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lunedì 28 ottobre 2013

Ho sconfitto la legge di Murphy! Cecine ripiene per lo Swiss Cheese Parade

All I ask of you - The Phantom of the Opera - A. L. Webber
"Se qualcosa può andar male, lo farà"
"Se tutto è andato bene, evidentemente qualcosa non ha funzionato".
"Se qualcosa sembra andar ben, hai detto bene, sembra".
Non voglio rovinarvi il lunedì, nonostante di per se sia già un giorno rovinato, dovendo tornare inevitabilmente al lavoro.
Voglio raccontarvi una storia che ha per me ancora dell'incredibile e che ho deciso di usare come mantra personale nei momenti difficili. 
Ma soprattutto un ricordo a cui voglio restare attaccata il maggiormente possibile perché in grado di riappacificarmi con tutto il resto. 
Qualche settimana fa sono stata a Londra per la tradizionale fuga di inizio autunno, che mio marito ed io facciamo con nostra figlia prima che la scuola diventi pesante. 
Tre giorni, anzi diciamo pure uno e mezzo, di intensa vita metropolitana, dentro e fuori musei, negozi e parchi per fare scorta il più possibile, di belle immagini da tenersi dentro nei mesi del buio invernale.
Di Londra ne ho già parlato ampiamente in questo blog, ma se la scelta delle nostre fughe spesso cade su questa magnifica città, è anche perché Londra è la città dei teatri e della musica. 
Una scelta che non ha eguali in nessuna parte del mondo tranne NY, e forse con qualità ancora superiore. Quindi per noi un'attrazione irresistibile.
In breve, il nostro viaggio aveva un momento topico nel programma, ovvero la serata di sabato in teatro a vedere The Phantom of the Opera
Musical storico che conosco quasi a memoria e che è la perfetta sintesi tra melodramma e concerto rock, con tripudio di effetti speciali, costumi meravigliosi, scene corali da togliere il fiato. Insomma imprendibile e straordinario.
Abbiamo comprato i biglietti on line con un mese di anticipo ed abbiamo pregustato quella serata in più di un'occasione, canticchiando Masquerade, All I ask of you, Angel of music...ecc.
Nel pomeriggio del sabato siamo andati a ritirare i nostri biglietti al Her Majesty's Theatre e già ci sfarfallava lo stomaco per la felicità. 
Mia figlia non aveva ancora mai visto the Phantom quindi l'aspettativa di condividere questa esperienza con noi era raso cielo.
Ci presentiamo in teatro alle 19.00 con un anticipo di mezz'ora. 
Entriamo in un tripudio di velluto rosso, scortati dai volti sorridenti delle maschere, che ci accompagnano ai nostri posti. 
Platea, centralissimi, file perfette per ammirare il palco senza bisogno di binocolo (che comunque avevamo). 
Ci guardiamo e dalle nostre facce emerge un sorriso che fa il giro della testa.
Ahhh....che meraviglia! Ci sediamo comodi, ci diamo delle arie: "ma che posti magnifici, che fortuna sfacciata, ahhh che bello, stasera ce lo godiamo proprio". E continuiamo questa litania per una buona decina di minuti, girando il collo per osservare la grandezza del teatro, ed i posti lontanissimi, lassù in cima, in piccionaia.
E' quasi ora. Il teatro è strapieno. Ci alziamo un paio di volte per far accomodare nuovi ospiti, e quando la nostra fila si riempie, io esordisco giuliva "Finalmente, adesso non ci rompe più le scatole nessuno!".
Sono seduta all'esterno della fila, lungo il corridoio, posso allungare le gambe e mentre faccio per stirarmi, vedo una signora sorridente che mi chiede il numero della fila. "Is this N 14?". Io la guardo, sorrido e confermo. 
Lei sorride mi guarda e afferma: "This is my place!". Dietro di lei 2 altre signorette carine ed in tiro con i biglietti in mano. 
Con gentilezza prendo i miei biglietti e le faccio vedere che anche il mio è il N14 e che quindi ci deve essere un errore. 
Mio marito chiama la maschera, un ragazzo gentile che si avvicina a noi, prende i biglietti e ci guarda sorpreso. 
Con calma ci fa notare che quei biglietti erano per lo spettacolo del pomeriggio alle 14.30, e con il ditino segna l'orario sul biglietto.
E' un attimo ed io sento lo svenimento in arrivo. 
Mi si ammollano le braccia, le gambe, mi va via per un momento il lume dagli occhi, mi si frantuma il sorriso e sento uno strano brusio nelle orecchie. Lentamente cediamo i posti alle signore e la maschera ci prega di seguirlo, proprio nell'istante in cui si spengono le luci e l'orchestra attacca il medley dell'opera.
Ci fermiamo in fondo alla sala, accanto al controllo luci e nel buio totale, il ragazzo ci spiega che non possiamo assolutamente restare, il teatro è sold out e non c'è possibilità di sistemarci. 
Non capiamo cosa sia successo. La nostra prenotazione era per le 19.30 ma non abbiamo con noi la mail ricevuta a suo tempo.
Mia figlia è quasi in lacrime, mio marito non riesce a parlare. 
Io farfuglio qualche parola in inglese con una faccia uscita da un dramma di Kafka, e termino con un "siamo qui per questa serata, ci faccia stare anche in piedi, please".
Lui ci guarda impietosito e dice "stay here". 
Si allontana ed esce dalla sala.
Passano 15 minuti buoni, noi coi nostri cappotti in braccio, appoggiati senza forze alla parete come deficienti, l'umore sotto le scarpe e senza neanche avere coscienza di cosa stia succedendo sul palco. La serata è finita ormai.
Ce lo ritroviamo di fronte senza neanche accorgercene, tanto siamo annichiliti dalla delusione. 
Ci fa segno di seguirlo in silenzio e ci porta fuori dalla sala.
Lo seguiamo su per una rampa di scalette mentre lui ci dice che per adesso ci sistema, ma se dovessero avere bisogno dei posti, dovremmo andarcene. 
Noi ubbidiamo zitti e buoni, lo seguiamo fino ad una porticina, che lui ci apre con estrema delicatezza piegandosi in avanti. Ci fa entrare nel buio e ci saluta. 
Mentre chiude la porta alle nostre spalle, io leggo sull'esterno "The Royal Box". 
Mi giro e sussulto: siamo sul palco. 
Quello in cui ci troviamo adesso è il palchetto reale, altezza proscenio. 
Sotto di noi, l'orchestra. E' talmente vicina che posso leggere le note nelle partiture.
C'è Christine, la protagonista, che canta proprio davanti a me, se allungo una mano, le tocco il vestito. 
Mi siedo lentamente, nel buio. 
Mi volto verso mio marito che mi guarda stranito e mia figlia ormai senza parole. 
La nostra serata comincia adesso.
E dopo questa storia che sa di bello e che ti fa credere che alla fine bisogna credere nella gentilezza e nella buona sorte, vi lascio con qualcosa di delizioso e perfetto da portarsi dietro in un cartoccio e mangiare mentre si aspetta che lo spettacolo cominci. 
Questa piccola proposta è stata realizzata per il Swiss Cheese Parade promosso dai Formaggi dalla Svizzera e da Tery del blog Peperoni e Patate
Sandwiches di Cecina con spinaci saltati, Gruyere e Pancetta di Cinta Senese:
Ingredienti per c.ca 10 sandwiches
Per la Cecina
300 g di farina di ceci
1 litro di acqua
100 ml di olio
1 cucchiaino di sale
pepe macinato fresco
Per il ripieno
100 g di Gruyere tagliato a fettine sottili
100 g di spinaci novelli saltati in padella con un po' di burro e fatti passire a fuoco medio
10 fettine di pancetta di Cinta tagliate sottili

Preparate la cecina.
Versate la farina setacciata in un ciotola piuttosto ampia e formate una fontana. 
Versate a filo l'acqua continuando a mescolare magari usando una frusta quando il composto sarà fluido, per evitare la formazione di grumi, quindi aggiungete il sale ed una bella macinata di pepe fresco e fate risposare, non meno di tre ore ma anche per tutta la notte. 
Prendete la pastella e se necessario eliminate il filo di acqua che sarà alito in superficie alla vostra pastella, usando un cucchiaino con estrema delicatezza, e successivamente aggiungete 80 g di olio. Incorporate bene
Prendete un testo di c.ca 28/30 cm di diametro, se lo avete di rame meglio, altrimenti uno antiaderente robusto, e versatevi il restante olio ungendo bene.
Versatevi il composto liquido e fate cuocere a 200° per c.ca un'ora e fino a quando la superficie non sia ben dorata e si sia formata la tradizionale crosticina.
Spolverate di pepe se vi va.
Fate raffreddare il tanto che basta per tagliarla senza scottarvi.
Con un coppapasta rotondo di 7 cm di diametro tagliate 20 dischi dalla cecina e girateli in modo che abbiano la parte croccante in basso.
Su dieci dischi sistemate nell'ordine le fettine di Gruyere, gli spinaci saltati e richiudete i vostri panini.
Mettete i sandwiches in forno su una teglia ricoperta da carta da forno a 220° per 5/7 minuti fino a che il formaggio non sarà fuso. 
Toglieteli dal forno, posizionate la fattina di cinta in cima al sandwich e fermatelo con uno piccolo spiedino.
Mangiate subito. 
Con questa piccola proposta, sono lieta di partecipare al contest di Tery e Formaggi Svizzeri Swiss Cheese Parade.









venerdì 5 ottobre 2012

Quadrotti alle mandorle e zenzero fresco

The  Ginger song - Hale and Pace
Continua la mia London blues. 
Mi dispiace, scusatemi ma devo ancora riprendermi. 
Io sono certa che succede anche a voi. Durante un viaggio, si cerca di vivere il tutto a mille, aprire gli occhi, le orecchie e tutti i sensi per assorbire quanto più è possibile, specialmente quando si ha poco tempo. Quindi succede che in realtà si fagocita un luogo invece di viverlo. 
Al rientro, come quando metti decantare un vino, o prepari una tisana, risalgono in superficie tutte le essenze di quei momenti. Ogni cosa prende dei connotati più chiari, intensi e quasi tangibili. Il ricordo ti scuote e ti viene da chiederti se sia stato tutto vero. E' quello che sta accadendo a me in questi giorni, forse anche perché so che il prossimo viaggio con i miei due amori è lontanissimo, quindi cerco di trattenere il più possibile la felicità di ciò che è già passato.
Fondamentalmente sono una persona che ha bisogno di poco. Anche la gita fuori porta mi rende felice come una bambina. Amo la mia casa e quando posso godermela sono estremamente soddisfatta. 
Ma naturalmente sono un animale viaggiante che sta bene ovunque e che soprattutto ogni tanto ha bisogno di scappare. Probabilmente sarebbe diverso se in famiglia non avessi due complici così ben organizzati e determinati. Ma ci sono e per questo ringrazio il cielo. 
Ritornando a Londra, questa ricetta arriva direttamente da una deliziosa rivista che ho comprato al volo in aeroporto prima di rientrare e che si chiama Delicious Baking. Grande formato, splendide foto e magnifiche ricette dolci e salate. 
Siccome il mio mood da "high tea" non accenna a finire, ho voluto concedermi questo dolce veramente veramente delizioso. Provatelo perché vi lascerà a bocca aperta. La consistenza all'assaggio è umida, cremosa, e lo zenzero conferisce un aroma inebriante e quel lieve senso di piccante che sta benissimo con la dolcezza generale. 
Inoltre aver sostituito lo zenzero candito con i miei limoni canditi al miele di Kalamata, ha dato uno carattere unico alla preparazione. 
Questi quadrotti sono davvero meravigliosi con il tea. 
Ingredienti per 16 quadrotti
175 gr di burro morbido
220 gr di zucchero 
1 uovo medio a temperatura ambiente
225 di farina 00 setacciata
1 cucchiaino di lievito in polvere
2 cucchiai di latte
100 gr di mandorle macinate
1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
125 gr di zenzero candito (io ho usato limone candito sotto miele di Kalamata)
70 gr di mandorle a lamelle
zucchero a velo per rifinire
Preriscaldate il forno a 190° ed imburrate uno stampo rettangolare da 18x28 cm (io ne ho usato uno quadrato). Coprirtelo con carta da forno e mettete da parte.
Battete il burro morbido con lo zucchero nella planetaria, fino a che otterrete un composto chiaro e spumoso. Quando sarà ben soffice e leggero, aggiungete l'uovo e fate incorporare bene. Uovo a temperatura ambiente mi raccomando.
Aggiungete quindi la farina con il lievito setacciati, in due volte, alternandola con il latte. Quindi farina, latte, farina e fate incorporare bene. 
Aggiungete la farina di mandorle, lo zenzero grattugiato ed i dadini di zenzero candito e mescolate bene. 
Versate il composto e livellate bene con una spatola quindi cospargete la superficie di mandorle a lamelle.
Cuocete per 30/35 minuti, quando la superficie sarà dorata e lo stecchino uscirà asciutto dal dolce. 
Fate intiepidire quindi togliete il dolce dalla teglia e trasferitelo su una griglia per farlo raffreddare completamente.
Tagliatelo in quadrotti, spolverate con zucchero a velo e servite con un ottimo tea al gelsomino o speziato. Sono incredibilmente deliziosi. 


mercoledì 3 ottobre 2012

E' Londra la città dell'amore

All you need is love - The Beatles
Praticamente poco più di un anno fa, scrivevo un post su Londra vietata ai minori di 14 anni. 
Neanche 2 mesi fa, durante una cena mio marito esordisce dicendo di avere prenotato una fuga a Londra per la fine di settembre e lasciando mia figlia ed la sottoscritta in totale contemplazione, con cuoricini palpitanti sospesi sulle nostre teste e gli occhi lucidi per la gioia. 
Una sorpresa meravigliosa. Una breve ed intensa pausa prima di affrontare gli estenuanti impegni autunnali. 
Questo brevissimo viaggio di poco più di 30 ore, mi ha regalato l'immagine di una Londra che non conoscevo e regalandomi la convinzione della perfetta cornice romantica, un luogo limpido, magico e perfetto per una storia d'amore
"Love, love, love" cantavano i Beatles. 
Secondo voi che ci fa Eros nel mezzo di Piccadilly Circus se non attendere la sua prossima vittima? E che c'entra un cielo così azzurro nella fumosa Londra?
Senza un programma preciso, il trio protagonista di questa storia, ha camminato senza tregua con un fiuto degno del più astuto Sherlock Holmes alla ricerca delle prove del primato "amoroso" londinese.
Le tracce e gli indizi sono sparsi ovunque.
E' indubbio che questo uccellino solitario sia sinceramente affezionato alla statua e preoccupato per la sua eterna immobilità, abbia deciso di regalarle un po' di delicata compagnia. 
Ogni musical o spettacolo che si rispetti ha al suo interno una storia d'amore. Spesso felice ma a volte anche no. 
Ma questa è un'altra storia perché "the show must go on". 
L'indagine non ha potuto che spostarsi all'interno di uno storico Hotel di Londra, il Chesterfield, uno dei più tradizionali e begli Hotel all'inglese situato nel quartiere di May Fair. L'esperienza dell'"high tea" tanto attesa è pronta per essere vissuta.
Appena arrivati, i nostri eroi trovano un matrimonio con tanto di uomini in tight e signore incappellate. 
Se questo non è un segno che "love is in the air", ditemi voi cos'altro lo è.
Ma l'amore è in agguato anche nella natura. 
Passeggiare a Kensington Garden è una esperienza romantica. In questo periodo con i colori che mutano, è assolutamente struggente. 
Se poi anche le creaturine del bosco ti corrono incontro per abbracciarti, allora puoi davvero sentirti la persona più amata del mondo! 
Peter è sempre lì che ti aspetta
Lui proprio non ne vuol sapere di crescere. 
Però di notte, quando si stufa, scende dalla sua roccia e vola da Wendy per darle un bacio. Perché si sa che Londra è la città dell'amore.
Quando si è stanchi di camminare e le energie si esauriscono, allora meglio sedersi e farsi coccolare. La dolcezza è sinonimo di amore e qui c'è quanto amore vuoi! 
Se poi succede che camminando di notte, alla fine di uno spettacolo meraviglioso, in cui hai sentito il tuo cuore saltare come uno scoiattolo, arrivi a Coven Garden e vieni attirato dalla musica, lasciati guidare. 
Fermati e ascolta quel bravissimo chitarrista di strada che suona "Bridge over trouble water" e lascia che piccoli brividi ti salgano lungo la schiena. 
Guarda quel ragazzo tra la folla che si avvicina alla custodia della chitarra tenendo per mano la sua ragazza e lascia qualche moneta per chi sta suonando. 
Lo vedi che si gira e si inginocchia di fronte a quella piccola donna bionda e di fronte a centinaia di persone sedute in ascolto, le porge un anello grosso come un pistacchio e le chiede in silenzio di sposarla. 
Allora il boato dell'amore esplode. Uomini e donne con gli occhi lucidi che applaudono e tu imbambolato che ridi ma vorresti piangere e forse lo fai. E applaudi convulsamente come dentro a un film.
Non mi posso sbagliare: è Londra la città dell'amore


mercoledì 7 marzo 2012

Jamie Oliver per lo Starbooks di Marzo: Queen Victoria Sponge

Pump and Circunstances - March nr 1 - Sir Edward Elgar 






Questa volta una vera e propria primizia. A primavera si colgono solo i prodotti più freschi, croccanti, colorati, intensamente saporiti e portatori di sana allegria. Quindi cosa c'è di meglio di un libro di Jamie Oliver, non ancora pubblicato in italiano e pieno zeppo di sorprendenti ricette tutte made in Great Britain? 
Avrete capito senza troppi preamboli che lo Starbooks di Marzo è lui, Jamie's Great Britain e la squadra delle intrepide 5 si tufferà a bomba tra le pagine di questo splendido volume, contenente oltre 130 ricette della tradizione anglosassone e altrettante meravigliose fotografie che ne fanno un libro tutto da gustare. 
Personalmente sono dotata di una devastante ignoranza sulla cucina britannica: a parte qualche raro incontro di primo tipo con fish an chips, roast-beef, scones e puddings di vario genere, la mia cultura in questo campo si ferma lì. Quelle fortunate volte in cui mi sono fermata a Londra, ho frequentato ristoranti di ogni dove e la mia impressione è sempre rimasta (fino ad oggi ovviamente), che la cucina inglese fosse quella che potevi assaggiare nei Pub e in qualche taverna. E come me la pensano in molte! 
Ecco, QUESTO LIBRO CI SBUGIARDA BENE BENE TUTTE QUANTE! 
Jamie ha raccolto strepitose ricette della tradizione inglese suddividendole per temi fondamentali: troverete quindi i ricchi piatti del Breakfast anglosassone, confortevoli zuppe, divertenti ed immaginifiche insalate, svariate leccornie da Pub, immancabili infiltrazioni orientali della nuova generazione inglese multirazziale, l'imperdibile esperienza dell'high tea, molteplici splendidi piatti di mare (lo sapevate che l'Inghilterra è un'isola?), intramontabili Puddings e Pie dolci e salate e poi ancora la cacciagione (non dimentichiamoci che qui la caccia è ancora un rito inossidabile), piatti vegetariani e condimenti speciali per tutti i gusti. Vi ho incuriosito? Spero proprio di si. 
Allora state con noi perché per tutto il mese di Marzo celebreremo una cucina ancora poco conosciuta e sorprendente come quella di Jamie e la sua Great Britain! 
Con un numero così consistente di ricette, la suddivisione in argomenti principali sembrava indispensabile. Abbiamo deciso per temi ragionati (ogni settimana ne scoprirete uno), in modo da poter lavorare sulle più rappresentative o accattivanti per ogni tema. Quello di oggi, in apertura della nostra rubrica è GOD SAVE THE QUEEN e LA CUCINA DELL'IMPERO, ovvero piatti sontuosi, importanti, oppure semplicemente facenti parte del gusto personale dei reali e della loro tradizione a tavola, senza perdere d'occhio le contaminazioni dalle colonie. Prima di passare a parlarvi della mia ricetta (vi vedo già lì che trattenete l'acquolina), vi prego di non perdervi le stupende realizzazioni delle mie compagne di avventura, che promettono grandi sorprese:
L'immancabile recensione del libro seguita dalla spettacolare Kate and Will's Wedding Pie a casa Menu Turistico
La Roasted apple and Squash soup a casa Aleonlykitchen
Il Superb Pork Loin a casa Insalata Mista
La Creamy Crunchy Leeks a casa Vissi d'arte e...di cucina.
Per l'occasione tutte le ricette sono state tradotte con attenzione in italiano ed arricchite come sempre da interessanti note e commenti personali.
Per God Save the Queen non poteva certo mancare la torta preferita da H.M. Queen Victoria. Questa incredibile donna salita al trono giovanissima (come già successe ad una sua precedente celeberrima antenata), fu la più longeva regnante del Regno Unito e nei suoi oltre 60 anni di regno trasformò l'Inghilterra in un vastissimo Impero. Alla sua morte la Gran Bretagna era indubbiamente lo stato più potente al mondo. La Regina Victoria fu però anche una donna sfortunata, che perse prematuramente il marito molto amato e fu segnata dall'immenso dolore di sopravvivere ai suoi 9 figli che vide andarsene per gravi malattie e disgrazie uno dopo l'altro. Di questo grande personaggio che ha fatto la storia di un paese, mi affascina non tanto la sua grande capacità di regnante, ma la sua storia di donna che non esitò a mostrare al mondo intero il dolore di un lutto per un amore sincero fino a ritirarsi a vita privata.
Circa il nostro dolce, la storia vuole che alla Victoria bambina, fosse vietato bere te e che una volta raggiunta l'età adulta, questa non perdesse occasione di concedersi una tazza del migliore infuso accompagnata immancabilmente da questa torta spugnosa che originariamente era farcita da un solo velo di confettura di lamponi o fragole e che in suo onore, salì nell'empireo dei grandi dolci di pasticceria grazie ad una ricca farcitura di panna e frutta fresca. 
Io l'ho scoperta in questa occasione e la trovo veramente fantastica servita con il te grazie alla sua caratteristica ed umida porosità da cui emerge importante l'aroma del burro, accompagnato da quello della vaniglia ed in questo caso dall'arancia che armonizza il tutto. 
Ingredienti per 8/10 persone
250 gr di burro morbido non salato ed extra per imburrare
250 gr. di farina auto-lievitante (o 2 cucchiaini di lievito per dolci) 
250 gr di zucchero semolato superfine (tipo Zefiro)
4 uova grandi da allevamento a terra
la scorza grattugiata di una arancia
qualche goccia di  acqua di rose per insaporire
4 cucchiai da tavola di ottima confettura di lamponi
150 gr di lamponi freschi
zucchero a velo per spolverare
Per la crema di vaniglia
150 ml di crema densa "JERSEY" (sostituita da 100 gr di mascarpone morbido e 180 ml di panna fresca)
i semi di mezza stecca di vaniglia
2 cucchiaini di zucchero semolato (che io ho sostituito con zucchero a velo).


Preriscaldate il vostro forno a 190° (io ho cotto il tutto a 180° per qualche minuto in più). Imburrate 2 stampi da torta da 20 cm di diametro e coprite la base con carta da forno e spolverate leggermente di farina il tutto. 
Battete il burro e lo zucchero insieme fino ad ottenere un composto molto chiaro e gonfio. Aggiungete le uova, una alla volta, facendo molta attenzione che la prima sia ben incorporata prima di passare alla prossima, poi aggiungete la scorza di arancia e per ultimo la farina (con il lievito). Dividete il composto nei due stampi. Spalmatelo bene con una spatola e fate cuocere da 20 a 25 minuti o comunque fino a che il colore non è marrone dorato e lo stecchino esce asciutto. Fate raffreddare poi con delicatezza, capovolgetelo su una griglia da dolce e fate raffreddare completamente. 
Versate un paio di gocce di acqua di rose nella composta, ma non esagerate: è molto intensa (personalmente non l'ho usata)
Montate a neve ferma la panna con i semi di vaniglia, quindi spalmate la marmellata quindi la panna sulla base di uno dei dolci e distribuite i lamponi in cima. Coprite il tutto con il secondo dolce, spolverate con lo zucchero a velo e decorate con lamponi freschi o petali di rosa cristallizzati. Servite su una elegante alzata da dolci per mostrare la vostra bella creazione e godetevela. 


Con questa ricetta partecipo inoltre al contest di Polvere di peperoncino - The foodbook - il libro è servito! 





lunedì 5 settembre 2011

Non è un paese per vecchi: Londra vietata ai maggiori di anni 12!

Over the Raimbow - J. Garland

Se state pensando di andare a Londra avendo solo 72 ore di tempo a disposizione ed il vostro compagno di viaggio è una bambina/bambino tra i 6 ed i 12 anni con personalità mediamente incisiva, dimenticate tutto quello che vorreste vedere, fare, comprare, assaggiare: “quella” Londra non è per voi!
Ultimi strascichi di ferie: un venerdì/domenica secchi per visitare Londra. Per chi come me fa questo lavoro e che ha spesso l’occasione di “ritrovarsi” in qualche capitale europea per fiere o eventi simili, ciò non significa che possa avere l’opportunità di visitare degnamente la città che lo ospita. A Londra ci sono stata e spesso, ma le uniche zone che conosco sono Earl’s Court, Piccadilly, Coven Garden e la nuova zona fieristica oltre i Docks. Per il resto lavorando, chi ha mai avuto tempo di scoprirla come si deve?
Così, dopo avere approfittato di un volo Meridiana con operativo meraviglioso (arrivo a Londra alle 9.30 e partenza alle h. 20.00 – tre giorni pieni), mio marito, Alice ed io siamo partiti pieni di idee, suggerimenti raccolti da amici ed intenzioni che puntualmente non abbiamo seguito. Si, perché in questo viaggio ha comandato lei e lei ha segnato tutto il ritmo del viaggio. In effetti glielo dovevamo: si perché è stata proprio mia figlia a lanciare l’idea della fuga a Londra sulla scia del suo innamoramento per Harry Potter. Lo chiedeva da mesi e mio marito ci ha fatto questa splendida sorpresa per chiudere l’estate in bellezza prima dell’inizio della scuola. Prendete questi miei consigli come addetta ai lavori e mamma e non come foodblogger (che avrebbe di sicuro seguito altri percorsi) e spero che possano tornare utili a chi di voi deciderà di partire con i bambini e con loro “inventare” la propria Londra.


Ecco brevemente alcune delle tappe fondamentali se partite con piccoli viaggiatori ed il tempo scarseggia: 

Museum of Natural History: Non si può evitare. Qui ci sono i dinosauri, quelli veri, e se non siete ancora riusciti ad andare a N.Y. e vedere il luogo dove tutto prende vita la notte (v. Una notte al Museo), allora potete farlo qui, perchè il museone di storia naturale più grande d’Europa non è da meno. Qui potrete vivere l’emozione di un terremoto, simulato all’interno di un negozietto di Kobe nell’area dei Vulcani (impressionante); camminare sospesi lungo una passerella direttamente sotto i soffitti stuccati del museo ed ammirare la storia dei primi grandi rettili della terra, la loro evoluzione e scomparsa, fino a trovarsi a tu per tu con lui, TRex, un po’ incattivito e disturbato dalla folla, che vi guarderà dritto in faccia con quegli occhietti terribili ed immaginerete immediatamente di essere il suo prossimo pranzetto. Il museo, come tutti i musei Nazionali in città, è gratuito (questa è civiltà!).


Peter Pan: Per tutti coloro che come lui, il "fanciullo che non volle farsi uomo", restano attaccati (anche se in incognito) alla propria infanzia, una tappa a Kensington gardens è doverosa. Un sosta di devozione alla statua di Peter, voluta proprio dal suo creatore, James Matthew Barrie, che la fece innalzare nei giardini durante la notte, in maniera che il giorno dopo, i bimbi tornando da scuola, avessero avuto l'impressione di un apparizione magica, così come magico è il ricordo di lui. 
Hamsley: lo so, mi giudicherete futile, ma non si può non passare di qui se avete bambini (fatelo anche se non li avete, credetemi). 5 piani di tutto ciò che un bambino può sognare in fatto di giocattoli. Invenzioni incredibili, dischetti volanti senza remoto, pennarelli magici dagli effetti speciali, peluche di tutte le dimensioni e morbidezze e poi, ahhhh, un reparto interamente dedicato a lui, il maghetto delle meraviglie, Harry Potter, e le bacchette di tutti i personaggi riprodotte alla perfezione, inclusa la spada dei Griffondoro e la fantasmagorica scopa Nimbus 2000. Si può toccare, si deve toccare tutto ciò che vi piace! Commessi simpatici, dispettosi e chiacchieroni!. Sulla Regent Street. 
City tour in bus a 2 piani: che vi aspettate? Di vedere a piedi tutta Londra in sole 72 ore? A meno che non siate dotati della scopa di cui sopra ed è la vostra prima volta a Londra, io consiglio vivamente un city tour in bus panoramico. In circa 2h30 di circuito, avrete una visione generale e completa della città. Attraverso auricolari individuali, ascolterete spiegazioni nella vostra lingua, ricche di curiosità ed elementi storici che non annoieranno i vostri bambini, anzi li incuriosiranno e li divertiranno perché Londra vista dall'alto ha un fascino assolutamente irresistibile. Inoltre potrete scendere dove e quando vorrete voi, gestire il vostro tempo di visita e riposarvi quando sarete stanchi di camminare. Noi abbiamo preso un tour della Big Bus e da addetta ai lavori, posso dirvi che l'esperienza è stata estremamente positiva. Il costo per gli adulti è di c.ca 26 sterline. I bimbi circa 20. E le valgono tutte! Dimenticavo, il tour include nel prezzo anche una crociera sul Tamigi. 
Londra di notte: Musical. Che ve lo dico a fa! Ormai mi conoscete e sapete che in famiglia non si rinuncia alla musica. Men che meno sapendo che il week end verrà trascorso a Londra, capitale dello show business ed entertainment. Noi siamo usciti tutte e due le serate, la prima per "Billy Elliot" visto che mia figlia adora quel film ed la trasposizione in Musical è assolutamente meravigliosa, una delle cose più belle mai viste (musiche di Sir Elton John), e la seconda per Dorothy, ovvero "The Wizard of Oz", uno delle mie passioni (e qui ho insistito e vinto, devo ammetterlo!). Non devo dirvi nulla se non "andate almeno una volta", qualsiasi cosa vogliate voi, non è necessario cercare lo spettacolo più bello. Là dove trovate i biglietti, andate. Sarà comunque bellissimo perché gli artisti che si impegnano ogni sera, sono i migliori al mondo in questa professione. 
Madame Tussauds: Ero reticente, lo confesso. Ma non ho potuto esimermi perché ormai Alice decideva e noi eseguivamo. Eppure sono rimasta sorpresa e mi sono anche divertita in quasi 2 ore di visita con colpi di scena dietro ogni angolo. La perfezione delle statue è inquietante e anche qui si ha la libertà di toccare, provare e fotografare qualsiasi cosa. Il biglietto, caro ve lo anticipo, include anche la visione di un film 4d e il giro in vagoncini alla scoperta dello Spirit of London. Mia figlia è impazzita perché finalmente si è potuta fare la foto con il suo maghetto preferito!
Notting Hill e Portobello
Qui genitori e ragazzi vengono accontentati. Confesso che ho avuto una fortuna sfacciatissima perché da venerdì a domenica abbiamo avuto un tempo strabiliante e ci siamo trovati a passeggiare per Portobello rd. sotto un sole cocente. Una Londra così bella non me la immaginavo davvero: fiori, colori, ragazze di tutte le età e razze vestite di poca stoffa e molti sorrisi riversate nelle strade a fare shopping; allegria nell'aria. Notting Hill è un sogno. Ci ho lasciato un pezzetto di cuore. 

Cose buone da mangiare: Non che a Londra manchino le opportunità, anzi, l'imbarazzo della scelta regna sovrano. Ma qui io e mio marito abbiamo tirato un po' le redini, perché se tutto il resto era in mano a mia figlia, quando si parla di mangiare i capitani siamo noi.  Il primo pranzo lo abbiamo consumato a Soho, in un piccolo ristorante Jap dove servono esclusivamente noodles e per questo ringrazio Giulia che ci ha dato la dritta. Segnatevi questo nome: Koya. Si mangiano degli udon spettacolari in un ambiente assolutamente easy e prezzi onesti. 
Altra sosta gastronomica e curiosa è stata da Harrods. Il reparto food è da visitare anche solo per la bellezza dei suoi ambienti: pareti maiolicate, soffitti con lampadari che assomigliano a cespugli di fiori...bancarelle con tutte le migliori specialità al mondo. Da girar la testa. Qui non ho potuto fare a meno di comprare del Fudge fatto a mano. Il solo assaggio ti ammutolisce. 

Altra sosta golosa e inevitabile, è l'assaggio del piatto nazionale, che noi ci siamo concessi a Notting Hill. Purtroppo il pub che avevamo scelto era chiuso per ferie (una piccola delusione si può anche accettare), ma non abbiamo avuto sfortuna nella scelta alternativa, il Pub Prince Albert, proprio a Pambridge Rd, non lontano dal Notting Hill gate. Ottimo pesce fritto in pastella alla birra croccantissima, accompagnato da una salsina con sottaceti e purea di piselli. Buonissimo. 
La nostra ultima tappa, con il count down ormai a pieno ritmo, è stata a Selfridges in cima a Baker Street, su consiglio di Veronica dove ho avuto quasi un mancamento quando sono arrivata al reparto accessori cucina. Entrati lì per mangiare al Sushi bar, abbiamo finito con il trascorrerci quasi 3 ore e rischiato di perdere l'aereo (non è uno scherzo). Però ho trovato uno stampo da pie di quelli con la lama che ruota sulla base e che lo stacca alla perfezione (l'ultimo rimasto...è mio!) e ho fatto i salti come una bambina scema. 
72 ore vissute intensamente e devo dire in maniera completa. Ho avuto l'assaggio di una città che non mi immaginavo e mi sono innamorata della sua atmosfera così moderna, vivace, cosmopolita. Ho incontrato persone gentili, disponibili a dare indicazioni e sorridenti (forse il sole ha avuto la sua buona parte in questo) e mia figlia sta già chiedendo quando torneremo la prossima volta. 
Presto, è mia abitudine rispondere.