giovedì 22 dicembre 2011
La trappola del pessimismo
domenica 23 gennaio 2011
Se un marziano ci vedesse oggi


Siamo nelle mani di una diciottenne marocchina e di un'igienista dentale. Noi, i fondatori dell'Ue e la settima economia del pianeta. Pensate alla faccia di un marziano che sbarcasse oggi in Italia; o di uno sceneggiatore che sei mesi fa avesse proposto una trama del genere. Sconvolto, il primo. Sospettato di ubriachezza, il secondo.
Inutile raccontare ancora uno stile di vita che la signora Veronica - sempre loro, le mogli - ci aveva sinteticamente anticipato. Non ce n'è bisogno. Lo stanno facendo i giornali e i telegiornali, con la gloriosa eccezione del Tg1 che nel giorno della tempesta ha aperto con «
Anche perché c'è un'altra questione. Il quadro dipinto dalle intercettazioni - diventate pubbliche dopo che il fascicolo è arrivato alla giunta per le autorizzazioni della Camera - non rappresenta solo abitudini stupefacenti (a meno che il bottone dello stupore sia bloccato da altri interessi). Coinvolge istituzioni, organi elettivi, apparati dello Stato (pensate all'uso delle scorte).
I giornali non si stanno occupando di gossip, come mi scrive un giovane italiano che lavora all'estero, Tommaso C.. Raccontano l'uomo che dovrebbe guidarci (leader viene da to lead, condurre); e sta diventando, purtroppo, un esempio catastrofico. Un dettaglio che dovrebbe preoccupare genitori, insegnanti, educatori, magari anche qualche sacerdote. Moralismo! gridano gli immorali. Anche Bill Clinton trabascava con Monica Lewinsky!, aggiungono i disinformati, in cerca di prove a discarico. Be', per prima cosa Clinton s'è lasciato processare; e poi, tra un'amante occasionale e il baccanale industriale, c'è una differenza. Smettiamola di paragonare cose imparagonabili, e facciamoci invece la domanda del marziano: cosa sta succedendo all'Italia e ai connazionali tentati dall'ennesima rimozione? A furia di minimizzare, ridurremo il futuro a un'ipotesi. Invece arriva, tranquilli. A meno che abbiano ragione i Kaiser Chiefs quando cantano «due to lack of interest, tomorrow is cancelled»: per mancanza di interesse, il domani è annullato. La canzone si chiama Ruby. Speriamo sia solo una coincidenza.
Beppe Severgnini
23 gennaio 2011
venerdì 15 ottobre 2010
L'ossessione del nemico


Santoro Michele dice le parolacce: nota e sospensione. Il direttore generale della Rai come un supplente in una scuola media di periferia. Periferia cui ci avviciniamo pericolosamente. Le cose che accadono in Italia, infatti, non succedono nell'Europa che conta.
Che la punizione inflitta ad Annozero sia sbagliata, è ovvio. Che il suo narcisistico conduttore conosca i vantaggi del martirio, è evidente. Che tutto ciò c'impedisca di vedere come la rissa abbia sostituito la discussione, è preoccupante.
Abbiamo finito per considerare fisiologico ciò che è patologico: il giornalismo come forma di lotta politica. È questo il mostro che s'aggira per i nostri schermi e sulle nostre pagine, e prende molte forme: il disprezzo per le opinioni altrui, la paura del diverso, l'aggressività come prova di virilità professionale.
Il neogiornalismo usa toni più adatti alla curva balcanica di Marassi che al dibattito in un Paese civile. Come se non bastasse, se ne vanta. Chiama pavidità il rispetto, coraggio l'arroganza, franchezza l'insolenza, coerenza lo schieramento preventivo. La scelta di non avere amici e nemici a scatola chiusa - la base del mestiere, il motivo per cui molti l'hanno scelto - per i neogiornalisti non è onestà intellettuale: è ipocrisia.
Nel meccanismo democratico i media sono un contrappeso necessario. Basta ricordare come il potere - dovunque - non ami essere controllato, giudicato, criticato. Nelle democrazie, deve accettarlo; nelle autocrazie e nelle dittature, riesce a impedirlo.
Perché molti media hanno rinunciato a essere un contropotere? Per due motivi. Il primo: hanno capito che una parte del pubblico vuole sentire (leggere, vedere) chi gli dà ragione. Non accade solo in Italia: la partigiana Fox News, non la classica Cnn, fa ascolti e soldi negli Stati Uniti. Ma noi siamo avanti. C'è chi non vuole dubbi: pretende conferme e rassicurazione. La tradizione antagonistica ha fatto il resto: dateci un avversario, e siamo felici.
Il secondo motivo: la politica italiana ha molto da offrire alla professione giornalistica, più di quanto la politica tedesca, francese o britannica possa offrire ai colleghi di quei Paesi. Anche a Berlino, a Parigi e a Londra il governo spera di ottenere una copertura favorevole dai giornali; e scruta quanto viene detto in tv in prima serata. Ma non può distribuire dozzine di direzioni.
È inutile nasconderselo. Il controllo dei partiti sulla televisione pubblica s'è esteso a quella privata; la pressione sugli editori riesce a condizionare i giornali e gli altri media. La politica italiana - non da oggi - tenta di lusingarci, spaventarci, sfruttarci, comprarci. Di fronte, spesso, non trova orgoglio professionale, ma vanità , astuzia e parzialità . Talvolta, purtroppo, il cartellino del prezzo.
La novità , qual è? Il neogiornalismo sta acquistando forza, la politica ne sta perdendo. Il sequestrato sequestrerà i sequestratori: non manca molto. I media militanti non avranno più bisogno di sostenere la politica: la sostituiranno. Non offriranno favori, ne pretenderanno. Non seguiranno un'agenda, la detteranno. Già oggi ascoltano poco le segreterie dei partiti: le invitano in tv. Non registrano le urla della politica: urlano di più.
Il risultato sta intorno a noi, lo respiriamo ogni giorno. Parole tossiche che chiamiamo discussioni.
Beppe Severgnini
15 ottobre 2010

