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giovedì 14 maggio 2009

Veronica Lario, lacrime e accuse



Questa storia, per Veronica Lario, non è una passeggiata. L'aveva già capito quando si era vista in prima pagina, a seno nudo, su Libero. Foto di scena recuperate dal suo passato di giovane attrice teatrale, ma l'effetto era stato quello che era stato. E la signora Berlusconi aveva interpretato l'episodio come un primo assaggio della guerra contro di lei. Ma un assalto del genere il «soldatino Veronica» proprio non se l'aspettava.

E così, alla comprensibile fatica di affrontare e contestare pubblicamente gli atteggiamenti e le abitudini del proprio marito, fino a chiedere il divorzio, si è sommato il dolore di vedersi attaccare pubblicamente. E isolare, anche da chi fino a pochi giorni prima rientrava tra gli amici: «Non mi ha chiamato nessuno. Tranne Confalonieri e Letta». Un dolore difficile da digerire, questo. Tanto da volerlo condividere con pochissime persone a lei care. Persone che la settimana scorsa, la sera, sono andate più volte a Macherio per ascoltare e consolare una Veronica in lacrime, che a loro avrebbe confessato: «Non me l'aspettavo questa campagna mediatica. Non così. Non in questi termini. Una violenza inaudita». A preoccuparla sarebbe soprattutto quella che lei stessa avrebbe definito «una strategia» volta a farla apparire come una persona «instabile». Dunque «suggestionabile» da quei «suggeritori della sinistra» che Berlusconi ha accusato di averla ispirata nella sua decisione di chiedere il divorzio.

Un'immagine che avrebbe ferito profondamente Veronica Lario. Donna che giorno dopo giorno ha costruito una sua identità di persona forte e indipendente. Rientra in questa sua voglia di libertà anche la scelta di godersi il nipotino senza affidarlo a tate. O l'abitudine, dopo le sette di sera, di congedare tutto il personale di servizio per poter vivere la casa. Ecco perché non ci sta, Veronica, a farsi screditare: «Vogliono descrivermi come poco affidabile, forse per poterlo usare in sede legale», si sarebbe sfogata. Certo, non essendo una sprovveduta aveva messo in conto una reazione forte da parte del marito. Ma non pensava che la strategia attuata sarebbe stata questa. E poi a ferirla, tra le indiscrezioni circolate, ci sarebbe anche l'ipotesi che i figli non sarebbero dalla sua parte. «Non è vero», avrebbe ribadito lei. Ma è stato Berlusconi a ventilarla, contestando le sue accuse di non aver mai preso parte alle loro feste. «Ho parlato con i miei figli — aveva detto il premier a Porta a Porta — e mi hanno garantito che non è così. La festa di Barbara a Las Vegas ho contribuito a idearla e finanziarla. Quanto a Luigi e Eleonora, non ricordano di aver fatto feste». Traduzione: mia moglie mente. Inaccettabile, per Veronica Lario. Anche perché è stata proprio la partecipazione del Cavaliere alla festa di Noemi Letizia a farla infuriare fino al punto di ammettere sconsolata: «A quelle dei suoi figli non si è mai fatto vedere. Ora basta. La misura è colma».

Angela Frenda
14 maggio 2009

lunedì 20 aprile 2009

D'Alema sulla «crisi» del Pd: «Berlusconi? Durerà fino al 2013»


«Ãˆ vero, il mio rapporto con Walter sta vivendo un momento difficile». Lo chiama per nome come sempre, Massimo D'Alema, l'ex leader del Pd Veltroni. «D'altronde, ci lega una lunga militanza». E confessa a Daria Bignardi, che ieri sera lo intervistava su RaiDue a L'Era glaciale, «che sì, in questo periodo tra noi c'è difficoltà di dialogo, ma poi le cose passano. Abbiamo avuto momenti di asprezza, di solidarietà, lunghe fasi in cui abbiamo lavorato assieme... Adesso anche Walter ha una comprensibile amarezza e un comprensibile riserbo. Per la mia festa dei 60 anni (dopodomani, ndr)? Non so se mi telefonerà». Seduto su un trono dorato — «sul quale mi sento a mio agio» —, alla soglia dei 60 anni, il presidente di Italianieuropei ha raccontato «del bambino politicizzato che ero», tracciando un bilancio «positivo e senza dolorosi rimpianti. Anche io, come disse Berlinguer, non ho tradito gli ideali della mia giovinezza». E parlando più da militante disciplinato — «ogni volta che il mio segretario chiama obbedisco» — che da big del Pd: «Non sono in organismi dirigenti». Poco spazio alle polemiche, però: «Bersani mio candidato al congresso di ottobre? Ora è tempo di campagna elettorale». Quanto al ritiro di Bettini dalla lista per le Europee perché al numero due dopo Sassoli, «spero ci ripensi. Anch'io una volta ho fatto il secondo dietro De Mita».

BERLUSCONI FINO AL 2013 - Positivo il bilancio, anche se con esplicite riserve, per il Pd: «Siamo riusciti a trasformare l'ex Pci in un protagonista della vita politica italiana. Sta vivendo una fase negativa, certo, ma si riprenderà». Non prima, però, «della scadenza naturale di questo esecutivo, nel 2013. Fino ad allora Berlusconi governerà: non vedo margini per una crisi». Ma su come Franceschini — «che fa opposizione nelle misure delle sue possibilità» — possa far risalire la china al Pd, l'ex ministro degli Esteri spiega la sua ricetta. Che parte dalla comprensione «che l'Italia non è incline al bipartitismo». Il che significa allargare la coalizione «della quale il Pd sia il fulcro, anche se non autosufficiente». Ma la grande anomalia di questo Paese, per D'Alema, resta «il conflitto di interessi di Berlusconi, caso unico al mondo. Anche se quella per disciplinarlo sarebbe una legge inutile. Tanto cederebbe le tv ai figli». Infine, un accenno alla polemica sul referendum: «Si doveva fare il 6 e 7 giugno. Ma quando sarà, voterò comunque sì per scardinare questa legge elettorale vergognosa».

Angela Frenda
18 aprile 2009