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sabato 2 maggio 2020

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (2017)

Uno dei film più intensi degli ultimi anni è senza dubbio "Tre Manifesti a Ebbing, Missouri", di Martin McDonagh, un regista che ho già apprezzato molto in "In Bruges" e "7 Psicopatici". Al contrario di questi ultimi due, però, la sua ultima opera non ha personaggi così sopra le righe.
Il film parla della voglia di giustizia di una madre, caparbia, dura, decisa, che affittando tre grossi cartelloni pubblicitari lungo una strada, tra l'altro neanche tanto frequentata, scrive un messaggio in cui chiede, appunto, verità sul brutale omicidio di sua figlia, accusando la polizia locale, e soprattutto il capo, di non fare abbastanza per trovare il colpevole. Ma questa iniziativa non le porterà soltanto solidarietà...
Il film è dunque una vera e propria fotografia di una certa parte della grande e civilizzata America, che ancora oggi fa i conti con razzismo e soprusi di ogni genere, ai danni dei più deboli e delle minoranze. Gente che, di solito, ha poca voce. Una voce che grazie alla protagonista, una straordinaria Frances McDormand (premiata qui con l'Oscar come Migliore Attrice Protagonista, insieme a un altro attore sempre di questo film, l'altrettanto bravissimo Sam Rockwell, come Miglior Attore Non Protagonista), risuonerà forte e chiara. 
Se c'è un difetto che posso imputare al film di McDonagh è il finale: seppur non deludente, a mio parere, vista l'enorme forza del film fino a quel momento, avrebbe potuto dare molto di più. 
(VOTO: 7,5 - Sacrosanta Voglia di Verità)

mercoledì 30 luglio 2014

7 Psicopatici (2012)

Dopo aver apprezzato “In Bruges” di Martin McDonagh, non ho potuto fare a meno di guardare il secondo (e ultimo, per ora) film dello stesso regista. In “7 Psicopatici” troviamo sempre Colin Farrell, qui nei panni di Marty, uno scrittore irlandese alcolizzato alla ricerca dell’ispirazione per il copione di un film, dal titolo, appunto,“7 Piscopatici”. Ad aiutarlo troviamo il suo amico Billy, che non se la passa certo meglio. La ricerca dei 7 psicopatici da includere nel film non sarà poi tanto difficile, in un mondo dove imbattersi in uno psicopatico è, spesso, fin troppo semplice. Se poi ci mettiamo il rapimento di un cane sbagliato e un annuncio su un giornale... 

giovedì 19 dicembre 2013

In Bruges - La Coscienza dell'Assassino (2008)

Morire a Bruges. C’è posto più bello per terminare la propria complicata vita? Per qualcuno no, assolutamente; Bruges è un posto da favola. Per altri sì, decisamente; la cittadina belga è un posto noioso e grigio. Il film di Martin McDonagh, sullo sfondo della obiettivamente bella Bruges, ci mette di fronte a una coppia di sicari alle prese con un viaggio di redenzione. Uno in particolare è chiamato a fare i conti con la propria coscienza, dopo uno sbaglio che, come afferma più volte il “grande capo” (lui sì che ama Bruges) non doveva essere commesso. E come dargli torto. La storia, seppur semplice, non annoia mai e si sviluppa in un crescendo di tensione (bella, tra le altre, la scena delle monetine). Sulle scene finali forse avrei qualche dubbio (in qualche passaggio manca un po’ di realismo), ma non me la sento di farli pesare sul giudizio complessivo del film. Ottima prova di Colin Farrell, credibile e perfettamente a suo agio nel ruolo. Bravi anche Brendan Gleeson (il socio) e Ralph Fiennes nel ruolo del freddo capo, apprezzabile comunque nella sua coerenza. Del resto, ci ricorda nel finale (aperto ma non troppo), bisogna tener fede ai principi. Sempre.
(VOTO: 7+ – Tra le strade di Bruges)