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lunedì 31 maggio 2010

Piccolo apologo sul Paese illegale


di MICHELE SERRA

PICCOLA storia di strada - ignobile e istruttiva - come ne succedono tante. Utile per capire, al di fuori delle grandi catalogazioni teoriche, e dell'annoso dibattito politico-istituzionale sull'argomento, quanta distanza separi gli italiani dalla legge, e la legge dagli italiani. Riccione, viale Ceccarini, sabato sera. Quattro ragazzi sui diciotto anni mangiano una pizza in un ristorante e cercano di filarsela senza pagare il conto. Tre ce la fanno, uno viene bloccato dal personale del locale. Che lo gonfia di botte.

Davanti al ristorante si forma un capannello di curiosi. Lo struscio serale consente un fuori programma: il pestaggio di un cliente moroso. Il ragazzo piange, trema, è pieno di sangue, circondato da quattro o cinque giovani signori (del tipo antropologico: palestrato col codino) che gli stanno dando quella che a loro deve sembrare una lezione di vita. Tra i tanti che osservano la scena nessuno interviene. Per fortuna del ragazzo, passa in quel momento davanti al ristorante un gruppo di adulti che, nonostante sia coperto di sangue, lo riconoscono: è il compagno di scuola di un figlio. Intervengono, chiedono che cosa succede, vengono rudemente invitati dal gestore a non impicciarsi, qualche spintone, qualche insulto cerca di dissuaderli. Per fortuna si impicciano, soccorrono il ragazzo, si informano sull'accaduto. Chiedono al gestore perché, invece di pestare a sangue il ragazzo, non abbia chiamato i carabinieri. "I carabinieri non gli fanno niente, noi almeno gli abbiamo dato quello che si meritava".

Gli adulti, nel tentativo di riportare la calma e impedire conseguenze più gravi per il ragazzo, pagano il conto (sessanta euro). Dettaglio quasi esilarante, niente ricevuta fiscale: in compenso il ragazzo riceve un ultimo ceffone da parte del più agitato dei suoi improvvisati secondini. I soccorritori, che descrivono un clima di violenza isterica, fuori controllo, riescono in qualche modo a portare fuori il ragazzo, non senza essersi fatti restituire il suo cellulare, sequestrato. Lo portano a una fontana, gli lavano il sangue, gli tamponano le ferite, lo convincono di telefonare al padre, gli suggeriscono di fare denuncia. Il padre verrà a riprenderlo. Denuncia non verrà fatta.

Il ragazzo l'ho sentito il giorno dopo. Mogio, confuso, forse conscio di avere fatto una fesseria (non pagare il conto non è una divertente bravata da movida, è un reato), sicuramente non conscio di essere stato vittima di un reato molto più grave, sequestrato, pestato, "punito" al di fuori di qualunque legge, compresa quella del buon senso. Ma chi ignora i propri doveri ignora anche i propri diritti. Di qui in poi, quel ragazzo penserà che il più grosso, o quello che corre più veloce, o il meglio accompagnato (in gruppo si mena meglio) ha sempre ragione.

La morale non è neanche una morale: è il desolato computo di una somma di comportamenti totalmente fuori dalle righe e fuori dalla legge. Nel clima eccitato della movida, non pagare il conto deve sembrare una bravata spiritosa: invece è un reato. I reati andrebbero denunciati (oppure, se si ha cervello, sanati con una mediazione privata: ragazzino, dì a tuo padre di venire subito qui a pagare il conto oppure ti denunciamo). Spaccare la faccia a un ragazzino isolato e indifeso è una porcheria in termini umani, e un reato ben più pesante che cercare di andarsene senza pagare quattro pizze. Ciliegina sulla torta, il conto incassato senza ombra di ricevuta: costume nazionale, è noto, ma che al termine di un episodio del genere suona come piccolo sfregio conclusivo. La stecca finale di un concertino disastroso.

Neanche l'ombra della legge, in tutto questo: e non in Aspromonte, ma in viale Ceccarini. Nella mezz'ora di parapiglia non si è visto un poliziotto o un vigile che cercasse di riportare l'ordine e la ragione: ma questo può essere solo uno sfortunato caso, essendo impensabile che nel cuore della più vivace e popolosa delle "movide" romagnole, con tutto l'alcol (e il resto) che gira, non sia previsto qualche presidio delle forze dell'ordine. Ma il peggio è che a nessuno dei protagonisti è balenato il sospetto che per stabilire le ragioni e i torti, per punire, per risarcire i danni, ogni via fuori dalla legge è fuorilegge. Debole o forte che sia, opaca o chiarificatrice, la legge esiste apposta per evitare che un cliente moroso possa farla franca, e che un ristoratore manesco rischi di provocargli lesioni permanenti, o peggio, per sessanta euro. E per giunta non tassati.

(31 maggio 2010)

martedì 27 aprile 2010

Sodoma e Marina


di Michele Serra

Carteggio inedito tra l'editor di Saviano e Marina Berlusconi. La presidente di Mondadori lamenta un'ostentata cornice meridionale della storia e 'lo stipendiato' tenta di accogliere i preziosi consigli Marina Berlusconi con Maurizio Vanadia

Data la sua rilevanza politico-culturale, pubblichiamo una corrispondenza inedita tra il presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, e l'editor di Roberto Saviano.

"Gentile dipendente, dopo le sgradevoli polemiche sul libro Sodoma e Gomorra, chiedo la sua collaborazione per riuscire a mediare tra le diverse posizioni, nel rispetto della libertà dell'autore ma anche della sensibilità del pubblico. Ho saputo che il romanzo è pubblicato da noi, insieme a tanti altri tutti ugualmente molto interessanti. Le chiedo: non si potrebbe inserire, nelle scene più cupe, la descrizione di qualche vaso di gerani ai davanzali, o di una ceramica di Capodimonte, per alleggerire l'insieme? La presidente".

"Gentile presidente, La ringrazio per i suoi preziosi suggerimenti a proposito del romanzo di Saviano. Buona l'idea di chiamarlo Sodoma e Gomorra, per completezza, ma oramai il titolo, per il pubblico di tutto il mondo, è solo Gomorra. Quanto ai vasi di gerani ai davanzali, temo non siano parte dell'universo stilistico dell'autore. Al massimo, per un'eventuale parte seconda del romanzo, un vaso di gerani potrebbe comparire come arma per eliminare un boss che passa per la strada. Cordialità".

"Caro stipendiato, le scrivo nuovamente a proposito del romanzo Solo Gomorra. Sono convinta che la ostentata cornice meridionale della storia abbia il grave difetto di limitare il target. Non si potrebbero studiare nuove edizioni ambientate in Engadina, o in Andalusia? Le brutte cose succedono dappertutto! Buon lavoro".

"Cara presidente, non dubito che la mafia svizzera e la camorra andalusa abbiano una loro epica fino ad ora mai raccontata. Ma Saviano, per un suo inspiegabile puntiglio, insiste sulla Campania e mi ha rispedito, senza commento, le bozze di prova da Lei gentilmente inviatemi, con tutti i nomi propri napoletani e i toponimi campani sostituiti da nomi svizzeri. La scena in cui il clan di Franz Staufen fa strage nei Bassi di Sankt Moritz è suggestiva, ma poco credibile per l'inverosimile disordine che provoca e per il mancato pagamento del parchimetro da parte dei killer. Quanto al titolo, mi permetto di farLe presente che non è Solo Gomorra, bensì Gomorra. Con amicizia".

"Caro editor, Bensì Gomorra mi sembra un titolo molto azzeccato: anteporre al cognome del protagonista anche il suo nome di battesimo mi sembra prova di un lavoro letterario più accurato. Piuttosto, mi permetto di spedirle alcune nuove proposte di copertina, perché quella attuale, con quei colori brutali e tutti quei coltellacci, non è adatta ai minori. Mi faccia sapere".

"Signora Marina, ormai siamo in confidenza. Vada per Bensì Gomorra, per dimostrarle che almeno una parte dei suoi preziosi consigli sono stati da me adottati. Quanto alle copertine, quella di taffetà con l'immagine di un cucciolo di dalmata è deliziosa, ma non del tutto in tema. Meglio la veduta ottocentesca di Napoli con la damina con ombrellino in primo piano, anche se farei praticare dal grafico almeno un forellino di pistola sulla tempia della damina, per far capire che il romanzo, sia pure ingentilito, è pur sempre un noir. Considerando il premio di produzione da due milioni di euro che mi ha fatto riconoscere dall'Azienda, sto ripensando anche ai Suoi precedenti suggerimenti. Ricapitolando: Bensì Gomorra, a parte la copertina napoletana, sarà ambientato in Engadina e parlerà della tratta di vasi di gerani, con una postfazione di Silvio Berlusconi sulle bellezze di Napoli, che finalmente risarcirà quella città fin qui diffamata dalla pubblicistica tendenziosa. Sarà una grande sorpresa anche per Saviano, che presenterà il libro alla Fiera di Torino senza saperne niente: vedrà il volume solo alcuni minuti prima. Con devozione".

"Caro amico, bravissimo! Un'ultima cortesia: per la presentazione del libro a Torino, non potrebbe chiedere a Roberto Saviano di farsi un trapianto di capelli?".

(23 aprile 2010)

domenica 18 aprile 2010

Federalismo con Gran Visir


di Michele Serra

Si comincia a discutere di riforme. E' a buon punto il bando d'appalto per la costruzione del tavolo sul quale si riuniranno i Padri costituenti, mentre si fanno illazioni su ciò che verrà discusso. Dal Semipresidenzialismo con due semipresidenti al Berlusconismo, con cui il Cav. diventerebbe capo del governo e anche dell'opposizione Piazza del Quirinale

La discussione sulle riforme istituzionali è a buon punto. Le delegazioni dei partiti (Bertolaso per la maggioranza, Mastro Geppetto per l'opposizione) hanno già perfezionato il bando d'appalto per la costruzione del tavolo sul quale si riuniranno i nuovi Padri costituenti, nel caso di Bossi accompagnati anche dai Figli costituenti. Si parla di una tavola rotonda, molto alta per consentire ai rappresentanti dell'opposizione di sedercisi sotto, e dotata di una rampa laterale per consentire a quelli del governo di salirci sopra in automobile. Un buco al centro permetterà al governo di comunicare le sue decisioni alla delegazione sottostante, lanciando appunti appallottolati. Quanto al contenuto delle riforme, ecco le prime illazioni.

Semipresidenzialismo Vengono eletti due semipresidenti, uno a Roma e uno a Milano. Faranno in contemporanea il discorso di Capodanno, a reti unificate, pronunciando una frase a testa. Uno sarà Berlusconi, l'altro sarà votato dal popolo scegliendo tra i finalisti di un concorso televisivo per i sosia di Berlusconi. Previsto anche un semiparlamento, più piccolo e maneggevole, con funzioni di rappresentanza: sarà itinerante, sul modello del Cantagiro, e ogni sera la festosa carovana degli onorevoli entrerà in una città diversa per esporre in piazza le nuove leggi, divise in categoria Big e categoria Esordienti. La folla deciderà per acclamazione la legge più popolare. In pole position l'abolizione delle tasse, l'introduzione della pena di morte e la mutualizzazione del lifting e dei tatuaggi.

Semipresidenzialismo alla francese Identico al precedente, ma con l'obbligo per tutti i rappresentanti delle istituzioni di tenere i discorsi ufficiali con una baguette sotto il braccio.

Berlusconismo Berlusconi diventa capo del governo ma anche dell'opposizione.

Presidenzialismo Identico al precedente, ma con un rafforzamento del ruolo di Berlusconi.

Nanofederalismo È un'evoluzione naturale del federalismo. Si fonda sull'idea che le Regioni rischiano di diventare a loro volta Stati centralisti. L'Italia verrà divisa in Quartieri e Caseggiati, ciascuno dei quali sarà autonomo fiscalmente. Nella versione estrema, il nanofederalismo prevede che ogni cittadino paghi le tasse a se stesso e ricopra le cariche di Preside, Pretore e Capo di Stato Maggiore. In caso di invasione straniera, ogni cittadino sarà libero di decidere la sua strategia bellica, affacciarsi al balcone e sparare ai passanti che considera più minacciosi per la sua autodeterminazione.

Plutocrazia Già in vigore nei suoi aspetti sostanziali, gli esperti del Pdl vorrebbero dare alla plutocrazia anche una veste formale. L'uomo più ricco d'Italia viene eletto automaticamente Gran Visir, e ogni sabato si affaccia da un palazzo sfarzoso, circondato da donne bellissime, lanciando alla folla in delirio manciate di monete. L'opposizione, perplessa, intende presentare alcuni emendamenti: la presenza di un'ambulanza per soccorrere i feriti, e l'istituzione di un'apposita authority con il compito di verificare che, confusi tra la folla, non ci siano emissari del Gran Visir con il compito di riportargli le monete.

Dittatura "È solo un'ipotesi di lavoro", spiega Paolo Bonaiuti, "e un'opposizione che sa dire solo di no dovrebbe riflettere prima di mettersi di traverso. Un atteggiamento tanto più inspiegabile se si considera che siamo partiti proprio dalla bozza Violante, stracciandola e bruciandone i pezzetti in presenza di testimoni".

Vendita L'idea è vendere l'Italia a Berlusconi, perfezionando il leasing già in atto, e con il ricavato rifarsi una vita all'estero, in Scandinavia o in Francia. È il solo progetto rilevante presentato dagli esperti della sinistra, che la ritengono l'unica strada praticabile.

(15 aprile 2010)

sabato 3 aprile 2010

Di Silvio clonati ce ne sono già almeno 20


di Michele Serra

L'era di Berlusconi non finirà mai. Una volta morto, intorno al 2300, verrà esposto per la pubblica adorazione. E governerà grazie al Lodo dei Lodi Margherita Hack

Se finirà l'evo di Berlusconi? Diversi scenari sono allo studio dei politologi. L'ipotesi più realistica è che non finirà mai. Impagliato dopo il decesso (che dovrebbe avvenire, secondo la scienza, attorno al 2030, e secondo il suo staff medico nel 2300), il premier sarà esposto all'adorazione della folla e continuerà a governare grazie al Lodo dei Lodi, un provvedimento di una sola riga che stabilisce il divieto di legiferare in sua assenza. Ma vediamo le altre possibilità.

Clonazione Almeno una ventina di Silvio Berlusconi clonati, di tutte le età, dai due anni ai novanta, sono già pronti a succedergli. Si addestrano in gran segreto in un convitto nei pressi di Arcore, mandando a memoria le varie discipline che compongono l'arte del governo: censura, lifting e barzellette le materie principali. Molte le prove complementari: leggere poesie a un pubblico di escort nude senza ridere, regalare bauli di pietre preziose agli ospiti stranieri che ti portano in dono una penna biro o un cotechino, pettinare ogni mattina, con apposita spazzola riscaldata, uno strato di pongo applicato sul cranio, pronunciare con disinvoltura le frasi "è una vergogna!" e "vergognatevi!" anche nelle situazioni apparentemente più sconvenienti (la prova più difficile consiste nel gridare "si vergogni!" a una cameriera che ti sorprende sul letto vestito da Nerone e seduto su una piramide di vergini). Pronto anche un Silvio Berlusconi di sinistra che prenderà il potere in caso di vittoria elettorale del Pd. È identico all'originale ma mangia i bambini, ordinandoli da Tarantini.

Idi di marzo Un figlio naturale di Silvio Berlusconi, Pierbruto, nato da una relazione con una ninfomane comunista che aveva nascosto a Berlusconi il suo vizio (essere comunista), progetta di assassinarlo alle Idi di Marzo. Ma l'attentato fallisce perché Pierbruto, cresciuto vedendo solo le reti Mediaset, crede che le Idi di Marzo siano un pub di Milano e attende inutilmente il padre, seduto a un tavolino, per intere settimane.

Fine del mondo La fine del mondo, prevista per il 2012 da un sacerdote Maya nella sua tesi di laurea, sarà vanamente attesa dall'umanità che la considera il solo metodo percorribile per liberarsi di Berlusconi. Scene di disperazione quando un enorme asteroide manca per un soffio il pianeta Terra. Inutile anche un gigantesco terremoto che distrugge metà delle case del pianeta: Berlusconi ne approfitta per consegnare le chiavi di milioni di villette a schiera color confetto, complete di cucchiaini da caffè e vestaglie con le iniziali, alla metà della popolazione terrestre. Qualche problema nel Borneo dove i terremotati litigano per le vestaglie perché confondono le iniziali. Paolo Berlusconi, principale produttore mondiale di cucchiaini da caffè e vestaglie con le iniziali, diventa l'uomo più ricco del mondo.

Guerra di successione Berlusconi si ritira, novantenne, nella sua nuova villa russa, una isba di sei chilometri quadrati a forma di colbacco, con tetto di pelliccia, orsi bruni che cucinano e servono in tavola, puttane cosacche che se premute sull'ombelico cantano 'O ciciornia'. L'amico Putin gli dona personalmente il suo famoso lettone, un prodigio della tecnica che cambia automaticamente le lenzuola ogni volta che una escort suona il citofono. Piersilvio e Marina Berlusconi, dopo una sanguinosa guerra di successione, dividono il pianeta in Impero Orientale e Impero Occidentale: si distinguono per lievissime differenze nei palinsesti televisivi. Ai tre figli di Veronica vanno la Sperling & Kupfer e Rete Quattro. L'Italia viene assegnata all'amico Putin per ricompensarlo della fedeltà: si avvera la storica profezia dei cosacchi che abbeverano i cavalli in Piazza San Pietro. Paolo Berlusconi vince l'appalto per la fornitura di abbeveratoi per cavalli. Il nuovo Papa, Silvio I, eletto col televoto, rientra dalla Russia e pronuncia il famoso discorso della Luna: "Guardate che bella Luna stasera... È mia".

(31 marzo 2010)

sabato 27 marzo 2010

La rottura della gabbia tv


di MICHELE SERRA

LA LUNGA diretta di Michele Santoro, ben al di là del giudizio di amici e nemici, è stata un evento storico: la capillare messa in rete di un'infinità di media di piccolo e piccolissimo calibro ha infine radunato un pubblico vastissimo. Un pubblico che si è trovato al di fuori e al riparo dal ferreo controllo governativo sulla televisione generalista. Per la prima volta in modo così evidente la gabbia del duopolio è stata clamorosamente scardinata: un'evasione di massa che ha coinvolto giornalisti e artisti a vario titolo "impubblicabili" - specie in questi giorni di campagna elettorale - sul grande quotidiano dell'etere tradizionale.

Insieme a loro sono evasi, a milioni, telespettatori (e cittadini) che non aspettavano altro. Un'audience confederata e autoconvocata è stata la vera protagonista dell'evento, e lo è stata a pieno titolo: il vero esiliato dalla tivù, la vera vittima dei protervi editti e delle telefonate padronali del Re Censore, è quella fascia di pubblico, in larga parte giovane, che ritiene di non avere più rappresentanza televisiva. Il suo esilio, prima ancora che politico, è culturale: il linguaggio della tivù, in gran parte calibrato su un'idea corriva e classista dei "gusti popolari", non gli appartiene da anni. Quel mix di perbenismo politico e donnine scollacciate, di moralismo pubblico e immoralità privata, non gli dice nulla. Il mondo berlusconiano gli fa un effetto ridicolo e deprimente. È un pubblico che cerca la realtà ovunque (Internet, amici, scuola, socialità diffusa) ma non in tivù, se non nelle sempre più rade occasioni di informazione non controllata, non sanzionata, non addomesticata.

L'isteria censoria del premier e il servilismo dei suoi impiegati hanno fatto il resto. Sono stati il clamoroso lancio pubblicitario di una serata, più che antigovernativa, ingovernabile. E questo strappo mediatico, che in un paese normale già avrebbe il suo peso specifico, in Italia assume un peso molto maggiore: perché è precisamente il campo mediatico quello scelto dal premier per esercitare la sua egemonia politica, pubblicitaria (dunque economica) e culturale.

Basta vedere cosa ha fatto ieri il Cavaliere alla vigilia del voto: con l'intervista in contemporanea su Tg1 e Tg5 e l'invasione di altri quattro telegiornali e del Gr1. È in casa del premier - e non è una metafora - che microfoni e telecamere sono stati trafugati e autogestiti da chi intende l'informazione come un potere autonomo e non come il cingolo di trasmissione di questo o quel governo (ma soprattutto di questo). Chi ha seguito la serata, comunque la giudichi nei suoi singoli interventi e nel complesso della sua impostazione, ha colto l'eccezionalità, e direi ha provato lo choc, di un luogo televisivo di libertà incondizionata. Una libertà "scandalosa", vale a dire non consueta, non normale in un quadro televisivo che ci ha via via abituati alla cautela, all'esitazione, all'autocensura come norma prevalente. E ci ha anche aiutato a capire quanto preziosi, e per questo detestati da Silvio Berlusconi, siano gli spazi di libertà d'informazione già presenti nei palinsesti, e ultimamente tacitati.

Ovvio che Silvio Berlusconi giudichi "un obbrobrio" una così plateale effrazione delle sue regole e dei suoi voleri. Sarebbe ancora più preoccupato se i suoi fornitori di sondaggi gli presentassero un'analisi accurata del target che ha accompagnato Santoro e i suoi compagni di fuga.

Bassa età media, fitta rete di contatti (non controllabili) sulla rete, irrequietezza politica a tutto campo, non certo inquadrabile solo nella comoda casella della "sinistra". Rispetto ai tradizionali movimenti scolastici e universitari, che nascono e si spengono nell'ambito depresso e "specializzato" della scuola, questi milioni di disobbedienti si muovono e si formano dentro il fiume mediatico, cioè nel cuore stesso del potere italiano. Mitizzano "la realtà" come metodo antitetico al sogno berlusconiano, pretendono giornalismo, circolazione delle notizie, divulgazione dei fatti, insomma informazione, con un fervore che si presta magari a qualche trappola ideologica, a qualche scorciatoia faziosa, ma centra in pieno il cuore di ogni questione nazionale. Nella lettura governativa del fenomeno, si tratta dunque di autentici eversori. Sanzionare questo o quel giornalista, chiudere la bocca a questo o quel programma è nelle facoltà del premier, e si è ampiamente visto. Ma ricondurre milioni di italiani nell'alveo della docilità mediatica, questo non è più possibile: il merito fondamentale della serata bolognese è stato mettere in scena questa fuga di massa dalla Verità Ufficiale.

(27 marzo 2010)

giovedì 31 dicembre 2009

E' tornato Talleyrand


di Michele Serra


Il monito di Napolitano ha reso possibile un nuovo clima politico. Berlusconi non parla più di comunisti ma affettuosamente di 'comu', Casini e Rutelli sono d'accordo con tutti, dai trozkisti ai nazisti e Calderoli non usa più la forchetta per pulirsi i denti a fine pasto

Un nuovo clima, finalmente. Il 2010 della politica italiana comincia con il fermo monito di Napolitano: "Bisogna attuare tutti quei ragionevoli accorgimenti che consentano di instaurare tra i partiti ogni possibile forma di collaborazione allo scopo di stabilire quali siano le migliori forme di intesa per arrivare a formulare di comune accordo proposte atte a ripensare una più concorde piattaforma programmatica riguardo gli snodi nevralgici dei rapporti istituzionali tra i diversi e autonomi poteri dello Stato, nel rispetto delle funzioni di ciascuno". Per questa dichiarazione il Capo dello Stato ha vinto il Premio Sprint, assegnato dalla stampa parlamentare.

D'Alema È il grande tessitore dei nuovi rapporti tra i partiti. La sede della Fondazione Diciamo, da lui presieduta, è meta ininterrotta dei vari leader. D'Alema si è dimostrato abilissimo nell'evitare che i suoi ospiti si incontrassero già in ascensore, mandandosi affanculo e rovinando tutto. Per questa ragione alcuni sono stati dirottati per le scale, altri sono saliti dalle scale antincendio, altri ancora hanno atteso in macchina, in un sapiente mix ispirato dal celebre testo classico di Talleyrand, 'Come fa un barcaiolo a traghettare un lupo, una capra e un cavolo sull'altra sponda del fiume?'. Alla fine di defatiganti giornate di lavoro, D'Alema ha incontrato separatamente i rappresentanti di tutti i partiti: ognuno gli ha detto l'esatto contrario degli altri, ma lui è stato abilissimo a non dirlo a nessuno.

Calderoli Politico navigatissimo, ha sorpreso tutti per il grande sforzo diplomatico. Non si pulisce più i denti con la forchetta durante i pranzi di lavoro e ha promesso che la Lega non insisterà nella proposta di fare eleggere direttamente dal popolo il farmacista, il veterinario e il sacrestano. Sui minareti propone un compromesso: dovranno essere alti al massimo un metro,in modo da poter agevolmente ospitare muezzin nani.

Casini e Rutelli Si sono detti d'accordo con tutti, dal trotzkista frazionista Gianni Sperduto, che propone uno sciopero generale di un mese, al neonazista altoatesino Hansi Strudel, che chiede di vietare ai negri le gare di slalom (possono partecipare solo alla discesa libera, ma su un percorso parallelo in mezzo ai larici). Hanno proposto di modificare la Costituzione, ma anche di lasciarla così com'è, ottenendo così due Costituzioni, in grado di soddisfare ogni esigenza.

Di Pietro Non partecipa agli incontri, che ha definito "un letamaio, una fogna putrida". In una successiva dichiarazione, in segno di rispetto per il Capo dello Stato, ha parzialmente corretto le sue parole: "un letamaio e una fogna, ma non putrida". Ha preso alloggio in una pensione di fronte alle finestre della Fondazione di D'Alema e si affaccia spesso alla finestra gridando fortissimo per disturbare i colloqui.

Fini Mantiene un altissimo profilo istituzionale. Intrattiene i suoi interlocutori sulla storia dei diritti umani, sull'emancipazione dei popoli, sull'habeas corpus a partire dalla Magna Charta. Nonostante il parere contrario del capo protocollo della Camera, ha presieduto le ultime sedute con il sari del Mahatma Ghandi, acquistato a un'asta su eBay. Su tutto il resto preferisce non pronunciarsi, la bassa cucina non fa più parte del suo orizzonte.

Berlusconi Segue i lavori dalla sua villa di Arcore, nella nuova Sala della Gommapiuma allestita dai suoi collaboratori per evitargli qualunque possibile incidente. I nuovi denti, espiantati da una fanciulla vergine, ne hanno ulteriormente ringiovanito l'aspetto. Ha perdonato il suo assalitore e ha promesso di assecondare il nuovo clima rinunciando ai toni aggressivi. Non dice più "comunisti", usa l'affettuoso diminutivo "comu" e ha anche promesso che si farà processare, ma in un tribunale privato delle Isole Cayman.

(29 dicembre 2009)

sabato 17 ottobre 2009

Al servizio del capo


di MICHELE SERRA


IL VIDEO sul giudice Mesiano andato in onda su Canale 5 è spaventoso, e lo è qualunque sia la sua genesi giornalistica. È spaventoso se il suo impressionante effetto minatorio discende da un'intenzione consapevole. Ma è spaventoso anche se siamo di fronte a un gioco cretino, come di chi padroneggia malamente un'arma e credendo di sparare a salve esplode pallottole vere.

Il testo, di livello perfino più basso di quel sub-giornalismo che è il gossip televisivo, farebbe propendere per la seconda ipotesi: un gioco cretino sfuggito di mano. Ma la costruzione del servizio (pedinamento di un magistrato ritenuto "nemico" del proprio editore, così da indicarlo all'odio e al dileggio della propria curva tifosa), e la sua messa in onda nel programma mattutino della rete generalista di Mediaset, con tanto di commento demolitore (e "senza contraddittorio", come dice l'onorevole Gasparri quando attacca la Rai) di due giornalisti del gruppo, impedisce di credere che si tratti di un banale incidente.

Il clima di forte scontro politico non può essere un alibi. Non è il cozzo delle idee, non la polemica ideologica a dettare questo genere di colpi sotto la cintura. È la volontà di attaccare e isolare personalmente, quasi uno per uno, quelli che il leader e padrone considera gli avversari veri e presunti, e dunque esercita, sui meno sereni e meno liberi dei suoi dipendenti, una doppia attrazione, politica ed economica.

In una confusione oramai patologica, irreversibile e venefica (per il paese intero) tra patrimonio politico e patrimonio personale del Capo. È la voglia di andare a stanare dal barbiere Mesiano, sputtanarlo (verbo berlusconiano) con qualche sciatta considerazione sul suo abbigliamento del sabato mattina, dargli dello "stravagante" perché fuma (?!), evitare che anche una sola parola sia spesa in sua difesa (nel vituperato "Anno zero" i giornalisti e i politici di destra hanno una postazione fissa), perché distruggere la persona è il sistema più rapido per risolvere i contenziosi, e levare di mezzo l'ingombro.

O si trova, come nel caso del già dimenticato Boffo, qualche vecchia carta per dare fuoco alla pira, o si confeziona qualcosa di comunque infamante, per esempio spacciando una promozione pregressa per un "premio" (e di chi?) per la sentenza Cir. Il tutto, per giunta, sotto l'equivoco, ipocrita pretesto della "legittima difesa", perché l'argomento prediletto da chi pratica questo genere di pestaggio giornalistico è che anche l'attacco a Berlusconi è un attacco alla persona: come se la condotta di vita del presidente del Consiglio, i criteri con i quali dispensa le candidature, il genere di persone delle quali si circonda a palazzo, non fossero quanto di più pubblico si possa immaginare.

Ma il clima è questo. È un clima nel quale chi governa, chi comanda, chi vanta la maggioranza dei voti e il controllo del Parlamento, si rivolge agli oppositori come se fossero insopportabili oppressori del cui giogo, finalmente, liberarsi. Così da udire il leghista Castelli (da Santoro) gridare a Curzio Maltese "tu vivi nel mondo marcio di Repubblica", e in quel "marcio", anche se Castelli non lo sa, c'è tutto il puzzo del fascismo. Così da leggere, su Libero di ieri, che "il Caimano non è un film, è una secrezione corporea di Moretti", quello stesso Moretti accusato dal Giornale di avere "dirottato" fondi europei per il suo nuovo film, tacendo che più di quaranta registi, anche italiani, ne hanno avuto ugualmente diritto. Così da imbattersi (da anni a questa parte) in vere e proprie liste di proscrizione dei "rossi" che lavorano alla Rai, ovviamente tutti miracolati politici, tutti scrocconi di soldi pubblici, tutti nel calderone indistinto delle "élite di merda" che prima o poi la pagheranno.

A furia di essere indicati con nome, cognome e stipendi (i guadagni dei "nemici" sono un'altra delle ossessioni di questo giornalismo ossesso), alcune di queste persone sono insultate per strada come "sporco comunista". Ora toccherà, probabilmente, anche al giudice Mesiano.

(17 ottobre 2009)

venerdì 9 ottobre 2009

Vi prometto il progetto Noè



di Michele Serra


'Villette complete di tutto' è la promessa-scappatoia del premier, buona per ogni situazione. Dalla tragedia di Messina alle vergognose contestazioni dei comunisti

Il premier in televisione ha promesso ai senzacasa di Messina "villette complete di tutto, dalle lenzuola alle posate", secondo la nuova strategia del governo che prevede di dotare le popolazioni colpite di cucchiai da minestra per rimuovere il fango, e di coltelli da bistecca per mettere in fuga gli sciacalli. Ma basteranno queste misure drastiche, basteranno l'ottimismo e l'efficienza dell'esecutivo per evitare il peggio? E come fronteggiare l'incredibile ondata di malasorte (dalla sentenza sul lodo Mondadori alla crisi del Milan alla congiura dei poteri forti alla cattiveria di Fini) che minaccia di travolgere il governo? In una riunione ristretta, Berlusconi ha fatto il punto della situazione, cercando di prevedere i guai imminenti.

Lodo Alfano Il premier sta saggiando in gran segreto le intenzioni della Consulta. Ha proposto ai suoi di fornire ai giudici villette complete di lenzuola e posate, ma ci sono forti dubbi sull'efficacia della mossa.
In caso di bocciatura, su proposta di Ghedini il lodo Alfano verrà nuovamente depositato sotto pseudonimo, lodo John Smith, nella speranza che non venga riconosciuto. Altra possibilità (proposta di Cesare Previti), un'amnistia per le quattro cariche principali dello Stato: se sono incensurati, peggio per loro perché non potranno godere della nuova legge.

Alluvioni e terremoti Si tratta di catastrofi a orologeria, che i poteri forti hanno concentrato in questa legislatura per mettere in difficoltà il governo. In previsione di nuove manovre eversive (ci sono voci di esondazioni del Po durante il prossimo G20, previsto sugli argini del Polesine), il premier ha in animo di dotare l'intera popolazione italiana di villette anfibie, complete di lenzuola e posate da pesce, che possano galleggiare sulle acque.

È il Progetto Noè, caldeggiato dall'unico produttore al mondo di villette anfibie, Armando Berlusconi, un lontano cugino finora rimasto nell'ombra per il carattere discreto e perché ricercato dall'Interpol. Secondo un altro piano, sarebbe più efficace munire tutti gli italiani di villette a rotelle, complete di lenzuola e cinture di sicurezza, per fuggire rapidamente dalle zone colpite.

Lodo Mondadori Pagare la pesantissima ammenda in monete da un euro, minacciando di farle scaricare da quaranta Tir nella portineria di Carlo De Benedetti: è l'espediente suggerito dall'avvocato Ghedini, convinto che il portiere respingerebbe al mittente un carico così ingombrante. Ma Carlo De Benedetti ha fatto sapere di avere una portineria enorme, e dunque si passerà al piano B: ricorrere alla corte dell'Aja, cercando di convincere i giudici che è del tutto inverosimile immaginare che la Mondadori sia stata conquistata corrompendo un magistrato. La memoria difensiva verrà consegnata ai giudici dell'Aja insieme a una Rolls Royce e al codice Iban di un conto svizzero. Nel cruscotto le chiavi di una villetta completa di tutto, dalle lenzuola di raso alle posate d'argento.

Contestazioni Come evitare le continue, vergognose contestazioni comuniste che attendono il premier ad ogni uscita pubblica? Entrare e uscire dalla porte di servizio è pericoloso: nella prefettura di Messina Berlusconi, per un errore della security, si è ritrovato nel locale caldaie e ha dovuto subire le pesanti ironie di un gruppo di ratti sindacalizzati che gli hanno chiesto se, oltre alle lenzuola e alle posate, poteva rifornirli anche di panini al prosciutto.

Lo stesso premier ha proposto al suo staff di trasformare tutte le prefetture in villette complete di tutto, ma gli è stato fatto notare che non c'entrava niente. Unica soluzione, il sorvolo in elicottero dell'intero territorio nazionale, senza mai scendere fino alla fine della legislatura, con rifornimenti in volo da parte dell'aeronautica militare.

Al premier, perplesso, è stato garantito che l'elicottero sarà completo di lenzuola, posate e un plaid per l'inverno.

(08 ottobre 2009)

sabato 26 settembre 2009

Santanchè e il kebab alla milanese


di Michele Serra

Sulla strada della conciliazione la signora Santanchè immagina burka con targa e rotelle e prodotti di rosticceria araba avvolti nelle pagine dei libri della Fallaci

La battaglia di Daniela Santanchè contro l'oscurantismo islamista è appena agli inizi.
I punti fondamentali della campagna politica sono tre: 1. Strappare il burqa alle donne; 2. Strappare la barba agli imam; 3. Strappare le palle a qualcuno; 4. Costringere l'intero harem dello sceicco Al-Quaraquak, detto l'Iracondo, a partecipare al Festival di Sanremo con la canzone 'Sesso a volontà'. Giudicato troppo cruento anche dallo staff della signora, formato da ex legionari, preti lefebvriani ed ex pugili della palestra Duce della Balduina, il programma è stato ripensato in chiave più conciliante.

Burqa In un dettagliato documento, Santanchè individua il vero punto dolente dell'indumento: in caso di lifiting facciale, non è possibile mostrare i risultati in pubblico. La comunità musulmana replica che il lifting rende impossibile l'identificazione delle donne soprattutto a volto scoperto, perché diventano tutte identiche a Sophia Loren da vecchia, anche se hanno diciotto anni. Tanto vale tenere il burqa. Si sta cercando un compromesso. Santanchè propone di incontrarsi a metà strada: un burqa all'occidentale, disegnato dai costumisti di Mediaset, con culo e tette di fuori, che faccia sentire le donne musulmane integrate nei nostri costumi.

Dialogo Sempre in segno di conciliazione, Santanchè si è recata in visita al venerabile imam Alì, detto il Purissimo, impugnando un enorme salame di Varzi. Su suggerimento del ministro Calderoli, la festosa delegazione governativa era accompagnata dalla Corale delle Osterie Padane che intonava il canto popolare 'Ma alle donne, caso strano, il salame piace sano'. L'imam Alì ha apprezzato lo spirito amichevole, ha fatto disinfestare il quartiere e subito dopo è svenuto. I colloqui sono stati rimandati.

Scambi culturali L'associazione Minareto, formata da anziani capi tribù appena arrivati da Pakistan e Afghanistan, è stata invitata da Santanchè ad assistere a 'X Factor'. Dopo essersi consultati, gli anziani hanno fatto una proposta alternativa: andare tutti a casa della Santanchè per celebrare nel suo salotto l'antico rituale della Battaglia delle Capre: montoni inferociti che si affrontano a cornate tra le urla della folla. Possibile compromesso: il rito tribale potrebbe svolgersi negli studi di 'X Factor' sostituendo alle capre i concorrenti. Ipotesi due, invitare tutti al Palio di Siena che gli antropologi considerano ideale per far sentire come a casa loro le comunità arcaiche di tutto il pianeta.


Polemiche ll circolo culturale Sorelle inflessibili, animato da anziane massaie fondamentaliste che indossano il famigerato burqa a casetta (un prefabbricato munito di tapparelle, angolo cottura e citofono) non ha gradito la proposta della Santanchè di destinare i loro burqa ai terremotati, con cerimonia in diretta a 'Porta a Porta'. Un buco nell'acqua anche la proposta governativa di dotare i burqa di rotelle e targa: la Motorizzazione civile, che sta ancora sbrigando pratiche di cambio di proprietà degli anni Settanta, non è in grado di provvedere in tempi utili all'immatricolazione dei burqa come ciclomotori.

Kebab Santanchè propone di regolamentare severamente la vendita e il consumo di kebab. Con una delle sue tipiche azioni dimostrative, ha fatto irruzione in una rosticceria araba di Lambrate avvolgendo il kebab nelle pagine più veementi dei libri di Oriana Fallaci. La clientela, divertita, le ha giudicate abbastanza croccanti, ma dal sapore molto discutibile. Il nuovo regolamento comunale prevede che il kebab, per rispettare e usanze gastronomiche e le norme igieniche lombarde, debba avere le uvette e i canditi come il panettone, essere impanato come le cotolette e servito insieme a un bicchiere di Baygon con funzioni di disinfettante.

(24 settembre 2009)

mercoledì 2 settembre 2009

L'AMACA


MICHELE SERRA

Esiste una sostanza politica, sotto il fango del caso Feltri-Boffo? Qualcosa che non sia solo pregiudizio e colpo basso? Sì, esiste.
Scopo profondo dell’attacco a Boffo è dimostrare che ognuno, in questo paese, ha qualcosa da nascondere.
E questa specie di tara collettiva impedisce a chiunque di giudicare chiunque: arma finale, questa inattendibilità etica del giudizio, contro i “moralisti di sinistra” e la loro detestabile pretesa di superiorità.
La famosa “tristezza” della sinistra, frutto di una malinconica e quasi depressa visione di questi anni, è niente al cospetto di questo genere di tristezza di destra.
Il pessimismo circa la natura umana appartiene alla (migliore) tradizione cultuale di destra.
Ma pensare che in fin dei conti tutti ci si dibatta nella stessa guazza, con gli stessi bassi fini, la stessa furbizia, la stessa trafelata mediocrità, è una visione della vita al tempo stesso gretta e disperata.
Di buono, di bello, di onesto, di giusto, anche solo di meno peggio, non resta niente.
Ringrazio Feltri per avermi fatto finalmente capire perché non potrei mai essere di destra: sono troppo allegro.

giovedì 23 luglio 2009

Il jackpot dell'Italia che scommette sul destino


di MICHELE SERRA


Il montepremi che il Superenalotto ha accumulato negli ultimi sei mesi (oltre cento milioni di euro) è così smisurato da implicare quasi automaticamente sussulti morali variamente ispirati. La cifra corrisponde a quanto nessun lavoratore sarebbe in grado di guadagnare in dieci vite, e le proverbiali sette camicie diventano almeno settecentosettantasette. O, se volete, cento milioni è quanto basterebbe a un fondo di ricerca medica per decuplicare i propri asfittici finanziamenti, e dunque rendere dieci volte più vicina la sconfitta di questa o quella malattia. O ancora, secondo dicerie e leggende mai verificate, basterebbe a fare uscire di senno qualunque vincitore, conducendolo in breve alla rovina.

Volendo restare nel campo delle moralità, si potrebbe obiettare che cento milioni di euro, rispetto alla smisurata estorsione di massa (migliaia di miliardi....) imputabile al capitalismo truccato, al bluff finanziario e al conseguente collasso di Borsa, sono molto meno di una briciola. Nell'ultimo anno è svaporata, nel mondo, una quantità di ricchezza che sarebbe bastata - restando nella facile metafora "scientifica" - a guarire tutte le malattie nessuna esclusa, portare la vita media a duecento anni e infine sfamare l'intera umanità per un paio di generazioni. In realtà, nessuno di questi conti può condurre a conclusioni plausibili.

Come sanno bene i giocatori, e come può intuire anche chi giocatore non è, il denaro vinto e perduto al gioco è una specie di conto a parte. Difficilmente lo si può apparentare a quello "vero", anche se è purtroppo verissimo che famiglie intere si sono rovinate inseguendo il miraggio del numero giusto. Il gioco d'azzardo può avere pesanti conseguenze sociali, e gravi ricadute sulle relazioni tra gli uomini, ma solo di riflesso: perché di primo acchito il gioco d'azzardo non riguarda affatto l'ambito sociale e le relazioni tra gli uomini.

Men che meno riguarda l'economia. Il gioco d'azzardo è una scommessa individuale con Dio (o, se preferite, con il Fato). E' proprio questo che lo rende esaltante e blasfemo al tempo stesso: indovinare i numeri giusti equivale a carpire al Cielo i suoi segreti, e la leggenda (diffusa in tutto il mondo) dei supervincitori alla lotteria morti in rovina esprime perfettamente il terrore ancestrale dell'invidia degli dei, e della loro punizione.

In pochissimi sono disposti a scandalizzarsi di fronte a un patrimonio privato molto ingente, magari acquisito per meriti non lampanti, o ereditato dai genitori (come se non fosse una fortuna, e un terno al lotto, anche nascere ricchi). Né desta scandalo il dato, oramai acquisito, che alcuni tra gli straricchi del pianeta hanno, da singoli individui, un bilancio superiore a quello di un paese africano. Su queste e altre sproporzioni, anche abnormi, la nostra cultura ha oramai solidamente piantato la bandierina del Merito: un uomo può anche guadagnare diecimila o centomila volte più di un altro, perché un uomo, secondo l'orrendo ma vittorioso criterio della cultura mercatista, può "valere" quanto centomila altri uomini.

E in genere sarà ammirato e invidiato, anche perché mai come in questo scorcio d'epoca le ideologie e le teorie egualitariste hanno perduto vigore.
Di montagne di quattrini, dunque, il mondo è pieno. Si tratta di cordigliere al cui confronto i cento milioni di cui parliamo oggi sono appena una puglia da giocatori di strada, un gruzzolo tra i tanti. Qualcosa che non sposta nulla nell'economia reale (neanche un battito d'ali di farfalla...), qualcosa che cambia solamente un destino individuale, in genere incognito, e va a finire, come spiccioli, nell'infinito score della millenaria sfida tra l'uomo e gli dei: non sono un allibratore e neanche uno statistico, ma mi pare di poter dire che gli dei sono saldamente in vantaggio.

Proprio perché gli dei sono in vantaggio, come in ogni sport bisognerebbe simpatizzare per il perdente. E il perdente è l'esercito infinito di operai, pensionati, sfaccendati, vecchine, casalinghe, ragazzi, viaggiatori, passanti che cercano di disegnare sulla loro schedina la Chiave del Cielo: una possibilità su seicento milioni, spiegano i matematici, perché non si creda che la Chiave del Cielo si possa trovare alla ferramenta dell'angolo. La storia di questa Chiave, che dai tempi dei tempi è fatta di numeri, anima tutte le culture e tutte le epoche. Di cabale, di smorfie, di numerologie, di fantasiose e ammirevoli panzane che provano a domare la spaventosa casualità degli eventi, la ignota logica delle serie e delle sequenze, la storia umana pullula. Non c'è sala da gioco, anche la più scalcinata, dove almeno un giocatore non abbia espresso la convinzione di avere intuito la Chiave, i numeri giusti, il metodo per scoprirli. Sentendosi come Prometeo a un passo dal fuoco - prima di rovinarsi, come tutti.
In un gioco come il Superenalotto, diabolico derivato del Lotto (e come tutti i derivati, gonfiatissimo...), l'iniquità della vittoria è lampante. Nel Lotto qualcuno può anche spacciare per talento una vincita, (l'interpretazione dei sogni vede Napoli competere con Vienna). Nel Superenalotto la combinazione di sei numeri è così imperscrutabile che perfino nei patetici spacci televisivi di "numeri vincenti" non si trova altro bandolo se non l'imbroglio palese. Il Superenalotto non lascia dubbi, non concede spazio alle ciance dei "sistemisti" o alla divinazione dei tele-guitti: vince solo chi è colpito da una smisurata fortuna, unico in mezzo a una folla sterminata. La chiave giusta, per puro caso, l'ha disegnata lui.

Chi riesce a scassinare le porte del Cielo merita simpatia: ha battuto un avversario seicento milioni di volte più forte di lui. Che cosa faccia poi di tutti quei quattrini è affare suo, ma soprattutto è secondario. E' una questione che riguarda aspetti notevoli della vita sociale (il buon gusto, l'utilità agli altri eccetera), ma non riguarda la sfida antichissima tra l'uomo e il Caso. In quella storia, in quell'ambito, in quella classifica, cento e rotti milioni di euro sono appena un piccolo episodio, buono a far salire la temperatura per qualche giorno, per rinnovare l'illusione antica di essere più fortunati della fortuna, e per fare arrivare fino alle prime pagine ciò che per milioni anzi miliardi di persone, in tutto il mondo, è il quotidiano almanaccare attorno a numeri, biglietti, combinazioni. Niente che serva a distogliere dalla vita quella vera e dal lavoro quello vero (i giocatori professionisti, nel mondo, saranno lo zero virgola zero zero zero uno per cento). Solo quanto basta per compilare una schedina o comperare un biglietto: pochi secondi durante i quali ti puoi illudere di stare parlando da pari a pari la lingua dei Numeri, che è la lingua di Dio.

(23 luglio 2009)

venerdì 12 giugno 2009

Aquilani in volo su Saturno



MICHELE SERRA

Panico tra i terremotati abruzzesi alla notizia, diffusa da tutti i telegiornali, che il premier quest'estate vuole mandarli in crociera. Sui piani di Berlusconi si succedono voci incontrollate.

Nel corso delle sue nove visite all'Aquila ha suggerito soluzioni sempre diverse e sempre più munifiche, che vanno dall'edificazione di una New Aquila montata su cuscinetti a sfera e spostabile, a seconda delle stagioni, al mare o in montagna, al trasferimento dei 20 mila sfollati a casa di sua moglie. Specialmente i più anziani sono disorientati e manifestano una viva inquietudine. Siamo in grado di anticiparvi le prossime proposte del premier.

Soluzione chirurgica Berlusconi propone di rifare le tette, gratis, a tutti i terremotati, compresi i maschi. La proposta è contenuta nel documento 'misure per i terremotati': le misure sono la terza e la quarta di reggiseno. Il premier, pur riconoscendo che questa soluzione non risolve il problema della casa, sottolinea i grandi vantaggi psicologici. Come cavia è stata scelta la stessa signora alla quale il premier ha voluto rifare personalmente la dentiera. Da anziana casalinga di provincia, ora è identica a Paris Hilton e il governo la considera la testimonial ideale per dimostrare che anche dalle disgrazie si può trarre la forza per migliorare.

Soluzione artistica Berlusconi ha chiesto a ogni terremotato di preparare, nelle lunghe ore di inedia, un book fotografico e di consegnarlo alla Protezione civile. Bertolaso esaminerà personalmente tutti i book e li smisterà nei vari reality-show. Le senzatetto più avvenenti verranno ospitate a Capodanno a Villa Certosa, dove è atteso il ritorno del leader ceko Topolanek che deve recuperare i suoi vestiti.

Soluzione sportiva Su suggerimento di Berlusconi, il prossimo Giro d'Italia non solo partirà dall'Aquila e arriverà all'Aquila, ma rimarrà all'Aquila per tutte le 22 tappe, spostando ogni giorno le transenne per variare il percorso di tappa. All'Aquila saranno disputate anche la finale di Champion's League, i Mondiali di baseball e le Olimpiadi invernali. Il tutto in concomitanza con il G8 e con una speciale sessione dell'Onu in seduta plenaria. Lo slogan 'Non lasceremo soli gli aquilani' troverà così una sua concreta applicazione, in un tripudio di cordoni di polizia, colonne militari, elicotteri, servizi di sicurezza, telecamere, giornalisti, motociclisti che secondo le previsioni più ottimistiche costringerebbe almeno la metà dei terremotati a cercare rifugio all'estero.

Soluzione personale Berlusconi, per tagliare corto, si è offerto di pagare di tasca sua una nuova casa a ogni terremotato. Il modello di abitazione da lui proposto per ogni unità familiare è la villa di Arcore in scala 1 a 100, con metratura ridotta a dieci metri quadrati, ma identica all'originale, compreso il giardino all'italiana di tre metri quadrati, la mini-piscina riscaldata con una semplice pila stilo, il personale di servizio formato da una Barbie e un Ken. Si entra carponi, ma ci si sente allo stesso livello sociale del premier.

Soluzione astronautica Anche grazie all'amico Putin, che metterebbe a disposizione gli Sputnik perfettamente conservati nel Museo Gagarin, si potrebbe rilanciare la conquista dello spazio e puntare alla colonizzazione di Saturno da parte degli aquilani. Il modello è quello della grande bonifica delle Paludi Pontine operata da Mussolini: le zone acquitrinose di Saturno si prestano alla perfezione. Due sole controindicazioni. La difficoltà di spiegare agli anziani il progetto, anche perché i manuali di addestramento sono in russo. E la difficoltà di rimontare un'intera tendopoli, tale e quale, su Saturno. Nonostante questo, la soluzione astronautica è considerata la più realistica
tra quelle fin qui proposte.

(09 giugno 2009)

martedì 26 maggio 2009

L'AMACA


MICHELE SERRA
26 maggio 2009

Gli italiani sono con me”, dice lui. Nessuno dei grandi leader del passato lo ha mai detto, ad eccezione di Mussolini.
Anche i capi di partito più popolari e ascoltati sapevano di parlare a nome di una parte, non di quel tutto pletorico e totalitario che in democrazia non esiste.
Nessuno, in democrazia rappresenta tutto. In democrazia l’assoluto non è contemplato, se non quell’assoluto storicizzato, e regolato dalle leggi, che è lo Stato.
Il resto è lotta di fazione, è differenza, è punto di vista.
Nel suo sogno plebiscitario Berlusconi si auto-propone come paradigma di un popolo intero, delle sue aspirazioni, persino dei suoi costumi, convinto di meritare l’ammirazione incondizionata di chiunque, tranne la piccola frangia meschina che “lo invidia”.
Ma ogni volta che parla a nome “del popolo”, o “degli italiani”, pronuncia la madre di tutte le menzogne (nel suo caso, una madre fertilissima).
Potrà vincere anche cento elezioni consecutive, ma mai a nome “degli italiani”.
Lo faccia a nome dei suoi, che sono tanti, ma non si permetta di tirare in ballo gli altri milioni di cittadini che non lo sopportano.
E se qualcuno (giornalista o politico) avrà modo di farlo, per cortesia lo corregga, quando parla nel nome del popolo.
E gli dica: non ci crederà, cavaliere, ma sono italiano anch’io.
E piuttosto che votare per lei, ingoierei la scheda elettorale.

giovedì 30 aprile 2009

Ursus sfida l'Europa


MICHELE SERRA

Laureati in cyclette, gigolò e lanciatrici di bolas tra i candidati di Berlusconi alle Europee. Altro che veline e attricette

Con una nota ufficiale, il Popolo della libertà definisce "false e pretestuose le notizie di stampa sulle candidature alle europee. Non è vero che Silvio Berlusconi intenda mandare a Strasburgo solamente veline e attricette. Ci sono anche una contorsionista, una lanciatrice di bolas e due mantenute d'alto bordo con profumeria a Parigi. Inoltre - prosegue la nota - sono state taciute artatamente anche le numerose e qualificate candidature maschili, tutte di alto profilo". Per rimediare alla lacuna, rendiamo note le più qualificate.

Gloriano Una laurea breve in cyclette e un'esperienza professionale come gigolò hanno proiettato Gloriano Ramirez sulla copertina di 'Chi', la rivista ideologica della nuova destra italiana. Nella sua prestigiosa brochure, già presentata alla stampa estera in vista delle elezioni, Gloriano appare in copertina a torso nudo, unto di olio di cocco. All'interno, largo spazio per la sua versatile personalità: lo si può ammirare anche unto di besciamella, unto di olio di camion e, nell'ultima pagina, nella versione impanata che ha fatto impazzire le elettrici del Pdl.
Il suo programma politico prevede l'introduzione del perizoma tra le radici culturali dell'Europa.

Max Patanò 'Un ventriloquo per l'Europa' è lo slogan elettorale di questo popolare artista, che ha commosso il pubblico pomeridiano di Raiuno e Raidue raccontando la sua dura gavetta. Max, poverissimo, è infatti l'unico ventriloquo al mondo ancora sprovvisto di pupazzo: è costretto a mimare con le mani l'impertinente papero Goldo, che sogna un giorno di poter possedere davvero. Berlusconi, con uno dei suoi tipici atti di generosità, gli ha messo a disposizione uno dei suoi portavoce, ma Max, sia pure a malincuore, ha dovuto rinunciare: non riesce a tenere in braccio Capezzone nemmeno con lo speciale supporto messo a disposizione dai tecnici Mediaset.


Christian Christiani Costretto a ritirarsi dalla 'Fattoria' perché le mucche lo caricavano a prima vista, Christian si è iscritto a uno stage per tronisti, ha fatto il manichino vivente in un porno shop e infine ha cantato 'Rose rosse' all'inaugurazione di un caseificio. Convinto dai suoi genitori a rifarsi una vita normale grazie a un paio di rapine in banca, Christian non è riuscito a rimanere lontano dal mondo dello spettacolo. Aiutato dallo stesso Berlusconi, ha conosciuto finalmente il successo come direttore di 'Studio Aperto'. Alla richiesta di un suo programma per le europee, ha risposto che qualunque programma gli va bene, purché in prima serata.

Ursus Orfei Ultimo di una celebre stirpe di domatori, Ursus non ha avuto la stessa fortuna dei suoi avi: il suo numero con le aragoste non ha incontrato i favori del pubblico. Né gli è andata meglio come domatore di gatti e di branzini (l'errore è stato farli esibire insieme). Il successo gli è arrivato di colpo grazie all'aiuto di Berlusconi, che lo ha imposto nel cast dell'edizione moldava del 'Grande Fratello'. A Strasburgo Ursus vuole valorizzare la sua esperienza circense: intende coprire l'emiciclo di segatura e percorrerlo a dorso di elefante. Ha anche proposto che il presidente dell'assemblea inauguri ogni seduta con un prolungato rullo di tamburo.

Professor Manlio Carotenuto Laureato alla Sorbona in filologia classica, autore di importanti studi sulla letteratura romanza, Berlusconi gli ha offerto la possibilità di riscattarsi del suo passato compromettente. Lo ha imposto come petomane nel cast del nuovo show serale di Canale 5, 'Venghino signori'. Nella finalissima, battendo un suonatore di pettine e l'unico danzatore del ventre maschio al mondo, il professor Carotenuto ha stravinto petando le prime dieci battute del 'Bolero' di Ravel. Andrà al Parlamento europeo in rappresentanza del mondo della cultura.
(30 aprile 2009)

domenica 5 aprile 2009

QUEL COMUNISTA DI MIKE


Mike Bongiorno come Indro Montanelli: licenziati da Berlusconi in età avanzata perché comunisti. Una vita intera a dissimulare la loro vera natura prima di essere finalmente smascherati.

A Mediaset ci si interroga sulle falle del sistema di sicurezza interno, e ci si chiede con angoscia quanti altri comunisti insospettabili si nascondano tra gli stipendiati del Cavaliere. Nel caso di Mike, una spiegazione potrebbe essere questa: non sapeva nemmeno lui di essere comunista, la moglie era riuscita a nasconderglielo per tutti questi anni. Ma vediamo gli altri casi di insospettabili sul cui conto Mediaset sta conducendo una severa inchiesta interna.

Emilio Fede Nel rapporto a lui dedicato, si legge che il suo telegiornale ha prodotto più danni a Berlusconi di qualunque altro mezzo di informazione. "Non sfugge", si legge nel documento riservato, "il suo tentativo reiterato di presentare Berlusconi come un ossessionante e ridicolo ducetto, circondato dallo zelo disgustoso dei suoi cortigiani.

Particolarmente gravi le lunghissime dirette dei suoi discorsi, con prolungate inquadrature di tardone con le tette rifatte e le labbra e canotto che applaudono qualunque stronzata. Il Fede risulterebbe iscritto, in gioventù, alla sezione del Pci Martiri di Montecarlo, intitolata al partigiano Patrick La Boule, nome di battaglia 'Rien ne va plus', che resistette nel privé della sala da giochi, sotto i bombardamenti, perché aspettava l'uscita del 23. Perì tra le macerie".

Samuel, Manuel, Christian, Giuseppe del 'Grande Fratello' (e Tatiana, Valeriana e Aureliana) Mesi e mesi stravaccati sui letti sfatti, i maschi con le mani sulle balle, le femmine massaggiandosi i piedi e dandosi lo smalto (a volte entrambe le cose insieme, sporcandosi tutti i piedi di rosso). Nemmeno i socialisti utopisti delle origini erano riusciti a concepire una così radicale liberazione del proletariato dalle catene del lavoro.

I concorrenti del 'Grande Fratello' non sono in grado di scopare una stanza, impiegano 20 minuti per allacciarsi le scarpe e per cucinare un uovo sodo devono prendere
delle sostanze eccitanti e darsi il cambio ai fornelli. Il Centro Studi Ideologici del Pdl considera il 'Grande Fratello' un esempio di sciopero permanente che ha già largamente superato il mitico sciopero delle mondine nel '49, durato tanti mesi che alla fine per tagliare le piante di riso, alte quattro metri, furono necessarie le motoseghe.

Evidente - sostiene l'inchiesta interna - che i concorrenti del 'Grande Fratello' sono attori comunisti infiltrati. Il linguaggio da decerebrati e l'incapacità di pronunciare una frase più lunga di due parole, una delle quali è quasi sempre 'figa', non possono che essere il frutto di una abile simulazione.

Maria De Filippi 'Amici' doveva chiamarsi 'Compagni'? I balletti, le coreografie di massa, i canti a gola spiegata, i colori abbacinanti e stucchevoli dello studio e dei costumi, sembrano mutuati direttamente dagli spettacoli di propaganda del comunismo cinese e coreano. C'è però una prova a discarico: il clima di ebete e acritico entusiasmo di 'Amici' è identico anche a quello delle convention di Publitalia.

Previsioni del tempo La meteorologia è, da tempo, una spina nel fianco del berlusconismo. L'annuncio insistente di precipitazioni, tempo incerto, variabilità, è considerato una delle manifestazioni più perniciose del disfattismo comunista. Neanche la sostituzione di tutti gli ombrellini e le nuvolette con soli splendenti è servita a migliorare la situazione: i meteorologi Mediaset, con il pretesto della razionalità scientifica, portavano da casa ombrellini e nuvolette ritagliati dalla moglie.

Sono stati tutti licenziati e rimpiazzati con strafiche che non sanno distinguere il Po dall'Anatolia, ma sorridono sempre e sostengono che domani sarà la giornata ideale
per abbronzarsi come Obama.
(03 aprile 2009)