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29 agosto 2022

Io e Annie (Woody Allen, 1977)

Io e Annie (Annie Hall)
di Woody Allen – USA 1977
con Woody Allen, Diane Keaton
***1/2

Rivisto in divx.

Alvy Singer (Allen), comico e cabarettista newyorkese, ripercorre il proprio rapporto con le donne e in particolare quello con Annie Hall (Keaton), aspirante cantante del Wisconsin con cui ha convissuto, lasciandosi dopo un anno di relazione fra alti e bassi. Il film che ha definitivamente consacrato Woody Allen, fino ad allora noto per le sue commedie satiriche più o meno demenziali, di cui in un certo senso rappresenta artisticamente il punto d'arrivo: vinse l'Oscar (battendo nientemeno che "Guerre stellari") ed è tuttora considerato fra i suoi migliori lavori, se non il migliore in assoluto. La commedia romantica ed esistenziale vive sulle insicurezze, le nevrosi e le idiosincrasie del personaggio (magistralmente accentuate, nella versione italiana, dal doppiaggio di Oreste Lionello, che fu apprezzato dallo stesso Allen: "mi ha fatto sembrare migliore di quanto io sia"), intellettuale ebreo che disprezza gli intellettuali (celeberrima la scena della coda davanti al cinema, nella quale "materializza" dal nulla il sociologo Marshall McLuhan per mettere a tacere un saccente individuo che pontificava proprio su di lui), pessimista per natura (legge solo libri che contengono la parola "morte" nel titolo), che cerca di "elevare culturalmente" la sempliciotta e impulsiva Annie, spingendola a iscriversi all'università e ad andare in analisi (come lui, che va dallo psichiatra da quindici anni: "Gli concedo un altro anno, poi vado a Lourdes"). La sceneggiatura è ricchissima e frammentata, e passa da un momento all'altro senza pause e senza soluzione di continuità, in un susseguirsi di monologhi, flashback (cui spesso assistono, commentandoli, le versioni "attuali" dei personaggi) e istanti in cui il protagonista si rivolge direttamente al pubblico rompendo la quarta parete, dando vita a una serie di riflessioni esistenziali che forgiano non solo il personaggio (Alvy è un vero e proprio alter ego di Allen, nonché la naturale evoluzione delle figure interpretate nei film precedenti, in particolare il Sam Felix di "Provaci ancora, Sam") e il suo rapporto con i rappresentanti dell'altro sesso (ha ben due matrimoni alle spalle, prima ancora di incontrare Annie) ma anche quello con la stessa New York, "città morente" a cui fa da contraltare una California solare ma artificiale ed eccentrica. Anche il linguaggio cinematografico è decostruito attraverso l'uso occasionale dello split screen e persino una sequenza a cartoni animati (che parodizza la "Biancaneve" disneyana). Fra le battute più memorabili, quelle sul sesso: "Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere", "Non denigrare la masturbazione: è sesso con qualcuno che amo". In più, aforismi come quello (attribuito a Groucho Marx) che apre la pellicola, "Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me", e la barzelletta sulle uova che la conclude ("Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina" "Perché non lo interna?" "E poi a me le uova chi me le fa?"), con chiosa finale ("È quello che penso dei rapporti uomo-donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi... ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova"). Diane Keaton, deuteragonista perfetta, aveva già recitato con Allen nei precedenti "Il dormiglione" e "Amore e guerra" (nonché in "Provaci ancora, Sam"). Piccole parti per Tony Roberts, Carol Kane, Paul Simon, Janet Margolin, Shelley Duvall e Christopher Walken (il fratello sciroccato di Annie), nonché camei per Jeff Goldblum, Sigourney Weaver e Truman Capote. Oltre a quello per il miglior film, la pellicola vinse anche gli Oscar per la regia, la sceneggiatura (di Allen e Marshall Brickman) e l'attrice (Keaton).

8 novembre 2020

Il prestanome (Martin Ritt, 1976)

Il prestanome (The front)
di Martin Ritt – USA 1976
con Woody Allen, Zero Mostel
***

Visto in divx.

Siamo negli anni cinquanta, in pieno maccartismo (come ci mostra il montaggio di immagini d'epoca che apre il film). Per arrotondare lo stipendio, Howard Prince (Allen), cassiere in un bar e accanito scommettitore, accetta di fare da prestanome all'amico Alfred Miller (Michael Murphy), sceneggiatore per la tv finito nella "lista nera" per via delle sue inclinazioni politiche. Howard non deve far altro che presentare agli studi i copioni di Alfred (e di altri suoi colleghi nella stessa situazione), firmandoli con il proprio nome, ricevendo in cambio una percentuale dei compensi. La sua storia però si intreccia con quella di altri personaggi che finiscono stritolati nelle maglie della commissione per le attività anti-americane: in particolare l'attore comico Hecky Brown (Zero Mostel) che, non avendo potuto fare i nomi di altri colleghi con simpatie comuniste, finisce ostracizzato ed è portato al suicidio. E pian piano Howard prenderà coscienza delle ingiustizie di un sistema che si basa su delazioni, paure, paranoie e finte accuse, scegliendo infine di ribellarsi quando sarà a sua volta messo sotto inchiesta. Primo film di denuncia – anche se con toni da commedia – realizzato a Hollywood su un periodo nero della storia e della cultura americana: sia lo sceneggiatore Walter Bernstein, sia il regista Martin Ritt, sia diversi interpreti (fra cui Mostel, che dà vita a un personaggio praticamente autobiografico) avevano sperimentato sulla propria pelle cosa significava finire sulla "lista nera", e gran parte di ciò che si vede sullo schermo è ispirato a episodi o personaggi reali. La scelta di affidarsi a un attore comico come Woody Allen (in uno dei rarissimi casi in cui recita senza essere né regista né sceneggiatore) fu fatta per non appesantire il tema trattato o risultare predicatorio: ma "il pubblico entrava aspettandosi una commedia di Woody Allen e usciva distrutto", commenterà il regista. Nel cast anche Herschel Bernardi (il produttore Phil Sussman), Andrea Marcovicci (la segretaria di produzione Florence Barrett, che si innamora di Howard per via dei suoi copioni) e Remak Ramsay (l'agente della commissione).

24 agosto 2020

Amore e guerra (Woody Allen, 1975)

Amore e guerra (Love and Death)
di Woody Allen – USA 1975
con Woody Allen, Diane Keaton
***

Rivisto in TV, con Sabrina.

All'inizio dell'Ottocento, quando la Russia è invasa dall'esercito napoleonico, il pavido, ateo e pacifista Boris Grushenko (Allen) è costretto ad arruolarsi insieme ai suoi fratelli per combattere le forze nemiche. Diventato un eroe e tornato a Mosca, dopo aver battuto a duello un aristocratico, si sposa con la cugina Sonja (Keaton), da lui sempre amata. Insieme, i due cercheranno di uccidere Napoleone... Parodia di "Guerra e pace" di Tolstoj, che strizza però l'occhio anche a Dostoevskij (in una scena si menzionano praticamente tutti i titoli dei suoi romanzi) e al cinema di Ingmar Bergman (di cui cita dialoghi da vari film, scene da "Persona" e l'incontro con la Morte da "Il settimo sigillo") e di Eisenstein ("La corazzata Potëmkin" nella scena con i leoni e in quella della battaglia). Rispetto alle pellicole precedenti, Allen inizia ad abbandonare la comicità slapstick e fisica (presente ancora in un pugno di scene) per spostarsi su quella puramente verbale, fra battute nonsense, gag irriverenti e dialoghi verbosamente assurdi (come la presa in giro delle discussioni filosofiche). In effetti il film può essere considerato un punto di transizione fra i primi lavori e quelli che caratterizzeranno i decenni successivi. Colmo di paradossi e non sequitur, fu girato in Francia e Ungheria: ma l'esperienza si rivelò talmente problematica che il regista non realizzò più un film fuori dagli Stati Uniti nei successivi vent'anni (fino a "Tutti dicono I Love You" nel 1996). Fra le battute più divertenti: "Domattina alle sei verrò giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle cinque ma ho un avvocato in gamba"; "D'ora in poi pulirai la mensa e le latrine! - "Signorsì, da che vedo la differenza?"; "Mi dicono matto... però un giorno, quando sarà scritta la storia della Francia, tra queste pagine non mancherà il mio nome: Pinco Pallino". James Tolkan è Napoleone (nonché il suo sosia), Olga Georges-Picot è la contessa. Nella colonna sonora si sentono brani di Prokofiev. Orso d'argento a Berlino.

23 agosto 2020

Il dormiglione (Woody Allen, 1973)

Il dormiglione (Sleeper)
di Woody Allen – USA 1973
con Woody Allen, Diane Keaton
**1/2

Visto in divx.

Ibernato in seguito a un'operazione chirurgica di routine, il clarinettista Miles Monroe (Woody Allen) si risveglia duecento anni più tardi in un mondo distopico e automatizzato. Si unirà alla resistenza che lotta per abbattere il leader del governo autoritario, ma per sfuggire alla polizia politica dovrà travestirsi da robot domestico, finendo così per coinvolgere la svampita e nevrotica poetessa Luna (Diane Keaton), al cui servizio è stato destinato. Ispirato a "Il risveglio del dormiente" di H.G. Wells (ma anche a pellicole come "Arancia meccanica" e "L'uomo che fuggì dal futuro"), un film che mette l'umorismo slapstick del primo Allen al servizio di un tipico scenario della fantascienza sociologica e distopica: un abbinamento quanto mai indovinato, anche perché riecheggia numerosi classici del cinema muto (come sottolinea anche l'accompagnamento musicale), non ultime le comiche di Chaplin e di Keaton. Certo, gli effetti speciali sono limitatissimi (per le scenografie si usano in gran parte paesaggi e costruzioni già esistenti), ma l'ambientazione non è un semplice espediente a scopo parodistico per far ridere: siamo di fronte a un film di SF con tutte le carte in regola, per quanto comico e surreale, dove le gag sono dirette contro la società moderna (le manie salutiste, il sesso, la psicanalisi, come al solito) ma concorrono anche a costruire un mondo futuro coerente e credibile, per quanto assurdo e paradossale (dove si fa l'amore soltanto per mezzo di macchine, si coltivano verdure giganti, si possiedono cani robot, si clonano le persone a partire dal solo naso), anticipando se possibile "Idiocracy". Per Diane Keaton, che aveva già recitato con Allen in "Provaci ancora, Sam" (a teatro e poi nella versione cinematografica di Herbert Ross), si tratta della prima apparizione in un film diretto dal regista newyorkese, con cui forma una coppia comica perfetta e al quale rimarrà legata romanticamente e professionalmente per una decina d'anni. Curiosità: il paginone di "Playboy" che a Miles viene chiesto di analizzare è quello del novembre 1972 con la modella Lenna Sjööblom, la "first lady di internet".

15 agosto 2020

Provaci ancora, Sam (Herbert Ross, 1972)

Provaci ancora, Sam (Play it again, Sam)
di Herbert Ross – USA 1972
con Woody Allen, Diane Keaton
***

Rivisto in divx.

Sam Felix (Woody Allen), critico cinematografico con una vera ossessione per "Casablanca", è stato da poco lasciato dalla moglie Nancy. Per sollevarlo dalla depressione, il suo migliore amico Dick (Tony Roberts) e la moglie di questi, Linda (Diane Keaton), cercando di aiutarlo a trovare una nuova ragazza, senza successo. Ma pian pian piano Sam finisce per innamorarsi proprio di Linda, con la quale ha molto in comune, a partire dalle insicurezze e dalle nevrosi... Tratto da una commedia teatrale dello stesso Allen e ambientato in una San Francisco agostana (dove anche gli psicanalisti sono andati in vacanza, lasciando in crisi i loro pazienti), uno dei rari film di cui il comico newyorkese non firma la regia: ma tutto il resto è indubbiamente suo, al punto che è difficile non considerarlo un film di Woody Allen in tutto e per tutto. Divertente e a tratti esilarante, nostalgico e coinvolgente nel suo amore per il cinema classico (l'intera scena finale all'aeroporto è un omaggio a quella che conclude appunto "Casablanca", con tanto di inquadrature simili e dialoghi quasi immutati: a Linda che commenta "Oh Sam, che belle parole", lui replica "Sono di Casablanca, ho aspettato tutta una vita l'occasione di usarle"). Il "mito" di Bogey si manifesta attraverso la materializzazione dell'attore (interpretato da Jerry Lacy) come una delle voci della coscienza di Sam (l'altra è l'ex moglie Nancy), uno "spirito guida" che gli dà consigli su come conquistare le donne. Ma alla fine il protagonista capirà che la cosa migliore da fare è quella di essere fedeli a sé stessi. Si tratta della prima collaborazione sul grande schermo fra Allen e Diane Keaton, che mostrano subito un'ottima alchimia. L'attrice, che aveva interpretato il personaggio anche a Broadway, rimarrà una presenza fissa nei film di Woody fino al 1979. Irresistibile Dick che, ovunque si sposti, deve comunicare al proprio ufficio il numero di telefono a cui è reperibile. Il tema della magia del cinema che si ripercuote in chiave surreale sulla vita quotidiana tornerà, sotto diversa forma, in un'altra bella pellicola di Woody, "La rosa purpurea del Cairo". Da notare che nella versione originale il protagonista si chiama Allan, non Sam: i distributori italiani gli hanno cambiato nome, forse per evitare che il titolo confondesse gli spettatori. E a proposito del titolo, nonostante quanto si creda comunemente, la frase "Play it again, Sam" ("Suonala ancora, Sam") non si ode mai in "Casablanca" in questa esatta forma (quando Rick chiede al pianista Sam di suonare "As time goes by", gli dice al limite "Play it", o "Play it once, Sam").

14 agosto 2020

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso... (W. Allen, 1972)

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (Everything you always wanted to know about sex* (*but were afraid to ask))
di Woody Allen – USA 1972
**

Visto in divx.

Film a episodi, ispirato (quantomeno nel titolo e nella struttura a domanda e risposta dei vari segmenti) a un popolare saggio del sessuologo David Reuben, uscito nel 1969. I sette capitoli sono altrettante parodie, e spesso l'argomento accennato nella domanda è trattato in modo farsesco e paradossale. Allen recita soltanto in quattro dei sette segmenti. L'ultimo episodio salva il film, che negli altri segmenti risulta datato e poco divertente, interessante giusto per gli elementi culturali e il gioco parodistico di alcuni di essi (il terzo, sul cinema italiano; il quinto, sui quiz televisivi; e il sesto, sul cinema fantastico). Sui titoli di coda e di testa, un proliferare di conigli bianchi.

1. Gli afrodisiaci funzionano?
Nel medioevo, un giullare (Woody Allen) cerca di conquistare la regina del castello (Lynn Redgrave) per mezzo di una pozione magica, ma deve fare i conti con la sua cintura di castità e con la gelosia del re (Anthony Quayle). Ispirato ai Decamerotici, ma poco divertente.
2. Che cos'è la sodomia?
Un pastore armeno (Titos Vandis) confessa a un dottore (Gene Wilder) di essere innamorato di una pecora. Quando la vede, anche il medico se ne invaghisce e inizia una relazione clandestina con lei. Poco più che una barzelletta surreale. Wilder sprecato.
3. Perché alcune donne faticano a raggiungere l'orgasmo?
Gina (Louise Lasser), moglie bolognese del romano Faustino (Allen), riesce a soddisfarsi soltanto facendo l'amore in pubblico. L'intero segmento, in originale parlato in italiano, è un pretestuoso omaggio al cinema di Federico Fellini, di Michelangelo Antonioni e di Bernardo Bertolucci.
4. I travestiti sono omosessuali?
Un'anziana coppia fa visita ai genitori del fidanzato della loro figlia. L'uomo (Lou Jacobi), di nascosto, sale nella camera degli ospiti per provarsi i vestiti della futura consuocera, ma per non essere scoperto è costretto a fuggire in strada. L'episodio meno memorabile del lotto.
5. Cosa sono le perversioni sessuali?
In un quiz televisivo, i concorrenti devono indovinare quale sia la perversione dell'ospite della serata. In seguito, un altro ospite, un rabbino (Baruch Lumet), vede soddisfatti i propri feticismi, sempre in diretta tv. È una parodia del popolare gioco a premi "What's My Line?".
6. Gli studi sul sesso sono affidabili?
Un biologo (Allen) e una giornalista (Heather MacRae) fanno visita al dottor Bernardo (John Carradine), uno scienziato pazzo dedito a misteriosi esperimenti sul sesso. Fra questi, la creazione di una tetta gigante che semina terrore nella campagna circostante. Parodia dei film di mostri.
7. Cosa succede durante l'eiaculazione?
Dalla centrale operativa nel cervello vengono controllate tutte le funzioni corporee. In preparazione di un rapporto sessuale, gli spermatozoi (fra cui Allen) si preparano all'eiaculazione come dei paracadutisti pronti a essere lanciati da un aereo. Nella sala di controllo si riconoscono Tony Randall e Burt Reynolds. È senza dubbio l'episodio migliore, nonché il più celebre: anticipa non solo "Inside out" della Pixar, ma anche "Osmosis Jones" e serie come "Siamo fatti così".

13 agosto 2020

Il dittatore dello stato libero di Bananas (W. Allen, 1971)

Il dittatore dello stato libero di Bananas (Bananas)
di Woody Allen – USA 1971
con Woody Allen, Louise Lasser
**1/2

Visto in divx.

Lasciato dalla sua ragazza Nancy (Louise Lasser), studentessa di filosofia e attivista politica, il timido e imbranato collaudatore industriale Fielding Mellish (Allen) parte per il Bananas, uno staterello dell'America Latina dove si è appena instaurata una dittatura militare. Qui, senza volerlo, si troverà arruolato nelle file dei ribelli che combattono per rovesciare il generale Vargas. E dopo la rivoluzione, di fronte all'improvvisa pazzia del nuovo presidente Castrado ("D'ora in avanti la nuova lingua ufficiale del Bananas sarà lo svedese!"), proprio lui sarà scelto come capo del paese, con il compito di tornare negli Stati Uniti (con barba finta alla Fidel Castro) per convincere il governo a elargire aiuti economici. Il secondo film sceneggiato da Allen con l'amico Mickey Rose (ispirandosi al romanzo "Don Quixote, U.S.A." di Richard Powell) è una commedia satirica che punta le sue carte su un umorismo slapstick e nonsense, nella vena dei fratelli Marx (evidenti i riferimenti a "Duck Soup", ovvero "La guerra lampo dei fratelli Marx", anche se il titolo del film riecheggia "Cocoanuts"). Moltissime le gag, non tutte indovinate e spesso stupide: dall'ironia sull'invadenza della televisione (con gli inviati che seguono in diretta l'assassinio del presidente o la prima notte di nozze di Fielding e Nancy) a quelle sulla politica, la guerriglia, la giustizia (tutta la sequenza del processo per sovversione), per non parlare della psicanalisi, della pornografia, del femminismo o della religione (il sogno del protagonista in cui viene crocifisso, il finto spot del prete che promuove le sigarette: "Le fumo io... e le fuma lui"). Fra le scene più comiche, l'addestramento di Fielding con i ribelli e la missione in città per procurarsi le provviste. Tante anche le citazioni cinematografiche, da "Tempi moderni" di Chaplin (la scena in cui Allen collauda l'apparecchio che consente ai manager di fare ginnastica sul luogo di lavoro) alla "Corazzata Potëmkin" (la carrozzina sulle scale). Il termine "Bananas", oltre a richiamare le "repubbliche delle banane", nello slang americano significa anche "pazzo, folle". Nel complesso, un film diseguale e altalenante, ma talmente ricco di battute e momenti comici che è quasi impossibile non trovarvi qualcosa di divertente. Uno dei teppisti incontrati in metropolitana è un giovane e ancora sconosciuto Sylvester Stallone. Louise Lasser era stata sposata con Allen dal 1966 al 1970.

19 luglio 2020

Prendi i soldi e scappa (W. Allen, 1969)

Prendi i soldi e scappa (Take the money and run)
di Woody Allen – USA 1969
con Woody Allen, Janet Margolin
**1/2

Rivisto in divx alla Fogona, con Sabrina e Marisa.

Cresciuto in un quartiere disagiato di San Francisco, Virgil Starkwell diventa – senza troppa fortuna – un criminale che alterna fallimentari tentativi di rapine in banca a brevi soggiorni in penitenziari dai quali, in un modo o nell'altro, riesce sempre ad evadere. Al suo primo vero film da autore completo (attore, sceneggiatore e regista) dopo l'esperimento "Che fai, rubi?", Woody Allen sceglie la strada del mockumentary (il "finto documentario"), con tanto di voce narrante e di interviste ai vari personaggi che il protagonista ha incontrato nel corso della sua vita (a partire dai genitori, che appaiono sullo schermo con nasi e baffi finti). Lo sfortunato Virgil è una specie di Clyde, la cui Bonnie è rappresentata dalla tenera e virginea Louise (Janet Margolin), incontrata per caso (“Era così tenera, così dolce mentre camminava accanto a me nel parco, che dopo quindici minuti avevo già deciso di sposarla. Dopo mezz'ora avevo rinunziato del tutto all'idea di rubarle la borsetta”). La comicità è soprattutto situazionista, praticamente slapstick (esilaranti le scene in cui il protagonista è incatenato ad altri cinque evasi con cui forma una chain gang), lontana dalla verbosità e dalle ossessioni intellettuali che diventeranno il marchio di fabbrica del comico dal decennio successivo. La tecnica del documentario anticipa naturalmente "Zelig" (e c'è anche una scena in cui Virgil, per breve tempo, si trasforma in un rabbino). Prima di decidere di fare lui stesso il regista, Allen aveva chiesto che a dirigere la pellicola fosse Jerry Lewis. Il film è stato scritto insieme all'amico Mickey Rose, che Woody aveva conosciuto al liceo e che collaborerà con lui anche nel suo secondo film, "Il dittatore dello stato libero di Bananas".

18 luglio 2020

Che fai, rubi? (Woody Allen, 1966)

Che fai, rubi? (What's up, Tiger Lily?)
di Woody Allen [e Senkichi Taniguchi] – USA/Giappone 1966
con Woody Allen, Tatsuya Mihashi
*

Rivisto in divx.

Il primo film diretto da Woody Allen (che all'epoca vantava già una brillante carriera da autore, comico, cabarettista) è una vera sciocchezza, di quelle che tutti prima o poi provano a fare per gioco: il ridoppiaggio comico di un altro film, nella fattispecie una spy story giapponese, "Kokusai himitsu keisatsu: Kagi no kagi", quarto capitolo di una serie di spionaggio che già parodiava per conto suo le pellicole di James Bond. Allen ne stravolge il montaggio e ne modifica i dialoghi, trasformando la storia in una confusa lotta per il possesso di una ricetta per l'insalata di uova. Ma se l'idea poteva anche dare i suoi frutti, è sorprendente quanto il risultato sia poco (leggi: per nulla) divertente, del tutto privo di battute memorabili o di situazioni esilaranti. Peggio ancora, la produzione avrebbe aggiunto ulteriori scene all'insaputa di Allen (come quelle con i membri del gruppo musicale The Lovin' Spoonful, che firma la colonna sonora), gonfiando per la distribuzione cinematografica quello che inizialmente doveva essere uno special televisivo della durata di un'ora. E come se non bastasse, il doppiaggio italiano altera a sua volta i dialoghi e i nomi dei personaggi (il protagonista, chiamato Phil Moscowitz nella versione di Allen, diventa "James Tokio, agente 006", mentre le due fanciulle interpretate da Akiko Wakabayashi e Mie Hama, che erano le sorelle Suki Yaki e Teri Yaki, diventano delle più banali Rosie e Samantha). La ragazza che si spoglia sui titoli di coda è la playmate China Lee. Nel complesso una farsa noiosa, di interesse solo per i completisti di Allen, che lascia semmai con la curiosità di guardarsi il film giapponese originale.

17 luglio 2020

Ciao pussycat (Clive Donner, 1965)

Ciao pussycat (What's new pussycat)
di Clive Donner – USA/Francia 1965
con Peter O'Toole, Peter Sellers
*1/2

Visto in divx alla Fogona, con Sabrina e Marisa.

Il britannico Michael James (Peter O'Toole), redattore per una rivista di moda a Parigi, esita a sposarsi con la sua eterna fidanzata Carole (Romy Schneider) perché non vuole rinunciare alle avventure quotidiane con le numerose altre donne che gli girano attorno (e che chiama tutte con il vezzegiativo “Pussycat”). Fra queste: la spogliarellista Liz (Paula Prentiss), perennemente depressa e incline al suicidio; la ninfomane Renée (Capucine), paziente dello psicanalista Fritz Fassbender (Peter Sellers), a sua volta ossessionato dal sesso e geloso dei successi di Michael; e la paracadutista Rita (Ursula Andress), che gli piomba giù letteralmente dal cielo. Pochade scollacciata che ha i suoi pregi essenzialmente nel gruppo di interpreti, fra i quali spicca Woody Allen, autore anche della sceneggiatura, alla sua prima esperienza nel cinema (prima di esordire l'anno successivo anche alla regia) nei panni di Victor, l'amico imbranato di Michael e Carole (battuta cult: "Ho trovato lavoro in un locale di striptease, aiuto le ragazze a spogliarsi e a vestirsi. 24 franchi a settimana" - "Non sono molti" - "Beh, è quanto posso spendere..."). Nel complesso una farsa di scarso valore che ironizza sulle dipendenze sessuali ma anche (e soprattutto) sulla psicanalisi, leitmotiv di tutto il cinema di Allen, con Sellers nei panni di un terapeuta che ha più problemi dei suoi stessi pazienti. Camei di Richard Burton e Françoise Hardy. Il tema musicale, cantato da Tom Jones, è di Burt Bacharach. Inizialmente i protagonisti avrebbero dovuto essere Warren Beatty e Groucho Marx.