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Wednesday, January 11, 2023

Incontro con la Dante di Verbania

Photo by Peter Dowling

On the 2nd of January we had a visitor from the Dante Alighieri Society of Verbania. Dante member Nicoletta Testori presented, on the behalf of Silvia Magistrini, president of the Dante Verbania, the book 
D COME DANTE - Il Comitato Verbanese della Dante Alighieri 1906 - 2018
to our Auckland branch. In the foto from left: Alessandra Zecchini, Dante Auckland former president and current committee member, Nicoletta Testori, Dante Verbania, Flavia Berucci, Dante Auckland vice-president, and Sandro Aduso, Dante Auckland former president.


Il Comitato Verbanese della Dante Alighieri (Dante Alighieri Society Verbania) and del VCO (Verbano-Cusio-Ossolawas founded in 1906.  Verbania is the most populous comune (municipality) and the capital city of the province of Verbano-Cusio-Ossola in Piedmont. It is situated on the shore of Lake Maggiore. A very active society (see the program below for this trimester) located in a beautiful part of Italy! An article about the meeting also appeared on the local newspapers Verbano on 13 January and Eco Risveglio (see the clippingS at the end of the page).

A special thank you to Nicoletta and her husband Giacomo for the visit, and to the committee of Verbania for the lovely book, a welcome addition to our library.










 

Wednesday, February 8, 2017

Un'intervista a Giancarlo De Cataldo

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Last year, some of you were present at Auckland University, where author De Cataldo discussed his works and the symbiotic relations between crime fiction and its adaptation into films and TV productions. Here below you can find an interview done by Matteo with him. The interview is in Italian.
Buona lettura! 


Magistrato, traduttore, drammaturgo, autore di romanzi di grande successo e di sceneggiature cinematografiche e televisive, Giancarlo De Cataldo è un autore poliedrico vicino, e qui mi riferisco soprattutto alla sua capacità di lavorare con media differenti, più ad esempi americani che nostrani. Raggiunge il successo nel 2002 con Romanzo criminale, ma la sua produzione sterminata (che per esigenze di spazio vi invito a consultare qui) comprende anche moltissimi altri best-seller, l’ultimo, La notte di Roma, scritto a quattro mani con Carlo Bonini ed edito da Einaudi nel 2015. Attento scrutatore del mondo contemporaneo, Giancarlo De Cataldo ha la capacità rara, per chi come lui trae ispirazione dai capitoli più oscuri del nostro presente e del nostro passato, di riuscire a parlarne con lucida competenza ed invidiabile chiarezza.

1) Vorrei partire dall’oggi, e da quello che è successo alle elezioni americane di novembre. In un’intervista del 2009 a proposito del romanzo La forma della paura, che alcuni hanno definito “il primo thriller del mondo post-Bush” (La forma della paura, Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, Einaudi, 2009) dichiaravi che “la mitologia della paura ha condizionato fortemente i nostri ultimi anni. Ora però è stato eletto un Presidente americano che parla un linguaggio diverso”. Sono passati sette anni e a Barack Obama è subentrato Donald Trump. L’uscita dalla paura a cui accennavi ha lasciato il posto a scenari forse più angoscianti, perché meno prevedibili. Credi che sia di forme sempre rinnovate di paura che l’umanità senta oggi il bisogno di nutrirsi?

Quella frase andava bene nel 2009, oggi, probabilmente, ha un sapore antico. Naturalmente, né io né Mimmo Rafele potevamo pensare agli sviluppi che il terrorismo avrebbe assunto al tempo dell’Isis. La paura è, effettivamente, un sentimento primordiale, ineludibile, dell’essere umano: ai bambini raccontiamo fiabe terrificanti per insegnare loro l’esistenza dell’elemento numinoso, quella minaccia incombente che tutti finiremo prima o poi per avvertire nel corso dell’esistenza e che affonda radici nella nostra transitorietà. Moriremo tutti, prima o poi, e l’angoscia di morte ci domina. Dobbiamo imparare a conviverci, e usiamo le fiabe per avviare i nostri figli su questo duro sentiero obbligato. Nello stesso tempo, la paura è un formidabile strumento di pressione, potere, governo e ricatto delle coscienze. Chi si ricorda più dell’influenza aviaria, che avrebbe dovuto decimare il genere umano? E chi della mucca pazza? Furono paure reali, concrete, al loro tempo, e incisero sulle nostre abitudini, sul nostro stile di vita, sulla nostra esistenza. Possiamo dunque dire che abbiamo, sì, bisogno della paura, ma che dobbiamo anche imparare a