I cambiamenti climatici non esistono. E se esistessero farebbero un gran bene. Parola di Pdl. Non è una barzelletta. E' una mozione che porta, tra le varie firme di esponenti della maggioranza, anche quelle di Dell'Utri, Nania e Poli Bortone. In polemica con la Commissione europea che dà "per scontata l'attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell'atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici", i parlamentari del centrodestra professano senza esitazione la loro fede scettica. Sostengono che "una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell'atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all'anidride carbonica di emissione antropica".
E se invece il mutamento climatico fosse veramente in atto? Niente paura - si legge nella mozione che verrà discussa giovedì in Senato - sarebbe una gran bella cosa: "Se pure vi fosse a seguito dell'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all'ambiente, all'economia e all'incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici".
Non è puro amore del paradosso. Nel mirino ci sono, ancora una volta, gli accordi di Kyoto e l'impegno dell'Unione europea ad arrivare agli obiettivi del 20 - 20 -20, cioè a far correre la macchina dell'industria europea per renderla in tempi rapidi più competitiva sul mercato internazionale aumentando l'efficienza e diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili: "Gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca".
Al testo presentato dalla maggioranza verrà contrapposta una mozione dell'opposizione. "Quelle della maggioranza sono affermazioni che fanno a pugni con il consenso scientifico e politico maturato in tutta Europa sui mutamenti climatici e danno la misura della marginalità del governo italiano rispetto al modo in cui i principali paesi industrializzati stanno organizzandosi per rispondere alle due crisi che si intrecciano: la crisi economica e la crisi climatica", commenta Roberto Della Seta, capogruppo pd in commissione Ambiente.
L'adagio per archi è una composizione per orchestra d'archi di Samuel Barber. Eseguito per la prima volta nel 1938, è il brano più famoso di Barber.
Si tratta di un arrangiamento dello stesso Barber di un movimento del suo Quartetto per archi n. 1 (op. 11), composto nel 1936; nella sua versione originale, esso segue e fa da contrasto ad un primo movimento decisamente violento, ed è a sua volta immediatamente seguito da una breve ripresa del materiale nel primo movimento.Il pezzo, nella sua versione trascritta per orchestra, è stato eseguito per la prima volta da Arturo Toscanini con l'orchestra sinfonica della NBC il 5 novembre1938 a New York. Il pezzo è stato usato anche nel film Platoon di Oliver Stone, con la funzione di sottolineare i momenti più forti della pellicola.
Parco delle Madonie (Sicilia), Dolomiti, Monte Livata (Lazio), Olevano Romano (Monti Simbruini Lazio)Pistoia (Toscana) e altro... dedicato agli alunni e alla Prof.ssa A.M.Pansini della S.M.S. G.B.Piranesi di Roma (Italia) e agli alunni del 4o Gymnasio Peristeriou di Atene (Grecia).
Inizia lo spettacolo "PROMEMORIA "di Marco Travaglio:
La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più nulla.
Si dice che la storia è maestra, ma nessuno impara mai niente.
Promemoria è la novità editoriale di Marco Travaglio.
Un libro in formato inedito per il giornalista torinese che per la prima volta propone un suo testo accompagnato da un Dvd con le riprese dello spettacolo omonimo, vero e proprio fenomeno della stagione teatrale in corso, accolto ovunque con il tutto esaurito.
RICHARD Tinney, l'inglese che ha inguaiato la moglie - e che moglie, la ministro degli interni Jacqui Smith - per due film porno, ha commesso un errore da dilettanti. Ovvero, si suppone per tirchieria, ha consumato film pornografici su un percorso tracciabile, lasciando che ne uscisse fuori una ricevuta di pagamento che poi per errore la sua consorte ha allegato ai rimborsi spese ministeriali. E dire che ormai anche l'ultimo appassionato rinserrato nella sua stanzetta nella villetta a schiera in provincia sa benissimo che l'hard per immagini lo si celebra nell'anonimato assoluto. E il porno così è diventato sempre più quotidiano e a disposizione di tutti.
Ad esempio, basta collegarsi a un certo sito Internet simboleggiato da due cifre, intuibili e che combaciano l'una con l'altra, e acquisti film hard al minuto: costa 0,07 centesimi per sessanta secondi. Con una schedina prepagata e quindi molto anonima. Il vantaggio è evidente: a un certo punto della sessione, fatalmente, il porno via video perde bruscamente di interesse. Lì, interrompi la connessione e paghi solo quello che hai consumato. Se i gestori rendessero noti i tempi di collegamento medio, avremmo delle statistiche interessanti su certe abitudini.
Benvenuti nel mondo sempre più esteso del porno consumato via schermo, sia quello tv che, soprattutto, quello via computer. Secondo una ricerca Eurispes di qualche anno fa un movimento complessivo che gira sui 900 milioni di euro all'anno. È una cifra da intendere totalmente per difetto. Dentro bisogna farci stare anche il porno tecnicamente più ufficiale a disposizione, quello delle notti hard di Sky (ogni sera più di 200 mila italiani acquistano un film vietato ai minori sui canali "hot" del bouquet), secondo una ricerca del Sole 24 Ore valutabile con introiti sui due milioni a settimana, con percentuali che fanno arrossire se si va sulla cifra spesa in pay-per-view anche per i film normali.
Quello che dilaga davvero (anzi, in termini prettamente internettiani: spopola) è il video sesso via web. Ovvero la forma più veloce, economica, sicura. Quello che consumato a milioni di unità frutta cifre che nessuno riesce nemmeno a immaginare, a furia di minuti pagati 0,07 centesimi o di noleggio film a sei euro ciascuno, 48 ore di tempo per visionarselo con calma e quante volte si vuole (anche qui le statistiche sarebbero interessanti). Quasi sempre robaccia girata in digitale e per gusti un po' così, ma quello che conta è la sostanza. A dirla tutta, a controllare quali risultano essere i titoli più visionati, vengono ovviamente premiati i generi peggiori e più oltranzisti.
E qui siamo solo nel ramo "pagamento diretto", nei siti cosiddetti commerciali e che mantengono una parvenza di ufficialità , per i quali la ricerca Eurispes di cui sopra assegnava un fatturato annuo di trecento milioni: cifra che i più valutano del tutto insufficiente rispetto alla realtà effettiva. Ma per il colpo d'occhio sull'ampiezza del fenomeno non si può prescindere dai famosi siti peer-to-peer: dove si scarica illegalmente e si condivide il materiale piratandolo gratis, la quantità di porno è soverchiante rispetto al resto. Siccome nessun piatto di minestra è gratuito, qui ci guadagnano solo i gestori.
La perla è la seguente: la pornotax definisce tassabili quei contenuti video in cui vengono girate scene di sesso "non simulato". Dal mondo delle tv e produttori interessati è partita la controffensiva teorica: scusate, quelli che girano queste scene sono attori, stanno quindi recitando, come si può dire che non simulino? Cambierebbe mestiere anche Perry Mason se dovesse mettersi a cavillare su una simile questione, per non parlare del giudice che deve dirimere. E magari tra i produttori prevalesse l'approccio teorico: quello che si dice con assoluta chiarezza è che appena il governo farà davvero sul serio, magari tirando nel mucchio e alla cieca, magari iniziando a esigere, come da norma, anche il dovuto retroattivo sul 2008, si avvierebbe semplicemente la trasmigrazione totale all'estero (Europa dell'Est) o a San Marino della sede delle società di riferimento. Il porno così tassato chiude, e se chiude come si divertono poi i milioni di adepti?
Per intanto si manda avanti Tinto Brass ("Un provvedimento devastante, disastroso, che mette tristezza"), che fornisce appoggio solidale e disinteressato - non sono i suoi film nel mirino - ma quello che appare ormai su una china senza ritorno è l'appoggio esplicito dei media ufficiali, segnatamente la tv di confine serale-notturno. Con Sky che si appresta a celebrare in una fiction l'icona di Moana Pozzi, e chissà con quanti riferimenti alle parti sordide della sua triste storia.
E con sempre più spettatori che lo vedono lì, al reality, e si incuriosiscono, ma davvero questo girava quei film, e dove lo possiamo vedere, e come. E lo schermo del computer che si accende quasi da solo, per magia. 0,07 centesimi, grazie.
Non illudiamoci, il porno che ci assedia non è una manipolazione del potere affaristico e dei papponi di Stato, non è un bisogno indotto dalla bieca speculazione, ma è l'immondizia che abbiamo in testa noi.
Ed è, a paragone di noi sporcaccioni e viziosi italiani, un nostro fratellino ingenuo questo Richard Timney, marito della ministra laburista inglese, famosa per le sue battaglie antiporno. Nei pomeriggi di domenica, quand'era solo in casa, Richard si metteva al computer di Stato della moglie e scaricava per scaricarsi. Del resto, se non fossimo una maggioranza di viziosi solitari, i 32 canali di Sky non sarebbero diventati, durante le notti italiane, il carnevale delle fruste e delle borchie, il rodeo delle acrobazie dissociate. EYouporn, Fetishtube, Clip4sale... non sarebbero i siti più visitati dagli italiani, le farmacie del sesso malato, i venditori dei più malinconici e più strambi surrogati, i complementi necessari alla masturbazione, i domatori momentanei di turbe psichiche diffuse e inguaribili, ma sino a qualche anno fa impensabili nel paese della malafemmina di Totò e della crapula di Tognazzi, nel paese dei tradimenti e dei cornuti, dei cicisbei e del maschio latino.
Insomma, se oggi in Italia il porno è un fiume, noi ne siamo la sorgente e la foce, l'origine e la fine. E però questo porno liberato non è il sesso liberato che aveva in mente Wilhelm Reich. Non è questo il sesso che volevamo liberare noi che siamo cresciuti nel mondo sessuofobico delle fantasie erotiche scombinate e dei peccati repressi (e perdonati) in nome di Dio. Noi volevamo un mondo più giusto e più ricco senza divisioni di classe e di sessi e abbiamo un mondo di fantasmi invincibili. Non più peccati di provincia ma vizi immondi e tutte le bizzarrie che una volta almeno erano nascoste, gestite da personalià aberrate.
Oggi, al contrario, nessuno sa dove sono ricoverate la sobrietà , la compostezza e il pudore. L'aberrazione è diventata normalità da consumare nei momenti di relax: c'è un clic per ciascun sapore forte; ogni brivido ha il suo sito; non c'è porcheria senza canale satellitare. Viene quasi da rimpiangerlo quel tempo nel quale andava di moda avere un bel problema sessuale: complessi, evasione, frigidità . E poi: ghiandole, ormoni, subcosciente... Tutto un armamentario scientifico fu dispiegato per derubricare a peccati veniali l'adulterio, l'abbandono del tetto coniugale, la poligamia.
Invece eccoci qui con la pedofilia, con gli stupri, con gli orrori registrati dalla cronaca anche negli ambienti apparentemente insospettabili. E con i sexy shop che sono i negozi delle assurdità normalizzate, dove la trasgressione è sempre incredibilmente ridicola tranne in quei pochi minuti quando scopri il cielo in una stanza. Falli, falloni e fallacci di plastica, catene, cinture di castità per uomini... e poi di corsa a casa per rinchiudersi nella propria gabbia mentale, dieci minuti al giorno dentro i quali ciascuno ritrova il proprio particolarissimo fantasma in una clip, in un programma televisivo, in un fumetto. Non abbiamo liberato il sesso, ma la sua patologia. Ma cosa potevamo aspettarci liberando un cane che viveva in sofferenza, se non che diventasse feroce? E come puoi chiedere a una società di zoppi di mettersi a correre truffando la zoppia?
Del resto a capire che il bacchettonismo aveva un costo e che, al contrario, il porno fa cassa è stato il governo Berlusconi introducendo la pornotax. La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e il ministro Tremonti, che non è il marchese De Sade, tutto contento sta mettendo a punto i decreti attuativi. Presto sapremo quanti soldi arriveranno nella casse dello Stato. "Pizzo" sulla masturbazione degli italiani, questo balzello si accanisce sul porno ma al tempo stesso lo riconosce e lo sdogana per sempre come vizio nazionale. E infatti ci dicono che al ministero fanno la fila per visionare il porno da tassare, che c'è una ressa per far parte di questa nuova commissione pornofiscale. Siamo partiti dal funzionario censore e siamo arrivati al funzionario guardone.
Venite, adoremus: e dopo tre giorni ancora una volta il presidentissimo Berlusconi si conferma all'altezza della sua fama.
Il ruggito e lo sberleffo, il maxi-schermo e lo stacchetto musicale, la gloria e il merchandising, le salmodie dei ministri e il più sonante dispendio di quattrini, tre milioni e rotti di euro, in tempi di crisi, per fare bella figura, alberghi a quattro stelle, bianche tovaglie e delizie di catering per i delegati. Programma minimo scandito alla platea: "Non accontentarsi mai".
Chissà se è davvero "la fine della lunghissima transizione italiana". Quando ieri mattina il Cavaliere ha annunciato questo passaggio di ordine storico e politico, per sincronica assonanza veniva da pensare a quanto il professor Aldo Schiavoneha scritto in un libro uscito da pochi giorni, L'Italia contesa (Laterza), e che a proposito della pretesa tempestività berlusconiana dice esattamente il contrario: "Il leader della transizione italiana è diventato oggi il solo ostacolo al suo definitivo compimento. La normalizzazione della nostra politica non aspetta che la sua uscita di scena per potersi concludere".
Ecco, si vedrà . Ma intanto mai come in questo congresso è apparsa più evidente la fine di una certa idea della destra. Ed è proprio nell'evoluta potenza tecnica del berlusconismo, nelle sue forme e nei suoi linguaggi che si coglie il senso dello stravolgimento terminale di un antico decoro. E attenzione. Una volta Massimo Cacciari ha qualificato Berlusconi: "Una catastrofe estetica prima ancora che politica". Ma qui non si tratta di interpretare la novità secondo i codici del consueto (e vano) anti-berlusconismo di sinistra, filosofico o snob che sia, comunque spocchiosetto nei suoi stilemi di pretesa superiorità morale e di buongusto.
No. Il dubbio è come avrebbero reagito un Indro Montanelli o una Oriana Fallaci di fronte alla scena del Cavaliere che fa mettere "le nostre dame" in primo piano, si mette a cantare Fratelli d'Italia e al momento di "siam pronti alla morte" strizza l'occhio alle telecamere e fa così così con la mano. La curiosità è di indovinare come Spadolini avrebbe giudicato le tante invocazioni auto-messianiche, la rivendicatissima "lucida follia" del Cavaliere o la promozione a ministro di una ex starlette come Mara Carfagna.
L'interrogativo è come il grande Giovanni Ansaldo, l'autore de "Il vero signore", avrebbe descritto l'invasione della cosmetica nella vita pubblica o la dislocazione delle giovani e sospette figuranti interinali sotto le volte posticce della Nuova Fiera di Roma.
Detta altrimenti: il sospetto è che con il proverbiale colpo di spada Berlusconi abbia definitivamente tagliato i legami che da anni e anni in Italia tenevano assieme il potere con i canoni stilistici e comportamentali cosiddetti "borghesi": misura, riserbo, ipocrisia, rispetto delle regole, pudore dei propri sentimenti, diffidenza per tutto ciò che fa rumore e spettacolo. L'ipotesi è che si tratti di un leader ormai compiutamente extra-borghese o forse addirittura anti-borghese.
Ebbene, il turbo-narcisismo ottimistico-consolatorio della zia berlusconiana a suo modo dice parecchio sulla rottura con i costumi e gli atteggiamenti tradizionali della destra, ma forse altrettanto sulla fondazione del primo partito carismatico dell'era repubblicana.
Un'autocrazia che si riconosce nei "tanti nostri meriti", nell'"altissima qualità della nostra classe dirigente" per cui "io vi nomino tutti missionari di libertà ", e adesso venite qui con me a cantare, e mi raccomando, "le nostre dame in primo piano!". Sovrano acclamato con tanto di ratifica notarile visibile in led e pixel sui mega schermi della conclusa transizione italiana. Un re rivoluzionario populista e plebiscitario, l'ennesimo scherzetto della storia, che sempre insegna d'altra parte a diffidare degli slogan risonanti nelle piazze: "Fascisti, borghesi, ancora pochi mesi!". Ecco, ci volevano in realtà diversi anni, ma visto dal congresso del Popolo della libertà l'esito, più o meno, è proprio quello lì.
BOLOGNA - Prima ha dipinto il suo possibile successore come incapace di organizzare una campagna elettorale. Ieri ha accusato il segretario regionale Pd di arrivismo personale. A Bologna Sergio Cofferati, mentre continua l'incertezza sulla sua candidatura alle europee, si scatena. Ma è tutta l'ex regione rossa che sussulta di imprevisti terremoti: a Reggio Emilia ritorna "la Zarina", l'ex sindaco dell'era Pci-Ds Antonella Spaggiari, e si candida alla guida di una lista civica appoggiata dall'Udc sfidando il sindaco uscente Pd, Graziano Delrio. A Forlì le primarie Pd sfiduciano il sindaco uscente Nadia Masini, ex-Ds, e incoronano l'outsider Roberto Balzani, di area repubblicana.
L'impressione di un "liberi tutti" là dove il Pd si supponeva mantenesse una coesione da partito di massa è difficile da scacciare. A Bologna esplode un "caso Cofferati" che sembrava risolto con la scelta del sindaco di rinunciare al secondo mandato per stare vicino a suo figlio, a Genova. Quanto vicino? Le voci di una candidatura Cofferati alle europee sono circolate, debolmente smentite dall'interessato, contrastate da esponenti nazionali del partito. Sabato, forse per allontanare una polemica minacciosa per la campagna elettorale bolognese, il coordinatore Pd Salvatore Caronna (anche lui in odor di Bruxelles) ha scaricato sul Pd di Genova la competenza sulla questione.
Durissima, ieri, la rimbeccata di Cofferati. Novità sulle europee? "Chiedete a Caronna, è l'unico che se ne sta occupando intensamente da settimane". Nel senso che lavora per lei? "No, per se stesso". Sconcerto, tensione. L'accusa di carrierismo è pesante anche in un partito post-comunista. Silenzio dall'accusato. Si pronuncia invece Pierluigi Bersani: "Una candidatura Cofferati sarebbe utile alla nostra battaglia, non posso che caldeggiarla". Via libera dall'ala dalemiana, tentativo di placare il sindaco furioso?
A Reggio Emilia, invece, la spaccatura sembra insanabile. Antonella Spaggiari, per tutti "la Zarina", è stata sindaco per ben tredici anni, eletta in quel duro '91 che fu l'anno delle polemiche sui delitti del dopoguerra. Nel 2004 lasciò il posto a Graziano Delrio, provenienza Margherita, per riapparire alla presidenza della potente fondazione bancaria Manodori: paradosso curioso, un sindaco cattolico nella città dal rosso più vivo dell'Emilia, un presidente ex Pci alla Fondazione che fu un feudo Dc. Ora il cerchio si chiude, e Spaggiari sfida il suo successore con una lista centrista. "Strada ingloriosa, poca lealtà e generosità , non si fa politica col risentimento", reagisce amareggiato il segretario Pd Giulio Fantuzzi, mentre Delrio preferisce già identificarla come avversario conclamato: "Parla come la destra". "Non è rancore", reagisce la sfidante, "ma spirito di servizio, Reggio ha perso tempo in questi cinque anni", e chiede il voto di "riformisti, cattolici e liberali".
Craxi, questo sconosciuto L'altro padrino fondatore Le riunioni ad Arcore La mafia e la nuova Repubblica Gli incontri tra Mangano e Dell'Utri Bettino, Silvio e Marcello
Giochi di luci ed ombre Parole e suoni Si rincorrono Ancora e ancora Note sublimi Potenza creativa Dolcezza infinita E afferri quell’attimo Prima che rapido Corra via lontano Da te che per sbaglio L’hai fatto tuo Senza neanche Sapere come Ma è successo
Le riforme istituzionali, la necessità di dare più poteri al premier, le ottimistiche previsioni sull'uscita dalla crisi, le elezioni europee. La terza e ultima giornata del congresso fondativo del Pdl, come la prima, è tutta di Berlusconi, che ha pronunciato un lungo discorso conclusivo (71 minuti), dopo l'acclamazione all’unanimità a presidente del Pdl. Assente Fini, ma l'entourage del premier assicura che la sua assenza era prevista e non va caricata di significati politici. Dal Cavaliere non una parola sul bio-testamento e sul referendum elettorale di giugno, argomenti centrali dell'intervento pronunciato sabato dal presidente della Camera.
BERLUSCONI - «Grazie per la vostra fiducia e amicizia, per l'affetto - attacca Berlusconi dal palco -. Mi avete affidato una entusiasmante responsabilità , quella di guidare il Pdl. Mi auguro di essere all'altezza, cercherò di non deludervi mai». Il premier ringrazia Fini per avergli riconosciuto «una lucida follia» («Un po' matto lo sono davvero») e attacca l'opposizione citando le parole di Tremonti: «Questa sinistra è arretrata e faziosa, fa opposizione al paese».
RIFORME ISTITUZIONALI - L'intervento del premier entra nel vivo e il tema principale è quello delle riforme istituzionali: «La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza è ammodernare l'architettura istituzionale dello Stato». Parlando delle riforme, il neopresidente del Pdl lancia strali contro l'opposizione: «Le riforme andrebbero fatte in due, ma dopo le esperienze di questi anni c'è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte. Se ci sarà un atteggiamento di confronto, sarò il primo a rallegrarmene e a darne atto ai leader della minoranza; ma nel frattempo la nostra maggioranza e il Pdl non possono sottrarsi al dovere di fare la loro parte». Berlusconi ribadisce l'urgenza di modificare la seconda parte della Costituzione, «senza stravolgerla».
«PREMIER? POTERI FINTI» - «Noi la riforma istituzionale l’avevamo già fatta, completata nel 2005, ma la sinistra, la stessa che oggi plaude alla richiesta di riforme, impedì di raggiungere la maggioranza dei due terzi del Parlamento e promosse il referendum che abolì quella riforma. La conclamata volontà costituente degenerò in una campagna di insulti, in ridicole accuse di regime. Ora le riforme per la modernizzazione delle istituzioni le stiamo facendo con la nostra maggioranza». «La Costituzione - continua Berlusconi - assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti. In altri Paesi, invece, il premier ha poteri veri: in Italia ahimè ha solo poteri finti e così il governo non può intervenire con prontezza e lo Stato non può funzionare. Il Paese ha bisogno di governabilità ».
«FUORI DALLA CRISI» - Altro argomento, la crisi economica. «La prima, indefettibile missione del governo è portare l'Italia fuori dalla crisi», senza lasciare indietro nessuno, e ci sarà «un prestito d'onore per tutti i giovani che vorranno aprire un'impresa». Berlusconi parla del federalismo («Una riforma importante, non un tributo alla Lega di Bossi»), sottolineando che «ci sarà una riduzione delle spese inutili e tutto ciò che sarà risparmiato verrà utilizzato per diminuire le tasse». Sul contestato piano-casa: «Sarà dedicato anche e soprattutto ai giovani». Sull'istruzione: «La scuola non sarà più un ammortizzatore sociale. Il titolo di studio non sarà più un pezzo di carta, ma garanzia di lavoro e le famiglie meno fortunate dovranno poter scegliere tra istruzione statale e privata. Saranno premiate le università con gli standard migliori, la selezione del corpo docente non deve essere più una riserva privata per parenti e amici». Sulle donne: «C'è una disparità occupazionale e salariale a danno delle donne, in Italia c'è una questione femminile da risolvere». Sull'ambiente, dopo aver ribadito il via libera alla proposta di Obama di ospitare il forum mondiale e luglio alla Maddalena: «Bisogna far rispettare il divieto di lordare le strade con mozziconi e cartacce, di imbrattare i muri. Dobbiamo riportare le nostre città al decoro».
ELEZIONI EUROPEE - Berlusconi cita l'«ultimissimo sondaggio: siamo al 44% e non ci possiamo accontentare. La società che abbiamo costruito sopravviverà ai nostri fondatori». Il Pdl - sottolinea - «dovrà essere una fucina di idee e di programmi. Tutto questo se non diviene correntismo è lievito della democrazia». Rivendica un merito: «Abbiamo introdotto in politica la vera moralità del fare. Che un eletto non rubi è il minimo, ciò che bisogna pretendere è che onori il programma assunto con i cittadini». Infine, guardando avanti alle elezioni europee e annunciando la propria candidatura a capolista del Pdl, lancia il guanto della sfida a Dario Franceschini: «La mia candidatura è una candidatura di bandiera, una bandiera dietro la quale un vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell'opposizione, se è lui stesso un leader, facesse altrettanto». «Le prossime elezioni europee sono molto importanti - conclude -. Puntiamo a diventare il primo gruppo nel Ppe». Un discorso di 71 minuti, interrotto da una sessantina di applausi. Alla fine il premier invita i ministri e i dirigenti del partito a salire sul palco per rivolgere un saluto ai seimila delegati e oltre tremila ospiti. Con la promessa di «portare il Paese fuori dalla crisi economica» e di «cambiare l’Italia difendendo la democrazia e la libertà ».
STATUTO - In apertura dei lavori è stato approvato lo statuto del Pdl, 4 i voti contrari e 5 gli astenuti sui 5.820 delegati. Per effettuare la votazione, avvenuta per alzata di cartellino giallo, è stato fatto salire sul palco il notaio Antonio Patella, che ha verificato la correttezza delle procedure e l'assenza di ricorsi. Con tre voti contrari e 2 astenuti è stato eletto il collegio dei probiviri, composto da nove membri. La sala piena di bandiere tricolore e bandiere bianche con lo stemma azzurro del Popolo della Libertà , assenti i giorni scorsi.
Il governo non si sta occupando dei problemi reali del Paese. In un momento di grande difficoltà si prodiga ad inutili auto celebrazioni senza mai perdere di vista l'unico reale obiettivo: il potere.
I cittadini italiani assistono in una sorta di torpore ipnotico alimentato da giornali e televisioni nelle mani di un piduista. L'opposizione del PD non deve tentennare attratta da banchetti dell'inciucio che si sono già dimostrati fallimentari in passato. L'Italia dei Valori non cederà al diritto di poter rivendicare un futuro diverso e di sviluppo credibile per questo Paese.
Riporto una mia intervista apparsa oggi su La Repubblica.
La Repubblica: Ha visto Berlusconi? È tornato a suonare la carica contro i “comunisti”... Antonio Di Pietro: «Il muro di Berlino è caduto nell’89 e non mi pare che in Europa si ripropongano regimi comunisti. Berlusconi cerca di spostare l’attenzione dalla crisi con un uso strumentale della storia».
La Repubblica: Non c’è bisogno di riformare la Costituzione? Antonio Di Pietro: «Berlusconi ci ha inchiodato in Parlamento a parlare di lodo Alfano, di intercettazioni, di legge bavaglio, spostando sempre l’attenzione dalle vere emergenze che interessano gli italiani. Adesso pensa di tenere bloccato il Parlamento su una riforma a suo uso e consumo, mentre la Costituzione andrebbe soltanto applicata».
La Repubblica: Liberarsi di Berlusconi? Che intende? Antonio Di Pietro: «In politica ci sono soltanto due modi. Uno è con la Bastiglia, ma è un modo inaccettabile. L’unica soluzione che resta è quella dell’informazione continua all’opinione pubblica per non lasciarsi trarre in inganno».
It is in six movements. Each movement is dedicated to the memory of friends of the composer who had died fighting in World War I. Ravel himself served in the war as an ambulance driver and was wounded in the process.While the word-for-word meaning of the title invites the assumption that the suite is a programmatic work, describing what is seen and felt in a visit to the tomb of Couperin, tombeau is actually a musical term popular in an earlier century and meaning a piece written as a memorial. The specific Couperin (among a family noted as musicians for about two centuries) that Ravel intended to be evoked, along with the friends, would presumably be François Couperin "the Great" (1668-1733). However, Ravel stated that his intention was never to imitate or tribute Couperin himself, but rather was to pay homage to the sensibilities of the Baroque French keyboard suite. This is reflected in the structure which imitates a Baroque dance suite. As a preparatory exercise, Ravel had transcribed a Forlane from the fourth suite of Couperin's Concerts Royaux, and this piece informs Ravel's Forlane structurally. However, Ravel's neoclassicism shines through with his pointedly twentieth-century chromatic melody and piquant harmonies.
Il padre di Leonida-Baiardo era uno di quegli uomini tutto d’un pezzo, primo trombone nella banda del paese che riponeva lo strumento quando bisognava intonare «Giovinezza». Un socialista da sempre che teneva a un suo orgoglio anticonformista: quando gli americani gli chiesero di fare i nomi dei fascisti locali per vendicarsi, lui declinò l’invito. La soddisfazione se l’era presa da solo, tenendo la schiena dritta. Così il figlio, laureato in economia a Bologna, arruolato come tenente degli alpini, una rarità per un isolano, partigiano in Francia con il nome falso di Paul Zanetti dopo essere fuggito dalla prigionia dei nazisti. Un uomo intelligente ed energico che non aveva esitato a prendersi cura della «rondine dalle ali infrante», anche se era la figlia del Duce. A raccontarci questa storia, dopo una tenace ricerca dei documenti — le lettere di Edda, il memoriale e i commenti di Leonida — è Marcello Sorgi, ex direttore della Stampa, nel libro Edda Ciano e il comunista. L’inconfessabile passione della figlia del Duce (in uscita da Rizzoli il 1˚aprile, pagine 150, e 18). Sorgi aveva anticipato la notizia sulle pagine culturali del quotidiano torinese il 1˚ottobre dell’anno scorso.
Il racconto si basava sulla lettura delle trascrizioni delle lettere, a volte in francese o in inglese, che, come in un romanzo di Alexandre Dumas, erano sepolte in un vecchio armadio nella casa di Edoardo, il figlio di Leonida, assieme a ciocche di capelli, biglietti, fotografie, annotazioni. Un materiale che Sorgi ha potuto esaminare per primo e ha elaborato in un racconto romantico e avvincente pur rispettando la verità fattuale. L’autore si è avvalso a tal fine della consulenza storica di Giovanni Sabbatucci. I primi contatti fra Edda e Leonida sono interessati ma cauti. Lei, dopo essere stata scaricata in una stamberga nel centro dell’isola dal commissario Polito, lo stesso che aveva preso in consegna Benito Mussolini dopo il 25 luglio 1943, chiede al nuovo amico se può andare ad abitare nella casa di famiglia del Timparozzo, ribattezzata da Edda la «Petite Malmaison», secondo il nome che Josephine de Beauharnais aveva dato alla sua dimora dopo essere stata abbandonata da Napoleone. Leonida, con l’approvazione del padre, acconsente, e una notte di primavera, sulla terrazza di quella casa incantevole, avviene l’incontro d’amore. Lui la prende appoggiato al muro accarezzandole le gambe, secondo Edda la parte più bella del suo corpo di trentacinquenne.
Il coetaneo Leonida-Baiardo si innamora, Edda-Ellenica sulle prime non si lascia andare: Ellenica partecipa al gioco erotico, scandalizza tutti esibendo sulle spiagge di Lipari e Vulcano un audace due pezzi, ma Edda è guardinga, ancora ferita dalla tragedia famigliare. Quando lui si dichiara, «voi per me potreste essere la donna ideale», quasi lo irride: «Ãˆ possibile che io lo sia per tutti gli uomini?». Lui la ama e la teme, si sente un Ulisse con la sua Circe e le recita a memoria il passo dell’Odissea in cui la maga indica all’eroe omerico due rotte impossibili per far ritorno a Itaca. Lei gli risponde con i versi di Byron: «When we two parted...», «quando noi ci dividemmo, in silenzio e lacrime, i nostri cuori si spaccarono a metà ». La passione cresce e con l’amore la confidenza. Edda, al confino con l’accusa di aver spinto il padre a entrare in guerra, scrive un memoriale, probabilmente aiutata da Leonida, negando ogni responsabilità pubblica: «Nel partito non ebbi mai nessun incarico... Come moglie del ministro degli Esteri non potevo che seguire le direttive che mi venivano date». Più che per questo memoriale, ma grazie all’amnistia Togliatti, a fine giugno 1946, arriva la comunicazione della libertà anticipata.
Qualcuno lo chiama il "YouTube dei libri": un sito Internet che pubblica migliaia di titoli di ogni genere e offre la possibilità di scaricarli gratuitamente. Qualcun altro preferisce definirlo l'equivalente dei "pirati" della musica, ossia dei siti su cui è possibile scaricare i successi della hit parade mondiale senza pagare un soldo, alla faccia del copyright. A decidere quale delle due etichette si adatta meglio a Scribd.com, il sito creato in California da due giovani ex studenti di Harvard, sarà un tribunale, a cui si sono rivolti scrittori come J. K. Rowling e Ken Follett, insieme ai loro agenti ed editori, per ottenere giustizia.
A sua volta, il sito non paga alcun diritto d'autore alle opere che offre in visione. E sono tante: ogni giorno la lista dei libri e documenti consultabili aumenta di 50 mila titoli. Il Times di Londra, che stamane dedica un articolo al fenomeno, ci ha dato un'occhiata, scoprendo un po' di tutto, dai romanzi di "Harry Potter" della Rowling, appunto, a "Mondo senza fine" di Follett, da Nick Hornby a John Grisham, dalla narrativa alla saggistica.
Ovviamente, Scribd.com non sa se un suo visitatore, dopo avere scaricato un libro, se lo stampa e se lo legge, in barba al copyright, gratis e senza la fatica di andare fino in libreria per comprarlo. E per di più molti editori non sanno che i loro titoli sono sul catalogo di Scribd.com, per cui non chiedono al sito di toglierli. E' il caso, verificato dal Times, di Macmillan, casa editrice di Ken Follett, che ignorava che il suo ultimo romanzo best-seller fosse apparso sul sito californiano qualche giorno or sono, dove lo hanno già letto 500 persone.
"Grazie dell'informazione, ci occuperemo della cosa", hanno detto i responsabili della casa editrice al giornalista del Times che li ha avvertiti. Una situazione che, se questo è il futuro, si ripeterà spesso.