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sabato 24 gennaio 2026

I Peccatori (2025)

Come?! Un film horror con sedici candidature all'Oscar?! Com'è stato possibile perdermelo così, in scioltezza?! E allora via, subito a recuperarlo...
"I Peccatori", ambientato nel Mississippi degli anni '30, ci racconta la storia di due gemelli di colore (bene specificare per l'ambientazione e il periodo) che, dopo aver accumulato un po' di soldi grazie al crimine organizzato di Chicago, fanno ritorno nella loro città di origine per provare a ricominciare da capo, rilevando una segheria per trasformarla in un juke joint da mettere a disposizione della comunità nera locale. Ma questo ritorno e questo nuovo investimento, per loro, significherà affrontare eventi ben più complicati di quelli che hanno già passato...

martedì 10 giugno 2025

Più No che Sì

In questo periodo riesco a star davvero poco davanti al pc. Ci tenevo però a scrivere comunque quattro righe sui Referendum appena passati; e falliti. Più che altro per sfogarmi un po', niente di più, perché non voglio dare lezioni a nessuno, non voglio accusare nessuno e, ancor di più, non voglio insultare nessuno. Anche se ammetto di faticare non poco per mantenere saldo quest'ultimo punto.
Quattro righe, quindi, soprattutto perché credo sia arrivato il momento ripensare all'utilità del Quorum. Oggi come oggi, infatti, a mio parere non ha più alcun senso mantenere questo strumento che, già in passato, aveva sempre e solo favorito soltanto una delle parti chiamate in causa.

mercoledì 6 marzo 2024

American Fiction (2023)

L'ultimo film dei Candidati all'Oscar che ho visto finora è "American Fiction", di Cord Jefferson. E, se non avverrà un miracolo (ma come si fa a proporre una programmazione così scandalosa di un film come "La Zona d'Interesse"?!), sarà davvero l'ultimo prima della notte delle premiazioni. Accontentiamoci. 
Tornando al film oggetto del post: disponibile su Prime Video da qualche giorno, ci troviamo di fronte a una commedia davvero particolare. E lo capiremo subito, fin dalla prima scena, in cui ci verrà presentato il protagonista della storia: lo scrittore e professore Thelonious "Monk" Ellison. Una scena che, a dire il vero, ci presenterà non solo il personaggio, ma direi tutto il senso su cui poi ruoterà l'intero film: le ipocrisie del mondo letterario e cinematografico riguardo un certo tipo di approccio, tanto in voga negli ultimi anni. Il professor Ellison, infatti, è un uomo di colore, e ci terrà particolarmente a sottolineare quanto sia sbagliato e banale cadere nell'ormai enorme calderone del politicamente corretto...

sabato 4 dicembre 2021

Senza Terra

Proprio stamattina leggevo che dal nuovo rapporto Censis è venuto fuori che un buon 5.8% di italiani crede che la Terra sia piatta. Bene dai... pensavo di più. Del resto, come ho sottolineato qualche post fa, l'accesso alle informazioni che abbiamo oggi spesso non serve a niente quando ci si trova di fronte a degli idioti
E a proposito di idioti, spesso penso a quanto sarebbe utile per i razzisti appassionarsi all'Astronomia. Certo, un razzista tipo scambierebbe con nonchalance l'Astronomia con l'Astrologia, e con molta probabilità, quando qualcuno gli farebbe notare la differenza, non esiterebbe un attimo a preferire la seconda. Ma cercare di fargli entrare un po' di concetti astronomici in quelle loro testoline bacate a mio parere gli farebbe molto bene. Pensate un po', infatti, a quanto sembrerebbero ridicole le loro teorie di superiorità bianca, rossa, verde e stronzate varie, di fronte alla realtà alla quale l'Universo ci mette quando proviamo ad allargare un po' la nostra visione...

mercoledì 10 marzo 2021

American History X (1998)

"American History X" è uno di quei film che, una volta visti, non li dimentichi più. Il primo aggettivo che mi è saltato in mente non appena ho concluso la visione di questo film, è stato potente. Sì, il film di Tony Kaye è potente. Per la storia, l'ambientazione, le dinamiche e la conclusione. Tutto in questo film riesce a metterci addosso il disagio e la violenza che si respira in certi ambienti, in certi strati sociali che continuano ancora oggi a macchiare la nostra Società e, soprattutto, come ci tiene a sottolineare anche il titolo, quella americana.
Derek Vinyard è il leader di un gruppo di naziskin statunitensi, esaltato, pieno di rabbia, che finisce in galera dopo un episodio di cieca violenza nei confronti di tre ladri di colore che stavano per rubargli l'auto in piena notte. Suo fratello minore Danny, intanto, sembra essere indirizzato a percorrere la stessa strada che ha portato Derek in prigione. Ma sarà proprio l'uscita dal carcere di quest'ultimo a cambiare radicalmente il corso della sua vita.

domenica 6 dicembre 2020

His House (2020)

Finalmente sono riuscito a trovare un po' di tempo per dedicarmi alla visione di qualche nuovo film su Netflix. La prima scelta è ricaduta su "His House", un film che dal trailer mi aveva subito incuriosito. La storia racconta di una coppia di rifugiati arrivata in Gran Bretagna dopo aver affrontato uno straziante viaggio dal Sud del Sudan, devastato dalla guerra. Una volta approdata in Europa, la coppia prova a crearsi una nuova vita in una città inglese. Qui gli viene infatti assegnata una casa, che però sembra nascondere qualcosa di veramente oscuro e inquietante...
Innanzitutto parto col dire che, da amante del "Dottore", fa sempre piacere rivedere Matt Smith, qui nel ruolo di Mark, la persona che segue i coniugi nel  loro percorso di inserimento. Percorso di inserimento della coppia che procede in maniera differente tra i due: se da una parte l'uomo, Bol, sembra riuscirci con più facilità, dall'altra Rial, la moglie, fa decisamente più fatica. A rendere questo percorso ancora più complicato, come accennato, è il fatto che i due si ritrovano a dover vivere in una casa che, oltre a problemi puramente estetici e materiali, sembra averne di ben più grossi...

lunedì 11 maggio 2020

Bastarda Indignazione

Ho perso talmente tanta fiducia nei confronti della mia specie, che ultimamente parlo davvero poco di attualità, politica, società. E pensare che fino a qualche anno fa ero un vero e proprio attivista, di quelli scassapalle. Oggi sono ancora fortemente schierato come allora, ma decisamente disincantato. Non riesco però a tacere sulla questione del giorno: rimarcando quella perdita di fiducia di cui parlo a inizio post, mi sono chiesto per l'ennesima volta che razza di mondo è mai questo. Un mondo in cui ci si riesce a indignare addirittura per la liberazione, ripeto, liberazione di una ragazza che era stata rapita mentre si trovava a fare del volontariato, ripeto, volontariato in Africa. Che razza di gente può arrivare a tanto? Come si può arrivare a imbastardirsi a un tale livello? Eppure, di simil bastardi, ce ne sono. Ce ne sono eccome. Tanto che, nel mio (ridicolo) piccolo, ho sentito il forte bisogno di invitare le "amicizie" che ho sui Social a eliminarmi dalla loro lista nel caso fossero anche loro tra gli "indignati". Anche se dubito fortemente possano avere la dignità per farlo.
Ma riprendendo un mio post su Facebook, a questa gentaglia che si chiede sarcasticamente o indignatamente quanto abbia sborsato il governo per liberare Silvia Romano, vorrei porre questa semplice domanda: cosa avreste fatto voi paladini della Corte dei Conti per far sì che il governo italiano sborsasse qualsiasi cifra per salvare una vostra figlia, sorella, fidanzata, moglie, madre in una situazione identica? Ecco, vorrei chiedervi soltanto questo. Perché io, al di là del motivo per il quale una persona a me cara si fosse recata in un qualsiasi posto del pianeta Terra, sarei stato pronto a incatenarmi giorno e notte sotto la sede del mio governo per far sì che questo pagasse qualsiasi richiesta di riscatto per liberarla. Figuriamoci se, quella persona cara, in un posto del genere ci si fosse recata per fare del bene...
Per non parlare, poi, dei soliti noti giornali che stamattina hanno aperto così:
Sì, avete letto bene.
Fate schifo. Fate davvero schifo. E non meritereste neanche la mia, di indignazione. Ma, perdonatemi, la mia è dettata da qualcosa che a voi, a quanto pare, è sconosciuta: l'umanità. 
Buona rabbia a voi. E buona gioia a noi: bentornata Silvia!

sabato 2 maggio 2020

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (2017)

Uno dei film più intensi degli ultimi anni è senza dubbio "Tre Manifesti a Ebbing, Missouri", di Martin McDonagh, un regista che ho già apprezzato molto in "In Bruges" e "7 Psicopatici". Al contrario di questi ultimi due, però, la sua ultima opera non ha personaggi così sopra le righe.
Il film parla della voglia di giustizia di una madre, caparbia, dura, decisa, che affittando tre grossi cartelloni pubblicitari lungo una strada, tra l'altro neanche tanto frequentata, scrive un messaggio in cui chiede, appunto, verità sul brutale omicidio di sua figlia, accusando la polizia locale, e soprattutto il capo, di non fare abbastanza per trovare il colpevole. Ma questa iniziativa non le porterà soltanto solidarietà...
Il film è dunque una vera e propria fotografia di una certa parte della grande e civilizzata America, che ancora oggi fa i conti con razzismo e soprusi di ogni genere, ai danni dei più deboli e delle minoranze. Gente che, di solito, ha poca voce. Una voce che grazie alla protagonista, una straordinaria Frances McDormand (premiata qui con l'Oscar come Migliore Attrice Protagonista, insieme a un altro attore sempre di questo film, l'altrettanto bravissimo Sam Rockwell, come Miglior Attore Non Protagonista), risuonerà forte e chiara. 
Se c'è un difetto che posso imputare al film di McDonagh è il finale: seppur non deludente, a mio parere, vista l'enorme forza del film fino a quel momento, avrebbe potuto dare molto di più. 
(VOTO: 7,5 - Sacrosanta Voglia di Verità)

giovedì 2 aprile 2020

Paradise Police (Stagioni 1 e 2)

Se in questi giorni di quarantena avete bisogno di una Serie TV Animata per distrarre i vostri bambini... questa non fa per voi. 
"Paradise Police" (o Paradise PD) credo sia l'esempio lampante dell'assoluta libertà d'espressione in una Serie TV. Così come il precedente prodotto degli stessi Autori, "Brickleberry", in Paradise PD troviamo davvero di tutto: sesso, droga e... sesso e droga. I personaggi (quasi copie dei Rangers di Brickleberry) sono tutti decisamente sopra, anzi oltre le righe, come il Capo della Polizia, il misogino e razzista senza palle (in tutti i sensi...) Randall Crawford; suo figlio Kevin, raccomandato e imbranato agente, dai gusti sessuali ambigui (uomini, donne o... macchine?), poco amato dal padre (se è senza palle... la colpa è sua) e molto amato dalla madre, Karen, Sindaco della città ed ex moglie di Randall; Gina, poliziotta bionda, carina, estremamente violenta e decisamente ninfomane, soprattutto quando si parla del suo grande, grosso, grasso collega effeminato Dusty, che però le fa capire (o almeno ci prova) in tutti i modi che c'è trippa solo per i suoi amati gatti; l'anziano e malandato poliziotto Stanley, ossessionato anch'egli dal sesso nonostante la sua veneranda età; il poliziotto di colore Gerald, che forse inizialmente sembra essere quello più normale. Inizialmente. E potrebbe già bastare una cricca del genere per capire di fronte a quale prodotto ci troviamo. Ma certo che non basta. Perché tra i professionalissimi agenti c'è anche un cane parlante, Bossolo, ovviamente agente dell'Unità Cinofila, e altrettanto ovviamente tossicodipendente e alcolizzato. Insomma, di tutto e di più, con l'aggiunta di personaggi secondari sulla stessa linea morale ed etica dei principali, se non peggio. 

sabato 1 febbraio 2020

Un Passo Indietro

Allora: dall'ultima indagine Eurispes è emerso che in Italia i negazionisti, ovvero quelli che credono che la Shoah non sia mai esistita (!), sono passati dal 2,7% del 2004 al 15,6% di oggi. Sì, incredibile ma vero, sono aumentati. La stessa indagine ci fa sapere che gli italiani a favore dello Ius Soli sono calati del 10%. Aggiungiamoci pure che a oggi, se si andasse a votare, come primo Partito ne avremmo uno che di certo non è favore dell'accoglienza e dell'inclusione, il quadro è davvero deprimente. Ma l'Italia è un Paese che ultimamente ci sta regalando grandi gioie, e allora ecco che con l'arrivo del Coronavirus alfabeti funzionali e compagnia bella (si fa per dire) si scatenano in ipotesi e timori da far arretrare se non autoeliminare il virus stesso. 
Ora: col passare di anni, decenni, secoli e millenni è stato appurato che l'essere umano è andato incontro a una certa e costante evoluzione. Che sia dunque giunta al capolinea? Che l'evoluzione dell'essere umano, arrivata a un certo punto, non possa più avanzare?
Certo che no, mi risponderebbe qualcuno. Perché, riflettendoci bene, qui l'evoluzione sembra non essersi soltanto arrestata... ma aver cominciato a fare dei passi indietro.
E se nel secolo scorso pensatori, scienziati, filosofi, si chiedevano quali meraviglie avrebbero vissuto e governato i loro simili nei decenni a venire, oggi come oggi ci sarebbe da chiedersi soltanto a quale tipo di scimmia assomiglieremmo nel prossimo futuro: io voto per la bertuccia. Ne ho conosciuta qualcuna a Gibilterra, e mi hanno concesso anche qualche selfie. 

martedì 31 dicembre 2019

Watchmen (Miniserie)

Ultimo giorno del 2019. Posso quindi affermare che "Watchmen", per quanto mi riguarda, è senza ombra di dubbio la Serie TV dell'anno. Un anno che ha sfornato altri grandi prodotti, come "Chernobyl", "The Boys", "Dark 2" e "The Mandalorian" (sono in attesa di vedere dove andrà a parare "Servant"), tutti per me un gradino (piccolo) sotto "Watchmen", e che riguarderei subito senza annoiarmi.
Ma torniamo alla Serie protagonista del post: una storia straordinaria, ambientata 30 anni dopo le vicende del fumetto, in un 2019 alternativo, razzista e spaventato. Troviamo nuovi e vecchi personaggi della storia originale, in un intreccio che tiene lo spettatore incollato allo schermo, e che col passare degli episodi, 9 in tutto, riesce a sbrogliarsi e a rispondere a tutte le domande che inevitabilmente lo spettatore si è posto. Poche Serie, a mio parere, sono riuscite a completarsi così bene, a far combaciare alla perfezione tutti i pezzi del puzzle, senza cadere nel terribile spiegone. La messa in scena della storia di Adrian Veidt (un come sempre grande Jeremy Irons), per esempio, è da manuale, così come quella del mitico Dottor Manhattan, in un episodio, "Un Dio entra in un bar", a dir poco strepitoso.
Difetti? Per una volta non ne voglio trovare. Watchmen è talmente intrigante, affascinante, curioso, che se di difetti presenti non ne ha, spero con tutto il cuore che non ne arrivino in futuro, come un'eventuale Seconda Stagione. La Serie TV infatti è autoconclusiva, come meglio non si poteva, e se le parole di Damon Lindelof, che dice di non avere per ora intenzioni e idee per una nuova Stagione, fanno ben sperare, bisognerà sempre fare i conti con lo spietato mondo del mercato.
Per il momento, allora, godiamoci quest'unica, grande Stagione della miglior Serie del 2019, tenendo sempre d'occhio il cielo: potrebbero piovere calamari.
(VOTO: 10 - Un Dio entra in una Serie TV)

lunedì 4 novembre 2019

Merda su Marte

È difficile, davvero difficile comprendere, o meglio capacitarsi, di come oggi, con dei nostri simili là fuori a progettare come mandarci su Marte, possano esisterne altri, sempre là fuori, che si divertono a fare Bu a un ragazzo di colore o, peggio ancora, non considerarlo "mai italiano" perché scuro di pelle. Possibile, dunque, che da paladino dell'unicità della razza umana debba a volte ricredermi, e discriminare io stesso? Possibile che debba sempre più spesso ricorrere a una separazione netta di elementi nella mia stessa specie? Ovviamente non per il colore, il credo religioso, l'orientamento sessuale o quello sportivo, ma più semplicemente per quello sociale, o meglio morale, o meglio umano. Sì, umano. Perché, per quanto mi riguarda, è qui che avviene la separazione, la discriminazione, il disconoscimento di un mio simile. Ovvero quando qualcuno si fa gioco dell'evoluzione che avrebbe dovuto in qualche modo renderlo comunque un minimo superiore rispetto a una merda schiacciata in strada, e ci tiene a sparare stronzate, tirando in ballo persino personaggi enormi, giganteschi rispetto a quella merda schiacciata che è, sfidando a viso aperto un sistema che non dovrebbe ignorare le merde schiacciate in strada, perché quelle merde possono essere rischiacciate, e andrebbero dunque rimosse. 
Ma il problema, in fondo, non è la merda in strada. Il problema è ciò che c'è intorno. Il problema è una classe politica che permette di avere tra le proprie fila personaggi capaci di astenersi di fronte all'approvazione di una Legge talmente giusta e sacrosanta, talmente chiara e cristallina, da risultare essi stessi delle merde quanto merda è il tizio in curva che fa bu e blatera come l'ultimo degli idioti. Finché tra le fila della politica che dovrebbe governarci, dunque, ci saranno personaggi come questi, capaci di arrivare a toccare il fondo del fondo per non perdere un voto che sia un voto in quest'attuale, nauseante clima d'odio che sono stati capaci di creare essi stessi... sarà allora inutile sperare che le merde schiacciate in strada vengano rimosse. Perché, da che mondo è mondo, la merda si accumula su altra merda. E in Italia, in questo periodo, ne siamo circondati.
E alla fine di questo post, che è più che altro uno sfogo, mi torna in mente Marte. E Guzzanti. E la sua parodia sulla conquista del Pianeta Rosso
Ecco... spedirli tutti da quelle parti non sarebbe una cattiva idea. E lo si farebbe per loro: sarebbero tutti bianchi, tutti patrioti, tutti eterosessuali, tutti col braccio destro a scatto, tutti stronzi. 
Che la NASA si muovesse, allora... perché forse abbiamo trovato una soluzione. 

sabato 27 luglio 2019

La Percezione del Colore oggi in Italia

Cos'è il Colore? "Il colore è la percezione visiva delle varie radiazioni elettromagnetiche comprese nel cosiddetto spettro visibile", dice Wikipedia. Ma in Italia, da un po' di tempo a questa parte, il Colore è qualcosa di più di una semplice percezione visiva di radiazioni elettromagnetiche. Sì, perché succede che quando un povero disgraziato viene ammazzato senza pietà in una notte d'estate romana, ecco che per la gente di Capitan Porti Chiusi l'autore dell'omicidio, in barba a qualsiasi percezione visiva di una qualsiasi radiazione elettromagnetica del loro ristrettissimo e limitato spettro visibile, deve essere di un determinato colore. Tendente al Nero, ovviamente. E se le prime notizie sul presunto assassino fanno vacillare questa loro già in partenza compromessa percezione, ecco che magari buttano lì (giornali compresi) un "nordafricano con le meches", perché l'assassino biondo, nelle loro piccole e sottosviluppate testoline, non è concepibile. 
Le meches. Sì, hanno parlato persino di meches.
E adesso? Il Capitano parlerà comunque di lavori forzati? Chiederà a Trump di riprendersi queste risorse (di chi, stavolta?! E la Boldrini?!)? 
Sinceramente provo anche vergogna per me stesso. Non avrei voluto scrivere un post del genere, perché in tutto ciò l'unica cosa che ahimè conta davvero è la scomparsa di un Carabiniere, di un Uomo, di un Marito. E la rabbia che provo per quella bestia che si è macchiata di un simile delitto è la stessa che proverei se quella bestia fosse stato un asiatico, un italiano, un norvegese, un nordafricano con meches o senza, un alieno. Perché, a differenza di chi si nutre di odio razziale ogni giorno, chi per convenienza, chi per racimolare ogni più disperato e disparato voto, chi per semplice ignoranza, riesco a fare una sola differenza: quella tra Bene e Male. Senza colori.




domenica 10 luglio 2016

Scarti Umani

“Scimmia”. 
Ad oggi esiste ancora gentaglia che pensa di offendere una persona di colore chiamandola Scimmia, incredibilmente incosciente del fatto che, nel momento esatto in cui pronuncia quella parola, offende se stesso qualificandosi all’istante come scarto dell’intera umanità. Sì, eccolo che in quel momento, nel momento esatto in cui esclama quello "Scimmia", eccola che grida al mondo intero: “Io sono uno scarto umano”.
Ma questi scarti umani sono pericolosi. Questi scarti umani sono violenti e picchiano. E uccidono. Questi scarti umani pensano, sfruttando al minimo le loro già limitate capacità cognitive (c’è sempre più una correlazione diretta e inquietante tra inferiorità cognitive e appartenenza a gruppi di estrema destra), di affermare così la loro appartenenza a un popolo superiore, discriminandone uno inferiore. E mi fanno pena, un’enorme pena questi scarti umani, perché credo sia evidente che, se proprio dovesse esserci un fattore discriminante in situazioni del genere, questo riguarderebbe soltanto la differenza tra esseri umani e, appunto, loro stessi, gli scarti, le bestie. No, non chiamateli animali, perché se è vero che è ormai retorica affermare che "gli animali sono meglio", è pur sempre una lampante, evidente e ormai banale verità.
Tu, scarto dell’umanità, non stai rappresentando un popolo superiore, non stai rappresentando gli italiani, non stai rappresentando nemmeno l’ultimo degli esseri umani. Tu non stai rappresentando nulla, anzi, tu stai rappresentando il nulla, il nulla cosmico in cui dovresti essere rinchiuso e mai più fatto uscire. Tu, scarto dell’umanità, dovresti essere disconosciuto come cittadino, come italiano, come tutto. Tu non sei italiano, sei soltanto una bestia col dono della parola (e che parola) che merita soltanto di essere limitato nelle sue capacità, ovvero quella di 
(credere di) 
offendere, picchiare, odiare, uccidere. L’Italia, l’Europa, il Mondo Intero non hanno bisogno di scarti umani del genere. E allora che Giustizia sia fatta e che tu sia riconosciuto com'è giusto che sia: scarto. L'umanità intera ti sputa via, di vomita.
Un ultimo appunto: anche in questo caso qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire frasi più o meno del tipo “Queste cose andate a farle a casa vostra”. Ovviamente quel qualcuno non si esporrà, stavolta. E mi espongo io, ancora: sì, queste cose gentaglia del genere dovrebbe andare a farle a casa sua; ovvero una cella, buia, isolata. Eccolo, l’unico posto che meriterebbe di essere chiamato casa, per uno scarto umano anche stavolta partorito
(vomitato) 
mostruosamente dalla solita, vigliacca e sempre più ottusa pancia dell'estrema destra.

domenica 11 maggio 2014

Italiani a piacere

Premesso che, da tifoso del Napoli e Italiano, condanno anch'io i fischi all'Inno Nazionale, mi viene da spendere qualche riga per tutti quelli che stanno gridando vergogna nei confronti della Curva Azzurra per aver fischiato l'Inno. Ok, ripeto, è sbagliato, ma mettiamoci d'accordo: i tifosi del Napoli sono italiani sempre o soltanto quando fischiano l'Inno di Mameli? Perché a me sembra che i supporters azzurri, ovunque vadano negli Stadi del Nord Italia (dove vivo anch'io), vengano accolti non proprio da "connazionali". I vari "Benvenuti in Italia", i canti dell'Inno schernendo i tifosi del Napoli accusati, appunto, di non essere italiani, i continui richiami al Vesuvio. Allora: di cosa stiamo parlando? I tifosi del Napoli devono essere considerati Italiani soltanto quando fischiano l'Inno?
Italioti razzisti, mettetevi l'anima in pace, perché c'è poco da indignarsi, in fondo: i tifosi del Napoli sabato sera con i loro fischi non avrebbero dovuto sorprendervi; dopotutto, non li considerati italiani per 364 giorni all'anno.

domenica 8 dicembre 2013

Addio Madiba

Si sono spese milioni di parole per la scomparsa di Nelson Mandela, avvenuta lo scorso 5 dicembre all'età di 95 anni. Quando si è di fronte a un Grande Uomo, per quanto mi riguarda c'è poco da aggiungere a tutto ciò che è stata è che sarà, anche in futuro, la sua straordinaria figura. 
Addio Madiba.

martedì 16 luglio 2013

L'Imbarazzo di essere Calderoli

Come può un personaggio come Roberto Calderoli permettersi di offendere, in maniera squallidamente razzista, un Ministro della Repubblica Italiana? Come può farlo, soprattutto, e rivestire ancora la carica che incredibilmente ricopre? Siamo veramente di fronte all'agonia di un Paese che ormai nelle sue Istituzioni si copre di ridicolo ogni giorno, un Paese in cui condannati e interdetti hanno più potere di onesti e capaci, e dove ci si può permettere di definire “orango” un Ministro (mio Dio... da che pulpito!) e pretendere di passare impuniti dopo un semplice “Ok, scusa... la mia era una battuta!”. No, in alcuni casi le scuse non devono e non possono bastare, ancor peggio se quelle scuse non sono sentite. Un personaggio come Calderoli che ricopre la carica di Vice Presidente del Senato dovrebbe imbarazzare ogni membro di quella Camera, e ogni onesto cittadino. 
Ma oltre all'improbabile attinenza di un Calderoli con una carica simile, laddove nella follia generale che ormai imperversa nel Paese questa carica gli è stata incredibilmente affidata (no, davvero... è imbarazzante mostrarsi al mondo intero con personaggi simili in cariche simili!), nonostante questa follia dilagante quella carica gli va tolta in qualche modo, perché, si sa, in Italia sono tutti allergici alle dimissioni (è un gesto troppo nobile per essere concepito e attuato da quasi tutti gli elementi seduti su quelle poltrone). Come può permettersi, quindi, un tipo come Calderoli di pronunciare certe frasi che, sia chiaro, più che offendere il Ministro Kyenge offendono più se stesso e, e qui mi girano, la carica che ricopre e tutto ciò che rappresenta l’Italia nel mondo? No, non se lo può assolutamente permettere. Quindi delle scuse, signor Calderoli, il Ministro non sa che farsene, così come la Politica (che alla fine gli farà passare anche questa, probabilmente) e l’Italia intera. Dovremmo indignarci, stancarci per davvero di essere continuamente umiliati come Italiani nell'essere rappresentati dai vari Calderoli e simili. Il leghista ha voglia di offendere qualcuno? Si dimetta, si metta in canottiera (gli sta benissimo), si guardi allo specchio e inizi pure. Finalmente avrà soddisfazione, e tanta... tanta ispirazione.

martedì 30 aprile 2013

Un Buco Nero

Gli insulti razzisti alla neo Ministra Cécile Kyenge non mi fanno rabbia, ma soltanto profonda tristezza. Credo che a questa gente ci sia bisogno di spiegare che leggere (lo riporta “la Repubblica” di oggi) nel 2013 frasi come “Zulù”, “Bonga Bonga” o “Ci mancava la negra” nei confronti di un Ministro Italiano di colore, non offende di certo il Ministro o chi, al contrario di loro, vive una sana vita da essere intelligente ed evoluto, ma offende soltanto loro stessi e la loro scarsa, scarsissima cultura, intelligenza e amor proprio. Insomma, sentir parlare un tipo come Borghezio di “Ministro Bonga Bonga” o “Scelta del cazzo” non ci sorprende né preoccupa; è un po’ come se da un maiale non ci si aspettasse un grugnito e una bella rotolata nel fango. Ciò che preoccupa, invece, è il proliferare di tutti i siti fascisti e affini che sono pieni di nuovi soldati neri che non si fanno il minimo problema – beati loro – a sventolare ai quattro venti tutta la loro ignoranza condita da odio insensato (probabilmente dovuto a complessi di lucida inferiorità; farsi curare no?). Vedere ancora oggi un odio e un’intolleranza così dilagante è desolante. Qualcuno arriva addirittura ad affermare che a questo punto “è meglio emigrare!”. Su questo sono d'accordissimo con loro. Vi prego, fatelo...
Il Professor Melis (un blog tutto da leggere...) intanto, afferma che “l’italiano che ha sposato la negra deve essere un disperato”; il concetto di disperazione, a quanto pare, è assolutamente soggettivo, perché dopo un’affermazione del genere a me viene da associarlo immediatamente proprio al “Professore”. Punti di vista. Come quello in cui sempre il Melis si chiede: “Vi fareste operare da questa oculista di colore?”. La domanda lecita è un’altra: “Quale grado di rispettabilità può avere oggi uno che... si fa una domanda del genere?”. Qui non ci sono molti dubbi nella secca risposta, a parte quelli dei personaggi che la pensano come il Professore, che di dubbi e confusione nelle loro testoline penso ne abbiano in abbondanza. 
Il titolo dell’articolo su “la Repubblica” è “Insulti razzisti sui siti della galassia nazi”. Ecco, di nero, in questo tipo di galassie, servirebbe soltanto una cosa: un bel buco.