Per me la Voce delle partite della Nazionale è stata e sarà per sempre quella di Bruno Pizzul, che ahimè ci lascia oggi all'età di 87 anni.
Ci mancherà, anzi, ci mancava già la sua voce, le sue telecronache, i suoi "Tutto molto bello" e i suoi "Roberrrrto". Mancherà al giornalismo sportivo italiano uno di quei grandi personaggi che sono tali naturalmente, senza trucchi o frasi a effetto artefatte. E se ognuno di noi non più giovanissimi avrà, ne sono certo, la sua frase pizzuliana preferita, del cuore, anche io ne ho una tutta mia. Oltre infatti ai ricordi del racconto delle partite di quella indimenticabile estate italiana del '90 (avevo quasi 10 anni); oltre ai dolori per quel terrificante "Alto. Il Campionato del Mondo è finito. Lo vince il Brasile" dell'estate del '94 (avevo quasi 14 anni), il commento pizzuliano del mio cuore è uno soltanto...
Il 5 luglio del 1984 Diego Armando Maradona metteva per la prima volta piede nello stadio che, molti anni dopo, avrebbe preso il suo nome. Oggi, a distanza di 40 anni da quel momento entrato ormai nell'immaginario collettivo di ogni tifoso azzurro, viene presentata non soltanto la nuova maglia, ma anche il rebranding del logo della SSC Napoli:
Un logo minimal, stilizzato, moderno, con il trionfo dell'azzurro laddove, appena ieri, sembrava quasi che questo restyling si fosse spinto un po' troppo in là, trascurando i colori sociali:
Niente paura, dunque, perché oggi è arrivato quello ufficiale, e noi tifosi non possiamo che essere soddisfatti per quest'operazione a mio parere davvero riuscita, che favorirà l'inserimento del nuovo logo in qualsiasi capo di abbigliamento e non solo.
Ma la nuova maglia? Sì, il trionfo dell'azzurro è arrivato anche lì...
Lo ammetto: è difficile per me spendere qualche parola su un film come "È stata la mano di Dio". È difficile perché, come ho già detto più volte, non sono un esperto o un critico cinematografico. Ma al contrario di film come "Drive my Car", in questo caso il mio non essere un esperto lo vivo davvero come un peccato, perché per quanto il film di Paolo Sorrentino non sia per niente un film facile, così come non lo è per niente il film di Ryūsuke Hamaguchi, "È stata la mano di Dio", al contrario del film giapponese, mi ha lasciato qualcosa; anzi, molto. Tanto da essermi prefissato una seconda visione.
Sia chiaro però: non lo ritengo assolutamente il film migliore di Sorrentino, né un film (così come in effetti è successo) potenzialmente pretendente serio per l'Oscar come Miglior Film Internazionale (su questo ho il mio personale parere: doveva vincere "Flee").
La storia che ci racconta Sorrentino (il film è disponibile su Netflix) è quella di un giovane napoletano degli anni '80, Fabio (Fabietto), che vivrà l'esperienza (o meglio evento) dell'arrivo di Diego Armando Maradona a Napoli. Questa vicenda popolare farà da sfondo a quelle più personali del protagonista (in cui sono evidenti i riflessi autobiografici del regista), che fra gioie e dolori lo segneranno profondamente.
Domenica scorsa, in occasione di Napoli-Verona(c'era un calcio di rigore, maledetti!), ha esordito l'ennesima maglia celebrativa/speciale (ultimamente c'è stata anche quella diHalloween) griffataEA7della Squadra Partenopea. Stavolta, nel mese che vedrà l'anniversario della morte diDiego Armando Maradona, la Società diAurelio De Laurentiisha voluto dedicare la maglia celebrativa proprio a lui:
Se n'è andato Diego. Qualcuno dirà che esagero, e non lo biasimo. Chi pensa che non si possa provare un dolore come quello che sto provando io in questo momento per la morte di un ex calciatore, ha tutto il diritto di farlo, anche perché dalla sua avrà l'ignoranza (del tutto legittima) di non conoscere quello che questo grande Campione ha rappresentato per il Calcio e, soprattutto, per un popolo che, calcisticamente e non solo, ne ha passate di tutti i colori. Diego Armando Maradona, dal primo istante in cui si è calato nella realtà napoletana, ha sposato in pieno quella causa, armandosi di un semplice pallone per andare a combattere un certo tipo di Sistema Calcio. E sapete com'è finita? Come una bella favola. Perché quel Sistema Diego l'ha sconfitto. E ha portato il suo popolo, perché era suo, alla conquista di quel Palazzo - per ben due volte - che anni e anni dopo lo avrebbe respinto e mortificato; soltanto perché, stavolta, non aveva più il Numero 10 tra le sue fila.
E quel Numero 10, da oggi, non lo abbiamo più tutti noi.
Solitamente me ne frego dei Compleanni dei personaggi famosi, ma Diego Armando Maradona, per me, per noi tifosi del Napoli, per noi amanti del Calcio, è più di un personaggio famoso. Ho avuto la fortuna di vederlo al San Paolo un paio di volte (poche, ahimè), e di vivere con le sfumature di un sogno quegli anni meravigliosi per i tifosi del Napoli. Del 1° Scudetto ricordo poco e niente; della Coppa Uefa e del 2°, per fortuna, molto. Ero bambino, ma le emozioni, certe emozioni, ti restano dentro e non se ne vanno più.
Auguri Diego, auguri al più grande Calciatore di tutti i tempi, senza se e senza ma. E a chi, come mi capita spesso di sentire (e di conseguenza di scontrarmici) lo critica come uomo, soltanto un paio di cose: non mi va di fare il moralista, anche perché non lo sono mai stato e mai lo sarò, ma prima di attaccare la fragilità di un uomo bisognerebbe conoscerne anche forza. Diego, a detta di tutti quelli che lo hanno conosciuto, era tutto il contrario di ciò che i suoi denigratori (che non lo hanno mai conosciuto) vogliono far credere. Basta guardare il video pubblicato oggi sulla sua pagina con gli auguri dei suoi vecchi amici, compagni di squadra e avversari, per farsene un'idea. Ecco, quello era Diego. Questo è Diego.
AUGURI D10S! E grazie per averci fatto sognare... per poi realizzarli, quei sogni.
Apriamo il 2020 in Musica, con l'11° Volume delle Canzoni della Sera. Cominciamo come sempre parlando di qualcosa di nostrano: i Negrita, con la loro potente "In ogni Atomo", sono i primi a comparire in un elenco che più scorro e più mi piace. A far compagnia al gruppo di Pau ecco Gianluigi Cavallo, in arte Cabo, voce dei Litfiba post (sofferta) separazione negli anni dal 1999 al 2006. Mettendo da parte il cuore (e proprio "Cuore" è la canzone che ho postato), a me quei Litfiba non sono dispiaciuti totalmente, così come non mi dispiaceva, appunto, Cabo. Andare a sostituire quel mostro di Piero Pelù era praticamente impossibile, e allora andando a vedere il lavoro svolto da Cavallo, in quel periodo, con quell'aria, mi sento soltanto di elogiarlo.
Ormai grande cantautore italiano è Daniele Silvestri, qui con uno dei suoi pezzi da me preferiti, l'intramontabile e sempre attuale "Il mio Nemico". Cantautore affermato da tempo, invece, che non ha bisogno di presentazioni, è Ivano Fossato, col suo (rimpianto) inno "La Canzone Popolare". Italiani, seppur in lingua inglese, ecco i Planet Funk, con una bella e frizzante cover di "These Boots Are Made For Walkin". A chiudere la rappresentanza tricolore, un altro artista che amo molto, Enrico Ruggeri (ricordo ancora un suo concerto visto... nel 2000!), che col suo ultimo singolo, "Come Lacrime nella Pioggia", ci tiene a ricordarci che lui il suo mestiere lo sa fare. E bene.
Il resto: come detto tanta roba, a cominciare dai Joy Division, seguiti da Ozzy Osbourne col suo fantastico primo singolo dell'album che sta per uscire. A proposito: ho ancora il suo biglietto per il concerto all'Unipol Arena di Bologna, rinviato già 2 volte (io non mollo!). Che dici, caro Principe delle Tenebre, a novembre sarà la volta buona?
Intanto omaggio a "Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana (vorrei scrivere "uno dei miei pezzi preferiti di sempre"... ma di chi non è "uno dei pezzi preferiti di sempre"?!), che raggiunge il traguardo del miliardo di visualizzazioni su Youtube; evviva! Ma mica tanto... visto che al miliardo ci arriva soltanto ora, mentre altri pezzi di merda, ma davvero di merda, lo hanno raggiunto e superato in un tempi davvero serrati. Ma, si sa, i gusti sono gusti, e quello al color di cioccolata è sempre andato per la maggiore.
Altri omaggi invece a grandi che non ci sono più, come Johnny Cash, Lou Reed, Keith Flint dei Prodigy e Lemmy Kilmister dei Motorhead. Due parole su questi ultimi due: non sono mai stato un gran fan dei Prodigy, ma è indubbio che pezzi come "Firestarter" hanno lasciato il segno nella storia della Musica. "Ace of Spade" dei Motorhead, invece, mi riporta ai primi anni in cui avevo cominciato ad ascoltare il "rock pesante", e guardavo il video con gli occhioni grandi ogni volta che passava su Rock TV o nella rubrica "I Love Rock and Roll" di All Music (Spotify nemmeno me lo sognavo). L'ho postata il giorno prima dell'anniversario della morte del loro emblematico (a dir poco) leader, Lemmy, che manca, e tanto, a tutto il mondo del rock.
Altri grandi artisti e altre grandi canzoni in questo fantastico elenco che leggo qui sotto, sono tutti e tutte da riascoltare o scoprire, ma un paio di paroline su "Life is Life" degli Opus devo spenderle: chissà a quanti appassionati di calcio come me, tifosi del Napoli e non, succede che ascoltando le note di questa canzone arrivino alla mente (e, permettetemi, al cuore) le immagini di Maradona che palleggia a Monaco di Baviera proprio su quelle note, durante il riscaldamento prima della semifinale di Coppa UEFA del 1989. Io ero un bambino, e quelli erano altri tempi, in cui il Calcio era profondamente diverso da quello che conosciamo oggi. E la Musica, tra i tanti poteri che ha, ha anche quello di farci viaggiare nel tempo e farci tornare proprio lì, in quei tempi. "Life is Life" ne è la prova.
Buon viaggio a tutti.
#251 Joy Division - Shadowplay (04-dic-19)
#252 Ozzy Osbourne - Under The Graveyard (05-dic-19)
#253 The Prodigy - Firestarter (06-dic-19)
#254 Tame Impala - Let It Happen (07-dic-19)
#255 Negrita - In Ogni Atomo (08-dic-19)
#256 The Smashing Pumpkins - Zero (09-dic-19)
#257 Opus - Life is Life (10-dic-19)
#258 Iggy Pop - Loves Missing (11-dic-19)
#259 The Doors - Riders On The Storm (12-dic-19)
#260 CABO - Cuore (13-dic-19)
#261 Johnny Cash - Hurt (14-dic-19)
#262 Bruce Springsteen - The River (15-dic-19)
#263 Daniele Silvestri - Il mio Nemico (16-dic-19)
#264 Lenny Kravitz - American Woman (17-dic-19)
#265 Alanis Morissette - Ironic (18-dic-19)
#266 Ivano Fossati - La Canzone Popolare (19-dic-19)
#267 Lou Reed - Perfect Day (20-dic-19)
#268 Planet Funk - These Boots Are Made for Walkin (21-dic-19)
#269 X Ambassadors - BOOM (22-dic-19)
#270 Andrew Bird - Sisyphus (23-dic-19)
#271 Gossip - Heavy Cross (24-dic-19)
#272 Emerson, Lake & Palmer - Lucky Man (26-dic-19)
#273 Motörhead - Ace Of Spades (27-dic-19)
#274 Nirvana - Smells Like Teen Spirit (28-dic-19)
#275 Enrico Ruggeri - Come lacrime nella pioggia (29-dic-19)
Napoli è una città che non lascia spazio ad alcuna retorica, perché Napoli è una città oggettivamente particolare, oggettivamente bella. E oggettivamente piena di luoghi comuni. Io stesso, da campano, mi sono trovato spesso e volentieri a criticare un certo tipo di atteggiamento che, col tempo, ho imparato non a capire, ma a collocare. Una città come Napoli è e deve essere un capitolo a parte.
La città di Napoli non è però Gomorra, perché Gomorra è un'altra cosa. Gomorra è la Mafia/Camorra/Ndrangheta che infesta non una città ma un Paese intero.
Napoli non è scippi e scassi, perché quelli, purtroppo, li troviamo ovunque, in ogni zona delle nostre città, perfino dei nostri piccoli paesi; sono originario di un paese di poco più di 3000 anime, e vi assicuro che i furti in casa sono all'ordine del giorno, così come sono all'ordine del giorno in città all'apparenza più sicure, le cui periferie, spesso abbandonate a se stesse, cadono vittime del degrado nazionale. Sì, Nazionale.
Napoli non è monnezza, perché, vi assicuro, facendovi un giro per la città, dalla stazione alla metro fino alle strade, vi sorprendereste della situazione. La monnezza c'è stata, in qualche zona c'è ancora, forse ci sarà in futuro, ma etichettando Napoli con l'immondizia non solo diremmo una falsità, ma saremmo poi costretti a fare lo stesso parallelo con città come Roma, che, come Napoli anni fa, ha un problema attuale con l'immondizia, colpa di amministrazioni sbagliate. Il che è diverso, diversissimo dal dire che Roma è monnezza.
Viviamo in un Paese dove un PM si prende il disturbo di chiedere il rinvio a giudizio di un certo Diego Armando Maradona perché, secondo la sua tesi, l'ex Pibe de Oro sarebbe colpevole di aver insultato più volte Equitalia.
Ok, ci potrebbe stare.
Ma non in Italia.
Sì, perché questo è lo stesso Paese dove un Senatore della Repubblica (sì, SENATORE) si permette di offendere due ragazze appena rientrate dalla Siria (al di là del come e perché) con un tweet del genere...
e... continuare a fare il Senatore.
Qualche PM si prenderà mai la briga di denunciare il Senatore? Uno degli uomini che dovrebbe... (brividi) rappresentarci?
Probabilmente in un Paese civile non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di una denuncia, perché il Senatore in questione si sarebbe dimesso immediatamente.
Ma tant'è: viviamo in un Paese dove Maradona viene denunciato per le offese a Equitalia (a noi cittadini in effetti la cosa ci turba particolarmente...) e Gasparri lasciato ancora libero di rappresentarci.
Gli impegni lavorativi ultimamente mi stanno un po' complicando l'aggiornamento del blog... ma non potevo fare a meno di trovare qualche minuto di tempo per festeggiare la Coppa Italia del Napoli!
Era da bambino che aspettavo di poter festeggiare un trofeo del Napoli, dai tempi di Maradona, degli Scudetti, della Coppa Uefa, della Coppa Italia e della Supercoppa Italiana. Ricordo bene la vittoria della Coppa Uefa (il 3-3 a Stoccarda ce l'ho ancora negli occhi, nonostante fossi davvero un bambino) e il Secondo Scudetto. Immagini di festa sfumate, felicità enorme, spensierata, come solo quella di un bimbo può essere.
Poi sono cresciuto... e il Napoli è morto.
Ecco allora la rinascita, dalla Serie C... con la scalata fino all'arrivo in Serie A, la qualificazioni in Europa League, quella in Champions, onorata fino alla fine, eliminati soltanto dalla squadra che poi si è rivelata la vincitrice della competizione. Ed infine eccolo... il trofeo: la Quarta Coppa Italia della storia azzurra.
Aspettavo questo momento da anni, e finalmente domenica è arrivato. 2-0 alla Juventus Campione d'Italia, fino ad allora imbattuta e a caccia della decima Coppa Italia che gli avrebbe regalato la Stella d'Argento.
Ma la Stella Argentata non è arrivata, perché il Napoli voleva fortemente quel trofeo, che mancava da tanto, troppo tempo.
Finalmente festeggio il mio Napoli, nel presente, archiviando le vittorie che ricordavo da bambino nell'album dei ricordi sportivi più belli.
Un grazie a tutti coloro che hanno indossato la maglia azzurra con la passione che soltanto questa sa regalare, e un particolare saluto al Pocho Lavezzi: grazie di tutto, ci mancherai...