzi di cereali, si mischia tutto insieme e si mangia con grande soddisfazione. 
Voglio considerare la Mes-ciuà un piatto di grande potenza simbolica: tante diverse tipologie di legumi e cereali che convivono in una stessa preparazione in perfetta armonia, portando come unico risultato una bontà innegabile. 
Ingredienti per 4/6 persone
250 g di facioli cannellini
100 g di grano/frumento
250 g di ceci piccoli
2 foglie di alloro
1 piccola cipolla
2 foglie di salvia
olio extra vergine d’oliva Riviera Ligure Dop
Sale
Pepe nero macinato fresco
Mettete in ammollo i cannellini, i ceci ed il grano in ciotole diverse, per almeno 12 ore.
L’indomani sciacquate bene i legumi ed il grano che avrà perso parte della pellicina.
Mettete i ceci ed il grano insieme in una larga casseruola e copriteli con almeno 3 dita acqua fredda. Aggiungete le foglie di alloro.
Fate lo stesso con i cannellini in una casseruola a parte. 
Aggiungete la piccola cipolla pulita ed intera, e le foglie di salvia.
I ceci ed il grano hanno più o meno lo stesso tempo di cottura che si aggira intorno alle 2 ore, mentre i cannellini cuociono più velocemente.
Contate il tempo di cottura dal momento dell’ebollizione dell’acqua.
Via via che i legumi cuociono, eliminate la schiuma che si formerà usando una schiumarola.
Quando non faranno più schiuma, aggiungete il sale e proseguite la cottura sempre a fiamma dolce.
Assaggiate per verificare il grado di cottura. Il grano avrà sempre una consistenza piuttosto croccante anche quando ben cotto.
Quando gli ingredienti saranno cotti, scolate i ceci ed il grano, eliminate le foglie di alloro ed aggiungete legumi ai fagioli.
Mescolate con delicatezza con un cucchiaio di legno e fate cuocere per altri 20 minuti in maniera che i sapori si amalgamino.
Servite in scodelle con abbondante olio extravergine ed una generosa manciata di pepe nero. 
Profumate con rametti di rosmarino.