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martedì 19 agosto 2008

Le cose che ho imparato nella vita



PAULO COELHO

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.

-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.

-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.

-Che la pazienza richiede molta pratica.

Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.

-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.

-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.

-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.

-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.

-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

-Non cercare le apparenze, possono ingannare.

-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.

-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.

-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.

-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

- L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.

-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.

- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

Paulo Coelho

lunedì 2 giugno 2008

FIGLI DELLE STELLE


Elena da Roma

Chi l’avrebbe mai detto: “Noi siamo figli delle stelle, figli della notte che ci gira intorno”, non era una canzonetta! Ieri ho avuto conferma che Alan Sorrenti con uno dei suoi successi, “Figli delle stelle” appunto, già nel 1977 era sorprendentemente in linea con le più moderne teorie cosmologiche... Secondo queste teorie, l’origine dell’universo consta di due momenti fondamentali: il Big-Bang, e la nascita delle stelle.
Prima del Big Bang il meraviglioso universo in espansione che conosciamo aveva le dimensioni di una pallina da tennis, forse meno.

Questo universo non era materia, né luce, nessun atomo per intenderci, ma un’entità di pura energia, comparsa dal “nulla”, meglio definito scientificamente come “vuoto” o “vuoto quantistico”.
In base alle leggi della meccanica quantistica comunque pare che il vuoto quantistico non sia affatto realmente vuoto, ma una specie di incessante brulicare di particelle e antiparticelle che si distruggono a vicenda in un tempo troppo breve per essere osservate: sono rilevabili soltanto dalle modificazione che generano a livello di energia; perché ogni particella nasce sempre insieme alla sua antiparticella, che è ad essa identica se non per alcune particolarità, vedi elettrone-positone o protone-antiprotone, che differiscono solo per la carica elettrica positiva o negativa.
Il Big Bang è l’esplosione di questa massa di energia, in seguito alla quale ebbe origine la materia, e, in quantità assai minore, l’antimateria, ed è solo grazie a questo squilibrio nel rapporto tra le due entità che la materia ha avuto la meglio ed esiste, e ci dà modo di esistere. Per materia in questa fase immediatamente successiva al Big Bang si intendono gli elementi leggeri, idrogeno, deuterio, elio.
Un universo denso, rovente, tanto impenetrabile che la luce non aveva modo di passare, un universo opaco.
Per centinaia di migliaia di anni l’universo continuò ad espandersi e a raffreddarsi, finché la minore temperatura ebbe l’effetto di rallentare il movimento frenetico degli elettroni, che potendosi legare ai nuclei di carica positiva crearono i primi atomi neutri.
Questo fu un momento cruciale, perché l’universo divenne improvvisamente trasparente, la luce prese a filtrare: potendo ammirare il fenomeno si sarebbe vista un’abbagliante immensa esplosione di luce. E il bello è che poiché le particelle di luce, i fotoni, hanno la proprietà di legarsi poco con la materia, hanno potuto viaggiare libere e indisturbate per 13 miliardi e mezzo di anni fino ad essere rilevate dai nostri telescopi.
Non solo. Nel frattempo l’universo ha continuato ad espandersi, trasformando i fotoni in flebili microonde. E così i radiotelescopi di due radioastronomi americani, Penzias e Wilson, nel 1964 rilevarono un rumore, una specie di strano ronzio: dopo aver escluso tutti i rumori “terrestri” potenzialmente presenti, arrivando a cacciare via i piccioni, che
avevano nidificato sui radiotelescopi ricoprendoli di guano, perché non inquinassero le rilevazioni, arrivarono alla conclusione che non solo quel ronzio arrivava indiscutibilmente dal cielo, ma che si trattava esattamente del rumore prodotto da quell’esplosione primordiale di luce sotto forma di microonde.
Questo suono, la musica dell’alba dell’universo, è un lieve rumore che si mimetizza nel ronzio dei normali sintonizzatori radio quando girando la rotella si passa da una stazione all’altra: lì dentro, che si sappia, c’è quella musica.
La musica della luce.
Ho sempre pensato che dietro certi aspetti della scienza si nascondono neanche troppo bene palpitanti aneliti di ardenti sognatori.
Un matematico cos’altro è se non un filosofo in incognito, intrappolato nella magia e nell’insita armonia dei numeri; un astrofisico è un visionario e ardito ricercatore di verità al pari e forse più di certi poeti, molto più di quanto non lo debba necessariamente essere un antropologo o un archeologo che sono normalmente considerati avventurieri un po’ sbandati e poco pratici, e che non hanno un gran che da fare, se decidono di dedicarsi con tanto ardore all’uomo, al suo sviluppo, alle sue domande, alla sua storia terrena.
Ma pensate un po’, ho visto un astrofisico emozionarsi pensando che bevendo un bicchiere d’acqua stava ingoiando molecole di idrogeno che avevano viaggiato fin qui per 13 miliardi di anni, e pensando a sua madre che quando era piccolo gli diceva “non toccare, quella cosa, chissà da dove viene”: l’avesse solo potuto immaginare.
E avesse potuto immaginare che, perché esistessero i metalli pesanti e la materia così come la conosciamo oggi, e la vita, era necessario che si fondessero gli atomi dell’idrogeno e dell’elio: in pratica era necessario che nascessero le stelle.