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mercoledì 11 dicembre 2024

Pie di Paccheri con ragù di lenticchie: Giornata mondiale del Tango

L'11 dicembre è ufficialmente la Giornata Mondiale del Tango. 
E' stata proclamata in corrispondenza al giorno di nascita di Carlos Gardel, uno dei suoi ambasciatori più amati e appassionati. 
Ho un grande desiderio di celebrare questa giornata patrimonio immateriale dell'Umanità ma confesso di farlo ogni volta che mi ritrovo circondata da un abbraccio e mi lascio condurre con il cuore nella sua musica, camminando ad occhi chiusi. 
Sono poco più di cinque anni purtroppo interrotti dalla maledetta pandemia, che pratico assiduamente il Tango. 
Potrei dire che la mia vita, il mio sentire, il mio essere ciò che sono è migliorato grazie a questa passione. 
E' molto difficile spiegare quello che si prova: so solo che fa stare bene, tanto, e ne vuoi sempre di più. 
Un giorno, nel lontano 2018, mentre mia figlia trascorreva l'anno studio in Irlanda, mio marito ed io abbiamo deciso di fare una cosa solo per noi ed abbiamo scelto il Tango. 
Oggi pensiamo che forse lui abbia scelto noi. 
In un tempo in cui il contatto con lo sconosciuto è qualcosa di inimmaginabile, esercitare la fiducia nell'altro poco raccomandabile, abbandonarsi ad un abbraccio senza alcuna finalità se non quella di connettersi nella musica e raccontarla in una danza, può apparire a chi guarda da fuori, una totale follia. 
Il Tango ci insegna ad abbandonare ogni riserva nello spazio di un abbraccio. 
Ci spiega la fiducia ed il rischio.
All'alba della senilità, ho scoperto che cercare la connessione con l'altro in un abbraccio ed affidare il mio ascolto ai suoi movimenti guidati dalla musica, è un emozione potente, primordiale e vivificante. 
Se non lo provi, non puoi capire. 
Camminare abbracciati.
Camminare abbracciati nella musica.
Spesso penso che nella vita, mi basterebbe solo questo. 

Per celebrare una festa ci vuole un piatto che stupisca l'occhio ma che soddisfi il palato con semplicità.

Paccheri ripieni di un ragù di lenticchie saporito, stretti in un abbraccio. 

E' il mio omaggio alla mia passione più grande. 


PASTA

Ingredienti per 4/6 persone 

500 g di Paccheri 

1 cucchiaio di olio d'oliva

35 g di parmigiano grattugiato 


Ragu di lenticchie 

300 g di lenticchie di Castelluccio 

1 cipolla bianca tritata finemente 

2 gambi di sedano tritati

1 carota grande pelata e tritata 

800 g di pomodori pelati 

1 peperone rosso dolce 

1 peperoncino fresco tritato 

Sale - Pepe nero macinato fresco 

Olio extravergine qb 


Per rifinire 

3 mozzarelle da 125 g 

25 g di parmigiano grattugiato 

  • Cuocete le lenticchie in abbondante acqua, che le copra di almeno tre dita con un cucchiaino di sale grosso, fino a che non saranno al dente, c.ca 25 minuti. Scolatele e tenete da parte. 
  • Scaldate 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva in una padella medio grande. Quando l'olio è caldo, aggiungete la cipolla. Soffriggetela fino ache non sarà traslucida, per 4 o 5 minuti, quindi aggiungete il sedano tritato e la carota. Cuocete fino a le carote non cominceranno ad ammorbidirsi. Nel frattempo schiacciate i pelati in una ciotola per ottenere una poltiglia grossolana ed aggiungete il peperone tritato finemente.Versate tutto nella padella, aggiustate di sale pepe e peperoncino ed aggiungete 240 ml di acqua. Portate a bollore a fiamma viva. Togliete dal calore ed usando un mixer a immersione, frullate con il pulse per qualche secondo per ottenere una salsa grossolana. Incorporate le lenticchie cotte. Cuocete a fiamma media fino a che la gran parte del liquido è evaporato e tirato. 
  • Cuocete i paccheri per massimo 8 minuti. Scolateli in una ciotola, conditeli con olio e il parmigiano grattugiato. Mescolate bene fino a che tutti i paccheri non saranno ben avvolti. Preparate uno stampo a cerniera da 23 cm. Foderate il fondo con carta forno lasciando la carta sporgere fuori dalla base (vi aiuterà poi a sformare la pie). Oleate i bordi. Sistemate i paccheri in piedi appoggiandoli al bordo e proseguendo verso il centro. Cercate in di fare in modo che siano ben stretti l’uno all’altro. Preriscaldate il forno a 200°. Cominciate a versarvi sopra la salsa. Fatelo molto gradualmente in modo che vediate bene cosa state facendo - se verserete la salsa tutta insieme in un colpo solo, non vi sarà facile capire quale pacchero sia pieno o debba essere riempito. Fate in modo che ogni tubetto sia pieno fino al bordo. Se necessario battete la tortiera dolcemente sul tavolo per aiutare la salsa ad entrare. Dovreste avere sufficiente salsa per riempire la pasta fino in cima. Stracciate la mozzarella in pezzetti e sistematela sopra la pasta quindi cospargetela di parmigiano. 
  • Cuocete la "torta" nel forno per c.ca 30 minuti fino che non sarà bella bollente. Lasciatela riposare a temperatura ambiente per 10/15 minuti quindi passate un coltello intorno ai bordi dello stampo, sollevatela aiutandovi con la carta e trasferitela in un largo piatto di portata. Servite immediatamente.  





venerdì 13 gennaio 2023

"Take Home chocolate cake": torta al cioccolato di Ottolenghi. Un altro compleanno.

"Volver 
con la frente marchita
las nieves del tiempo platearon mi sien
sentir que es un soplo la vida
que veinte años no es nada
que febril la mirada, errante en las sombras
te busca y te nombra
vivir con el alma aferrada
a un dulce recuerdo
que lloro otra vez…”. 
(Carlos Gardel) 

Quanti compleanni su questo blog. 
Quante parole, quanti ragionamenti solitari condivisi con volti sconosciuti, quante storie piccole, sorrisi, malumori e desideri espressi mai esauditi. 
Quante ore davanti ad un forno ingolosita dall'aspettativa.  
O instancabile dietro a un treppiede sbirciando da un obbiettivo a caccia di luce e ispirazione. 
Entusiasmo e disillusione mescolati malamente, mossi come maree nell'oceano della mia irrequietezza. 
Dodici anni di tempo dedicato ad una passione che, nonostante tutto, pare non placarsi. 
Si, sono una persona diversa da quel 13 gennaio del 2011, quando intimorita, ho lanciato il primo post nell'etere della blogosfera. 
Lo sono a tal punto che per ricordarla, ogni tanto mi soffermo a leggere i miei scritti. 
Mi intenerisco e mi sorprendo e nuovamente mi chiedo "ero io?". 
Quello a cui sono arrivata dopo tanto tempo di blogging, è la certezza che quanto resterà qui dentro, servirà di certo più a me che a voi, cari amici. 
La memoria piano piano sbiadisce. 
Le parole e l'emozione che le definisce restano, come le indicazioni su una mappa da seguire per ritrovarmi. 
Tanti auguri a me. 
Tanti auguri ad Andantecongusto. 
Ho aspettato il momento buono per preparare questa torta. 
Era sulla mia lista da qualche anno, dopo l'uscita di Sweet, il libro di Ottolenghi e Helen Goh sulla pasticceria. 
Non è una torta "economica" in senso stretto. Per costi e calorie. 
Ma è una signora torta al cioccolato. Una di quelle che vi fanno ricordare da chi l'assaggia. 
L'ho offerta agli amici dell'Orchestra in cui suono, ed è scattata l'ovazione. 
Quindi non faccio riferimento al mio palato, spesso troppo esigente e critico, ma a quello di chi ha assaggiato senza sapere nulla di questo dolce, non il suo contenuto né la sua provenienza. 
Ha solo spazzolato una fetta di "pura torta al cioccolato", di quelle che ci si immaginano quando ci viene voglia: non stucchevole, non dolce, non eccessiva. 
Puro velluto da godersi in pace accoccolati sul divano. 

Ingredienti per uno stampo a cerniera da 23 cm di diametro 
250 g di burro a temperatura ambiente
200 g di cioccolato fondente al 70% sminuzzato 
1 cucchiaino e mezzo di caffè istantaneo in granuli
350 ml di acqua bollente 
220 g di zucchero semolato 
2 uova grandi a temperatura ambiente leggermente sbattute
2 cucchiaini di estratto di vaniglia 
240 g di farina autolievitante
30 g di cacao amaro 
un pizzico di sale 

Per la ganache 
200 g di cioccolata al 70% tritata finemente
200 g di panna liquida, fresca 
1 cucchiaino di miele millefiori
20 g di burro morbido

Per la farcitura (se vi piace) 
375 ml di panna fresca
190 g di mascarpone
i semi di un baccello di vaniglia
2 cucchiaini e mezzo di caffé espresso macinato finissimo
mezzo cucchiaino di cannella 
2 cucchiai e mezzo di zucchero a velo 
  • Accendete il forno a 170° C statico. Imburrate e foderate bene lo stampo cercando di isolare dall'interno la possibilità che parte dell'impasto possa fuoriuscire dalla base (sarà piuttosto liquido).
  • Mettete il burro, il cioccolato e l'acqua bollente in cui avrete sciolto il caffè, in una larga ciotola, mescolando con una spatola fino a che tutto sia perfettamente sciolto ed omogeneo.
  • Aggiungete e mescolate lo zucchero con una frusta fino a scioglimento. Aggiungete le uova e la vaniglia e proseguite mescolando bene. 
  • Per ultimo aggiungete la farina, il cacao e il sale mescolati e setacciati ed incorporate bene nei liquidi aiutandovi con una frusta o una spatola. Il composto sarà molto liquindo ma è così che deve essere. 
  • Versate tutto nello stampo ben foderato e cuocete per 60 minuti. Fate la prova stecchino, che dovrà uscire asciutto con solo pochi briciole attaccate. Non cuocete troppo. Noterete che sulla superficie si saranno formate delle crepe: è così che deve presentarsi. 
  • Una volta tolto dal forno, lasciatelo raffreddare almeno 20 minuti nello stampo prima di estrarlo. Quindi lasciatelo raffreddare completamente prima delle operazioni successive. Io l'ho fatto raffreddare e l'ho avvolto nella pellicola per terminarlo il giorno dopo.
  • Preparate la ganache. Fate scaldare la panna con il miele e toglietela dal fuoco prima che arrivi a bollore. Versatela sul cioccolato tritato che avrete sistemato in una ciotola di acciaio. 
  • Lasciate in infusione un paio di minuti quindi mescolate con una spatola senza incorporare aria. Quando il composto sarà vellutato ed omogeneo aggiungete il burro a pezzettini e mescolate fino a scioglimento. 
  • Adesso mettete la pellicola a contatto con la cioccolata e fate riposare in luogo fresco per c.ca 2 ore (dipende dalla temperatura della vostra casa o dell'esterno in cui lo lascerete. Valutate la consistenza. Se desiderate una glassatura liscia e lucida, attendete una mezz'ora. Se volete una consistenza spalmabile come ho scelto io, attendete un po' di più. 
FARCITURA 
  • Se optate per una farcitura, scegliete il vostro ripieno del cuore o seguite la ricetta, mettendo tutti gli ingredienti in una ciotola ben fredda e montateli con una frusta elettrica. Quando si formeranno dei picchi stabili, potrete farcire. Solo successivamente procedete alla glassatura. 
  • Una volta glassata, lasciate riposare fino a indurimento della glassa. La torta si conserva perfettamente per 4 o 5 giorni in frigo. Tenerla a temperatura ambiente almeno 1 ora prima di servirla. 
  • Solo un commento: da perderci la testa! 



giovedì 13 gennaio 2022

Pan Brioche con biga: certe cose si fanno senza chiedere!

Ok, oggi devo cercare di tenere sotto controllo l'umore. 
Ieri pomeriggio facevo conversazione con mia suocera, che in questi giorni è ospite a casa mia:
- "Eh, domani è anche il tuo compleanno" 
- "Già"
- "Allora? non sei contenta? Dobbiamo festeggiare"
- "Ma contenta di cosa? Non è un giorno come tutti gli altri? E poi se per festeggiare devo stare tutto il giorno a preparare per gli altri, preferisco di no. La festeggiata sarei io, o no?" 
- "Infatti tu non devi fare niente, preparo io e mamma tua, che mi ha già detto di voler far qualcosa insieme" 
- "....."
- "....."
- "Ne parliamo stasera a cena..."
E con questa frase eloquente ed un'espressione che valeva più di mille parole, ho sedato gli entusiasmi di mia suocera. 
Il bello è che rintuzzato in qualche angolino della mia persona, c'è una vocina che protesta e batte pure i piedi per farsi sentire; ma qui fuori non sento ragioni. 
Non mi va. 
Non ho voglia. 
Non c'è trippa per gatti.
Che dovrei fare? Mettere su il Gran Pavese e gridare al mondo che ho compiuto 55 anni? 
Macchissene frega. 
Se qualcuno vuole festeggiarmi, deve farlo senza chiedermelo. 
Mi deve prendere e portare via senza mendicare il mio permesso: "Scusa posso? Che dici, si fa?"  
Certe cose non si chiedono. 
Certe cose si fanno, di prepotenza, a sorpresa. 
Altrimenti se devo pensarci io che diamine di festeggiamento è? 
Il nostro compleanno dovremmo dimenticarcelo. 
Gli altri, quelli che dicono di amarci, che ci vogliono bene, per cui siamo importanti, dovrebbero essere i custodi di questo giorno e gli artefici della nostra allegria per l'occasione. 
Perché quando non hai più 10, 18, 25 anni, festeggiare diventa difficile, se non fastidioso. 
Quindi amiche e amici che mi leggete. 
Sappiate che il compleanno è il vostro giorno speciale perché qualcuno lo rende speciale per voi. 
Non siete voi che dovete fare la torta, preparare la cena, comprare lo spumante. 
Se qualcuno non lo fa per voi, questo giorno non esiste. Punto. 
E con questa convinzione che trovo sacrosanta, vi saluto. 
Oggi questo blog compie 11 anni.
Un altro compleanno e come vedete io sono qui a festeggiarlo. 
Perché alla fine gli voglio bene, parecchio. 
Non una torta sontuosa che alla fine non riuscirei a godermi appieno. 
Ma una signora brioche, che al momento è in cima a tutte le brioche provate e pubblicate qui dentro. 
La ricetta arriva dal blog della bravissima Angela Akyart , maestra di pasticceria, lievitati e panificazione. 
Le sue ricette su Instagram mi fanno perdere la testa e se avessi tempo e non rischiassi di diventare una chiatta da diporto, le farei tutte, dalla prima all'ultima. 
Però questa brioche con biga mi ha incantato immediatamente dal video che lei ha pubblicato ed ho voluto cimentarmi. 
Colpo di fulmine. 
L'uso della biga per la spinta alla lievitazione e ad un risultato sofficissimo e filoso come mai visto prima, mi ha convinto che userò questo procedimento sempre, su i miei prossimi lievitati "importanti" perché la soddisfazione è immensa. 

Di seguito la sua ricetta senza alcuna variante. 
Posso anche dirvi che potrete cominciare il procedimento la sera prima e mettere in frigo a maturare l'impasto subito dopo aver terminato l'intera procedura di impasto, coperto da pellicola. 
La mattina dopo potrete togliere la ciotola dal frigo e partire con la prima lievitazione per poi procedere alle formature. Fatemi sapere se la proverete. E' davvero meravigliosa. 

Ingredienti per uno stampo quadrato 20 x 20 cm

Per la Biga
300 g di farina forte (W320 - 400)
180 g di latte parzialmente scremato a temperatura ambiente 
5 g di lievito di birra secco o 18 g di lievito di birra fresco 

Per l'impasto
tutta la biga 
250 g di farina forte (W320 - 400)
50 g di latte parzialmente scremato a temperatura ambiente 
1 uovo medio e 2 tuorli 
90 g di zucchero semolato 
75 g di burro morbido 
1 cucchiaino raso di sale 
1 tuorlo e 2 cucchiaini di latte per lucidare
30 g di zucchero in granella per rifinire 

  • In una ciotola versate gli ingredienti per la biga ed amalgamateli con le mani, in modo da formare una palla. Copritela completamente con acqua a temperatura ambiente e lasciatela riposare fino a che non si sollevi fino a galleggiare, tra i 45 min ed un'ora. 
  • Quando la biga è lievitata, scolatela e strizzatela con delicatezza per eliminare l'acqua in eccesso quindi mettetela nella ciotola della planetaria, a cui aggiungerete il resto della farina, il latte, l'uovo ed i tuorli. Impastate con il gancio a velocità media per c.ca 10 minuti fino a che non avrà pulito le pareti della ciotola e sarà incordato. Coprite con pellicola e lasciate riposare per 10 minuti.
  • Dopo il riposo versate lo zucchero, poco alla volta impastando a media velocità ed aggiungendo il successivo solo quando sarà stato ben incorporato.
  • Per ultimo unite il sale quindi proseguite con l'impasto per 5 minuti. A questo punto dovrete aggiungere il burro a tocchetti. Aumentate la velocità di una tacca e cominciate a versare i fiocchetti di burro che dovranno essere ben incorporati prima di versare il successivo. La massa diventerà lucida ed elastica: sarà pronta soltanto quando prendendo un lembo della pasta e tirandolo lontano dalla ciotola, riuscirete a vedere formasi un velo di impasto senza che si strappi. 
  • A questo punto trasferite la massa morbida in una ciotola imburrata e coprite con la pellicola. Il tutto dovrà raddoppiare fino a raggiungere i bordi della ciotola. Mettetela in forno con la lucina accesa per c.ca 2 ore. 
  • Quando l'impasto sarà raddoppiato, toglietelo dalla ciotola, sgonfiatelo e pesatelo. In base al peso totale, dividetelo per 9 per ottenere il peso di ogni pallina di pasta. Nel mio caso ogni pallina pesava 130 g. 
  • Preparate lo stampo foderando la base con carta da forno e rialzando i bordi dello stampo sempre con carta per arrivare almeno ad una altezza di 12 cm. 
  • Pirlate bene ogni pallina e sistematela nella base dello stampo. Dovrete ottenere 3 file con 3 palline ciascuna. Coprite nuovamente con pellicola e rimettete a lievitare in forno per un'altra ora e mezza c.ca. L'impasto dovrà arrivare almeno ai bordi dello stampo. Toccate una pallina e se la vostra impronta tornerà indietro lentamente, è ora di cuocere. 
  • Lucidate con un tuorlo sbattuto con poco latte e rifinite la superficie con la granella di zucchero
  • Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 165° C per c.ca 40/50 minuti. Controllate la cottura. Se verso mezz'ora la superficie comioncerà a scurirsi troppo, coprite con un foglio di alluminio. 
  • L'impasto lieviterà molto e potrà arrivare a 12/15 cm di altezza.
  • Verificate la cottura con uno stecchino ed una volta sfornato, lasciatelo riposare 5 minuti per poi toglierlo dallo stampo e farlo raffreddare completamente su una griglia.
Una volta freddo potrete consumarlo al naturale, tostandolo o tagliandolo a fette e congelarle in sacchetti per il freezer. Una volta tolte dal congelatore, basterà metterle nel tostapane per gustare la brioche in piena fragranza. 
Perfetta per la colazione o il te, senza l'aggiunta di granella di zucchero può benissimo essere utilizzata per spalmarci paté e fare crostini salati secondo la vostra fantasia. 






 
 

sabato 11 dicembre 2021

La Pizza Rentorta: una ricetta di famiglia

Certe ricette sono così importanti nella memoria di ognuno di noi, che ritornano come pietre miliari nei racconti di famiglia, quasi fossero entità dotate di vita propria. 
Sono citate e raccontate come si fa per quello zio un po' strano e misterioso o per quella nonna che aveva poteri paranormali perché riusciva a capire in anticipo tutto quello che avresti fatto da lì ai successivi dieci minuti. 
Ricette che vorremmo riassaggiare fatte dalle mani dei suoi autori, piatti mitici e lontani che spingono la tenerezza ed il rimpianto ai massimi livelli. 
Per quanto mi riguarda, la Pizza Rentorta, o così la chiamano i miei parenti (io non credo di avere mai sentito mia nonna pronunciare questo nome), è uno di quei piatti. 
Non crediate che non abbia fatto ricerche in rete, chiesto ad amici, conoscenti, paesani di mia nonna. Questi piccoli strudel di pasta croccante li faceva solo lei. 
Vai a sapere da dove arrivasse, visto che nella sua terra di origine, la Sabina, esiste una versione salata molto conosciuta ma non questa, che vuole essere un dolce di festa e servito a Natale insieme ai molti altri da lei prodotti. 
Il tutto è stato ricostruito a memoria, cercando di ricordare i sapori, le sfumature. 
Come sarà successo anche a voi, non è mai la stessa cosa. Mai. 
Allora dentro di me pensavo che forse dovrei tenere stretto il ricordo e cercare di dare a questi "biscotti" il mio, di sapore. 
Quello che le mie mani riescono a ritrovare e creare una nuova tradizione che tenga in vita questo ricordo. 
La ricetta di oggi la riporto a nuova vita, perché su questo blog è già presente, anzi, vi dico che è proprio una delle prime che ho pubblicato, sull'onda della nostalgia e del diario familiare. 
Per onorare questo "dolce" che amo spassionatamente, ho pensato di rifare delle foto che rendano giustizia e che incuriosiscano qualcuno di voi.
Chissà che non trovi qualcuno che mi racconti che conosce questa versione di Pizza Rentorta. 

Per la sfoglia:
350 g di farina 00
3 uova grandi 
1 cucchiaio di olio extravergine 
1 pizzico di sale 

Per il ripieno
100 g di noci sgusciate 
100 g di mandorle non pelate e tostate 
100 g di nocciole tostate
25 g di pinoli 
100 g di uvetta ammollata
100 g di fichi secchi a fettine sottili 
1 cucchiaio di pepe nero macinato 
1 grattata di noce moscata 
1 pizzico di sale 
olio extravergine qb 
  • Preparate la sfoglia come fate abitualmente per la pasta fresca. Impastate a lungo per ottenere una palla liscia e vellutata quindi fate riposare mezz'ora coperta. 
  • Preparate il ripieno. Tritate non troppo finemente noci, mandorle e nocciole e mettete il tutto in una larga ciotola
  • Ammollate l'uvetta in acqua tiepida per una 20na di minuti. Affettate i fichi. 
  • Aggiungete il pepe, la noce moscata ed il sale alla granella di noci e mescolate bene. 
  • Tagliate la pasta in due parti uguali e formate due palline. Stendete la prima con il il matterello su una spianatoia leggermente infarinata, in modo da ottenere una bella sfoglia rotonda e sottile (1 mm cca). Spennellatela bene con l'olio e cospargete tutta la superficie con la miscela di frutta secca (non dovrete finirla ma formare uno strato leggero con quella necessaria) in modo da coprirla e poi distribuite metà uvetta, fichi e pinoli in modo armonico. 
  • Con delicatezza arrotolate su se stesso la sfoglia come si fa come uno strudel, cercando di ottenere volute piuttosto strette, schiacciando leggermente l'impasto via via che procedete. Una volta giunti a fine rotolo, ripiegate le estremità sotto al rotolo. Fate lo stesso con il resto della sfoglia. 
  • Appoggiate i rotoli su una placca coperta di carta da forno e spennellate bene con l'olio extravergine. 
  • Mettete in forno a 180° per 10 minuti. 
  • Togliete il rotolo/i e tagliatelo con taglio obliquo per ottenere delle losanghe non più larghe di 2 cm. 
  • Rimettete in forno i pezzetti e fate cuocere ancora per 10/15 minuti. La superficie dovrà essere dorata ma non scura. 
  • Lasciate raffreddare e conservate in una scatola ermetica. 
  • Lasciateli riposare qualche giorno prima di servirli in modo che tutti gli aromi si amalgamino. E' molto più buono con il passare del tempo. 





mercoledì 2 dicembre 2020

Tozzetti alle nocciole per un Avvento condiviso

Driving home for Christmas - Chris Rea

Eh già, Dicembre. 

Ecco la fine di un anno che non si farà dimenticare per lungo tempo. 
A pensarci, il mese più bello, quello che simboleggia la gioia e la rinascita della speranza, è anche quello che chiude una storia, quella di quei 365 giorni che ognuno si porta dietro tra gioie e dolori e per i quali ha sempre un milione di propositi e aspettative che finiscono molto spesso con l'essere disattese.
Di tutto il silenzioso fragore di un anno disturbato, questo Dicembre avrà un pregio, grande, che forse non ritroveremo più: nessuna corsa, nessuno stress all'inseguimento del regalo perfetto, della festa perfetta, del vestito perfetto...il momento lo impone ma il cuore ringrazia. 
Se avessi una tuta di pile rossa con una renna gigante stampata sopra, la indosserei a Natale con tanto di cappello. 
Probabilmente il mio look di quel giorno non sarà neanche tanto diverso. Intanto starò in ciabatte...evviva. 

Un Avvento Condiviso

Lontani. Molti di noi lo saranno. Dai propri cari, dai figli, genitori, amici. 
11 mesi di distanziamento ed ancora non ci siamo abituati al distacco. 
Forse non lo saremo mai. 
Dal desiderio di vicinanza e condivisione, è nato un Calendario dell'Avvento virtuale su Instagram in cui 24 blogger aprono a turno una finestrella, raccontando il proprio Natale, attraverso una ricetta ma soprattutto attraverso la vicinanza a voi che ci leggete e a cui speriamo di fare un po' di spensierata compagnia. 
Oggi è il mio turno ed apro questa finestrella con un po' di emozione e malinconia perché questo Natale, più di tutti gli altri sarà  per me un momento di raccoglimento e riflessione. 
Tozzetti, non Cantucci! 

La verità è che avrei voluto condividere un'altra ricetta simbolo dei Natali della mia infanzia, che ho già raccontato tanto tanto tempo fa su questo blog: la pizza rentorta. 
Era il cavallo di battaglia di mia nonna paterna Emma, fra i dolci delle feste. 
Come spesso succede nelle famiglie matriarcali, le ricette si tramandano facendole insieme, ma nessuna delle figlie o figli di mia nonna (6 in tutto), ha avuto in custodia questo sapere. 
La ricetta è andata perduta. Con alcune cugine ho cercato per anni di ricostruire questa specie di biscotto arrotolato nella sfoglia. 
Così quando sono stata invitata a partecipare al Calendario, la prima cosa a cui ho pensato è stata lei, la pizza rentorta, ma al momento di farla, sono entrata in crisi. 
Era il dolce preferito da mio padre. 
Lui è stato il giudice di tutti gli esperimenti fatti per riprodurla, e come si divertiva a dare consigli per avvicinarsi al sapore originario. 
Mai cucinare qualcosa con le lacrime in gola. Forse in futuro ci riproverò. 
Ho preferito buttarmi sugli inossidabili Tozzetti di nonna Emma, altro leitmotiv dei nostri Natali romani. 
Nonna ne preparava una carrettata. 
Negli anni '80, quando a tavola eravamo in 35 tra nonni, zii e nipoti, i tozzetti dovevano durare fino alla Befana, con un tesoretto nascosto per coloro che poi ripartivano per tornare nelle proprie case. 
Questi deliziosi biscotti assomigliano nella forma ai nostri Cantucci, ma nella sostanza il sapore è molto diverso. 
Olio (in questo caso dalla Sabina, origine della mia famiglia paterna) al posto del burro, nocciole romane (o nocchie come le chiamava mia nonna) al posto delle mandorle. Nessuna lucidatura. 
Rustici, tosti ma friabili, una vera droga. 
Ed in questo Natale, quando l'isolamento e la distanza mi costringeranno a fare i conti con il fantasma dei miei Natali passati e la mancanza di mio padre sarà più forte che mai, cercherò di ricordarmi della fortuna che ho avuto e che ho di essere tanto amata. 
Fatelo anche voi. 
Ingredienti per c.ca 1kg200 g di Tozzetti 

500 g di farina 0
3 uova medie
300 g di nocciole tostate (io Tonda Gentile romana) 
250 g di zucchero semolato 
100 g di olio extravergine della Sabina Dop
la scorza grattugiata di un limone 
2 cucchiaini rasi di lievito 
  • Tritate metà nocciole al coltello in pezzi non troppo piccoli ed il resto lasciatelo intero. Su una spianatoia versate la farina miscelata con i lievito e lo zucchero e formate la fontana. 
  • Al centro rompete le uova e versate l'olio quindi sistemate le nocciole tutte intorno alla fontana. Con una forchetta sbattete le uova al centro e cominciate lentamente ad incorporare la farina. Con l'aiuto di un tarocco, radunate la farina verso il centro e fate in modo che assorba i liquidi sempre utilizzando il tarocco. Quando comincerà a stare insieme, impastate con le mani fino ad ottenere un impasto morbido e lucido. 
  • Accendete il forno a 180° e predisponete 2 teglie coperte da carta da forno. 
  • Tagliate l'impasto formando dei filoncini di c.ca 3/4 cm di diametro e sistemateli distanziandoli sulle teglie. 
  • Fate cuocere per c.ca 20 minuti quindi togliete dal forno e fate raffreddare. Una volta freddi, tagliateli diagonalmente con un coltello affilato ottenendo dei tozzetti non troppo grandi. Rimettete in forno per 10/15 minuti fino a che non saranno ben asciutti e dorati. Una volta freddi potrete conservarli in scatole ermetiche per oltre un mese (ma non ci arrivano).  

lunedì 7 settembre 2020

Riso al forno con pomodori e mozzarella: quanto è difficile mangiare bene fuori casa!

Arrivederci Tristezza - Brunori Sas 

Mangiare bene fuori casa è un'impresa titanica. 
Da anni ho smesso di fidarmi di consigli di amici che non reputo affini nell'amore totale per il cibo. 
Quando qualcuno mi chiede consiglio su dove andare, sono sempre iper critica e metto il "warning" su molti dei posti che in genere vengono esaltati dalla maggioranza. 
Non è un atteggiamento snob, ve lo giuro. E' che detesto essere presa in giro. 
Quando leggo le recensioni dai siti universalmente noti dove tutti scrivono sentendosi ispettori della Michelin, parto dai voti più bassi. Quello è il vero parametro su cui si può giudicare l'affidabilità della recensione. 
Se chi scrive fa melina, adducendo scuse ridicole pur di trovare un difetto, allora comincio a salire il range e alla fine decido se fidarmi. 
In genere se non sono certa al 90% del posto in cui devo andare, preferisco stare a casa. 
L'ultima immensa fregatura l'ho presa al mare proprio nel weekend appena passato, quando abbiamo deciso di uscire all'ultimo minuto e presi dalla fame e dalla tarda ora, ci siamo infilati in un ristorante sulla spiaggia che aveva un aspetto simpatico e rilassato. 
Un po' troppo rilassato. 
Alla lettura della carta, che sembrava scritta da Jacopo Ortis in preda ad esaltazioni da Prozac, ho cominciato a capire che forse era il caso di alzarsi e andare via: "Risotto in elogio vivo di granchio e vongole veraci", "Orchestra di pregiati marini in salsa aioli", "Scala reale di crudi"...già all' "elogio vivo" un'orticaria feroce aveva cominciato a salirmi lungo i polpaccetti. 
Mentre nessuno pareva essersi accorto di noi ed io mi stavo ribaltando sul tavolo alla lettura del menù chiedendomi chi fosse l'autore di tanta ridondanza e sfacciataggine, mi cade l'occhio sulla lavagna dei piatti del giorno e leggo "alici del Cantabrico con petali di burro e focaccia". 
A parte i petali di burro che mi suonavano al pari del più famoso petaloso, il resto mi sembrava semplice. 
"Si va sul sicuro" mi sono detta. 
Così quando è arrivato il piatto, un vassoio con una bella scatoletta rotonda da aprire, la ciotolina di scaglie di burro su ghiaccio e la focaccia calda, l'impressione è stata subito positiva. 
La quantità di alici era enorme, ci avrebbero mangiato bene 3 persone; le acciughe deliziose su quella focaccia calda spalmata di burro. Al termine eravamo già sazi, ma avevamo ordinato una pizza ed un piatto di pesce quindi, ormai rincuorati dal bell'inizio, abbiamo atteso il resto. 
Scoprire di aver scelto le due più immonde schifezze di tutta la carta, è stato un po' come aspettarselo.  Sicuramente è colpa nostra. Forse siamo sempre troppo ottimisti. 
La pizza immangiabile, il pesce crudo e gommoso. 
Il portafoglio defraudato di 80 euro per una scatoletta di Alici.
Ma del Cantabrico eh! 

Ci tornerò al ristorante. 

Ma prima devo sbollire il nervoso, perché se non fossi stata la persona educata e gentile che sono, avrei fatto volare il mio piatto come un frisbee verso gli ombrelloni che potevo osservare dalla nostra postazione sulla veranda. 

Come reagite voi quando capite che un posto sopravvive solo per l'ineducabile palato d'amianto dei consumatori? Perché io le ho lette le recensioni su quel luogo e non me lo so spiegare! 


Andiamo sul sicuro, e confortiamoci con un bel riso al forno con pomodori maturi nel loro momento di gloria, ottima mozzarella fiordilatte e semplicità, semplicità che è sempre garanzia di bontà! 


500 g di riso Roma

1 kg di pomodori maturi tipo San Marzano

400 g di mozzarella fior di latte

50 g di grana grattugiato

2 spicchi d’aglio

un bel ciuffo di basilico fresco e per rifinire

olio extravergine d’oliva

sale qb

  • Per prima cosa preparare la salsa, incidendo a croce i pomodori sulla punta e buttandoli in acqua bollente per 2/3 minuti. Scolateli e metteteli in una ciotola con acqua molto fredda ed attendete qualche minuto. Si spelleranno con molta facilità. Una volta spellati, tagliateli a metà, eliminate il frenulo ed i semi e riducete le due metà a filetti.
  • In una larga casseruola versate 3 abbondanti cucchiai di extravergine e gli spicchi d’aglio e lasciate insaporire bene l’olio per 5/6 minuti a fiamma vivace. Versate i filetti di pomodoro e fate cuocere mescolando bene, aggiungete il basilico ed abbassate la fiamma. Salate e fate cuocere ancora una decina di minuti fino a che i filetti non si saranno quasi disfatti. Spegnete e tenete da parte.
  • Cuocete il riso in abbondante acqua salata per non più di 5 minuti. Scolate e passatelo sotto l’acqua fredda per interrompere la cottura.
  • Con un mixer ad immersione frullate la metà dei filetti di pomodoro. Versate la salsa ottenuta (tenendo da parte un paio di cucchiaiate), ed i filetti in una larga ciotola che possa contenere anche il riso. Aggiungete il riso e mescolate bene. Aggiungete il parmigiano ed un bel filo d’olio e finite di condire.
  • Versate metà del riso in una pirofila di 24/26 cm di diametro, che avrete adeguatamente oleato, e fate uno strato uniforme su cui adagerete la mozzarella che avrete strizzato bene e ridotta a dadini, tenendone da parte una manciata. Coprite la mozzarella con il restante riso, livellate bene e cospargete con la salsa e la mozzarella rimaste.
  • Cuocete in forno a 180° per c.ca 45 minuti, sino a che la superficie non sarà bella dorata e si sarà formata una bella crosticina. Lasciate riposare 15 minuti prima di servire. E’ buonissimo anche tiepido.


 

lunedì 31 agosto 2020

Le melanzane ripiene di Angelina

Estate - B Martino 

Riprendiamo le fila del discorso. 
La riapertura dei battenti coincide con una brusca virata della stagione ed un fine agosto caratterizzato da tuoni, fulmini e saette che si sono abbattuti generosi su tutta la Toscana. 
Nonché un vento dalla potenza di mille cavalli, che si è divertito a sradicare alberi precari con risultati drammatici in tutto il nord Italia. 
Come tante volte ho raccontato in questo blog, il cambio di vento, che porta via Mary Poppins dalla famiglia Banks, coincide con il ritorno a casa della mia voglia di cucinare.
Confesso di non avere ancora acceso il forno, perché non sono molto concentrata sul versante dolci ed al momento spesso sono sola, quindi conoscendo la mia capacità di indulgere sugli zuccheri, evito di sana pianta. 
Mentre ho voglia di cucinare piatti di casa, di tradizione, che mi ricordano momenti felice e lontani e che soprattutto seguano l'andamento della stagione. 
Adesso posso sfruttare ancora le verdure dell'estate nel loro pieno potenziale di sapore e bontà e cerco di farlo il più spesso possibile. 
Da tantissimo tempo avevo il desiderio di preparare le melanzane ripiene come le faceva Angelina, la nonna di mio marito. 
La prima volta che le ho assaggiate, più di 30 anni fa, non mi capacitavo di come di potesse spolpare una melanzana intera lasciando solo la buccia. 
Nonna Angela riusciva a svuotare delle melanzane grandi poco più di un uovo, lasciando un involucro sottilissimo, che in cottura diventava un tutt'uno con il ripieno. 
Non sto a descrivere il sapore perché a detta di tutti, erano qualcosa di inarrivabile e neanche mia suocera riesce a farle alla stessa maniera. 
La mia prova non ha ambizioni di eguagliarla ma vuole essere un omaggio alla sua memoria perché le persone che non sono più nelle nostre vite, continuano a vivere in ogni gesto che compiamo pensando a loro. 
Non mi è ancora capitato di vedere le melanzane preparate allo stesso modo in rete. 
Credo che la farcitura di verdure intere sia una peculiarità della cucina medieorientale e questa cosa mi affascina assai. 
Cercherò maggiori informazioni e vi farò sapere, ma nel frattempo, se le proverete, fatemi sapere. 
La cosa importante è utilizzare baby melanzane perché il risultato è decisamente migliore. 

Ingredienti per 2 persone 
4 mini melanzane globose 
2 spicchi d'aglio 
2 pomodorini maturi 
150 g di pane raffermo (casereccio tipo toscano)
un mazzetto di prezzemolo
50 g di caciocavallo grattugiato 
olio extravergine 
un mazzetti di basilico 
500 ml di passata di pomodoro (io fatta in casa)
Sale - pepe qb 
  • Lavate le melanzane e tagliate il cappello giusto al di sotto delle ramificazioni del picciolo. Con uno scavino rotondo, facendo attenzione a non bucare la buccia, scavate tutto l'interno lasciando il guscio il più sottile possibile (3 mm). Aiutatevi raschiando con delicatezza e vedrete che non sarà difficile svuotare bene le melanzane. 
  • Tritate il ripieno con un coltello in briciole di media grandezza (comunque si ridurranno nella cottura), quindi il una larga padella versate 3 cucchiai d'olio ed uno spicchio d'aglio. Fate rosolare l'aglio in modo da profumare l'olio senza bruciarsi ed aggiungete le melanzane, che cuocerete a fiamma media fino a che non saranno ben rosolate (ci vorranno una decina di minuti). Salate all'inizio della cottura. 
  • A metà cottura aggiungete 2 pomodori San Marzano maturi ma non troppo grandi, tagliati a piccoli pezzi. Se volte potrete pelarli prima di cuocerli, oppure eliminare le bucce una volta cotti, tanto verranno via con facilità. 
  • Una volta cotte, tenetele da parte. 
  • In una ciotola mettete il pane ammollato e strizzato bene riducendolo in briciole. Aggiungete le melanzane e tutto il fondo di cottura, il prezzemolo tritato, il caciocavallo, sale e pepe e mescolate tutto bene con le mani per ottenere un composto omogeneo. 
  • Riempite le melanzane in modo da spingere bene il ripieno in tutta la cavità fino alla bocca. Coprite con il "cappello" e fissatelo con due stuzzicadenti o meglio, con del filo da cucina chiudendo la melanzana come un pacchetto. 
  • In una casseruola dove possano entrare le melanzane bene "in piedi" appoggiate l'una all'altra, versate olio extravergine insieme allo spicchio d'aglio e fate rosolare. Sistemate bene le melanzane quindi versate la salsa di pomodoro con un po' di acqua in modo da coprirle per metà, aggiungete il basilico in abbondanza ed aggiustate di sale. 
  • Abbassate la fiamma, coprite con un coperchio sollevato da un cucchiaio di legno, e fate cuocere a fiamma dolce fino a che non saranno morbide e la salsa si sia ridotta (almeno 30 minuti ma verificate con uno stecchino. La buccia cederà facilmente al tocco). 
  • Servitele calde o tiepide con la sua salsa ed usate la rimanente per condire la pasta. 


martedì 9 giugno 2020

Cheesecake all'italiana con doppio cioccolato e fragole: la mia prima Cheesecake

Living New York -  R.E.M.
Cerco di ricordare il mio primo tete a tete con un vero cheesecake degno di questo nome e torno indietro di oltre vent'anni.
Il mio lavoro mi ha portato spesso in giro per il mondo per fiere e workshop in cui potevo incontrare i miei clienti e nuovi operatori ed il Nord America era ed è tutt'ora il nostro mercato di riferimento. 
A NY sono quindi andata spesso e prima o poi dovrò decidermi a scriverci un post considerando l'indecente quantità di foto che ho archiviato nel tempo. 
Uno dei miei primi workshop nella Grande Mela patrocinato da Enit, era stato organizzato a fine Novembre, poco prima che venissero accese le luci del grande albero su Rockfeller Center. 
L'ufficio Enit di allora, si affacciava sulla pista di ghiaccio più famosa del mondo, e l'aperitivo di benvenuto pre workshop per gli ospiti italiani, era un evento assolutamente irreale, visto che si veniva risucchiati direttamente in un film, protagoniste le facce emozionate di noi perfetti provinciali, il naso appiccicato ai vetri delle finestre del salone, per ammirare quello spettacolo offerto dalla città. 
I cocktail erano fantastici, ma si usciva dal party senza aver mangiato, un po' brilli e affamati. 
Io fui presa in ostaggio da alcuni miei clienti che non vedevo da tempo e con cui avevo una bellissima amicizia. L'intenzione era quella di portarmi a cena a sorpresa, e scoprii che avevano già prenotato un tavolo. 
Lo Stage Deli a NY (vi anticipo che non esiste più), sulla Settima, a due passi dalla Carnegie Hall, era il posto degli after hour per gli artisti che cercavano di riempirsi lo stomaco al termine di un Musical o una Piece a teatro. 
Un posto mitico, in pieno stile Fifties, costellato di foto in bianco e nero delle celebrità passate da quelle parti. Per una appassionata di Musical e cinema come la sottoscritta, il Paradiso! 
Se avete visto la Serie "The Marvelous Mrs Maisel" è quel ristorante dove la protagonista e la sua manager si trovano a pranzo molto spesso. 
Per farla breve, mi ritrovai allo Stage con i miei tre amici desiderosi di farmi assaggiare uno dei pastrami più buoni della città. 
Mi raccontarono la storia di quel posto, aperto alla fine degli anni '30 da una famiglia Russa e divenuto un luogo di culto grazie anche alla sua posizione nel crocevia dei teatri. 
Scelsero il menù per me con una selezione stupenda di pastrami e pickles (i loro sottaceti), le patatine fritte più buone mai assaggiate (a pezzi grossi e con la buccia),  il Mamma Mia sandwich, diventato un panino cult in America, ma creato dai proprietari dello Stage Deli per celebrare il famoso omonimo Musical (un panino a tre piani con Tacchino, manzo sotto sale a fettine sottilissime, e Emmental Svizzero e pane di segale della casa). 
Alla mia domanda "ma hanno anche la NY Cheesecake?" mi sentii rispondere: si, a patto che tu riesca a finirla da sola! Figuriamoci se mi tiravo indietro. 
La fetta arrivò su un piattino con 4 forchette. 
Di fronte a quella sleppa di torta bianca alta 20 cm che sfidava la forza di gravità e da cui colava come lava l'immancabile salsa di fragole, fissai con sguardo compassionevole i miei clienti e dissi: vi prego, aiutatemi! 
Quella è stata la mia prima vera NY Cheesecake e me la sogno ancora. 
Niente America in questa torta! 
Questo è il risultato della necessità di smaltire della ricotta e cioccolata quindi  la torta è completamente inventata, un esperimento direi riuscito perché il sapore è delizioso, la torta molto cremosa e soprattutto no è crollata miseramente (la mia prima paura).
Non ho usato i digestive, ma anche qui ho finito fuori dei biscotti con cioccolata tipo Gocciole o Nascondini, e potrei decisamente affermare che questa torta è stata un degno svuota frigo/dispensa prima dell'arrivo del gran caldo. 

Ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametri
300 g di ricotta fresca 
320 g di yogurt greco 
200 ml di panna fresca 
4 uova fresche medie. 
1 cucchiaino di essenza di vaniglia. 
300 g di cioccolato bianco tritato
200 g di cioccolato al latte tritato 
180 g di biscotti tipo gocciole 
100 g di burro fuso

Per la finitura - Composta di fragole e meringhette 
250g di fragole fresche
2 cucchiai di zucchero semolato
mezzo limone
Fragole fresche a piacere e meringhe 
  • Scaldare il forno a 170°. Imburrare leggermente la base e i lati di una teglia tonda a cerniera da 22 cm e rivestirla di carta da forno.
  • Mettere i biscotti nel mixer e ridurli in polvere poi versarli in una ciotola. Unire il burro fuso. Mescolare bene con un cucchiaio e versare il tutto nella teglia, schiacciando bene con il dorso di un cucchiaio. La base deve essere omogenea e alla medesima altezza. Riporre in frigorifero.
  • Fate sciogliere il cioccolato bianco e quello al latte a bagnomaria, mescolando di tanto in tanto, stando attenti che la ciotola non entri in contatto con l’acqua. Quando il cioccolato è sciolto, metterlo da parte e lasciarlo raffreddare leggermente.
  • Scolate la ricotta del proprio siero su un setaccio quindi lavorarla in un frullatore con gancio a foglia, velocità sostenuta. Aggiungete lo yogurt e la panna ed amalgamate bene quindi per ultime le uova leggermente sbattute e la vaniglia.  
  • A filo, incorporate il cioccolato fuso tiepido mescolando a velocità media. 
  • Versare il tutto sulla base ormai fredda. 
  • Avvolgete lo stampo in alluminio affinché eventuale burro non coli dalla base una volta riscaldata. 
  • Cuocere per circa un’ora o fino a che il centro della cheesecake, una volta mosso, oscilli lievemente. Spegnere il forno ma, lasciare la torta dentro ancora per un’ora con la porta aperta da un mestolo di legno. 
  • Toglierla dal forno e lasciatela raffreddare completamente quindi mettetela in frigo coperta da pellicola, per tutta la notte. 
  • Una volta pronti a servire, toglietela dal frigo almeno 1 ora prima. 
  • Per la composta di fragole, lavate bene la frutta e tagliatela a pezzi. In un padellino con lo zucchero ed il limone, cuocete fino a che non sia quasi disfatta. Trasferite tutto in un bicchiere per mixer a immersione e frullate il tutto sino ad avere una salsa non troppo fluida. 
  • Fatela raffreddare ed accompagnate la cheesecake con salsa di fragole, fragole fresche e meringhette. 

giovedì 4 giugno 2020

Torta alla banana o Moelleux à la banane: l'esame degli esami.

L'unico frutto dell'amor
Sono giorni cruciali quelli che segnano il conto alla rovescia con l'esame più "mitologico" della nostra vita: l'esame di Maturità.
Nulla raggiungerà l'emozione provata per questo evento che la maggior parte di noi ha la fortuna di vivere.
Non la laurea, non un esame di specializzazione professionale.
Possiamo parlare di qualsiasi cosa, ma l'Esame di Maturità è diverso da tutto.
Forse perché siamo in quel momento della nostra vita in cui tutto comincia, in cui i sogni sono in numero talmente superiore alle delusioni che non ci fa paura niente.
Siamo carichi come proiettili e lanciati come frecce verso il futuro.
Ma lui, l'Esame, è un "bobo nero" nascosto dentro l'armadio che smuove le più recondite paure.
E' il muro da sfondare per raggiungere finalmente "la libertà".
Lo sapevo già che sarebbe andata così.
Una maturanda in casa, che sembra vivere su un altro pianeta, priva di qualsiasi emozione nei confronti della "prova suprema", ha fatto si che dentro un mamma dai superpoteri di "scassaminchia" in piena attività, si ripresentasse l'ansia da esame.
Quell'ansia che lei non mostra lontanamente (è positivo? non lo è? morirò prima di saperlo), e che invece io ho a pacchi, ben condensata come quelle spugne disidratate grandi come un cubetto di ghiaccio che a contatto con l'acqua diventano accappatoi!
Eh già. Voi direte: stai calma: andrà tutto bene.
Sono invecchiata di un paio d'anni con il suo esame di Terza Media.
Secondo voi come ne uscirò da questo?
Ho talmente tanto tempo libero che forse è la causa della mia ansia da Maturità della figliolanza.
Se fossi a testa bassa con il mio solito volume di lavoro, non ci penserei lontanamente.
Allora cerco di tenermi impegnata e l'antistress casca sempre sul fare dolci - insana abitudine - ma che ci volete fare, sono una donna fragile.
Mi sono innamorata di questa torta vista sul blog di Giulia - Juls Kitchen - ormai luogo feticcio dove mi reco per sognare un po' sulle sue bellissime foto e storie di cucina.
C'è da fare una premessa: se non vi piacciono le banane, cambiate ricetta.
Se vi piacciono, fiondatevi di corsa, perché è un dolce semplice ma raffinato nella texture e negli aromi che si sposano meravigliosamente con il profumo della banana.
Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro 
3 banane mature
150 g di burro
125 g di yogurt bianco intero
2 uova a temperatura ambiente
200 g di zucchero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale
220 g di farina 0
10 g di baking (lievito per dolci)

  • Prima di cominciare fate in modo che tutti gli ingredienti abbiano la stessa temperatura. 
  • Preriscaldate il forno a 180°. 
  • In un padellino fate sciogliere il burro a fiamma dolce quindi fate tenete da parte fino a che non sia completamente intiepidito. 
  • Schiacciate le banane nella ciotola in cui inserirete tutti gli altri ingredienti, con l'aiuto di una forchetta in modo da ottenere una crema liscia. 
  • Incorporate nella sequenza, senza avere fretta, lo yogurt, le uova, lo zucchero, la vaniglia, la cannella, il sale. Usate una frusta per mescolare gli ingredienti di volta in volta
  • Aggiungete un poco per volta la farina con il lievito setacciati, mescolando con cura per non formare grumi. 
  • Per ultimo inserite il burro, che dovrà essere alla temperatura degli altri ingredienti. Questo è molto importante perché se il burro sarà ancora caldo, precipiterà al fondo della torta formano uno strato compatto e rovinando il vostro lavoro. Incorporatelo a filo con cura. 
  • Versate il composto che sarà piuttosto morbido, nella teglia foderata con carta da forno, possibilmente a cerniera. 
  • Cuocete per 45/50 minuti facendo la prova stecchino. Dovrà uscire asciutto ma non dovrete cuocere troppo la torta se vorrete una consistenza umida e soffice. 
  • Lasciatela raffreddare e poi servitela cospargendola di zucchero a velo. 



martedì 5 maggio 2020

Brioche allo Yogurt: sfida alla forza di gravità

Physical - Olivia N. John
Ieri pomeriggio, di ritorno da una delle prime vere passeggiate "dell'isolamento", mi sono sentita ad un passo dalla dipartita.
Ben 45 minuti di camminata ad un ritmo poco meno che sostenuto, con tappe per scattare foto ad ogni piccola creatura della natura in pieno rigoglioso trionfo, ed al ritorno ero una donna morta.
Non posso credere alla mia pochezza, al declino inesorabile del corpo e della volontà.
Dopo essermi spogliata della tenuta sportiva, rinfrescata alla velocità della luce, franavo miseramente sul divano come una slavina sotto il sole di agosto.
Senza fiato e parole, con lo sguardo vitreo perso nel nulla, la mia attenzione è stata rapita da un fascio luminoso che attraversava obliquo il salotto.
Nella luce trasparente che scendeva verso il tappeto, ho scorto volteggiare un milione di pulviscoli che lenti entravano ed uscivano dal fascio luminoso.
Incantata, ho lasciato che il flusso dei pensieri fosse risucchiato indietro nel tempo, nel salotto della casa della mia adolescenza, là dove studiavo musica e guardavo la tele, leggevo e giocavo con mia sorella.
Come in un film, ho rivisto me stessa seduta su una delle sedie col cuscino di velluto verde, che osservo quel raggio di sole passare attraverso le persiane e scendere sulla moquette.
Eccomi che scruto il mondo microscopico danzare dentro la luce ed immagino che quel pulviscolo sia la polvere degli angeli o gli occhi delle mie nonne che mi osservano, oppure la chiave per la via ad un tesoro meraviglioso, basta solo seguire la traccia.
Sono stata una ragazzina troppo fantasiosa e certi giochi con la mente li avevo quasi dimenticati.
Se non che ieri, nella mia catalessi post attività fisica, ho incontrato nuovamente quel fascio di luce.
Quando la marea dei ricordi si è interrotta, tornata sul presente, la luce era ancora lì, con quel pulviscolo vivace e dorato.
Allora ho pensato che forse erano gli occhi di mio padre venuti a salutarmi.
Instagram è un contenitore infernale che ti rende schiavo attraverso milioni di foto di ogni sorta e qualità. Ma è anche un posto di grande ispirazione e bellezza se si sa come guardare.
La ricetta di oggi arriva proprio da lì, ovvero da una foto che ho incontrato e che mi ha stregato dal primo istante.
Si tratta di questa esuberante brioche realizzata da Melania, del blog Chicchi di Mela, che ha avuto la geniale idea di infilare della pasta brioche in uno stampo non propriamente "briochoso" (scusate la licenza).
Ora, Melania che è una fotografa straordinaria, ha raccontato questa fantastica brioche allo yogurt, attraverso degli scatti fenomenali ed io, incantata dalla bellezza ma anche da una sfida irresistibile alla forza di gravità, ho voluto provare prima di subito, visto che ancora le temperature consentono l'accensione del forno.
Così adesso vi lascio la ricetta, avvisandovi che è una delle brioche più soffici e deliziose mai provate. Una volta pronta, potrete tagliarla a fette e congelarla anche se si mantiene molto morbida per almeno 3 giorni, tenuta coperta dall'aria.
Ingredienti per uno stampo da Chiffon di 24 cm di diametro
350 g di farina W 400 (tipo Petra nr 1)
150 g di farina 0 W280
120 g di zucchero semolato
120 ml panna fresca a temperatura ambiente
50 ml latte
130 g di yogurt bianco
2 uova grandi a temperatura ambiente
la scorza grattugiata di arancia
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
8 g di lievito di birra fresco
  • Setacciate le farine nella ciotola della planetaria, aggiungete lo zucchero ed il lievito sbriciolato, la scorza di arancia quindi con una frusta miscelate bene il tutto. Aggiungete il gancio alla planetaria ed a velocità 1 cominciate ad impastare aggiungendo un uovo alla volta. 
  • Aggiungete metà yogurt e dopo qualche minuto il resto. Quindi cominciate ad incorporare la panna miscelata con il latte e la vaniglia, a filo. Significa che dovrete aggiungere i liquidi lentamente, un poco alla volta, osservando che l'impasto lo assorba e le pareti restino pulite. A quel punto potrete procedere con un altro goccino.
  • L'impasto dovrà essere lavorato per almeno 10/15 minuti. Quando avrete terminato i liquidi, aumentate la velocità a 2 e continuate a lavorare controllando l'impasto. Dovrà diventare molto vellutato e lucido e sarà pronto soltanto quando facendo la prova del velo, riuscirete a tirare un lembo della massa per una decina di cm senza che questa si strappi. 
  • Una volta pronta, trasferite la vostra "palla" di impasto in una ciotola e tenete coperta e in luogo tiepido fino al raddoppio (c.ca 1h30). 
  • Su una spianatoia infarinata, rovesciate l'impasto lievitato e pesatelo. Il mio era esattamente 1060 g.  Dividetelo in 5 pezzi uguali (nel mio caso 212 g ciascuno). Pirlateli in belle palline tonde sigillate con cura sul fondo e sistemateli nello stampo che avrete imburrato bene e coperto con carta forno sui lati (v. foto).
  • Coprite la cima con pellicola trasparente appena appoggiata e fate lievitare per 2 ore in luogo tiepido. 
  • L'impasto raggiungerà il bordo del vostro stampo. Spennellatelo con latte e mettete in forno a 180° sulla griglia appoggiata alla prima tacca in basso. La brioche dovrà cuocere per c.ca 40 minuti. Controllate intorno ai 20/25 minuti perché la superficie sarà già bella dorata. Coprite con un foglio di alluminio e continuate a cuocere per il restante tempo. 
  • Quando sarà pronta, toglietela dal forno e mettetela all'aperto per una decina di minuti, quindi toglietela dallo stampo sollevandola dal centro, in modo che non si formi condensa. E proseguite il raffreddamento. Cercate di togliere anche la base non appena sarete in grado di gestire il calore della brioche. Purtroppo si forma velocemente la condensa che finisce coll'inumidire la base del lievitato. Io sono riuscita a toglierla dopo c.a 15 minuti con estrema cautela. 
  • Si può congelare a fette ed avere la propria brioche pronta per la colazione ogni mattina, passandola un attimo nel tostapane. Splendida da sola, è meravigliosa spalmata di marmellata o tutto quello che la vostra fantasia vi suggerisce (anche salmone e formaggi).