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giovedì 28 luglio 2016

Il Pasticciotto leccese: Giornata Nazionale del Pasticciotto

Non vivo più senza te - Biagio Antonacci 
 
“Non vivo più senza te, anche se anche se …” si lagnava Biagio Antonacci nel tormentone che ha imperversato nelle radio e nelle nostre teste qualche estate fa. Una vacanza in Salento per dimenticare una delusione amorosa, favorita da vino, taranta e piccanti avventure.
Ma per chi come noi in Salento c’è stato per volontà, per curiosità o per caso, innamorarsi di un luogo che segna i confini tra terra e mare, che ha i colori dell’estate anche in inverno e sembra cristallizzato in un passato di cui non vorremmo privarci mai, è inevitabile.
Ecco che allora il “non vivo più senza te” assume un significato ben diverso e ti viene da pensare che Antonacci abbia scritto questa canzone dopo aver fatto colazione con un pasticciotto caldo, seduto su una terrazza di Otranto di fronte al mare.
Il pasticciotto è il benvenuto più cordiale di questa regione così ricca di fascino. E’ ciò che ho trovato nella mia camera d’hotel appena arrivata a Lecce, ancora caldo di forno ed è ciò che gli amici del luogo ti invitano ad assaggiare prima di metterti in viaggio alla scoperta del Salento.
Come spesso accade per la maggior parte dei piccoli e grandi capolavori della storia gastronomica, questa pastarella di frolla friabilissima dal colore ambrato e dal cuore di crema vellutata, è frutto del caso e del recupero. Questa volta non abbiamo garzoni pasticcioni che mischiano involontariamente impasti, torte rovesciate o sovrani capricciosi dalle voglie improvvise. 
La storia del Pasticciotto coincide con la storia di una famiglia che cerca di far quadrare il bilancio di un’attività traballante e che in un giorno di festa, offre ai passanti minuscole torte nate dall’improvvisazione.
Contrariamente a molte ricette la cui origine si perde nella storia dei tempi, la nascita del Pasticciotto leccese si fa coincidere con una data ben precisa: il 29 giugno 1745. Pare che proprio nella giornata della festa del Santo Patrono celebrata alla basilica di S. Paolo, nella pasticceria della famiglia Ascalone a Galatina, Nicola Ascalone foderò con ritagli di frolla piccoli stampi in rame, riempiendoli casualmente con avanzi di crema pasticciera.  
Ancora calde, queste tortine vennero offerte ai clienti di passaggio. Il risultato iniziale probabilmente non piacque a Nicola, che lo considerò un vero e proprio pasticcio (da qui il nome), ma il sapore non doveva essere poi così male perché da quel momento il nome della pasticceria Ascalone di Galatina, divenne celebre ed i Pasticciotti, dopo quasi 270 anni, restano indubbiamente il dolce più amato dagli abitanti del Salento, e non solo.
Un ottimo prodotto esige materie prime di elevata qualità, abilità manuale e fedeltà alla ricetta tradizionale, che nel caso dei Pasticciotti segue un’importante regola: la parte grassa componente della frolla, è rigorosamente strutto. Niente burro quindi e ancora meno margarina. Solo il grasso di maiale, unico ingrediente reperibile all’epoca in cui questo pasticcino è nato. Da allora nulla è cambiato. Si usano stampini dalla forma ovale a bordi lisci (di cui io purtroppo non disponevo), frolla a base di strutto, ottima crema pasticciera aromatizzata al limone e forni ad alte temperature. Semplicità e passione. Nulla di più.
Non potevo mancare alla celebrazione della Giornata Nazionale del Pasticciotto visto che è in assoluto uno dei pasticcini che amo di più e che per me racchiude gran parte dell'amore che provo per la terra Salentina. 
Il Calendario del Cibo Italiano ricorda oggi questo semplicissimo e straordinario dolce attraverso il post ufficiale scritto da Lucia Melchiorre, del blog Le Ricette di Luci, appassionata ambasciatrice della giornata. Andate ad approfondire le origini di questa meraviglia ed a scoprire i contributi dei soci AIFB che hanno voluto far festa con noi. 
INGREDIENTI PER 8 PASTICCIOTTI
Per la pasta frolla:
250 g di farina 00
125 g di strutto 
125 g di zucchero semolato 
80 g uova
ammoniaca per dolci (la punta di un cucchiaino) 
La scorza di un limone bio grattugiata sottilmente.

Per la crema pasticciera:
500 ml di latte intero
4 tuorli
150 g di zucchero semolato
40 g di amido di mais
La scorza di un limone bio o una bacca di vaniglia

Per la lucidatura:
1 tuorlo sbattuto con un cucchiaio di latte


  • Per prima cosa preparate la crema che dovrà essere ben fredda per confezionare i Pasticciotti. Portate il latte ad ebollizione in una casseruola con fondo spesso, insieme alla scorza di limone o la vaniglia (a piacimento) quindi spegnete il fuoco e lasciate in infusione almeno 1 ora.
  • Sbattete bene le uova e lo zucchero miscelato alla farina fino a che non saranno pallide e gonfie. Rompete la crema con un paio di cucchiai del latte intiepidito ed mescolate con una forchetta. Accendete il fuoco sotto il latte e versatevi il composto di uova e zucchero quindi con una frusta, mantenendo la fiamma bassa, non smettete di mescolare. Quando la crema comincerà a sobbollire, controllate la densità preferita e spegnete senza superare i 3/4 minuti dall’inizio dell’ebollizione, per non rischiare di stracciarla. Una volta pronta, versatela velocemente in una ciotola di metallo. Appoggiate la ciotola in una ciotola più grande, dove avrete messo acqua e ghiaccio e cercate di raffreddare velocemente la crema mescolandola con la frusta. Quando sarà intiepidita, copritela con una pellicola trasparente a contatto, per evitare che si formi la “pellicina” e riponetela al fresco fino all’utilizzo.
  • Disponete la farina a fontana, mettendo al centro lo zucchero, lo strutto, le uova e gli aromi. Amalgamate tutti gli ingredienti con una forchetta senza intaccare la farina. Fatto questo, portate la farina sopra gli ingredienti umidi e lavorate il tutto velocemente cercando di non farlo riscaldare. Otterrete una pasta liscia ed omogenea. Fatela riposare in frigo almeno per un’ora o se preferite per tutta la notte (poi ricordatevi di toglierla almeno mezz’ora prima di lavorarla).
  • Imburra gli stampi per Pasticciotto e metteteli in frigo.
  • Su una spianatoia stendete con un matterello la pasta allo spessore di 3 o 4 mm.  Tagliatene dei pezzi sufficientemente grandi per riempire lo stampo e fuoriuscire dai bordi (vedi foto). Appiattite bene la pasta all’interno dello stampo quindi riempitelo con la crema fredda. Con un altro pezzetto di frolla, richiudete la crema e schiacciate la pasta lungo i bordi tagliandola delicatamente con le dita. Esercitate una pressione con le dita tutto intorno ai bordi e vedrete formarsi la caratteristica cupoletta. 
  • Sbattete il tuorlo con il latte e spennellate bene il coperchio. Procedete alla stessa maniera fino alla fine degli ingredienti. Una volta pronti, mettete gli stampi in frigo per almeno mezz’ora, in modo da raffreddare ulteriormente la crema ed evitare che fuoriesca in cottura.
  • Mettete gli stampini in forno preriscaldato a 220°. La friabilità finale è data anche dalla cottura veloce ad alta temperatura. Dovranno cuocere dai 7 ai 10 minuti, dipende da forno a forno. Controllate il colore, che deve essere ambrato e lucido.
  • Una volta pronti, toglieteli e sformateli subito facendoli raffreddare su una griglia. Gustateli ancora tiepidi perché sono perfetti così! 


                  

venerdì 9 novembre 2012

La cucina dell'extravergine: Una nuova rubrica e l'Olio di Terre d'Otranto

Smooth - C. Santana
La verità è che non si parla mai abbastanza di olio extravergine.
La verità è che nonostante tutto c'è ancora molta ignoranza in proposito. 
L'olio extravergine è l'elemento principe su cui si fonda la cucina mediterranea. Un elemento ricco di simboli e significati ma soprattutto un nutrimento prezioso, completo, salutare ed unico. Come potrete anche leggere sul sito dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio, "l'olio extravergine" ha un alto valore nutrizionale ed è uno dei prodotti più ricchi di antiossidanti naturali: agisce sull'azione nociva dei radicali liberi, rallentando il processo di invecchiamento delle nostre cellule. E' ricchissimo di acidi grassi monoinsaturi come l'acido oleico, che svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione di malattie quali arteriosclerosi, colesterolo e patolgie cardiopatiche. Gli vengono riconosciuti persino effetti antitumorali e stimola la produzione della bile, favorendo la digestione ed aumentando le difese immunitarie".
Beh, non siamo fortunati a vivere nel "paese dell'extravergine"? 
Allora credo che dovremmo imparare a considerare non l'olio in sé, ma gli oli, e sono tanti, che vengono prodotti nella nostra terra. 
Ognuno con la sua peculiarità, il suo carattere, le sue possibilità d'utilizzo e la sua importanza nella cucina del proprio territorio. 
Dovremo imparare a considerare ogni olio extravergine come già facciamo con il vino, che viene servito in abbinamento ad un piatto preciso, una scelta fatta e ragionata sulla base della capacità di quel vino di sposarsi con i sapori di quella particolare ricetta. 
Sull'olio extravergine c'è da dire davvero moltissimo e grazie ad un invito ricevuto dall'Associazione Nazionale Città dell'Olio, in compagnia di 3 care amiche e bravissime blogger, cercheremo di scoprire di più ed imparare ad utilizzare gli oli delle "Città dell'Olio" (oltre 360 cittadine nella nostra penisola) attraverso ricette che possano valorizzarli e celebrarli. 
L'appuntamento con la Cucina dell'Extravergine, questa nuova rubrica promossa dall'Associazione Nazionale città dell'Olio, sarà tutti i venerdì a cadenza quindicinale a partire da oggi, nei blog di Stafania "Cardamomo and co", Fausta "Caffè col cioccolato" e Teresa "Scatti golosi" e qui. 
L'olio extravergine che celebriamo in questo primo appuntamento arriva dalla Puglia ed è l'Olio Extravergine Terre d'Otranto. Troverete una scheda dettagliata sulla pagina vocata all'interno del portale dell'Associazione. 
Un olio che, a seconda del periodo di maturazione, ricorda nei suoi sentori la foglia d'olivo, l'erba tagliata, il cardo o carciofo o cicoria, ed anche il pomodoro. Lascia una sensazione di piccante nel suo periodo di giovane spremitura.
E' un olio che arriva dal cuore del Salento e sono estremamente felice di partire da qui per questo viaggio alla scoperta degli oli d'Italia. 
Ho pensato di utilizzarlo per la preparazione di un ragù bianco di coniglio la cui ricetta mi è stata data da Filippo Saporito, chef della Leggenda dei Frati, e che ho molto apprezzato proprio a casa sua! L'olio Terre d'Otranto conferisce carattere ad una carne delicata e dolce, aromatizzata con rosmarino. Si sposa molto bene con la ricotta arrostita ed emerge dal dolce delle cipolle caramellate. 
Tortiglioni con ragù espresso di coniglio, cipolla caramellata e ricotta arrostita
Ingredienti per 6 persone
500 gr di tortiglioni (io Garofalo)
300 gr di polpa di coniglio
un mazzetto di rosmarino
1 spicchio d'aglio
Vino bianco secco (io Vernaccia di S. Gimignano DOCG che potrete servire in abbinamento alla pasta)
Olio extra vergine d'oliva Terre d'Otranto
150 gr di cipolle (anche borretane)
50 gr di zucchero
2 cucchiai di aceto 
ricotta secca, c.ca 200 gr
sale, pepe qb 
Prendete la ricotta salata in un solo pezzo e mettetela su una piccola teglia coperta di carta da forno e fatela arrostire a 140° fino a che non avrà raggiunto un colore brunato su tutti i lati. Toglietela dal forno e fatela raffreddare. Ci vorrà c.ca 1h30, dipende dalla grandezza del pezzo di ricotta. 
Disossate il coniglio e tagliatelo a pezzettini piuttosto regolari. 
Tritate finemente il rosmarino quindi mettete il coniglio in un contenitore ermetico, aggiungete il rosmarino e l'aglio e coprite il tutto con l'olio Terre d'Otranto. Fate marinare per almeno 4 ore o tutta la notte. Non aggiungete sale. 

Mettete a bollire abbondante acqua salata. Nel frattempo caramellate le cipolle. In una larga padella antiaderente versate lo zucchero che coprirà il fondo sottilmente. Fate sciogliere lo zucchero e quando comincerà a caramellare (attenzione che non diventi scuro e amaro), versate le cipolle tagliate a fettine o nel caso delle cipolle borretane, in quarti. 
Fate ruotare per coprire bene le cipolle con lo zucchero quindi versatevi l'aceto che avrete preventivamente scaldato per non creare schizzi dello zucchero. Continuate a ruotare la padella e se necessario aggiungete anche uno o due cucchiai di acqua bollente. Una volta caramellate le cipolle, lasciatele da parte.
Cuocete la pasta  e nel frattempo scaldate una grande padella, versatevi il coniglio con tutto l'olio, fate cuocere velocemente, alzate la temperatura e sfumate con il vino bianco. Salate e pepate a piacere. Fate saltare la pasta con il coniglio, aggiungendo le cipolle e facendo amalgamare bene il tutto. 
Impiattate e servite con un bel po' di ricotta arrostita grattugiata. 

Arrivederci fra 2 settimane con La Cucina dell'Extravergine. Non mancate!

martedì 21 agosto 2012

Ritorno.

Il ballo di San Vito - Vinicio Capossela
Sappiamo tutti benissimo, e lo abbiamo imparato a nostre spese, che tutte le cose belle e buone prima o poi inevitabilmente finiscono. Certo è che la fine di una vacanza non è mai un dramma, se i ricordi che ti ha lasciato ti accompagneranno per buona parte dell'inverno. 
Non ho da dire molto, se non che ho trovato quello che mi aspettavo, e forse anche di più, tra cui un carnaio di gente inenarrabile e spiagge più simili a dei grill umani che ad oasi paradisiache
La mia fortuna ha voluto che avessimo una casa bellissima, affacciata sul mare, con una veranda in cui avremmo potuto pattinare o ballare (questo lo abbiamo fatto), e che ha costituito il nostro "buen retiro" per una settimana. Mare incantevole, sorprendente e cristallino, paesini deliziosi e persone di un'ospitalità unica. Ma NON ci andate d'agosto. Pensateci bene prima. I lati negativi sono molti e non sto qui ad elencarveli altrimenti da buona agente di viaggio, non la finirei più. Giugno, luglio, settembre e tutto il resto dell'anno...lanciatevi senza rete. Ma MAI ad agosto. E' il mio spassionato consiglio.
Ciò non toglie che il Salento è e resta una terra meravigliosa, figlia di una natura ingrata e difficile e la sua commovente bellezza sta proprio nello sforzo che l'uomo fa per restarle fedele invece di fuggire altrove. 
Questo rientro svogliato parlerà solo attraverso le immagini di un innamoramento che non accenna a passare. Spero che capiti presto anche a voi.

Del Salento ti colpisce la rudezza del suolo, la terra rossa, rocciosa, ingrata. Eppure la natura sorprende con colori e grazia inaspettata.
Tanti, enormi, ovunque. Mai visti così belli e rigogliosi in vita mia. Mettono in una strana soggezione timorosa. Vorresti toccarli e senti già il dolore delle spine traditrici. Ma la loro bellezza è indubbia ed il loro fascino ipnotico.
Il re del Salento: l'olivo. Secolare, intrecciato dalle mani del tempo con arte e pazienza. Tronchi che sembrano magiche abitazioni. Fronde immense. L'olivo è l'albero saggio della nostra terra. La sua sacralità e bellezza non si discute: si ammira e si ama. Il Salento è terra d'olivo.
E c'è anche chi ha deciso di allungarsi sulla terra rossa....in attesa.


Pietre. Sulle case, nei muretti, lungo le strade. Pietre bianche e gialle che catturano la luce e la lanciano verso il mare. L'eleganza della semplicità.
Per una volta tanto nella mia vita, ho trascorso più tempo in acqua che sulla spiaggia. Una ragione c'è! 
E dopo, sulla tavola, tutto il sapore ed i colori dell'estate: di rosso, di bianco, di blu! 
Ultimo giorno rientrando a casa: Lecce. Deserta e magica. 
L'arte di trasformare la carta in piccoli miracoli...
e la pietra in capolavori.

Con questo post partecipo con piacere al Contest "Colors and Food what Else" di  Agosto 

venerdì 10 agosto 2012

SALENTO ARRIVO: buone vacanze!

Onda su onda - Bruno Lauzi
Parto! 
Ritorno in uno dei miei luoghi del cuore e non sto più nella pelle. Lo so, lo so che Ferragosto è il periodo meno indicato e che troverò la bolgia assoluta, ma che ci posso fare: a volte la perfezione è impossibile. 
Dai, però ci vado vicina: intanto ritorno a Finibus Terrae, uno dei posti più incredibili del nostro paese, dove sono già stata in due stagioni diverse, primavera e autunno, e adesso potrò osservare l'incontro di due infiniti con il sole negli occhi. 
E poi tutto il resto: un mare da turbamento, gente con sorriso nel sangue, una cucina irresistibile e non ultima...la pizzica! 
Una settimana. Non molto ma non mi lamento. Poteva essere anche niente e sarebbe stato molto peggio.
Mi preparo. Intanto non c'è nulla di meglio di una Frisella salentina per predisporre all'allegria ed al buon appetito. Solo pane essiccato lentamente in forno ed ammorbidito in acqua, pomodorini dolcissimi profumati da un'olio fruttato e giovane. Suadente origano e l'immancabile aroma della mia piantina del cuore: basilico. 
Questo è il mio assaggio di Salento per voi. 
Vi abbraccio forte e vi auguro il miglior Ferragosto possibile. Pat

Nel frattempo vi ricordo il mio Contest sulla Cinegustologia "La Commedia è Servita!". Scade il 30 Settembre quindi avete ancora tempo.
Fatemi trovare delle belle sorprese al mio ritorno! 
Sono certa che avete delle strabilianti idee che ronzano in quelle testoline! Bacione a tutte