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sabato 26 dicembre 2009

Il giovane Berlusconi visto da Paolo Guzzanti


di CONCETTO VECCHIO


Nel 1963, a ventisette anni, Silvio Berlusconi incassò la sua prima e unica sberla da mamma Rosa: le aveva risposto male. "Mi hai dato una sberla?" biascicò incredulo. "Ma io sono il presidente!" (della Edilnord, ndr). "Per me potresti essere anche il presidente della Repubblica, te la sei meritata". Affranto il presidente Silvio si rinchiuse nella sua camera a meditare. Dopo un'ora tornò in cucina. "Mammina, perdonami...". E la mammina: "Ricordati che con me ti devi sempre comportare bene, te lo sei meritato il ceffone...".

L'episodio è riferito da Paolo Guzzanti in "GuzzantiVsBerlusconi" (Aliberti editore). Nel luglio 2000 il giornalista-parlamentare di Forza Italia fu incaricato dal Cavaliere di scrivere la sua biografia sul modello di Lee Iacocca, il salvatore della Chrysler. Si videro un paio di volte a Villa Certosa, ma soprattutto Guzzanti intervistò la madre del premier, Rosa Bossi, sulla nave Azzurra, ricavandone ricordi inediti sul privato del Cavaliere. Come quello su Veronica: "E' una bella donna, Silvio non ha piacere che vada in giro da sola, desidera che vada con i figlioli, con qualcuno. Poi all'inizio io non è che io fossi felice e contenta e lei lo sa. Sono cose che non saprei dire, che non devo dire. Si era diviso dalla prima moglie e la mamma vorrebbe vedere sempre famiglie unite". Su Carla Dall'Oglio, sposata da Silvio nel 1965 e che gli ha dato Marina (1966) e Piersilvio (1969): "Era brava, modesta, innamoratissima, il matrimonio saltò per troppo benessere, non si sentiva all'altezza di lui, perché non è facile vivere con Silvio. Lui non voleva sposare una donna ricca. Mi disse: "Mamma io non voglio una donna ricca, i soldi li voglio guadagnare io". Difatti i miei figli hanno sposato ragazze che non avevano niente!"

Berlusconi poi ci ripensò, la biografia non uscì mai. Ora, ad amore politico finito tra i due, Guzzanti ha riutilizzato quelle conversazioni, gonfie di vanterie ("ero un bambino prodigio"; "tutti i professori con cui ho dato esami mi hanno chiesto di fare da assistente"; "Milano2 è venuta fuori senza difetti") per un libro di 573 pagine che mischia molti generi: intervista, pamphlet, memoir. E offre una piccola rivelazione: sin da giovane il Cavaliere pensava di entrare in politica. "Quando me lo disse", ricorda mamma Rosa, "io inorridii. Per persone come me e come mio marito Luigi la politica è sempre stata una cosa sporca per gente che non ha niente da fare".

(24 dicembre 2009)

venerdì 17 aprile 2009

Sondaggio Ipr: così voterà solo il 37% con l'election day quorum raggiunto


di CONCETTO VECCHIO

Con l'Election-day il quorum del referendum è pressoché assicurato, se si vota il 21 giugno probabilmente no. Un sondaggio di Ipr Marketing per "Repubblica" rivela che il 51% degli elettori andrebbe "certamente" a votare il 7 giugno, percentuale che cala al 37 per cento due domeniche dopo. Tre italiani su quattro (74%) sanno che c'è un referendum a giugno, ma solo il 7 per cento conosce i quesiti.

"Il primo dato si spiega con il dibattito politico di questi giorni, che ha fatto lievitare l'interesse per la consultazione; e tuttavia la percentuale di chi veramente sa è troppo bassa" osserva Antonio Noto, direttore di Ipr. E fra questi i più informati sono quelli di centrosinistra. Accorpare amministrative (al voto 4mila Comuni, 63 Province), referendum ed Europee, è visto con favore dal 74 per cento degli elettori. Piace anche al 71 per cento degli elettori pdl.

Entrando nel merito dei quesiti il 50 per cento è a favore dell'abrogazione del collegamento fra le liste, e quindi per un'Italia bipartitica. Una percentuale che fa dire a Noto "che gli italiani credono ancora al valore delle coalizioni".

Anche Nando Pagnoncelli, sondaggista Ipsos, ritiene il quorum assicurato con l'Election Day e incerto in caso di voto il 21 giugno: "Le ragioni del referendum si sono attenuate rispetto agli inizi, poiché, dopo le elezioni 2008, il quadro politico si è semplificato da sé e la maggioranza è coesa, al contrario di quel che era accaduto nel 2001 e nel 2006". Oggi alla Camera ci sono sei partiti.

Quindi zero chance per i referendari? Si dice possibilista sul raggiungimento del quorum il 21 giugno Nicola Piepoli, che prevede un Pdl al 42 per cento alle Europee, "52 per cento con Lega e Mpa". "Almeno 30 centri andranno al ballottaggio: non sono pochi. È una buona base".
17 aprile 2009

mercoledì 25 marzo 2009

Il salva-leggi taglia anche i paesi. Calderoli "cancella" 79 comuni


di CONCETTO VECCHIO

"Con una sola legge ne abbiamo tagliate 29mila". Un falò di norme inutili appiccato dal parlamento lo scorso 18 febbraio per la soddisfazione del suo proponente, il ministro Calderoli. Sparite vetuste leggi dell'Ottocento, come quella sui treni in ritardo (1899) o l'impiego dei colombi viaggiatori (1928).

Tuttavia, a furia di disboscare s'è finito per eliminare anche i Regi Decreti fino al 1947, tra cui quelli che istituivano 79 Comuni durante il fascismo: Aprilia, Sabaudia, Sestriere, Santa Venerina, le isole Tremiti, il cui sindaco, Giuseppe Calabrese, ha scritto subito al premier Berlusconi una lettera grondante indignazione e timore. È stato proprio Calabrese, scorrendo sulla Gazzetta ufficiale l'elenco dei municipi di fondazione eliminati, a calcolare il numero di quelli defalcati.
Ora, ad Aprilia, 72 mila abitanti, a cinquanta chilometri da Roma, ma provincia di Latina, il 6 e 7 giugno si rischia di votare per il consiglio comunale di un Comune "fantasma". Qua a scoprire l'errore è stato un avvocato di 34 anni, Marco Moroni, ex capogruppo dell'Udc. Stava leggendo la Gazzetta e ha fatto un salto sulla sedia: ha preso il telefono e ha chiamato l'ufficio legislativo di palazzo Chigi. L'hanno rimandato alla segreteria del ministro Calderoli. Inizialmente non volevano crederci, poi hanno dato la colpa al governo Prodi ("l'input venne da loro"). Racconta Moroni: "C'è stato quindi il tentativo di rimandarmi al ministero dell'Interno, successivamente mi hanno chiesto di scrivere una mail per farsi spiegare bene il fatto, infine hanno avvertito il ministro medesimo e da allora non ho saputo più nulla".

E adesso? "Nessuna paura", precisano dall'Ufficio legislativo del ministro Calderoli. "I Comuni non sono morti, solo per l'eliminazione delle leggi istitutive. Sia chiaro: nessuno rischia di sparire". Anche perché una clausola prevede che fino a dicembre l'abrogazione non avrà effetto. "In molti casi le leggi istitutive furono confermate da norme successive. È in corso una verifica, caso per caso, visto che per noi tutte le leggi cancellate non erano vigenti e al momento non siamo in grado di precisare se sono effettivamente 79. Nella peggiore delle ipotesi correremo ai ripari con un decreto: ma le elezioni si potranno svolgere regolarmente". Il taglia-leggi è il grande vanto di Calderoli. Già lo scorso luglio, con un decreto allegato alla Finanziaria, aveva incenerito 7mila leggi inutili. Il risparmio è stato complessivamente di 60 milioni di euro l'anno. Ogni norma costava 2mila euro solo di "spese di mantenimento".

Ad Aprilia, inaugurata da Mussolini nel 1937, nell'allora provincia di Littoria, attendono comunicazioni formali. Le autorità nei giorni scorsi si erano affrettate a chiamare la prefettura. "Che fare?" Per una singolare coincidenza il giorno che la Gazzetta ufficiale sanciva la fine del Regio Decreto il presidente della Repubblica Napolitano scioglieva il consiglio comunale per una crisi politica. Un consiglio comunale di ombre. O forse no.

(25 marzo 2009)