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venerdì 11 giugno 2021

Old Fashioned Cherry Cake

Cherry Pie - Sade 

Passo al volo per riproporre una ricetta già fatta qualche anno fa ma che è il genere di torta che io amo senza limiti. 
Un dolce di casa, con frutta fresca ma con un favoloso profumo di burro che si fonde con l'aroma di mandorla e la fresca dolcezza delle ciliegie.
La ricetta originale, di Diana Smith, vuole l'utilizzo di ciliegie candite, ma io ho ribaltato la frittata ed avendo a disposizione delle ciliegie quasi al punto di passire, ho deciso di utilizzarle nell'impasto. 
Il risultato è quello che vedete: una classica torta all'inglese, texture densa, morbida e leggermente umida, superlativa con il te.  Migliora nei giorni successivi ma dura ben poco, ve lo garantisco. 

Unica raccomandazione: fate in modo che tutti gli ingredienti abbiano la stessa temperatura perché al momento dell'inserimento delle uova, l'impasto potrebbe stracciarsi.  Nel caso succeda, non vi preoccupate perché si recupera con l'inserimento della farina, ma sarebbe meglio non fare prendere troppi choc all'impasto. 
 
Ingredienti per uno stampo a cerniera di 18 cm
200 g di ciliegie private del nocciolo e tagliate a metà (potrete usare anche le ciliegie candite quando la stagione sarà finita) 
175 g di burro a temperatura ambiente
175 g di zucchero semolato fine
3 uova grandi a temperatura ambiente e sbattute leggermente
175 g di farina 00
½ cucchiaino di lievito in polvere
75 g di farina di mandorle
qualche goccia di estratto di mandorle (io ho usato un cucchiaino di armelline in polvere). 
1 cucchiaio di latte
  • Sbattete il burro con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Gradualmente aggiungete le uova sbattute poco alla volta,  (attendete che siano ben incorporate prima di aggiungere il prossimo quantitativo.)
  • Setacciate la farina con il lievito in polvere e con cura incorporateli al composto cremoso usando un cucchiaio di metallo o una spatola di silicone. 
  • Mescolate due terzi delle ciliegie con la farina di mandorle ed incorporatele con cura nel composto aggiungendo una o due gocce di estratto di mandorle e il latte.
  • Adesso versate il composto nello stampo preparato, livellando la superficie con un cucchiaio quindi cospargete il resto delle ciliegie e con l’aiuto di un cucchiaino, spingetele delicatamente sotto la superficie dell’impasto.
  • Cuocete la torta al centro del forno per 45/50 minuti a 180°C, quindi copritela con un foglio di alluminio e continuate a cuocerla per 10 minuti e fino a quando sarà elastica al tatto. Prima di sfornarla fate comunque la prova stecchino. 
  • Fate raffreddare il dolce nello stampo per 15 minuti prima di sistemarlo su una griglia per il completo raffreddamento. Conservate coperta o in un contenitore ermetico. 


mercoledì 27 novembre 2019

Roll di tacchino ripieno per Starbooks

If I only had a heart - Il Mago di Oz 
Ultima ricetta del mese del Starbooks.
Se per Natale non avete la possibilità di preparare il tradizionale tacchino ripieno, questa versione mignon è l'idea perfetta. Veloce, semplice e anche molto carina nel piatto.
Per leggere la ricetta e le note, vi lascio il link alla pagina ufficiale del post di Starbooks , dove troverete i dettagli.
Nel frattempo, buona giornata. 

venerdì 22 novembre 2019

Stollen per Starbooks

Wonderful wonderful day - Sette spose per sette fratelli
Nuova ricetta Starbooks sulla scia del libro Happy Christmas di Delia Smith.
Un tradizionalissimo Stollen nella sua versione con farcitura di marzapane e tanta frutta come piace ai popoli nordici dalla Germania al Trentino Alto Adige.
Se siete appassionati di questo genere di dolce, potrete leggere la ricetta sul post ufficiale di Starbooks.
E siccome è venerdì, un buon week end a tutti, amici.

martedì 19 novembre 2019

Filetto in Crosta per Starbooks

Blue Velvet - Isabella Rossellini 
Dal bellissimo " Happy Christmas"di Delia Smith, con la banda Starbooks stiamo testando numerose ricette in grado di intrigare chiunque decida di sfogliare quel libro.
Certamente non un volume di primo pelo visto che la pubblicazione risale esattamente a 10 anni.
Eppure resta un libro "nuovissimo" per chiunque ami approcciare ricette internazionali con cui contaminare il proprio menù di Natale.
Il libro è pieno di consigli sull'organizzazione della dispensa, delle preparazioni anticipate, di quelle dell'ultimo minuto e dei regalini commestibili che tanto ci piacciono.
Una vera e propria guida al miglior Natale da portare in tavola.
La ricetta che propongo oggi è stata un mio desiderio proibito per lungo tempo, fino a che non ho deciso di prendere il coraggio a due mani e buttarmi nell'impresa: il filetto in crosta, in una versione "semplificata" del famosissimo Wellington.
La ricetta e tutte le dritte per prepararlo al meglio, solo su Starbooks.
E scoprirete se mi è piaciuto ;)
Buona giornata amici.




martedì 9 gennaio 2018

Shortbread con semola al profumo di arancia

Space Oddity - David Bowie
Nonostante tutte le buone intenzioni che l'inizio di un nuovo anno porta con sé, questo spazio non ha ancora deciso di mettere la testa a posto.
Il problema è che io con il cibo, vado a sentimento.
Ci sono tantissime preparazioni che vorrei provare ed ultimamente, sarà forse per l'influenza che la serie Downton Abbey sta avendo su di me (lo so, l'ho scoperta in ritardo ed in ritardo me la guardo), vivo una strana fascinazione per la cucina anglosassone.
Non che qui manchino ricette "very British", tutt'altro.
Per gli shortbread ho sempre avuto un folle amore.
Quando facevo il liceo, gli ultimi due anni in particolare, se non portavo la colazione da casa, mi fermavo ad una botteghina lungo il percorso dalla fermata del bus alla scuola, e compravo una scatola di Shorbread fingers della Walkers - si, quelle scatoline con il tartan rosso sullo sfondo - e durante la ricreazione (ma più facilmente di nascosto durante la lezione), sterminavo tutti i biscotti.
Adoravo, e tutt'ora ne vado pazza, quella consistenza compatta ma fondente e friabile dall'intenso aroma di buon burro, quelle piccole parentesi salate che emergevano dall'insieme mai troppo dolce.
Tutt'ora mi capita di comprarli, ma raramente.
Ne mangio uno, con lentezza ed assaporo quel ricordo di piacere quasi segreto di quando li consumavo sotto il banco.
Desideravo preparare gli shorbread da tempo immemore e sono partita dalla ricetta di uno dei miei libri del cuore: Delia's Cake di Delia Smith.
Credo di aver postato quasi tutte le ricette del libro su questo blog: mai una sola delusione.
Se avete voglia di giocare alle "Signore inglesi durante l'ora del te", questo è il dolce che dovete preparare.
La presenza di semola rimacinata, contribuisce a dare una speciale consistenza a questi biscotti, aumentandone in maniera esponenziale la "sabbiosità". Scusate l'invenzione, ma non saprei come altro definire quella friabilità quasi polverosa che si ha una volta che si morde uno di questi biscotti.
La mia unica concessione, è stato aggiungere la scorza di una arancia non trattata per avere questo delicato aroma di agrume che tanto amo.
Sono facili, veloci e deliziosi.
Lavorate gli ingredienti velocemente e fateli raffreddare completamente prima di riporli (ma non dureranno a lungo).

Ingredienti
175 g di farina 00
75 g zucchero semolato + extra per spolverare
175 g di burro a temperatura ambiente (di ottima qualità)
75 g di semola rimacinata
la scorza di una arancia non trattata

  • Metti tutti gli ingredienti in una ciotola e strofinali con la punta delle dita fino a che non  otterrai delle briciole non troppo grosse e l'impasto comincerà a stare insieme. Impasta velocemente per ottenere una palla quindi
  • Imburra e fodera con carta da forno uno stampo a cerniera da 20 cm di diametro. Trasferiscivi l'impasto e pressando con delicatezza, distribuiscilo su tutta la superficie. Con il retro di un cucchiaio (o anche con un pestacarne), livella l'impasto schiacciando senza troppa forza.
  • Con una forchetta buca tutta la superficie (puoi anche realizzare delle sequenze ordinate di buchi) e finisci premendo i bordi per creare un disegno decorativo.
  • Cuoci gli shortbread al centro del forno a 150° C da 1h ad 1h ed un quarto (controlla via via il tuo forno). La superficie dovrà essere dorata pallida.
  • Togli lo stampo dal forno e lascia raffreddare 10 minuti prima di tagliare lo shortbread in 12 spicchi.
  • Togli tutto con attenzione (sono friabilissimi) dallo stampo e lascia raffreddare completamente su una griglia. 
  • Conservali in una scatola di latta (durano fragranti a lungo e migliorano nel tempo). 



mercoledì 23 novembre 2016

Flapjacks: barrette ai fiocchi d'avena e golden syrup per lo Starbooks

Hit the road Jack - Ray Charles
Un altro omaggio a Delia Smith, dal suo insostituibile Delia's Cake.
La scoperta di barrette di avena golose, dal profumo caramellato del golden syrup, che faranno la felicità dei vostri bambini (e non solo).
In più sono bellissimi a vedersi e possono tranquillamente finire in una scatola di latta per i vostri piccoli doni natalizi.
Provateci e poi mi direte.
Tutte le dritte naturalmente su Starbooks proprio qui.

mercoledì 16 novembre 2016

Il Cesto delle Feste dello Starbooks

Wonderful Christmas Time - Paul McCartney
Già in mood natalizio, allo Starbooks non smettiamo di pensare a voi, che vi apprestate a fare la lista dei regali per le persone del vostro cuore.
I libri sono sempre una idea vincente, ma i libri di cucina lo sono di più, soprattutto quando sono affidabili, ben scritti, con immagini parlanti e ricette ispiratrici.
Per il mese di Novembre, allo Starbooks abbiamo pensato di farvi un bel regalo: ripescare quei libri da noi tanto amati, che consideriamo imprescindibili in una libreria di cucina che si rispetti.
Scoprite ogni giorno le scelte delle Starbookers: sono certa che al termine di questo mese, avrete voglia di fare un giro fra gli scaffali.
Buona giornata.


mercoledì 2 dicembre 2015

Torta speziata di mele e sidro: Babbo Natale non esiste!

I saw mommy kissing Santa Claus - The Jackson 5
Il Natale che ho smesso di credere a Babbo Natale, avevo sei anni.
Abitavamo ancora a Milano ed il settembre successivo avremmo lasciato nebbia e cemento per trasferirci per sempre in Toscana.
La previgilia di Natale, partivamo a bordo di una 127 azzurro polvere con una pantera nera appiccicata sul portabagli destinazione Roma, dove ogni anno trascorrevamo le feste con i miei nonni paterni.
Mia sorella ed io prigioniere dei sedili posteriori, trascorrevamo il tempo del viaggio litigando come furie per la conquista dello spazio in cui sdraiarsi e dormire un po'.
Spesso mio padre era costretto a fermarsi per lasciarmi vomitare nelle piazzole di sosta a causa del mio irrimediabile mal d'auto.
Milano - Roma in circa 7 ore: il viaggio della speranza.
Il "quanto manca" di default smetteva solo dopo Orvieto, quando all'orizzonte ci si presentava la montagna con il profilo di "uomo che dorme". Allora cominciavamo il conto alla rovescia.
Al casello del Grande Raccordo Anulare, era la gigantesca Stella Cometa appesa in alto sui gabbiotti, che pompava a mille il nostro entusiasmo e ci diceva: ben arrivati!
Quell'anno lo ricordo come fosse adesso, ma credo che certi momenti restino impressi per sempre nella mente di un bambino, come la prima cotta o la prima parola che ti si apre in tutto il suo significato mentre stai imparando a leggere (la mia è stata "Standa"!).
In realtà all'epoca, da buona milanese, io non credevo a Babbo Natale, ma a Gesù Bambino.
A lui avevo chiesto una cosa che ripensandoci oggi, a distanza di 40 anni, mi fa molto ridere e spiega molte cose: con tutte le mie forze volevo il Dolceforno.
Il Natale come sempre fu bellissimo, insieme ai miei cuginetti, circondata da decine di zii e conoscenti, tanto buon cibo, i dolci della nonna e le partite a Sette e mezzo.
Però in mezzo ai regali, niente Dolceforno.
Non ero una bambina capricciosa né viziata, ma la delusione fu cocente.
Così cocente che non volli crederci convincendomi che Gesù Bambino essendo piccolo, non avesse potuto portarmi il regalo a Roma e lo avesse lasciato a casa a Milano.
Sicuramente era così.
Il dopo Natale fu una lunga attesa per tornare a casa.
Però quando mamma aprì la porta sul pianerottolo del quarto piano, l'appartamento era buio, freddo e vagamente ostile come tutte le case al rientro da un lungo viaggio.
Mi aspettavo di vedere l'albero illuminato ed il mio dono lì, in bella vista con un bigliettino di scuse.
Fare due più due mi ci volle forse un centesimo di secondo: Gesù Bambino non esisteva.
Non ricordo se piansi o feci domande ai miei. So solo che il Dolceforno è rimasto un per anni un desiderio irraggiungibile.
Ancora oggi sto cercando di recuperare il tempo perduto tenendo il forno acceso il più possibile! 
Una torta splendida.
Probabilmente l'ho detto di altre decine di torte, ma cosa pensate di aspettarvi da una golosa impunita?
L'ennesima torta di mele ma così diversa da quelle provate e presenti in questo blog.
E' umida, morbida, intensamente aromatica e con una copertura croccante e golosa che ricorda certi dolci del Nord Europa.
Si prepara velocissimamente e allo stesso modo finisce. Si può offrire senza alcun timore al termine di un buon pranzo, accompagnata da gelato, creme o salse a vostro piacere.
Ma è comunque una torta perfetta per un te con le amiche.
Se non vi ho convinto adesso, non so cos'altro dirvi se non che è di Delia Smith, quindi una garanzia!

Ingredienti per una tortiera da 20 cm di diametro (per 8 persone)
Per la torta
1 mela da cuocere (io ho usato una Granny Smith per il suo sapore acidulo)
150 ml di sidro secco (io ho usato un sidro abboccato)
75 g di uvetta
225 g di farina autolievitante
1 cucchiaino di lievito in polvere
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di misto spezie per speculoos (potete sostituire con una miscela di polvere di chiodi di garofano e noce moscata)
150 g di burro a temperatura ambiente
2 uova grandi sbattute
150 di light brown sugar (potete sostituire con zucchero muscovado)

Per il topping
25 g di burro a temperatura ambiente
25 g di farina autolievitante
50 g di light brown sugar (c.s)
1 cucchiaino di cannella in polvere
25 g di mandorle in lamelle
2 mela Granny Smith
Zucchero a velo per rifinire

Per l'impasto di base, sbucciate la mela e riducetela a dadini di c.ca 1 cm 1/2 di diametro.
Mettetela in una ciotola sufficientemente ampia per accogliere la mela, l'uvetta ed irrorate il tutto con il sidro. Lasciate riposare mentre preparate l'impasto.
Setacciate la farina, il lievito e le spezie in una larga ciotola. Fate cadere la farina dal setaccio tenendolo alto sulla ciotola così la farina incorporerà una buona quantità di aria.
Aggiungete il burro, le uova e lo zucchero.
Con uno sbattitore elettrico, sbattete il tutto per c.ca 1 minuto in modo da combinare bene gli ingredienti ed ottenere un impasto dalla consistenza cremosa.
Versate adesso il contenuto della ciotola con il sidro, mele e uvetta e con una spatola di metallo incorporate delicatamente gli ingredienti ottenendo un composto piuttosto molle e ma ben amalgamato.
Versate l'impasto nello stampo (se lo avete a cerniera, ottimo) foderato con carta da forno.
Per il topping mettete tutti gli ingredienti in una ciotola tranne mele, mandorle e zucchero a velo, e cominciate a sabbiare le polveri con il burro utilizzando la punta delle dita, ottnenedo delle briciole grossolane. Mettete quanto ottenuto in frigo mentre procedete alla prossima operazione.
Sbucciate la mela e tagliatela in quarti quindi riducete ogni spicchio in fettine sottili.
Disponete le fettine sulla superficie del vostro dolce.
A questo punto spargete con delicatezza le briciole di impasto coprendo le mele e per ultimo aggiungete le mandorle spargendole su tutta la superficie.
Fate cuocere la torta nel centro del forno precedentemente riscaldato a 180°, per c.ca 1h15.
Fate la prova con lo stecchino. Potrebbe servirvi più tempo in quanto dipende dalla umidità rilasciata dalle mele e dalla farina utilizzata.
Verificate con uno stecchino che dovrà uscire pulito.
La torta non deve comunque stracuocere e restare morbida e umida all'interno. Il segno che è pronta sarà notare come la torta si allontani dal bordo della teglia.
Lasciate raffreddare una decina di minuti nello stampo quindi sformate il dolce e fatelo raffreddare su una gratella.
Spolverate con zucchero a velo e servite.
Meravigliosa ancora tiepida, accompagnata da crema inglese o gelato alla vaniglia.
I giorni successivi il profumo delle spezie la renderà irresistibile.





lunedì 30 novembre 2015

Piccoli sablé salati al pistacchio: le smanie per il Natale.

Celebration of love - Steve Wonder
Ecco che comincia il conto alla rovescia per Dicembre.
Abbiamo da poco assaggiato il primo freddo (e finalmente direi).
Si avvicinano cene e cenini che ci porteranno a sederci intorno alla tavola natalizia con quei due o tre chili in più strategici (servono a mascherare i successivi rotolini festaioli); si comincia a pensare al pranzo più importante dell'anno con ambizioni sempre più impegnative; ci facciamo travolgere dal desiderio di produrre regalini e doni con le nostre mani e in meno di una settimana in migliaia di case riapriranno i biscottifici di Natale.
Insomma, finisce Novembre con le sue ultime adulazioni autunnali e si apre trionfante Dicembre, un mese che per me è davvero il più bello ed il più veloce dell'anno.
Pensavo che con la vecchiaia, il cinismo incombente mi avrebbe finalmente svelato la natura opportunistica e veniale del Natale, invece credo di essere irrimediabilmente malata, vittima di una patologia incurabile che peggiora col tempo: Dioquantomipiaceilnatale!
Mi piace talmente tanto che da tempo ho scardinato la tradizione che vuole l'albero preparato l'8 Dicembre: io lo faccio immancabilmente il 1 Dicembre, complice la festa patronale della mia città. Così mi posso godere per più tempo la casa piena di lucine, di colori e decorazioni.
Per quanto sono eccitata e piena di allegria nel mettere in subbuglio la casa con milioni di oggetti riposti ogni anno con cura in due scatoloni giganteschi, tanto sono nervosa e malinconica quando devo smontare il tutto alla fine delle feste.
Altro elemento che segna l'intero periodo delle "mie" feste è la musica.
La colonna sonora immancabile delle carol Natalizie, delle millanta versioni di Jingle Bells, delle cover realizzate dalle grandi pop star mondiali, delle versioni orchestrali. Insomma, se musica si ascolta in questo periodo, è musica natalizia.
Sono monotematica lo so, e mi dispiace per coloro che detestano questo periodo.
Posso capire che per tante persone sia un motivo di profondo stress e nervosismo, nonché tristezza.
 Io sono una persona soggiogata dalla bellezza di tante piccole cose che succedono solo in questo mese.
Basterebbe anche solo una spolverata di neve e tutto sarebbe assolutamente perfetto.
Per rompervi le scatole ulteriormente, vi informo che le ricette del mese di Dicembre saranno esclusivamente piatti perfetti per il Natale.
Non lamentatevi e non mi date della fissata, perché stavolta ho bisogno di sfogarmi!
Oggi comincio sottovoce con dei meravigliosi sablé al pistacchio ispirati da una ricetta di Delia Smith nel suo libro Happy Christmas, così friabili e profumati che dureranno il tempo di un attimo.
Il pistacchio è uno dei miei ingredienti preferiti. Su questo blog troverete veramente tante ricette in cui lui fa capolino, basta avere la pazienza di cercarle.
Ma le tendenze dell'anno ormai concluso vedono anche la presenza di altri ingredienti molto particolari che vi invito a scoprire su questa pagina , e mi saprete dire.

Intanto vi lascio la ricetta, facilissima e veloce.
Ingredienti per c.ca 30 salatini
40 g di farina forte setacciata
40 g di burro freddo a cubetti
40 g di parmigiano grattugiata
25 g di granella di pistacchio di Bronte
un pizzico di pepe nero grattugiato fresco

Miscelate farina, parmigiano e granella di pistacchio e formate una piccola fontana su una spianatoia.
Al centro mettete il burro a cubetti e con la punta delle dita cominciate a sabbiare il composto fino ad ottenere delle grosse briciole.
Aggiungete un cucchiaio di acqua gelata ed impastate velocemente fino a che il composto non stia insieme.
Infarinate leggermente la spianatoia e rollate l'impasto ad ottenere un cilindro di c.ca 5 cm di diametro. Avvolgetelo nella pellicola e passatelo nel congelatore per 30 minuti almeno.
Una volta indurito, tagliatelo a rondelle di 5 mm di spessore con un coltello ben affilato e posizionate i vostri salatini su una placca coperta di carta da forno.
Fate cuocere per 10/13 minuti a 180° fino a che non saranno lievemente dorati.
Fateli raffreddare bene quindi serviteli con il vostro aperitivo preferito.
Il solo difetto è che non vi basteranno, indipendentemente da quanti ne farete.
Sono bellissimi anche come piccolo cadeau di Natale.
Si conservano per 5/6 giorni in scatole di latta o ermetiche e migliorano nei giorni successivi.

mercoledì 26 novembre 2014

Il lemon curd più facile del mondo e l'importanza delle basi.

You're so vain - Carly Simon
Ogni tanto bisogna partire dalle basi.
Le basi sostengono, rafforzano, ci identificano.
Se si chiamano basi una ragione ci sarà: senza quelle difficilmente si sta in piedi.
Nel nostro caso, le basi della cucina sono ciò che ci consente successivamente di fare giri pindarici con la fantasia, creare qualsiasi cosa, fare la differenza tra l'essere bravi e l'essere....solo l'essere, và.
Io non mi fermo mai solo alla cucina, ormai avrete imparato a conoscermi.
Per me le basi più importanti sono quelle che distinguono l'essere umano dall'animale.
Sono ciò che fanno la differenza nella società civile ed hanno una definizione unica nella mia personale concezione: pura e semplice educazione.
Educazione. Che bella parola.
Sa di pulito, fresco, ha il profumo del bucato nuovo. Sa di bello.
Il fatto di essere più vicina ai 50 che ai 20, mi autorizza a lamentarmi pubblicamente dell'indiscutibile, efferata, insopportabile e sfacciata maleducazione imperante in qualsiasi momento della nostra giornata. In qualsiasi occasione, situazione, contingenza....l'educazione pare essere all'ultima fase della sua miserrima vita, ed io la piango senza vergogna. Ma forse è già morta ed io non me ne sono accorta.
Questo pensiero mi è piombato addosso con un peso immane dalla lettura della sintesi dell'ultimo consiglio di classe di mia figlia.
I professori lamentano il fatto che i ragazzi non li salutino quando entrano in classe, escono o li incrociano nei corridoi. Una delle tante cose ovviamente.
Il fatto mi ha mandato su tutte le furie.
Così che sono partita con un primo grado a mia figlia minacciandola qualora venissi a sapere che lei ha questo tipo di comportamento (ovviamente non ce l'ha perché la conosco, ma mi sono arrabbiata ugualmente).
Buongiorno, buonasera, arrivederci, grazie. Ma stiamo scherzando?
Ho i nervi a fior di pelle perché a casa mia, se non salutavo quando incontravo qualcuno, partiva lo scappellotto di default e la ramanzina consequenziale.
Oggi i professori si fanno dare del tu. E' normale?
Per me è ancora impossibile riuscire a dare del tu ad una persona appena conosciuta, dalla commessa di 18 anni del negozio di scarpe alla signora over 70 (per le persone di quell'età si sale ad un rispetto superiore che mi verrebbe di usare il Voi).
La maleducazione legata al saluto, al rispetto per coloro a cui ci rivolgiamo, non è purtroppo una manifestazione orale.
Mi capita di ricevere e.mail arroganti, da persone che chiedono informazioni con tono scortese, come se tutto fosse dovuto, con aria di superiorità e "leinonsachisonoio".
Tralasciando la forma in cui sono scritte, la mia domanda è: perché?
Hai forse paura che non ti risponda? Hai fretta e ti fa fatica usare parole come Gentile Signora, la ringrazio, attendo con fiducia....hai il timore che ti prendano i crampi alle dita, che ti venga l'infarto al pollice opponibile? Non lo so.
Guardate che la maleducazione sta ovunque, è talmente invasiva che non ci facciamo più neanche caso e la nostra indifferenza è la materia di cui si nutre. Io sto parlando del saluto, questo sconosciuto, che è proprio una delle basi che fanno la differenza.
Rispondere a qualcuno: "lei è un gran maleducato", ci procurerà probabilmente un bel biglietto espresso per quel paese, ma almeno ci saremo tolti la soddisfazione.
E se lo facessero tutti, partendo col dirlo ai nostri figli (che non sono di vetro ma sanno essere di piombo), ogni volta che si dimenticano le buone maniere, forse qualcosina cambierebbe. O no?
La base che vi regalo oggi in un bel 2 x 1, è la lemon curd più facile e buona che sono riuscita a fare dopo tanto tempo.
Si tratta della ricetta di Delia Smith, presente sul suo Delia's cake, e che ho piacere di condividere.
La lemon curd è propriamente una crema al limone che non prevede l'utilizzo di latte né farina (il limone di per se ha una grande forza addensante), ma giusto uova, zucchero, limone e burro.
E' una crema perfetta per riempire tartelette, per farcire torte, per comporre bicchierini multistrato, per essere sterminata con un cucchiaino direttamente dal vasetto.
Questa di Delia, rispetto ad altre assaggiate, ha un perfetto equilibro del gusto del limone, che se eccessivo, rende la curd a mio avviso immangiabile.
Io l'ho utilizzata per la ricetta della Lemon Griestorte, una torta leggerissima con semolino dalla consistenza impalpabile.
Ingredienti per la lemon curd
110 g di zucchero semolato
3 uova grandi
75 g di ottimo burro
le zeste grattugiate ed il succo di 1 limone grande e mezzo non trattato
Per la Griestorte (6/8 persone)
3 uova grandi separate e a temperatura ambiente
110 g di zucchero semolato
le seste grattugiate di un limone ed il succo della sua metà
50 g di semolino
1 cucchiaio di farina di mandorle
Per il ripieno
150 ml di panna fresca montata
4 cucchiai di lemon curd
zucchero a velo per finire.
Preparate il lemon curd
Mettete le zeste grattugiate e lo zucchero in una ciotola e mescolateli.
In una ciotola sbattete le uova con il succo di limone e versate il tutto sullo zucchero, aggiungete il burro a cubetti e mettete la ciotola su una casseruola con acqua che sobbolle leggermente, facendo attenzione che la base della ciotola non tocchi mai l'acqua.
Mescolate con una frusta e fatelo con continuità fino a che la crema non si sia addensata. Per questo ci vorranno c.ca 20 minuti.
Una volta pronta, copritela con una pellicola a contatto e mettetela a raffreddare.
Preparate la torta.
Separate le uova. Mettete i tuorli nella ciotola della planetaria (potete usare anche la frusta elettrica), aggiungete lo zucchero ed il succo di limone e montate fino a che il composto non si gonfi e diventi pallido. Quando è pronto, aggiungete il semolino con delicatezza, mescolando con una spatola, la farina di mandorle e la scorza di limone e mescolate fino a che tutto non sia perfettamente incorporato.
Dopo questa operazione, montate gli albumi a neve ferma utilizzano la frusta perfettamente pulita e senza tracce di grasso, quindi cominciate ad incorporare gli albumi al composto, utilizzando una spatola di gomma e mescolando sempre dall'alto in basso.
Dividete l'impasto in due tortiere da 18 cm di diametro foderate con carta da forno e cuocete nel forno preriscaldato a 180° per 20/25 minuti fino a che non siano dorati e toccandoli con una leggera pressione al centro, questo perda subito l'impronta.
Lasciateli 10 minuti negli stampi, quindi rovesciateli su una griglia ed eliminate con delicatezza la carta da forno. Non lasciate che il sopra resti a contatto con la griglia perché questo si attaccherebbe. Fate in modo che le due parti possano raffreddare non capovolti.
Una volta assolutamente freddi, piazzate il primo disco sul piatto di portata, spalmate il lemon curdi quindi aggiungete la panna e coprite con il secondo disco.
Spolverate bene con lo zucchero a velo e servite.
Si conserva in un portadolci ermetico in frigo, per massimo 2 giorni.
La lemon curd invece si conserva benissimo anche per 7/10 giorni in un vaso di vetro ermetico.

lunedì 29 settembre 2014

Streusel cake con pere e mandorle: ognuno ha i lettori che si merita.

With a little help from my friend - The Beatles 
Ci sono delle cose che quando accadono, ti mettono nella condizione di guardare a ritroso, di interrogarti e piombare in attimi di panico semplicemente perché ti consentono di realizzare che quanto hai fatto fin ora sull'onda dell'entusiasmo, è qualcosa di reale, che non tocca solo te, ma altri.
Pochi, molti, non ti è dato di saperlo.
O forse un poco si, se ti metti a guardare quegli infernali strumenti statistici di cui capisci poco e niente.
Qualcuno che legge queste pagine c'è.
E non è la tua amica blogger che ti segue, passa per un saluto o per un commento, quella che si ferma a leggere il titolo e osservare la foto oppure quella che legge tutto e ti scrive in privato per ringraziarti.
L'inghippo è proprio lì.
E forse ci cadiamo in tante perché è una di quelle cose che non si spiegano.
Un po' come quando aspetti il decollo dell'aereo e stritoli la mano al tuo compagno di viaggio per la paura, perché non c'è verso che entri nella tua testaccia che c'è una ragione se quel bestione si alza in volo, si stacca da terra e solleva quel pandemonio di metallo mettendosi a volare.
Non te lo spieghi e basta. E muori di paura.
Beh, con il blog non vivo certo lo stesso panico, ma quando accadono certe cose capisco perché sono qui e perché continuo a scrivere.
La ragione sei tu.
Che in silenzio trovi il tempo di aprire questa pagina, di ritagliarti un momento prima che cominci il casino della tua giornata o che aspetti la pausa caffè per sbirciare la nuova ricetta.
Tu che casualmente sei arrivata qui inciampando in una catena di link e ti sei innamorata di una ricetta come è successo a me ed hai voluto provarla.
Tu che non hai bisogno di commentare perché condividi i miei pensieri, sorridi alle mie imbranataggini ed un po' mi assomigli. E magari vieni qui solo per leggere, che del cibo non te ne frega niente.
Con mio enorme stupore, ed emozione e consapevolezza, so che ci sei e che il mio scrivere, il mio divagare, il mio lanciare messaggi nell'etere come le cinque note di Incontri Ravvicinati, arriva da qualche parte, anche a te.
Se scrivo questo post adesso, dopo quasi 4 anni di vita virtuale, che altro non è che la trasposizione scanzonata di una vita vissuta, è perché solo oggi capisco di avere una grande responsabilità nei tuoi confronti.
Che tutti noi che giocherelliamo con una finestra come questa, dovremmo avere ben presente.
Il nostro lettore non ha nulla a che vedere con il nostro mondo virtuale di amiche blogger.
E' una persona vera che ci osserva in silenzio e ci chiede di essere affidabili.
Nella maggior parte dei casi non gliene importa nulla della bella foto (quella è una fissazione di noi blogger), né della ricetta figa (che non sa di niente).
Ci legge perché si sente vicino a noi, perché lo divertiamo, perché magari, scriviamo anche cose intelligenti ogni tanto.
Quello che mi viene da dire, chiudendo questa divagazione del lunedì, è che ognuno ha i lettori che si merita.
Ed io lo confesso, sono proprio fortunata!
Per la serie ricette affidabili e facili, finalmente riesco a postare questa meraviglia di Delia Smith da suo libro Cakes. 
Tre parole: facile, bella, buona.
Tu, lettore che mi segui in silenzio, non hai scuse per non provare. ;)
Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro
Per la torta
110 g di farina autolievitante
1 cucchiaino raso di lievito in polvere
50 g di burro morbido
50 g di zucchero semolato
50 g di mandorle macinante
1 uovo grande
qualche goccia di estratto di mandorle naturale
un pizzico di sale
3 cucchiai di latte
2 pere sbucciate, private del torsolo, divise in quarti ed ogni quarto in 3 fettine
Per lo Streusel
50 g di burro sciolto
75 g di farina autolievitante
50 g di zucchero demerara
40 g di mandole a lamelle
una spolverata di zucchero a velo.
Setacciate la farina in una larga ciotola facendola cadere dall'alto per renderla più aerata, quindi aggiungete tutti gli ingredienti tranne le pere e con una frusta elettrica mischiate fino ad ottenere un composto cremoso.
Con un cucchiaio distribuite il composto in uno stampo a cerniera imburrato e foderato sulla base con carta da forno. Livellate bene con una spatola.
Distribuite in cerchio le pere coprendo bene tutti gli spazi (vi verranno c.ca 2 strati), quindi preparate lo Streusel.
Mescolate la farina con lo zucchero quindi aggiungete il burro fuso ed incorporate gli ingredienti secchi con una forchetta. Aggiungete quindi le mandorle a lamelle e mescolate ancora ottenendo un composto bricioloso.
Distribuitelo sulla superficie coprendo le pere e passate in forno preriscaldato a 200°C per 40/45 minuti.
Una volta pronto, fatelo raffreddare una ventina di minuti quindi passate una spatola intorno ai bordi per staccare eventuali parti del dolce. Aprite la cerniera e fate scivolare il dolce con delicatezza su una griglia aiutandovi con la carta da forno.
Fate raffreddare completamente e servite.

lunedì 17 febbraio 2014

Non è una Sacher, però....

Gran Partita - Adagio - W.A.Mozart
La Sacher non è la mia torta preferita.
Nonostante tutto ha per me un fascino irresistibile.
Credo di averla assaggiata nei migliori caffè di Vienna, da Demel all'Hotel Sacher, dove ci ho trascorso quasi un intero pomeriggio con la scusa che fuori  era - 8°C ed i divani in velluto rosso carminio erano così comodi ed avvolgenti.
Eppure quella fetta di Sacher accompagnata da un ciuffo elegante di panna montata, non mi esaltò quanto quell'atmosfera decadente e antica che invece ricordo con grande emozione.
La base della Sacher, diciamocela tutta, è nella maggior parte dei casi troppo asciutta e direi quasi anonima, se non fosse per la spinta acidula datagli dalla confettura di albicocche e da una glassa così perfetta da essere la vera ragione del successo di questa torta.
Se tutti noi ci attaccheremmo come ventose alle vetrine delle pasticcerie d'oltralpe solo per ammirare alzate coperte da Sacher di tutte le dimensioni, la ragione sta in quella glassa liscia e spettacolare che fa presagire chissà quale bontà.
Quello che ad oggi mi ha spinto a provare non so più quante ricette di Sacher, non è per cercare la versione più fedele all'originale, ma per trovare la mia versione ideale ovvero quella di una torta al cioccolato sufficientemente umida e piena ma non fondente, impreziosita da un ripieno di albicocca e resa irresistibile da una glassa tenace e croccante come l'originale.
Oggi posso dire di aver trovato la mia ricetta, quella che non smetterei mai di mangiare, a cui marito, figlia e amici hanno fatto la ola e della quale ho continue richieste di bis.
Ed ' la splendida ricetta di Delia Smith da libro Delia's Cake, modificata nella parte della glassa, con la ricetta che io prediligo. 
Il risultato finale sarebbe stato perfetto se la fretta della sottoscritta non avesse prodotto i classici "gattini ciechi".
Volendo scrivere sulla torta il suo vero nome, ovvero "Non è una Sacher", non ho atteso che la glassa fosse solidificata a sufficienza, così la cioccolata della scritta è stata assorbita dalla glassa creando un effetto orrido e spatasciato.
Ovviamente non ne combino una giusta...anche mia figlia mi ha redarguito: "mamma, ma non potevi aspettare?"
Ingredienti per 6/8 persone
175 g di cioccolato fondente almeno al 70%
110 g di farina 00
110 g di burro a temperatura ambiente
110 g di zucchero semolato
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
4 tuorli grandi
5 albumi grandi
Per la finitura
250 g di marmellata di albicocche setacciata con cura.
Per la glassa
200 g di zucchero semolato
125 ml di acqua
150 g di cioccolato fondente al 50%
Tritate grossolanamente la cioccolata e mettetela in una ciotola di acciaio ed appoggiatela su una casseruola con 5 cm di acqua. Fate in modo che la ciotola non tocchi con il fondo l'acqua. Portate ad ebollizione l'acqua e sciogliete la cioccolata a bagno maria.
Mentre la cioccolata si scioglie, in una grande ciotola setacciate la farina dall'alto in modo che possa incorporare aria. Aggiungete il lievito.
Cominciate ad impastare aggiungendo il burro morbido, lo zucchero e i tuorli sbattuti con l'estratto di vaniglia. Montate per c.ca 1 minuto fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo.
Una volta sciolto il cioccolato, lasciatelo intiepidire leggermente ed incorporatelo a filo mentre continuate ad impastare.
In un'altra ciotola montate a neve ferma gli albumi, quindi incorporate una cucchiaiata di albumi nel composto di cioccolato per ammorbidirlo e successivamente aggiungete il resto degli albumi delicatamente dall'alto in basso per non smontarli.
Versate il composto in uno stampo a cerniera da 20 cm di diametro, con la base foderata di carta da forno e fate cuocere a 150° per 40/45 minuti. Fate la prova stecchino che deve uscire asciutto.
Una volta cotto, fate raffreddare una decina di minuti quindi togliete la torta dallo stampo e mettetela su una griglia. Deve raffreddare completamente. Capovolgetela una volta fredda.
Dividete la torta in due parti.
Distribuite 2/3 della marmellata al centro della base e stendetela con una spatola.
Coprite la marmellata con la seconda parte della torta.
Spennellate completamente la torta con il resto della marmellata e lasciatela asciugare un po' mentre preparate la glassa.
Mettete l'acqua e lo zucchero in un pentolino a fondo spesso.
Portate ad ebollizione e fate bollire lo sciroppo per 5 minuti.
Mentre lo sciroppo bolle, tritate il cioccolato.
Togliete lo sciroppo dal fuoco e fatelo intiepidire 3/4 minuti.
Aggiungete il cioccolato e fatelo sciogliere aiutandovi con una frusta per ottenere un composto omogeneo.
Lasciate intiepidire mentre preparate il dolce.
Appoggiate la torta sul piatto di portata che avrete foderato con un foglio di carta da forno tagliato a metà. Le due parti lievemente sovrapposte al centro, copriranno completamente il piatto e vi consentiranno di eliminarle con facilità semplicemente sfilandole lateralmente.
Quando la glassa sarà lucida e fluida ma non completamente liquida, versatela sul dolce concentrando la quantità al centro in modo che scorra poi verso i lati e scenda coprendo completamente la torta.
Cercate di non usare la spatola perché rovinereste la copertura.
A questo punto fate raffreddare bene la glassa prima di effettuare qualsiasi scritta o decorazione (non come la sottoscritta che ha avuto fretta ed ha visto le lettere venire assorbite dalla base...)
Lasciate passare almeno 3 ore prima di servirla, in modo che il dolce si stabilizzi e la glassa si indurisca.
Quando taglierete la vostra prima fetta, resterete a bocca aperta perché noterete che la base non si sbriciola e la glassa cede con una leggera resistenza alla lama. Otterrete un perfetto triangolo, come le fette incredibili che vi servono a Vienna.
La glassa è veramente molto fedele a quella originale ed è una ricetta dello chef Sergio Maria Teutonico.