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lunedì 24 maggio 2010

giovedì 15 ottobre 2009

IL CILICIO


La parola cilicio viene dal greco κιλίκιον (kilíkion), ovvero della regione della Cilicia, l'odierno Sud della Turchia. Indica una veste intessuta di peli di capra, ruvida e scomoda, che era in uso ai soldati dell'esercito Romano. Da loro passò agli anacoreti cristiani che erano soliti indossarlo sulla nuda pelle per fare penitenza e mortificare la carne. Restò in uso ai penitenti, ad alcuni pellegrini e come arma di santificazione e purificazione in alcuni ordini o confraternite religiose.
Indica, per estensione, una cinghia uncinata o formata da una corda ruvida costellata di nodi, che viene stretta attorno alla vita o alla coscia in modo da provocare un dolore non estremo ma costante.
Molti santi ne fecero uso nel corso dei secoli, ma essendo una pratica personale e nascosta è difficile dire quanto sia in uso, oggi come ieri, anche «un Papa modernissimo e innovatore, qual era Paolo VI, portava in talune occasioni il cilicio, come ha rivelato dopo la sua morte il segretario, monsignor Pasquale Macchi».
I Membri Numerari dell'Opus Dei, laici in "celibato apostolico" inseriti nella organizzazione della prelatura personale della Chiesa cattolica insieme ai sacerdoti specifici, utilizzano abitualmente - per mortificare il proprio corpo e con esso il proprio spirito per "avvicinarsi al sacrificio di Cristo" - il cilicio, stretto in modo variabile in base alla "generosità" nell'offrire il proprio sacrificio. Recentemente anche la senatrice Paola Binetti ha confermato l'uso di questa pratica di mortificazione.
L'uso del cilicio non è contemplato dalla Chiesa cattolica in quanto "il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di «immagine di Dio»", e quindi non deve essere maltrattato, ma considerato "buono e degno di onore". E tormentare il proprio corpo è "contrario al giusto amore di sé ...all'amore del Dio vivente".(Wikipedia)

venerdì 6 marzo 2009

berlusconi incula l'autista

la profondità intellettuale di berlusconi è cosa nota a tutti eppure ancora fa stupire il mondo intero facendo queste cazzate in pubblico.