Avevo messo in lista "La Casa alla Fine del Mondo" di Paul Tremblay (vincitore del Bram Stoker 2018) subito dopo l'annuncio dell'uscita negli Oscar Fabula della Mondadori. La storia mi aveva subito affascinato: una famiglia americana composta dalla piccola Wen e dai suoi due papà Eric ed Andrew, decide di passare qualche giorno lontano dalla città, in una casa in campagna. Lontano dalla città vuol dire però anche niente internet e niente telefono mobile, e, da che mondo è mondo, la mia Cultura Horrorifica mi ha insegnato che la mancanza di queste due cose, all'apparenza strumenti del diavolo da cui scappare per rilassarsi, in situazioni del genere non porta mai a nulla di buono. La piccola Wen, infatti, mentre è impegnata a catturare delle cavallette per studiarle meglio inserendole nel suo bel barattolo di vetro, farà la conoscenza di un giovane e grosso uomo spuntato dal nulla, Leonard. Ma Leonard, che all'apparenza le sembra anche un tipo a posto (ma non del tutto), non è da solo. E l'arrivo degli altri suoi tre compagni segnerà per la famiglia l'inizio di un vero e proprio incubo, in cui si mescoleranno violenza, presagi, sangue e ricerca di verità e salvezza; ben al di là di quella della famiglia di Wen...