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mercoledì 17 settembre 2008

La rivincita dei mancini - Il mondo si guida con la sinistra


Elena Dusi
La Repubblica
16 settembre 2008

C'è qualcosa di scontato nelle elezioni americane. A vincerle, comunque vada, sarà infatti un mancino. E conclusa l'anomala parentesi di un George W. Bush che usa il pugno destro per firmare i suoi ordini di guerra e per puntarlo contro l'asse del male, il timone dell'America e del mondo tornerà alla sua solita mano: la sinistra. Così è stato per 24 degli ultimi 35 anni e 4 degli ultimi 6 presidenti. Così sarebbe stato se le controverse elezioni del 2000 fossero state assegnate ad Al Gore. E così sarà sicuramente nel prossimo quadriennio, visto che Obama e McCain usano entrambi la vecchia e sempre troppo vituperata "mano del diavolo" per lanciarsi sciabolate in campagna elettorale, mentre su sponde diverse a guardare lo scontro resistono due arcinemici altrettanto mancini come Fidel Castro e Bin Laden.

Ad appoggiarsi alla sinistra nel mondo è una media del 10% della popolazione. Ma le pagine di storia scritte dagli inquilini della Casa Bianca o dai loro antenati mancini Giulio Cesare, Alessandro Magno, Carlo Magno, Napoleone e Winston Churchill sono probabilmente molte di più. Nel frattempo attendono il loro turno di impugnare lo scettro con la mano meno usuale sia Carlo d'Inghilterra che suo figlio William.

Le cronache dei corridoi di Washington registrano con curiosità il primo presidente che usò la sinistra per giurare su una Bibbia al momento di iniziare il suo mandato. Era James Garfield, presidente per un solo anno, il 1881. Di lui si racconta che sapesse scrivere in latino con la sinistra e in greco con la destra. Molto più tardi Gerald Ford (alla Casa Bianca dal 1974 al 1977) stupì tutti perché nelle foto appare mancino da seduto (quando firmava i documenti) ma destrimane in posizione eretta (ci sono scatti in cui lanciava una palla da baseball o scriveva col gesso alla lavagna). Ronald Reagan che fu presidente negli anni '80 (al pari di Harry Truman in carica dal '45 al '53) fu costretto a usare la mano destra da bambino e così apparve da presidente con la penna in mano. Ma quando nel film "The killers" si trattò di schiaffeggiare Angie Dickinson, alzò la sinistra senza esitare. Bush padre, capitano della squadra di baseball di Yale, sapeva lanciare la palla con entrambe le mani. "Eppure negli Stati Uniti era molto più raro che non in Italia forzare i bambini a usare la destra" spiega Stefano Vìcari, responsabile di neuropsichiatria infantile al Bambin Gesù di Roma.


La scienza, allo stereotipo secondo cui la logica appartiene alla destra e l'intuito alla sinistra, crede solo fino a un certo punto. Creatività, capacità di cogliere il quadro d'insieme e abilità nell'affrontare diversi compiti insieme sembrano essere le qualità del cervello "capovolto". Ma di queste abilità non è mai stata stilata una vera classifica. Una ricerca inglese pubblicata su Nature Neuroscience nel 2005 misurò l'area del cervello impegnata durante un discorso e trovò che nei mancini è molto più vasta. Mentre infatti i destrimani usano solo la parte sinistra per parlare (quella naturalmente incaricata dell'elaborazione del linguaggio), i mancini per via della loro simmetria capovolta sfruttano anche la destra. L'anno prima all'università di Montpellier si accorsero che i tiri mancini aiutano nella lotta corpo a corpo: il colpo che non ti aspetti è sempre pronto a partire, si legge sulla rivista Proceedings B. I casi di Jack lo squartatore e dello strangolatore di Boston lo dimostrano.

Da un pregiudizio all'altro: un tempo sospettati di usare la mano del diavolo, oggi i mancini rischiano di passare alla storia per le loro capacità di affabulazione e immaginazione, non necessariamente le doti migliori per un politico. Chris McManus, professore all'University College, autore del libro "Right hand, left hand", dalla sua casa di Londra si dice scettico: "La scienza finora non ha dimostrato un legame fra mancinismo e attitudini sociali, o una particolare predisposizione alla politica". Ma c'è mancino e mancino, avverte Vìcari, e attribuire un'etichetta a una persona non è sempre facile: "Il fenomeno ha una sua gradualità. Si può scrivere con una mano, ma osservare il telescopio con l'occhio speculare, o scegliere l'altro piede per calciare un pallone da calcio".

Pitturare le città di bianco per raffreddare il mondo


Valerio Gualerzi
La Repubblica
17 novembre 2008
La prima a tentare l'esperimento è la California, dove sarà obbligatorio dal 2009Ingegneri italiani hanno costruito un modellino per dimostrare che funziona

ROMA - Nel 1939 un imbianchino megalomane di nome Adolf Hitler scatenò il suo esercito facendo precipitare il mondo verso la catastrofe. Quasi 70 anni dopo un esercito di imbianchini potrebbe salvare il mondo dai disastri del cambiamento climatico. Di questo almeno sono convinti diversi fisici e ingegneri di varie istituzioni scientifiche internazionali che da tempo per combattere il crescente effetto serra vanno sostenendo le potenzialità di un banale rimedio: verniciare di bianco tutto il verniciabile.

"Se cento delle maggiori città del Pianeta dipingessero i loro tetti di bianco e scegliessero per la pavimentazione materiali più riflettenti, sostituendo ad esempio l'asfalto con il cemento, l'effetto di raffreddamento sarebbe massiccio", hanno spiegato i curatori di una ricerca presentata la scorsa settimana a Sacramento in occasione dell'annuale conferenza californiana sui cambiamenti climatici.

"Un tetto di mille piedi quadrati, la dimensione di una casa americana media, se di colore bianco anziché scuro è in grado di annullare l'effetto serra di 10 tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera", ha spiegato uno dei curatori dello studio, il fisico Hashem Akbari del prestigioso Lawrence Berkeley National Laboratory. "Complessivamente - ha ricordato - nella maggior parte delle città i tetti rappresentano il 25% della superficie, mentre la pavimentazione rappresenta il 35%. Passare all'uso di materiali riflettenti nelle cento maggiori aree urbane significherebbe annullare l'effetto di 44 miliardi di tonnellate di gas serra, ovvero più di quanto immettono ogni anno nell'atmosfera tutte le nazioni del mondo".

Il principio di fondo di questa possibile misura per combattere il cambiamento climatico è tanto semplice (da secoli le case dei paesi caldi sono tinteggiate di bianco) quanto scientifico. Le superfici chiare hanno infatti il potere di esaltare l'albedo terrestre, ovvero la quantità di radiazioni solari che vengono riflesse indietro. Lo stesso Ipcc, l'organismo scientifico istituito dall'Onu per monitorare e contrastare il riscaldamento globale, ha più volte denunciato come lo scioglimento dei ghiacci ai poli rischia di far accelerare la crescita delle temperature proprio per il venir meno della loro fondamentale capacità riflettente.

Del problema si sta occupando da anni anche un gruppo di studiosi italiani dell'Università di Perugia che per dare forza alle loro conclusioni hanno realizzato anche un prototipo da laboratorio che riproducendo gli scambi di calore per irraggiamento tra Sole, Universo e Terra permette di valutare la dipendenza della temperatura della superficie terrestre al variare dalla sua albedo.

Ma non tutti sono convinti che per intervenire contro il riscaldamento globale siano sufficienti pennello e vernice. Vincenzo Artale, oceanografo dell'Enea e membro italiano dell'Ipcc, chiarisce di non aver letto i dettagli dello studio, ma esprime qualche dubbio di carattere generale. "In principio è tutto giusto - spiega - è come simulare delle superfici ghiacciate, nel tentativo di sostituire quelle che si stanno sciogliendo. Ma subito mi viene in mente un problema: queste superficie potrebbero essere costruite in città, alla medie latitudini, al livello del mare. E tutto questo ne attenuerebbe molto l'effetto globale, ossia molta dell'energia che mandi su ti torna indietro per via dell'atmosfera più spessa, della maggiore presenza di nuvole e inquinamento e altri motivi ancora".

Se su scala globale la validità del sistema pare ancora da valutare con attenzione, più facile immaginare un'efficacia del provvedimento su scala locale, per tagliare i costi energetici legati al condizionamento delle abitazioni e ridurre il cosiddetto effetto "isola di calore", ovvero il fenomeno che porta le temperature dei centri abitati a essere stabilmente superiori di qualche grado a quelle registrate fuori dai centri abitati.

E' per questo che lo Stato della California, nell'ambito del suo pacchetto di norme per l'efficienza energetica in edilizia, con un provvedimento del 2005 ha stabilito che tutti le coperture piatte delle strutture commerciali debbano essere di colore bianco e che a partire dal prossimo anno i tetti di tutti gli edifici, sia residenziali che commerciali, sia piatti che spioventi, debbano essere realizzati con materiali riflettenti.