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lunedì 20 aprile 2009

E nella doppia emergenza è tornato "l'uomo del fare"'


di ANTONIO NOTO*

Silvio Berlusconi e il suo governo tornano a riconquistare la fiducia persa nei mesi scorsi. Negli ultimi 30 giorni il premier guadagna in un solo colpo 4 punti percentuali e inverte una tendenza negativa iniziata lo scorso ottobre. Seppure inferiore in termini assoluti, ancora più significativa la ripresa dell'esecutivo: la squadra di governo guadagna consensi dal luglio 2008.

Tutto ciò avviene in un momento di autentica emergenza del Paese. Se la crisi economica aveva aperto una faglia tra i cittadini e il governo, suggerendo un'incrinatura della leadership carismatica del presidente del consiglio, la crisi umanitaria dell'Abruzzo ha prodotto un riavvicinamento tra le parti. La differente performance del premier, orientato nella circostanza a rimboccarsi le maniche piuttosto che a sollecitare gli italiani a "darsi una mossa", ne ha probabilmente riallineato l'immagine a quella originaria di "uomo del fare" dalle molteplici vesti, offerta con successo all'elettorato.

Il dettaglio dei singoli ministri non rivela invece mutamenti significativi. Degno di nota forse l'inossidabile primato del ministro degli interni, passato indenne alle intemperie parlamentari e al parziale naufragio del decreto sicurezza, unico leghista a crescere in una fase in cui tanto il movimento quanto la sua rappresentanza governativa perdono una quota non irrilevante di consensi. Da notare anche il trend in positivo dei ministri Alfano e Sacconi che, con il capo degli interni, sono gli unici a superare la soglia del 60%.

La Lega, infatti, è il partito che cala di più nella rilevazione di questo mese: la fiducia subisce un netto ridimensionamento, probabilmente da ricondurre ai colpi subiti nel corso della polemica referendaria. Guadagna invece il Pdl, premiato dal battesimo del congresso oltre che dal generale consenso attorno al governo.

Significativi cambiamenti si verificano nel quadro delle opposizioni. La linea Franceschini pare accrescere - in misura tuttavia ancora limitata - la fiducia nel partito democratico, anche a spese di un'Italia dei valori insidiata probabilmente, nel medesimo tempo, dalla riorganizzazione delle forze della sinistra antagonista. Si consolida invece il ruolo dell'Udc come polo di attrazione dell'elettorato moderato, perplesso sul nuovo corso del partito democratico e incline alla rivendicazione di una più netta collocazione al centro rispetto alla linea politica del Pdl.
* direttore Ipr Marketing

(20 aprile 2009)

martedì 17 marzo 2009

Non funziona più come prima la comunicazione 'carismatica'



di ANTONIO NOTO *

La crisi economica peggiora e la sua dilatazione, sociale e mediatica, inizia a incidere in misura significativa sulla valutazione espressa dai cittadini nei confronti del Governo. La fiducia, nel mese di marzo, cala di altri 2 punti: sono 10 in meno dallo scorso settembre, quando la squadra guidata da Silvio Berlusconi aveva raggiunto la massima popolarità.

Il contraccolpo dei dati economici è in parte fisiologico e tuttavia solleva più di un interrogativo rispetto all'efficacia della strategia di risposta adottata dal premier. In tale scenario, infatti, la scelta di investire ulteriormente sul profilo carismatico della propria leadership - anche in relazione al tema degli equilibri istituzionali - e di accentrare la regia comunicativa dell'emergenza, non sembra avere sortito, per adesso, effetti positivi. In questo scenario, il Presidente del Consiglio nell'ultimo mese perde 3 punti ed il trend risulta essere ancora più negativo se comparato con il mese di ottobre: -10%.

Evidentemente ad influire sulla minore credibilità dell'esecutivo è anche la ridefinizione dello scenario politico complessivo e, in particolare, il riposizionamento del principale partito di opposizione.

Il PD, rigenerato dalla nomina di Franceschini, dopo 3 mesi di decrementi continui recupera in un solo colpo 4 punti. Con le recenti "contro-proposte" in materia economica, la nuova segreteria ha lanciato un messaggio chiaro al proprio elettorato, recuperando un profilo identitario e di opposizione più "tradizionale", rendendo prova di una ritrovata capacità di contendere all'esecutivo la definizione dell'agenda politica.

Sullo sfondo, tuttavia, resta l'immagine del Paese: preoccupato, percorso da inquietudini che si sovrappongono e si traducono in una generale richiesta di protezione e sicurezza. Non a caso, ai vertici della graduatoria della fiducia restano le figure titolari dei compiti di tutela essenziali: il Ministro degli Interni, Roberto Maroni - a dispetto delle polemiche innescate dal tema delle ronde- quello della Giustizia, Angelino Alfano, che guadagna nuove posizioni, quello del Welfare, Sacconi.

In questo contesto spicca l'exploit del Ministro Umberto Bossi. Probabilmente più in veste di leader della Lega che di Ministro delle riforme: terzo in classifica, nell'ultimo mese aumenta di 5 punti e dal giorno del giuramento guadagna il 14%, grazie a una condotta - specie sul federalismo, ma anche sul testamento biologico - percepita come aperta al confronto e allo stesso tempo dalla forte vocazione concreta. Il senso critico verso alcune decisioni del governo, inoltre, gli vale il giudizio positivo proveniente sia da una "opposizione interna" alla maggioranza che da un elettorato non di centrodestra, disposto a dargli fiducia una volta dismessi i panni di figura esclusivamente "anti-sistema".

* direttore Ipr Marketing

(17 marzo 2009)