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17 novembre 2018

Ragtime (Miloš Forman, 1981)

Ragtime (id.)
di Miloš Forman – USA 1981
con Howard E. Rollins jr., Brad Dourif
**1/2

Rivisto in TV.

Nella New York di inizio novecento si intrecciano le storie di diversi personaggi (alcuni dei quali realmente esistiti): la più importante è quella di Coalhouse Walker Jr. (Howard Rollins), pianista di colore che, per vendicarsi di un affronto subito (uno scherzo razzista che porta a tragiche conseguenze), terrorizzerà l'establishment bianco, minacciando di far saltere in aria la biblioteca privata del milionario J.P. Morgan se non gli sarà consegnato il responsabile del gesto, il pompiere volontario Willie Conklin (Kenneth McMillan). Ma c'è anche la storia della famiglia bianca e benestante di New Rochelle, appena fuori New York, che accoglie Sarah, compagna di Coalhouse e madre di suo figlio, rimanendo coinvolta nella vicenda: i suoi membri – il padrone di casa (James Olson), la sua sensibile moglie (Mary Steenburgen) e il fratello minore di lei (Brad Dourif) che, simpatizzante della causa di Walker, si unirà al gruppo di questi fornendogli armi e bombe – curiosamente non hanno nome per tutto il film. E c'è la giovane modella e attrice Evelyn Nesbit (Elizabeth McGovern), che ha posato per una statua nuda posizionata sul tetto del Madison Square Garden, cosa che fa impazzire di gelosia il suo ricco marito, l'industriale Harry Thaw (Robert Joy), il quale sparerà all'architetto Stanford White (Norman Mailer). E c'è l'artista di strada Tateh (Mandy Patinkin), migrante che farà fortuna nel mondo del cinema, scegliendo proprio Evelyn come protagonista dei suoi lavori... Un montaggio di spezzoni di cinegiornale, all'inizio della pellicola, introduce alcuni di questi e molti altri personaggi pubblici dell'epoca (Harry Houdini, Theodore Roosevelt e il suo vice Charles W. Fairbanks, Booker T. Washington, J. P. Morgan) che saranno legati, in maniera diretta o indiretta, alle vicende narrate. Ne risulta un affresco corale e "altmaniano", fra la realtà storica e la fiction, bel calato nell'atmosfera di inizio secolo: un momento in cui la società americana era in piena trasformazione, fra nuove forme di arte (il cinema, la musica, come il ragtime che dà il titolo alla pellicola), mutamenti sociali e di costume (il ruolo della donna, le minoranze razziali), l'incombere della guerra. Nel cast spicca James Cagney (nel ruolo del capo della polizia Rheinlander Waldo), di ritorno al cinema dopo vent'anni di assenza e alla sua ultima apparizione sullo schermo (a lui, per rispetto, va il primo posto nei titoli). Ultimo film anche per Pat O'Brien. Ma ci sono anche piccole parti per interpreti all'esordio come Samuel L. Jackson, Debbie Allen e Jeff Daniels. La musica è di Randy Newman. Otto nomination agli Oscar (fra cui sceneggiatura, fotografia e colonna sonora, oltre a Rollins e McGovern come attori non protagonisti) ma nessuna statuetta. Il film è tratto dall'omonimo romanzo storico di E. L. Doctorow.

5 settembre 2016

Uno, due, tre! (Billy Wilder, 1961)

Uno, due, tre! (One, Two, Three)
di Billy Wilder – USA 1961
con James Cagney, Horst Buchholz
***

Visto in DVD, con Daniela e Sabrina.

C.R. MacNamara (Cagney), direttore dello stabilimento di Berlino Ovest della Coca-Cola, viene incaricato dal presidente della società di tenere d'occhio Scarlett (Rossella nella versione italiana, per mantenere il riferimento a "Via col vento"), la sua scapestrata figlia diciassettenne, che sta visitando l'Europa e ha la tendenza a trovarsi fidanzati ovunque. Ovviamente la ragazza (Pamela Tiffin), sfuggita al controllo dell'uomo, si innamora di Otto (Horst Buchholz), giovane comunista della Germania Est, e non solo lo sposa ma si ritrova anche subito incinta. Come spiegarlo al padre? Scatenata farsa che piega le dinamiche della guerra fredda ai ritmi e alle gag dalla commedia slapstick. Cagney (al suo penultimo film: l'ultimo sarà "Ragtime", vent'anni dopo), protagonista assoluto e straordinario, manovra dietro le quinte la "trasformazione" di Otto da rivoluzionario socialista a perfetto gentiluomo capitalista, per renderlo più "accettabile" agli occhi del futuro suocero, organizzando una pantomina non dissimile da quelle dei classici film di Capra "Signora per un giorno" (1933) e "Angeli con la pistola" (uscito nello stesso 1961), anche se il cinismo di Wilder – per non parlare del ritmo frenetico della pellicola – rende il tutto molto più divertente. Fra i tormentoni, da ricordare l'orologio a cucù "patriottico" di McNamara, con lo zio Sam che esce a ogni rintocco per scandire le ore che mancano all'arrivo del padre di Rossella. Molti, e azzeccati, i personaggi di contorno: dalla bella segretaria svampita Ingeborg (Liselotte Pulver, in un ruolo che sembrava scritto apposta per Marilyn Monroe) ai tre agenti russi con i quali McNamara discute l'espansione della Coca-Cola oltre la cortina di ferro; dall'efficiente segretario Schlemmer (Hanns Lothar), con un passato nelle SS e che batte i tacchi ogni volta che riceve un ordine, alla moglie del protagonista, Phyllis (Arlene Francis), che minaccia di lasciarlo dietro le quinte (ma ci sarà un relativo lieto fine). Il soggetto è liberamente tratto da una commedia teatrale di Ferenc Molnár (anche se gli elementi di satira politica sul comunismo ricordano in parte "Ninotchka", film co-sceneggiato dallo stesso Wilder). Le gag, in ogni caso, colpiscono in ogni direzione (gli slogan del bolscevismo e le strategie delle multinazionali, il patriottismo americano e il razzismo della Georgia, le infedeltà extraconiugali e la corruzione degli impiegati statali, l'ipocrisia dell'alta società e i favoritismi sul posto di lavoro). Nella colonna sonora spicca la "Danza delle sciabole" di Kachaturian, un perfetto commento musicale alle scene più concitate (come l'inseguimento e la fuga in auto da Berlino Est). Curiosità: il film fu girato appena prima che venisse eretto il muro di Berlino, che dunque non appare sullo schermo (il passaggio fra le due parti della città è nei pressi della porta di Brandeburgo). Quando la pellicola uscì nelle sale, la costruzione del muro aveva fatto salire la tensione alle stelle e pertanto il suo tono leggero fu considerato poco appropriato da pubblico e critica.

6 gennaio 2016

Nemico pubblico (William A. Wellman, 1931)

Nemico pubblico (The Public Enemy)
di William A. Wellman – USA 1931
con James Cagney, Jean Harlow
***

Visto in divx.

La vita del gangster Tom Powers (Cagney), dall'infanzia fino al successo durante gli anni del proibizionismo in compagnia dell'amico fidato Matt Doyle (Edward Woods), che morirà al suo fianco durante uno scontro con una banda rivale. Insieme ai quasi contemporanei "Piccolo Cesare" e "Scarface - Lo sfregiato", uno dei film che hanno contribuito a portare in auge il genere dei crime movie, raccontando storie di malavita organizzata dal punto di vista dei "cattivi". Rispetto agli altri due, però, si distingue per un approccio più realistico ed "umano": se Piccolo Cesare e Scarface sono sociopatici folli e ambiziosi, che passo dopo passo ascendono alle massime gerarchie criminali per poi rovinarsi con le loro stesse mani, Tom Powers rimane sempre un "piccolo calibro" e soprattutto muore sì (benché il codice Hays non fosse ancora in vigore, era impensabile altrimenti) ma solo dopo il pentimento ed essersi riconciliato con il fratello Mike (Donald Cook), il suo onesto contraltare per tutta la vita. Ciò non ne fa comunque un film "buonista": la didascalia introduttiva (inserita forse in risposta alle polemiche provocate da "Piccolo Cesare", prodotto come questo dalla Warner Brothers), spiega che l'intento dei produttori non era quello di glorificare i gangster ma semplicemente di ritrarre "un ambiente che esiste attualmente in certi strati della vita americana". E in effetti, più che il personaggio in sé, Wellman e lo sceneggiatore Harvey Thew (da un romanzo inedito di Kubec Glasmon e John Bright) sembrano interessati a mostrare il mondo in cui vive e prospera, documentando le dinamiche della criminalità legata al proibizionismo (ancora in vigore al momento dell'uscita del film). Il che rende la pellicola un importante punto di riferimento storico e culturale quando si parla del cinema dei primi anni '30, la cui influenza resterà fondamentale per almeno due decenni (e risorgerà prepotentemente dagli anni settanta in poi). Il film lanciò la carriera di James Cagney, che divenne una delle star hollywoodiane più popolari (e pagate), specializzato in ruoli da "duro". E dire che inizialmente il protagonista avrebbe dovuto essere Edward Woods, con Cagney nei panni dell'amico, ma Wellman decise di scambiare i due ruoli (il che spiega come mai, nel prologo ambientato quando i due sono bambini, le somiglianze dei piccoli attori con le loro controparti adulte siano invertite). Nel cast anche Jean Harlow (Gwen, la donna di Tom, seduttrice bionda platino e vestita sempre di bianco: il ruolo era stato pensato per Louise Brooks, che rifiutò la parte), Leslie Fenton (il boss elegante e viveur "Nails" Nathan), Joan Blondell, Beryl Mercer, Robert Emmett O'Connor, Murray Kinnell e Mae Clarke (non accreditata, nel ruolo di Kitt, la prima ragazza di Tom: è a lei che, in una scena che allora fece scalpore, il gangster spiaccica in faccia un mezzo pompelmo). A parte il tema trattato (il termine "nemico pubblico" fu introdotto dall'FBI proprio negli anni del proibizionismo per indicare i gangster più pericolosi), il film non ha legami con il successivo "Nemico pubblico" di Michael Mann, che non ne è un remake.

11 aprile 2006

Uomini alla ventura (John Ford, 1952)

Uomini alla ventura (What price glory)
di John Ford – USA 1952
con James Cagney, Don Dailey, Corinne Calvet
**1/2

Visto in DVD, con Martin.

Non è un western, ma un film di guerra, considerato fra le pellicole "minori" di Ford. Temevo fosse retorico e guerrafondaio, invece si tratta di uno studio di caratteri che mi è piaciuto parecchio per la sua alternanza fra i toni leggeri e da commedia (prevalenti in quasi tutta la prima ora di film) e i momenti drammatici degli scontri in prima linea, dove peraltro più che la demonizzazione del nemico predomina un senso di impotenza nei confronti di un destino imperscrutabile (che si manifesta anche sotto forma degli ordini improvvisi da parte del comando). Cagney e Dailey sono due ufficiali amici-rivali che si stabiliscono, con il loro battaglione, in un paesino della Francia durante la prima guerra mondiale. Mentre attendono senza troppa impazienza di entrare in azione. si punzecchiano, litigano per la stessa donna (all'inizio per evitare il matrimonio con lei, poi per il motivo contrario), e cercano di addestrare meglio che possono una compagnia di soldati giovanissimi. I personaggi sono simpatici: devo dire che stavolta l'abitudine di Ford di stemperare con leggerezza e umanità ogni situazione mi è sembrata particolarmente appropriata. Ottimo Cagney, molto gigione ma un signor attore.