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domenica 5 aprile 2009

Roma sepolta da una montagna di spazzatura


di Emiliano Fittipaldi

Quando alla Regione hanno letto il documento- choc inviato dalla Asl, in molti si sono messi le mani nei capelli. Due paginette, dal contenuto agghiacciante, rischiano infatti di far saltare il Piano rifiuti del Lazio e far scivolare la capitale e le provincie tutte in una crisi simile a quella della Campania. Il rapporto sostiene che ad Albano Laziale, paesone di 40 mila anime alle porte di Roma, le morti e i ricoveri ospedalieri per alcune gravi patologie toccano livelli record. Proprio ad Albano dovrebbe sorgere il nuovo gassificatore (progettato per bruciare 160 mila tonnellate di rifiuti l'anno) previsto dal piano che ha permesso al Lazio, lo scorso giugno, di uscire dal commissariamento dopo dieci anni di emergenza. Il programma punta anche a un allargamento della grande discarica ormai satura. Ma il parere conclusivo dell'Asl Roma H è negativo, su tutta la linea. "Si dà atto", spiega il direttore Agostino Messineo, "che l'impianto tratterà unicamente Cdr. Tuttavia la possibilità che accadano evenienze "diverse" non appare, evidentemente, pura utopia. E l'ipotesi probabilistica che accadano situazioni critiche va considerata comunque sotto un profilo delle cautele da adottare in tema di opportuna distanza dalle abitazioni".

Il professore, finito nelle indagini sulle cliniche degli Angelucci, snocciola le tabelle di un recentissimo studio sulla salute della popolazione residente in città, che "L'espresso" ha potuto consultare. Senza fare riferimento a esposizioni specifiche (ma più che la discarica, è al traffico caotico dell'Appia che guardano gli esperti), gli epidemiologi hanno osservato un eccesso di mortalità negli uomini superiore al 50 per cento sia per le malattie respiratorie che per quelle polmonari croniche, e un aumento del 60 per cento per le malattie dell'apparato genito-urinario. "Tali eccessi", si legge nel rapporto, "sono statisticamente significativi ". Non solo. Nel paese ci sono troppi tumori alla vescica e al sistema linfatico, mentre le donne muoiono più che nel resto della regione. A causa "di malattie cardiovascolari, ischemiche, malattie respiratorie e malattie dell'apparato genito- urinario". Da togliere il fiato anche le statistiche sulle persone ricoverate, con "eccessi significativi osservati per le malattie dell'apparato respiratorio, in particolare per la Bcpo (la bronco pneumopatia cronica ostruttiva, ndr) e le malattie dell'apparato genitourinario". Il gassificatore non s'ha da fare, la conclusione. Troppi veleni in circolazione per consentire nuove emissioni. Secondo la Asl deve vincere il principio di precauzione, poiché i dati scientifici possono essere anche insufficienti, inconcludenti o incerti, ma la "valutazione scientifica indica possibili effetti inaccettabili e incoerenti". Piero Marrazzo, governatore con delega ai rifiuti, ammette di essere molto preoccupato. "Massima priorità alla salute dei cittadini e alla difesa del territorio. Ma aggiungo che senza Albano il piano rischia di saltare. La regione può cadere in un'emergenza grave. Capisco le critiche e le rimostranze degli ambientalisti, ma non vorrei che ci fossero in campo altri interessi che mirano a far saltare tutto. Un nuovo caso Napoli? Non sarei così tranchant, però i timori sono tanti: senza il gassificatore di Albano bisognerà correre rapidamente ai ripari". Intanto il presidente ha già chiesto all'Arpa e agli epidemiologi della Asl E una nuova valutazione che possa rendere "inoffensiva" quella di Messineo, considerata priva di motivazioni "congrue". Per ottenere comunque l'autorizzazione integrata ambientale necessaria a realizzare l'impianto. Traffici criminali La battaglia della monnezza è solo agli inizi. Nel Lazio si giocano due partite parallele. Una sanitaria, l'altra politica ed economica. Lo scandalo di Colleferro, l'inceneritore dove, secondo i pm di Velletri e i carabinieri del Noe, si bruciavano anche rifiuti tossici per produrre più elettricità, è solo la punta di un iceberg dalle dimensioni gigantesche. Nemmeno fossimo a Gomorra, le forze dell'ordine negli ultimi mesi hanno trovato migliaia di tonnellate di sostanze tossiche in discariche non autorizzate, mentre in quasi tutte le procure regionali sono aperte indagini su traffico illecito di rifiuti e contaminazione ambientale. A Malagrotta, ad Amatrice, nel Frusinate, a Viterbo, a Rieti. Sempre più spesso si registrano infiltrazioni della criminalità organizzata. Acqua, falde, aria e terra sono, in alcune zone, completamente compromesse. Tanto che dopo le indagini sugli abitanti della Valle del Sacco e quelli di Albano il dipartimento di epidemiologia darà il via a un monitoraggio a tappeto nei luoghi vicino a discariche, termovalorizzatori e altri impianti di trasformazione della spazzatura. Alla ricerca di eventuali malformazioni, malattie e andamenti strani della mortalità degli abitanti. "Ma non facciamo allarmismi, è un progetto nato due anni fa improntato alla trasparenza", dice il direttore del dipartimento di epidemiologia Carlo Perucci, impegnato anche per la valutazione dell'impatto del discusso termovalorizzatore di Acerra: "A tutt'oggi non c'è nessuna evidenza tra rifiuti, inceneritori e patologie. Ci sono alcunisospetti su rari sarcomi e alcuni linfomi. Nel Lazio il problema numero uno è il traffico e, in certi casi, la gestione criminale dei rifiuti: oltre ai controlli sulla salute, dobbiamo essere sicuri su quello che arriva in discarica e negli inceneritori".

Tra politici e imprenditori
Ma il niet al gassificatore di Albano ha anche risvolti politici. I due grandi sconfitti sembrano proprio Marrazzo, che senza una soluzione rapida della vicenda rischia di assistere a un ri-commissariamento della regione, e Manlio Cerroni, l'imprenditore della società Pontina Ambiente e re di Malagrotta che, insieme ad Ama ed Acea, punta a costruire lì, sopra i suoi terreni, il quarto inceneritore del Lazio. Un investimento da 250 milioni di euro, senza dimenticare i 40 megawat di energia prodotta al giorno. Al sindaco Gianni Alemanno e al presidente della municipalizzata Ama, Franco Panzironi, l'accordo con Cerroni non è mai piaciuto. Dubbi anche sull'obiettivo del piano rifiuti, considerato irrealistico, di arrivare entro il 2011 al 50 per cento di raccolta differenziata. L'idea è quella di chiudere Malagrotta e, al posto di Albano, aprire uno sversatoio con termovalorizzatore annesso ad Allumiere, sopra i terreni del demanio militare gestiti dall'amico e ministro Ignazio La Russa. Nel centrodestra gira anche un'altra ipotesi, si dice caldeggiata da Paolo Togni, ex braccio destro di Altero Matteoli e oggi direttore del dipartimento politiche ambientali della capitale: bruciare il Cdr nella centrale Enel di Torrevaldaliga, a Civitavecchia. Secondo alcuni, l'operazione è tecnicamente impossibile. Perucci spiega, poi, che proprio a Civitavecchia c'è un eccesso "misurabile" di mortalità e di ricoveri legati a malattie respiratorie. "L'impatto ambientale in città proviene da più fonti: il porto più grande del Tirreno, con navi che hanno emissioni fino a 10 volte più alte del peggior inceneritore d'Italia, due centrali elettriche, quella dell'Enel e un cementificio".

Malagrotta dei veleni
Il cuore della monnezza laziale, ovviamente, batte sotto i 250 ettari di Malagrotta. Contemporaneamente la più grande discarica d'Europa, il corebusiness di Cerroni e il buco nero che salva, grazie a proroghe annuali e prezzi contenuti, Roma da un destino peggiore di quello di Napoli. Si vocifera che sia esaurita, ma in realtà l'immondizia non trattata, sprofondando, potrebbero essere ammassata per altri due lustri senza difficoltà. I residenti, ovviamente, non sono d'accordo, anche perché è probabile che non sia solo il fetore ad assediare le loro case. Su Malagrotta ci sono ben tre indagini in corso: una dell'Ispra, voluta dal ministro Stefania Prestigiacomo, e due penali, che riguardano l'inquinamento dell'area e il gassificatore appena inaugurato, dissequestrato a dicembre dopo che i carabinieri avevano messo i sigilli. Il Noe di Roma, guidato dal comandante Pietro Rajola Pescarini, e gli esperti dell'Arpa hanno trovato sul fiume Rio Galeria (che innaffia i campi di granturco e i pascoli della vacche) e sui canali naturali e artificiali tracce di idrocarburi, metalli pesanti, benzene. Non è detto, però, che i veleni siano collegabili alla spazzatura: nel mirino degli inquirenti è finita anche la Raffineria di Roma, oggi della Total, che sorge a poche centinaia di metri di distanza. I suoi depositi sono a monte della discarica e della falda, e gli inquinanti trovati sono compatibili con le attività della fabbrica. Gli investigatori hanno trovato in un ruscello anche molecole chimiche provenienti, forse, da una fabbrica abbandonata, la Termobit, che produceva fino a qualche anno fa additivi per combustibili e conglomerati bituminosi.

Arrivano i massoni
Albano, Civitavecchia e Malagrotta sono in buona compagnia. A Colleferro, già devastata dall'inquinamento della valle del fiume Sacco, il Noe ha arrestato tre settimane fa 13 persone, accusate di associazione a delinquere e traffico illecito di rifiuti. Tra di loro anche responsabili dell'inceneritore (ora sotto sequestro) e dell'Ama, colpevoli di aver bruciato di tutto di più (gomme di automobili, metalli, "roba tossica"), di aver manipolato i sistemi di controllo e minacciato i dipendenti che si opponevano agli illeciti. Lo scorso 23 marzo il gip del Tribunale di Velletri ha revocato la misura cautelare a cinque indagati, ma ha confermato l'intero impianto accusatorio. I due dirigenti dell'Ama sono tornati in libertà solo perché "è inverosimile ritenere che, nella situazione attuale, da parte dell'Ama possa essere di nuovo smaltito Cdr non conforme negli impianti di Colleferro o altrove". Un chimico, originario di Portici e già indagato "per fatti analoghi " a Napoli, non potrà uscire dal suo comune. Intanto un'inchiesta-bis, partita dalla scoperta a Pomezia di una discarica di amianto proveniente da tuttoil Centro e Sud Italia (secondo le prime analisi invece di conservare materiale compatto interravano anche quello friabile e pericoloso, mettendo a rischio l'ambiente) sta cercando di far luce sui rapporti tra il business milionario della monnezza e la massoneria: 56 gli indagati, alcuni in passato avrebbero fatto parte della P2. Come insegnano inchieste della procura di Napoli, sono proprio i fratelli delle logge ad aver capito, già vent'anni fa, le potenzialità economiche del traffico dei rifiuti.

La nuova Gomorra
Le Ecomafie hanno scelto scelto il Lazio come nuova terra promessa. La situazione sta peggiorando anno dopo anno: nel 2005 la Guardia di finanza controllò 24 discariche, ben 19 erano usate come sversatoi di vernici, liquami tossici e sostanze fuorilegge. Nel 2007 il Noe ha scovato 61 siti inquinati e denunciato 102 persone. In questi giorni a Viterbo si sta svolgendo il processo "Giro d'Italia", con 15 imputati accusati di aver gettato in tre cave della provincia 250mila tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, provenienti da aziende del Lazio, Veneto, Lombardia, Friuli, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Campania. Il traffico dei rifiuti a Viterbo, secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio regionale sulla legalità, è in mano alla cosche della camorra e della 'ndrangheta. A quattro anni di distanza dagli arresti, le bonifiche non sono ancora iniziate: fanghi di cartiera, Pcb, ceneri di acciaieria, scarti farmaceutici pieni di zinco, piombo e nichel impregnano ancora il terreno. Secondo i medici dell'Isde (specializzati in ambiente), la contaminazione dell'aria e delle falde è più che probabile, e chiedono alla Asl locale di "avviare studi per monitorare lo stato di salute delle persone che vivono vicino alle discariche". Monitoraggio che, forse, andrebbe fatto anche ad Amatrice, paesino vicino Rieti. Dopo che gli abitanti avevano segnalato odori nauseabondi provenienti dal depuratore comunale (gestito dall'Acearieti), e dopo che le analisi hanno scovato metalli nel fiume Tronto, il Noe ha scoperto che nell'impianto, che avrebbe dovuto depurare solo le acque industriali del comune, finivano anche liquami dell'acciaieria ThyssenKrupp di Terni e percolato proveniente da Campania, Sicilia e Umbria. Qualche nome eccellente è già finito nel registro degli indagati, le indagini proseguono, ma l'attività di trattamento in conto terzi del settore chimico- fisico è stata sospesa. "Quello che avevo detto appena fui eletto governatore", chiosa Marrazzo, "è stato sottovalutato da molti: oggi nel Lazio il pericolo della criminalità organizzata è pesante, l'ecomafia ha un giro d'affari che fa gola a molti. E molti delinquenti sono attratti proprio dalla gestione dei rifiuti, con possibili infiltrazioni anche nella pubblica amministrazione".

ha collaborato Gianluca Schinaia
(02 aprile 2009)

lunedì 23 marzo 2009



di Emiliano Fittipaldi

Alimenti comprati dal ministero e destinati ai poveri scomparsi nel nulla. O affidati ad enti inesistenti. Risultati-choc dei controlli: uno su due non in regola

Quando i carabinieri sono arrivati sul posto non hanno nemmeno potuto suonare il campanello. Del Centro sociale assistenziale, a quel numero civico, non c'era traccia. La struttura, secondo i documenti del ministero dell'Agricoltura, avrebbe dovuto aiutare tutti i poveri di Teora, paese di 1.570 anime vicino Avellino. L'associazione caritatevole (in Italia ne sono accreditate 150 mila) sulla carta aveva il compito di distribuire pasta, zucchero, formaggi, salumi e alimenti vari. Che fine hanno fatto i pacchi non è dato sapere: i registri di carico e scarico non esistevano, nessuna dichiarazione di consegna, il cibo sembra essersi volatilizzato. Ma è certo che il codice fiscale dell'ente fantasma è identico a quello del Comune: secondo gli investigatori è stato proprio il sindaco a chiedere gli alimenti, affidandone la gestione ai vigili urbani e ad alcuni impiegati comunali. Tranne i vigili, sono stati tutti denunciati alla Procura di Avellino.

I giudici irpini hanno avuto giorni pesanti. Nel capoluogo di provincia gli uomini del Nucleo antifrodi carabinieri (Nac) hanno fatto visita anche a un asilo, la scuola materna G. Pedicini. Incredibilmente, aveva ottenuto i requisiti per ottenere le derrate alimentari per il 2008 e 2009. Non si sa se il cibo sia finito nei piatti dei bimbi (nessun indigente, tutti pagano la retta per la mensa), se sia stato rivenduto sul mercato o conservato nelle cucine della scuola, ma è certo che i pm hanno aperto un altro fascicolo. In cui sono finiti anche alcuni ispettori dell'Agecontrol spa, la società di controllo dello stesso ministero, che avrebbero redatto un verbale falso. Non solo. I carabinieri, dopo le visite all'asilo e al comune di Teora, hanno denunciato per abuso d'ufficio anche i responsabili della Croce rossa italiana di Avellino, che aveva l'incarico di vigilare le due strutture. Delle 34 associazioni affiliate alla Cri irpina, ben 12 sono risultate prive dei requisiti per avere le derrate. Il ministro Luca Zaia, che ha ordinato il blitz, promette di non far sconti a nessuno. "Le indagini sono ancora in corso, è doveroso aspettare i lavori della magistratura ", dice: "Ma in un contesto dove l'11 per cento degli italiani vive con meno di 500 euro al mese, dove sappiamo che tre milioni di persone nel mondo muoiono di fame, è pazzesco che a casa nostra ci siano ancora delinquenti che speculano sul cibo. Qui si deve buttare giù la porta a spallate e fare piazza pulita con il lanciafiamme. Sui poveri non si specula, la tolleranza diventa a ?doppio zero?, saremo inclementi con chi verrà ritenuto colpevole".

I ladri di elemosina ci sono sempre stati, ma nell'anno della grande crisi sembra che le frodi, invece di diminuire, aumentino. I risultati dell'ultima operazione dei Nac parlano da soli: cento uomini dei reparti di Parma, Roma e Salerno hanno controllato 76 strutture in dieci regioni, trovando irregolarità varie in oltre la metà dei centri. Ora rischiano di essere sospesi dal programma alimentare dell'Agea, l'Agenzia per le erogazioni in Agricoltura. Ogni anno l'agenzia compra, grazie a fondi comunitari, tonnellate di alimenti per il sostegno a chi ha di meno (quest'anno gli stanziamenti toccheranno i 129 milioni di euro, oltre alle 12 tonnellate di merce sequestra che Zaia ha destinato agli incapienti). Acquisti effettuati, in qualche caso, anche per sostenere i prezzi sul mercato: ritirando grandi quantità di prodotti si aiutano quelli in crisi venduti sottocosto. Come il Parmigiano reggiano e il Grana padano: presto l'Agea comprerà 200 mila forme del valore di 50 milioni di euro per salvare l'equilibrio tra i costi e i ricavi alla produzione, una mossa che in futuro potrebbe salvare anche l'Asiago, il Taleggio e il Pecorino. L'Agea, se necessario, può lanciare un bando di gara anche per le aziende trasformatrici: una volta ritirato il grano, l'agenzia ricompra la pasta o i biscotti fatti con quei cereali. L'ultima fase della filiera si chiude nei 15 mila enti accreditati (tipo Caritas, parrocchie, Croce rossa, Banco alimentare), a cui vengono inviati i prodotti debitamente marchiati. Sono loro che provvedono allo smistamento finale, attraverso le strutture periferiche che servono circa due milioni di bisognosi.

È qui, ai bordi dell'ultimo miglio, che i furbi si nascondono meglio, facendo incetta di derrate a scopi che di caritatevole hanno ben poco. Comportandosi, in qualche caso, come Robin Hood al contrario. In Campania e in Umbria 16 strutture sulle 16 controllate rischiano di essere sospese, ma anche in Lombardia e Piemonte le irregolarità non si contano. È importante sottolineare che i controlli straordinari, anche perché assai costosi, sono mirati: prima di mandare gli uomini dell'Arma in missione si disegna un'analisi del rischio, e la probabilità di cogliere in flagrante chi commette illeciti amministrativi o frodi da codice penale aumenta sensibilmente. In Puglia, nella parrocchia Preziosissimo Sangue, le giacenze contabili non corrispondevano con quelle reali, a Taranto l'Associazione donne volontarie italiane non aveva mai redatto un registro di carico e scarico e le dichiarazioni di consegna. La Caritas di Casal Monferrato usa diverse unità di misura, rendendo quasi impossibile il riscontro tra registri e buoni di consegna; nel Lazio sembra che la cooperativa Karibù percepisca altri finanziamenti - nonostante i divieti espliciti - dal ministero dell'Interno e dal Comune di Sezze Romano per aiutare coloro che chiedono asilo politico. In un centro i Nac hanno sequestrato Grana padano andato a male, mentre tonnellate di cibo in scadenza sono state spostate d'urgenza in enti sicuri in modo da evitare sprechi di pubblico denaro.

Non bisogna fare, ovviamente, di tutte le irregolarità un fascio: senza registri è impossibile sapere che fine ha fatto il cibo, ma a volte le anomalie nascondono solo superficialità di gestione. In altri casi, però, il sospetto degli inquirenti è che i pacchi per i poveri, pieni di alimenti di primissima qualità come olio extravergine d'oliva, latte, pasta, formaggi e omogeneizzati, sia finito sul mercato o sui banconi dei negozi.

Non è la prima volta che la Croce rossa si trova al centro di uno scandalo per la gestione degli aiuti: nel 1993, a Teramo nove persone furono indagate per essersi appropriati di cibo e prodotti per l'igiene destinate a 360 famiglie pover. Nel 2001, un'operazione della Digos di Agrigento portò a cinque arresti e allo smantellamento di una rete organizzata composta da decine di soggetti accusati di aver venduto le derrate a panifici e a commercianti. Un passaggio, scriveva l'Ansa, che veniva ricompensato anche con pane fresco e pizza. Nello stesso anno la Procura di Santa Maria Capua Vetere, dopo un'inchiesta del ?Mattino? , scoprì un traffico di aiuti alimentari della Ue distribuiti a famiglie di associazioni di comodo che di ?povero? non avevano nulla. La Camera bloccò il sistema degli aiuti per settimane. Qualche anno fa a Genova, infine, sono stati trovati pacchi di pasta non commerciabile in un China market del centro storico: ben 18 strutture subirono la revoca del permesso di distribuire il cibo sottratto ai poveri.

(19 marzo 2009)