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martedì 13 gennaio 2009

La Moratti va alla guerra

IL CORRIERE DELLA SERA

La «guerra di Letizia» era iniziata giovedì scorso, quando il sindaco di Milano si era presentata scura in volto nell’abitazione romana del premier, scagliandosi contro l’intesa Alitalia-Air France e il ridimensionamento di Malpensa. Ma Berlusconi non avrebbe mai immaginato che la Moratti si sarebbe espressa allo stesso modo in tv. Perché domenica in tv la Moratti ha utilizzato gli stessi concetti, le stesse parole brandite nel colloquio con il premier. Quell’affondo pubblico contro il governo e i «patrioti» dell’ «operazione Az» è stato vissuto dal Cavaliere come un vero e proprio «attacco personale», argomentato con espressioni «ingenerose» e «gratuite».

La «guerra di Letizia» ha messo in subbuglio i palazzi romani della politica e quelli più felpati del mondo economico milanese. Dai vertici societari filtra una «forte irritazione» verso la Moratti, stato d’animo che accompagna il premier da lunedì della scorsa settimana, quando il sindaco si recò nella sede del Carroccio di via Bellerio, dove Umberto Bossi aveva riunito lo stato maggiore leghista per intestarsi la battaglia a difesa di Malpensa e degli «interessi del Nord»: «Che c’è andata a fare? Che bisogno c’era? È sbagliato correre dietro alla Lega. Non è così che si compete con loro. Così si accredita invece l’idea che solo loro rappresentino il Nord». Perciò Berlusconi uscì allo scoperto, perciò pose l’altolà al Senatùr: «Al Nord ci penso io», disse.

Doveva contrastare quelle «manovre elettorali» che danneggiavano la sua immagine e aprivano la competition in vista delle Europee. L’intervista della Moratti a Lucia Annunziata incide, se possibile, in modo ancor più pesante: perché è dal sindaco di Milano —non dall’opposizione e nemmeno dalla Lega—che giungono critiche severe al progetto su cui il premier ha messo la faccia. Non è un caso se tra Berlusconi e la Moratti sia calato il gelo. D’altronde già quel giovedì della scorsa settimana il sindaco aveva interpretato il mancato invito a pranzo con Bossi come un gesto politico prima che di «scortesia». A muso duro era iniziato e si era concluso anche il rendez vous con Colaninno, incontrato a palazzo Grazioli insieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La Moratti a più riprese aveva insistito perché tornasse in gioco la compagnia aerea tedesca. «Guarda che non ci hanno offerto nulla, Letizia ». «No Roberto, voi state affossando Malpensa». È stato un crescendo rossiniano. «Noi punteremmo su Malpensa se Linate fosse ridimensionata, altrimenti non si può fare». «Lufthansa è interessata a entrambi gli scali». «Ãˆ interessata solo a far fallire la trattativa con Air France». «Non è vero, dovete insistere». A quel punto un Colaninno esasperato, ha chiuso il discorso provocatoriamente: «Va bene, Letizia. Se le cose stanno così, chiama subito il presidente di Lufthansa. Chiamalo ora. Digli che sono pronto a cedergli la mia quota di Alitalia, se vuole. Ottanta milioni e la facciamo finita». Sembrava dovesse finire lì, invece la «guerra di Letizia» è proseguita in tv. «Ãˆ stato imbarazzante ascoltare certe cose dal mio sindaco», commenta il forzista Mario Valducci, che fa capire l’umore nell’inner circle del Cavaliere: «Ãˆ andata eccessivamente sopra le righe. È stata irriconoscente verso Berlusconi ».

Eppure alla Moratti era chiaro fin da giovedì che sarebbe stata una battaglia solitaria, l’aveva intuito facendo capolino al vertice tra il premier e Bossi, che si erano intanto messi d’accordo sull’intesa Az-Air France e sull’emendamento a favore di Malpensa, presentato poi nel dl anti-crisi. Perciò non si capisce il motivo per cui non si sia fermata. C’è chi rammenta che si è candidata alla guida della città da indipendente, facendo balenare l’incredibile scenario di una rottura con Berlusconi. Ma il Cavaliere, per quanto irritato, troverà il modo di ricucire lo strappo. C’è poi chi, più semplicemente, ricorda il carattere della Moratti. «Letizia è fatta così», commenta olimpico il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Giovedì scorso mi ha chiamato alle sette di sera. Milano era bloccata sotto la neve e lei aveva bisogno subito di 400 militari per pulire le strade. Mi sono attivato. Mi avesse detto grazie...».

In realtà, al fondo delle tensioni con Berlusconi resta il contenzioso su Expo 2015, quando la Moratti non si è sentita sostenuta dal premier nel braccio di ferro con Giulio Tremonti, che ha accentrato sull’Economia i meccanismi di controllo dei fondi pubblici. Anche Tremonti è stato colpito dagli strali in tv della Moratti. Vecchie ruggini tra i due. Nel 2001, «Giulio» fu sarcastico nel centellinare i soldi per la riforma scolastica: «Letizia, devi capire. Questo è il governo, mica tuo marito». Qualche tempo fa si è ripetuto con una battuta che ha fatto il giro dei ministri: «Politicamente non ne azzecca una. In Francia aveva puntato su Ségolène Royale, in America su Hillary Clinton...».

Francesco Verderami
13 gennaio 2009

sabato 10 gennaio 2009

Alitalia, sì di Air France all'accordo

IL CORRIERE DELLA SERA


ROMA - Via libera di Air France - Klm all'accordo con Alitalia. Il Consiglio di amministrazione del gruppo franco-olandese, durato circa due ore, avrebbe dato il suo avallo all'intesa che dovrà essere approvata dal consiglio di amministrazione di Alitalia previsto per lunedì. L'accordo di partnership tra Air France - Klm e Alitalia, dunque, potrebbe essere ufficializzato all'inizio della prossima settimana. L'intesa dovrebbe portare il gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta e Pierre-Henri Gourgeon a rilevare una quota intorno al 25% della Nuova Compagnia per un esborso complessivo di circa 310 milioni di euro. Cifra che comunque, secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, non sarebbe ancora quella definitiva.

I TEDESCHI - Intanto, però, la Lufthansa ha confermato che proseguono i colloqui con la nuova Alitalia per un possibile ingresso nel suo capitale. Una portavoce della compagnia aerea tedesca ha ribadito la posizione dei propri vertici: «I colloqui continuano e riteniamo che il mercato italiano sia molto importante». In precedenza, la società aveva confermato di non aver mai presentato un'offerta, sottolineando però che questo «non significa che non faremo un'offerta in futuro».

BOSSI-BERLUSCONI - La scelta del partner straniero per la Nuova Alitalia (Air France o Lufthansa) nei giorni scorsi ha provocato tensioni tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro delle Riforme, Umberto Bossi. Il premier aveva infatti benedetto le nozze Alitalia-Air France, affermando che non c'erano «controindicazioni». Dichiarazioni che avevano provocato l'ira di Bossi. «Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l'accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi» aveva dichiarato il leader della Lega. Dopo il vertice di giovedì a Palazzo Grazioli, il Senatùr ha affermato di aver ottenuto le necessarie rassicurazioni sullo scalo lombardo, rilanciando la carta tedesca. Ma il premier sembra invece intenzionato invece a procedere verso l'accordo con Air France.

SALVA-MALPENSA - All'indomani del vertice di Palazzo Grazioli, è stato presentato alla Camera un emendamento 'salva-Malpensa' al decreto anticrisi all'esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Il testo ricalca una proposta già presentata dalla Lega e chiede al ministro delle Infrastrutture, di concerto con gli Esteri, di raggiungere in 30 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento, «accordi bilaterali nel settore aereo al fine di ampliare il numero dei vettori ammessi a operare sulle rotte nazionali internazionali ed intercontinentali».

PRODI - E sulla vicenda Alitalia è tornato a parlare anche Romano Prodi. La parlamentare Pd Sandra Zampa, in una dichiarazione diffusa come portavoce dell'ex premier, definisce «una svendita umiliante» quella di Alitalia compiuta dal Governo, invitando a confrontare le cifre delle offerte Air France fatte all'esecutivo Prodi e a quello attuale, tramite Cai. «L'accordo raggiunto da Air France con il governo Prodi prevedeva il pagamento di un miliardo di euro con l'impegno di assumersi tutti i debiti della compagnia di bandiera. Senza dimenticare gli altri 5 miliardi tra investimenti e aumento di capitale nella fase successiva alla vendita. Con l'accordo attuale, invece, gli italiani si ritroveranno sulle spalle 2 miliardi di debiti e il pagamento degli ammortizzatori sociali per i 5 mila dipendenti in esubero».

09 gennaio 2009

giovedì 8 gennaio 2009

Alitalia, vertice da Berlusconi

LA REPUBBLICA

ROMA - Versioni opposte sul ruolo di Malpensa e sull'alleanza Alitalia-Air France dopo il vertice tenuto a Palazzo Grazioli. Diversi esponenti della maggioranza, a cominciare dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, e il sindaco di Roma Gianni Alemanno, hanno confermato la scelta di Cai per l'alleanza con Air France. Il leader della Lega Umberto Bossi ha assicurato al contrario che "la scelta del partner di Cai non è ancora definita a fronte della manifestata volontà di Lufthansa". "E comunque - detto il Senatur - Malpensa resterà hub. Su questo siamo tutti d'accordo". A Palazzo Grazioli nel primo pomeriggio si sono tenuti due incontri separati: un vertice tra il premier Silvio Berlusconi e il leader della Lega Nord Umberto Bossi, e una riunione tra il presidente di Cai Roberto Colaninno e l'amministratore delegato Rocco Sabelli con i sindaci di Roma Gianni Alemanno e di Milano Letizia Moratti.

Al termine dell'incontro Bossi è uscito senza rilasciare alcuna dichiarazione. I commenti del leader della Lega sono stati affidati successivamente a un comunicato, nel quale si ribadisce che "è evidente che chi pensa di far operare una compagnia aerea senza considerare Milano come un hub è destinato al fallimento e al ripetersi degli stessi errori di Alitalia".

Ha parlato immediamente invece Alemanno, che ha ribadito: "Allo stato attuale non c'è ancora un'offerta concreta da parte di Lufthansa, ma solo una trattativa che si sta per chiudere con Air France, una trattativa che non determina di per sè la scelta degli hub e il ruolo sia di Fiumicino che si Malpensa". Rispetto a Malpensa, secondo fonti vicine al dossier, i vertici di Cai-Alitalia avrebbero comunque assicurato un impegno a "moltiplicare le rotte intercontinentali". E' stato dunque promesso uno sforzo per lo sviluppo dello scalo lombardo "a patto che siano rafforzate le infrastrutture di collegamento tra Milano e Malpensa".

Tempi stretti per Air France. I tempi per la ratifica dell'accordo con la compagnia franco-olandese sono stretti: lunedì (e non domani), si terrà il consiglio di amministrazione della Cai-Alitalia. Air France dovrebbe ottenere fino al 25% del capitale "con azioni di serie B" a fronte di un esborso pari a circa 300 milioni di euro.

Mossa a sorpresa di Lufthansa? L'ipotesi Lufthansa sembrerebbe così uscire definitivamente di scena. A confermarlo stamane è stata la stessa compagnia tedesca: "Abbiamo comunicato il nostro interesse per l'Alitalia ai dirigenti di Cai, ma non abbiamo mai presentato un'offerta formale". Già ieri Silvio Berlusconi aveva negato l'esistenza di un'offerta tedesca. Tuttavia oggi le cose potrebbero essere cambiate: secondo indiscrezioni riportate dall'Agi, infatti, l'ad della compagnia tedesca avrebbe preso carta e penna e scritto una lettera, arrivata nel primo pomeriggio al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Un interessamento che intenderebbe mantenere ancora aperta la partita, proprio come ha detto Bossi.

Veltroni: "Alitalia è stata svenduta". Su tutta l'operazione Alitalia, fino alla scelta di Air France come partner, il Pd si dichiara estremamente critico: "Il governo Prodi aveva venduto Alitalia. Il governo Berlusconi ha svenduto Alitalia ad Air France", ha detto il segretario del Pd Walter Veltroni, in una conferenza stampa al termine del governo ombra. "Il governo Prodi aveva individuato Air France come possibile acquirente di Alitalia e si era profilata un'intesa che avrebbe portato il nostro Paese a far parte di un gruppo che ha un ruolo strategico. - ha ricordato Veltroni - Si è fatta però una scelta diversa in nome dell'italianità e si sono caricati sulle spalle degli italiani diversi miliardi di euro ed ora si è arrivati ad una soluzione che ci fa dire che il governo Berlusconi ha svenduto Alitalia. E la Lega pianga se stessa".

Alemanno: "No alle battaglie tra città". "La scelta del partner internazionale - ha detto Alemanno, al termine della riunione a Palazzo Grazioli - non è automaticamente un piano industriale o l'altro, perché vi sono altri fattori per esempio il rapporto tra Malpensa e Linate. Dire sicuramente Air France è uguale Roma è un fatto astratto, non automatico". Alemanno ha sottolineato: "Non stiamo facendo battaglie fra città ma stiamo cercando di capire cosa vuol fare la Cai e quali sono le prospettive per Fiumicino. Noi ribadiamo che Fiumicino è uno scalo importantissimo e deve essere valorizzato al massimo perchè sarebbe clamoroso non farlo".

Bossi: "Scelta partner non definita". Opposta la versione di Bossi, affidata a un comunicato diffuso un'ora dopo la conclusione dell'incontro. Per la Lega Nord infatti Lufthansa è ancora in corsa nella vicenda Alitalia e comunque una scelta definitiva del partner straniero non è stata ancora fatta. In via di definizione il ruolo di Malpensa: "Abbiamo ottenuto dal presidente Berlusconi assicurazioni circa lo sblocco dei negoziati relativi agli accordi bilaterali che consentono di attirare vettori e destinazioni internazionali su Malpensa".

Assemblea a Fiumicino, proteste e disagi. In questa quadro fa notizia la manifestazione di protesta dei 400 dipendenti di Az Airport a Fiumicino. Le 'tute verdi', per lo più dei settori delle pulizie di bordo, carico e scarico bagagli hanno gridato slogan come "Lavoro, lavoro", sfilando davanti a passeggeri e dipendenti aeroportuali quindi hanno convocato una assemblea. "Ci sono centinaia di lavoratori ex Alitalia che a oggi ancora non hanno un contratto e non sanno se saranno assunti - ha spiegato Gaetano Riccitelli della Cgil Trasporti - mentre il resto dei lavoratori assunti in Cai hanno avuto una penalizzazione sui contratti. Il premier dice di aver salvato Alitalia ma non salva i lavoratori". La Commissione di garanzia sugli scioperi ha bollato come "illegittime" le proteste ed ha chiesto ai lavoratori di sospenderle.

114 voli cancellati. Dalle aerostazioni, il corteo si è poi spostato all'esterno davanti agli arrivi dei voli internazionali. Una protesta che ha avuto come conseguenza voli o ritardati, bagagli accumulati e passeggeri infuriati. Secondo un calcolo non ufficiale sono 114 i voli Alitalia cancellati all'aeroporto di Fiumicino, 63 collegamenti in partenza e 51 in arrivo.

(8 gennaio 2009)

Alitalia, Bossi: «Lufthansa in campo, su Malpensa garanzie da Berlusconi»

(UMBERTO BOSSSI ALL'USCITA DELL'INCONTRO CON SILVIO BERLUSCONI)
IL CORRIERE DELLA SERA

ROMA - Afferma di aver ricevuto «garanzie» da Berlusconi su Malpensa, ribadendo però che l'opzione Lufthansa (alternativa ad Air France) come partner straniero della nuova Alitalia è «ancora in campo». Al termine del vertice con il presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli, il ministro per le Riforme e leader della Lega Nord, Umberto Bossi, mette nero su bianco le conclusioni dell'incontro. Cinque i punti sottolineati dal Senatùr:
«Primo: abbiamo riscontrato da parte del presidente del Consiglio la volontà di affrontare e di risolvere il problema di Malpensa.
Secondo: prendiamo atto che la scelta del partner di Cai non è ancora definita a fronte della manifestata volontà di Lufthansa.
Terzo: abbiamo ottenuto dal presidente Berlusconi assicurazioni circa lo sblocco dei negoziati relativi agli accordi bilaterali che consentono di attirare vettori e destinazioni internazionali su Malpensa.
Quarto: abbiamo affidato al sottosegretario Castelli l'esame delle proposte complessive che Cai ci ha fatto con riferimento a Malpensa.
Quinto: è evidente che chi pensa di far operare una compagnia aerea senza considerare Milano come un hub è destinato al fallimento e al ripetersi degli stessi errori di Alitalia. Su questo ci pare ci sia una generale condivisione».

LUFTHANSA - Nel frattempo, c'è da registrare una mossa a sorpresa di Lufthansa. Secondo quanto riferisce l'Agi, l'amministratore delegato della compagnia tedesca avrebbe preso carta e penna e scritto una lettera, arrivata nel primo pomeriggio a Berlusconi. Un interessamento che intenderebbe mantenere aperta la partita sulla vicenda che, proprio come ribadito da Bossi.

LE TENSIONI - Nei giorni scorsi, la scelta del partner straniero di Alitalia aveva provocato tensioni tra Berlusconi e Bossi. Il premier aveva infatti benedetto le nozze Alitalia-Air France, affermando che non c'erano «controindicazioni». Dichiarazioni che avevano provocato l'ira di Bossi. «Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l'accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi». Ora, dopo il vertice, Bossi afferma di aver ottenuto le necessarie rassicurazioni sullo scalo lombardo (dove in giornata si è tenuto il "Malpensa Day" organizzato dalle province e dai comuni dell'area oltre che da Camere di commercio, sindacati e associazioni degli imprenditori e dei consumatori) e rilancia la carta tedesca.

IL PD - Critica l'opposizione. «Il governo Prodi aveva venduto Alitalia - dice Walter Veltroni. - Il governo Berlusconi ha svenduto Alitalia ad Air France». «Siamo sconcertati -prosegue il segretario del Pd - e lo sconcerto conferma le critiche che abbiamo avanzato da tempo al governo per la gestione della vicenda. Il governo Prodi aveva individuato Air France come possibile acquirente di Alitalia e si era profilata un'intesa che avrebbe portato il nostro Paese a far parte di un gruppo che ha un ruolo strategico. Questa procedura era stata fatta nel rispetto delle regole e prevedeva le necessarie risorse per l'acquisto di Alitalia da parte di Air France. Si è fatta però una scelta diversa in nome dell'italianità e si sono caricati sulle spalle degli italiani diversi miliardi di euro ed ora si è arrivati ad una soluzione che ci fa dire che il governo Berlusconi ha svenduto Alitalia», conclude Veltroni. «In un Paese normale - rincara la dose Pierluigi Bersani - non ho mai visto un Governo che ha fatto un'operazione così fallimentare. Questo Governo dovrebbe andarsene a casa».


08 gennaio 2009

mercoledì 7 gennaio 2009

Così hanno ucciso Alitalia

L'ESPRESSO
di Paola Pilati

Forniture pagate il triplo. Carburante comprato a peso d'oro. Sindacalisti che decidevano le carriere. E sprechi spaventosi ovunque. Alla vigilia del passaggio finale, il liquidatore racconta cosa ha visto. Colloquio con Augusto Fantozzi.

Professore, ci faccia volare!... Invocato come un santo patrono dalle fan nei ristoranti, fermato per strada da nostalgici bipartisan della grande Alitalia che lo spronano con un "Tenga duro!", destinatario di collette per la sopravvivenza della compagnia di bandiera raccolte da gruppi di italiani all'estero, Augusto Fantozzi, 68 anni, avvocato tributarista e più volte ministro nel centrosinistra, assapora l'apice della sua notorietà. L'incarico di commissario straordinario di Alitalia, affibbiatogli furbescamente dal governo Berlusconi, se lo sente addosso come un vestito di sartoria: "Qui faccio il mio mestiere, non è come quando ero ministro", dice. E si capisce che vorrebbe passare alla storia dell'Alitalia come Enrico Bondi passerà a quella della Parmalat. Cioè come il salvatore, l'uomo della Provvidenza.

In effetti, dopo un anno di stop and go - si vende, non si vende - tocca a Fantozzi recidere il cordone ombelicale di Alitalia con lo Stato. Lo ha fatto a metà dicembre con la firma del contratto di cessione a Cai per 1.052 milioni, e lo concluderà alla mezzanotte del 12 gennaio, quando darà le consegne della gestione della compagnia a Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, che si installeranno al sesto piano del palazzo della Magliana, sulla plancia di comando, mentre lui calerà al quinto. E lì resterà, si prevede, per tutta la lunga trafila legale che seguirà il trapasso della compagnia dal pubblico al privato. Una trafila che, per le abitudini italiane, potrà durare anche sei-sette anni.

Nel frattempo, in attesa di quella mezzanotte simbolica di gennaio, è lui a gestire la società: ha pagato un terzo di tredicesima ai dipendenti ormai tutti in cassa integrazione, tiene a bada i voraci fornitori, e si prende gli accidenti dei viaggiatori, ora bloccati dalle cancellazioni dei voli, ora dalle proteste dei dipendenti per la politica delle assunzioni di Cai.


Situazione scomoda, professore: ce l'hanno con Colaninno, ma i disservizi li deve gestire lei.
"Molte delle proteste sono dovute al fatto che le lettere di assunzione non sono partite tutte insieme. È una scelta di Cai che non voglio commentare".

Intanto i viaggiatori fuggono. Consegnerete l'azienda ridotta all'osso.
"In realtà le prenotazioni, dopo il crollo di ottobre-novembre, sono in netta ripresa".

Ma Alitalia è stata molto ridimensionata: lei ha tagliato parecchi voli.
"Senta, Alitalia è morta di grandeur, non per il mio taglio dei voli. Perché si è voluta mantenere in piedi una struttura troppo ampia rispetto alle sue possibilità di produrre reddito. Si è detto che a Colaninno ho dato la polpa, ma anche lui avrà il problema di riempire gli aerei...".

Se si fossero fatti i tagli in passato la compagnia dunque si sarebbe salvata?
"Sì: nella mia relazione sulle cause dell'insolvenza dico chiaramente che l'azienda ha sperperato. Non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei Conti che indaga".

Cosa intende per grandeur?
"È semplice: Alitalia pagava tutto il triplo".

Malversazioni?
"Non necessariamente. Faccio un esempio: mandare tre macchine per prendere l'equipaggio, perché se la prima buca e la seconda rompe il motore... era uno spreco. Tutto era troppo abbondante".

Colpa dei privilegi dei dipendenti?
"Di tutti: dei dipendenti, degli appalti, dei fornitori del carburante...".

Anche il carburante era pagato il triplo all'Eni?
"Certamente era pagato troppo".

Una grande mangiatoia?
"Una gestione troppo 'signorile'".

Strano che non si sia indagato prima.
"Sì. Teoricamente lo potevano fare tutti, il ministero, la Consob, l'Enac... Ma la dichiarazione d'insolvenza è stato il campanello d'allarme più forte".

Chi ha avuto più responsabilità nella dilapidazione delle risorse?
"Diciamo che in qualsiasi settore non si stava a tirare sul prezzo. Io sono stato attaccato perché non pagavo i fornitori: saranno pagati tutti quanti, ma intanto ho messo la situazione sotto controllo. Ho fermato la 'signorilità'".

La soluzione Cai era davvero l'unica via d'uscita?
"Ho lungamente parlato con Spinetta (il capo di Air France, ndr) e con Mayruber (quello di Lufthansa, ndr). Quando Cai si è ritirata, dopo la rottura con il sindacato, ho cercato questi signori e loro mi hanno detto chiaro e tondo che con i sindacati italiani non volevano avere a che fare".

La rottura della Cgil di Guglielmo Epifani con la linea tenuta da Cisl e Uil nascondeva qualche altro obiettivo?
"È stata tutta una dialettica sindacalese. Un balletto tra di loro su chi firmava e chi no".

È intervenuta la mediazione del Pd?
"Non lo posso dire direttamente, ma ho l'impressione di sì".

Lei ha ricevuto interferenze politiche?
"No. Neanche da Berlusconi. È stata una trattativa condotta da tutti, fino all'ultima lira, senza finzioni. Quando Colaninno mi diceva: 'Non tengo i miei soci', era vero. E io rispondevo: 'Non firmo', e ne ero convinto".

Che partita hanno giocato i piloti con la loro impuntatura?
"Hanno fatto un grande errore. La disponibilità a riconoscere la loro professionalità c'era. Ma loro hanno preferito la guerra per il potere in azienda, lo scontro per comandare piuttosto che convincere della loro indispensabilità. L'Anpac ha frantumato se stessa".

Però le rinunce sugli stipendi le hanno dovute inghiottire.
"Non moltissime. E poi, in un momento simile, Alitalia, con la cassa integrazione privilegiata, è un'oasi felice".

È vero che i capi sindacali dei piloti godevano di extra in busta paga?
"Non in quanto capi sindacali, ma in virtù dei ruoli che potevano avere come 'post holder', cioè per far fare carriera agli altri: ci sono per esempio quelli che fanno i garanti verso l'Enac, quelli da cui dipende il mantenimento del brevetto... Su questi ruoli si possono costruire delle cordate di crescita professionale. Era un meccanismo molto sindacalizzato, che aveva in mano molte leve".

Lei ha dato agli italiani la brutta notizia che dovranno pagare ancora i debiti di Alitalia. Quanto sarà il conto finale?
"Gli attivi non basteranno a pagare tutti i passivi. In totale ci sono 3,2 miliardi di passività, e gli asset di Alitalia non sono tantissimi. Oltre a quello che incassiamo da Cai, c'è quello che incasserò da cargo, manutenzione, i call center Alicos...".

Quanto possono valere?
"Stimiamo tra i 500-700 milioni di euro. Poi abbiamo un terreno a Fiumicino e cinque o sei appartamenti in giro per il mondo".

Si può immaginare quindi che la metà dei creditori non verrà pagata. Chi verrà saldato per primo?
"Quelli che hanno continuato a rendere servizi durante il commissariamento. Dopo il 29 agosto saranno pagati tutti. Prima, saranno pagati secondo riparto".

Lei ha già detto che gli azionisti Alitalia resteranno con un pugno di mosche.
"Il Tesoro ha promesso un indennizzo attingendo al fondo dei conti correnti dormienti. Dipenderà da Tremonti in che misura vorrà soddisfarli".

Gli obbligazionisti verranno trattati come gli azionisti?
"Sì, anche se in verità dovrebbero essere più tutelati".

Il prezzo di Alitalia: non le sembra poco 550 milioni per gli slot?
"È stata la valutazione di Rothschild. E poi si fa molta fantasia sugli slot: quelli dell'intercontinentale, per esempio, non valgono niente, tranne quelli di New York e Newark".

Valgono quelli a Milano e Roma.
"Sì. Ma non si possono vendere: se non li usi, decadono. Comunque è stato calcolato il goodwill, che è compensato da un badwill. D'altra parte, a meno che non rinegozi tutti i contratti, anche Colaninno perde".

Le sembra normale che per Cai siano state sospese le regole antitrust?
"Ma Catricalà ha detto: vi terremo gli occhi addosso. Del resto Air France ha il 91 per cento del mercato in Francia, Cai arriva forse al 60".

Ma sul Roma-Milano ha il 100 per cento.
"Catricalà vigilerà. D'altra parte, se vogliono riempire gli aerei non potranno alzare troppo i prezzi".

Ma come mai Cai versa in contanti 300 milioni a Toto per AirOne e soltanto 237 a lei per Alitalia?
"AirOne ha più aerei e più buoni dei nostri. La parte di punta della flotta futura è quella di AirOne. Io ho da vendere novanta MD80, che valgono poco: ho appena fatto il bando".

E le altre partecipazioni?
"Nell'accordo sindacale di Palazzo Chigi, si è detto che una società con Finmeccanica, Fintecna e Cai rileverà le manutenzioni. Anche lì farò un bando di gara".

La sua missione quanto durerà ancora?
"Dipende dalle cause che mi faranno e da quelle che devo fare io. Sono titolare di 4 mila persone in cassa integrazione che restano miei dipendenti. Prima di dichiarare morta la bad company, ci vorranno anni: anche sei-sette".

Arriverà allora anche il pagamento della sua parcella?
"Spero una parte prima. Io il lavoro lo sto facendo. Non sono né esoso né avido. Ma non sono fesso e non ho intenzione di lavorare gratis, e d'altra parte anche Bondi ha avuto una tranche della sua parcella. Ad ogni modo mi fa più piacere se mi si dice che sono bravo".

La parcella sarà davvero di 15 milioni di euro come si è detto?
"Potrebbe essere quella cifra ma anche meno. È un calcolo in percentuale sulla massa dell'attivo, del passivo e del recuperato. Ma Palazzo Chigi non ha ancora emanato il decreto per stabilire la percentuale che mi spetta".
(30 dicembre 2008)

mercoledì 31 dicembre 2008

Cai cambia nome, ora è Alitalia

IL CORRIERE DELLA SERA

MILANO - L'assemblea di Cai ha deliberato la modifica della denominazione sociale: dal 13 gennaio la società si chiamerà semplicemente Alitalia e non Nuova Alitalia. «Abbiamo cambiato ragione sociale», ha detto il vice presidente Salvatore Mancuso (fondo Equinox). Sul partner estero, Mancuso ha spiegato che «si sta lavorando, a breve verrà fatta la scelta». Gaetano Miccichè, responsabile della divisione corporate di Intesa SanPaolo, sui tempi del partner estero aveva detto che «siamo vicini alla scelta». Mancuso, sull’ingresso di nuovi soci nella compagine azionaria, ha risposto: «Solo un socio strategico». Quanto al problema dei prezzi dei voli sollevato dall'Antitrust: «Non devo rispondere io a Catricalà».

INCONTRO CON SINDACATI - Nel pomeriggio i vertici di Cai-Alitalia si troveranno con i sindacati per discutere i criteri di assunzione applicati dalla nuova compagnia, in particolare per il personale di terra ma non di quello delle pulizie (rinviato al 2 gennaio, Cai ha deciso di esternalizzare il servizio). Sul tavolo anche le questioni di piloti e assistenti di volo, affrontate già lunedì.

FANTOZZI: «COMPAGNIA MORTA DI GRANDEUR» - Alitalia «Ã¨ morta di grandeur. Nella mia relazione dico chiaramente che l'azienda ha sperperato: ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei conti che indaga». Lo ha detto il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, in un'intervista al settimanale Espresso mercoledì in edicola. «Alitalia è morta di grandeur, non per il mio taglio dei voli, bensì perché si è voluta mantenere una struttura troppo ampia rispetto alle sue possibilità di produrre reddito». Secondo Fantozzi «Alitalia pagava tutto il triplo. Per esempio mandava tre auto per prendere l'equipaggio. Anche il carburante era pagato troppo». Per Fantozzi «i piloti hanno fatto un grande errore. La disponibilità a riconoscere la loro professionalità c'era, ma loro hanno preferito la guerra per il potere in azienda, lo scontro per comandare piuttosto che convincere della loro indispensabilità. L'Anpac ha frantumato se stessa».

30 dicembre 2008

mercoledì 24 dicembre 2008

Alitalia, ancora caos Il Pd: il regalo del governo agli italiani

L'UNITA'

Ancora disagi e passeggeri a terra, a Fiumicino, nonostante l'attività dello scalo aeroportuale sia tornata alla normalità dopo il caos provocato lunedì dalle assemblee dei lavoratori di Az Airport. Intanto l'Enac annuncia, «sia pure con rammarico», l'apertura di un istruttoria nei confronti di Alitalia per sanzioni per mancata assistenza e riprotezione «nonostante il riconoscimento alla compagnia di aver fatto il possibile». L'Ente per l'aviazione civile conferma anche che sono in corso di smaltimento le liste di attesa: entro stasera rientreranno tutti i passeggeri tranne una quarantina che dovranno aspettare fino a domani in quanto non sono disponibili i voli per le loro destinazioni intercontinentali.

I voli Alitalia, in base ad una stima non ufficiale, che risultano soppressi martedì a Fiumicino, nella fascia oraria che va dalle 6 alle 14, sono 4 in partenza (Genova, Pisa, Firenze e Linate), e 39 in arrivo. Di quest'ultimi, una trentina concentrati entro le ore 9. Peraltro, come fanno notare alcune fonti, le cancellazioni in arrivo sono diretta ripercussione del caos creatosi ieri con la mancata partenza dallo scalo romano di decine di voli, e della conseguente necessità tecnica di riallineare l'operativo sull'intero network della compagnia.

A Fiumicino ci sono stati momenti di tensione, davanti alle biglietterie, con lunghe code di passeggeri che aspettavano di sapere quando poter ripartire. Molti hanno perso la pazienza e hanno cominciato a inveire contro gli impiegati dell'Alitalia tanto che, in alcuni casi, per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia. Riparte in salita la trattativa tra la Cai e i sindacati dei dipendenti del ex compagnia di bandiera per l'assunzione del personale della nuova Alitalia. Le quattro sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil, e Ugl tornano al tavolo della trattativa denunciando il mancato rispetto degli accordi sottoscritti a palazzo Chigi. «Ci sono una serie di cose - dice il segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi - che non hanno spiegazioni se non una grandissima incompetenza o la malafede dell'applicazione delle intese sottoscritte a Palazzo Chigi».

Nel denunciare l'assunzione di personale a tempo determinato invece che a tempo indeterminato, il dirigente della Cgil contesta l'assunzione di personale di terra navigante con i requisiti pensionistici: «Non vorrei che l'assunzione di personale pensionabile - denuncia Rossi - celasse il disegno di un ulteriore ridimensionamento del personale di tutte le categorie». Il confronto di oggi dovrebbe riguardare il personale di terra sia dello handling che della manutenzione ma si dovrebbe parlare anche di una serie di problemi del personale navigante e in particolare delle basi di residenza e di alcuni casi 'sociali'.

E il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, parlando della situazione legata ad Alitalia e sostenendo la necessità di affrontarla con la «mano dura» attacca: «siamo in una fase di latente follia. Non attacco i sindacati, dico solo che con questi chiari di luna fare scioperi di questo tipo è da irresponsabili». «Le compagnie aeree sono un settore in concorrenza, stanno sul mercato», ha affermato Brunetta, aggiungendo che «Ã¨ finita l'epoca in cui Alitalia perdeva 2 milioni di euro al giorno». «Non è stato licenziato nessuno» e non c'è «più la mentalità di un settore protetto», ha proseguito. I lavoratori «devono farsene una ragione», ha proseguito richiamando al «buon senso»: «Riflettete amici della nuova Alitalia, la gente non è più con voi».

Ma dal Pd arriva la replica: La situazione che si sta creando negli aeroporti italiani è il «regalo di Berlusconi agli italiani», secondo il portavoce del Pd Andrea Orlando. «Caos negli aeroporti, centinaia di voli cancellati, passeggeri lasciati a se stessi in giornate cruciali e migliaia di lavoratori il cui futuro è messo a rischio. Ecco il regalo di Natale di Berlusconi agli italiani. E come per tutti i regali che si rispettano, il presidente del Consiglio voleva mantenere la sorpresa. E` per questo che non ne ha parlato nel corso della conferenza stampa di fine anno».

Il Pdl «insulta per nascondere il fallimento - aggiunge Orlando - Non è insultando, che si cancella il problema Alitalia, che frettolosamente era stato dato per risolto con toni trionfalistici». «Oggi purtroppo - continua - gli italiani scoprono che qualche miliardo di euro, preso dalle loro tasche, è stato bruciato senza che il problema sia stato davvero risolto. Al di là delle responsabilità di chi provoca i disagi per i viaggiatori la vera sorpresa è questa». «E se si fossero dette le cose come stavano, con minor trionfalismo e più senso della misura e cioè si fossero indicati i nodi non ancora sciolti della vicenda Alitalia - conclude Orlando - si sarebbero evitati anche i gravi disagi arrecati oggi ai viaggiatori incolpevoli».

23 dicembre 2008

domenica 16 novembre 2008

Gli autonomi accusano: «Ãˆ Alitalia a volere il caos negli aeroporti»

IL CORRIERE DELLA SERA

ROMA - Ancora una giornata all'insegna della confusione negli aeroporti italiani. A Fiumicino è leggermente diminuito, rispetto a sabato il numero di bagagli di voli Alitalia scaricati dagli aerei non decollati, e ancora in attesa dei legittimi proprietari nei pressi del «Lost and found» della Compagnia nella sala arrivi dei voli internazionali. A metà giornata si calcola che ve ne siano ancora poco più di 300, mentre, secondo quanto si è appreso, tra sabato ed domenica ne sarebbero stati smaltiti circa 600. Ad incidere nel caos bagagli che si prolunga da quasi una settimana, la carenza del personale di terra della «vecchia» Alitalia. Questi bagagli vengono costantemente vigilati sia dalle forze dell'ordine sia da ADR che ha disposto un apposito servizio.


VOLI CANCELLATI - Sempre a Roma fino alle 15 sono circa quaranta, tra partenze ed arrivi, i voli Alitalia cancellati. I ritardi per alcuni voli oscillano tra i 30 minuti e le due ore, ma ci sono state punte superiori come nei casi dei voli diretti a New York, Mosca e Toronto. Disagi anche negli aeroporti di Linate e Malpensa per i passeggeri in arrivo o in partenza con voli Alitalia. Al momento risultano cancellati una decina di voli, mentre molti altri hanno subito ritardi tra i dieci minuti e le due ore abbondanti. A Linate sono stati cancellati diversi voli da e per Roma Fiumicino, Napoli, Francoforte, Madrid, Amsterdam. Un volo per Reggio Calabria delle 10,20 è riuscito a decollare solo alle 12,30, mentre un aereo per Roma Fiumicino delle 11, con prevista partenza per le 12,25, è poi stato cancellato. A Malpensa sono stati cancellati voli per Istanbul, Sofia, Parigi. Un aereo per Tokyo delle 14,35 è stato spostato alle 18,35.


SINDACATI - Intanto le sigle autonome Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e SDL Intercategoriale, cioè il fronte sindacale del no agli accordi con Cai precisa che «Alitalia con l'avallo del governo, delle istituzioni competenti e della Cai, da giorni procede alla cancellazione indiscriminata di un ingente numero di voli, creando pesantissimi disservizi ai passeggeri». Per le 5 sigle autonome il «crescendo di ritardi e cancellazioni» potrebbe essere «un piano di emergenza per permettere alla stessa Cai di subentrare nelle attività di Alitalia senza eccessivi scossoni attraverso un rallentamento del sistema, fino magari al blocco quasi totale delle attività di volo. Con buona pace delle migliaia di passeggeri lasciati a terra e scaricando le responsabilità sui lavoratori. Se così fosse - dicono i sindacati - sarebbe un abile gioco di specchi».


PEZZI DI RICAMBIO - Alle cinque sigle «risulta - scrivono i sindacati in una nota - che le cancellazioni sono infatti per lo più causate da ragioni tecniche derivanti dalla mancanza di pezzi di ricambio e dal mancato o ritardato caricamento degli aeromobili da parte della società di handling Alitalia Airport che fornisce ad Alitalia organici insufficienti che non effettuano ore di straordinario. Alitalia dunque, in modo assolutamente strumentale, addebita ad agitazioni di piloti ed assistenti di volo queste cancellazioni, pur avendo a disposizione equipaggi completi e disponibili».


FANTOZZI E L'OFFERTA CAI - Sul fronte politico della vicenda, si registra l'intervento del commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi che, ospite della trasmissione «Che tempo che fa», nella quale ha confidato che il suo volo ha avuto solo mezz'ora di ritardo, ha spiegato che risponderà all'offerta avanzata da Cai «entro la metà della settimana»: «Spero che riservi solo sorprese piacevoli, sarà una settimana decisiva. Credo che entro la metà della settimana, per rimanere in tema con la vostra trasmissione, si vedrà un bel sereno». Fantozzi ha poi ribadito: «In settimana chiudiamo».


I CONTI DI ALITALIA - Poi si è parlato di cifre. Alitalia ha debiti per circa 2,3 miliardi di euro e c'è il rischio che i contribuenti possano pagare parte di questo debito qualora dalle negoziazioni in corso con Cai non si trarranno le risorse necessarie Nel dettaglio, Fantozzi ha spiegato: «prima dei 300 milioni ricevuti dal governo con il prestito ponte, che per legge vengono restituiti dopo a quelli degli altri creditori, ho quasi altri due miliardi di altri creditori ordinari che hanno fornito beni e servizi ad Alitalia». Fazio ha poi chiesto se Alitalia dispone di questi soldi. «No, naturalmente, è evidente», ha risposto Fantozzi. «Ne ho una parte - ha proseguito il commissario -, che spero sia la più alta possibile, perché dipende dalla trattativa con la Cai, che sto facendo. Nessuno pensi che la trattativa non ci sia e che non sia vera. È una vera partita, in cui tutti stanno giocando per i soldi e per la loro vita. Venderò tutto il residuo che non è moltissimo ma non è poco - ha aggiunto -: una cinquantina di aerei, partecipazioni, qualche bene immobile, qualche magazzino, motori e qualche altra cosa, cercando di ricavare il massimo possibile. Dopodichè sotto il controllo del tribunale fallimentare farò dei piani di riparto e assegnerò ai creditori».


CREDITORI ITALIANI COME FRATELLI-COLTELLI - Già i creditori. Il commissario li definisce come «dei fratelli-coltelli»: «Abbiamo i debitori che non ci pagano, negli aeroporti cercano di sequestrarci gli aerei a terra e l'Eni che ci minaccia di non farci volare se non gli paghiamo la benzina. Insomma, fratelli-coltelli», ha detto Fantozzi. «Tutti devono capire - ha proseguito - che Alitalia è una società insolvente in amministrazione straordinaria, che sta mettendo i propri dipendenti in cassa integrazione, tutti e a rotazione». «Ãˆ spiacevole constatare - ha sottolineato Fantozzi - che i più aggressivi nei confronti di una compagnia in difficoltà, peraltro italiana, importante e con la livrea della bandiera, siano gli italiani stessi».


IMPOSSIBILE RINVIO AL 1 GENNAIO - Infine Fantozzi ha gelato i sindacati: «Non è possibile rinviare al primo gennaio la partenza della nuova Alitalia come hanno chiesto Cgil, Cisl, Uil e Ugl». Poi risponde ai lavoratori: «La tredicesima i dipendenti l'avranno, gli stipendi li avranno. Nessuno contesta il loro diritto ad essere pagati, ma i dipendenti devono capire che accanto a loro ci sono i fornitori che potrebbero rammaricarsi di aver fatto volare Alitalia un mese in più».


16 novembre 2008

martedì 11 novembre 2008

Trasporto aereo, nuova giornata di disagi - Alitalia, decine di voli cancellati

IL CORRIERE DELLA SERA
11 NOVEMBRE 2008

ROMA - Un'altra giornata di passione per i viaggiatori in partenza con i voli Alitalia. Nonostante la precettazione decisa dal governo dopo l'indizione di 24 ore di sciopero senza preavviso da parte di gruppi autonomi di assistenti di volo e piloti, i disagi per i viaggiatori sono continuati, anche per la decisione del "fronte di no" di rispettare alla lettera il regolamento di volo. A Fiumicino sono salite a 55, tra arrivi e partenze, le cancellazioni dei voli Alitalia. Dall'operativo dei voli della compagnia, secondo quanto si è appreso nello scalo romano, continuano, peraltro a registrarsi anche ritardi oscillanti tra i venti minuti e le due ore. A Linate i voli annullati sono stati 31 in arrivo e 36 in partenza.

INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO - Il governo, per bocca del ministro dei Trasporti Altero Matteoli, si dice fiducioso del fatto che la situazione di emergenza possa rientrare, ma al tempo stesso è pronto a compiere ulteriori passi e a ricorrere a misure penali. Intanto la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta sullo sciopero deciso domenica dai dipendenti Alitalia: le ipotesi di reato sono interruzione di pubblico servizio e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, ovvero la precettazione del ministero dei Trasporti. Il fascicolo aperto dal procuratore Giovanni Ferrara è contro ignoti, ma nelle prossime ore la polizia giudiziaria provvederà all'identificazione dei piloti e del personale di volo che non hanno rispettato la precettazione.


VOLI CANCELLATI - La giornata si è aperta con alcune cancellazioni di voli. A Fiumicino si è incominciato con due voli annullati in partenza e due in arrivo; a Milano Linate le cancellazioni in prima battuta sono state otto. A fine mattinata gli annullamenti tra Roma e Milano risultavano essere decine. L'emergenza è continuata nel pomeriggio, fino ai 70 voli cancellati entro le 16. La regolarità del servizio - si legge in una nota Alitalia - è resa ancor più difficile dalla rigidità di impiego applicata da parte del personale di volo. Il personale Alitalia «continua a compiere il massimo sforzo per ridurre al minimo i disagi per i propri clienti».


PROCEDURE AL RALENTY - La situazione è destinata a peggiorare perché occorre fare i conti con le mancate partenze di lunedì che in diversi scali rendono impossibile la composizione degli equipaggi. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da SkyTg24 in ambienti della compagnia di bandiera, potrebbero essere a rischio almeno la metà dei voli Alitalia previsti a Fiumicino. Situazione analoga per gli scali milanesi e delle altre grandi città. A compromettere l'operatività degli aeroporti potrebbe contribuire la decisione dei lavoratori di aggirare la precettazione attuando una diversa forma, legale, di mobilitazione. Vale a dire l'applicazione pedissequa delle procedure previste dai manuali, che comporta un allungamento di tutti i tempi di imbarco e decollo, con conseguente impossibilità di garantire partenze regolari.


NOTTE ALL'AEROPORTO - Restano intanto la rabbia e le perplessità dei passeggeri rimasti a terra. Molti di loro si sono sfogati ai microfoni di radio e televisioni e con gli inviati dei quotidiani, esprimendo rabbia nei confronti della mobilitazione selvaggia e arrivando in acluni casi ad auspicare perfino la chiusura della compagnia. A Fiumicino in molti hanno trascorso la notte dormendo per terra o sulle panchine delle sale d'attesa, aspettando di avere notizie circa un possibile riposizionamento su altri voli in partenza quest'oggi. A Linate nelle prime ore della mattina si è invece registrato un insolito calo di presenze, con diversi banchi - soltamente affollati, soprattutto di viaggiatori pendolari sulla tratta Milano-Roma - quasi deserti. Per contro si è registrato un aumento delle prenotazioni di biglietti per il tragitto in treno con gli Eurostar.


LINEA DURA DEL GOVERNO - Dal canto suo, il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, si augura che la precettazione contro lo sciopero sia sufficiente a rimettere ordine nella situazione dei voli. Altrimenti sarà costretto a ricorrere a norme di carattere penale perché, ha spiegato intervenendo a Canale 5, «vuol dire che si metteranno nella completa illegalità». «Il governo non consentirà - ha aggiunto - che una sigla sindacale autonoma possa paralizzare gli aeroporti e soprattutto non consentirà che una sigla possa mettere il veto a una società che vuole investire e che salva 12.600 posti di lavoro». Medesima linea dal Viminale: «Quello che è avvenuto ieri, il picchetto davanti all'aeroporto, non potrà più avvenire - ha commentato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni -, così come non dovrà più avvenire lo sciopero selvaggio, perchè è una violazione della legge». Ci troviamo di fronte, ha sostenuto Maroni, «a comportamenti illegali che noi intendiamo contrastare per garantire i cittadini e i loro diritti, in primo luogo quello di muoversi».


11 novembre 2008

lunedì 10 novembre 2008

Alitalia, si spacca il fronte del no: «Sciopero di 24 ore dalle 18 di lunedì»

IL CORRIERE DELLA SERA


ROMA - Il fonte del no si è diviso ma alla fine l'assemblea dei dipendenti dell'Alitalia riuniti a Fiumicino ha approvato una mozione del comitato di lotta che propone uno sciopero di 24 ore a partire dalle 18 di lunedì e che le 5 sigle sindacali - Anpac, Up, Sdl, Avia e Anpav - non hanno appoggiato. A nulla sono valsi i tentativi del segretario nazionale dello Sdl Paolo Maras, che ha cercato di convincere i partecipanti ad evitare il ricorso allo sciopero.


LA ROTTURA - Le cinque sigle che rappresentano piloti, assistenti di volo e personale di terra di Alitalia non avevano appoggiato la mozione votata all'unanimità dall'assemblea riunita a Fiumicino, che chiedeva il blocco totale immediato del trasporto aereo. Il presidente dell'Anpac Fabio Berti e il segretario nazionale Sdl Andrea Cavola hanno fatto appello all'unità. «Abbiamo un obiettivo che è identico - ha spiegato Berti -. La lotta non finisce oggi perché con un'azione traumatica avremmo una precettazione dopo 20 minuti. Non ci deve essere spaccatura, c'è una strada precisa, dovete avere fiducia». Pesanti le ripercussioni per chi vola, con molti voli in ritardo anche di tre ore e una dozzina di collegamenti cancellati. Gli "oltranzisti" hanno organizzato un sit-in bloccando per alcune ore l'ingresso al centro equipaggi.


SIT-IN AL CENTRO EQUIPAGGI - Il blocco del trasporto era stato proposto dal «comitato di lotta», cui l'assemblea ha dato mandato di indire lo sciopero immediato di tutto il personale. Fabio Frati della Cub Trasporti ha spiegato che il comitato si è costituito spontaneamente per indire le assemblee in modo che nessuna sigla sindacale possa mettere il cappello sulle iniziative. Cavola (Sdl) ha detto che l'assemblea dei dipendenti Alitalia «continua ad oltranza», mentre il piazzale del varco equipaggi si divide tra i «fedeli» di Anpac, Avia, Up e Sdl, e il gruppo del «comitato di lotta» che ha bloccato con un sit-in l'ingresso al centro equipaggi per alcune ore, fin verso le 16.20, impedendo l'accesso a piloti e hostess di altre compagnie aeree, anche straniere, costretti a raggiungere un ingresso secondario dell'aeroscalo. Davanti al varco è rimasto un presidio che andrà avanti a oltranza. I sindacati negano però che ci sia una spaccatura. «Il fronte del no non si è spaccato, piuttosto esistono fronti di lotta diversi» dice Berti. E Cavola: «La nostra risposta è decisa, molto dura e determinata ma nel rispetto della legge e nella volontà dei lavoratori. Credo che Alitalia sarà destinata a non volare per molto tempo se si continua con la irragionevolezza della Cai».


CONVOCAZIONE - Il presidente della Commissione di garanzia sullo sciopero nei sevizi pubblici, Antonio Martone, incontrerà i sindacati autonomi giovedì alle 10 in merito allo sciopero di due settimane annunciato domenica. «Il presidente della Commissione ha rivolto un forte invito a soprassedere da ulteriori iniziative in violazione delle regole vigenti che possano recare grave pregiudizio al diritto alla mobilità garantito ai cittadini dalla Carta costituzionale» si legge in una nota.


«BATTAGLIA VA AVANTI» - L'assemblea era cominciata intorno alle 10.30. Circa 600 i partecipanti, tra cui un gruppo numeroso di operai di AZ Airport, riuniti sotto lo striscione «Alitalia. No a privatizzazione e precarietà. Nazionalizzazione». Le sigle sindacali presenti, Anpav, Avia, Anpac, Up e Sdl, sono quelle che non hanno firmato l’accordo con la Cai sui contratti, sottoscritto invece dai sindacati confederali. «La nostra risposta finirà quando avremo deciso che ci sono le condizioni per farla finire: quando saranno rispettati i principi di solidarietà, democrazia e di diritto al lavoro» ha detto il segretario nazionale dello Sdl, Paolo Maras. Capillari misure di sicurezza sono state predisposte dalle forze dell'ordine in tutta l'area e sono stati aumentati i controlli all'interno e all'esterno dei terminal.
RITARDI E VOLI CANCELLATI - Enormi i disagi per chi vola. Sono stati soppressi 17 voli diretti a Francoforte, Bologna, Monaco, Bari, Firenze, Verona, Varsavia, Catania, Boston, Praga e Palermo (due), Kiev, Sofia, Istanbul, Linate e Parigi. Furenti i passeggeri, che hanno preso d'assalto gli sportelli per le informazioni. Problemi anche negli scali milanesi di Linate e Malpensa, dove sono stati cancellati 7 volti in partenza e 8 in arrivo. I voli in partenza cancellati a Linate sono: quattro per Fiumicino, uno per Amsterdam, uno per Bruxelles e uno per Napoli. I voli in arrivo cancellati sono: cinque per Fiumicino, uno per Amsterdam, uno per Bruxelles e uno per Napoli. A Malpensa è stato cancellato un volo in partenza per Fiumicino. Molti anche i ritardi, dalle 8 in avanti, con punte di tre ore soprattutto per i voli internazionali. Bloccato anche un cargo MD11 dell'Alitalia che trasporta 10 miliardi di euro della Banca d'Italia. Sull'autostrada Roma-Fiumicino traffico molto sostenuto per il concomitante sciopero del personale delle Ferrovie e dei mezzi pubblici.


LUPI: «IRRESPONSABILI» - «La posizione dei piloti nella vicenda Alitalia è irresponsabile e senza giustificazioni. Se si proseguirà con questo atteggiamento ostile e di chiusura pregiudiziale si metterà a serio rischio il destino di migliaia di lavoratori che perderanno il posto - ha commentato Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera -. È sconcertante non comprendere che la proposta della Cai è l'unica risolutiva per evitare il fallimento dell'Alitalia».


CICCHITTO: «RICATTO» - Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, attacca il fronte del no. «Ãˆ evidente quello che sta succedendo nel trasporto aereo: l'associazione dei piloti preferisce il fallimento dell'operazione Cai pur di non rinunciare ad avere un potere determinante nella nuova società. È evidente che ci troviamo di fronte a un autentico ricatto di fronte al quale la direzione Cai, il governo, le autorità preposte alla regolarità del traffico aereo, gli altri sindacati e lo stesso Pd devono resistere perché se lo subissero la Cai nascerebbe già morta». «Mi auguro che prevalga anche nelle sigle dei sindacati autonomi il senso di responsabilità» ha detto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, in diverse interviste ai quotidiani, afferma che lo sciopero annunciato di due settimane «Ã¨ una vera e propria dichiarazione di guerra, ma il governo non permetterà che un sindacato autonomo ponga dei veti a un'operazione che salva un'azienda e 12.600 posti di lavoro».


CASTELLI: «TROVARE ACCORDO» - Anche Roberto Castelli, sottosegretario per le Infrastrutture, ha parlato di Alitalia su Gr Parlamento. «O i piloti cercano di trovare un accordo ragionevole, cosa che hanno fatto le sigle confederali, oppure l'Italia resterà senza una compagnia italiana. I piloti dovrebbero oramai prendere atto che quel mondo non c'è più e che le compagnie aeree in tutto il mondo ormai operano su logiche come quelle proposte da Cai. Quindi generare profitto e non enormi perdite». E il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: «Approvati i provvedimenti dal Parlamento e consolidata una cordata forte e autorevole bisogna andare avanti. L'ostruzionismo in atto e il calendario di scioperi sono una risposta non accettabile. Bene fa il governo a rifiutare autentici atti di intimidazione e su questo avrà il convinto sostegno del Parlamento».


LETTA: «PARTNER PRIORITÀ» - Per Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, «bisogna sostenere il buon esito di una trattativa finale e della vicenda Cai, ma sapendo che c'è bisogno di un partner straniero come prima priorità. Mi sembra che purtroppo i problemi stiano venendo al pettine, i grandi annunci su miracoli e sulle soluzioni miracolistiche fatti dal governo hanno lasciato il campo a una cruda e triste realtà. Credo che in questo momento vada sostenuta una soluzione di continuità e quindi bisogna sostenere il buon esito di una trattativa finale».


10 novembre 2008

domenica 9 novembre 2008

Alitalia, piloti e assistenti in trincea. «Ora due settimane di sciopero»

IL CORRIERE DELLA SERA

I piloti Alitalia aderenti ai sindacati autonomi Anpac, Unione piloti, Anpav, Avia ed Sdl hanno preannunciato altri 14 giorni di sciopero oltre a quello giù proclamato per il 25 novembre. Le 14 date «verranno interessate da ulteriori azioni di sciopero che verranno opportunamente proclamate nel rispetto della normative vigente».


DATE - Le date individuate sono: 6 dicembre 2008; 7, 16 e 27 gennaio 2009; 9 e 20 febbraio; 3, 16 e 27 marzo; 7 e 20 aprile; 4, 15 e 26 maggio.


NOTA - Le organizzazioni sindacali denunciano inoltre «la gravissima situazione che si è venuta a creare con il perpetuarsi dell'atteggiamento di rigida chiusura adottato dalla Cai fortemente sostenuta dal governo. Cai - si legge ancora - con la complicità di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ha stravolto e disatteso i contratti collettivi di lavoro già concordati e sottoscritti a settembre a palazzo Chigi da tutte le sigle sindacali e dal governo». La firma del cosiddetto «lodo Letta» dello scorso 31 ottobre scorso da parte dei sindacati unitari, rappresenta per le associazioni di piloti e assistenti di volo «il punto più basso mai raggiunto sia in termini di rispetto della democrazia e della rappresentanza, sia rispetto al ruolo primario del sindacato che così riconosce implicitamente la propria incapacità di tutelare i lavoratori, consegnando all'insindacabile giudizio di una terza parte governativa l'avallo allo stravolgimento di contratti collettivi di lavoro già sottoscritti».


«DISASTRI SOCIALI» - Le organizzazioni di categoria denunciano l'adozione di «criteri di assunzione iniqui, socialmente inaccettabili e non rispettosi delle anzianità aziendali maturate dai lavoratori. Inoltre - si legge nella nota - il rifiuto posto dalla Cai a utilizzare il part-time nelle assunzioni, senza oneri aggiuntivi per l'azienda, e l'inscindibilità dell'offerta fatta al commissario che di fatto esclude offerte già pervenute per Volare e per Alitalia Express ma senza fornire le medesime garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti, ingigantisce il numero delle eccedenze di personale generando ulteriori quanto evitabili disastri sociali oltre che costi aggiuntivi a carico della collettività. Il tutto mentre Cai beneficerà di enormi vantaggi in materia di decontribuzione previdenziale e defiscalizzazione». L'operazione Cai, secondo le associazioni sindacali dei piloti, «genererà paradossalmente un costo per i contribuenti superiore a quello della vecchia Alitalia indebitata e inefficiente.


MATTEOLI: «GOVERNO NON SI FARÀ INTIMIDIRE» - «Quella dei sindacati autonomi di Alitalia assomiglia a una dichiarazione di guerra» ha commentato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. «Siamo davvero sconcertati di fronte a tali annunci ma è evidente che il governo non si lascerà intimidire e assumerà al momento opportuno tutte le iniziative e i provvedimenti necessari per non danneggiare i viaggiatori». «Non possiamo consentire in alcun modo - aggiunge il ministro - che qualcuno possa avere ed esercitare una sorta di diritto di veto contro un'impresa che vuole investire salvando più di 12.500 posti di lavoro, che ha un valido piano industriale per rilanciare una compagnia, la quale diversamente sarebbe già fallita con tutte le conseguenze drammatiche del caso».


09 novembre 2008

martedì 4 novembre 2008

Alitalia, Sacconi avverte: «Chi rifiuta il lavoro non avrà la cassa integrazione»



IL CORRIERE DELLA SERA

ROMA - I dipendenti di Alitalia che singolarmente fossero chiamati ad assumere un lavoro con caratteristiche analoghe a quello precedente, anche se questo comportasse una riduzione del salario, e si rifiutassero di accettare perderebbero il diritto agli ammortizzatori sociali. Questo l'avvertimento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nel corso di un’audizione presso le Commissioni riunite di Camera e Senato. «Non è un ricatto o una minaccia - ha voluto sottolineare il ministro - ma si tratta di una legge voluta anche da governi espressi da coalizioni diverse dalla nostra».

COLANINNO - La precisazione di Sacconi arriva a poche ore dal messaggio inequivocabile inviato al fronte del «no» dal presidente di Cai Roberto Colaninno: piloti e hostess si arrendano perché non ci sarà nessuna nuova trattativa. La nuova Alitalia non convocherà i sindacati autonomi che hanno chiesto un nuovo incontro con i vertici della compagnia. «Non c'è nessuna convocazione: il problema è finito, chiuso» ha detto Colaninno. Commentando la presa di posizione dei sindacati autonomi, che hanno minacciato blocchi e proteste, Colaninno ha sottolineato che «quando Cai sarà ufficialmente il proprietario dei beni che abbiamo comprato da Alitalia e AirOne, quelli che saranno assunti potranno manifestare i loro interessi, quelli che non saranno assunti non potranno neanche entrare. Voglio dire, se uno non è assunto cosa viene a reclamare? Andranno a reclamare in casa degli altri?».

ASSUNZIONI PILOTI - Colaninno ha sottolineato che le assunzioni di Cai saranno aperte a tutti, compresi i piloti di altre compagnie, ad esempio della Ryanair, e ha aggiunto che la chiamata sarà individuale. Alla domanda se la chiamata sarà diretta, il numero uno della Cai ha risposto: «La chiami come vuole, sarà diretta o indiretta. Magari ci sarà qualcuno che non è di Alitalia e fa la sua domanda. Noi per esempio, potremo assumere anche i piloti di Ryanair». Anche se la compagnia low cost ha dichiarato di essere interessata proprio ai piloti Alitalia: «Appunto - ha puntualizzato Colaninno -. Vediamo chi fa le condizioni migliori».

OLTRE 12MILA ASSUNZIONI - Colaninno non ha commentato la posizione dei sindacati autonomi, che hanno minacciato blocchi e proteste: «Non faccio commenti su opinioni, convinzioni o interessi che vengono gestiti dagli altri. C'è un progetto che abbiamo sviluppato, abbiamo fatto un investimento e ci proponiamo di assumere 12.628 persone, tra personale di terra, assistenti di volo e piloti. Li assumeremo secondo i criteri che sono stati discussi e controfirmati dalle quattro organizzazioni sindacali, ovviamente mi è spiaciuto che questi contratti non abbiano trovato il consenso anche dagli altri rappresentanti dei lavoratori di Alitalia. Ciò detto, assumeremo quelli che sono interessati ad accettare di lavorare in Alitalia secondo queste condizioni».

«A NATALE SI VOLA» - Il presidente Cai ha annunciato che entro novembre la Nuova Alitalia individuerà il partner straniero e per Natale sarà pronta a decollare. «C’è da valutare quali sono gli effetti positivi delle varie combinazioni che si possono fare, devo dire che sia Air France che Lufthansa hanno delle caratteristiche estremamente interessanti. Faremo le nostre valutazioni e assieme all’assemblea e al consiglio di amministrazione decideremo penso entro novembre». Colaninno ha smentito l’esistenza di qualsiasi tipo di pressione politica sulla scelta del partner: «Non c’è stata nessuna pressione, voi non ci crederete ma non ho ricevuto alcuna raccomandazione. Ci sono indicazioni pubbliche sul partner che conoscete, ma quelle non sono pressioni». Infine, a chi gli chiedeva se la Nuova Alitalia sarà pronta a volare entro Natale, il presidente di Cai ha risposto: «Penso di sì».

MATTEOLI: «NIENTE CIG» - Sul futuro della Nuova Alitalia e sulla protesta dei sindacati autonomi è intervenuto anche il ministro dei Trasporti Altero Matteoli. «Ho qualche dubbio che i piloti che non sottoscriveranno il contratto con la Cai possano accedere alla cassa integrazione» ha detto, aggiungendo che la norma «Ã¨ molto chiara», perché «se viene offerto un posto di lavoro a chi è in Cig e questi rifiuta perde il diritto al trattamento». «Credo che la Cai chiamerà i piloti e sottoporrà loro singolarmente il contratto» ha spiegato. Secondo Matteoli «nello spazio di un anno Cai può essere in condizioni di riassumere. Il commissario Fantozzi ha fatto i miracoli per andare avanti, ma ora dice che non ha più denaro. Ha aspettato altre offerte, ma Cai è l'unica arrivata e dobbiamo fare i conti con questa». Per quanto riguarda invece la bad company, Matteoli ha detto che se il prestito ponte di 300 milioni di euro dato dal precedente governo fosse giudicato aiuto di Stato dalla Ue, «Fantozzi dovrebbe restituirlo attraverso il ricavato di tutto ciò che vende». Rivolgendosi al fronte del "no", Matteoli auspica che «prevalga il buon senso. Il governo non potrà consentire scioperi». Chi che ha rifiutato l'accordo fra Cai e confederali, secondo il ministro, «racconta cose non vere, parla di macelleria sociale, di dipendenti incinte che non saranno assunte, ma Cai lo ha smentito».

DI PIETRO: «RICATTO POLITICO» - Parole che non piacciono al leader dell'Idv Antonio Di Pietro: «Se fossimo in uno Stato di diritto, il ministro Matteoli dovrebbe rispondere a un giudice delle sue parole quando afferma che chi non firma il contratto non avrà la cassa integrazione. In quelle parole ci sono gli estremi di un ricatto politico, con i lavoratori messi in una posizione per la quale se non si fanno tagliare un braccio tagliano loro la testa».

SCAJOLA: «PILOTI VOLERANNO» - Si mostra ottimista il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «Il buon risultato che Alitalia avrà permetterà alla stragrande maggioranza dei piloti italiani di poter volare e contribuire al successo della nuova società. Quei pochi che non avranno questa opportunità saranno accompagnati per trovare altre collocazioni». Il ministro si è detto convinto che il progetto della Cai andrà a buon fine: «Sono certo che Colaninno con la sua cordata, che è fatta non di imprenditori 'mordi e fuggi' ma di imprenditori della concretezza, riuscirà anche nel settore aereo a fornire un buon servizio e un buon prodotto».

RAGGIO: «DIRITTO A MOBILITÀ» - Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, ha fatto un appello ai lavoratori di Alitalia perché rispettino il diritto alla mobilità dei cittadini. «Intanto voglio dare atto ai lavoratori di Alitalia perché fino ad ora in questa fase difficile hanno mantenuto la calma e hanno permesso che i voli si siano svolti con puntualità e in sicurezza - ha detto a Radio Anch'io -. Faccio però appello a questi lavoratori affinché non ledano il diritto alla mobilità perché sarebbe interruzione di pubblico servizio». Inoltre, ha ricordato Riggio, «qualora la Cai ritirasse l'offerta e non ci fosse un'offerta alternativa equivalente non avremmo più ossigeno e spazio per tenere in piedi la compagnia».

IBL: POSIZIONE DI OLIGOPOLIO - Per l'Istituto Bruno Leoni, il salvataggio di Alitalia porterà a un aumento dei costi del trasporto aereo nazionale. Lo sostengono Andrea Giuricin dell'Ibl e Ugo Arrigo, docente all'università di Milano-Bicocca, nel documento «Una 'fenice' da tre miliardi di euro». Secondo i due ricercatori «la struttura dei ricavi di Cai pone seri indizi in favore di rendite di posizione monopolistica nel mercato domestico italiano. Cai riuscirà ad avere introiti unitari più elevati del 36% rispetto al mercato spagnolo, che ha caratteristiche relativamente simili a quello italiano, e di circa il 32% in più rispetto alla vecchia Alitalia». La mancata liberalizzazione del trasporto aereo intercontinentale permetterà a Cai di mantenere una posizione di oligopolio. È la ragione per cui il 'Piano Fenice' costerà ai viaggiatori 3 miliardi di euro. Per Mingardi, «la nuova Alitalia potrà operare senza doversi confrontare con una concorrenza vera nei voli nazionali. Così i contribuenti saranno costretti a pagare la bad company, mentre i viaggiatori saranno forzati a sostenere una compagnia con una struttura dei costi chiaramente inefficiente e gonfiata».
04 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

Alitalia, Cai presenta l'offerta vincolante



IL CORRIERE DELLA SERA
31 OTTOBRE 2008
Berlusconi: «Ottimista, Letta ce la farà»
I sindacati confederali dicono sì al lodo, ma resta lo stop dagli autonomi. Matteoli: «Prevalga il senso di responsabilità»


ROMA - Dopo una giornata di passione Cai, la Compagnia Aerea Italiana, ha presentato l'offerta vincolante al commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, per l'acquisizione di beni e asset. Cai si aspetta una risposta entro la prossima settimana. Lo ha deciso il cda della società, che si è riunito sotto la presidenza di Roberto Colaninno, dopo la firma dei contratti da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Resta il no delle cinque sigle autonome Sdl, Avia, Anpac, Anpav e Up. Dalla loro mancata firma secondo Colaninno «non sorgeranno problemi perché hanno firmato le quattro sigle confederali». Fantozzi ha comunicato che l'offerta della Cai sarà esaminata lunedì 3 novembre.

VIA LIBERA DELLA UE - Resta inoltre in piedi la condizione vincolante del via libera da parte dell'Unione europea che attesti l'assenza di aiuti di Stato in merito al prestito ponte da 300 milioni di euro (decisione attesa per il 12 novembre) e dell'autorità garante per la concorrenza e il mercato, che dovrebbe arrivare nella seconda metà di novembre. Secondo indiscrezioni riportate dai media francesi, il 12 novembre dovrebbe essere anche il giorno in cui Cai annuncerà la scelta del partner straniero: in corsa sempre Air France e Lufthansa, mentre sembra più lontana l'ipotesi di British Airways, con la quale però non sono stati sospesi i contatti. Ora la Cai ha una trentina di giorni per mettere a punto tutto i dettagli della nuova compagnia aerea: il commissario Fantozzi ha infatti detto di avere liquidità fino al primo dicembre.

TRATTATIVA RIAPERTA - Il Cda della Cai è tornato a riunirsi dopo una fumata nera, con la decisione di non presentare alcuna offerta seguita al no delle associazioni dei piloti e degli assistenti di volo. Ma in serata si sono aperti nuovi spiragli: la trattativa è stata riaperta grazie alla mediazione di Gianni Letta e il presidente Colaninno e l'amministratore delegato della società Rocco Sabelli hanno lasciato la sede di Banca Intesa a Roma per raggiungere Palazzo Chigi. «L'intesa con le quattro sigle sindacali e la presentazione di un'offerta per Alitalia rappresentano un primo passo, siamo ancora all'inizio e c'è tanto da fare», ha commentato Sabelli, riconoscendo che «la regia del governo è stata importante nell'ultima fase, il momento era grave». Berlusconi se l'è presa con i rappresentanti dei lavoratori per la mancata firma: «C'è una responsabilità grave se Alitalia fallisse da parte di chi non ha firmato? «Giudicate voi...». Ma poi si dice ottimista: «Letta ce la farà anche questa volta, esisterà ancora una compagnia aerea italiana».

IL LODO LETTA - Poco prima a Palazzo Chigi c'era stato l'estremo tentativo di trovare un terreno comune, con un documento messo a punto da Gianni Letta. Un testo firmato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ma non dalle sigle autonome Sdl, Avia, Anpac, Anpav e Up (le categorie che rappresentano la maggior parte degli assistenti di volo e piloti). Il cosiddetto lodo Letta è un documento di premessa al contratto e ai criteri di selezione del personale nella Nuova Alitalia in cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si pone come «garante dell'intesa».

ASSEMBLEA LUNEDÃŒ - In serata i sindacati confederali sono tornati a Palazzo Chigi, su richiesta di Letta, «per perfezionare la sottoscrizione dei contratti collettivi, consentendo così alla Cai di presentare l'offerta per Alitalia nei termini previsti e prima della scadenza» spiega un comunicato di palazzo Chigi. Resta invece il secco 'no' dei cinque sindacati autonomi, che stanno valutando una posizione comune ma sono d'accordo nel non firmare l'accordo. «Anpac, Unione Piloti, Sdl, Avia e Anpav confermano il giudizio negativo sul metodo del confronto odierno e sui contenuti dei documenti proposti per la firma» si legge in una nota. Le cinque organizzazioni hanno organizzato per lunedì un'«assemblea informativa di tutti i lavoratori coinvolti nel progetto Cai».

«PREVALGA RESPONSABILITÀ» - «Un altro significativo passo avanti è stato compiuto con il positivo concorso di tutte le grandi confederazioni sindacali, il ruolo fattivo del governo e la conferma della volontà di promuovere una nuova compagnia di bandiera da parte della società Cai» ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, aggiungendo che «ancora una volta i profeti di sventura sono stati smentiti». Soddisfatto anche il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli: «Alla fine è prevalso, come abbiamo sempre auspicato, il senso di responsabilità. Con la firma sui contratti e sull'accordo complessivo da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, la nuova Alitalia potrà davvero decollare. Auspico che anche le altre sigle sindacali aggiungano la loro firma dimostrando analoga responsabilità». Il ministro delle Riforme Umberto Bossi dice di non capire l’interesse dei sindacati a far fallire Alitalia: «Se la vogliono far fallire alla fine fallirà. Io mi auguro che invece trovino l'accordo».

«ACCORDO STRAVOLTO» - Le sigle autonome non hanno firmato anche per «le gravi esclusioni sociali che sono state avanzate dall'azienda nel documento, come quella delle donne in maternità e di coloro che assistono persone disabili». In alcuni casi si tratta di «veri mostri sociali», spiega il presidente di Avia Giuseppe Divietri, con l'azienda che ha la «discrezionalità assoluta sulle persone da assumere e quelle non da assumere». La denuncia avanzata nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi viene però respinta da Cgil, Cisl, Uil e Ugl che affermano che questa lettura è «da escludere categoricamente. È un'ipotesi priva di fondamento, assolutamente da smentire». E comunque i sindacati ricordano che, in caso di dubbi, si può sempre ricorrere alla mediazione della presidenza del Consiglio, così come previsto dal lodo Letta. «C'è stato il tentativo di stravolgere l'accordo raggiunto a settembre» denuncia il leader dell'Anpac Fabio Berti. Per il numero uno del'Unione piloti, Massimo Notaro, il risultato «Ã¨ un progetto nano da un punto di vista etico e morale. Da quando, trentacinque giorni fa, abbiamo firmato l'intesa - spiega - abbiamo perso tempo». Duro l'attacco nei confronti degli altri sindacati: Berti si chiede come «chi ha dato l'ok abbia mai potuto farlo»

«EVITATA TRAGEDIA»
- Il leader della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, para gli attacchi: «Abbiamo evitato una tragedia sociale. Forse qualcuno non se ne è reso o non se ne vuole rendere conto. Finalmente abbiamo messo fine a una condizione di incertezza che pesava sulle famiglie e sul trasporto aereo, asset strategico del nostro paese». Sulla stessa linea Claudio Claudiani della Cisl: «Non capiamo chi ha firmato l'accordo a settembre e non l'ha fatto oggi. Qui non ci sono più spazi per rilanci». Secondo il segretario di categoria della Cisl il lodo Letta è «coerente con gli accordi di settembre». Il leader della Filt-Cgil, Franco Nasso, spiega che «la stesura dei contratti non è definitiva perché ci sono ancora dei punti con delle criticità, abbiamo firmato una premessa. Ma buona parte dei problemi è alle nostre spalle. Per noi - continua - che l'abbiamo sottoscritto significa stare nella traccia degli accordi di settembre». E auspica un «ripensamento» di chi ha respinto il documento. Roberto Panella dell'Ugl ricorda che la strada del fallimento era una strada concreta e «questo ci ha indotto a firmare».

DI PIETRO: «SPECULATORI» - Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro si schiera invece dalla parte dei sindacati autonomi: «Il governo la smetta di dividere i lavoratori con ricatti e minacce per obbligarli ad accettare le proposte indecenti dei loro amici della Cai. E si adoperi affinché la nuova compagnia garantisca i diritti dei piloti, degli assistenti di volo e del personale di terra. È questo il compito del governo, e non quello di fare da braccio armato degli speculatori». Ben diversa la posizione di Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera: «Ci dispiace che, proprio ora che si comincia a vedere l'uscita dal tunnel per l'Alitalia, ci sia chi insista nel portare avanti una battaglia ideologica sulla pelle dei lavoratori: non possiamo non criticare la posizione dei piloti e degli assistenti di volo che non hanno firmato l'accordo per il rilancio della compagnia di bandiera».

SINDACATI IN ALITALIA - La rappresentanza sindacale di Alitalia è suddivisa tra sindacati confederali, autonomi e associazioni di categoria. Tra i confederali il sindacato più pesante è la Filt-Cgil che conta 2.200 iscritti tra piloti, personale di terra e assistenti di volo. Alla Fit-Cils sono iscritti 2.050 lavoratori tra piloti, personale di terra e assistenti di volo, mentre alla Uil trasporti sono 1.900. Infine l’Ugl trasporti conta 1.030 iscritti. Tra gli autonomi, l’Sdl ha 1.650 iscritti tra piloti, personale di terra e assistenti di volo. Le associazioni di categoria invece sono rappresentate dai piloti dell’Anpav e dell’Up che si sono unite e contano 1.200 iscritti su circa 3.000 piloti in totale. Infine gli assistenti di volo fanno capo ad Avia ed Anpav con rispettivamente 300 e 500 hostess e steward.

venerdì 26 settembre 2008

Alitalia, francesi e tedeschi si contendono l’Italia



Laura Matteocci
L'Unità
26 settembre 2008


La tregua armata tra Air France-Klm e Lufthansa è finita. Le grandi manovre per la supremazia nei cieli europei, che la compagnia tedesca vorrebbe tanto strappare al gruppo franco-olandese, sono iniziate, e mentre British Airways almeno per il momento si tiene in disparte col pensiero da tempo rivolto alla spagnola Iberia, l’Alitalia sull’orlo del fallimento è una preda sempre più facile. E ambita. Il gruppo Air France-Klm, leader mondiale per fatturato (oltre 18,41 miliardi, 103 mila dipendenti), ha appena (ri)manifestato al governo italiano il suo interesse per Alitalia. E stamattina riunisce il consiglio d’amministrazione, col dossier della compagnia di bandiera sul tavolo (sullo stesso tavolo ci sarebbe anche la possibile acquisizione di una quota della compagnia austriaca Austrian Airlines, messa in vendita dal governo di Vienna per tamponare lo stato di crisi, per la quale il colosso franco-olandese è in trattativa).Del resto, le due compagnie, francese e italiana, hanno collaborato per anni, e fanno parte della stessa alleanza, SkyTeam, nata nel 2000 per gestire le rotte. Una doverosa parentesi, a questo proposito: gli accordi bilaterali sono validi fino al 2011, e l’inadempimento comporta naturalmente il pagamento di salate penali. Anche l’intesa siglata con Delta Airlines, nel luglio 2001 ai fini dell’adesione di Alitalia a SkyTeam, prevede «l’impegno di Alitalia a non concludere alcun accordo commerciale con alcuna altra compagnia aerea che abbia propria sede negli Stati Uniti o comunque operi mediante un certificato operativo emesso dall’amministrazione degli Stati Uniti». Nel caso la nuova Alitalia (sempre che nasca) optasse per un’alleanza con Lufthansa, Air France e gli altri membri di SkyTeam avrebbero quindi la possibilità di far valere i diritti previsti dagli accordi che, se non sono di veto, comportano comunque un’ulteriore complicazione sullo scenario delle alleanze. I tedeschi, comunque, pur interessati ad entrare in Alitalia attenderebbero però il suo fallimento. E preferirebbero acquisire le parti redditizie del trasporto passeggeri, come scrivono alcuni quotidiani tedeschi. Anche se a trarre profitto da un fallimento di Alitalia sarebbe in modo particolare la AirOne di Carlo Toto, che potrebbe acquisire le tratte della compagnia di bandiera per riempire al massimo la flotta dei suoi nuovi aerei.


Di fatto, Lufthansa non ha alcun rapporto di alleanza con Alitalia. E la sua candidatura all’acquisto sembra rivelare in realtà un altro genere di strategia: impedire ad Air France di mettere le mani sulla sua omologa italiana. Anche perchè entrambe le due maggiori compagnie europee si disputano pure l’austriaca Austrian Airlines, che porterebbe Air France ad una maggiore presenza sui mercati dei paesi dell’Europa dell’est, a scapito di Lufthansa. Che, dal canto suo, ha già avviato un negoziato per acquistare la scandinava Sas, i cui bilanci sono in rosso da almeno un anno. Tattiche e strategie, rese ancora più urgenti e indispensabili dal rallentamento economico mondiale e dalle fiammate del greggio, che hanno accentuato le difficoltà finanziarie già presenti, e che favoriscono la nascita di alleanze, fusioni e acquisizioni.


La compagnia tedesca si è messa in movimento un po’ tardivamente rispetto alla «spartizione» dei cieli europei, come conferma anche la fusione tra Air France e Klm, che è del 2004. Ma adesso non intende demordere, e la sua ostinazione nel tentare di colmare il divario con i francesi è notevole. I meglio informati dicono che le due rivali s’interessano a un dossier piuttosto che a un altro semplicemente perchè l’altra compagnia non ce l’ha sul tavolo. Se così è, a questo punto e dopo la mossa di Air France, tutti in attesa della contromossa tedesca.